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Disinformatico radio del 29/4/2011

È disponibile temporaneamente per lo scaricamento
qui
il podcast della puntata di ieri del Disinformatico. Questi sono i temi
e i rispettivi link agli articoli di supporto alla trasmissione: il
matrimonio reale britannico di William e Kate e i relativi problemi
online

(a rischio sicurezza e identità degli utenti), la
risposta di Apple all’accusa di tracciamento
degli utenti di iPhone e iPad, le nuove
accuse di tracciamento degli utenti rivolte a TomTom, la
bufala della chiusura dell’ultima fabbrica di macchine per scrivere
e la bufala di
Neil Armstrong presunto seguace di Sai Baba.

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.

Macchine per scrivere, adieu? Genesi di una bufala

“Ha chiuso i battenti in India l’ultima fabbrica al mondo che produceva
macchine da scrivere”
. Così
ha scritto l’agenzia ANSA
(ribadendolo
qui), alimentando un coro di necrologi (Corriere della Sera, Tribune de Genève,
Swissinfo.ch) in
tutto il mondo
per la scomparsa di questo strumento di produttività ormai soppiantato dal
computer. La ditta indiana Godrej & Boyce Manufacturing Company avrebbe
infatti cessato la produzione e sarebbe stata l’ultima del suo genere del
nostro pianeta.

Ma è una bufala: la fonte citata dall’ANSA per la notizia è il
Daily Mail
britannico, che a sua volta probabilmente l’ha presa dal
Business Standard
indiano. La notizia originale afferma che la Godrej & Boyce è
“l’ultimo fabbricante di macchine per scrivere al mondo”, ma non
corrisponde alla realtà. Infatti esistono tuttora aziende come per esempio
l’americana Swintec, che fabbrica
macchine per scrivere meccaniche trasparenti
per i carcerati: impossibile usarle per contrabbandare.

Inoltre le ticchettanti macchinette sono ancora in vendita presso negozi
online come
Staples
e Amazon, con
marchi come
Brother, IBM e Olivetti (anche meccaniche). Forse la ditta indiana intendeva dire di
essere l’ultima a fabbricare macchine per scrivere meccaniche per ufficio, ben
diverse da quelle elettriche o meccaniche portatili offerte dalle altre
marche. Ma sta di fatto che le notizie della scomparsa della macchina per
scrivere, come si suol dire, sono ampiamente esagerate.

Fonti aggiuntive:
Washington Post
,
Wall Street Journal
.

Neil Armstrong seguace di Sai Baba?

Numerose testate giornalistiche, in occasione della recente morte del santone
indiano Sai Baba, hanno aggiunto un dettaglio intrigante: Neil Armstrong,
l’astronauta che insieme a Buzz Aldrin mosse i primi passi dell’umanità sulla
Luna, sarebbe stato fra gli adepti di Sai Baba. Per esempio,
La Stampa ha pubblicato un
articolo
intitolato “I Beatles, Craxi, e Neil Armstrong stregati dal guru” e
l’asserzione è stata ripresa anche in un altro
articolo
dello stesso giornale e dal
TGCom:
“E perfino il primo uomo sulla luna, l’astronauta Neil Armstrong, non e’
sfuggito al fascino del guru indiano”
. Anche la RSI ne ha parlato nella
puntata di Modem del 27 aprile scorso.

Neil Armstrong ha smentito la notizia il 28 aprile.

Dopo Apple, anche Tom Tom "spiona"? Non proprio

È esplosa la psicosi del tracciamento e della violazione della privacy da
parte dei dispositivi elettronici che ci accompagnano e assistono nelle nostre
attività quotidiane: dopo Apple, stavolta è il turno di TomTom, i cui
navigatori sono stati accusati di trasmettere indirettamente alle forze di
polizia i dati sulla velocità di guida degli utenti.

Secondo
DutchNews.nl, infatti, la TomTom si è trovata a sua insaputa a vendere questi dati alle
forze di polizia olandesi tramite un intermediario, e la polizia locale ha
utilizzato questi dati per scegliere la collocazione più strategica dei
“radar” o rilevatori automatici di infrazioni dei limiti di velocità.

