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#ItalyDidIt: davvero un informatico italiano ha “hackerato” le elezioni americane dalla Germania tramite “Torre Fucino”? I fatti fin qui


The English original is
here. Ultimo aggiornamento: 2021/01/13 14:20.

Questo articolo è partito come una traduzione veloce di una serie di tweet che
ho scritto in risposta a un tweet del generale statunitense
Michael T. Flynn
[account
sospeso
da Twitter l’8/1/2021]
, che accusa l’Italia di aver alterato le elezioni presidenziali USA. L’ho
scritto soprattutto perché ho visto che l’ha segnalato Joan Kranz, figlia di
Gene Kranz, storico direttore di volo delle missioni Apollo, e non ho
resistito. Poi la questione si è ampliata e l’ho riscritto estesamente. 

Il tweet di Flynn era questo:

L’accusa si basa fondamentalmente su questa foto di un presunto “affidavit”
(dichiarazione giurata) fornita da un certo Prof. Alfio D’Urso, “avvocato” in
Catania, che riferisce (senza portare prove) che un informatico italiano di
nome Arturo D’Elia, coinvolto in reati informatici gravi, gli ha dichiarato (sempre senza portare prove) di aver
spostato i dati elettorali statunitensi
“da un margine di vittoria significativo per Donald Trump a Joe Biden”
utilizzando
“risorse di cifratura per guerra cibernetica di livello militare per
trasmettere voti commutati tramite un satellite militare di Torre Fucino a
Francoforte, Germania”
:

 

Trascrizione e traduzione del documento

GENERAL AFFIDAVIT

Region of Lazio

Country of Italy

I,
Prof Alfio D’Urso, Advocate/Lawyer, of Via Vittorio Emanuele, Catania,
95131 Italy, do hearby provide the following affidavit of facts as
conveyed in several meetings with a high level army security services
official:

Arturo D’Elia, former head of the IT Department of
Leonardo SpA, has been charged by the public prosecutor of Naples for
technology/data manipulation and implantation of viruses in the main
computers of Leonardo SpA in December 2020.

D’Elia has been deposed by the presiding judge in Naples and in sworn
testimony states on 4 November 2020, under instruction and direction of
US persons working from the US Embassy in Rome, undertook the operation
to switch data from the US elections of 3 November 2020 from significant
margin of victory from Donald Trump to Joe Biden in a number of states
where Joe Biden was losing the vote totals. Defendant stated he was
working in the Pescara facility of Leonardo SpA and utilized military
grade cyber warfare encryption capabilities to transmit switched votes
via military satellite of Fucino Tower to Frankfurt Germany.

The defendant swears that the data in some cases may have been switched
to represent more than total voters registered.

The defendant has stated he is willing to testify to all individuals and
entities involved in the switching of votes from Donald Trump to Joe
Biden when he shall be in total protection for himself and his family.
Defendant states he has secured in an undisclosed location the backup of
the original data and data switched upon instruction to provide
evidence at court in this matter.

I hereby declare and swear the above stated facts have been stated in my presence.

DATED this 6th day of January 2021 at Rome, Italy.

[Signature]

General Affidavit

 

DICHIARAZIONE GIURATA GENERALE

Regione Lazio

Paese Italia

Io,
Prof Alfio D’Urso, Avvocato, di Via Vittorio Emanuele, Catania,
95131 Italia, con la presente fornisco la seguente dichiarazione giurata di fatti così come riferiti in numerosi incontri con un funzionario di alto livello dei servizi di sicurezza dell’esercito:

Arturo D’Elia, ex capo del reparto informatico della Leonardo SpA, è stato accusato dal procuratore pubblico di Napoli per alterazione di tecnologia/dati e impianto di virus nei computer principali della Leonardo SpA a dicembre 2020.

D’Elia ha reso deposizione dinanzi al presidente del tribunale a Napoli e in testimonianza giurata dichiara [che] il 4 novembre 2020, su istruzione e direzione di persone statunitensi operanti dall’Ambasciata statunitense a Roma, intraprese l’operazione per commutare dati dalle elezioni statunitensi del 3 novembre 2020 da un margine significativo di vittoria per Donald Trump a Joe Biden in vari stati nei quali Joe Biden stava perdendo i totali dei voti. L’imputato [o convenuto, se processo civile] ha dichiarato che stava lavorando nella struttura di Pescara della Leonardo SpA e ha utilizzato risorse di cifratura per guerra cibernetica di livello militare per
trasmettere voti commutati tramite un satellite militare di Torre Fucino a
Francoforte, Germania
.

