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Come nasce una notizia falsa: il tunnel “troppo stretto” della metropolitana di Napoli

Come nasce una notizia falsa: il tunnel “troppo stretto” della metropolitana di Napoli

Come nasce una fake news? Si parla spesso di disinformazione pianificata a tavolino, ma esistono anche le notizie false che nascono per caso. O meglio, per una tempesta perfetta di fattori.

Prendiamo il caso recentissimo della notizia secondo la quale i treni destinati alla Linea 6 della metropolitana di Napoli non sarebbero utilizzabili perché, dice un titolo di giornale, “il tunnel è troppo stretto e i treni nuovi non passano”.

La notizia è falsa, perché i treni ci passano eccome, ma ormai ha assunto una visibilità enorme. Le ragioni di questa visibilità sono varie: la storia fa leva sui luoghi comuni della burocrazia cieca, incompetente e sprecona, nella quale un ufficio non sa cosa fa l’altro, e gioca probabilmente anche su alcuni pregiudizi regionali. È per questo che si consiglia sempre di fare attenzione alle storie che soddisfano e rinforzano i preconcetti e sfruttano le emozioni. Ma è anche una vicenda accattivante, gustosa da raccontare e da condividere sui social network; per chi la segnala ha poca importanza se sia vera o no. Come si dice nel giornalismo, mai lasciare che i fatti intralcino una buona storia.

Gli ingredienti giusti per ottenere una diffusione a tappeto, insomma, ci sono tutti. Ma non servirebbero a nulla se non ci fosse stato, a monte, un errore giornalistico molto frequente: l’articolo di giornale originale dal quale è scaturita la bufala in realtà è corretto, ma è il titolo che è sbagliato, e i giornalisti che hanno ripreso la notizia si sono fermati al titolo invece di leggere l’articolo [Leggo, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale].

L’articolo, infatti, spiega che il problema non riguarda affatto i tunnel della metropolitana di Napoli ma soltanto le dimensioni del pozzo usato per inserire i treni la prima volta nei tunnel. Il pozzo non consente di calare un treno intero di quelli nuovi, più lunghi dei precedenti, ma questa limitazione si risolve calando il treno una cassa per volta.

Il titolo dell’articolo, però, parla erroneamente di tunnel troppo stretto, e per chi si è fermato a quel titolo l’equivoco è stato quindi inevitabile e le successive smentite ufficiali non otterranno mai la stessa diffusione della notizia falsa, perché sono meno interessanti.

Come spesso accade, insomma, la bufala nasce da una catena di errori e di automatismi:

  • il titolista fraintende l’articolo, in sé corretto, scritto dal giornalista;
  • gli altri giornalisti e gli utenti dei social network leggono soltanto il titolo dell’articolo e diffondono l’errore;
  • l’errore attecchisce, prospera e si propaga perché la storia è accattivante e soddisfa i pregiudizi e perché ci si fida della fonte originale, che è tutto sommato una testata giornalistica, alla quale viene spontaneo dare attendibilità.

Sono insomma gli stessi meccanismi che stanno da sempre alla base delle bufale e della propaganda, ma che oggi operano a velocità elevatissime grazie ai mezzi di comunicazione informatici.

Possiamo imparare molto da incidenti come questo:

  • mai fermarsi al titolo, spesso creato da una persona diversa dal giornalista che ha scritto l’articolo;
  • aumentare i controlli quando una storia fa leva sui pregiudizi;
  • e mai fidarsi ciecamente delle fonti apparentemente autorevoli.

Così, forse, raggiungeremo la luce alla fine del tunnel. Sempre che non sia troppo stretto.

Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu dell’11 gennaio 2018. Fonti: Bufale un tanto al chilo, Repubblica.

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

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Il Giornale titola senza esitazioni: Il consigliere di Obama: “Abbiamo incontrato gli alieni”. Secondo l’articolo a firma di Mario Valenza pubblicato oggi, il “consigliere uscente del presidente Barack Obama, John Podesta” avrebbe scritto su Twitter che “Dobbiamo ammettere che abbiamo incontrato gli alieni”.

Balle. Il tweet di Podesta citato nell’articolo dice una cosa completamente diversa. Dice testualmente: “1. Finally, my biggest failure of 2014: Once again not securing the #disclosure of the UFO files. #thetruthisstilloutthere cc: @NYTimesDowd”.

In traduzione: “Infine, il mio più grande insuccesso del 2014: non essere riuscito, ancora una volta, a garantire la #divulgazione dei file sugli UFO.” Segue un hashtag che cita e storpia lo slogan della serie TV X-Files: “la verità è (ancora) là fuori”.