La notizia ha causato un certo panico fra i guidatori dal piede pesante e una
certa ilarità fra chi ha osservato che TomTom aiuta la polizia a scegliere
dove mettere i “radar” ma al tempo stesso in molti paesi include nei propri
navigatori una
funzione
che allerta l’utente quando si avvicina a uno di questi rilevatori.

Ma i termini della faccenda sono stati chiariti prontamente dall’azienda in un
comunicato e in un
video
(in inglese) dell’amministratore delegato: i dati vengono venduti con il
consenso dell’utente, come da licenza d’uso, e vengono anonimizzati, per cui
non possono essere utilizzati in alcun modo per multare i conducenti ma
soltanto per sapere che in una determinata zona sono avvenute violazioni dei
limiti di velocità, e l’invio di dati (differito o immediato, se si usa un
navigatore con funzione Live) può essere disattivato.

Apple risponde alle accuse di tracciamento degli utenti

Apple ha finalmente pubblicato una
dichiarazione
in merito alla scoperta di un file, presente sugli iPhone e sugli iPad 3G, che
sembra memorizzare gli spostamenti dell’utente: non si tratta, a detta di
Apple, di un tracciamento dell’utente, ma di un archivio temporaneo che questi
dispositivi scaricano da Apple e che contiene una mappa continuamente
aggiornata delle posizioni delle antenne cellulari e Wifi situate nelle
vicinanze dell’utente. Questo consente al telefonino o all’iPad di sapere dove
si trova molto più rapidamente rispetto al sistema tradizionale basato sul
GPS.

Tuttavia, ha precisato Apple, c’è un difetto nel sistema di gestione di questo
file, per cui sul dispositivo i dati restano memorizzati troppo a lungo;
questo problema verrà risolto con un aggiornamento del software, che smetterà
inoltre di salvarne una copia sul computer dell’utente. Anche dopo la
correzione, comunque, sul telefonino resterà un archivio parziale, che
permetterà indirettamente di determinare gli spostamenti dell’utente nel corso
dell’ultima settimana e sarà protetto tramite cifratura a partire dal prossimo
aggiornamento importante di iOS. Sarà inoltre possibile eliminare del tutto
questa memorizzazione disattivando le funzioni di geolocalizzazione del
telefonino o tablet. Ironicamente, per i clienti Apple, spesso attratti dalla
semplicità d’uso dei prodotti dell’azienda, si prospetta la necessità di
mettersi a studiare approfonditamente il manuale dell’iPhone e dell’iPad.

Non tutti sono convinti dalle spiegazioni di Apple: per esempio non lo è Ross
Anderson, professore di ingegneria della sicurezza all’Università di
Cambridge, che le ha definite "non plausibili" (BBC). Le autorità governative in Italia, Germania, Francia e Corea del Sud
stanno inoltre indagando per determinare se siano state violate le norme
locali sulla privacy; inoltre alcuni utenti statunitensi hanno avviato una
causa legale (Bloomberg).

Facebook: se non siete reali, non siete… reali

Il matrimonio di un VIP nell’era di Internet comporta tutta una serie di nuovi
problemi digitali, non solo per gli sposi ma anche per gli utenti.

Per esempio, avete la sfortuna di chiamarvi Kate Middleton e volete avere un
profilo su Facebook? Niente da fare: gli amministratori del social network in
blu cancellano sistematicamente i profili degli omonimi della sposa reale,
accusandoli di essere falsi. È successo per esempio a Kate Middleton di
Boston: Facebook le ha sospeso il profilo a gennaio e l’ha
"staggata" in tutte le foto, e c’è voluta una settimana per
convincere Facebook a ripristinare tutto, nonostante le foto mostrassero che
non c’era alcuna somiglianza o impostura. La stessa cosa è succesa a una donna
australiana e a due donne inglesi, che hanno dovuto dimostrare la propria
identità per farsi ripristinare il profilo Facebook.

