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Artemis, raffica di cambiamenti. Sospesa la stazione orbitale lunare Gateway, niente orbita “aureola”

Ultimo aggiornamento: 2026/03/26 10:00.

Credit: ESA.

Cinque giorni fa l’ESA ha pubblicato questo schema aggiornato del Gateway, l’avamposto orbitale lunare del programma Artemis. Alcuni componenti di questo avamposto, costruito in gran parte in Europa e specificamente in Italia, sono già stati consegnati alla NASA. Ma oggi la NASA ha annunciato che il Gateway è ufficialmente “in pausa”: “The agency intends to pause Gateway in its current form”, ha scritto l’ente spaziale statunitense.

Questo concetto è stato ribadito dal direttore della NASA, Jared Isaacman, in una conferenza stampa poche ore fa [YouTube; la conferenza inizia a 5:30].

L’intero programma Artemis è in subbuglio e viene rivoluzionato ancora rispetto a quanto già accaduto alcune settimane fa. Provo a riassumere i punti salienti delle ultime novità, basandomi sugli annunci di oggi e sulle slide pubblicate in quest’occasione. Lo faccio lasciando da parte con fatica l’adulazione sempre più servile e nordcoreana di questa NASA, che inizia ogni singolo annuncio e comunicato citando per intero il nome del presidente USA, elogiandolo per la sua guida luminosa e usando toni trionfalistici e nazionalisti (“imperativo nazionale”). Una NASA che dimentica disinvoltamente che pochi mesi fa, a maggio 2025, Trump voleva eliminare un quarto del suo budget (solo il Congresso ha evitato questo disastro) e glissa sul fatto che il progetto Artemis è reso possibile solo dai grandi contributi tecnologici ed economici dell’ESA, della JAXA giapponese, della CSA canadese e di molte altre agenzie spaziali internazionali.

Agenzie che in questo momento probabilmente non saranno entusiaste di sapere che il Gateway, uno dei loro contributi più significativi, è stato accantonato senza tante cerimonie.