Vedete da qualche parte le parole “abbiamo incontrato gli alieni” nel tweet citato? No. E non è emerso nessun altro tweet di Podesta che contenga queste parole. Se lo trovate, ditemelo.

Analoga fandonia, sempre attribuita a John Podesta, è stata pubblicata oggi da RaiNews, secondo la quale Podesta avrebbe detto “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” e avrebbe parlato di “divulgare i file sugli alieni” [aggiornamento: dopo uno scambio di tweet, RaiNews ha corretto quest’ultima frase in “file sugli UFO”]. Ma non c’è nessun tweet di Podesta che dica queste affermazioni.

Va chiarito che parlare di “file sugli UFO” non significa parlare per forza di incontri alieni: significa chiedere che vengano pubblicati i documenti governativi sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Oggetti che non è affatto detto siano veicoli alieni: anzi, si è visto che molti avvistamenti si riferiscono ad aerei militari ad alte prestazioni e molti altri hanno spiegazioni molto normali (per esempio la Luna; sì, l’ufologo Flavio Vanetti, sul Corriere, ha scambiato la Luna per un UFO e per questo è stato meritatamente sbugiardato al volo da Ufoonline.it).

Inoltre attribuire a Podesta la frase “dobbiamo dire la verità sugli UFO” implica, molto gravemente, che finora siano state detto solo bugie, cosa ben diversa dalla semplice speranza di desecretazione dichiarata dal consigliere di Obama.

Ed è proprio “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” la frase attribuita a Podesta ieri dal Il Mattino, da Blitz Quotidiano (che attribuisce a Podesta anche le frasi “gli alieni esistono”“chi sostiene l’esistenza degli alieni pensa che il 2015 potrebbe essere un anno di svolta” e “i governi dovrebbero ammettere non solo che gli alieni esistono, ma che sono stati in contatto con loro per anni”, senza linkare la fonte) e da Leggo, a conferma che il copiaincolla regna sovrano nelle redazioni e nelle tastiere di coloro che si atteggiano a giornalisti e purtroppo dimostrano sempre più spesso di essere soltanto puttane del clic:

Rainews, 17 febbraio (versione pre-correzione)

Leggo.it, 16 febbraio

Il Mattino, 16 febbraio.
Persino la foto dell’alienaccio brutto è uguale a quella di Leggo.

Se solo i giornalisti imparassero a copiaincollare da fonti decenti, invece che dalle fabbriche di cialtronate, sarebbe già un passo avanti: infatti le vere dichiarazioni ufologiche di Podesta (che non includono alcuna affermazione di aver incontrato alieni o di doverlo ammettere, ma solo il già citato rammarico di non aver ottenuto la pubblicazione delle varie indagini governative sul fenomeno degli oggetti volanti non identificati) erano già state pubblicate dal New York Times il 16 febbraio, da Russia Today il 15 febbraio e dal Washington Post il 13 febbraio. Sarebbe bastato riprendere quelle. Ma sarebbe stato necessario dire addio ai clic generati dal sensazionalismo bugiardo.

Aggiornamento: al coretto stonato dei traduttori disinvolti s’è aggiunto l’inossidabile Vladimiro Bibolotti, che sul Fatto Quotidiano ha scritto il 18 febbraio (quindi dopo lo sbufalamento pubblico della “notizia”) che John Podesta ha parlato di “incontri con gli Extraterrestri”. Non solo: da buon fufologo, ritiene che la chiusura dell’account Twitter di Podesta “fa sospettare […] che forse le recenti dichiarazioni di Podesta, possono avere dato fastidio in certi ambienti”. Qualcuno dovrebbe spiegargli che l’account non è stato chiuso: è stato semplicemente rinominato perché Podesta cambia lavoro (va a fare il consulente elettorale per Hillary Clinton) ed è stato sostituito da Brian Deese, che quindi subentra all’account Twitter. Tutto qui. E il cambio di lavoro di Podesta è noto da ben prima delle sue dichiarazioni. Ma per i fufologi, tutto è prova di complotto.

Fonti aggiuntive: Doubtful News.

Clima: la petizione anti-ecobufale di Zichichi si rivela una bufala

Clima: la petizione anti-ecobufale di Zichichi si rivela una bufala

Scansione tratta da Qualenergia.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/07/29 8:10.

Ai primi di luglio Il Giornale ha pubblicato una petizione (versione completa qui), anzi, un “appello della scienza”, contro le “eco-bufale” (che, parrebbe di capire, sarebbero i cambiamenti climatici di origine umana), con la partecipazione di Antonino Zichichi. Titolo: “L’inquinamento va punito come reato, ma è da ciarlatani dire che modifica il clima”. Notate il ciarlatani.