La ricerca a casaccio di informazioni sul matrimonio di William e Kate può
causare anche problemi di sicurezza informatica. F-Secure
segnala
infatti che digitando in Google le parole chiave riguardanti l’evento, per
esempio per trovare immagini, è facile imbattersi in immagini che portano a
siti che sono stati infettati e quindi visualizzano dei messaggi di un falso
antivirus, che spaventano l’utente facendogli credere di essere infetto e
convincendolo a scaricare un programma che promette di risolvere il problema
ma in realtà è un virus o un programma inutile che però si paga. Conviene
restare nei siti delle testate giornalistiche, o in quelli ufficiali (http://www.officialroyalwedding2011.org,
TheBritishMonarchy
su Facebook e
ClarenceHouse
su Twitter) invece di cercare scoop nei bassifondi della Rete.

Se invece siete fra gli invitati al matrimonio reale e siete preoccupati per
le notizie di dispositivi che bloccano i cellulari nella zona dell’evento per
evitare Tweetate indiscrete o suonerie nei momenti più solenni, niente paura:
Scotland Yard e la Metropolitan Police londinese hanno smentito.

Fonti:
Associated Press
,
Allfacebook
,
Yahoo
,
CBS News
.

Dispositivi di tracciamento colabrodo mettono a rischio le flotte di trasporto su strada

Dispositivi di tracciamento colabrodo mettono a rischio le flotte di trasporto su strada

Questo articolo è disponibile anche in
versione podcast audio.

La gestione elettronica dei veicoli è una gran bella cosa, con tanti vantaggi,
ma va fatta bene: se è fatta male, può avere conseguenze catastrofiche e
inattese. 

Un esempio in questo senso arriva nientemeno che dalla
Cybersecurity and Infrastructure Security Agency del governo
statunitense, che si occupa di sicurezza informatica delle infrastrutture ai
più alti livelli.

Il CISA ha pubblicato un
avviso
a proposito della pericolosità di un dispositivo di tracciamento GPS dotato di
ricetrasmettitore cellulare, molto usato dalle flotte di veicoli commerciali. Si chiama MV720 e lo fabbrica la MiCODUS. Questo dispositivo ha una serie di difetti informatici che possono
permettere a un aggressore addirittura di prendere il controllo del veicolo,
per esempio disattivandone l’antifurto e anche interrompendo l’erogazione di
carburante oltre a tracciarne la posizione e i percorsi.

Fra questi difetti spicca un classico: una cosiddetta hardcoded password, ossia
una password di amministrazione fissa e non modificabile, una sorta di
passepartout, che permetterebbe a un aggressore di accedere al server di
controllo e mandare comandi ai dispositivi di tracciamento tramite SMS.

Come se non bastasse, un altro difetto consente a un malintenzionato di
mandare comandi, tramite SMS, senza aver bisogno di autenticarsi. E poi c’è un’altra
falla, che permette di accedere ai dati degli altri utenti perché il server non
verifica l’identificativo del dispositivo che viene inviato dall’utente. Il
problema, quindi, rischia di riguardare tutti i dispositivi di tracciamento di
questa marca.

Un vero disastro di incompetenza, insomma, che apre la porta ad attacchi di
vario genere: a parte quelli strategici o politici e ideologici, ci sono quelli
del crimine informatico organizzato. Con falle di questo livello,
un’organizzazione criminale potrebbe per esempio ricattare un’azienda di
trasporti, minacciando di fermare tutta la sua flotta di veicoli se non viene
pagato un riscatto, oppure potrebbe acquisire i dati delle spedizioni e compiere furti
mirati.

La scoperta di queste vulnerabilità è stata fatta dai ricercatori della società di sicurezza
informatica statunitense Bitsight ed è stata
descritta in un
rapporto pubblico
molto dettagliato dopo aver tentato inutilmente di avvisare la casa
produttrice del dispositivo, la cinese MiCODUS, e dopo aver comunicato privatamente il
problema alle autorità governative statunitensi per la sicurezza informatica.

Circa un milione e mezzo di utenti privati e di aziende che usano questi
dispositivi in quasi 170 paesi, comprese forze militari, agenzie governative e
corrieri, a questo punto hanno una sola strada per eliminare il rischio:
assicurarsi che questi tracciatori non siano accessibili da Internet e usare
accessi remoti sicuri, protetti per esempio da VPN. O, meglio ancora, rimuovere
completamente questi dispositivi e sostituirli con alternative meno
vulnerabili. 

