Vai al contenuto

catlg

Antibufala: Elvir, il “bambino magnetico”

Antibufala: Elvir, il “bambino magnetico”

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “primes*” e “gegio*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Sembra proprio una gara a chi arriva prima a toccare il fondo. Sia il Corriere, sia Repubblica hanno pubblicato oggi la bufala del “bambino magnetico”.

Secondo il Corriere, un ragazzino bosniaco, Elvir Silayciya, ha un corpo che “esercita un particolare effetto sui metalli: li attira proprio come una calamita”.

Peccato che, come mostrano le foto di Repubblica, i poteri “magnetici” di Elvir abbiano effetto anche sulla plastica dei telefonini, che non mi risulta sia particolarmente magnetica (certo, all’interno dei telefonini ci sono alcune parti metalliche che potrebbero essere attratte, ma in tal caso Elvir avrebbe un campo magnetico personale talmente intenso che sarebbe difficile staccargli di dosso le monete).

Peccato, soprattutto, che il trucchetto del “magnetismo” sia stato sbufalato anni fa: basta avere una pelle leggermente sudaticcia e gli oggetti che hanno una superficie piatta e liscia aderiscono a sufficienza da non cadere, specialmente se sono su una porzione di pelle non verticale, come ha ben dimostrato anche Luigi Garlaschelli del CICAP.

Per far sparire i “poteri” di questi ciarlatani basta un velo di borotalco sulla pelle. Ma perché mai un giornalista dovrebbe perdere tempo a informare correttamente il lettore?

Cosa non si fa pur di raccattare qualche clic in più: al diavolo la reputazione e la professionalità. Chissenefrega della deontologia. Complimenti vivissimi a Corriere e Repubblica.




Correzione: nella prima stesura di questo articolo avevo scritto che in alcune foto il ragazzo aveva addosso delle euromonete (che in alcuni tagli sono in effetti magnetiche). A un esame più attento risulta che non si tratta di euromonete ma di altra valuta la cui composizione e le cui caratteristiche magnetiche non mi sono note. Questo, comunque, non cambia il concetto di fondo. 

Antibufala: l’America teme che la Russia pubblichi le proprie foto satellitari dell’11 settembre

Antibufala: l’America teme che la Russia pubblichi le proprie foto satellitari dell’11 settembre

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “piero.giusep*” e “giorgio.bald*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

È da un bel po’ che non mi occupo di tesi complottiste sull’11 settembre, ma faccio uno strappo alla regola per raccontarvi un piccolo esempio delle cose che mi capitano e che solitamente sopporto in silenzio, dirigendole direttamente verso lo sciacquone virtuale del mio client di posta.

Oggi si è fatto avanti di nuovo un complottista, tale “marco marconi” (mmarconi93@gmail.com), che già aveva detto alcuni mesi fa, fra un insulto e l’altro, che ben presto mi avrebbe sbattuto in faccia le prove del complotto che mi avrebbero sbugiardato. Gli avevo risposto, come faccio sempre, augurandogli cordialmente buona fortuna, visto l’insuccesso di tutti quelli che ci hanno provato negli ultimi tredici anni.

Nella mail di oggi, “marco marconi” ha scritto trionfante, fra le altre cose, “leggi leggi […] Stati Uniti temono pubblicazione Russa delle foto satellitari della tragedia di 9/11 […] sto mandando centinaia di email e ho detto di divulgare il piu’ possibile […] Non hai nemmeno idea di quanto sarai RIDICOLIZZATO”.

Lo ha fatto linkando un articolo pubblicato il 7 febbraio 2015 su Pravda.ru, secondo il quale “Gli Stati Uniti temono la pubblicazione, da parte russa, delle fotografie satellitari della tragedia dell’11 settembre”. L’articolo afferma inoltre che “la Russia sta preparando la pubblicazione di prove del coinvolgimento del governo e dei servizi d’intelligence americana negli attacchi dell’11 settembre” e che “l’elenco di prove include immagini satellitari”.

