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Se un’auto elettrica finisce in acqua, si rimane folgorati?

Se un’auto elettrica finisce in acqua, si rimane folgorati?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/21 14:05.

È una domanda più che sensata: con tutta l’energia elettrica immagazzinata nella batteria, non c’è il rischio di prendere una scossa mortale se si finisce in acqua con un’auto elettrica?

A quanto pare la risposta è no. È uscito un video, girato se ho ben capito in Kazakistan, nel quale una Tesla Model S affronta un sottopassaggio allagato e ne esce senza particolari problemi mentre le auto con motore a scoppio sembrano bloccate. Il titolo del video parla di “swimming”, come se la Tesla fosse diventata un natante, ma penso che sia un’iperbole per sottolineare quanto è alta l’acqua che la circonda e che l’auto non sia arrivata a galleggiare: da come sterza, sembra proprio che abbia ancora una buona presa sulla strada sottostante.

Elon Musk ha segnalato il video commentando semiseriamente (sottolineo il semiseriamente) che “decisamente non lo consigliamo, ma la Model S galleggia abbastanza bene da trasformarla in barca per brevi periodi. La spinta si ha tramite la rotazione delle ruote” e ha aggiunto che ha “ancora intenzione di fare un’auto sportiva sommergibile che possa viaggiare su strada” ma che si tratta “solo di un progetto secondario” che ha “un potenziale di mercato limitato”.

Elektrek ricorda comunque che l’opzione “auto sommergibile di James Bond” nel software delle Tesla è soltanto un easter egg e non una funzione reale.

Anche Nissan ha studiato la questione, come si vede in questo video promozionale della sua Leaf (la cui versione integrale è qui).

HowStuffWorks.com spiega che le grandi batterie delle auto elettriche sono sigillate in un involucro metallico isolato e i singoli elementi che compongono la batteria sono a loro volta sigillati e comunque contengono sostanze chimiche in forma di gel che non fuoriescono violentemente in caso di rottura. Inoltre lo spegnimento dell’auto isola la batteria da tutto il resto del veicolo, per cui è veramente molto difficile, se non impossibile, prendere una scossa da un’auto elettrica immersa in acqua.

A dicembre 2015 una Tesla Model S è finita in una piscina. Delle due persone a bordo, una è sopravvissuta e l’altra è morta in ospedale. L’auto è affondata lentamente e non c’è stata alcuna segnalazione di folgorazioni.

Un’auto elettrica THINK City è stata immersa completamente in acqua salata mentre era accesa ed ha superato la prova senza folgorazioni.

Tutto questo non vuol dire, beninteso, che sia prudente attraversare un tratto di strada allagato: l’acqua potrebbe essere molto più profonda di quel che si pensa, col rischio di rimanere bloccati e quindi di perdere l’auto o, peggio ancora, restare intrappolati e annegare. Inoltre i soccorritori devono imparare a gestire le auto elettriche in caso di incidente non sommerso; ma questa è un’altra storia.

“Report” e le auto elettriche

Ultimo aggiornamento: 2018/12/24 12:35.

La puntata di Report su Raitre stasera si è occupata dell’infiammabilità delle batterie al litio con un trailer che è quasi interamente dedicato alle batterie presenti nelle auto elettriche.

Non ho visto la puntata, ma per i tanti che (come me) si fermeranno al trailer vorrei ricordare, per completezza, che le batterie al litio non esistono solo nelle auto elettriche: sono presenti in tutti i telefonini, tablet e laptop, oltre che negli aspirapolvere a batteria, nei Roomba, nei monopattini elettrici, nelle bici elettriche, nei trapani cordless e in tanti attrezzi elettrici senza cavo d’alimentazione. Quindi se dobbiamo fare panico intorno alle batterie al litio, allora forse dovremmo impanicarci per il dispositivo incendiabile che abbiamo nella borsetta o che abbiamo stivato in aereo o per quello che scorrazza per casa mentre noi siamo fuori o sta sotto i piedi del nostro bambino.

Oppure dovremmo semplicemente imparare a valutare il rischio in base a criteri meno cavernicoli della maggiore o minore familiarità. Dovremmo piantarla di pensare che quello che non conosciamo è pericoloso perché non lo conosciamo, mentre quello che conosciamo da tempo è sicuro.

Questo errore di valutazione ci fa dimenticare il fatto che circoliamo costantemente a bordo di auto a pistoni che sono piene di carburante istantaneamente infiammabile. Ci fa sembrare normale tenere in casa delle bombole di gas. Ci fa sembrare normale che lungo le nostre strade e le nostre ferrovie circolino enormi serbatoi su ruote strapieni di liquidi o gas infiammabilissimi.

E ci fa invece preoccupare degli incendi delle auto elettriche, dimenticando di considerare che bruciano sì a lungo e sono impegnativi da spegnere, ma si innescano e si sviluppano più lentamente e quindi danno più tempo agli occupanti di mettersi in salvo rispetto a un’auto a benzina.

Detto questo, guardate pure Report. Forse lo farete con occhi diversi.

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Mi è arrivata la targa da nerd

Ultimo aggiornamento: 2018/12/18 14:00.

Ho finalmente trovato il tempo di andare a ritirare e installare la targa personalizzata per ELSA, la mia piccola auto elettrica, e per Petula, la mia auto a benzina (hanno la stessa targa trasferibile). Ne avevo parlato in un articolo precedente: le sue prime quattro cifre sono un omaggio alla Serie Classica di Star Trek (l’astronave Enterprise è la NCC-1701).

È stato sufficiente andare alla Sezione della Circolazione, togliere le vecchie targhe (sono rimovibili a incastro), presentare allo sportello un documento d’identità, le targhe vecchie e le carte grigie (carte di circolazione) delle due auto da reimmatricolare, e mi sono state date subito le targhe nuove: tempo necessario, dieci minuti in tutto. La variazione dell’assicurazione, fatta via mail, è arrivata direttamente allo sportello via Internet e non è stato necessario presentare le ricevute di pagamento delle targhe.