Il problema è ovviamente capire quali lo sono e quali no, ma grazie ai
ricercatori almeno adesso sappiamo che questo, perlomeno, è da evitare.

Perché Immuni, Swisscovid e le altre app anti-coronavirus chiedono di attivare il GPS su Android? Lo spiegone

Perché Immuni, Swisscovid e le altre app anti-coronavirus chiedono di attivare il GPS su Android? Lo spiegone

Ultimo aggiornamento: 2020/10/12 21:00.

Rispondo a una domanda-tormentone che continua ad arrivarmi: se le app anti-Covid come Immuni e SwissCovid dicono di non fare tracciamento di posizione, come mai su Android chiedono di attivare la geolocalizzazione? E se attivano la geolocalizzazione, mi accendono il GPS e quindi si consuma di più la batteria?

Risposta breve: perché Android è fatto così. Per poter usare il Bluetooth come scanner, Android deve chiedere di attivare la geolocalizzazione, ma in realtà le app anti-Covid non la usano. Soprattutto non usano il GPS e quindi i consumi non aumentano. Fine della storia.

Risposta dettagliata: perché su Android, per attivare la scansione Bluetooth usata dalle app anti-Covid per rilevare la vicinanza di altri telefonini dotati di queste app bisogna attivare la funzione generale di geolocalizzazione, che usa non solo il GPS ma anche Bluetooth e Wi-Fi. È una questione tecnica ben nota, introdotta nella versione 6 di Android a protezione degli utenti e risolta diversamente nella versione 11. Comunque queste app anti-Covid non usano la geolocalizzazione: non vi hanno accesso. Pertanto non attivano il modulo GPS del telefono e quindi non aumentano il consumo di batteria del telefonino.

La Guida di Android di Google spiega la questione qui, nella sezione intitolata appunto Perché l’impostazione Geolocalizzazione del telefono deve essere attiva (grassetto aggiunto da me):

La tecnologia Notifiche di esposizione usa la scansione Bluetooth per capire quali dispositivi sono
vicini l’uno all’altro. Sui telefoni con versioni del sistema operativo Android dalla 6.0 alla 10, il sistema Notifiche di esposizione utilizza
la scansione Bluetooth. Affinché la scansione Bluetooth funzioni, l’impostazione Geolocalizzazione del dispositivo deve essere attiva per tutte le app, non solo per quelle create con il sistema Notifiche di esposizione.

Google e Apple hanno integrato delle misure di sicurezza per garantire che le app di tracciamento dei
contatti governative create con il sistema SNE non possano dedurre la tua posizione. A tale scopo viene usata la rotazione degli ID casuali
assegnati al tuo dispositivo affinché non sia possibile tracciare il tuo singolo dispositivo. Gli ID casuali non contengono informazioni sulla
tua posizione quando vengono scambiati con altri dispositivi nel sistema.

“Attiva” non significa “usata”: significa “disponibile”. Android la offre, ma se l’utente non autorizza la singola app a usare la geolocalizzazione, o se il sistema vieta a un’app di usarla, l’app non può usarla.

Il concetto è spiegato su HDBlog.it dagli sviluppatori di Bending Spoons, l’azienda che ha creato Immuni:

Sugli smartphone Android, a causa di una limitazione del sistema operativo, il servizio di geolocalizzazione deve essere abilitato per permettere al sistema di notifiche di esposizione di Google di cercare segnali Bluetooth Low Energy e salvare i codici casuali degli smartphone degli utenti che si trovano lì vicini. Tuttavia, come si può vedere dalla lista di permessi richiesti da Immuni, l’app non è autorizzata ad accedere ad alcun dato di geolocalizzazione (inclusi i dati del GPS) e non può quindi sapere dove si trova l’utente.

La guida di Android presente sugli smartphone precisa che “sui telefoni con Android 11 non è necessario attivare l’impostazione Geolocalizzazione del telefono” e spiega di nuovo la necessità di tenere attiva la localizzazione nelle versioni precedenti di Android:

Il sistema Notifiche di esposizione non utilizza, non salva e non condivide la posizione del tuo dispositivo, ad esempio tramite GPS. La localizzazione del dispositivo deve essere attiva affinché il Bluetooth possa individuare i dispositivi nelle vicinanze con le Notifiche di esposizione attivate.