Roba che scotta, insomma. Tuttavia andando a leggere la “notizia” salta fuori che è priva di qualunque documentazione che confermi questo asserito timore o la presunta intenzione russa di pubblicare le suddette fotografie. L’articolo non fa nomi di fonti, non descrive l’ipotetico contenuto delle immagini, non spiega in che modo delle foto satellitari potrebbero dimostrare che si trattò di un autoattentato e in sostanza non propone alcun dato concreto a supporto di quello che afferma. Aria fritta, insomma.

Non c’è da sorprendersi: Pravda.ru dice di aver preso la “notizia” da Secretsofthefed.com, sito complottista che pubblica qualunque fantasia attorniandola (guarda caso) di una quantità spettacolare di pubblicità. Saranno indefessi nella lotta contro il sistema per smascherare la verità, ma i soldi e i metodi del sistema decisamente non fanno loro schifo.

Specificamente, l’articolo di Secretsofthefed.com è questo, che però a sua volta cita come fonte Conspiracyclub.co, altro sito che pubblica qualunque tesi complottista (esempi: “La Russia ordina a Obama: racconta al mondo degli alieni o lo faremo noi”; “demonio fotografato in ospedale mentre aleggia sopra un paziente moribondo”). L’articolo specifico di Conspiracyclub.co è questo.

Ma a sua volta, l’articolo di Conspiracyclub dichiara di essere la traduzione di un altro articolo: quello di Pravda.ru dal quale è partita tutta la faccenda.

In sintesi, l’articolo di Pravda.ru cita come fonte Secretsofthefed, che cita Conspiracyclub, che cita l’articolo di Pravda.ru. E il cerchio si chiude su se stesso, in un perfetto esempio del modo in cui il cospirazionismo costruisce le proprie “verità”.

Potrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che quello che è stato ridicolizzato oggi non sono io.

Antibufala: foto di Cindy Crawford senza ritocco sul prossimo numero di Marie Claire

Antibufala: foto di Cindy Crawford senza ritocco sul prossimo numero di Marie Claire

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “shaska*”, “pchiodin*” e “alton*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Sta cominciando a circolare una fotografia, mostrata qui accanto, che viene descritta come un’immagine non fotoritoccata della celeberrima modella Cindy Crawford.

La foto è stata pubblicata da Repubblica, che ha scritto che “Cindy ha accettato di posare per un servizio di Marie Claire US in cui posa in lingerie senza l’uso di photoshop. Le immagini mostrano le smagliature tipiche dell’età ed è uno dei pilastri della nuova campagna che vuole mostrare star e modelle senza ritocchi per combattere l’immagine stereotipata della bellezza femminile. Le foto non ritoccate appariranno sul numero di aprile del magazine ma un primo scatto è uscito sui social.” Non è vero.

Infatti Marie Claire ha smentito, spiegando che la fotografia è “reale, onesta e splendida” ma:

– non verrà affatto pubblicata nel numero di aprile

– non fa affatto parte di una nuova campagna di immagini senza ritocchi

– non è affatto una scelta intenzionale della Crawford: è un’immagine che risale al 2013 ed è stata trafugata (leaked), ossia diffusa senza il consenso della modella, del fotografo e della rivista.

Tutto il contrario di quel che scrive Repubblica, insomma.

Il punto di partenza della bufala pubblicata da Repubblica sembra essere questo popolarissimo tweet del 13 febbraio scorso, pubblicato da Charlene White, conduttrice del telegiornale della rete televisiva britannica ITV. Nel tweet la White dichiara appunto che la foto proviene dal servizio fotografico che la rivista Marie Claire dedicherà alla Crawford nel numero di aprile 2015, usando soltanto foto non ritoccate. Repubblica cita proprio questo tweet, senza però leggerne i commenti, che avvisano che la notizia è falsa.

Marie Claire spiega che la foto è in realtà uno scarto di un servizio fotografico pubblicato nel numero di dicembre 2013 dell’edizione di Marie Claire per l’area del Messico e dell’America Latina. Su Youtube c’è anche il video, datato 2013, abbinato al servizio fotografico.

Pubblicare foto senza le consuete bordate plastificanti di Photoshop sarebbe un bel gesto di realismo, che contribuirebbe non poco a smontare il mito della perfezione estetica reso ossessivamente popolare dall’abuso del fotoritocco nelle riviste di moda, ma purtroppo non è così. Anzi, mentre Marie Claire annuncia orgogliosa che l’immagine trafugata è “onesta e splendida”, le foto della Crawford pubblicate dalla rivista nel 2013 sono invece massicciamente ritoccate, come si vede qui sotto.