  • Piano generale: fino a 30 allunaggi robotici a partire dal 2027 e almeno un allunaggio con equipaggio ogni anno dal 2028 in poi, per costruire un insediamento permanente sulla Luna in tre fasi.
    La prima fase, che inizia ora, include l’invio di rover, strumenti e dimostratori tecnologici, compresi un riscaldatore a radioisotopi e un generatore termoelettrico a radioisotopi, nonché sistemi di comunicazione, navigazione e spostamento sulla superficie insieme a ricerche scientifiche.
    La seconda fase (dal 2029) prevede la realizzazione delle prime infrastrutture della base lunare con contributi internazionali.
    La terza fase (dal 2032) renderà possibile permanenze umane prolungate sulla Luna, usando le “case lunari” italiane MPH (Multi-Purpose Habitat) dell’Agenzia Spaziale Italiana e la jeep lunare fornita dal Canada.
  • Artemis III confermata come missione in orbita terrestre nel 2027. Il vettore SLS e la capsula Orion (con il suo modulo di servizio europeo) dedicati a questa missione sono in costruzione o quasi completati. Il secondo stadio dell’SLS è pronto ma forse non sarà necessario usarlo (confermando che in sostanza l’SLS è una sorta di Single Stage to Orbit e che il suo lillipuziano secondo stadio attuale è quasi inutile). Quattro astronauti (o forse meno) orbiteranno intorno alla Terra e incontreranno una Starship di SpaceX e/o un lander Blue Moon di Blue Origin. Entrambi questi veicoli commerciali verranno modificati per questo volo dimostrativo e per i loro allunaggi di prova (senza equipaggio). È previsto un attracco vero e proprio (docking), non un semplice rendez-vous in orbita. Questo esemplare di Orion sarà “RPOD capable”, ossia capace di effettuare rendez-vous, manovre nelle vicinanze di altri veicoli e attracchi (Rendezvous, Proximity Operations, Docking). Verranno collaudate anche le nuove tute spaziali per attività extraveicolari AxEMU di Axiom e sarà testato il nuovo scudo termico di Orion. La missione durerà un massimo di 21 giorni ma potrebbe essere prolungata se i veicoli di SpaceX e/o Blue Origin lo consentiranno.
  • Artemis IV in costruzione e con nuovo secondo stadio; partenza nel 2028. Sono a buon punto anche il vettore e la capsula della missione Artemis IV, che dovrebbe essere la prima ad allunare. Al posto del secondo stadio potenziato (Exploration Upper Stage), che è stato annullato, la NASA intende usare un Centaur V, che è un componente collaudato già disponibile, ma questo uso potrebbe slittare ad Artemis V. Due astronauti scenderanno sulla Luna, al polo sud, usando una Starship oppure una Blue Moon e restando sul suolo lunare per una settimana. La missione durerà in tutto un massimo di 21 giorni.
  • Artemis V in costruzione iniziale. Alcuni componenti del vettore SLS sono già pronti.
  • Dopo Artemis V, due allunaggi ogni anno, e niente più SLS. Verranno effettuati con “non meno di due fornitori di lanci”, dice la NASA.
  • Tute lunari. Verranno collaudate durante Artemis III oppure a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ma non ci sono novità significative sul loro grado di approntamento.
  • Stazione Gateway in pausa e riciclata. “the agency intends to pause Gateway in its current form and shift focus to infrastructure that enables sustained surface operations. Despite challenges with some existing hardware, the agency will repurpose applicable equipment and leverage international partner commitments to support these objectives.”
    In sintesi, la NASA ferma i lavori al Gateway nella sua forma attuale per concentrarsi su risorse che permettano attività continuative sulla superficie lunare. I componenti verranno “riassegnati” (uno va a una missione verso Marte, descritta più avanti) e gli impegni presi dai partner internazionali verranno sfruttati per questa priorità di mandare di nuovo astronauti sulla Luna e costruire un avamposto lunare. La NASA dice che “l’attuale architettura del Gateway, benché rilevante per gli obiettivi esplorativi a lungo termine, non è necessaria per raggiungere gli obiettivi primari” e quindi “la NASA usa elementi del Gateway per consentire la costruzione della base lunare.” L’agenzia statunitense dice inoltre che il lancio del Gateway è in forte ritardo e l’avamposto non sarà operativo prima del 2030 o oltre.
  • Niente orbita HALO. Questa particolare orbita “ad aureola”, che non passa mai dietro la Luna dal punto di vista terrestre e traccia un’ellisse che si allontana dalla Luna fino a 70.000 km e si avvicina fino a circa 3000, non verrà usata. Era stata sostanzialmente inventata per sopperire alle limitazioni del lanciatore SLS ed era un aspetto molto caratterizzante del progetto Artemis fino a oggi.
  • Veicolo spaziale interplanetario a propulsione nucleare; userà un pezzo del Gateway. Entro la fine del 2028 la NASA intende lanciare verso Marte un veicolo senza equipaggio denominato Space Reactor-1 Freedom. Sarà il primo veicolo interplanetario a propulsione nucleare elettrica (circa 25 kW) e porterà su Marte dei mini-elicotteri da ricognizione. Verrà costruito usando il modulo PPE (Power and Propulsion Element) del Gateway abbinato a un reattore nucleare, che genererà energia elettrica da usare per accelerare il propellente. I dettagli sono su Ars Technica.
  • Cambiamenti anche per la Stazione Spaziale Internazionale. La grande stazione che orbita intorno alla Terra riceverà un nuovo componente, il Core Module, che sarà di proprietà governativa statunitense e si collegherà alla Stazione esistente. A questo nuovo modulo attraccheranno altri moduli commerciali, che useranno le risorse della Stazione per essere validati e poi si staccheranno per diventare stazioni commerciali autonome.
Tra poco il rientro sulla Terra di Artemis 1

Tra poco il rientro sulla Terra di Artemis 1

Questa sera intorno alle 18.40 avverrà il rientro dall’orbita lunare della
capsula senza equipaggio Orion, a conclusione della missione
Artemis 1 dopo 25 giorni nello spazio. Il rientro verificherà il funzionamento dello scudo termico, che deve sopportare temperature molto più alte all’impatto con l’atmosfera terrestre a causa della velocità di ritorno dalla Luna, che è di circa 40.000 km/h, contro i 28.000 dei rientri dalla Stazione Spaziale Internazionale. Questa fase collauderà anche il complesso sistema di ben 11 paracadute che vanno progressivamente attivati per ridurre la velocità d’impatto con l’acqua a circa 30 km/h e le procedure di recupero della capsula.

