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Che sorpresa: l’industria petrolifera semina disinformazione sulle auto elettriche

Che sorpresa: l’industria petrolifera semina disinformazione sulle auto elettriche

Ultimo aggiornamento: 2018/07/02 13:30.

La CNBC ha pubblicato il 29 giugno scorso un articolo dal titolo inequivocabile: Oil industry is ‘peddling misinformation’ about electric vehicles, ossia “L’industria del petrolio sta ‘diffondendo disinformazione’ sulle auto elettriche”. Provo a sintetizzarlo qui per chi non conosce l’inglese abbastanza da poter leggere l’originale.

L’autrice è Christine Todd Whitman, ex governatrice repubblicana dello stato del New Jersey dal 1994 al 2001 e direttrice dell’EPA (l’ente statunitense per la protezione dell’ambiente) dal 2001 al 2003.

Whitman cita un esempio specifico di questa disinformazione: una ricerca che “dimostra” che le auto elettriche aumenteranno l’inquinamento. Sì, avete letto bene. Si intitola Are electric cars worse for the environment? (“Le auto elettriche sono più dannose per l’ambiente?”), è firmata da Jonathan Lesser ed è uscita a maggio 2018 su Politico.com. Ma un articolo del Guardian rivela che quella ricerca è stata redatta partendo da dati truccati ed è guarda caso il prodotto del Manhattan Institute, che è finanziato dalle famiglie Koch (petrolio) e Mercer (politica ultraconservatrice), dall’industria del tabacco e dalla Exxon: tutte comprensibilmente poco entusiaste all’idea di vedersi soppiantare da stili di vita più puliti. E di “dimostrazioni” come queste ne circolano tante.

Immaginate una compagnia telefonica, dice Whitman, che pubblica un rapporto secondo il quale i telefonini sono meno pratici delle linee fisse, o la catena di videonoleggio Blockbuster che finanzia una ricerca che dimostra che usare Netflix è più scomodo che andare a prendere fisicamente i DVD e riportarli. Ecco, questa è la resistenza delle industrie che più rischiano di perdere denaro dalla transizione alle auto elettriche.

La grande maggioranza degli istituti di ricerca e dei gruppi di tutela degli interessi pubblici ambientali è favorevole a un’adozione accelerata dei veicoli elettrici perché l’evidenza scientifica dimostra che questi veicoli sono molto più puliti di quelli convenzionali, dice l’articolo.

I veicoli elettrici non hanno un tubo di scappamento: vanno a elettricità, e in tutto il mondo le fonti di elettricità stanno diventando più pulite. Anche tenendo conto delle emissioni prodotte per generare l’elettricità che alimenta oggi i veicoli elettrici e l’inquinamento prodotto dalla fabbricazione delle loro batterie, questi veicoli sono già ora significativamente, e a volte massicciamente, meno inquinanti come emissioni rispetto ai veicoli tradizionali: dipende da come viene prodotta l’energia.

Whitman cita in proposito i dati della Union of Concerned Scientists, riferiti agli Stati Uniti: in media oggi un’auto elettrica “produce” (attraverso le centrali elettriche che la alimentano) emissioni che influenzano il clima pari a quelle di un’auto a benzina capace di 34 km/litro. Nel 2017, quindi un anno fa, l’equivalenza era 31.4 km/litro. Non c’è nessuna auto a benzina capace di questi consumi. Insomma, già adesso un’auto elettrica inquina meno di un’auto a benzina, anche tenendo conto dell’inquinamento prodotto dalle centrali.

Dato che i paesi e le grandi città si stanno ponendo obiettivi ecologici sempre più spinti, l’energia elettrica verrà man mano prodotta da impianti sempre meno inquinanti e il riciclaggio delle batterie diventerà più comune perché le economie di scala lo renderanno conveniente. Questo ridurrà la diffusione delle forme di asma e di cancro causate dall’inquinamento derivante dall’uso di fonti energetiche fossili.

“Confrontate tutto questo con la benzina e il petrolio, che non diventeranno mai più puliti di quel che sono ora”, scrive la Whitman. “Bruciare combustibili fossili per azionare motori produce inquinamento. Punto e basta. I combustibili fossili generano inquinamento in ogni fase del loro ciclo di vita: dalla trivellazione al trasporto alla raffinazione alla combustione in un motore.”

Inoltre i veicoli elettrici sono da tre a quattro volte più efficienti nell’uso di energia rispetto ai veicoli a benzina. Nelle auto elettriche la parte di energia immessa che si perde sotto forma di calore è molto minore di quella persa dalle auto a carburante. Whitman cita in proposito il documento Environmental Assessment of a Full Electric Transportation Portfolio dell’Electric Power Research Institute.

