Il programma spaziale statunitense è nel caos, come lo è del resto gran parte del Paese. Oltre ai battibecchi interni su chi debba essere il prossimo direttore della NASA, oltre allo scontro personale “ti amo – ti lascio – ti amo ancora torna da me” fra Elon Musk e Donald Trump, sulla partenza della missione Artemis II incombe ora anche l’infantile shutdown del governo degli Stati Uniti.
La missione dovrebbe riportare degli esseri umani a volare intorno alla Luna (senza atterrarvi) dopo decenni di attese, false partenze e rinvii rimpallati da un presidente a un altro, e la prima data possibile per la partenza è il 5 febbraio 2026. Da quella data ci sono circa cinque giorni di tempo per lanciare il vettore SLS con la navicella Orion e i suoi quattro astronauti; passati quei giorni, la prossima occasione si presenterà circa un mese dopo, per un’altra manciata di giorni, perché Keplero e Newton non si fanno ammansire da nessuno, e se non sarà possibile partire a marzo la finestra di lancio successiva sarà a fine aprile. Basta insomma perdere qualche giorno di tempo sulla tabella di marcia per avere uno slittamento di quasi un mese.
Gran parte del governo americano è sostanzialmente fermo da quattro settimane. Le operazioni essenziali della NASA, che è un ente governativo, sono protette, ma il personale federale di contorno e tutti i subappaltatori non vengono più pagati e non ricevono gli stipendi. Nonostante questa situazione, in queste settimane i tecnici al Kennedy Space Center hanno completato lo stacking (posizionamento e accoppiamento) del veicolo spaziale Orion in cima al suo lanciatore gigante SLS dentro l’enorme hangar del VAB (Vehicle Assembly Building).
Artemis II è dentro il VAB, racchiusa da imponenti impalcature. In cima al grande razzo SLS (di cui si scorge solo la sommità, che è la porzione arancione) si vedono lo stadio di propulsione ICPS (la parte cilindrica bianca), il modulo di servizio (costruito in Europa) e la capsula Orion (la porzione troncoconica centrale). Questo complesso è sormontato dal sistema per interruzioni di lancio (Launch Abort System), un potente razzo ad accensione istantanea capace di sollevare l’intera capsula e allontanarla dal razzo in caso di avaria grave. Fonti: Spacenews/Sean Duffy su X e Lockheed Martin, ottobre 2025.
Secondo le informazioni raccolte da Ars Technica e SpaceNews, tutti i contratti legati ad Artemis II sono coperti finanziariamente fino ai primi di novembre. Poi non si sa. Prima della partenza bisogna completare i collaudi e i controlli del lanciatore e del veicolo spaziale, bisogna concludere l’addestramento degli astronauti e delle squadre di controllo della missione, e infine bisogna trasportare il razzo gigante fino alla rampa di lancio per una dimostrazione di rifornimento e per una simulazione completa del conto alla rovescia (Wet Dress Rehearsal).
Ma è difficile fare tutte queste cose quando stanno crollando le infrastrutture di base del Paese: per esempio, raggiungere il centro spaziale è un’avventura a causa della carenza di controllori del traffico aereo civile, che non essendo pagati si stanno arrabattando a fare altri lavori. Kirk Shireman, che è vicepresidente e program manager per Orion alla Lockheed Martin, ha dichiarato che si sta “avvicinando rapidamente il punto in cui ci sarà un impatto significativo” anche per chi lavora al lancio di Artemis II.
Intanto, in Cina, i test dei veicoli che porteranno i primi astronauti cinesi sulla Luna proseguono indisturbati e con una serie di successi basati su due principi fondamentali: semplicità di progetto e risolutezza nell’eseguire un piano senza tentennamenti e melodrammi personali.
Nei mesi precedenti la Cina ha effettuato delle accensioni statiche di una versione modificata del vettore Lunga Marcia 10 che verrà usato per i voli verso la Luna, delle prove di pad abort del veicolo per equipaggi Mengzhou, predisposto per missioni lunari, e una prova di decollo e atterraggio del veicolo di allunaggio per equipaggi Lanyue. Nel 2026 prevede di effettuare il primo volo spaziale di un esemplare di Mengzhou (non si sa se con o senza equipaggio) e del razzo Lunga Marcia 10.
Dal 22 al 24 settembre la NASA ha tenuto tre conferenze stampa al Johnson Space Center per aggiornare i media radiotelevisivi e social sulle ultime importanti novità riguardanti la seconda missione del Programma Artemis, che per la prima volta avrà a bordo della navicella Orion un equipaggio per un viaggio che riporterà dei rappresentanti del pianeta Terra nei dintorni della Luna, a 54 anni dall’ultima missione Apollo.