L’appello risultava sottoscritto da venti scienziati. Certo, una rondine non fa primavera e venti scienziati non sono “la scienza” nel suo complesso, anche perché nessuno di quei venti è climatologo. Ma salta fuori che alcune delle loro adesioni sono false.

Antonello Pasini, insieme a Climalteranti, ha contattato questi firmatari chiedendo se avessero davvero aderito alla petizione del Giornale e di Zichichi. I risultati sono eloquentissimi: li trovate nell’articolo di Pasini.

Se si arriva a mentire e manipolare per sostenere la propria tesi, forse la tesi è marcia.

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/09/23.

Se La Stampa pubblica nella sezione Scienza un articolo che titola “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta”, senza forse e senza ma, viene da crederci, giusto? La Stampa è un giornale, perdinci, mica un blogghettino di qualche perditempo. La Stampa ha una redazione. I suoi giornalisti percepiscono uno stipendio. È “Gente Pagata per Scrivere le Notizie”. Gente che quindi sa il fatto suo, giusto?

Quindi se La Stampa aggiunge che c’è un “allarme degli scienziati NASA” che “prevedono per il 2013 una gigantesca eruzione solare in grado di scatenare una tempesta magnetica sulla Terra” e dice che ci sarà una “‘apocalisse magnetica’ che metterà in ginocchio il trasporto aereo, i sistemi di localizzazione geografica guidati da Gps, i servizi finanziari e le comunicazioni radio militari”, mi sento legittimato a farmela addosso, lasciarmi andare al panico, poi virilmente riprendermi e radunare provviste d’emergenza, costruire un bunker nelle Alpi e imparare l’uso delle armi da taglio meglio di Rambo, giusto?

Non è finita: il prossimo picco di attività solare “secondo gli esperti statunitensi sprigionerà una potenza pari a 100 bombe ad idrogeno e provocherà per l’economia USA danni economici venti volte maggiori di quelli dell’uragano Katrina”. Notate la certezza con la quale viene fatta la previsione catastrofica. Non c’è un forse o un potrebbe neanche a pagarlo. L’eruzione ci sarà, punto e basta, e il cataclisma è ineluttabile. Segniamoci il 2013 sul calendario e facciamocene una ragione.

Oppure facciamo un ragionamento e fermiamoci a notare la tragica quanto sospetta mancanza di fonti precise nell’articolo de La Stampa. Chi ha dato l’allarme? Gli “scienziati NASA”. Chi ha fatto la previsione? “Esperti della NASA”. Da dove viene annunciato l’allarme? “Da un summit di scienziati riuniti a Washington”. Non un nome di uno di questi scienziati o esperti; neanche quello del summit. L’unico nome è quello del ministro della difesa britannico Liam Fox, che però parla di attacchi alle reti di comunicazione da parte del terrorismo globale. Che con il Sole non c’entra un fico secco. C’è solo un dato vago: “un rapporto della National Academy of Sciences”. Rigorosamente senza nome.

Poi proviamo a cercare 2013 eruzione summit Washington in Google e scopriamo che anche il Giornale ha pubblicato la stessa notizia, quasi parola per parola e con lo stesso tono di certezza. Al balletto dei menagramo partecipa anche Corriere.it. Repubblica addirittura precisa che la data prevista sarebbe maggio 2013. Quotidiano.net arriva addirittura ad annunciare data e ora precisa dello sconquasso cosmico:

Quindici minuti prima di mezzanotte del 22 settembre 2012 — secondo una simulazione della Nasa — la sonda spaziale Ace che tiene d’occhio il Sole, avvertirà i computer del centro spaziale di Houston che una colossale bolla di plasma si è staccata dalla superficie solare e ha iniziato a dirigersi verso la Terra. Entro 90 secondi il buio scenderà prima sulla costa orientale americana, poi nel resto del mondo.

Tutte queste testate ribadiscono la notizia, quindi siamo sicuri che è vera, giusto?

Sbagliato. Perché della notizia non c’è traccia nella stampa estera. Nessun summit di scienziati a Washington parla di catastrofi nel 2013. Ma appena si Googla il nome del ministro Liam Fox insieme a 2013 e alle parole solar flare, ossia “eruzione solare”, compare una traccia molto interessante: l’autorevolissimo The Sun. Che guarda caso parla proprio di “paralizzare” il nostro pianeta, con questa pagina per nulla sensazionalista.

Vi risparmio i fotomontaggi con il cielo delle grandi città del mondo tinto di rosso. Anche al trash c’è un limite.

