Vai al contenuto

Le voci deepfake in Star Wars: The Book of Boba Fett

Questo articolo è disponibile anche in versione podcast.

Allerta spoiler: questo articolo rivela alcuni avvenimenti importanti delle
serie TV The Mandalorian e di The Book of Boba Fett. 

Se state seguendo le serie TV The Mandalorian e
The Book of Boba Fett, conoscerete già una delle loro sorprese più
emozionanti: torna un personaggio amatissimo da tutti i fan di Star Wars,
e torna ringiovanito, grazie alla tecnologia digitale, con risultati
incredibilmente realistici. Non vi preoccupate: non dirò di chi si tratta. Non
subito, perlomeno [non è Yoda come l’immagine qui accanto potrebbe far pensare].

Ma a differenza di altri attori e attrici del passato, che sono stati ricreati
o ringiovaniti creando un modello digitale tridimensionale dei loro volti e
poi allineando faticosamente questo modello alle fattezze attuali dell’attore o di una sua
controfigura, con risultati spesso discutibili e innaturali, sembra (ma non è
ancora confermato ufficialmente) che in questo caso sia stata usata la tecnica
del
deepfake.

In pratica, nei deepfake si attinge alle foto e alle riprese video e
cinematografiche che mostrano quella persona quando era giovane, si estraggono
le singole immagini del suo volto da tutto questo materiale e poi si dà questo
repertorio di immagini in pasto a un software di intelligenza artificiale, che
le mette a confronto con le riprese nuove dell’attore o della controfigura e
sovrappone al volto attuale l’immagine di repertorio, correggendo ombre e
illuminazione secondo necessità. Sto semplificando, perché il procedimento in
realtà è molto complesso e sofisticato, e servono tecnici esperti per
applicarlo bene, ma il principio di fondo è questo.

Sia come sia, il risultato in The Book of Boba Fett, in una puntata
uscita pochi giorni fa, lascia a bocca aperta: le fattezze del volto ricreato
sono perfette, le espressioni pure, e il personaggio rimane sullo schermo per
molto tempo, in piena luce, interagendo in maniera naturale con gli altri
attori, mentre in passato era apparso in versione ringiovanita solo per pochi
secondi e in penombra, in disparte. 

Mentre la prima apparizione di questo
personaggio digitale in The Mandalorian nel 2021 aveva suscitato
parecchie critiche per la sua qualità mediocre, nella puntata di
Boba Fett uscita di recente l’illusione è talmente credibile che fa
passare in secondo piano un dettaglio importante:
anche la voce del personaggio è sintetica.

Può sembrare strano, visto che la persona che lo interpreta è ancora in vita e
recita tuttora (non vi dico chi è, ma l’avete probabilmente già indovinato). Invece di chiamarla a dire le battute e poi elaborare
digitalmente la sua voce per darle caratteristiche giovanili, i tecnici degli
effetti speciali hanno preferito creare un deepfake sonoro.

Lo ammette candidamente Matthew Wood, responsabile del montaggio audio di
The Mandalorian, in una puntata di Disney Gallery dedicata al
dietro le quinte di questa serie: delle registrazioni giovanili dell’attore
sono state date in pasto a una rete neurale, che le ha scomposte e ha
“imparato” a recitare con la voce che aveva l’attore quando era giovane. 

La rete neurale in questione è offerta dall’azienda Respeecher,
che offre servizi di ringiovanimento digitale per il mondo del cinema,
permettendo per esempio a un attore adulto di dare la propria voce a un bambino oppure
di ricreare la voce di un attore scomparso o non disponibile.

La demo di Respeecher in cui la voce di una persona normale viene convertita
in tempo reale in quella molto caratteristica di Barack Obama è
impressionante:

In The Book of Boba Fett, il tono è corretto, le inflessioni della voce
sintetica sono azzeccate, ma la cadenza è ancora leggermente piatta e
innaturale.