I veicoli elettrici producono risparmi per il consumatore: l’energia elettrica costa molto meno del carburante e la manutenzione è minore. Non occorre andare al distributore. Il motore è molto più semplice e quindi si guasta meno. Le prestazioni sono migliori in fatto di accelerazione e di tenuta di strada, perché i veicoli elettrici hanno un baricentro basso.

Il passaggio dal carburante ai veicoli elettrici caricati in modo intelligente, inoltre, consente di attingere alle eccedenze di produzione di energia della rete elettrica e quindi migliora le prestazioni della rete e mantiene bassi i costi, secondo questa ricerca della MJ Bradley.

“Tirando le somme: l’elettrificazione dei trasporti è un’ottima idea e i veicoli elettrici sono un prodotto migliore. Per questo sostituiranno il motore a scoppio” scrive Whitman. Ma il risultato è che “come è comprensibile che avvenga quando un’industria si trova a contemplare la propria obsolescenza, l’industria petrolifera sta facendo di tutto per ritardare l’inevitabile, compreso finanziare ricerche discutibili.”

Whitman conclude così: “Sospetto che un giorno le generazioni future guarderanno l’epoca del motore a scoppio con la stessa miscela di stupore e perplessità che proviamo quando pensiamo ai tempi delle carrozze a cavalli e alle linee telefoniche fisse. I benefici di questo futuro saranno così sorprendenti che dovremmo fare tutto il possibile per accelerare questa transizione, e dovremmo condannare ad alta voce le argomentazioni che cercano di rallentare o rinviare questo progresso, denunciandole per quello che sono: sforzi mossi da cattive intenzioni.”

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Cerco info su Mitsubishi i-Miev / Citroen C-zero / Peugeot iOn

Cerco info su Mitsubishi i-Miev / Citroen C-zero / Peugeot iOn

Credit: Wikipedia.

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Se avete informazioni o esperienze d’uso riguardanti le city-car elettriche Mitsubishi i-Miev, Citroen C-zero o Peugeot iOn (tre versioni dello stesso veicolo), in particolare sul mantenimento della capacità di carica dopo alcuni anni d’uso, mi interessano molto: segnalatemele nei commenti qui sotto.

Se avete info che non volete pubblicare, mandatemele via mail oppure in un commento, indicando chiaramente che il commento non va pubblicato.

Per ora non posso raccontarvi perché mi servono, ma lo farò non appena sarà conclusa l’indagine che sto svolgendo. Grazie!

Tesla licenzia, frenesia mediatica

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/10/17 15:20.

A me sembrava una classica non-notizia, ma siccome da qualche giorno mi scrivete e tweetate in tanti (quello qui sopra è solo un piccolo campionario) chiedendomi un parere sul licenziamento di circa 400 dipendenti Tesla e sulle voci di difficoltà nella produzione della Model 3, con riluttanza riassumo qui quello che in parte ho già scritto via Twitter.

  1. Mettiamo subito in chiaro una cosa: non rappresento Tesla e non sono un fanboy di Tesla (anche se le sue auto mi piacciono e ne ho prenotata una, sto comunque valutando anche le concorrenti, Opel Ampera-e in testa). Sono un sostenitore delle auto pulite di qualsiasi marca. Per quel che mi riguarda, Tesla può anche fallire domani: l’importante è che qualcuno ci dia auto che non appestano l’aria, non fanno baccano incessante e non rovinano la salute e l’ambiente. Ne abbiamo urgente bisogno.
  2. Non dite che Elon Musk, boss di Tesla, non aveva avvisato. Ha detto chiaro e tondo a luglio che mettere in produzione un’auto nuova avrebbe comportato vari mesi di “production hell” (parole sue), come avviene spesso durante l’avvio di qualunque processo produttivo. E passare da una produzione a tiratura limitata di auto di lusso alla produzione di massa è una sfida enorme oltre che un punto di svolta e ne avevo messo in guardia pubblicamente a marzo 2016, prima ancora che venisse presentata la Model 3.
  3. I licenziamenti li fanno anche gli altri costruttori, ma non fanno altrettanto notizia. Vauxhall (la Opel britannica) ne ha appena annunciati 400 su 4500: letteralmente una decimazione (e passa da due turni a uno solo). Ma avete visto la stessa frenesia mediatica? Appunto. Tesla ha 33.000 dipendenti: fate voi le proporzioni.
  4. I problemi che impongono il richiamo delle auto càpitano a tutti, non solo a Tesla. Però quando càpitano a Tesla fanno clamore. Daimler deve richiamare un milione di Mercedes, ma non ho visto altrettanto interesse mediatico.
  5. Per chi dice che Tesla è spacciata perché ha i conti in rosso da anni: quante case automobilistiche sapete elencare che non sono mai fallite e hanno i conti in attivo? Vogliamo parlare di quel piccolo problemino chiamato Dieselgate? Quello che costerà 25 miliardi di euro a Volkswagen? Quello che contribuisce ad avvelenare l’aria e a dare all’Italia il primato per le morti da inquinamento atmosferico?
  6. Tesla è seduta su quattrocentomila prenotazioni della sua Model 3. Ditemi quanti altri costruttori possono vantare una clientela pronta e disponibile come questa. Di solito sono disperatamente in cerca di clienti.
  7. Che palle. Non possiamo semplicemente aspettare qualche mese e vedere come va a finire?