Costo totale dell’operazione: 150 franchi per acquistare la targa all’asta online, e 50 franchi per ciascuna delle carte grigie rifatte. Nessuna marca da bollo, ma solo una bolletta da pagare (dopo, sulla fiducia). Sempre via Internet.

Ora non mi resta che aggiornare i dati di targa in Parkingpay.ch (il servizio di pagamento online dei parcheggi in Svizzera), Telepass.it e nell‘Area C di Milano.

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I miei primi, cauti passi in auto elettrica

I miei primi, cauti passi in auto elettrica

Ultimo aggiornamento: 2018/12/18 00:05.

Pochi giorni fa ho comprato un’auto elettrica, una Peugeot iOn usata (costo circa 10.000 euro), e sto cominciando a usarla. Queste sono le mie prime impressioni sparse d’uso concreto.

In sintesi: funziona egregiamente nel modo in cui serve al mio caso particolare, permettendomi di portare agevolmente la spesa davanti a casa e di sgusciare nel traffico e nei parcheggi, ma ora comincio a capire molto meglio le difficoltà e le esitazioni di chi si affaccia all’auto elettrica.

Soprattutto ora mi è concretamente chiaro che l’usabilità di questo tipo di veicolo non è soltanto questione di batterie: senza una campagna di alfabetizzazione, senza un coordinamento delle infrastrutture e soprattutto senza il contributo dell’informatica, l’auto elettrica non può aspirare a un successo di massa. Questi fattori sono essenziali per la sua diffusione. Ed è per questo che l’idea di Tesla (basata in grandissima parte sul software nell’auto, nell’app e nella rete di ricarica dedicata) ha fatto la differenza rispetto a tutti i tentativi precedenti, anche se per ora è limitata al segmento di prezzo medio-alto.

1. Usare l’elettrica ben entro i suoi limiti per evitare gli stress

La prima cosa che mi sono ripromesso, quando ho acquistato la iOn, è che non mi sarei fatto prendere dall’ansia da autonomia (range anxiety, nel gergo inglese del settore). Avendo comunque un’auto a benzina, ho deciso di usare l’elettrica esclusivamente per viaggi che posso fare tranquillamente andando e tornando senza dovermi fermare a ricaricare in giro. Non ho tempo e non ho voglia di trovarmi a piedi o penalizzato in alcun modo perché la colonnina di ricarica su cui dovrei contare è guasta o occupata da un cretino con un’auto a carburante fossile. Se ho il minimo dubbio che l’elettrica non abbia autonomia sufficiente, vado con l’auto a benzina. La Dama del Maniero mi sta spingendo verso avventure elettriche più spavalde, ma queste ve le racconterò prossimamente.

L’autonomia dichiarata dal computerino di bordo della iOn, basata sul mio attuale stile di guida tutt’altro che ottimizzato, è 80 chilometri (anche se sta migliorando man mano). Quindi faccio solo viaggi a non più di 40 chilometri di distanza, così posso sicuramente tornare a casa anche senza ricaricare in giro. Questo può sembrare estremamente penalizzante, ma visto che i miei percorsi abituali (andare a fare la spesa, andare alla radio, andare nelle scuole del Canton Ticino) sono solitamente ben al di sotto di questo limite, per me non è affatto un problema. Ho risolto l’ansia da autonomia usando l’auto elettrica in maniera estremamente prudenziale e tenendomi ampi margini.

Lezione numero uno: se volete vivere assolutamente senza ansie, prendete l’autonomia dichiarata dai costruttori (secondo i generosissimi criteri NEDC, di solito) e dimezzatela. Se è comunque sufficiente, siete a posto. Altrimenti rassegnatevi, perché l’ansia da autonomia sarà vostra compagna.

Con questi criteri molto prudenziali mi godo serenamente l’auto elettrica: accendo il riscaldamento (elettrico) tutte le volte che mi serve (in questi giorni fa un freddo cane anche intorno al Maniero Digitale), faccio le partenze veloci ai semafori, accelero e sorpasso quando voglio e non mi faccio prendere dall’ansia, ma anzi mi diverto: la iOn non è un fulmine, ma ha la giusta dose di grinta in città. Arrivo a casa, attacco l’auto alla presa, e l’indomani mattina riparto col “pieno” senza neanche andare al distributore.

2. C’è tanto da (re)imparare. Anche le cose più banali

Cambiare auto richiede sempre un periodo di apprendimento, ma qui è tutto diverso.

  • Il riscaldamento è elettrico (dietro le bocchette di ventilazione c’è una resistenza che scalda l’aria, come un phon, e il sedile è riscaldabile) e consuma moltissima energia, quindi incide pesantemente sull’autonomia, visto che la batteria è da soli 16 kWh. Qui non c’è un motore endotermico che genera quantità esagerate di calore da smaltire. La neve sul cofano non si scioglie, perché il cofano resta freddo. Conviene coprirsi bene in auto.
  • L’auto è totalmente silenziosa quando è accesa e ferma. All’inizio è disorientante, poi diventa un piacevole promemoria che stai viaggiando in elettrico.
  • Togliere il piede dall’acceleratore frena la macchina, perché interviene la rigenerazione che ricarica la batteria.
  • Anche la prima parte della corsa del pedale del freno attiva la rigenerazione. Trovo meravigliosa la consapevolezza che invece di buttare via stupidamente energia sotto forma di calore e consumo dei freni a ogni rallentamento, come avviene con un’auto endotermica, genero un po’ di energia che ricarica la batteria. Una discesa diventa una fonte di energia invece di una causa di consumo dei freni. Mi rendo conto di quanto sia stupidamente inefficiente qualunque auto tradizionale.

Il problema di fondo, però, è dove imparare queste cose. C’è una generale mancanza di informazioni pratiche e precise.