Ci vuole ancora un po’ di lavoro per perfezionare questa tecnologia, ma già
ora il risultato della voce sintetica è sufficiente a ingannare molti
spettatori e a impensierire molti attori in carne e ossa, che guadagnano dando
la propria voce a personaggi di cartoni animati o recitando audiolibri.

Ovviamente per chi ha seguito la versione doppiata della serie tutto questo
lavoro di deepfake acustico è stato rimpiazzato dalla voce
assolutamente reale del
doppiatore italiano
(Dimitri Winter), ma a questo punto si profila all’orizzonte la possibilità che il
deepfake della voce possa consentire a un attore di “parlare” anche
lingue straniere e quindi permetta di fare a meno del doppiaggio. Con il
vantaggio, oltretutto, che siccome il volto dell’attore è generato digitalmente, il labiale
potrebbe sincronizzarsi perfettamente con le battute in italiano, per esempio.

C’è il rischio che queste voci manipolabili a piacimento consentano di
creare video falsi di politici o governanti che sembrano dire frasi che in
realtà non hanno detto, come ha fatto proprio Respeecher nel 2019 in un caso molto
particolare: ha creato un video, ambientato nel 1969, in cui l’allora
presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annuncia in televisione la tragica morte sulla
Luna degli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin (mai avvenuta), mettendo in bocca al
presidente parole ispirate al discorso che era stato scritto nell’eventualità
che la loro missione Apollo 11 fallisse.

Respeecher non è l’unica azienda del settore. Google, per esempio, offre il servizio Custom Voice, che permette di replicare la voce di una persona qualsiasi mandandole un buon numero di campioni audio di alta qualità. Funziona molto bene: infatti non vi siete accorti che da qualche tempo a questa parte i miei podcast sono realizzati usando la mia voce sintetica, data in pasto a un file di testo apposito.

Tranquilli: sto scherzando. Per ora.

I grandi dilemmi: Star Wars vs Star Trek

I grandi dilemmi: Star Wars vs Star Trek

Al CicapFest 2021, tenutosi lo scorso settembre, è stato organizzato un
dibattito semiserio sul confronto fra
Star Trek e Star Wars al quale ho partecipato con una rarissima
apparizione pubblica in divisa di Star Trek insieme agli amici dello
Star Trek Italian Club. Il video è ora
disponibile sul canale YouTube del Cicap.

Il confronto fra le due saghe, condotto in questo caso da Francesco Lancia e
da Giovanni Zaccaria, è in realtà impossibile, perché le due saghe hanno idee,
filosofie e ambientazioni totalmente differenti, ma è un pretesto per giocare
fra appassionati e vedere tanta bella gente in costumi delle due serie. E,
almeno per noi Trekker, presentare anche l’impatto sociale, i valori e gli
ideali di Star Trek che lo rendono così differente da tante altre serie
di fantascienza.

Per Star Trek: Nicola Vianello, Claudio Sonego, Patrizia Guglielmini, e
il sottoscritto, con il supporto in divisa di Chiara, Annalisa, Giuseppe,
Annamaria e Massimo.

Per Star Wars: Alessio Vissani, Michele Bellone, Sofia Lincos e Luca
Perri, con i rappresentanti della
501a Italica Garrison Simone,
Marco, Lina, Vanessa (se ho capito bene) e Francesco.

Purtroppo qua e là ci sono problemi audio e a 34:30 circa ci dovrebbe essere
l’intervento in video preregistrato di Luca Perri, ma le cose vanno…
maluccio in regia e Luca non si vede, poi si vede ma non si sente per nulla e
quindi si soprassiede. Questo video è stato rimontato per includere
correttamente l’intervento che Luca aveva preparato.