La diretta è già iniziata ed è embeddata qui sotto. L’ammaraggio avverrà nell’Oceano Pacifico, al largo della Baja California.

Questo è lo schema di rientro della capsula pubblicato dall’ESA:

Le foto incredibili di Artemis, Terra e Luna in alta risoluzione

Le foto incredibili di Artemis, Terra e Luna in alta risoluzione

Immaginate che foto arriveranno da queste fotocamere digitali, montate alle estremità dei
pannelli solari del Modulo di Servizio europeo (che fanno da super selfie stick, quando a bordo ci saranno
persone che si affacceranno ai finestrini. La serie completa è
qui su Flickr.

Dettaglio della foto qui sopra:

Storie di Scienza 18: Lo strano, cavilloso record di distanza di Orion/Artemis 1

Storie di Scienza 18: Lo strano, cavilloso record di distanza di Orion/Artemis 1

Poco fa l’ESA ha tweetato che la capsula Orion della missione
Artemis 1 ha stabilito un record di distanza molto specifico.
L’ESA ci tiene molto a questo primato perché partecipa in maniera importante
alla missione Artemis fornendo il modulo di servizio che alimenta la
capsula Orion e le fornisce propulsione. Trovandosi a 401.798 km dalla
Terra, dice l’ESA, Orion ha battuto il primato di massima distanza
dalla Terra di un veicolo spaziale progettato per trasportare esseri umani e
fare ritorno. 

La NASA e l’agenzia spaziale canadese sono meno cavillose e parlano
genericamente di
“record di massima distanza di un veicolo adatto a esseri umani”. Ma
sbagliano, e ha ragione l’ESA a pignoleggiare.

Perché sono necessarie tutte queste precisazioni? E chi deteneva il record
precedente?

“Progettato per trasportare esseri umani”

La prima precisazione è abbastanza facile da capire. Molte sonde spaziali
senza equipaggio sono andate ben più lontano, anche fuori dal Sistema Solare,
a quasi venti miliardi di chilometri (Pioneer e Voyager). Quindi
quello di Orion può essere un record di distanza soltanto nella
categoria ben più ristretta dei veicoli human-rated, ossia in grado di
trasportare un equipaggio con tutto il necessario per garantirgli la
sopravvivenza nello spazio: questo requisito esclude la Tesla Roadster
lanciata nello spazio verso Marte da SpaceX nel 2018, che trasporta soltanto
un manichino (almeno si spera) racchiuso in una tuta spaziale ma non sarebbe
in grado di ospitare un equipaggio vivente.

Notate, inoltre, che nel caso di Orion si parla di veicolo
in grado di ospitare un equipaggio, non di veicolo
con equipaggio, perché in questa missione la capsula Orion non
trasporta nessuno: è un volo di collaudo senza persone a bordo. Quindi non si
parla di record di distanza di un equipaggio, ma solo di record di un
veicolo che potrebbe trasportarne uno sano e salvo.

Infatti il record di distanza dalla Terra di un veicolo con
equipaggio è ancora saldamente in mano a Jim Lovell, Fred Haise e Jack
Swigert, i membri dell’equipaggio della missione Apollo 13. Il 15
aprile 1970 alle 0.21 UTC, dopo lo scoppio di un serbatoio nel modulo di
servizio che li costrinse a un drammatico rientro d’emergenza sulla Terra, si
spinsero fino a
400.171 chilometri
dal nostro pianeta e girarono intorno alla Luna a una quota di 250 chilometri
dalla sua faccia nascosta prima di tornare sulla Terra, seguendo l’unica
traiettoria che avrebbe consentito loro il ritorno prima di esaurire le
risorse di bordo.

Nessun equipaggio delle altre missioni lunari raggiunse una distanza così
elevata dalla Terra, e da allora nessun astronauta si è mai spinto così
lontano.

Ma l’ESA fa un’altra precisazione.

“…e fare ritorno”

Questa seconda precisazione è necessaria per un’ottima ragione, che però
richiede una conoscenza piuttosto approfondita delle missioni spaziali lunari
con equipaggio per essere compresa.