Screenshot:

La Guida di Android dice inoltre (grassetto aggiunto da me):

Il sistema Notifiche di esposizione non raccoglie e non utilizza i dati sulla posizione del dispositivo. Usa il Bluetooth per rilevare se ci sono due dispositivi vicini, senza rivelare informazioni sulla loro posizione.

Inoltre, l’app dell’autorità per la salute pubblica non è autorizzata a usare la posizione del tuo telefono o a monitorare la tua posizione in background.

E aggiunge: ”Il sistema Notifiche di esposizione non usa la posizione del dispositivo e abbiamo impedito alle app delle autorità per la salute pubblica che usano il sistema SNE di richiedere l’accesso alla posizione del dispositivo”.

Insomma: come detto da tutte le fonti in tutte le salse, la geolocalizzazione non viene usata dalle app anti-Covid. Quindi niente panico.

Potete verificarlo personalmente. Se avete Android 10, andate nelle Impostazioni di Android e procedete come segue (altre versioni di Android possono avere menu leggermente differenti).

  • Scegliete Posizione – Autorizzazioni applicazione: vedrete quali app hanno accesso alla posizione: Immuni (o SwissCovid) non c’è.
  • Scegliete ApplicazioniImmuni (o SwissCovid) – Autorizzazioni: noterete la dicitura Nessuna autorizzazione richiesta.

Le app anti-Covid non possono sapere dove siete e quindi preoccuparsi di essere spiati dallo stato tramite queste app non ha senso. 

Ma un momento: Google potrebbe farlo, si obietta, per esempio tramite i Play Services e la localizzazione basata non su GPS ma sui Bluetooth e Wi-Fi visibili nelle vicinanze. In tal caso, se volete prevenire anche questa possibilità, potete disattivare la funzione di localizzazione tramite Bluetooth e Wi-Fi andando in Impostazioni – Posizione – Migliora precisione e disattivando Scansione Wi-Fi e Scansione Bluetooth.

Se invece volete sapere quali app stanno consumando più energia, potete andare in Impostazioni – Assistenza dispositivo – Batteria – Uso batteria. Magari scoprirete qual è l’app che realmente vi stia prosciugando la batteria.

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Viviamo nel futuro: allevatori di maiali usano jammer GPS per difendersi dai droni infettanti delle gang

Viviamo nel futuro: allevatori di maiali usano jammer GPS per difendersi dai droni infettanti delle gang

Questa è probabilmente la notizia più cyberpunk dell’anno: secondo il South China Morning Post, in Cina ci sono bande criminali che usano droni per bombardare gli allevamenti di maiali con materiale infettante portatore di influenza o peste suina africana.

Gli allevatori si trovano così costretti a vendere la carne di maiale a prezzi stracciati a queste bande, che la rivendono spacciandola per sana.

Un’azienda proprietaria di questi allevamenti, la Heilongjiang Dabeinong Agriculture & Pastoral Foods, nel nordest della Cina, ha tentato una difesa altrettanto tecnologica, installando un jammer per interferire con i segnali GPS di geolocalizzazione usati dai droni per arrivare a destinazione con il loro carico contaminante.

Ma il jammer ha avuto conseguenze inattese: oltre a disorientare i droni dei criminali, ha interferito con i sistemi di localizzazione ADS-B degli aerei di linea che andavano e venivano dall’aeroporto di Harbin. Le autorità hanno ordinato all’azienda suinicola di consegnare il jammer.

Viviamo nel futuro: semplicemente non nel futuro che avevamo desiderato.

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GPS non aggiornati mettono a terra aerei di linea. E non solo

GPS non aggiornati mettono a terra aerei di linea. E non solo

Questo articolo è il testo del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03. L’audio del podcast è ascoltabile in streaming qui.