Magari nel frattempo possiamo fare qualcosa di più produttivo. Oppure chiederci se questo accanimento mediatico è dovuto alla tendenza di Tesla e Musk di usare i media per farsi pubblicità (il budget pubblicitario dell’azienda è sostanzialmente zero, e per questo non vedete spot delle Tesla), all’effetto “volpe e uva” (le Tesla sono belle e costose, roba da élite con tanti soldi, e fanno rosicare chi non se la può permettere, ha un’auto puzzona e sente magari il rimorso del Dieselgate, per cui vedere l’azienda di auto di lusso in difficoltà è consolatorio), oppure alla campagna mediatica di chi vuole mantenere lo status quo e proteggere i propri guadagni (tipo i fratelli Koch o Marchionne) diffondendo notizie false sulle auto elettriche. O a tutte e tre insieme.

Personalmente intendo dedicarmi ad altro, ma fate voi 🙂

Tesla Model 3, finalmente i dettagli: interfaccia “tutto touch” può disorientare

Tesla Model 3, finalmente i dettagli: interfaccia “tutto touch” può disorientare

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/09/27 13:30.

La Model 3 di Tesla viene spesso descritta come l’iPhone delle automobili elettriche: quella che dovrebbe trasformare un prodotto di nicchia costoso e difficile in uno strumento di massa abbordabile e facile da usare, come fece appunto l’iPhone per gli smartphone. Ora che sono cominciate le consegne dei primi esemplari, sono arrivate online molte più informazioni sui dettagli di funzionamento di questo modello sul quale Tesla si gioca tutto, e devo dire che le scelte di interfaccia mi suscitano qualche perplessità: come all’epoca per l’iPhone, è forse tutto un po’ troppo touch.

Segnalo prima di tutto il manuale per soccorritori (PDF), che è concepito per assistere il personale di soccorso dopo un incidente e spiega, fra le altre cose, dove tagliare la carrozzeria senza interessare i cavi ad “alta tensione” (secondo la terminologia Tesla; sono a 400 V) e come scollegare la batteria primaria. Il manuale è ricco di spaccati e dettagli che rivelano anche ai profani l’aspetto interno e la struttura del veicolo (parti rinforzate, ubicazione airbag, impianto di riscaldamento). Emerge, per esempio, che lo sblocco per l’apertura delle portiere anteriori ha un’opzione manuale (leva meccanica oltre a pulsante elettrico), ma le portiere posteriori no. In caso di perdita di alimentazione, sembra che i passeggeri posteriori siano intrappolati e non possano aprire le portiere dall’interno.

Un altro esempio di interfaccia insolita: il cofano (che non ospita il motore, ma è un secondo mini-bagagliaio e offre accesso a uno degli anelli di troncamento dei cavi ad alta tensione) si apre non con una leva, ma esclusivamente tramite il touchscreen. Se l‘auto è senza alimentazione, bisogna collegare un’alimentazione esterna a 12V a un connettore situato dietro un tappo nel paraurti anteriore. Una soluzione bizzarramente complicata.

I primi video in circolazione mostrano le peculiarità delle scelte “tutto touch” e dell’assenza del cruscotto tradizionale (presente nelle altre Tesla): persino la velocità dei tergicristalli (non l’azionamento, che è su una levetta del piantone), il direzionamento della ventilazione (senza griglie, come spiegato qui) e l’apertura del cassetto anteriore passano dal tablet centrale.

La scelta di un’interfaccia così radicalmente innovativa ha delle ragioni funzionali ben precise oltre a essere un elemento di design che distingue la Model 3 dalle altre auto: come per gli smartphone, eliminare i pulsanti fisici consente enormi vantaggi in termini di flessibilità, modificabilità e aggiornabilità
via software. Se viene aggiunta una nuova funzione, un aggiornamento del software fa comparire sul tablet il pulsante per comandarla; in un’auto tradizionale sarebbe necessario un intervento in officina per installare il pulsante fisico.

Si tratta chiaramente di una soluzione pensata
in funzione del futuro uso di quest’auto come veicolo a noleggio o taxi
autonomo, ma mi chiedo quanto sarà facile maneggiare comandi tattili,
al posto dei pulsanti, mentre si guida (cosa che almeno per ora bisogna
ancora fare). Un conto è girare una manopola o orientare una griglia di
ventilazione, un altro è centrare un pallino e poi spostarlo su uno schermo. Mah.