I veicoli spaziali delle missioni Apollo che portarono vari equipaggi
verso la Luna (1968, Apollo 8; 1969, Apollo 10; 1970,
Apollo 13) e sulla Luna (dal 1969 al 1972,
Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17) erano composti da
due moduli abitabili: il Modulo di Comando, che era la capsula conica
principale nella quale gli astronauti trascorrevano gran parte della missione,
e il Modulo Lunare o LM (Lunar Module), che era la “scialuppa” usata
per scendere sulla Luna e ripartirne. Un terzo modulo, il Modulo di Servizio,
non era abitabile ed era dotato di un grande motore di propulsione e di tutto
il necessario per la sussistenza dei tre astronauti dell’equipaggio per tutto
il corso della missione.

Al centro, la capsula conica del Modulo di Comando; a sinistra, la forma
cilindrica del Modulo di Servizio con il suo motore primario e i motori di
manovra; a destra, il Modulo Lunare (LM). Illustrazione NASA
S-66-11008.

Il Modulo Lunare si divideva a sua volta in due parti: uno
stadio di discesa, che come dice il suo nome serviva per scendere sulla
Luna portando due membri dell‘equipaggio, e uno stadio di risalita, che
riportava i due astronauti al Modulo di Comando.

Una volta esaurito il suo compito, il Modulo Lunare veniva sganciato e i suoi
motori venivano accesi un’ultima volta per allontanarlo dal veicolo
principale. Ma non tutte le missioni Apollo diedero a questi moduli la
stessa destinazione finale.

Alcune (Apollo 4, 5 e 6) furono voli di collaudo senza
equipaggio, i cui LM si disintegrarono al rientro nell’atmosfera terrestre e
comunque erano solo dei simulacri (test article). Alcune (Apollo 7
e 8) furono missioni prive di LM, in orbita terrestre o lunare. Una (Apollo 9) trasportò un equipaggio e un LM rimanendo in orbita terrestre, senza andare
verso la Luna, e il suo LM si disintegrò rientrando nell’atmosfera. Le
missioni con equipaggio Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17 scesero
sulla Luna, e gli stadi di risalita dei loro LM furono lasciati in orbita
lunare (Apollo 11) oppure furono schiantati intenzionalmente sulla Luna
(Apollo 12 e 14-17). Il LM di Apollo 13 fu usato come
veicolo di supporto d’emergenza per il viaggio di ritorno e si disintegrò
nell’atmosfera terrestre.

Se avete fatto bene i conti, manca all’appello una missione: Apollo 10.

Il LM di Apollo 10, infatti, non scese sulla Luna, ma si limitò ad
avvicinarsi (con a bordo Tom Stafford e Gene Cernan) fino a circa 14
chilometri dalla sua superficie e poi si riagganciò al veicolo principale,
dopo aver separato lo stadio di discesa da quello di risalita (il terzo membro
dell’equipaggio, John Young, rimase nel Modulo di Comando). 

Una volta compiuta la sua missione, il 23 maggio 1969 lo stadio di risalita di
questo Modulo Lunare fu inserito in un’orbita attorno al Sole, dove si trova
tuttora.
Questo è il veicolo adatto a trasportare equipaggi che si è
allontanato dalla Terra più di ogni altro

(e oltretutto, a differenza di Orion, ha
effettivamente trasportato un equipaggio, almeno per un breve periodo).

Lo stadio di risalita del Modulo Lunare di Apollo 10, fotografato da un
finestrino del Modulo di Comando, poco prima del suo riaggancio. A bordo ci
sono Tom Stafford e Gene Cernan. Dettaglio della foto NASA
AS10-34-5112. La banda diagonale in alto a sinistra è il bordo del finestrino.

Ma i Moduli Lunari non erano dotati di uno scudo termico, per cui non erano in grado di
rientrare sulla Terra. E così l’ESA salva il primato aggiungendo la
cavillosa precisazione della capacità di fare ritorno. 

Dove sia esattamente oggi il Modulo Lunare di Apollo 10 non lo sa nessuno con assoluta certezza.
Sono passati cinque decenni, e all’epoca i parametri esatti della sua orbita
non furono calcolati con precisione e non fu effettuato alcun tracciamento
della sua traiettoria, per cui si sono perse le sue tracce.

Tuttavia nel 2018 è stato scoperto un asteroide, denominato 2018 AV2,
che orbita intorno al Sole ogni 382 giorni, con due anomalie: un’inclinazione
orbitale molto bassa rispetto all’eclittica (meno di un grado) e una velocità
relativa molto bassa (meno di un chilometro al secondo rispetto al moto della
Terra). Secondo
le osservazioni e gli studi
effettuati dall’astrofilo Nick Howes, che ha iniziato la caccia al Modulo
Lunare di Apollo 10 nel 2011, e da altri astrofili e astronomi, è
probabile che questo asteroide sia in realtà il veicolo spaziale disperso.