Salta fuori anche un’altra pubblicazione seria e scientifica, il Daily Mail britannico di ieri, che parla ancora di “paralizzare la Terra”, fa proprio lo stesso esempio delle cento bombe all’idrogeno e di venti volte i danni di Katrina e parla di un summit di esperti a Washington. Solo che fa alcune precisazioni importanti, assenti nelle versioni italiane: il summit s’è tenuto quasi quattro mesi fa e Liam Fox c’entra perché ha appena tenuto il discorso d’apertura di una conferenza internazionale sulla vulnerabilità delle reti elettriche. La UPI aggiunge che la conferenza si è tenuta a Westminster sotto l’egida dell’Electric Infrastructure Security Council e della Henry Jackson Society.

Cosa ancora più importante, persino il Sun e il Daily Mail dicono una cosa ben differente rispetto alla devastazione garantita dai giornali italiani. Dicono che nel 2013 potrebbe verificarsi una grande eruzione solare. Potrebbe. Nel senso di “ma anche no”.

Qualora si verificasse, aggiunge il Mail, l’eruzione potrebbe causare una tempesta geomagnetica sulla Terra. Potrebbe. E i danni di un’eventuale tempesta verrebbero minimizzati se si sapesse del suo arrivo con un anticipo sufficiente a mettere in sicurezza le reti elettriche e i satelliti. Anticipo che le sonde NASA, come il Solar Dynamics Observatory e gli osservatori spaziali gemelli STEREO, cercano di darci. Il rischio c’è e occorre prepararsi a prevenirlo (ne ho scritto in alcuni articoli precedenti), ma non sono affatto garantite né la data del 2013 né l’apocalisse di cui parlano irresponsabilmente i giornali italiani.

Cari colleghi stipendiati, copiare è male. Farsi beccare è peggio. Farsi beccare a copiare dai tabloid scandalistici un articolo di fanta-catastrofisica è roba da seppellirsi per la vergogna. Almeno abbiate il buon senso di copiare dai giornali seri. Altrimenti leggervi è come cercare di imparare la ginecologia leggendo una rivista porno.

Aggiornamento 2010/09/23

Subito dopo aver pubblicato questo articolo avevo scritto a Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze de La Stampa, una mail di educata protesta per l’allarmismo assolutamente ingiustificato fatto dai suoi colleghi della redazione Scienze. La speranza era che un collega di redazione scientifica potesse essere autorevole nel chiedere una rettifica alla redazione Scienze. Ho ricevuto in risposta solo un commento strafottente che per decenza non pubblico. Complimenti per la doppia lezione di giornalismo. Me la ricorderò la prossima volta che qualcuno mi suggerirà di mandare alle redazioni richieste di rettifica prima di criticare pubblicamente gli articoli di giornale.

Questa è la mia mail:

Oggetto: Vostro articolo su tempeste solari catastrofiche per il 2013

Buonasera Sig. Beccaria,

vorrei protestare per l’allarmismo assolutamente ingiustificato che caratterizza il vostro articolo “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta” (http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/333762/).

Credo sia molto scorretto alimentare paure proponendo come dato certo l’arrivo nel 2013 di una catastrofe del genere, quando in realtà i dati scientifici (e le stesse fonti dalle quali avete tratto ispirazione) dicono che l’eruzione nel 2013 è soltanto una possibilità, non una certezza, e che qualora avvenisse sarebbero possibili delle contromisure.

La prego di tenere in considerazione il fatto che molti giovani vi leggono e rimangono angosciati da questi annunci così categorici.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

Beccaria ha risposto dicendo, in sostanza, che avrebbe informato la NASA delle mie angosce e dei miei sbalzi di pressione. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Farsi selfie fa male alla pelle? No, ma scopiazzare dal Daily Mail fa male al giornalismo

Farsi selfie fa male alla pelle? No, ma scopiazzare dal Daily Mail fa male al giornalismo

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Il Giornale, a firma di Rachele Nenzi, pubblica un articolo (copia su Archive.is) intitolato I selfie fanno male alla pelle. Senza ma e senza se, e senza punti interrogativi a salvaguardia del legittimo dubbio. No, per Rachele Nenzi e per il Giornale è un dato di fatto incontestabile.

“Una ricerca di un dermatologo inglese ha svelato la pericolosità per la pelle dei famosi autoscatti” dice l’articolo, facendo il nome del dermatologo in questione, il londinese Simon Zokaie, e precisando che si tratta di una “ricerca scientifica”.

Ci si potrebbe aspettare che la Nenzi abbia attinto a qualche rivista scientifica, visto che parla di “ricerca scientifica”, ma una ricerca in Google per le parole “Simon Zokaie” selfie rivela invece soltanto un articolo del Daily Mail (copia su Archive.is). Che, vorrei ricordare ai lettori distratti e ai giornalisti pigri, non è una pubblicazione scientifica.