A sinistra, la plastica di Photoshop; a destra, la realtà genuina.

Non illudiamoci: visti i soldi in gioco, il mercato della moda non ha nessuna intenzione di rinunciare al fotoritocco per vendere meglio le proprie illusioni, nonostante tutti i proclami. Se poi qualcuno crede che quello che vede sui giornali sia l’aspetto da Barbie che deve avere una donna, o se qualcuno si rovina la vita (o la perde) per cercare di assomigliare a un modello che non esiste, a chi vende queste costosissime bugie tossiche non interessa.

2015/02/15 20:35

I lettori mi segnalano che la bufala è stata presentata anche da TG5 e da Studio Aperto.

2015/03/02

Cindy Crawford,
presumibilmente
senza ritocco, 2007

Il sito TMZ ha annunciato ieri che il fotografo John Russo, autore del servizio fotografico dal quale proviene la foto, ha inviato tramite i propri legali una diffida all’editore del Telegraph britannico, affermando che la foto in questione è stata “rubata o altrimenti reperita illegalmente” e “intenzionalmente modificata”. Russo dice inoltre che la foto in circolazione “non rappresenta la foto effettiva genuina scattata” da lui.

A suo dire, insomma, la foto non è autentica ma è un suo scatto della Crawford che è stato rubato e poi manipolato da ignoti. Ringrazio @robertomilazzi per la segnalazione.

Quest’affermazione stride con il fatto che Marie Claire dice che la foto è “onesta”. Non hanno controllato loro prima di scrivere che era onesta, oppure Russo sta cercando di contenere il danno all’immagine della modella? Difficile a dirsi, per ora: restano comunque validi i punti antibufala elencati qui sopra.

A titolo di confronto, inoltre, si può considerare questa foto candid della Crawford, risalente al 2007 e mostrata qui accanto.

Repubblica parla dell’ISIS. Usando come fonte Lercio.it

Repubblica parla dell’ISIS. Usando come fonte Lercio.it

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “angelo.bona*” e “alessandro.bors**” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Non faccio commenti: sarebbero inutili. Bastano i fatti per mostrare come si lavora male e come si pubblica qualunque cosa senza uno straccio di verifica nelle redazioni dei giornali, ossia in quei posti dove in teoria ci dovrebbero essere un direttore responsabile, un codice deontologico e un Ordine dei Giornalisti a vigilare: per parlare di un argomento serio e delicatissimo come il terrorismo dell’ISIS, Repubblica ha usato come fonte il sito satirico Lercio.it.

Il 16 febbraio Repubblica pubblica un articolo a firma di Mario Basile, Orrore Isis, decapitato con la maglia del Napoli, che mostra un’immagine che sembra ritrarre un uomo poco prima di essere ucciso da un gruppo di uomini armati. L’uomo indossa appunto una maglia del Napoli (scrivo “sembra” per scrupolo: non ho verificato l’origine dell’immagine perché esula dal tema di questo articolo, ma è probabilmente autentica).

Repubblica descrive l’immagine e poi la commenta in questo modo (evidenziazioni mie): “Il gesto, alla luce delle ultime minacce dirette all’Italia da parte dell’Isis, ha messo molti in allarme ma non si tratta di un ulteriore messaggio intimidatorio diretto al nostro paese. Solo un caso, dunque, che la vittima indossasse la maglia del Napoli, particolare probabilmente dovuto al fatto che in quelle zone lavorano diverse associazioni umanitarie, tra cui la onlus Dribbla la Povertà, che distribuiscono le divise delle squadre più famose al mondo. (mario basile)”.

Screenshot dell’articolo di Repubblica, dalla cache di Google:

Repubblica.it, dalla cache di Google alle 16:21:13 GMT.

La rassicurazione di Mario Basile viene subito ripresa da altri siti d’informazione, come Ilroma.net, La Stampa del Mezzogiorno (che cita come fonte Repubblica) e molti altri.