Oggi (3/9) al CICAPFest parlo di incertezze nell’esplorazione spaziale e dibattiamo di Star Wars contro Star Trek

Oggi (3/9) al CICAPFest parlo di incertezze nell’esplorazione spaziale e dibattiamo di Star Wars contro Star Trek

Anche oggi sarò ospite del
CICAPFest 2021 a Padova: sarò a
Palazzo Bo alle 17 per una chiacchierata sull’incertezza nell’esplorazione
spaziale, e sarò al Centro Culturale Altinate alle 19.15 per difendere
Star Trek nel dibattito Star Trek vs Star Wars con il supporto
degli amici dello
Star Trek Italian Club “Alberto Lisiero”.

Per sapere quali delle tante conferenze del CICAPFest sono disponibili anche
in streaming video su YouTube, tenete d’occhio il canale
YouTube del CICAP.

 

2021/09/06. Sono rientrato ieri al Maniero Digitale dopo un mini-tour
di conferenze, fatto tutto viaggiando in auto elettrica per oltre 1300 km; se
vi interessano i dettagli, sono su
Fuori di Tesla News.

2022/01/01. Il video del dibattito è stato pubblicato:

Il programma completo del CicapFest. Si torna in presenza!

Il programma completo del CicapFest. Si torna in presenza!

Il CicapFest 2021 si terrà, di nuovo in presenza dopo l’edizione virtuale
dell’anno scorso, a Padova da 3 al 5 settembre.

Gli ospiti e relatori sono tantissimi: troppi per citarli uno per uno, e
comunque l’ha già fatto egregiamente
PadovaOggi, al quale vi rimando per i dettagli, che trovate anche sul
sito del CICAP. Molte altre informazioni sono nel sito Cicapfest.it.

Io avrò l’onore di presentare la serata di benvenuto, giovedì 2 settembre alle
ore 21, presso l’Agorà del Centro Culturale San Gaetano, con una
conferenza-chiacchierata intitolata
È difficile fare previsioni, specialmente per il futuro.

Ci ritroveremo anche per parlare di vita extraterrestre e di fantascienza, con
un dibattito semiserio ma senza esclusione di colpi sul tema
Star Wars o Star Trek? Io rappresenterò il Team Star Trek, mentre
l’astrofisico e divulgatore Luca Perri rappresenterà il Team Star Wars insieme ad Alesso Vissani e Giovanni Zaccaria, con la moderazione di Michele Bellone. Se
potete venire in costume, per un team o per l’altro, avvisatemi!

Per gli elettrocuriosi: sì, verrò con TESS. Spero di potervela presentare per bene.

Video: spada laser con lama realmente retrattile. Non è un effetto digitale

Video: spada laser con lama realmente retrattile. Non è un effetto digitale

Non è un effetto aggiunto in post-produzione. Questa spada laser è così dal vivo. Se volete saperne di più, dopo che vi siete ripresi, spiego qui come funziona (o perlomeno le congetture documentate su come potrebbe funzionare).

Finalmente una spada laser con lama luminosa realmente retrattile

Finalmente una spada laser con lama luminosa realmente retrattile

Ultimo aggiornamento: 2021/05/05 8:45.

La spada laser di Star Wars, con la sua lama di luce solida, è un’arma
assolutamente iconica, che rimane impressa sin dalla sua prima apparizione.
Averne una è il sogno di ogni nerd. Ma realizzarla
concretamente, anche solo come oggetto di scena, non è stato possibile.

Certo, si possono acquistare ottime spade laser dotate di lama rigida luminosa
e di sensori che generano il suo classico ronzio usando degli accelerometri e
un piccolo altoparlante, e l’effetto è notevole…

… ma la magia finisce quando viene il momento di spegnere o accendere la
spada. Infatti queste repliche hanno una “lama” luminosa fissa, e quindi non
possono in alcun modo emulare l’effetto di accensione e spegnimento che si
vede nei film di Star Wars, che fa “estendere” e “ritrarre” la lama nel
manico. 

Chi ha una di queste repliche è costretto ad andare in giro con la “lama”
sempre sporgente, anche quando è spenta, rovinando l’effetto e impedendo la
portabilità che è una caratteristica essenziale delle spade laser: piccole e
compatte quando non sono in uso, si possono appendere alla cintura e portare
in giro comodamente.