L’imputato [o convenuto] giura che i dati in alcuni casi possono essere stati commutati per rappresentare più dei votanti registrati totali. L’imputato [o convenuto]

ha dichiarato di essere disposto a testimoniare a [o di] tutti gli individui ed entità coinvolti nella commutazione di voti da Donald Trump a Joe
Biden quando sarà in totale protezione per se stesso e la propria famiglia.
L’imputato [o convenuto] dichiara di aver messo in sicurezza in località non rivelata il backup dei dati originali e dei dati commutati su istruzione per fornire prova in tribunale in questa materia.

Con la presente dichiaro e giuro che i fatti sopra riportati sono stati dichiarati in mia presenza.

DATATO questo sesto giorno di gennaio 2021 a Roma, Italia.

[Firma]

Dichiarazione giurata generale

 

Informazioni su Alfio D’Urso (l’avvocato)

Esiste effettivamente un avvocato di nome Alfio D’Urso il cui studio è in Via
Vittorio Emanuele 5 a Catania (fonte; fonte). Va notato che nel documento stranamente manca il numero civico dello studio, ed è bizzarro che un avvocato commetta un’omissione del genere in un documento legale così importante. In ogni caso, l‘avvocato D’Urso è reperibile nel
registro del Consiglio Nazionale Forense
(digitando Urso, senza la D iniziale).

 

Una sua foto è disponibile nel
sito dell’Università di Catanzaro, dove figura come docente (copia permanente):

È stato inoltre pubblicato un video nel quale una persona che corrisponde
a quella mostrata nella foto sul sito dell’Università di Catanzato ripete in inglese sostanzialmente il contenuto del
documento:

 

Nel video, che ha un taglio inspiegato a 40 secondi dall’inizio, Alfio D’Urso viene presentato come Legal Counsel / Supreme Court of Italy – Italian Tax Court / EU Banking Credit Foundation. Non risulta affatto che l’avvocato D’Urso sia legato alla “Corte Suprema” (la Cassazione?) italiana; anzi, i suoi dati pubblici escludono esplicitamente che sia un cassazionista. Inoltre non ho tracce dell’esistenza di questa presunta “EU Banking Credit Foundation”, men che meno di un ruolo di D‘Urso al suo interno. Se qualcuno è in grado di verificare ulteriormente queste credenziali, mi scriva o me lo segnali nei commenti.

Se, come sembra, l’Alfio D’Urso citato
nell’“affidavit” e nel video è lo stesso Alfio D’Urso il cui studio si trova in Via
Vittorio Emanuele al numero 5, vale la pena di
guardare il posto in Google Street View. L’avvocato D’Urso non me ne voglia, ma sarebbe
questo il portone dell’avvocato che avrebbe in carico una deposizione
così storicamente importante?

È il portone in fianco al furgone.

 

Dettaglio, da un’altra angolazione, della targa
“Studio legale D’Urso”.

 

Informazioni su Arturo D’Elia (l’informatico sedicente hacker)

Esiste effettivamente anche una persona di nome Arturo D’Elia che ha
effettivamente lavorato per la Leonardo SpA. Questa persona è stata arrestata intorno al 5 dicembre 2020 per il furto di dati di progetti militari commesso nel 2015-17 (Reuters tramite Swissinfo). Ovviamente questo non dimostra affatto che abbia “hackerato” le elezioni
statunitensi. 

Alfio D’Urso non è l’avvocato di D’Elia, secondo il suo vero avvocato, Nicola Naponiello, come riferito da Open.online.

Sulla base dei nuovi dati (in particolare il video) la spiegazione più coerente con tutti i fatti è che l’avvocato Alfio D’Urso abbia davvero raccolto la dichiarazione giurata di Arturo D’Elia. Va detto che in questo caso, l’avvocato avrebbe semplicemente certificato che Arturo D’Elia gli ha fatto questa dichiarazione ma non ne autenticherebbe o avallerebbe in alcun modo il contenuto. In altre parole, il documento non dimostra in alcun modo l’autenticità delle affermazioni fatte da D’Elia.  