Ve lo ricordate il Millennium Bug? Vent’anni fa molti computer e dispositivi elettronici non erano pronti al passaggio dal 1999 al 2000 perché gestivano gli anni usando soltanto le ultime due cifre e quindi andavano in crisi sui calcoli delle date, e così fu lanciata una forte campagna d’allarme mediatico per segnalare il rischio di malfunzionamenti generalizzati.

A mezzanotte del 31 dicembre 1999, però, i guasti seri furono davvero pochi. Oggi è diffusa la credenza che quell’allarme fosse quindi infondato, ma chi lavorava nel settore informatico a quell’epoca sa invece benissimo che i disagi furono modesti proprio perché furono investite grandi somme, e spese tante ore insonni, per aggiornare, correggere e se necessario sostituire i tanti programmi e componenti elettronici inadeguati.

Pochi giorni fa si è ripresentato un altro tipo di “Millennium Bug”: in realtà il millennio non c’entra, ma è comunque coinvolta la gestione delle date e soprattutto è coinvolto un sistema vitale e usatissimo come il GPS, quello che consente per esempio ai nostri navigatori portatili, tablet e smartphone e a mille altri dispositivi di sapere dove si trovano con estrema precisione. In sintesi, un dispositivo non aggiornato rischiava di dare informazioni di posizione completamente sbagliate.

Il sistema GPS, infatti, si basa su satelliti collocati nello spazio intorno alla Terra, che trasmettono un segnale che comunica la loro posizione e l’ora esatta. I ricevitori GPS, incorporati per esempio nei telefonini, ricevono questo segnale e, se hanno dati provenienti da almeno tre satelliti, li usano per calcolare la propria posizione.

Purtroppo, però, lo standard GPS è molto lento: trasmette circa 50 bit al secondo, ossia circa sei caratteri. Questo vuol dire che le informazioni vanno trasmesse nella forma più concisa possibile e quindi invece di comunicare la data nella forma classica si usa una forma abbreviata che gestisce un massimo di 1024 settimane, cioè poco meno di vent’anni.

Il 21 agosto 1999 il sistema GPS arrivò per la prima volta alla fine delle sue 1024 settimane, che erano iniziate a gennaio 1980, e quindi i ricevitori GPS non aggiornati credettero di trovarsi improvvisamente nella settimana zero, ossia di nuovo nel 1980.

Il 6 aprile scorso le 1024 settimane sono finite di nuovo, essendo passati altri vent’anni, e quindi il problema si è ripresentato, stavolta in un’era nella quale i dispositivi che si affidano al GPS per sapere dove si trovano e qual è l’ora esatta sono innumerevoli. I nostri smartphone e navigatori sono stati aggiornati automaticamente dai fabbricanti o dai produttori di software, ma non è andata così bene dappertutto. Si sospetta che i problemi di funzionamento della TV digitale terrestre del 7 aprile scorso siano stati causati proprio dal mancato aggiornamento dei GPS usati dai trasmettitori delle emittenti per sincronizzarsi.

Ma in Cina è andata peggio: molti modernissimi aerei di linea Boeing 787 sono infatti rimasti a terra perché i loro sistemi di bordo dicevano che era il 22 agosto 1999. Insomma, gli aggiornamenti sono una cosa seria. Facciamoli.

Fonti aggiuntive: DeskAeronautico.it, The Register, Naked Security.

2019/04/11: Il New York Times segnala che a New York il mancato aggiornamento dei sistemi GPS usati come riferimento temporale ha mandato in tilt la rete NYCWiN usata dall’amministrazione e dalla polizia della città per le comunicazioni. La rete è costata 500 milioni di dollari e New York paga 40 milioni di dollari l’anno per il suo uso e la sua manutenzione.

Scarica una puntata di telefilm in vacanza: bolletta da 40˙000 euro

Scarica una puntata di telefilm in vacanza: bolletta da 40˙000 euro

Attenti alle vacanze in roaming

A furia di bollette pesanti, molti proprietari di telefonino stanno cominciando a capire che usare il cellulare in roaming, ossia fuori dalla propria rete nazionale, ha dei costi molto alti, sia per le chiamate ricevute, sia per quelle uscenti.