Ma la Disney ha presentato di recente una
spada laser con lama luminosa retrattile.

Lo ha fatto, durante una conferenza stampa virtuale, il presidente del reparto
parchi a tema della Disney, Josh D’Amaro. Le riprese video erano vietate, per
cui abbiamo soltanto le descrizioni di chi c’era, e tutte indicano che questa
spada laser si comporta esattamente come quelle nei film. Eccetto, ovviamente,
per la capacità di tranciare qualunque cosa come se fosse burro.

Come sarebbe possibile un effetto del genere? I segugi di Internet hanno
scoperto questo brevetto del 2018, lo
US10065127B1,
“Sword device with retractable, internally illuminated blade”. Oltre
alla descrizione tecnica, in puro brevettese, il documento include delle
figure abbastanza comprensibili, come questa:

L’illusione di scena sarebbe tutto sommato semplice, almeno in termini
concettuali: la “lama” è formata da due lamine semitrasparenti avvolgibili,
che sono arrotolate all’interno dell’impugnatura e che vengono incurvate a U
longitudinalmente quando un motorino le fa uscire dall’impugnatura. Le due
curvature sono contrapposte e formano così una struttura tubolare. Se riuscite
a immaginare due metri a nastro avvolgibili messi l’uno contro l’altro
probabilmente diventa tutto più comprensibile.

La punta della lama è un tappo semitrasparente che si trascina dietro, durante l’estrazione, una striscia avvolgibile di LED.

Una soluzione semplice ed elegante, per tempi più civilizzati, come direbbe Obi-Wan Kenobi. La voglio. Nel frattempo mi accontento di un’app.

2021/05/05 8:45

Disney Parks ha pubblicato ieri due brevissimi video che mostrano finalmente in azione questa spada laser. Ê… “notevole, veramente notevole”.

 

Se posso osare qualche critica a questo gioiello per nerd, noto due cose: la prima è che la ripresa è fatta in condizioni di luce ambiente fioca, per cui la luminosità reale della spada potrebbe essere modesta (ma sufficiente per un effetto “wow” nelle scene nelle quali verrà usata nell’attrazione Star Wars: Galactic Starcruiser presso il Walt Disney World Resort a Lake Buena Vista, in Florida, quando debutterà nel 2022). La seconda è che la persona che la impugna è di statura piuttosto piccola (a giudicare dalle proporzioni testa-corpo), per cui la “lama” potrebbe essere più corta di quello che sembra a prima vista.

Giusto per chiarezza: questa spada non è in vendita. Per ora.

Quando un deepfake “amatoriale” batte gli effetti speciali di Hollywood: The Mandalorian (SPOILER)

Quando un deepfake “amatoriale” batte gli effetti speciali di Hollywood: The Mandalorian (SPOILER)

ALLERTA SPOILER: se non avete ancora visto il finale della seconda stagione
di The Mandalorian, non leggete oltre per evitare rivelazioni che
potrebbero guastarne la visione.

La puntata finale della seconda stagione di The Mandalorian include una
scena in cui compare un attore ringiovanito digitalmente. Non ne cito subito
il nome per non rovinarvi la sorpresa, ma è una
gran bella sorpresa. 

Il guaio è che il ringiovanimento digitale in questo caso è, come dire, venuto
un po’ “piatto” e innaturale, forse anche per colpa dell’estrema segretezza
che ha necessariamente circondato tutto il lavoro. Le movenze della testa e le
espressioni sono forzate, robotiche, e la luce che illumina il viso sembra
sbagliata rispetto all’illuminazione del resto della scena.

Il risultato
finale è buono, ma cade proprio nel bel mezzo della famosa
Uncanny Valley, ossia quella zona intermedia fra la stilizzazione estrema e il realismo
perfetto, che crea emozioni negative, spesso di disagio, nello spettatore.