Nella prima conferenza del 22 settembre, svoltasi nel pomeriggio ora italiana, Lakiesha Hawkins, vice amministratore associato della Direzione per lo sviluppo dei sistemi di esplorazione dell’ente spaziale americano, ha spiegato che la finestra di lancio che porterà verso la Luna quattro astronauti (due uomini e una donna statunitensi e un canadese), resta fissata non oltre il mese di aprile del 2026. Ha inoltre aggiunto, però, che se i prossimi test che verranno eseguiti sul razzo SLS (Space Launch System) e sulla navicella Orion si svolgeranno senza problemi ci sarà la possibilità di lanciare già in febbraio e precisamente il giorno 5 (in Italia saranno le 2:09 del 6 febbraio).
Il decollo avverrà dalla rampa di lancio 39-B dal Centro Spaziale Kennedy, la stessa che fu utilizzata solo una volta nella straordinaria storia delle esplorazioni lunari Apollo nella missione Apollo 10 nel maggio del 1969. “Nel caso non venga rispettata la prima data di lancio”, ha specificato Hawkins, “ogni mese ci sarà comunque un periodo tra i quattro e gli otto giorni in cui sarà possibile partire verso la Luna”.
La direttrice del lancio del Programma Artemis, Charlie Blackwell-Thompson, ha annunciato che già questa settimana la navicella Orion sarà trasferita all’interno del VAB (Vehicle Assembly Building), l’enorme e iconico hangar di assemblaggio, dove i tecnici preposti la accoppieranno al gigantesco razzo SLS. Una volta trasportata l’intera struttura alla rampa di lancio, entro la fine dell’anno, verranno ultimate le operazioni per l’integrazione tra la rampa di lancio mobile e le infrastrutture a terra. Durante questo periodo, e fino a pochi giorni prima del lancio, i quattro astronauti avranno la possibilità di recarsi personalmente sulla rampa e testare il sistema di evacuazione d’emergenza nel caso di una grave avaria pochi istanti prima del distacco dalla rampa
Riprendendo la parola e rispondendo a una delle tante domande dei numerosi giornalisti presenti, Lakiesha Hawkins ha specificato più volte che si tratta di un volo di test in cui ci sarà tanto da imparare, e che sarà importante raccogliere numerosi dati, non solo tecnici ma anche fisici, sui quattro astronauti nel corso della missione, che durerà dieci giorni.
Il programma prevede che la navicella Orion, dopo il distacco dalla rampa di lancio, completi un’orbita (o anche due se necessario) intorno alla Terra per consentire agli astronauti di effettuare tutti i controlli a bordo. Il sorvolo ravvicinato alla Luna durerà circa due ore: la distanza esatta verrà stabilita solo quando ci sarà la data precisa del giorno del lancio.
Il rientro sulla Terra è previsto seguendo una traiettoria di ritorno libero, senza bisogno di accensioni propulsive.
La navicella, frenata dai paracadute, si tufferà infine nel Pacifico, vicino alla costa presso San Diego, e l’equipaggio troverà ad attenderla una nave militare con un team addestrato per il recupero.
A una successiva domanda su chi effettivamente arriverà prima sulla superficie lunare nella nuova sfida del XXI secolo tra Artemis e il programma lunare cinese, Hawkins ha risposto “che effettivamente ci sono pressioni geopolitiche per tornare sulla Luna il prima possibile, ma per la NASA la priorità è svolgere questa missione e le successive con la massima sicurezza per l’equipaggio”.
Nella seconda conferenza stampa, svolta il giorno successivo (23 settembre), sempre alla presenza di giornalisti di varie testate americane e internazionali, sono stati presentati i vari esperimenti che verranno svolti durante i dieci giorni della missione Artemis II. Jacob Bleacher, Chief Scientist ossia responsabile delle operazioni nella ricerca scientifica, ha delineato alcuni degli esperimenti e delle attività che saranno condotti dall’equipaggio e sull’equipaggio durante il primo viaggio lunare umano del XXI secolo.
Si tratta di esperimenti volti soprattutto a comprendere il comportamento del corpo umano in questa tipologia di viaggio, di ambiente e di esposizione alle radiazioni presenti nello spazio. Per questo all’interno della navicella Orion sarà presente un sistema per permettere agli astronauti di allenarsi, cosa obbligatoria per missioni che superano i nove giorni di permanenza nello spazio.
I numerosi dati che verranno raccolti al termine del volo saranno sicuramente fondamentali per comprendere come il corpo umano reagisce all’ambiente dello spazio profondo e preparare le future missioni di colonizzazione verso la Luna e Marte.
Successivamente il manager del volo di Artemis II, Matt Ramsey, ha annunciato che sono già stati installati all’interno del gigantesco razzo vettore SLS tre CubeSat, piccoli satelliti tipicamente di forma cubica, e altri ne saranno installati nei prossimi giorni, come era avvenuto nel precedente volo di Artemis I senza equipaggio a bordo.