L’articolo del Mail parla della presunta pericolosità dermatologica della “HEV light”, ossia la luce blu, visibile ad alta energia emessa dagli schermi dei computer e del telefonini. Non dalle fotocamere (che non emettono luce, ma la raccolgono). Quindi la quantità di selfie non c’entra nulla: è il fatto di passare tanto tempo davanti agli schermi a causare, secondo il Mail, l’invecchiamento precoce della pelle.

In sintesi: l’articolo del Daily Mail è una stronzata e Rachele Nenzi ha copiaincollato una stronzata. E il Giornale l’ha pubblicata.

Per chi volesse sapere come stanno le cose, un paio di articoli un po’ più documentati: All About Vision, PreventBlindness, che ricordano che la fonte di luce HEV di gran lunga più importante è il Sole. Specificamente, “trascorrere un’ora all’aperto in una normale giornata di cielo coperto espone i nostri occhi a 30 volte più luce blu che trascorrere un’ora al chiuso davanti a uno schermo” (Zeiss.com) e che finora gli effetti sugli occhi (non sulla pelle, come scrive il Mail) di questa luce sono stati rilevati soltanto su cavie esposte a dosi equivalenti a fissare una lampada da 100 watt per ore di seguito. Meglio tenerlo presente prima che parta l’ennesima orgia di articoli seminapanico che denunciano il nuovo pericolo tecnologico e vendono cremine, gingilli e altri rimedi truffaldini.

Lezioni di giornalismo avanzato: “Big Ben” è un grosso orologio, non l’inizio dell’Universo

Lezioni di giornalismo avanzato: “Big Ben” è un grosso orologio, non l’inizio dell’Universo

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L’origine dell’universo secondo
Il Giornale e Serena Pizzi.
Credit: Wikipedia.

Il Giornale ci insegna come si fa il giornalismo pubblicando un articolo intitolato “Vi spiego cosa sono le onde gravitazionali” in cui la giornalista, Serena Pizzi, intervista Giovanni Prodi, “uno dei massimi esperti della materia… fisico sperimentale e professore di fisica all’Università di Trento”.

Potreste aspettarvi che un giornale serio, per intervistare un esperto su un argomento complesso e scientifico come le onde gravitazionali, mandi qualcuno che abbia almeno un’infarinatura di fisica o di astronomia. Macché: ci manda qualcuno che non sa la differenza fra Big Ben (la celeberrima campana che per estensione dà il nome anche al celeberrimo orologio montato sulla celeberrima torre a Londra) e Big Bang (l’espansione esplosiva che ha dato origine all’universo).

Dice infatti la Pizzi: “I fenomeni dell’Universo, da questo momento, saranno più comprensibili? E il Big Ben?”

Su, Paolo, non infierire, direte voi. Un errore di battitura può capitare a tutti. Un momento di distrazione, un calo di zuccheri, un caffé di troppo. Ma non è un errore, perché la stessa perla ricompare più avanti, insieme ad altri tre svarioni (cinque se includiamo quelli tecnici): “I segnali che abbiamo raccolto ieri appartengono ad un universo di 1 miliardi e tre anni fa da noi. Per riuscire ad arrivare agli anni del Big Ben bisgonerà potenziare i nostri strumenti.” Questo è quello che la Pizzi fa dire al povero Prodi.

L’errore di confondere Big Ben e Big Bang è uno dei più ricorrenti nel giornalismo italiano: un vero e proprio pons asinorum. Gli anni passano, l’errore resta.

Lezione di giornalismo avanzato: Ricordati che Big Ben è un orologio e Big Bang è un concetto di astrofisica. Ah, e Big Babol è una cicca e non c’entra un c*zzo con gli altri due.

E poi i giornalisti si chiedono perché gli scienziati sono spesso riluttanti a farsi intervistare.

Screenshot e copia su Archive.is per documentare il tutto:

Se non trovate tutti e cinque gli svarioni nella frase finale della Pizzi, la soluzione è nei commenti.

Aggiornamento (2016/02/13 11:45): L’articolo de Il Giornale è stato corretto, ma solo per la parte riguardante il Big Ben/Bang.

Antibufala: nazionale nordcoreana a rischio esecuzione. Abboccano RAI, ADNKronos, Fatto Quotidiano, Giornale e altri siti di notizie

Antibufala: nazionale nordcoreana a rischio esecuzione. Abboccano RAI, ADNKronos, Fatto Quotidiano, Giornale e altri siti di notizie

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“Calcio, nazionale Corea del Nord ko con Seul. ‘Giocatori arrestati, rischio esecuzione’”. Titola così Il Fatto Quotidiano di ieri (screenshot qui accanto; link).