Screenshot di Ilroma.net
Screenshot di La Stampa del Mezzogiorno

Ma la Onlus “Dribbla la povertà” è un’invenzione del sito satirico Lercio.it risalente a un anno fa (in questo articolo).

Repubblica ha modificato il testo dell’articolo, che ora recita: “Solo un caso, dunque, che la vittima indossasse la maglia del Napoli, particolare probabilmente dovuto al fatto che in quelle zone lavorano diverse associazioni umanitarie che distribuiscono le divise delle squadre più famose al mondo. La diffusione delle immagini, alcune particolarmente crude (che noi non vi mostreremo) hanno inevitabilmente animato il dibattito sul tema terrorismo. E alcuni hanno anche avanzato l’ipotesi che si trattasse di un fake. (mario basile)”.

Nessuna rettifica, nessuna parola di scuse. Nessuna spiegazione di come l’inesistente Onlus “Dribbla la povertà” inventata da Lercio.it sia finita nell’articolo di Mario Basile. L’errore madornale viene semplicemente cancellato: non è mai esistito e Repubblica non ha mai sbagliato. Su La Stampa del Mezzogiorno, i commenti dei lettori segnalano la bufala, e nessuno rettifica. Orwell, silenziosamente, si rivolta inquieto nella tomba.

Fonti aggiuntive: Lercio, Newspedia, Nextquotidiano.

I media italiani annunciano blitz egiziano in Libia: 155 combattenti ISIS uccisi, 55 catturati. Fonte: un sogno postato online

I media italiani annunciano blitz egiziano in Libia: 155 combattenti ISIS uccisi, 55 catturati. Fonte: un sogno postato online

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “dicome*”, “atbianco*” e “michol*” e con il contributo di @mrdaltri ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

I media italiani annunciano un importante raid egiziano contro l’ISIS, fornendone dettagli e cifre:

Blitz egiziano via terra a Derna: “uccisi 155 miliziani” […] Incursione via terra a Derna – In Libia l’Egitto continua ad attaccare e forze speciali egiziane hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato dell’Isis nell’Est del paese. Il bilancio dell’incursione sarebbe di “155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati”. Lo riferiscono numerosi media egiziani citando le informazioni diffuse da Moustafa Bakry, un influente editorialista. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. (Sky TG 24)

“155 miliziani uccisi in blitz Egitto a Derna” – Intanto continuano le azioni dei militari egiziani. Secondo quanto precisato da Moustafa Bakry, un influente editorialista, è di “155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati” il bilancio del blitz via terra delle forze egiziane a Derna. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. Il blitz “è stato condotto da truppe elitrasportate”. (Tiscali.it)

I commandos delle forze speciali uccidono “155 miliziani” nella roccaforte dell’Isis […] L’attacco di terra in Libia è già arrivato. Un blitz nella tana del lupo dell’Isis, a Derna, capoluogo in terra libica del califfato. Condotto ieri all’alba dalle forze speciali egiziane, la «task force 999», un’unità speciale per operazioni all’estero. Un raid perfetto, secondo fonti del Cairo: condotto «da 30 militari», con 155 miliziani dello Stato islamico uccisi, altri 55 catturati, nessun soldato egiziano ferito. (La Stampa)

[…] le forze egiziane hanno compiuto anche un’incursione via terra, fino a Derna. Secondo alcune fonti, avrebbero ucciso 155 combattenti dell’Isis e ne avrebbero catturati altri 55. (il Giornale)

Forze speciali egiziane hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato nell’est del paese. E’ di “155 combattenti dell’Is uccisi e 55 catturati” il bilancio del blitz via terra delle forze egiziane. (Repubblica)

[…] forze speciali egiziane elitrasportate hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato dell’Isis nell’est del Paese. Lo riferiscono fonti libiche ed egiziane concordanti. Martedì media egiziani e uno saudita avevano riferito che, dopo i raid aerei, l’Egitto stava prendendo in considerazione attacchi di terra. In particolare era stata evocata la task force 999, un’unità speciale per operazioni internazionali tra le dieci migliori al mondo, da inviare in coordinamento con le forze di sicurezza libiche. Si è poi appreso che è di «155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati» il bilancio del blitz via terra delle forze egiziane a Derna. Lo riferiscono numerosi media egiziani citando le informazioni diffuse da Moustafa Bakry, un influente editorialista. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. (Il Secolo d’Italia)

Il bilancio sarebbe di “155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati”, secondo quanto riferiscono numerosi media egiziani, citando le informazioni diffuse da Moustafa Barky, un influente editorialista. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. (Avvenire).