L’impressione generale è che l’interfaccia utente attuale sia solo una bozza e che molte funzioni verranno aggiunte o corrette in corso d’opera. Ma è talmente diversa e innovativa che potrebbe intimidire o scoraggiare molti potenziali acquirenti, già alle prese con la transizione dal motore a scoppio alla propulsione elettrica, rispetto a veicoli elettrici con interfacce più tradizionali come la Opel Ampera-e (che ho provato qui).

Intanto una prima Model 3 europea (con targhe olandesi) è stata avvistata in Olanda e Germania, per cui può darsi che si riesca a provarne una senza dover andare negli Stati Uniti. I dati di immatricolazione di questo esemplare, in particolare il prezzo di 84.000 euro, sono probabilmente simbolici e non rappresentano i dati definitivi. A proposito di dati, una chicca: Tesla ha volutamente dichiarato un’autonomia inferiore a quella risultante dai test EPA, togliendo una quarantina di chilometri ai 537 calcolati dall’EPA per il modello Long Range (batteria da 80 kWh).




Fonti: Teslarati, Ars Technica, Engadget, Electrek.

Anche Porsche offrirà auto aggiornabili e con opzioni da sbloccare via Internet. È l’era dell’app-tomobile

Anche Porsche offrirà auto aggiornabili e con opzioni da sbloccare via Internet. È l’era dell’app-tomobile

Al recente Salone dell’Auto di Francoforte, il presidente del consiglio di amministrazione di Porsche, Oliver Blume, ha fornito nuovi dettagli sulla Mission E, l’auto sportiva interamente elettrica presentata come concept due anni fa: sarà in vendita, ha detto, entro la fine del 2019.

L’aspetto informaticamente interessante è che l‘auto sarà aggiornabile via Internet e alcune sue funzioni saranno fisicamente installate ma sbloccabili solo a pagamento, esattamente come succede per le app dei telefonini o per le applicazioni per computer.

Porsche non è l’unica a proporre auto aggiornabili senza portarle in officina: General Motors dice di volerlo fare entro il 2020, e Ford lo ha già fatto quest’anno per aggiornare i modelli del 2016, anche se in entrambi i casi si tratta di aggiornamenti che riguardano soltanto i sistemi di infotainment (informazione e intrattenimento, in pratica radio e lettore musicale/video).

Tesla, invece, da alcuni anni aggiorna le proprie auto via Internet anche negli aspetti più vitali, migliorando le prestazioni e aggiungendo funzioni (qui una cronologia). Di recente, in occasione degli uragani che hanno colpito la Florida, la casa automobilistica ha dato una dimostrazione molto eloquente della potenza di questo metodo di aggiornamento aggiungendo via Internet di colpo circa 60 chilometri di autonomia a tutti gli esemplari residenti in Florida di alcuni particolari modelli delle sue auto (S/X 60 e 60D), che avevano una batteria limitata via software e che per questo erano stati venduti a prezzo ridotto con l’opzione di pagare in seguito un importo aggiuntivo per sbloccare l’autonomia supplementare.

Questo sblocco gratuito, diffuso via Internet e rete cellulare, è però temporaneo, allo scopo di facilitare l‘evacuazione a chi ha deciso di allontanarsi dalla zona, e così come è stato attivato potrà essere revocato. L’aggiornabilità da remoto è un potere a doppio taglio, insomma: in teoria un aggiornamento potrebbe anche ridurre le prestazioni o revocare l’autorizzazione a usare l’auto, anche se questo creerebbe un pasticcio legale non trascurabile.

C’è chi s’inquieta all’idea di un’auto che si aggiorna da sola, forse perché pensa a Windows che decide di aggiornarsi nei momenti meno opportuni e teme di trovarsi appiedato di colpo mentre viaggia, ma gli aggiornamenti software delle auto non funzionano così, per fortuna: avvengono solo quando l’automobile è ferma, devono essere avviati dal proprietario, e se per caso non vanno a buon fine l’auto torna automaticamente alla versione precedente.

Cosa più importante, gli aggiornamenti over the air (OTA, via etere) riducono i costi di gestione e permettono di raggiungere rapidamente tutte le auto interessate, senza doversi affidare alla buona volontà e alla competenza dell’automobilista, che con i sistemi tradizionali deve trovare il tempo di portare l’auto in officina oppure deve ricevere una chiavetta USB contenente l‘aggiornamento e poi installarlo.

Anche la prospettiva di avere un’auto sempre connessa alla Rete, toglie il sonno ad alcuni automobilisti, timorosi che il loro veicolo venga attaccato dai criminali informatici, come accade per altri dispositivi connessi: ma questi aggiornamenti servono proprio a chiudere le falle di sicurezza che altrimenti rimarrebbero aperte per sempre, come avviene oggi per webcam e altri dispositivi dell’Internet delle Cose. Queste falle, olltretutto, sono presenti anche nelle auto non aggiornabili via etere (che quindi resteranno vulnerabili).