Il Fatto attribuisce la notizia al “giornale ufficiale della Corea del Nord, Rodong Sinmun che parla di “Sconfitta umiliante”. […] Il Rodong Sinmun ha messo all’indice la squadra in un articolo di prima pagina, pubblicando foto dei giocatori sotto il titolo: ‘Gli uomini che ci hanno abbandonato’”.

Il Giornale cartaceo dedica alla vicenda addirittura un articolo molto ampio e dettagliato, con tanto di richiamo in prima pagina, a firma di Cristiano Gatti, come segnala NextQuotidiano.

Ma sul Rodong Sinmun l’articolo in questione non c’è. E non c’è per un’ottima ragione: la “notizia” è una bufala fabbricata dal sito satirico National Report.

Il Fatto e il Giornale l’hanno ripresa senza un minimo sindacale di verifica, come hanno fatto anche HandsOffCain e il suo omologo italiano NessunoTocchiCaino, che addirittura citano il National Report come fonte.

Screenshot del Giornale
Screenshot di NessunoTocchiCaino

C’è cascata anche Agenzia Radicale, che cita come fonte NessunoTocchiCaino e sarà anche radicale ma ospita disinvoltamente megabanner che offrono belle donne russe (che ho sfumato per evitare distrazioni e pubblicità involontaria).

Questo invece è uno screenshot di parte dell‘articolo-parodia del National Report:

Ancora una volta, c’è chi pensa che “giornalismo” significhi “copiare e incollare qualunque cosa troviamo su Internet, e chissenefrega di verificare” fregandosene delle conseguenze, fra le quali c’è quella di squalificare il lavoro dei giornalisti seri e professionali. Per fortuna ci sono appunto anche giornalisti attenti che si accorgono delle bufale, come ha fatto MondoCalcioMagazine.it qui.

Il bello è che in molti dei siti che hanno abboccato alla bufala ci sono i commenti dei lettori che avvisano le redazioni che si tratta di una panzana, eppure gli articoli restano al loro posto senza rettifica (almeno finora). Evidentemente i commenti, per questi siti, sono semplicemente un trucco per dare ai lettori l’illusione di una comunità nella quale la loro parola conta e per aumentare il numero di visualizzazioni delle pagine del sito, in modo da vendersi meglio agli inserzionisti.

Sarà interessante vedere come reagiranno allo sbugiardamento le varie redazioni. Perché sbagliare è umano, ma fare gli altezzosi e nascondere gli sbagli è da cialtroni.

A questo punto, visto il tema calcistico e la pubblicazione reiterata di notizie fasulle senza alcuna verifica, il Fatto Quotidiano potrebbe considerare l’ipotesi di ribattezzarsi il Fallo Quotidiano.

Aggiornamento (15:15): C’è cascata anche la Rai qui: grazie a @Joyclub72 per la segnalazione.

Invece l’Huffington Post ha abboccato qui, con un incipit salvachiappe che stride con il resto del testo (grazie a @pizzo81 per la segnalazione):

Complimenti a tutti.

Aggiornamento (16:50): C’è cascato anche Tio.ch, con una postilla salvaterga che ho evidenziato (grazie a @bonnyfused per la segnalazione):

Aggiornamento (17:30): Abbocca anche Yahoo Notizie, che prende la notizia da ADNKronos (grazie a @FortyZone per la segnalazione):

Screenshot di ADNKronos:

Aggiornamento (17:40): Il Corriere c’è cascato ma ha già rimosso l’articolo: era qui, ma persiste nella cache di Google (grazie a @ingdruido per la segnalazione). Ecco com’era l’articolo:

Ed ecco come il Corriere ha risolto l’errore:

Una rettifica? Una parola di scuse? Assolutamente no, e persino la pagina del “non trovato” ha la sua brava pubblicità (che ho mascherato per le stesse ragioni citate sopra). “Facciamo finta di non aver mai sbagliato” è ancora la reazione tipica alle inettitudini nelle redazioni delle testate giornalistiche. Meno male che questa è gente che prende uno stipendio e ha un Ordine dei Giornalisti che li sorveglia. Meno male. Altrimenti chissà.

Aggiornamento (2014/10/20 00:30): La Rai ha pubblicato una rettifica e ha aggiunto una nota all’articolo originale.

Aggiornamento (2014/10/21 21:00): Il Fatto Quotidiano ha riscritto l’articolo rettificando la notizia allo stesso URL della notizia originale e dicendo che s’è fidata di Nessuno Tocchi Caino. A sua volta, Nessuno Tocchi Caino ha pubblicato una rettifica a un altro link, smentendo di essere la fonte della notizia e lasciando priva di rettifica la pagina della notizia originale.