  • Non ci sono, che io sappia, corsi di preparazione offerti dai concessionari o dai fabbricanti: tutto è lasciato alla passione e all’iniziativa personale.
  • Il manuale della iOn, per esempio, non spiega affatto che il connettore per la carica domestica in realtà è usabile anche con le colonnine pubbliche di ricarica e dà l’impressione che solo il connettore veloce (CHAdeMO) possa essere usato per caricare in giro. Se neanche chi fabbrica le auto informa correttamente, siamo messi male.
  • Le informazioni fornite dal manuale sono davvero laconiche per tutta la parte di trazione elettrica e di gestione della batteria.
  • Se non avessi avuto la rete di amici che hanno già un’auto elettrica non avrei avuto modo di scoprire molte delle cose che ho descritto qui sopra e che è indispensabile sapere per usare in modo efficace questo genere di auto.

3. Carica domestica: una pacchia, ma migliorabile

Arrivare a casa con il “serbatoio” quasi vuoto e “riempirlo” semplicemente attaccando una spina a una presa, quasi come se l’auto fosse un telefonino, è splendido (dico quasi perché la presa, i cavi e il contatore devono essere in grado di reggere 2,3 kW continui, che sono molto più di quello che assorbe un cellulare; il mio impianto elettrico è in grado di farlo, ma non tutti lo sono).

Certo, la carica completa sulla presa domestica richiede circa cinque ore, ma tanto avviene di notte, per cui la durata non è un problema. In emergenza ho sempre l’auto a benzina. L’indomani mattina avrò il “pieno” elettrico senza sprecare neanche un minuto al distributore (foto qui accanto). E avrò speso circa un quarto di quello che mi sarebbe costato un rifornimento equivalente di benzina.

Sempre come un telefonino, l’auto ha un indicatore di carica in corso sul cruscotto e visualizza le tacche di carica anche quando è spenta. Comodo.

Piccolo problema: devi ricordarti di mettere l’auto sotto carica, altrimenti l’indomani mattina sarai appiedato. Idem se per caso scatta il salvavita o s’interrompe la corrente durante la notte. All’inizio questo gesto di collegare l’auto alla presa potrebbe non venire automatico. Cosa peggiore, una volta diventato automatico potresti non ricordare se l‘hai fatto o no, e quindi ti toccherà tornare in garage a vedere se l’auto è sotto carica o no. Sto pensando di mettere una webcam.

Questo è uno dei casi nei quali il software fa una grande differenza: avere un’app che dialoga con l’auto tramite la rete cellulare e ti informa sullo stato di carica è decisamente più rassicurante ed evita di doversi rimettere il cappotto per andare a vedere come sta l’auto. Non solo: un’app di controllo remoto permette di programmare l’orario di inizio della ricarica in modo da sfruttare le tariffe notturne ridotte. Confesso che con questo freddo non ho nessuna intenzione di uscire di casa dopo le 22 per andare ad avviare la carica quando inizia la tariffa ridotta; se potessi farlo dal mio telefonino, cambierebbe tutto. Se si vuole rendere appetibile l’auto elettrica, queste piccole grandi comodità ci devono essere. Sì, le Tesla le hanno, dannazione: le paghi care, ma in cambio ti danno molto.

Venerdì scorso per la prima volta sono andato a lavorare alla Radiotelevisione Svizzera, a Lugano, in auto elettrica. È stato il primo viaggio fatto per ragioni pratiche, di lavoro, e non per prova: venticinque chilometri tra andata e ritorno, senza inquinare e senza fare rumore. Da oggi per le strade svizzere c’è un’auto a benzina in meno. Non ho neanche acceso l’autoradio per godermi il silenzio di bordo.

4. Carica in viaggio: un delirio frustrante

Le cose cambiano completamente se si tenta di ricorrere alle ricariche in viaggio. Se riuscite a immaginare un mondo nel quale le auto a benzina o diesel vanno usate a queste condizioni:

  • fra un distributore di carburante e l’altro ci sono duecento chilometri;
  • per rifornirsi è necessario avere fatto in anticipo un abbonamento che varia da catena a catena;
  • ci sono diciassette tipi di carburante differenti, di cui solo due sono compatibili con la vostra specifica auto;

avete un’idea di cosa significa oggi usare un’auto elettrica di qualunque marca se si dipende dai punti di ricarica delle varie reti municipali e commerciali (con l’eccezione, ancora una volta, di Tesla, che ha semplificato il tutto).

Per curiosità ho provato a fare una carica presso un punto di ricarica della rete ticinese Emoti. Mi sono documentato prima: sono andato sul sito, ho consultato la cartina delle colonnine di questa rete, cercando quelle compatibili con uno dei miei due connettori (CHAdeMO e Tipo 1). Poi ho installato l‘app di Emoti sul mio smartphone, ho creato un account e vi ho caricato del credito usando la mia carta di credito.

Sono arrivato alla colonnina, che sapevo essere libera grazie all’app, ho collegato il cavo Tipo 1 (l’unico compatibile con la mia auto fra quelli disponibili) e ho tentato di avviare la carica dall’app. Non ha funzionato. Ho ricontrollato tutto, scollegato tutto e riprovato. L’app si è piantata in continuazione. E così sono iniziati i dubbi del principiante.

Sarà che l’auto va spenta completamente? Devo togliere le chiavi dall’avviamento? Devo chiudere a chiave le portiere? Devo prima tentare di avviare la carica dall’app e poi collegare il cavo, come si fa con una pompa di benzina self-service, o viceversa? Sarà che non è vero che posso usare il connettore domestico per caricare in giro (visto che il manuale non dice che si può)? Boh.

Non c’era nessun manuale che me lo dicesse. Non c’era un “benzinaio” che mi facesse assistenza. C’era soltanto un numero di telefono da chiamare.

Solo dopo vari esperimenti e tentativi ho scoperto due cose fondamentali. La prima è che l’app che comanda la colonnina chiama sinistro e destro i connettori (ce ne sono due serie) dal punto di vista di chi sta davanti alla colonnina e guarda la colonnina, non dal punto di vista di chi sta davanti alla colonnina e guarda la propria auto. Per cui stavo cercando di attivare il connettore sul lato sbagliato, e la mia inesperienza mi faceva pensare a chissà quale altro mio errore ben più tecnico o a un’incompatibilità dell’auto. Scemo io, certo, ma come ergonomia sarebbe meglio chiamarli A e B (etichette assolute) invece di sinistro e destro (etichette relative).