La prima Tesla Model 3 di serie è pronta: eccola

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Pubblicazione iniziale: 2017/07/09 8:41. Ultimo aggiornamento: 2017/07/13 13.30.

Poche ore fa Elon Musk, boss di Tesla, ha mostrato le prime foto della prima Tesla Model 3 uscita dalla linea di produzione.

Altre immagini sono su Imgur, Electrek e Teslarati. Da settimane circolano foto degli esemplari di preproduzione, fotografati in strada (interni compresi), ma queste sono le prime immagini di un modello di serie.

Questo esemplare è stato donato a Musk (più precisamente, Ira Ehrenpreis, membro del consiglio d’amministrazione di Tesla che deteneva il diritto su questo primo veicolo, ha ceduto gratuitamente questo diritto a Musk): le prime 30 consegne a chi si è prenotato sono previste per il 28 luglio e il sito per la configurazione dei modelli prenotati dovrebbe essere aperto al pubblico intorno alla stessa data. Io sono all’incirca il duecentomillesimo della fila: se tutto va bene, potrei riceverla entro fine 2018.

Non credo che sia un’esagerazione dire che il destino delle auto elettriche si gioca su questo modello, il primo concepito come veicolo di massa (finora le altre auto di Tesla e di altri produttori sono state a tiratura limitata), a prezzo abbordabile (35.000 dollari negli USA) e a lunga autonomia (da 345 km in su) con ricarica relativamente rapida per i viaggi molto lunghi (“pieno” in 40 minuti o meno). E come se questo non bastasse, su questo modello si gioca anche la sorte commerciale della guida autonoma e delle auto aggiornabili via software (e con aggiornamenti software e sblocchi hardware vendibili come se fossero app).

Le altre case automobilistiche stanno guardando con molta attenzione Tesla per vedere come diavolo fa a sedurre 400.000 clienti a pagare 1000 euro di anticipo a scatola chiusa, un anno prima che l’auto esista, mentre loro fanno fatica a far entrare la gente nei concessionari, e per capire se siamo davanti all’equivalente a quattro ruote dell’iPhone, destinato a sovvertire il mercato e far emergere un marchio nuovo che travolge gli altri consolidati e genera profitti enormi, o se si tratta di una bolla speculativa ecologico-chic che non può reggere la transizione dalla nicchia alla massa. Tesla lavora tuttora in perdita: l’ultimo suo bilancio annuale era in rosso di quasi novecento milioni di dollari, nota la BBC.

Maggiori informazioni sulla Model 3 e sulle auto elettriche in generale sono nelle FAQ che ho preparato appositamente; Quattroruote ha pubblicato una sintesi della situazione. Per tutto il resto, e soprattutto per conoscere le esperienze di chi ha già un’auto elettrica di Tesla, c’è Teslari.it, il sito del club italofono riconosciuto dalla casa automobilistica di Elon Musk.

2017/07/10. Stanotte è stato pubblicato un video di questa prima Model 3 che fa manovra in un parcheggio Tesla. Si nota qualche dettaglio, come la marca delle gomme, la presenza del tetto vetrato e l’assenza del marchio posteriore che identifica la capacità della batteria, e si scorge qualcosina degli interni, che sembrano quelli già mostrati negli esemplari di preserie (niente strumentazione frontale ma solo un tablet da 15 pollici centrale e orizzontale), ma a parte questo il video è (probabilmente intenzionalmente) reticente e consente di apprezzare le forme generali dell’auto solo di lato. Electrek ha pubblicato una prima analisi.

2017/07/13. Un altro video della stessa scena:

A che punto è la Tesla Model 3, l’auto elettrica “economica”?

A che punto è la Tesla Model 3, l’auto elettrica “economica”?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/02/26 00:40.

Avvertenza: prima di fare domande nei commenti, leggete le risposte alle domande più frequenti che ho già scritto. Grazie.

Molti di voi mi hanno chiesto come sta andando la mia prenotazione della Tesla Model 3, l’auto elettrica che dovrebbe trasformare il mercato con la sua autonomia (circa 340 km), la sua ricarica veloce (circa 40 minuti per un “pieno”) e il suo prezzo non economico ma abbordabile (35.000 dollari nel modello base). Ieri sono stati annunciati alcuni dati ufficiali, per cui vale la pena di tornare sull’argomento e riepilogare quello che è successo dal 2 aprile scorso, quando ho fatto la prenotazione.