Un aspetto che non ha ancora raggiunto una soglia di consapevolezza diffusa è invece il costo della trasmissione dati quando si è in roaming. In queste circostanze, cadono tutte le convenzioni e agevolazioni forfetarie che si hanno sulla propria rete cellulare nazionale e si va incontro a bollette stratosferiche.

Giunge infatti dal Regno Unito, precisamente dal Manchester Evening News, il racconto della disavventura capitata al trentaquattrenne Iayn Dobson, che durante un viaggio in Portogallo ha usato il proprio cellulare per scaricare una puntata della sua serie TV preferita, Prison Break, e alcune canzoni.

Al suo ritorno a casa ha ricevuto dal proprio operatore telefonico una bolletta di 31.500 sterline, pari a circa 40.000 euro o 64.000 franchi svizzeri.

Ci son voluti mesi di trattativa con l’operatore cellulare e l’intervento non certo gratuito di un avvocato per ottenere un ricalcolo della bolletta, che è stata poi ridotta a 229 sterline (290 euro, 465 franchi).

Chi sta pensando di usare l’iPhone, con le sue esigenze di trasmissione dati continua, farà dunque bene a stare attento quando va all’estero, o almeno a leggersi il manuale per sapere come disattivare queste funzioni all’occorrenza.

La stessa raccomandazione vale anche per qualsiasi altro cellulare dotato di GPS: spesso questa funzione include il servizio A-GPS, che usa la trasmissione dati GPRS per migliorare il rilevamento della posizione: come mi segnala Lorenzo, l’autore del programma gratuito di localizzazione Eriadne, “è quindi fortemente consigliabile di cercare questa impostazione e disattivarla per i viaggi all’estero in quanto il traffico dati roaming è tassato fino a 10 volte di più che nel proprio paese.”

Google Latitude, tracciamento di amici, nemici e dipendenti

Google Latitude, tracciamento di amici, nemici e dipendenti

Google Latitude ti aiuta a localizzare gli amici, ma anche a farti spiare

Serie notevole di novità per Google in questo periodo: il 4 febbraio scorso ha presentato Google Latitude, un servizio di localizzazione per telefonini e PC. L’idea è consentire il tracciamento e la localizzazione di amici, familiari e dipendenti e di offrire ai medesimi la possibilità di fare altrettanto con noi. Ovviamente il servizio si presta sia a usi positivi, sia a forme di sorveglianza che faranno impensierire molti.

Google Latitude funziona con qualunque dispositivo che supporti Google Maps for Mobile 3.0 (per esempio i Blackberry, buona parte dei cellulari basati su Windows Mobile 5.0 o Symbian S60. E’ prevista a breve l’aggiunta di iPhone e persino di un dispositivo non cellulare come l’iPod touch. Latitude supporta anche qualunque PC (Linux, Mac o Windows) a patto di usare il gadget Latitude di iGoogle.

Il servizio di localizzazione è in grado di funzionare anche con dispositivi privi di funzioni di localizzazione interne (GPS) usando la triangolazione basata sui servizi cellulari o wifi che vengono “visti” in un dato istante dal dispositivo. In tal caso, la precisione del servizio scende a circa 200 metri.

L’utente può scegliere con chi condividere le proprie informazioni di localizzazione, ma questa è un’opzione soltanto in termini tecnici: se un datore di lavoro, o un genitore preoccupato, chiedono di avere le informazioni, le pressioni per concederle potrebbero essere pesanti. Ma questo non è compito di Google.

Piccolo test di tracciamento

Piccolo test di tracciamento

Seguitemi per testare un software gratuito di tracciamento volontario

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “papaf” e “lorenzo.r****”.

Come già accennato qualche tempo fa, sto testando Eriadne, un programma gratuito che si installa sui cellulari dotati di GPS (interno o esterno) e permette di inviare periodicamente le proprie coordinate a una pagina Web, che è condivisibile con chiunque o proteggibile tramite password.

Il primo test non è stato un grande successo a causa del consumo eccessivo di batterie derivante da un mio errore di configurazione: andando in roaming, il cellulare non ha saputo cambiare impostazioni per la trasmissione automatica dei dati e io non l’ho corretto manualmente, per cui ha tentato ossessivamente di connettersi, senza riuscirci, fino a che si sono scaricate le batterie.