Non è vero che gli altri due connettori (Cavo tipo 2 e Domestica CH) sono collegati a delle auto, ma dalle diciture parrebbe di sì.

Sì, la carica di questo tipo è lentissima (va bene se parcheggi e vai a fare altro) e cara.

Il display della colonnina Emoti. Pulsanti misteriosi, e non è vero che devo presentare una tessera (ho l’app).

La seconda, una volta decifrata la questione sinistra-destra, è che il connettore non si era innestato bene perché il cavo sospeso lo tirava leggermente. Ho scollegato il tutto e ho ricominciato. Stavolta ha funzionato e sono riuscito a caricare (lentamente, ma ci sono riuscito).

Indicatore di carica in corso e di livello di carica presenti anche ad auto spenta e chiave disinserita. Comodo.

Ma che fatica: e questo nonostante io mi fossi preparato prima. Immaginate uno che è in giro e sta cercando di caricare, o un turista elettrico che arriva dall’estero: pensate che si metterà a scaricare l’app, creare un account e caricarvi del credito? Ovviamente no.

È esattamente quello che è successo mentre stavo caricando (la carica è lenta: la colonnina eroga 7 kW sul connettore Tipo 1, ma la iOn è in grado di assorbirne solo 3,2, praticamente come a casa). È arrivata una Tesla, il cui proprietario era incuriosito dalla colonnina nuova, ma quando ha saputo da me quanto era complessa la procedura per usarla ha lasciato perdere. Un cliente perso.

Tutto questo è semplicemente ridicolo.

  • Ci sono almeno cinque connettori differenti sul mercato: Tipo 1, Tipo 2/Mennekes, CHAdeMO, CCS, Tesla. Se non hai i cavi adattatori, che costano un botto e sono ingombrantissimi, o trovi la colonnina compatibile col connettore della tua auto o sei fregato: la colonnina c’è ma non la puoi usare. Decidersi per uno standard unico no?
  • Non c’è un’opzione di pagamento diretto (con carta di credito), come c’è da millenni presso le stazioni di servizio self-service tradizionali: bisogna passare dall’app, e per usare l’app bisogna creare un account e metterci del credito, oppure avere una tessera prepagata. Di nuovo, se non hai tutte queste cose, la colonnina c’è ma non la puoi usare. Perché?
  • Dopo che hai fatto tutta la trafila dell’account e dell’app o ti sei procurato in anticipo la tessera, puoi comunque usare solo le colonnine di quella rete. Tutte le altre ti restano inaccessibili. Il roaming fra questa rete e le altre non c‘è. Geniale.
  • L’app di Emoti, fra l’altro, è instabile e macchinosa, con parti in tedesco frammiste all’italiano (ho già scritto ai gestori con alcuni commenti costruttivi). Se crasha mentre stai caricando, come è successo a me, che si fa? La carica si interrompe? Solo a furia di tentativi ho scoperto che non si interrompe e che bisogna rifare login nell‘app riavviata, andare poco intuitivamente sotto Cariche (che sembra un log delle cariche fatte ma include anche la carica in corso) e toccare il pulsante Arrestare. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se nel frattempo mi si fosse scaricato lo smartphone.

Se volete che la gente non usi l’auto elettrica, continuate così, state andando benissimo.

Di nuovo, Tesla insegna come si fa a eliminare tutti questi problemi: ha costruito una rete dedicata di punti di ricarica Supercharger o Destination Charger (le cui ubicazioni sono indicate sul navigatore dell’auto). Così inserisci il connettore standard della colonnina e sei a posto. Puoi persino prenotare la colonnina in anticipo. L‘app sul telefonino ti avvisa quando la carica è finita, così sai quanto tempo ti resta da aspettare anche se sei lontano dall’auto. Tutto qui. È questo il segreto del suo successo: la semplificazione di servizi che già esistevano, ma in forma scomoda e macchinosa. In altre parole, Tesla è l’iPhone delle auto elettriche (anche nel prezzo). Speriamo che i concorrenti imparino da questo esempio.

Intanto questa storia ha un seguito.

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Tesla Model 3: un giro nel configuratore europeo

Tesla Model 3: un giro nel configuratore europeo

Ultimo aggiornamento: 2018/12/09 14:05.

Il 6 dicembre ho ricevuto una mail di invito (immagine qui accanto) a configurare la Model 3 che avevo pre-riservato ad aprile del 2016, quando quest’auto elettrica fu presentata al pubblico.

L’auto è in vendita negli Stati Uniti da quasi un anno, ma è disponibile in Europa soltanto da pochi giorni.

 L’invito dice che “Confermando il tuo ordine entro l’1 gennaio, puoi aspettarti la consegna a febbraio 2019”. Le consegne, dice qui Tesla, seguono una priorità “stabilita in base alla data della prenotazione, al luogo della consegna e alle opzioni di configurazione”; inoltre “Dopo la conferma dell’ordine, l’ordine di priorità della consegna si basa sulla data della prenotazione, sul luogo della consegna e sulle opzioni di configurazione. Il modo migliore per garantire una consegna più rapida possibile consiste nel confermare l’ordine quanto prima.”

Vediamo che succede se uso il mio account Tesla per configurare l’auto. Visto che (se ho capito bene) questo configuratore è accessibile soltanto a chi ha effettuato una prenotazione e finora l’accesso è arrivato a pochi utenti (quelli che, come me, hanno prenotato nei primissimi giorni), magari può interessarvi vederlo senza dovervi esporre finanziariamente.

I prezzi sono in franchi svizzeri perché abito in Svizzera. Lascio a voi le conversioni.

Cliccando su Inizia la configurazione trovo questa schermata, dove posso scegliere soltanto fra le due versioni a doppio motore con trazione integrale: quella con batteria ad autonomia elevata (544 km WLTP) a 60.390 CHF e con consegna a febbraio/marzo oppure quella Performance, che ha prestazioni velocistiche superiori (250 km/h di velocità massima contro 233 km/h, 3,7 s per fare 0-100 km/h contro 4,8 s) e un’autonomia leggermente inferiore (530 km WLTP) e costa 72.290 CHF, sempre con consegna a febbraio/marzo.