L’azienda Tesla Motors ora si chiama Tesla e basta; ha acquisito SolarCity, grande produttrice di pannelli solari, e la tedesca Grohmann, specializzata in automazione spinta della produzione; ieri ha pubblicato i risultati del quarto trimestre 2016 e dell’anno scorso, dichiarando ricavi nel 2016 per 7 miliardi di dollari (+73% rispetto al 2015) con perdite per circa 700 milioni. La strada per il pareggio, insomma, è ancora lunga, e la sfida per trasformarsi da una fabbrica di auto di lusso a tiratura limitata a un produttore di massa è ancora tutta da vincere. Ma i soldi per proseguire, dice Elon Musk, ci sono: ancora 3,1 miliardi di dollari in cassa.

Secondo quanto annunciato da Tesla, la fabbricazione dei prototipi della Model 3 è iniziata questo mese (qui la prima immagine “rubata”) e i primi crash test sono già stati effettuati. La produzione “limitata” iniziale di serie della Model 3 partirà a luglio di quest’anno e raggiungerà volumi elevati entro settembre, con l’obiettivo di arrivare a 5000 esemplari a settimana entro fine 2017 (secondo le dichiarazioni di Elon Musk raccolte da Teslarati, 1000/settimana a luglio, 4000/settimana ad agosto, 5000/settimana a settembre) e 10.000 a settimana entro il 2018. Il debutto sul mercato della Model 3 avverrà “nella seconda metà dell’anno”.

Queste stime pongono limiti massimi alle produzioni annuali per il 2017 e 2018: nel caso (del tutto ipotetico) di una produzione a pieno regime dall’inizio, verrebbero fabbricate al massimo 130.000 Model 3 nel 2017 e 520.000 nel 2018. A titolo di confronto, in tutto il 2016 Tesla ha prodotto 83.922 auto, specificamente Model S e X (+64% rispetto al 2015). Questi numeri danno un’idea della difficoltà di ottenere un’espansione così rapida. Fra l’altro, gli ordini di questi modelli di lusso vanno a gonfie vele, con il 49% in più nel quarto trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo nel 2015.

Non si sa quante siano attualmente le prenotazioni per la Model 3: Elon Musk ha preferito non dichiarare cifre specifiche perché, dice, “la gente interpreta troppo questa cosa”, ma sono oltre 400.000. Oltre diecimila provengono da dipendenti Tesla o SpaceX, che avranno la priorità su tutti (e faranno da cavie) e potranno cominciare a configurare online il proprio esemplare poco prima di luglio 2017. La presentazione ufficiale dell’auto, nella sua forma definitiva, è ora prevista per luglio anziché marzo-aprile; dopo la presentazione, il configuratore online sarà disponibile al pubblico generico. Alla luce di questi dati, mi aspetto di poter configurare l’auto a luglio 2017 e di poterla forse ricevere a metà del 2018. Sapevo che l’attesa non sarebbe stata breve e non ho fretta.

Si stima che il pacco batterie della Model 3 abbia una capacità di circa 55 kWh nel modello base, ed è stato visto un prototipo con doppio motore e pacco batterie da 70 kWh, ma Musk ha dichiarato ieri che si aspetta che la Model 3 abbia in media un pacco da 60-70 kWh.

Nell’ambito della semplificazione rispetto alle costose Model S e X, la Model 3 non avrà le famose maniglie retrattili che escono automaticamente quando ci si avvicina all‘auto, ma userà una soluzione differente.

Intanto procede spedita la costruzione in Nevada della Gigafactory, ossia lo stabilimento gigante ad elevata automazione nel quale viene costruita la Model 3 (la “macchina che fabbrica la macchina”, come la chiamano in Tesla). Da gennaio, parte dello stabilimento è già in uso per la produzione in massa delle batterie di nuovo formato, le 2170, che vengono già installate negli accumulatori per uso domestico (Powerwall) e verranno usate per le Model 3 (la produzione delle Model 3 avverrà anche nello stabilimento “normale” a Fremont). Entro fine anno verranno annunciate le sedi di almeno altre due Gigafactory.

La rete di ricarica rapida Supercharger si sta espandendo e trasformando: per evitare abusi da parte di utenti che lasciano l’auto parcheggiata presso il punto di ricarica anche dopo che è finita la carica, Tesla ha introdotto una “tariffa di occupazione” di 35 eurocent al minuto (con una tolleranza di cinque minuti). Inoltre, come previsto, le Model 3 non avranno la ricarica gratuita a vita, ma la pagheranno se e quando la useranno: lo stesso vale anche per le Model S e X vendute dal 15 gennaio 2017 in poi. Per tutte le auto Tesla ci sono inoltre 400 kWh/anno, circa 1600 km, di carica gratuita).