Dopo i raid aerei di lunedì e martedì, le forze egiziane hanno compiuto anche un’incursione via terra, fino a Derna, e secondo alcune fonti “hanno ucciso 155 combattenti dell’Isis e ne hanno catturati altri 55”. (ANSA)

Ma il giornalista Daniele Raineri del Foglio si è chiesto come mai nessun canale d’informazione al di fuori di quelli italiani parlasse della notizia di un raid così significativo (e in effetti anch’io non ne trovo traccia altrove):

DanieleRaineri
Checking on Arabic channels: Al Masriya, Al Arabiya, Al Jazeera, BBC Arabic, Tunis 7, Canal Algerie. Nothing. International media: zero
19/02/15 08:03

Raineri ha scoperto l’origine della notizia: un sogno. Sì, un sogno.

DanieleRaineri
The case gets even better. It was a “patriotic dream”, made by controversial Egyptian commentator Mohammed Bakri: http://t.co/jVgWWmGdHC
19/02/15 08:06

Sarà forse per questo che l’esercito egiziano non conferma?

Questo è quello che ha scritto Mostafa Bakri, come segnalato da Raineri:

Google Translate concorda con Raineri nel tradurre il post dicendo che si tratta di un sogno (se qualcuno che legge quest’articolo sa tradurre meglio, me lo scriva nei commenti): in sintesi, Bakri (che si chiama Mostafa, non Mohamed: Raineri si è corretto) immagina che il portavoce militare abbia annunciato un raid effettuato all’alba a Derna, uccidendo “155 terroristi e catturando 55 degli assassini […] Ho aspettato che il portavoce militare mi spiegasse quel sogno”.

Se qualcuna delle testate giornalistiche che ha pubblicato la notizia ha voglia di smentire Raineri, di fornire fonti meno oniriche o di spiegare come ha fatto un sogno a diventare un dato di fatto, siamo tutt’orecchi.

Aggiornamento (2015/02/19 22:40). Il Post ha pubblicato un articolo che compila anche le fonti cartacee che hanno pubblicato la “notizia” e segnala un tweet di scuse di Raffaella Menichini di Repubblica e la difesa della veridicità della notizia da parte del direttore dell’ANSA.

Antibufala mini: la foto spettacolare di cosa rimane quando un fulmine colpisce la sabbia

Antibufala mini: la foto spettacolare di cosa rimane quando un fulmine colpisce la sabbia

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “luca.lup*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Se un fulmine colpisce la sabbia cosa succede? Questa foto che sta girando in Rete sembrerebbe dare la risposta.

In realtà, come ben spiega Scientific American, quando un fulmine interagisce con la sabbia, in particolari circostanze sia di composizione della sabbia sia di temperatura può formare la folgorite: un ammasso vetroso, di forma tubolare e vuoto al proprio interno, prodotto dall’energia rilasciata in un terreno sabbioso ricco di quarzo. Ma la folgorite si sviluppa all’interno del suolo, non al suo esterno come nella fotografia a lato.

In realtà la foto ritrae una porzione di una scultura di sabbia realizzata da un utente Flickr, SandCastleMatt, sulla spiaggia di Puerto Rico. La scultura completa è visibile qui.

Antibufala: i russi staccheranno la loro parte della Stazione Spaziale per farne una propria!

Antibufala: i russi staccheranno la loro parte della Stazione Spaziale per farne una propria!

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “miky105*” e “matteo.spol*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

C’è parecchia confusione, anche tra le fonti solitamente attendibili, riguardo una notizia annunciata ieri: la Russia avrebbe intenzione di separare la propria parte della Stazione Spaziale Internazionale (evidenziata nel riquadro giallo qui accanto) e usarla per costruirne una tutta sua. Così dicono, per esempio, Engadget e Phys.org (che cita la Associated Press), RussianSpaceWeb e Spaceflightnow (che usa una frase ambigua).