I media italiani annunciano blitz egiziano in Libia: 155 combattenti ISIS uccisi, 55 catturati. Fonte: un sogno postato online

I media italiani annunciano blitz egiziano in Libia: 155 combattenti ISIS uccisi, 55 catturati. Fonte: un sogno postato online

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I media italiani annunciano un importante raid egiziano contro l’ISIS, fornendone dettagli e cifre:

Blitz egiziano via terra a Derna: “uccisi 155 miliziani” […] Incursione via terra a Derna – In Libia l’Egitto continua ad attaccare e forze speciali egiziane hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato dell’Isis nell’Est del paese. Il bilancio dell’incursione sarebbe di “155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati”. Lo riferiscono numerosi media egiziani citando le informazioni diffuse da Moustafa Bakry, un influente editorialista. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. (Sky TG 24)

“155 miliziani uccisi in blitz Egitto a Derna” – Intanto continuano le azioni dei militari egiziani. Secondo quanto precisato da Moustafa Bakry, un influente editorialista, è di “155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati” il bilancio del blitz via terra delle forze egiziane a Derna. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. Il blitz “è stato condotto da truppe elitrasportate”. (Tiscali.it)

I commandos delle forze speciali uccidono “155 miliziani” nella roccaforte dell’Isis […] L’attacco di terra in Libia è già arrivato. Un blitz nella tana del lupo dell’Isis, a Derna, capoluogo in terra libica del califfato. Condotto ieri all’alba dalle forze speciali egiziane, la «task force 999», un’unità speciale per operazioni all’estero. Un raid perfetto, secondo fonti del Cairo: condotto «da 30 militari», con 155 miliziani dello Stato islamico uccisi, altri 55 catturati, nessun soldato egiziano ferito. (La Stampa)

[…] le forze egiziane hanno compiuto anche un’incursione via terra, fino a Derna. Secondo alcune fonti, avrebbero ucciso 155 combattenti dell’Isis e ne avrebbero catturati altri 55. (il Giornale)

Forze speciali egiziane hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato nell’est del paese. E’ di “155 combattenti dell’Is uccisi e 55 catturati” il bilancio del blitz via terra delle forze egiziane. (Repubblica)

[…] forze speciali egiziane elitrasportate hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato dell’Isis nell’est del Paese. Lo riferiscono fonti libiche ed egiziane concordanti. Martedì media egiziani e uno saudita avevano riferito che, dopo i raid aerei, l’Egitto stava prendendo in considerazione attacchi di terra. In particolare era stata evocata la task force 999, un’unità speciale per operazioni internazionali tra le dieci migliori al mondo, da inviare in coordinamento con le forze di sicurezza libiche. Si è poi appreso che è di «155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati» il bilancio del blitz via terra delle forze egiziane a Derna. Lo riferiscono numerosi media egiziani citando le informazioni diffuse da Moustafa Bakry, un influente editorialista. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. (Il Secolo d’Italia)

Il bilancio sarebbe di “155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati”, secondo quanto riferiscono numerosi media egiziani, citando le informazioni diffuse da Moustafa Barky, un influente editorialista. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. (Avvenire).

Dopo i raid aerei di lunedì e martedì, le forze egiziane hanno compiuto anche un’incursione via terra, fino a Derna, e secondo alcune fonti “hanno ucciso 155 combattenti dell’Isis e ne hanno catturati altri 55”. (ANSA)

Ma il giornalista Daniele Raineri del Foglio si è chiesto come mai nessun canale d’informazione al di fuori di quelli italiani parlasse della notizia di un raid così significativo (e in effetti anch’io non ne trovo traccia altrove):

DanieleRaineri
Checking on Arabic channels: Al Masriya, Al Arabiya, Al Jazeera, BBC Arabic, Tunis 7, Canal Algerie. Nothing. International media: zero
19/02/15 08:03

Raineri ha scoperto l’origine della notizia: un sogno. Sì, un sogno.

DanieleRaineri
The case gets even better. It was a “patriotic dream”, made by controversial Egyptian commentator Mohammed Bakri: http://t.co/jVgWWmGdHC
19/02/15 08:06

Sarà forse per questo che l’esercito egiziano non conferma?