Le prestazioni delle auto Tesla già in produzione hanno raggiunto ormai livelli quasi assurdi: gli esemplari di punta della Model S accelerano da 0 a 100 km/h in 2,27 secondi, stracciando anche le più costose supercar milionarie a benzina. Accelerazioni paurose di questo genere sono un ottimo veicolo pubblicitario per togliere dall’opinione pubblica l’idea che le auto elettriche debbano essere mortificanti da guidare, ma non hanno alcuna utilità pratica nell’uso quotidiano. Invece aumenta l’autonomia, con le versioni 100D che arrivano a 540 km (stima EPA).

La guida assistita (Autopilot) è stata inoltre scagionata per quanto riguarda il ben noto incidente mortale in Florida: le indagini hanno appurato che il conducente non stava guardando la strada e non è intervenuto sui freni anche quando l’ostacolo mortale (un camion di traverso a un’intersezione autostradale) era ben visibile. L’ente statunitense NHTSA ha anzi indicato che l’introduzione dello sterzo assistito (Autosteer) ha ridotto di quasi il 40% gli incidenti delle Tesla.

A proposito di sicurezza, Ars Technica nota che Tesla, senza grande clamore e anzi un po’ in sordina, sta introducendo un pacchetto assicurativo, creato insieme ad alcune compagnie assicurative, concepito specificamente per i neoproprietari Tesla, argomentando che se una Tesla è più sicura degli altri veicoli grazie alla guida assistita, le assicurazioni dovrebbero tenerne conto. Altre info sul tema sono qui.

La concorrenza, nel frattempo, non è rimasta a guardare: sto tenendo d’occhio la Chevrolet Bolt, o Opel Ampera-e, che è già in commercio (in tiratura limitata e solo in alcuni paesi) e ha un’autonomia realistica di quasi 500 km con un prezzo di circa 38.000 dollari. È decisamente interessante, anche se ha il limite di una ricarica relativamente lenta che penalizzerebbe parecchio i viaggi molto lunghi e non ha il software aggiornabile senza visite in officina. Trovate maggiori dettagli qui.

Fonti aggiuntive: Teslarati, CNBC, Electrek.

Che rumore fa un’auto elettrica quando è “a tutto gas”?

Che rumore fa un’auto elettrica quando è “a tutto gas”?

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Molti appassionati di automobili si lamentano che le auto elettriche non hanno la poesia del motore rombante. In effetti il V12 Merlin di uno Spitfire, sentito dal vivo, è una sinfonia irripetibile, e lo stesso vale per molti motori di auto ad alte prestazioni. Con un’automobile a benzina è facile far sentire, da fermi, il rombo del motore: la metti in folle e premi l’acceleratore. Ma con un’auto elettrica?

Normalmente il rumore dei motori di un’auto elettrica viene coperto dal fruscio del vento relativo. Ma in questo video una Tesla Model S P100D Ludicrous Plus viene messa su rulli dinamometrici per una serie di test, per cui possiamo sentire che rumore fa quando viene lanciata “a tutto gas” (da 4:10 in poi) senza l’interferenza del vento relativo. Notate l’accelerazione spaventosamente rapida.

Non so voi, ma a me fa venire in mente un caccia a reazione. O l’auto a turbina del Comandante Straker di UFO. In entrambi i casi, credo che mi accontenterei.

Niente più auto a carburante fossile entro il 2030?

Niente più auto a carburante fossile entro il 2030?

Questo articolo vi arriva gratuitamente grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una per incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/10/09 18:40.

Ricordate i tempi in cui i complottisti disseminavano le “prove” di un complotto per insabbiare le automobili elettriche? Come sembrano lontani. Eppure sono passati solo sei anni. Mi piacerebbe vedere che scuse hanno, questi indomiti cercatori delle verità nascoste. Probabilmente si stanno affrettando a riciclarsi come complottisti che dimostreranno il piano di Big Electrica per ucciderci tutti con gli elettroni sintetici al posto di quelli naturali e far sparire le auto a benzina e diesel, così ecologiche.

Come sono cambiate in fretta le cose. Secondo Der Spiegel, il Bundesrat, la camera alta del parlamento tedesco preme per eliminare la vendita di auto a benzina o diesel entro il 2030, ossia fra quattordici anni. Si tratta di una proposta, non di una legge, ma dà l’idea di quanta strada è stata compiuta dalle propulsioni alternative. E i politici in Olanda e Norvegia stanno discutendo se anticipare il divieto di vendita delle auto a carburante fossile al 2025. Anche l’India sta valutando se convertire alla trazione elettrica tutto il proprio parco auto.

Il caso della Norvegia è particolarmente significativo. In questo paese un quarto delle nuove immatricolazioni è costituito da auto elettriche (la più grande quota di mercato del mondo), nonostante il clima rigido penalizzi la capacità delle batterie e nonostante la Norvegia sia uno dei più grandi esportatori di petrolio.