Ho chiesto a un esperto in materie legali, e la situazione è che un avvocato può certificare che qualunque dichiarazione sia stata fatta davanti a lui dal suo cliente sia con l’intento di pubblicarla sia per procedimenti legali (a meno che l’avvocato sappia oltre ogni dubbio che la dichiarazione è materialmente impossibile, tipo “Sono nato il 30 febbraio”, nel qual caso può rifiutarsi di ricevere la dichiarazione). L‘avvocato certifica che la dichiarazione è stata fatta; non ne certifica la veridicità

Per esempio, se vado da un avvocato, come suo cliente, e gli chiedo di scrivere una dichiarazione giurata in cui lui certifica che davanti a lui ho detto che ho hackerato il Pentagono con il mio computer supersegreto datomi dagli alieni del pianeta Gallifrey, l’avvocato può anche pensare che non ho tutte le rotelle a posto, ma è obbligato a certificare quella dichiarazione, che io poi posso pubblicare. La certificazione, tuttavia, non conferma che quello che ho detto è vero: si limita a certificare che l’ho detto.

C’è anche la questione del “Defendant” (imputato in un processo penale, convenuto in un processo civile) citato nel documento, che non ha senso, visto che non c’è nessun processo in corso per i fatti dichiarati.

Va notato, infine, che se effettivamente D’Elia ha rilasciato queste dichiarazioni, potrebbe aver avuto un ottimo movente per inventarsi tutta questa storia: è attualmente coinvolto in una vicenda giudiziaria molto grave per reati commessi alcuni anni fa e quindi presentarsi come supertestimone in un caso internazionale potrebbe dargli un vantaggio personale o semplicemente per mitomania. Non è la prima volta che un criminale s’inventa storie per tornaconto personale o si attribuisce reati sensazionali mai commessi.

 

Altri elementi incongruenti e note

Nella vicenda ci sono anche altri aspetti incoerenti, come il funzionamento delle macchine di voto della Dominion (che generano comunque una traccia cartacea non alterabile tramite hacking). Li trovate descritti in dettaglio su Open.online.  

L’ex Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, citato (senza prove) come complice del complotto nel video linkato da Mike Flynn, ha definito “follia totale” le accuse e ha dichiarato che avvierà azioni legali contro i suoi accusatori (ANSA). 

—-

Qui sotto trovate la traduzione della mia
risposta
al generale Flynn (leggermente ripulita e corretta per maggiore
chiarezza), scritta prima che emergessero molti dei dettagli descritti qui sopra: 

Salve, signore, sono italiano. Per farla breve e per usare la terminologia
più tecnicamente rigorosa che riesco a trovare, questa storia rappresenta la
più alta qualità nel settore delle stronzate.

Si tratta di una fotografia di provenienza sconosciuta, stampata su carta
comune (mentre tutti i documenti legali italiani sono su carta legale e
recano un milione di timbri, o sono perlomeno su carta intestata). Se lei
crede a *questo* sulla fiducia, posso interessarla alla Fontana di Trevi? Un
magnifico esemplare, un solo proprietario diligente: il tizio sulla destra.

 

[Per chi non cogliesse il riferimento: è il comico italiano Totò, nel
classico film Totò truffa ‘62, in cui fa la parte del truffatore
che vende la famosissima
Fontana di Trevi, a
Roma, a un turista molto credulone]

La ”dichiarazione giurata” parla di un “satellite militare di Torre Fucino”, che è una cosa che semplicemente non esiste: non esiste né il satellite,
né la torre [il Centro Spaziale del Fucino esiste, ma
non ha torri].

Inoltre non è così che si contano i voti negli Stati Uniti. I conteggi non
passano attraverso la Germania.

Come italiano, l’idea che un informatico in Italia abbia hackerato
l’*intero* sistema di voto statunitense, e l’abbia fatto sotto il naso
dell’NSA, è semplicemente *esilarante*.

Gli italiani si stanno spanciando per questa storia. Ah, sì, gli americani,
eterni creduloni. Sa leggere l’italiano?
Si goda questo: c’è persino coinvolto un TERRAPIATTISTA FATTO E FINITO in questa
vicenda. 

Il video che lei linka afferma che Matteo Renzi sarebbe implicato in questa
straordinaria operazione. Giusto per sua informazione, QUESTO è Matteo
Renzi, il presunto genio organizzativo:

Signore, se lei ritiene seriamente che il sistema elettorale statunitense
possa essere hackerato in Germania da un informatico italiano da un posto
che non esiste, in un complotto ordito da un tizio che non sa manco
pronunciare “because”, allora è evidente che non ci vuole molto per
diventare generali negli Stati Uniti.

Addio, e grazie per tutto il pesce.

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