In sintesi: la Uncanny Valley esprime il concetto che riusciamo a
empatizzare facilmente con personaggi creati digitalmente quando sono
molto differenti dalla realtà;
invece i volti ricreati digitalmente in modo
quasi fotorealistico, con le normali proporzioni e fattezze ma senza azzeccarne perfettamente tutte le sfumature e i dettagli, non
generano altrettanta empatia e spesso generano ribrezzo. Ci sta simpatico Woody di Toy Story, per esempio, ma è dura empatizzare con i
personaggi digitali del film Polar Express o con Shepard di Mass Effect (qui
sotto).

Nel ringiovanimento digitale tradizionale, si prende un attore, gli si fa
recitare la scena mettendogli una miriade di puntini di riferimento sul volto, e poi un esercito di animatori traccia punto per punto ogni
movimento muscolare, ogni ruga della pelle, ogni contrazione, ogni spostamento
degli occhi, delle sopracciglia, della bocca o del naso, ventiquattro volte per
ogni secondo di ripresa, e applica gli stessi movimenti a un modello digitale
del viso ringiovanito o comunque alterato, ottenuto spesso partendo da una
scansione tridimensionale del volto del personaggio da replicare.

Le riuscitissime scimmie del remake de Il Pianeta delle scimmie,
Gollum del Signore degli anelli, Moff Tarkin e Leia in
Star Wars Rogue One o gli alieni di Avatar sono stati creati con
questa tecnica, ormai diffusissima, denominata motion capture (o spesso
emotion capture, dato che serve per “catturare” le emozioni
dell’attore). 

È costosa, ma funziona benissimo per i volti non umani, ma non per quelli
umani, che hanno comunque qualcosa di artificiale, magari difficile da
identificare ma comunque rilevabile incosciamente anche da una persona non esperta: non sappiamo dire cosa ci sia di sbagliato, ma sappiamo che c’è qualcosa che non va. Abbiamo
milioni di anni di evoluzione nel riconoscimento facciale e dei movimenti nei
nostri cervelli, e la lettura delle espressioni è una funzione essenziale per
la socializzazione e la sopravvivenza, per cui è difficile fregarci,
nonostante i tediosissimi e costosissimi sforzi di Hollywood. 

L’unico umano digitale perfettamente indistinguibile che ho visto finora è
Rachel in Blade Runner 2049. Questo video fa intuire la fatica
spaventosa necessaria per quei pochi, struggenti secondi che dilaniano
Deckard.

 

Tutto questo lavoro è assistito dal computer, ma richiede comunque un talento
umano e una lunghissima lavorazione sia fisica sia in post-produzione per
correggere gli errori del motion capture. Ma oggi c’è un altro
approccio: quello dell’intelligenza artificiale, usata per creare un
deepfake.

In sintesi: si danno in pasto a un computer moltissime immagini del volto da
creare, visto da tutte le angolazioni e con tutte le espressioni possibili,
insieme alla ripresa di un attore che recita la scena in cui va inserito quel
volto, e poi lo si lascia macinare. Il computer sceglie l’immagine di
repertorio più calzante e poi ne corregge luci e tonalità per adattarle a
quelle della scena. Il risultato, se tutto va bene, è un’imitazione
estremamente fluida e naturale delle espressioni dell’attore originale, il cui
volto viene sostituito da quello digitale. 

Fare un deepfake ben riuscito è soprattutto questione di potenza di
calcolo e di tempo di elaborazione, oltre che di un buon repertorio di
immagini di riferimento; si riduce moltissimo l’apporto umano degli animatori
digitali.

I giovani esperti di effetti digitali di Corridor Crew hanno tentato di
correggere la scena imperfetta di The Mandalorian usando appunto un
deepfake. A questo punto credo di potervi rivelare che si tratta del
giovane Luke Skywalker, generato partendo dalle immagini del suo volto all’epoca de Il Ritorno dello Jedi.