Questo è quello che ha scritto Mostafa Bakri, come segnalato da Raineri:

Google Translate concorda con Raineri nel tradurre il post dicendo che si tratta di un sogno (se qualcuno che legge quest’articolo sa tradurre meglio, me lo scriva nei commenti): in sintesi, Bakri (che si chiama Mostafa, non Mohamed: Raineri si è corretto) immagina che il portavoce militare abbia annunciato un raid effettuato all’alba a Derna, uccidendo “155 terroristi e catturando 55 degli assassini […] Ho aspettato che il portavoce militare mi spiegasse quel sogno”.

Se qualcuna delle testate giornalistiche che ha pubblicato la notizia ha voglia di smentire Raineri, di fornire fonti meno oniriche o di spiegare come ha fatto un sogno a diventare un dato di fatto, siamo tutt’orecchi.

Aggiornamento (2015/02/19 22:40). Il Post ha pubblicato un articolo che compila anche le fonti cartacee che hanno pubblicato la “notizia” e segnala un tweet di scuse di Raffaella Menichini di Repubblica e la difesa della veridicità della notizia da parte del direttore dell’ANSA.

Antibufala: Italia, gli negano la patente perché è gay

Antibufala: Italia, gli negano la patente perché è gay

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Un ventottenne di Pavia, tale Simone R., originario della Spezia, si è visto negare dalla Prefettura di Milano il rinnovo della patente di guida perché è omosessuale e questo farebbe mancare i “requisiti psicofisici richiesti”: l’uomo ha quindi presentato ricorso al giudice di pace di Pavia. Così, perlomeno, raccontano in queste ore moltissime testate giornalistiche: Corriere della Sera (a firma di Paola Arosio), ADNKronos, L’Unione SardaTGcom24, La Provincia Pavese, Il Mattino, Affaritaliani, Leggo, Il Giornale (a firma di Ivan Francese), Huffington Post e altre ancora (screenshot qui accanto).

La notizia avrebbe portato anche a un’interrogazione parlamentare del deputato Alessandro Zan (PD) ai ministri dei trasporti e della salute, stando ad alcune delle suddette testate; altre scrivono che per ora si tratta soltanto di un’intenzione.

Ma l’unica fonte diretta della storia della patente negata per omosessualità che viene citata dalle testate giornalistiche è l’associazione Agitalia, a sua volta citata da ADNKronos. Il problema è che Agitalia è una nota fabbrica di bufale, come segnalano diligentemente da tempo Bufale un tanto al chilo e Il Tirreno: anche qui, sembra che nessuna delle testate che ho citato all’inizio si sia presa la briga di cercare Agitalia su Google prima di fidarsene o di fidarsi di ADNKronos. Affaritaliani, fra l’altro, si limita a riportare per intero la nota di Agitalia; il copiaincolla elevato ad arte. Eppure già ieri Francesco Loiacono, su Fanpage.it di Milano, poneva dubbi sull’intera vicenda. Dubbi puntualmente ignorati dalle altre testate nonostante fossero a portata di clic tramite Google.

La giornalista Elena Tartaglione ha invece fatto i debiti controlli: “Ho chiamato l’ufficio stampa della prefettura di Milano, citata nel lancio, mi ha scritto,“mi hanno detto che non ne sanno nulla, che non risulta, che non hanno nessuna persona con quelle caratteristiche che ha fatto esposti, che hanno provato a contattare Agitalia invano, e che insomma è una bufala. Ma non faranno smentite e comunicati.”

La notizia di base è quindi priva di riscontri e proviene da una singola fonte di pessima reputazione.

Lo stato dell’interrogazione parlamentare di Zan era invece ancora confuso al momento della pubblicazione iniziale di questo articolo: sulla propria pagina Facebook, Zan aveva scritto ieri su Twitter di aver “disposto interrogazione”. Successivamente gli ho chiesto aggiornamenti via Twitter, e qualche ora più tardi mi ha risposto di averla “presentata oggi” (26/2). L’ho letta ed è in forma dubitativa: chiede innanzi tutto di accertare se la notizia è vera. Zan mi ha chiarito inoltre di aver preso la notizia da ADNKronos, che a sua volta sostiene di avere come fonte il giudice di pace, e che farà ulteriori verifiche. Ho chiesto lumi ad ADNKronos e ho contattato via mail il giudice di pace di Pavia.

Va chiarito, infine, che questo (presunto) episodio attuale di discriminazione assurda è distinto da quelli avvenuti realmente in passato.

Ancora una volta, insomma, troppe testate giornalistiche pubblicano una notizia senza alcun controllo e senza accorgersi che viene diffusa da un bufalificio conclamato. Per fortuna fra i tanti giornalisti che lavorano male ce n’è qualcuno che si guadagna lo stipendio invece di consumare i tasti Ctrl, C e V.

Aggiornamento (2015/02/01): Ancora nessuna risposta né da ADNKronos, né dal giudice di pace di Pavia.