Scegliendo la meno costosa, mi viene proposto di scegliere il colore della carrozzeria (il nero è senza maggiorazione di prezzo, gli altri colori costano fino a 2600 CHF) e il tipo di cerchi (quelli Sport da 19″ costano altri 1600 CHF; quelli Aero sono di serie).

Nella schermata successiva posso scegliere fra interni completamente neri (di serie) e interni con alcuni dettagli bianchi (1050 CHF in più):

A questo punto posso scegliere se attivare subito il “Pilota automatico avanzato”: sono altri 5300 CHF. Se dovessi decidere di attivarlo successivamente, mi costerebbe 7400 CHF.

La tappa finale sarebbe la conferma definitiva dell’ordine: dovrei pagare subito 2000 CHF (oltre ai 1000 già anticipati, che posso soltanto presumere che verranno scalati dal prezzo totale, visto che nel configuratore non se ne parla). In questa schermata trovo i link al contratto d’ordine, alle norme di uso equo dei Supercharger e all’accordo sulla privacy.

Il prezzo per contanti di una Model 3 blu con interni bianchi e neri e Autopilot sarebbe 68.340 CHF; in leasing mi verrebbe proposto automaticamente un acconto di 6834 CHF, seguito da 60 mesi di rata da 623 CHF e da un importo finale (fra 5 anni) di 25.286 CHF; dai commenti risulta che è possibile scegliere anche altre formule di finanziamento.

A queste condizioni, la consegna promessa è sempre “Febbraio/Marzo” (del 2019, presumo).

Per il momento non ho intenzione di confermare la prenotazione: aspetto di vedere la Model 3 dal vivo per saggiarne concretamente le dimensioni comunque piuttosto grandi, e aspetto di provarla su strada e di sentire le reazioni di chi la acquisterà. Aspetto anche che diventino disponibili anche in Europa le versioni un po’ meno costose di quest’auto, che già esistono negli Stati Uniti.

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Elettrochiacchiere, prima puntata sperimentale

Elettrochiacchiere, prima puntata sperimentale

Come ogni venerdì mattina, oggi sono andato in auto elettrica dal Maniero Digitale alla sede della Radiotelevisione Svizzera per la consueta diretta del Disinformatico: già che c’ero, ho provato a registrare una videochiacchierata sulle ultime novità elettriche che non ho (ancora) avuto il tempo di raccontare per iscritto qui. Non abbiate grandi pretese: sono solo chiacchiere fatte mentre guido.

A 14.30 circa un automobilista non si accorge che la sua auto sta scivolando indietro verso la mia ELSA e devo suonare il clacson per svegliarlo. Poi la gente mi chiede perché non vedo l’ora che arrivi la guida autonoma.

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Auto elettriche: streaming del convegno di Parma oggi

Auto elettriche: streaming del convegno di Parma oggi

Come ho preannunciato alcuni giorni fa, oggi sarò alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Parma come co-moderatore del convegno Mobilità elettrica, il futuro è oggi!, organizzato dall’associazione studentesca universitaria EMS (Energia e mobilità sostenibile), dall’associazione per la mobilità elettrica eV-Now! Italia e dall’Università di Parma.

Il convegno inizierà alle 14:30. Posso annunciare con piacere che ci sarà la diretta streaming su Youtube.

Tutti i dettagli sono qui su Eventbrite.

Ci vediamo a Parma il 22 novembre per parlare di auto elettriche e mobilità sostenibile?

Ci vediamo a Parma il 22 novembre per parlare di auto elettriche e mobilità sostenibile?

Ultimo aggiornamento: 2018/11/21 8:20.

Giovedì 22 novembre sarò alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Parma come co-moderatore del convegno Mobilità elettrica, il futuro è oggi!, organizzato dall’associazione studentesca universitaria EMS (Energia e mobilità sostenibile, Facebook, @emsunipr su Instagram e Twitter), dall’associazione per la mobilità elettrica eV-Now! Italia e dall’Università di Parma.

Il convegno inizierà alle 14:30. Ci si può iscrivere gratuitamente presso EventBrite.

Questo è il programma dell’evento, che modererò insieme a Daniele Invernizzi, presidente di eV-Now! e vice presidente di Tesla Owners Italia. Le informazioni sono tratte dalla pagina pubblica dell’evento:

Tavola rotonda

Dopo l’introduzione fatta da Pier Carlo Cadoppi (studente e Presidente dell’Associazione EMS), i saluti del Rettore portati dal Prof. Carlo Concari e i saluti istituzionali dall’Amministrazione del Comune di Parma, inizierà la tavola rotonda che si concentrerà sui seguenti temi:

Rete di ricarica pubblica/privata ed Energia

  • Interazione rete elettrica ed auto elettriche | Prof. Carlo Concari, Università di Parma
  • Distribuzione e tariffazione dell’energia, total cost of ownership | Francesco Naso, Technology & Market, MOTUS-E

Veicoli

  • L’arrivo della Model 3 in Italia: prospettive, analisi tecnica del powertrain ed analisi di mercato | Daniele Invernizzi & Paolo Attivissimo
  • Elettrificazione in case automobilistiche e progetto elettrico Unipr Racing Team | Davide Lusignani, CEO eDriveLab (spinoff Unipr)
  • Vehicles to Grid & Vehicles to Home: la visione di Nissan | Paolo Matteucci, Direttore Veicoli Elettrici, Nissan Italia
  • Progetti concreti di diffusione dell’elettrico come ‘Electrify Verona’ e l’importanza dell’investimento delle case automobilistiche nell’infrastruttura di ricarica | Stefano Sordelli, Future Mobility Manager, Volkswagen Group Italia
  • Anche le auto elettriche hanno un’anima | Carlo De Pellegrin, Electric Vehicle Manager, Jaguar Land Rover Italia
  • Le impressioni di un utente elettrico su come la mobilità elettrica è già presente | Andrea Chiaudano, Aboliamo il motore a scoppio e Installiamo Energie Rinnovabili

Materiali & Tecnologie

  • Il nuovo studio europeo che compara le emissioni inquinanti di diverse tecnologie per la mobilità | Veronica Aneris, National Expert Italy, Transport & Environment
  • Litio: le prospettive future e il mercato industriale delle batterie al litio | Matteo Marmai, Business Developer Manager, Kaitek Flash Battery

Tesla sarà presente tramite il suo club ufficiale campione del mondo di Hypermiling Tesla Owners Italia, con il Presidente e Climate Leader Luca Carlo del Bo ed il Vice Presidente Daniele Invernizzi.