Qui sotto trovate il video del risultato, che è
davvero notevole se si considera il tempo-macchina impiegato e le limitatissime risorse
economiche in gioco. Un gruppo di ragazzi di talento batte la Disney: questa è
una rivoluzione negli effetti speciali. Se volete andare al sodo, andate a
17:20. Buona visione.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o
altri metodi.

Sensitivi, complottisti, assistenti vocali e coincidenze: quando George Lucas fa photobombing

Sensitivi, complottisti, assistenti vocali e coincidenze: quando George Lucas fa photobombing

Le coincidenze sono un fenomeno che molti fanno fatica a gestire razionalmente. C’è chi
sogna un velivolo che cade e pensa di avere la chiaroveggenza quando
l’indomani legge di un incidente aereo. C’è chi sospetta che il telefonino o
Alexa ascolti segretamente le sue conversazioni e le usi per bombardarlo di
pubblicità mirata perché una volta ha parlato di pettini per gatti e il giorno
dopo gli compare la pubblicità dei prodotti da toeletta per felini. C’è chi
nota che l’aereo dirottato che colpì il Pentagono l’11 settembre 2001 si
schiantò proprio sulla facciata recentemente blindata e quindi teorizza che
“qualcuno” abbia guidato l’aereo appositamente verso quel punto per limitare i
danni ma ottenere lo stesso il panico. Eccetera, eccetera, eccetera.

Il fatto è che siamo molti abili a notare le coincidenze ma incapaci di notare
le non-coincidenze. Nessuno va mai in giro a raccontare di quella volta
che ha sognato i numeri del lotto ma erano quelli sbagliati. Nessuno
s’inquieta se in casa ha parlato di reggicalze vicino allo smartphone e Google
gli propone cibo per canarini.

Ma soprattutto facciamo fatica ad accettare che
le coincidenze càpitano. Se un dato fenomeno avviene tante volte, prima
o poi capiterà che dia un risultato insolito e improbabile. Miliardi di persone sognano
tutte le notti: che qualcuna sogni qualcosa che l’indomani succede è
statisticamente quasi inevitabile.

E a volte succedono anche gli eventi più improbabili. I complottisti non riescono a
concepire che le cose avvengano per caso. Tutto, per loro, accade in modo
preordinato, secondo i piani complicatissimi del Grande Vecchio di turno. Ma
se tante persone fanno una cosa tante volte, ogni tanto capiteranno le
coincidenze più impensabili.

Considerate questo video: una persona sta camminando per strada e sta
registrando del materiale per un documentario. Dietro quella persona, di
colpo, appare George Lucas.

Un bell’esempio da presentare quando arriva il solito genio che dice
“Ma X non può essere una coincidenza! Gombloddoh!!!!”.

Il video è diventato virale in questi giorni, ma risale a qualche anno fa.
Usando gli indizi contenuti nella ripresa ne ho trovato una
versione più estesa
che fornisce un po’ di contesto: la persona che parla è
Bruce Hoglund e sta parlando di
pyroprocessing, di molten salt process e di
electrochemistry perché sta spiegando il funzionamento di un
particolare tipo di reattore nucleare. Lo spezzone è tratto da un documentario
legato all’Argonne National Laboratory e intitolato
Nuclear Recycling: How It Works

Il video è chiaramente girato in epoca pre-Covid da qualche parte nel
continente americano, a giudicare dai cartelli stradali e dalle pubblicità sui
veicoli. Appena prima dell’albergo in cui entra George Lucas c’è un ingresso
di un negozio che si chiama Marlowe, e il numero civico successivo è il
110. Subito dopo si vede la scritta Nomi Kitchen Lounge Garden Spa, che
è
questo locale
a Chicago. Con questi indizi si scopre che la scena è ripresa davanti al Park
Hyatt Chicago (qui su Google Maps).

 

Riuscite a scoprire di più?