Da sinistra, Wiseman, Glover, Koch e Hansen.
Nella terza e ultima conferenza stampa, sicuramente la più interessante dal punto di vista umano, i protagonisti erano loro, i quattro astronauti prescelti per questo storico volo: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Nel corso del loro intervento hanno annunciato di avere scelto il nome Integrity per la loro navicella Orion.
Il comandante e veterano dello spazio Wiseman, con all’attivo un volo orbitale a bordo della Soyuz TMA-13M nel 2014, ha specificato che il nome Integrity incarna lo spirito di fiducia, rispetto, umiltà e sincerità tra tutti coloro che stanno lavorando a questa nuova grande impresa umana che riporterà, grazie a numerosi ingegneri, tecnici, scienziati, progettisti, un equipaggio attorno alla Luna riportandolo poi sano e salvo sulla Terra.
Wiseman ha poi aggiunto: “Spero che i nostri nomi siano presto dimenticati, ciò vorrebbedire che altri equipaggi di uomini e donne hanno compiuto nuove grandi imprese nella storia dell’esplorazione spaziale ed in particolare sulla superficie della Luna con insediamenti e del nostro prossimo obiettivo Marte”. E’ stato anche annunciatoche i quattro di Integrity avranno la possibilità, durante il viaggio di avvicinamento alla Luna, di dialogare con l’equipaggio che vive e lavora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in orbita intorno al nostro pianeta.
Il piano di volo Terra-Luna-Terra della missione Artemis II.
Se tutto andrà come stabilito dall’ente spaziale americano e verrà rispettata la data del 5 febbraio, orario della Florida, il giorno del lancio l’equipaggio indosserà le tute di volo e verrà trasportato a bordo di un pulmino ai piedi della rampa di lancio 39-B, entrando nella navicella Integrity circa tre ore prima del decollo, come accadeva per gli astronauti del programma Apollo.
Al termine di un conto alla rovescia sicuramente emozionante, dopo che il razzo avrà lasciato con successo la rampa di lancio, si saranno sganciati i due booster laterali e il serbatoio centrale e la navicella Orion sarà entrata in orbita intorno alla Terra,l’equipaggio trascorrerà le prime ore nello spazio eseguendo le prime importanti verifiche dei sistemi di bordo con il Centro di Controllo a terra, per garantire che tutto sia pronto per affrontare il lungo tragitto che li separa dalla Luna.
Ricevuto il “go” dal Centro spaziale di Houston, verrà acceso il propulsore principale dello stadio ICPS per entrare nella cosiddetta orbita di “ritorno libero”, una traiettoria che permette di rientrare sulla Terra anche nel caso di gravi problemi ai propulsori principali.
Una volta arrivati nei pressi del Satellite naturale della Terra i quattro astronauti avranno la straordinaria possibilità di osservare la superficie lunare come non è stata più vista da occhi umani dall’ultima missione lunare umana, quella di Apollo 17 nel dicembre 1972.
Naturalmente una delle fasi di maggior criticità di un volo spaziale e in particolare lunare è quella del rientro sulla Terra. Lo scudo termico di Orion sarà sottoposto a un grande calore dovuto all’attraversamento negli strati densi dell’atmosfera a fortissima velocità, ma grazie ai dati ricavati dalla precedente missione senza equipaggio Artemis I nel dicembre del 2022 il materiale ablativo dello scudo termico dovrebbe resistere ad ogni tipo di sollecitazione.
Va ricordato che la NASA, per questa storica occasione, ha lanciato un’iniziativa che permette a chiunque di viaggiare simbolicamente intorno alla Luna a bordo della navicella Integrity, naturalmente non di persona ma con il proprio nome. L’iniziativa, chiamata NASA Artemis II | Send Your Name to Space, consente di registrarsi online e vedere il proprio nome caricato su una scheda SD che volerà a bordo della capsula Orion insieme ai quattro astronauti. Chi partecipa riceve anche un biglietto d’imbarco digitale personalizzato da conservare come ricordo.
Dopo anni di attesa, finalmente degli occhi umani, e noi tutti con loro grazie ai collegamenti che i quattro di Orion ci forniranno in diretta, potranno e potremo vedere da vicino il nostro Satellite naturale attraverso immagini in alta definizione mai viste prima, nel ricordo di quei ventiquattro uomini del Programma Apollo che per primi osservarono la “magnifica desolazione”, l’asperità del terreno ma anche la selvaggia bellezza della compagna celeste della Terra!
Questo articolo è stato pubblicato inizialmente presso Disinformatico.info, dove trovate l’originale con i commenti dei lettori.
Questa sera alle 21 sarò qui su YouTube per una chiacchierata sul tema Missioni lunari ieri oggi domani – quale futuro?, in compagnia di Dario Kubler, Giorgio Di Bernardo Nicolai e Fabio Ippoliti. L’embed è qui sotto.
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