Alcuni benefici intrinseci dei veicoli elettrici: silenziosità di marcia, azzeramento delle emissioni locali, manutenzione quasi inesistente, accelerazione massima da fermi senza cambiare marcia o usare la frizione; e ancora la capacità di scambiare energia con la rete, stabilizzandola e facendo guadagnare il proprietario anche quando la macchina è parcheggiata; la caratteristica di essere sempre online, con i benefici che ne conseguono (controllo remoto, uso del climatizzatore per periodi prolungati a macchina “spenta” ecc.); ed infine una maggiore sicurezza, dovuta al minor rischio di incendi, alla mancanza di un blocco motore davanti che entrerebbe nell’abitacolo in caso di impatto frontale, e alla maggior rigidità strutturale dovuta alla posizione della batteria sotto il pianale che comporta anche un centro di massa più basso, che rende più difficile il ribaltamento.

Il titolo “Mobilità Elettrica, il futuro è oggi” sta a indicare che il tempo dei pionieri ormai è passato: da quando le auto elettriche sono in circolazione (le prime auto elettriche funzionali vennero prodotte alla fine dell’ottocento), esse hanno sempre avuto un’autonomia di 100 – massimo 200 – chilometri. È da più di 100 anni che ci sono le auto elettriche. Quello che è cambiato negli ultimi anni è la tecnologia delle batterie, che ha permesso questo salto di qualità verso macchine con almeno 300 km di autonomia reali.

Non siamo più nel 2013 (anno in cui le auto elettriche sono tornate all’attacco, sempre però con un’autonomia limitata). Ora anche le auto elettriche economiche hanno come minimo 300 km di autonomia reali. In più, chi non si può permettere di prendere una elettrica nuova, può sempre rivolgersi al mercato dell’usato che oggi offre delle occasioni ottime, data l’usura minima comparata con automobili tradizionali.

Ci sarà la diretta streaming su questo canale YouTube: www.youtube.com/channel/UC4EfiUlbrplJH0ifoP1LBIg

Tesla Model 3 arriva in esposizione in Europa, ecco dove vederla

Tesla Model 3 arriva in esposizione in Europa, ecco dove vederla

Ultimo aggiornamento: 2018/11/14 2:35.

Tesla ha diffuso oggi una mail che annuncia la possibilità di vedere la Model 3 in vari luoghi d’Europa “a partire dal 14 novembre”, cioè domani.

L’annuncio parla solo di “essere tra i primi a sedersi” a bordo dell’auto se ci si presenta con il proprio numero di prenotazione. Presumo intendano la prenotazione per l’acquisto di una Model 3, come quella che ho fatto ad aprile 2016.

Non si parla di prove di guida, che sono esplicitamente escluse: “Non saranno disponibili test drive con Model 3”. Viene precisato inoltre che “i titolari delle prenotazioni avranno accesso prioritario”, quindi in teoria la prova statica è aperta a tutti, compresi i semplici curiosi.

Maggiori info sono presso Tesla.com e Vaielettrico.it: in Italia è annunciata Milano, mentre in Svizzera sono indicate Zurigo, Losanna e Ginevra. Gli altri stati europei coinvolti nella presentazione sono Germania, Norvegia, Belgio, Francia, Spagna, Svezia, Portogallo e Austria. L’auto è già in vendita e in circolazione da circa un anno negli Stati Uniti e in Canada.

Anche se non è prevista una prova di guida, potrei fare lo stesso un salto a vederla per provarne i volumi interni (sospetto che sia un po’ bassa la seduta posteriore) ed esterni (è più grande di quel che sembra, con 469 cm di lunghezza, 30 in meno della Model S, e 209 cm di larghezza a specchietti aperti, 10 in meno della Model S). Ma non ho fretta.

Per chi vuole sapere la situazione della mia prenotazione, è mostrata qui sotto: Tesla dichiara che le consegne inizieranno a “inizio 2019” e che “dipenderanno dalla data di prenotazione” (io ho prenotato il giorno dopo l’avvio delle prenotazioni) e “dal fatto che questa sia stata effettuata o meno da un dipendente o da un possessore di Tesla” (non sono né dipendente né possessore). Non ho ancora accesso al configuratore.

2018/11/14 2:35

Alcuni membri del Tesla Owners Club Italia si sono imbattuti nelle manovre di scarico e installazione della Model 3 a Milano, intorno a mezzanotte, e hanno improvvisato una diretta video. Queste sono le loro riprese.

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Miniguida per scegliere un’auto elettrica. Oppure no

Miniguida per scegliere un’auto elettrica. Oppure no

Ultimo aggiornamento: 2018/10/06 9:50. 

Le nuove restrizioni all’uso delle automobili diesel non recenti (per esempio in Lombardia) stanno spingendo o obbligando molti automobilisti a confrontarsi con la necessità di cambiare auto. Il divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 3 nei comuni sopra i 30.000 abitanti in molte regioni italiane è una mazzata già in vigore, e nel 2020 toccherà agli Euro 4.

Alcuni lettori di questo blog stanno pensando di cogliere l’occasione per passare a un’auto elettrica o ibrida e mi hanno chiesto un parere, così ho preparato questa miniguida ai criteri che raccomanderei in una situazione del genere. Intendiamoci: non voglio atteggiarmi a esperto ma semplicemente fare da collettore delle varie informazioni ed esperienze.