L’orbita di 2012 AV2.

Se così fosse, il Modulo Lunare di Apollo 10 si troverebbe ora a circa
56 milioni di chilometri dalla Terra e dovrebbe avvicinarsi fino a 6,5 milioni
di chilometri intorno al 10 luglio 2037.

Ma se si estende il criterio ai veicoli spaziali che hanno trasportato
esseri umani viventi o meno, il primato si sposta ancora.

Presenza umana nel cosmo profondo

Nel 2006, infatti, la sonda interplanetaria New Horizons partì dalla
Terra, diretta verso Plutone, di cui ci regalò nel 2015 le prime, spettacolari
immagini
dettagliate, provenienti da cinque miliardi di chilometri di distanza dal
nostro mondo. La sonda proseguì il proprio viaggio incontrando nel 2019
l’asteroide Arrokoth (2014 MU69) a 6,6 miliardi di chilometri dalla Terra e
oggi si trova a circa
8,3 miliardi di chilometri
da noi.

A bordo di questa sonda ci sono circa 30 grammi delle ceneri dello scopritore
di Plutone, Clyde Tombaugh. Questi sono i resti umani più lontani dalla Terra
in assoluto. E con tutta probabilità resteranno tali per molti, molti decenni.

 

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Artemis 1, primo passaggio ravvicinato della capsula Orion in diretta streaming adesso

Artemis 1, primo passaggio ravvicinato della capsula Orion in diretta streaming adesso

Ultimo aggiornamento: 2022/11/21 17:30.

Intorno alle 14 ora italiana la capsula Orion passerà a circa 130 km
dalla Luna. Queste sono le immagini che arrivano in diretta streaming dalle
telecamere di bordo.

L’immagine è stirata orizzontalmente in originale, soprattutto verso i lati
più corti, a causa dell’uso di obiettivi grandangolari (le telecamere usate
sono in sostanza delle
GoPro adattate). 

Le telecamere che riprendono il veicolo spaziale sono situate alle estremità
dei grandi pannelli solari che stanno nella parte posteriore dell’astronave e
sporgono un po’ come le ali dei caccia di Star Wars. Sono quelle
indicate nell’illustrazione qui sotto come SAW Cam (SAW è
l’acronimo di Solar Array Wing).

Le collocazioni delle telecamere di bordo della capsula Orion e del
modulo di servizio europeo.

Qualche immagine dallo streaming durante il sorvolo della faccia nascosta della Luna:

Le dirette streaming per il tentativo di lancio di Artemis I (aggiornamento: tentativo riuscito!)

Le dirette streaming per il tentativo di lancio di Artemis I (aggiornamento: tentativo riuscito!)

La finestra di lancio si apre alle 7.04 italiane del 16 novembre.

NASA:
https://www.youtube.com/watch?v=21X5lGlDOfg

Everyday Astronaut:
https://www.youtube.com/watch?v=FbX2VuOwJGk

NASASpaceflight:
https://www.youtube.com/watch?v=kvaz66nMEls

Adrian Fartade farà una
diretta streaming su Twitch
dalle 4.30 italiane in poi.

Astronauticast farà una diretta su YouTube, in italiano, a partire dalle 6.00
italiane:
https://www.youtube.com/watch?v=a_cwflbVcZI

Anche Astrospace farà una diretta su YouTube in italiano:

Qui trovate una
cronologia dettagliata degli eventi previsti. Un’altra cronologia è
qui sul sito dell’ESA.

2022/11/16 9:00. Artemis 1 è partito alle 7.47 italiane e ora il
veicolo spaziale Orion che trasporta è in orbita intorno alla Terra.
Tra poco riaccenderà i motori per accelerare verso la Luna.

Credit: Space Florida.

Artemis I tenterà il lancio il 16 novembre alle 7:04 italiane

Artemis I tenterà il lancio il 16 novembre alle 7:04 italiane

Dopo l’ennesimo rinvio di una lunghissima serie, il prossimo tentativo di
lancio del razzo gigante SLS verso la Luna, senza equipaggio, è ora
previsto per le 7:04 CET del 16 novembre dal Kennedy Space Center in Florida. La finestra di lancio dura due ore.