Ma la notizia è sbagliata e nasce probabilmente da un errore di traduzione o comprensione di questo annuncio in russo dell’Agenzia Spaziale Federale russa. La Russia ha intenzione di costruire una propria stazione spaziale usando sì i moduli progettati o costruiti per la Stazione Spaziale, ma non quelli già installati: soltanto quelli ancora da lanciare nello spazio.

L’equivoco è chiaro se si guarda l’elenco dei componenti citati dall’annuncio russo: il MLM (modulo laboratorio multifunzione), l’UM (modulo nodale) e il NEM (modulo di alimentazione e ricerca scientifica) non fanno parte dei moduli russi presenti attualmente sulla Stazione. Sono stati progettati per farne parte in futuro, ma sono ancora a terra e ancora da costruire o sistemare (il MLM, per esempio, è in costruzione da oltre un decennio, con vari rinvii e problemi tecnici). Inoltre il modulo “russo” Zarya è in realtà stato pagato dagli Stati Uniti ed è di loro proprietà, per cui i russi (che l’hanno costruito) non possono sganciarlo e portarselo via.

C’è anche da considerare che una delle ipotesi di progetto prevede che la futura stazione russa venga collocata su un piano orbitale differente da quello della Stazione Spaziale Internazionale (64.85 gradi contro i 51.6 della ISS), e un trasloco dei moduli russi esistenti implicherebbe quindi un cambio di piano orbitale, che di solito ha costi di propulsione insostenibili. Inoltre i moduli russi esistenti della ISS sono già vicini alla fine della propria vita operativa di progetto (per esempio, Zarya è in orbita dal 1998 e comunque non è di proprietà russa; Zvezda è nello spazio dal 2000), per cui sarebbe economicamente insensato riutilizzarli.

Aggiornamento (2015/02/15 21:30): Anatoly Zak, di RussianSpaceWeb, ha scritto un articolo su Sen.com che dice che l’agenzia spaziale russa Roscosmos ha deciso di “separare i suoi moduli più recenti dalla Stazione Spaziale Internazionale, ISS, per formare l’avamposto nazionale in orbita terrestre nel 2024”. Notate che si parla di “moduli più recenti” e che l’anno previsto è il 2024, quindi di certo non si tratta di eventi imminenti. Zak dice, tuttavia, che la decisione di Roscosmos “significa che tre moduli ancora da completare voleranno prima verso la ISS”. Si tratta soltanto di una “strategia generale” e “i dettagli ulteriori del programma verranno decisi in futuro”. In altre parole, molti propositi, ma nessuna sostanza immediata.

Aggiornamento (2015/02/156 00:40): Spaceflight101 parla di “sgancio dei moduli aggiuntivi” e di un piano secondo il quale i tre moduli MLM, UM e NEM verrebbero prima agganciati alla Stazione Spaziale Internazionale e poi, dopo la dismissione della ISS prevista per il 2024, verrebbero sganciati per andare a costituire una stazione indipendente, completamente russa, situata sullo stesso piano orbitale della ISS. I moduli russi attualmente già facenti parte della ISS non fanno parte di quest’ipotesi.

Antibufala: il video che dimostra che le mele bio hanno una patina artificiale infiammabile

Antibufala: il video che dimostra che le mele bio hanno una patina artificiale infiammabile

Ha già superato le 300.000 visualizzazioni un video su Youtube che sembra dimostrare che le mele bio, specificamente quelle vendute da Esselunga, sono rivestite di un materiale ceroso infiammabile.

In quanto tale, suggerisce il video, il materiale non può essere naturale e quindi le mele bio non sono in realtà bio.

Se volete sapere come stanno in realtà le cose e qual è l’errore di fondo di questo video, il CICAP ha pubblicato su Query Online un’indagine che sbufala la questione.