Parto specificamente da questa domanda, che riassume un po’ tutti i dubbi di tanti altri lettori:

…a breve mi toccherà purtroppo rottamare una diesel Euro 3 causa blocchi in Lombardia. Al momento sto pensando a una Toyota Yaris ibrida come nuova auto. Può avere senso o con le (reali o apparenti) novità in arrivo nei prossimi 2-3 anni può essere meglio prendere una benzina economica da cambiare tra qualche anno? La Yaris alla fine costerebbe sui ventimila, caruccia ma con tante cose carine. Mi darebbe fastidio ritrovarmi con qualcosa di “vecchio” tra pochissimo tempo 🙁 Dalle info che hai cosa potrebbe convenire? C’è da dire che sarei più comodo con una ibrida che con una elettrica quindi il confronto sarebbe Yaris contro imminenti ibride e non contro imminenti elettriche pure. Grazie!

Per chi è totalmente digiuno di auto, descrivo e riassumo brevemente i tipi principali di auto oggi disponibili (lasciando da parte il diesel, che ormai non ha futuro in campo automobilistico, e le auto a idrogeno, promettenti ma al momento del tutto prive di una rete di rifornimento):

  • auto elettriche pure: al posto del serbatoio hanno una grossa batteria che aziona un motore elettrico e si caricano usando esclusivamente una presa elettrica domestica o una colonnina pubblica. Non consumano carburante.
  • auto a benzina: sono quelle tradizionali. Hanno solo un motore a pistoni, si riforniscono solo di benzina al distributore.
  • auto a metano o a GPL: hanno un motore a pistoni e un grosso serbatoio principale che contiene gas metano o GPL e un serbatoio secondario, a volte più piccolo, per la benzina. Possono usare sia metano/GPL, sia benzina.
  • auto ibride semplici: hanno un motore a benzina, che fa il grosso del lavoro di propulsione, e un motore elettrico alimentato da una batteria, più piccola e meno capiente di quella delle auto elettriche pure, che offre meno di una decina di chilometri di autonomia pura elettrica; finiti questi chilometri, subentra il motore a benzina, che spinge l’auto e intanto ricarica la batteria. Di solito il motore elettrico lavora da solo in città e alle basse velocità; per tutto il resto subentra il motore a benzina. La batteria può essere caricata soltanto facendo andare questo motore a benzina e in nessun altro modo (l’auto non ha una presa di ricarica). In alcune ibride, le cosiddette mild, il motore a benzina viene soltanto assistito (non rimpiazzato) dal motore elettrico e dalla batteria nelle situazioni nelle quali inquinerebbe maggiormente e quindi è sempre attivo durante la marcia.
  • auto ibride plug-in o PHEV: sono auto ibride la cui batteria è più capiente rispetto alle ibride semplici e consente di percorrere qualche decina di chilometri senza usare il motore a benzina. La batteria può essere caricata dal motore a benzina oppure collegandola a una presa elettrica domestica o a una colonnina pubblica.

1. Quanti chilometri fate, e come li fate?

Se usate l’auto esclusivamente per tragitti brevi ma frequenti, per esempio per fare ogni giorno 50 km per andare al lavoro, siete facilitati nella scelta, perché i limiti di autonomia delle auto elettriche piccole e compatte non vi toccano.

Se invece fate molti viaggi molto lunghi (500 km e oltre), per farli con un’auto elettrica dovreste investire in una grossa berlina a grande autonomia, che costa da 80.000 euro in su.

Se fate quasi sempre tragitti brevi ma ogni tanto fate qualche viaggio lungo, potreste considerare un’auto ibrida PHEV: la usereste quasi sempre in modalità elettrica pura e ogni tanto in modalità ibrida, per cui i vostri consumi di carburante (e il relativo inquinamento) scenderebbero moltissimo. Avreste tutti i vantaggi e i piaceri di silenziosità e accelerazione di un’elettrica senza gli svantaggi di un’elettrica pura.

Se avete due auto in famiglia, una piccola per i tragitti brevi (in città) e una grande per i viaggi lunghi, potreste sostituire la piccola con una piccola elettrica a bassa autonomia.

Ma ne vale la pena? Siete sicuri che l’auto elettrica sia la soluzione ideale? Dipende qual è il vostro obiettivo.

2. Pensate solo a risparmiare?

Se il vostro obiettivo è solo risparmiare denaro, allora lasciate perdere auto elettriche piccole o compatte e fate bene i conti per quelle ibride o a GPL/metano. Personalmente adoro le auto elettriche, ma a conti fatti un’elettrica pura piccola o compatta costa così tanto di più rispetto a un’auto a benzina equivalente da non essere quasi mai economicamente conveniente.

Anche se l’elettricità costa molto meno del carburante, servono da 100.000 a 300.000 km soltanto per arrivare a recuperare la differenza di prezzo fra una piccola/compatta elettrica pura e un’auto equivalente tradizionale. Eventuali sconti su bollo e assicurazione sono una goccia nel mare.

Per le grandi berline la situazione è ribaltata: una Tesla, per esempio, costa all’acquisto grosso modo quanto una BMW di prestazioni equivalenti ma poi costa molto, molto meno in termini di energia. Comprare una grande berlina elettrica è economicamente conveniente rispetto a un’equivalente a benzina. A patto, s’intende, di potersela permettere come prezzo d’acquisto.

Le piccole/compatte ibride (semplici o plug-in, ossia con batteria caricabile da una presa elettrica) vengono spesso vendute a prezzi uguali o pari a quelli dell’equivalente a benzina e consumano meno delle auto tradizionali equivalenti, per cui si risparmia sulla spesa di carburante e anche sul consumo dei freni, perché le ibride possono frenare elettromagneticamente e recuperare l’energia di movimento per ricaricare la batteria invece di buttarla via come fanno le auto tradizionali. Per contro, sono inevitabilmente più complesse perché devono far convivere due motorizzazioni: quella elettrica e quella a pistoni. C’è il rischio che i costi di manutenzione di un’ibrida annullino i risparmi di carburante, anche se le esperienze di chi ha avuto ibride, raccontate nei commenti qui sotto, sono molto positive.