"The Midnight Sky", mini-recensione senza spoiler (ma con quizzello)

“The Midnight Sky”, mini-recensione senza spoiler (ma con quizzello)

Ultimo aggiornamento: 2020/12/28 14:55

Ho visto stasera (26/12) The Midnight Sky, l’ultima fatica cinematografica di e con George Clooney. In estrema sintesi, e senza spoiler (che ci possono essere invece nei commenti):

  1. Soporifero.
  2. Prevedibile.
  3. Effetti speciali molto belli (ILM è una garanzia).
  4. Soporifero l’ho già detto? Devo essermi riaddormentato, scusate.
  5. Non pensate troppo alle implicazioni biologiche del finale,
    sporcaccioni.

Ci sono almeno quattro assurdità scientifiche di base che mi hanno fatto accapponare la pelle e rovinato la sospensione dell’incredulità, e una è assolutamente banale e terra terra, ma non voglio fare spoiler. Le trovate se frugate nei commenti qui sotto.

Il mio abbraccio più sentito va a chiunque lo veda e, a una, uhm… certa scena,
senta la tentazione insopprimibile di dire:

-“Ben?” 

-“Tu andrai al Sistema Dagobah…“

-“Sistema…Dagobah…”

Per i Trekker: sì, quello al’inizio (a 3:14) è Tim Russ, Tuvok di Star Trek Voyager e indimenticato pettinatore di deserti in Balle Spaziali.

 

C’è anche Ethan Peck (Star Trek Discovery). E ovviamente la protagonista di The Midnight Sky, Felicity Jones, è un volto molto familiare per gli appassionati di Star Wars, essendo la protagonista di Rogue One.

 

Questa immagine, oltre a Peck, mostra anche un oggetto che uno dei commentatori di questo blog conosce molto bene :-).

Quiz: perché alcuni degli specchi nella seconda foto sembrano di colore diverso dagli altri?

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Nel prossimo Star Wars “Jedi” è plurale; gli effetti speciali di Rogue One

Nel prossimo Star Wars “Jedi” è plurale; gli effetti speciali di Rogue One

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Noticina domenicale per iniziare la giornata con qualcosa di leggero: quando è stato annunciato che il titolo del prossimo film della saga di Star Wars sarebbe stato The Last Jedi è nato subito un dubbio: singolare o plurale? In inglese, con questa costruzione della frase, non è possibile capirlo. Il vecchio Luke Skywalker era forse davvero l’ultimo Jedi?

Quest’ambiguità, sulla quale molti fan si sono sicuramente arrovellati ossessivamente, è stata risolta con l’annuncio delle traduzioni in altre lingue. In francese si intitolerà Star Wars: Les Derniers Jedi, in tedesco Star Wars: Die Letzten Jedi e in spagnolo Star Wars: Los Últimos Jedi. Questo è un tweet ufficiale:

Intanto godetevi questi spezzoni della realizzazione degli effetti speciali di Rogue One, che per me è stato uno dei più bei film della saga, al pari della trilogia originale, sia come storia, sia come impatto visivo. Questi video non rendono bene quanta fatica ci sia dietro la costruzione minuziosa dei mondi digitali, ma perlomeno chiariscono quanto siamo ormai costantemente ingannati in modo perfetto dagli effetti speciali, tanto da non accorgerci che anche gli oggetti normali (e a volte gli attori stessi, in Rogue One) sono in realtà sintetici.

I miei momenti “wow” in questi spezzoni sono il gigaschermo reale costruito intorno agli abitacoli per creare gli effetti di luce riflessa corrispondenti alla scena e la “cinepresa virtuale” in mano al regista Gareth Edwards, che gli consente di scegliere interattivamente le inquadrature in un set inesistente. Tecnologie lanciate da Gravity e Oblivion e rispettivamente da Avatar e ora maturate abbastanza da rendere la battaglia di Scarif in Rogue One una delle più credibili ed eleganti in assoluto. Buona visione.