Antibufala: Italia, gli negano la patente perché è gay

Antibufala: Italia, gli negano la patente perché è gay

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “gft*” e “pa.arq*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Un ventottenne di Pavia, tale Simone R., originario della Spezia, si è visto negare dalla Prefettura di Milano il rinnovo della patente di guida perché è omosessuale e questo farebbe mancare i “requisiti psicofisici richiesti”: l’uomo ha quindi presentato ricorso al giudice di pace di Pavia. Così, perlomeno, raccontano in queste ore moltissime testate giornalistiche: Corriere della Sera (a firma di Paola Arosio), ADNKronos, L’Unione Sarda, TGcom24, La Provincia Pavese, Il Mattino, Affaritaliani, Leggo, Il Giornale (a firma di Ivan Francese), Huffington Post e altre ancora (screenshot qui accanto).

La notizia avrebbe portato anche a un’interrogazione parlamentare del deputato Alessandro Zan (PD) ai ministri dei trasporti e della salute, stando ad alcune delle suddette testate; altre scrivono che per ora si tratta soltanto di un’intenzione.

Ma l’unica fonte diretta della storia della patente negata per omosessualità che viene citata dalle testate giornalistiche è l’associazione Agitalia, a sua volta citata da ADNKronos. Il problema è che Agitalia è una nota fabbrica di bufale, come segnalano diligentemente da tempo Bufale un tanto al chilo e Il Tirreno: anche qui, sembra che nessuna delle testate che ho citato all’inizio si sia presa la briga di cercare Agitalia su Google prima di fidarsene o di fidarsi di ADNKronos. Affaritaliani, fra l’altro, si limita a riportare per intero la nota di Agitalia; il copiaincolla elevato ad arte. Eppure già ieri Francesco Loiacono, su Fanpage.it di Milano, poneva dubbi sull’intera vicenda. Dubbi puntualmente ignorati dalle altre testate nonostante fossero a portata di clic tramite Google.

La giornalista Elena Tartaglione ha invece fatto i debiti controlli: “Ho chiamato l’ufficio stampa della prefettura di Milano, citata nel lancio”, mi ha scritto,“mi hanno detto che non ne sanno nulla, che non risulta, che non hanno nessuna persona con quelle caratteristiche che ha fatto esposti, che hanno provato a contattare Agitalia invano, e che insomma è una bufala. Ma non faranno smentite e comunicati.”

La notizia di base è quindi priva di riscontri e proviene da una singola fonte di pessima reputazione.

Lo stato dell’interrogazione parlamentare di Zan era invece ancora confuso al momento della pubblicazione iniziale di questo articolo: sulla propria pagina Facebook, Zan aveva scritto ieri su Twitter di aver “disposto interrogazione”. Successivamente gli ho chiesto aggiornamenti via Twitter, e qualche ora più tardi mi ha risposto di averla “presentata oggi” (26/2). L’ho letta ed è in forma dubitativa: chiede innanzi tutto di accertare se la notizia è vera. Zan mi ha chiarito inoltre di aver preso la notizia da ADNKronos, che a sua volta sostiene di avere come fonte il giudice di pace, e che farà ulteriori verifiche. Ho chiesto lumi ad ADNKronos e ho contattato via mail il giudice di pace di Pavia.

Va chiarito, infine, che questo (presunto) episodio attuale di discriminazione assurda è distinto da quelli avvenuti realmente in passato.

Ancora una volta, insomma, troppe testate giornalistiche pubblicano una notizia senza alcun controllo e senza accorgersi che viene diffusa da un bufalificio conclamato. Per fortuna fra i tanti giornalisti che lavorano male ce n’è qualcuno che si guadagna lo stipendio invece di consumare i tasti Ctrl, C e V.

Aggiornamento (2015/02/01): Ancora nessuna risposta né da ADNKronos, né dal giudice di pace di Pavia.

Antibufala micro: no, Ringo Starr non ha ammesso che Paul è morto ed è stato sostituito da un sosia

Antibufala micro: no, Ringo Starr non ha ammesso che Paul è morto ed è stato sostituito da un sosia

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “dainolib*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Provo a fare un’antibufala preventiva: non è vero che Ringo Starr ha rilasciato un’intervista nella quale dice che il vero Paul McCartney è morto nel 1966 ed è stato sostituito da un sosia di nome Billy Shears.

L’intervista è infatti stata inventata di sana pianta dal sito satirico World News Daily Report.

Persino giornali piuttosto disinvolti con le bufale come il Mirror inglese hanno pubblicato la sbufalata. Chissà come se la caveranno le altre testate e gli utenti dei social network.