Se pensate (o dovete pensare) solo al risparmio, insomma, prendetevi un’auto a benzina semplice (non ibrida) e imparate a guidarla in maniera dolce, senza strappi e senza correre in autostrada: ridurrete drasticamente i consumi e quindi i costi di carburante e inquinerete meno. 10 km/h in meno in autostrada fanno davvero molta differenza sui consumi e poca sui tempi di viaggio.

Se avete nelle vicinanze un distributore di metano o GPL, potreste considerare anche un’auto che usa questi carburanti. Rifornirla costerebbe poco, ma può richiedere molto tempo perché i distributori sono rari (in alcuni paesi più che in altri) e bisogna quindi raggiungerli e il tempo di rifornimento vero e proprio è significativo. Inoltre sono poco inquinanti e il prezzo d’acquisto è in genere leggermente superiore a quello delle auto a benzina. L’autonomia a GPL o metano non è grande come quella delle auto a benzina, ma è più che sufficiente per la maggior parte delle circostanze, anche perché vi si aggiunge quella del piccolo serbatoio a benzina; inoltre si ha accesso alle ZTL e si circola anche durante i periodi di restrizione o blocco del traffico. Per contro, possono esserci delle restrizioni nel parcheggio al coperto per motivi di sicurezza. Informatevi bene.

3. Volete soprattutto inquinare meno e fare meno baccano?

Se il vostro obiettivo principale è inquinare meno e fare meno rumore, perché sentite le fitte della vostra coscienza ecologica e delle vostre orecchie ogni volta che annusate i gas di scarico di qualcun altro (o i vostri) o non sopportate il frastuono dei motori a scoppio e non volete essere come loro, allora rassegnatevi: essere ecologici e silenziosi tramite un’auto elettrica o ibrida vi costerà caro.

Ci sono tre requisiti da rispettare:

  1. Siete disposti a spendere per il vostro ideale? Una piccola o compatta elettrica o ibrida PHEV (ossia plug-in con autonomia elettrica decente di 30-50 km) vi costerà migliaia di euro in più di un’auto equivalente a benzina, a meno che accettiate di comprare un’elettrica di seconda mano (però in tal caso dovrete confrontarne il prezzo con un’auto tradizionale usata). Potreste prendere una piccola auto elettrica come seconda auto, da affiancare a una tradizionale, e usarla per tutti i tragitti brevi; però vi costerà comunque un bel po’ (e in molti paesi pagherete due bolli e due assicurazioni). Dovrete inoltre mettere in preventivo il costo della presa di ricarica domestica, che è indispensabile.
  2. Siete anche disposti ad accettare alcuni piccoli compromessi nella libertà di movimento? Le attuali auto elettriche piccole o compatte hanno autonomie sufficienti per viaggi brevi ma richiedono pianificazione per quelli lunghi (oltre 150-300 km; dipende dal modello) e hanno tempi di ricarica domestica lunghi (che non sono un problema se potete ricaricare durante la notte).
  3. Avete la possibilità di mettere una presa elettrica a norma nel vostro posto auto e di attivare un contratto di fornitura adeguato? Per non subire il disagio dei tempi lunghi di ricarica, l’auto elettrica va caricata durante la notte in garage, così ogni mattina parte sempre con il “pieno”. Un contratto da 3 kW (lo standard italiano) potrebbe non bastare a caricare l’auto e alimentare contemporaneamente gli altri apparecchi di casa.

Se non potete soddisfare anche uno solo di questi requisiti, lasciate perdere, altrimenti scoprirete troppo tardi che l’auto elettrica/ibrida PHEV non fa per voi perché i suoi disagi sono eccessivi. Valutate se potete cambiare le vostre abitudini in modo da inquinare meno, per esempio adottando una bici elettrica e/o usando i mezzi pubblici e/o acquistando un’auto a metano o GPL (con tutte le limitazioni e i vantaggi descritti sopra).

4. Avete una situazione particolare?

Tutto quello che ho scritto qui sopra può non valere se siete un caso particolare. Per esempio, non avete problemi di soldi e potete permettervi un’auto da 80.000 euro o più? Allora potrete godervi già subito tutti i piaceri e vantaggi delle auto elettriche (Tesla, Jaguar, Audi, Mercedes, Porsche e simili): silenziosità a bordo, accelerazione bruciante, accesso libero alle zone a traffico limitato, indipendenza dai blocchi del traffico, auto preriscaldata d’inverno e preraffrescata d’estate, parcheggi dedicati (se caricate durante la sosta), autonomia più che sufficiente anche per grandi viaggi, rete di ricarica capillare e risparmio sulla spesa di carburante.

Oppure avete la possibilità di caricare gratuitamente? Per esempio, il vostro posto di lavoro offre la carica alle auto oppure dalle vostre parti ci sono colonnine gratuite? Allora raggiungereste il punto di pareggio di un’auto elettrica piccola o compatta molto prima del normale e potreste risparmiare non solo con una grande berlina elettrica ma anche per esempio con una Nissan Leaf, una Renault Zoe, una Hyundai Kona o una Kia Niro EV. Avreste i benefici dell’elettrico che ho citato senza il salasso del prezzo d’acquisto stratosferico. Si tratta comunque di auto da 26.000 – 38.000 euro, quindi fate bene i conti, e non hanno una rete di ricarica dedicata, quindi pianificare i viaggi lunghi è importante. Ma potrebbero essere una soluzione accettabile.

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Questo bilancio sommario cambierà inevitabilmente negli anni a venire, man mano che il costo di produzione delle batterie scenderà (nel 2010 era a 1000 dollari per kWh, ora è intorno ai 200; fonte) e diminuiranno i disagi di ricarica grazie all’aumento del numero e della potenza delle colonnine (anche in Italia). Ma per evitare delusioni è meglio mettere in chiaro che chi compra un’auto elettrica oggi e per i prossimi 2-3 anni è ancora nella fase pionieristica e quindi deve prepararsi ad accettarne gli inconvenienti oltre che i vantaggi ancora per qualche anno.

Aggiornerò man mano questa miniguida con nuovi dati e con i vostri suggerimenti.

Fonte aggiuntiva: Automobile.it;  Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.