Se il lancio avverrà, la missione Artemis I terminerà l’11 dicembre con
un ammaraggio della capsula Orion nell’Oceano Pacifico. L’Agenzia
Spaziale Europea, che contribuisce alla missione con il Modulo di Servizio che
supporta la capsula Orion, ha un
blog apposito che consente di
seguire la missione.

Nel frattempo, a otto chilometri di distanza dalla rampa di lancio è in corso
l’integrazione con la capsula Orion di un altro esemplare del Modulo di
Servizio: quello che porterà finalmente degli astronauti di nuovo intorno alla
Luna con la missione Artemis II. A Bremen (Brema), in Germania, sono inoltre in
produzione il terzo e quarto esemplare del Modulo di Servizio, che
trasporteranno gli astronauti che scenderanno di nuovo sulla Luna dopo oltre
cinquant’anni di pausa.

A Torino, inoltre, è in costruzione l’International Habitat, il primo modulo europeo della futura stazione spaziale lunare, che verrà
lanciato nel corso della quarta missione Artemis insieme alla capsula
Orion.

Fonti:
ESA, NASASpaceflight.

Artemis I, l’insolita traiettoria di volo illustrata in due video

Artemis I, l’insolita traiettoria di volo illustrata in due video

Due video illustrano in dettaglio la traiettoria di volo piuttosto insolita prevista per la missione circumlunare senza equipaggio Artemis I, prova generale del ritorno degli astronauti sulla Luna, la cui partenza è al momento pianificata per il prossimo 14 novembre.

Il volo durerà in tutto 26 giorni circa (a seconda della data esatta di lancio) e collauderà nello spazio profondo tutti i sistemi di supporto vitale del veicolo spaziale Orion oltre che il vettore gigante SLS e il modulo di servizio, che è realizzato in Europa. Questa missione stabilirà un nuovo record di distanza dalla Terra per un veicolo spaziale capace di trasportare esseri umani. Sfrutterà il campo gravitazionale lunare (gravity assist) per accelerare e arrivare a mezzo milione di km dalla Terra (quindi più lontano della Luna), inserendosi in un’orbita retrograda lontana (Distant Retrograde Orbit), che è altamente stabile e richiede poco propellente. Quest’orbita viene definita lontana perché è in gran parte a notevole distanza dalla superficie lunare (minimo di 100 km e massimo di 70.000 km) e retrograda perché Orion volerà intorno alla Luna in direzione opposta a quella in cui la Luna orbita intorno alla Terra.

La stabilità dell’orbita DRO, spiega la NASA, è dovuta al fatto che interagisce con due punti del sistema Terra-Luna in cui gli oggetti tendono a restare in equilibrio fra le attrazioni gravitazionali dei due corpi celesti. Quest’orbita era stata studiata inizialmente per l’Asteroid Redirect Mission, un progetto (poi abbandonato) di cattura di un asteroide da piazzare in orbita stabile intorno alla Luna a scopo di studio.

Durante il ritorno verso la Terra Orion effettuerà un altro passaggio vicino alla Luna, a circa 100 km dalla sua superficie, e concluderà il proprio viaggio con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico.

La missione successiva avrà a bordo quattro astronauti e volerà intorno alla Luna. La terza missione porterà gli astronauti sul suolo lunare, oltre cinquant’anni dopo l’ultima visita di esseri umani sul nostro satellite. La partenza di questa terza missione è attualmente prevista per il 2024, ma non esiste ancora il veicolo di allunaggio, per cui è probabile che ci saranno ulteriori rinvii.

Il primo video è della NASA (scaricabile qui).

Il secondo video è dell’ESA e mostra il ruolo nella missione del Modulo di Servizio Europeo, che è il contributo dell’ESA al veicolo Orion della NASA e fornisce elettricità, acqua, ossigeno e azoto alla capsula oltre a mantenerne la temperatura e la traiettoria e a dargli parte della spinta verso la Luna e per il ritorno verso la Terra.

A differenza delle missioni Apollo, che dipendeva da batterie e celle a combustibile (fuel cell), il Modulo di Servizio userà pannelli solari per generare energia. Al termine della missione, il modulo si staccherà dalla capsula Orion e si disintegrerà nell’atmosfera terrestre. Uno schema generale della missione è pubblicato dall’ESA qui (in inglese).