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Le voci deepfake in Star Wars: The Book of Boba Fett

Questo articolo è disponibile anche in versione podcast.

Allerta spoiler: questo articolo rivela alcuni avvenimenti importanti delle
serie TV The Mandalorian e di The Book of Boba Fett. 

Se state seguendo le serie TV The Mandalorian e
The Book of Boba Fett, conoscerete già una delle loro sorprese più
emozionanti: torna un personaggio amatissimo da tutti i fan di Star Wars,
e torna ringiovanito, grazie alla tecnologia digitale, con risultati
incredibilmente realistici. Non vi preoccupate: non dirò di chi si tratta. Non
subito, perlomeno [non è Yoda come l’immagine qui accanto potrebbe far pensare].

Ma a differenza di altri attori e attrici del passato, che sono stati ricreati
o ringiovaniti creando un modello digitale tridimensionale dei loro volti e
poi allineando faticosamente questo modello alle fattezze attuali dell’attore o di una sua
controfigura, con risultati spesso discutibili e innaturali, sembra (ma non è
ancora confermato ufficialmente) che in questo caso sia stata usata la tecnica
del
deepfake.

In pratica, nei deepfake si attinge alle foto e alle riprese video e
cinematografiche che mostrano quella persona quando era giovane, si estraggono
le singole immagini del suo volto da tutto questo materiale e poi si dà questo
repertorio di immagini in pasto a un software di intelligenza artificiale, che
le mette a confronto con le riprese nuove dell’attore o della controfigura e
sovrappone al volto attuale l’immagine di repertorio, correggendo ombre e
illuminazione secondo necessità. Sto semplificando, perché il procedimento in
realtà è molto complesso e sofisticato, e servono tecnici esperti per
applicarlo bene, ma il principio di fondo è questo.

Sia come sia, il risultato in The Book of Boba Fett, in una puntata
uscita pochi giorni fa, lascia a bocca aperta: le fattezze del volto ricreato
sono perfette, le espressioni pure, e il personaggio rimane sullo schermo per
molto tempo, in piena luce, interagendo in maniera naturale con gli altri
attori, mentre in passato era apparso in versione ringiovanita solo per pochi
secondi e in penombra, in disparte. 

Mentre la prima apparizione di questo
personaggio digitale in The Mandalorian nel 2021 aveva suscitato
parecchie critiche per la sua qualità mediocre, nella puntata di
Boba Fett uscita di recente l’illusione è talmente credibile che fa
passare in secondo piano un dettaglio importante:
anche la voce del personaggio è sintetica.

Può sembrare strano, visto che la persona che lo interpreta è ancora in vita e
recita tuttora (non vi dico chi è, ma l’avete probabilmente già indovinato). Invece di chiamarla a dire le battute e poi elaborare
digitalmente la sua voce per darle caratteristiche giovanili, i tecnici degli
effetti speciali hanno preferito creare un deepfake sonoro.

Lo ammette candidamente Matthew Wood, responsabile del montaggio audio di
The Mandalorian, in una puntata di Disney Gallery dedicata al
dietro le quinte di questa serie: delle registrazioni giovanili dell’attore
sono state date in pasto a una rete neurale, che le ha scomposte e ha
“imparato” a recitare con la voce che aveva l’attore quando era giovane. 

La rete neurale in questione è offerta dall’azienda Respeecher,
che offre servizi di ringiovanimento digitale per il mondo del cinema,
permettendo per esempio a un attore adulto di dare la propria voce a un bambino oppure
di ricreare la voce di un attore scomparso o non disponibile.

La demo di Respeecher in cui la voce di una persona normale viene convertita
in tempo reale in quella molto caratteristica di Barack Obama è
impressionante:

In The Book of Boba Fett, il tono è corretto, le inflessioni della voce
sintetica sono azzeccate, ma la cadenza è ancora leggermente piatta e
innaturale.

Ci vuole ancora un po’ di lavoro per perfezionare questa tecnologia, ma già
ora il risultato della voce sintetica è sufficiente a ingannare molti
spettatori e a impensierire molti attori in carne e ossa, che guadagnano dando
la propria voce a personaggi di cartoni animati o recitando audiolibri.

Ovviamente per chi ha seguito la versione doppiata della serie tutto questo
lavoro di deepfake acustico è stato rimpiazzato dalla voce
assolutamente reale del
doppiatore italiano
(Dimitri Winter), ma a questo punto si profila all’orizzonte la possibilità che il
deepfake della voce possa consentire a un attore di “parlare” anche
lingue straniere e quindi permetta di fare a meno del doppiaggio. Con il
vantaggio, oltretutto, che siccome il volto dell’attore è generato digitalmente, il labiale
potrebbe sincronizzarsi perfettamente con le battute in italiano, per esempio.

C’è il rischio che queste voci manipolabili a piacimento consentano di
creare video falsi di politici o governanti che sembrano dire frasi che in
realtà non hanno detto, come ha fatto proprio Respeecher nel 2019 in un caso molto
particolare: ha creato un video, ambientato nel 1969, in cui l’allora
presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annuncia in televisione la tragica morte sulla
Luna degli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin (mai avvenuta), mettendo in bocca al
presidente parole ispirate al discorso che era stato scritto nell’eventualità
che la loro missione Apollo 11 fallisse.

Respeecher non è l’unica azienda del settore. Google, per esempio, offre il servizio Custom Voice, che permette di replicare la voce di una persona qualsiasi mandandole un buon numero di campioni audio di alta qualità. Funziona molto bene: infatti non vi siete accorti che da qualche tempo a questa parte i miei podcast sono realizzati usando la mia voce sintetica, data in pasto a un file di testo apposito.

Tranquilli: sto scherzando. Per ora.

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