So che un aneddoto non fa statistica, ma durante uno dei convegni ai quali ho partecipato di recente come giornalista, uno di quelli affollati di persone che occupano posti di potere in governi e aziende, mi è capitato di notare nelle chiacchierate informali, quelle in cui gli uomini si misurano fra loro confrontando telefonini e automobili, un tema di fondo: chi ha una grossa auto diesel (tipicamente Mercedes e BMW) ha già capito che la sua prossima auto non potrà essere diesel, perché avrà un valore di rivendita prossimo allo zero: non la vorrà nessuno. Per chi vive di auto di lusso e di rappresentanza, il diesel è già morto. Il Dieselgate è una mazzata ulteriore, e il crollo delle vendite europee di auto diesel ad agosto è emblematico. E ovviamente molti di questi alti papaveri si stavano orientando specificamente su un’auto elettrica, citando in particolare Tesla (pronta da subito a soddisfare questa fetta di mercato) e i progetti di Porsche, BMW, Mercedes e altre marche.

Nel giro di sei anni, per l’opinione pubblica l’auto “alternativa” è passata dall’essere un miraggio mortificante, osteggiato da Big Oil, a un’opzione realistica, “cool”, lussuosa e ad altissime prestazioni (almeno per chi se la può permettere, l’accelerazione più veloce del mondo per un’auto di serie è un primato della Tesla Model S P100D, che fa da 0 a 100 in 2,5 secondi). E offre quell’aura di ecologia che oggi le aziende inseguono disperatamente per sembrare pulite almeno sulla facciata. E tutti i principali produttori si stanno affrettando a mettere in catalogo o ad annunciare almeno un esemplare elettrico.

Il 2020 – fra soli quattro anni – sembra essere la data prevista da tutti per la grande svolta, ma già adesso la rosa di offerte è ampia e non è più fantascienza. Qualche cifra:

Maserati tenterà di debuttare con un’auto elettrica entro il 2019-20.
Mercedes ha presentato l’iniziativa Generation EQ per una gamma di auto elettriche da commercializzare intorno al 2020.
Volkswagen ha annunciato la ID, auto elettrica a grande autonomia (fino a 600 km) al prezzo di una Golf e intende produrre fino a 3 milioni di auto interamente elettriche entro il 2025.
Audi vuole mettere in vendita un SUV elettrico entro il 2018.
Porsche vuole iniziare la produzione della sua Mission-E elettrica entro il 2020.
– la nuova Smart elettrica (160 km di autonomia, 22.000 euro) è prevista per il 2017.
General Motors ha già lanciato la Chevrolet Bolt negli Stati Uniti e si appresta a commercializzarla come Opel Ampera-E in Europa (500 km di autonomia, in vendita dal 2017.
Renault ha portato l’autonomia della Zoe a 400 chilometri (disponibile subito).
Nissan farà debuttare nei primi mesi del 2017 una Leaf con batteria migliorata.
BMW offre ora una i3 con 300 chilometri di autonomia.
Kia offre già ora una Soul elettrica: 160 km di autonomia. 
– Intanto Tesla sforna già adesso 2000 auto elettriche alla settimana, ossia circa 104.000 l’anno.

In pratica, l’industria dell’auto elettrica è nelle stesse condizioni nelle quali si trovava quella della telefonia mobile al suo esordio: prodotti costosi, con notevoli limitazioni d’uso, destinati a una fascia di utenti di lusso. Poi la tecnologia è migliorata, la produzione di massa ha fatto crollare i prezzi, e oggi abbiamo tutti un telefonino in tasca. L’auto elettrica potrebbe seguire lo stesso schema.

Non so voi, ma ho la sensazione piacevole di trovarmi ad assistere (e a partecipare) a una delle grandi trasformazioni del mondo. Una volta tanto, una trasformazione in meglio.

Tesla, l’interfaccia e le app spiegate in dettaglio

Tesla, l’interfaccia e le app spiegate in dettaglio

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Al convegno Tesla Revolution 2016, tenutosi a marzo scorso, Tiziano Di Valerio, utente Tesla e membro di Teslaforum.it, ha presentato una panoramica della sua esperienza come utente di una Model S, descrivendone l’interfaccia utente, basata su Linux, e la sua vasta integrazione con servizi esterni e presentando alcune delle principali app per la gestione dell’auto.

Il video del suo intervento è disponibile su Youtube (l’ho incluso qui sotto): ve lo consiglio perché è divertente e illuminante e contiene moltissime informazioni preziose. Qui sotto ho aggiunto i link alle app citate.

App ufficiale di Tesla per Model S (iOS e Android)

Visible Tesla (non ufficiale, per Mac, Windows, Linux)

Remote S for Tesla (non ufficiale, iOS e Apple Watch; recensione)

EVmote (webapp)

Teslalog (webapp)

EVE for Tesla (webapp)