Domenica è andata molto meglio e sono riuscito a tracciare un tour dal Maniero Digitale fino a Pavia e ritorno, come potete vedere qui sopra nell’immagine statica e (ancora per qualche ora) in versione interattiva direttamente sul sito di Eriadne: basta immettere il mio indirizzo di posta topone chiocciola pobox punto com senza password nella mappa in fondo alla pagina del sito di Eriadne, oppure seguire questo link diretto.

Il percorso è segnato con discreta precisione sulla mappa zoomabile di Google Maps, tranne qua e là quando ci sono dei salti improvvisi dovuti alla periodicità del rilevamento GPS, e include anche l’altimetria e i tempi progressivi. E’ un percorso di andata e ritorno, per cui non stupitevi se fra un marcatore e l’altro il minutaggio cambia in modo apparentemente anomalo.

Se vi interessa, potete seguirmi stamattina mentre vado da casa alla sede della RSI (radio svizzera di lingua italiana) e ritorno per la puntata di oggi del Disinformatico: partirò intorno alle 9.20 e aggiornerò il tracciamento ogni cinque minuti. Andate al sito di Eriadne e immettete il mio indirizzo di e-mail, senza password, poi cliccate su Show.

Il software gratuito Eriadne è pensato per chi fa escursioni e vuole essere localizzabile in caso d’emergenza (permette anche di mandare un SMS con le coordinate correnti ai servizi di soccorso), ma si presta anche a molte altre applicazioni ed è in evoluzione, per cui le vostre impressioni e idee sono preziose; potete anche scaricarlo e usarlo per conto vostro, seguendo le apposite istruzioni, e realizzare tracciamenti pubblici o privati (per renderli privati basta usare una password e affidarla solo a chi volete comunicare i vostri spostamenti). Si tratta di software realizzato in Svizzera, ma può essere utilizzato in qualsiasi paese.

Chiaramente Eriadne richiede un GPS e l’uso dei servizi di trasmissione dati della rete cellulare, per cui è opportuno avere un contratto dati forfetario per evitare salassi e bisogna fare attenzione alle tariffe di roaming. L’elenco dei cellulari supportati è nella pagina principale del sito.

A parte i test tecnici, la parte interessante di questo genere di software è quella psicologica: che effetto fa sapere di poter tracciare o essere tracciati in tempo quasi reale, anche se si tratta di un tracciamento volontario? Per esempio, gli spericolati del volante sarebbero meno spavaldi se sapessero che i dati possono essere usati per vedere a che velocità vanno? Sareste disposti a farvi tracciare in cambio di uno sconto sull’assicurazione auto o infortuni?

E poi ci sono le applicazioni sociali. Il software potrebbe essere ampliato per creare una comunità geolocalizzata interattiva: gli utenti potrebbero scegliere di essere allertati in modo da sapere se un loro amico è inaspettatamente nelle vicinanze e potrebbero quindi raggiungerlo (o evitarlo!). Coordinare un’escursione di gruppo sarebbe molto più facile e intuitivo, avendo a disposizione la mappa di dove si trova ogni partecipante, e potrebbero nascere nuovi giochi (infatti già esiste il geocaching), e così via.

Si potrebbe creare un log con i propri spostamenti quotidiani, per esempio per calcolare le proprie percorrenze (a piedi, in auto, in bici, in barca). Un rappresentante o un autotrasportatore potrebbe essere localizzato dalla sua ditta per ottimizzarne gli spostamenti. Si potrebbe anche pensare alla validità giuridica di questo tracciamento: potrebbe contribuire a formare un alibi a un innocente o a incastrare un colpevole?

Quando pensiamo al tracciamento evochiamo subito istintivamente immagini da Grande Fratello orwelliano, ma le applicazioni alternative sono moltissime: saranno gli utenti a decidere quali emergeranno, ovviamente se gli operatori telefonici attiveranno i propri neuroni e forniranno tariffe dati sensate. L’importante è fornire strumenti neutrali e accessibili a tutti, senza barriere proprietarie, che facciano da terreno fertile per lo sviluppo di nuove idee, nuovi giochi, nuove socialità e nuove occasioni di business.