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Oggi alle 15 sarò a Lugano per discutere di democrazia digitale

Oggi alle 15 a Lugano, presso la Libreria al Centro (ex Melisa), in via Vegezzi 4, parteciperò al dibattito eDem-Democrazia Digitale e partecipazione Online, strumenti e progetti, organizzato dall’Associazione Partito Pirata del Ticino. Nel dibattito interverranno anche Carlo Brancati (collaboratore a piattaforme di e-democracy), Lorenzo Losa (Wikimedia Foundation Italia), Ilario Valdelli (Community Manager Wikimedia Svizzera). È prevista la presenza di Alexis Roussel, Presidente del PPS. La pagina Facebook dell’evento è questa: l’incontro potrà essere seguito in diretta streaming su Youtube.

Come l’NSA ha tradito la fiducia del mondo: l’appello appassionato di un esperto, Mikko Hypponen

Mikko Hypponen, di F-Secure, ha tenuto recentemente a Bruxelles un TED Talk nel quale ha messo bene in chiaro, con la competenza di chi lavora da anni nel settore della sicurezza informatica, le vere implicazioni del Datagate e di qualunque programma di sorveglianza preventiva di massa.

Il video è già stato tradotto e sottotitolato da Anna Cristina Minoli e Alessandra Tadiotto, ma con l’aiuto di Luigi Rosa mi sono permesso di sistemare qualche refuso e presentare qui il discorso di Hypponen nella sua interezza, perché merita davvero ed è ricco di spunti per riflessioni profonde e amare, non soltanto sull’informatica, ma sul senso profondo di cosa intendiamo per democrazia e libertà. È un discorso tecnico che finisce per essere politico nell’accezione più nobile di questo termine, spesso annacquato dai teatrini di alcuni commedianti.

Anna, Alessandra, se leggete queste righe e concordate con le nostre modifiche, usatele pure: questo testo è liberamente condivisibile. Per tutti: se trovate refusi o avete traduzioni migliori, segnalatele nei commenti. E se siete d’accordo con quello che ha detto Hypponen, fate circolare le sue idee.

Mikko Hypponen: Come l’NSA ha tradito la fiducia del mondo. È ora di agire

Le due invenzioni più grandi della nostra generazione sono probabilmente Internet e il telefonino. Hanno cambiato il mondo. Eppure, un po’ a sorpresa, si sono anche rivelate gli strumenti perfetti per lo stato di sorveglianza. È emerso che la capacità di raccogliere dati, informazioni e connessioni su praticamente chiunque di noi e su tutti noi è proprio quella che abbiamo sentito per tutta l’estate attraverso le rivelazioni e le fughe di notizie riguardanti le agenzie di intelligence occidentali, in gran parte agenzie di intelligence statunitensi, che sorvegliano il resto del mondo.

Ne abbiamo sentito parlare a cominciare dalle rivelazioni del 6 giugno scorso. Edward Snowden ha cominciato a far trapelare informazioni, informazioni classificate top secret, provenienti dalle agenzie di intelligence statunitensi, e abbiamo cominciato a conoscere cose come PRISM, XKeyscore e altre. E questi sono esempi del tipo di programmi che le agenzie di intelligence statunitensi stanno impiegando in questo momento contro il resto del mondo.

E se ripensate alle previsioni sulla sorveglianza espresse da George Orwell, beh, viene fuori che George Orwell era un ottimista.

(Risate del pubblico)

Stiamo assistendo ora a tracciamenti di singoli cittadini su scala molto più vasta di quanto Orwell avrebbe mai potuto immaginare.

Questo è il famigerato centro dati della NSA nello Utah. Aprirà prossimamente e sarà sia un centro di supercalcolo che un centro di archiviazione dati. Potete immaginarlo come una sala immensa, piena di dischi rigidi per l’immagazzinaggio dei dati che stanno raccogliendo. È un edificio piuttosto grande. Quanto grande? Posso darvi i numeri – 140 000 metri quadrati – ma questo non vi dice molto. Forse è meglio immaginarlo con un termine di paragone. Pensate al più grande negozio IKEA in cui siate mai stati. Questo è cinque volte più grande. Quanti dischi rigidi ci stanno in un negozio IKEA? Giusto? È piuttosto grande. Stimiamo che la sola bolletta dell’elettricità per far funzionare questo centro di archiviazione dati sarà dell’ordine delle decine di milioni di dollari all’anno. E questo tipo di sorveglianza a tappeto significa che è possibile raccogliere i nostri dati e conservarli sostanzialmente per sempre, conservarli per lunghi periodi di tempo, conservarli per anni, per decenni. Questo crea dei rischi completamente nuovi per tutti noi. Questa è sorveglianza a tappeto, globale, di tutti.

Beh, non esattamente di tutti, perché l’intelligence americana ha solo il diritto legale di monitorare gli stranieri. Possono monitorare gli stranieri quando le connessioni dati degli stranieri terminano negli Stati Uniti o passano per gli Stati Uniti. Sorvegliare gli stranieri non sembra tanto grave, finché non ci si rende conto che io sono uno straniero e voi siete degli stranieri. Di fatto, il 96 per cento del pianeta è abitato da stranieri.

(Risate del pubblico)

Giusto?

Quindi è in effetti una sorveglianza a tappeto, globale, di tutti noi, tutti noi che usiamo le telecomunicazioni e Internet.

Ma non fraintendetemi: ci sono dei tipi di sorveglianza che vanno bene. Amo la libertà, ma anch’io riconosco che certa sorveglianza va bene. Se le forze dell’ordine stanno cercando di trovare un assassino, o catturare un signore della droga o prevenire una sparatoria in una scuola, e hanno delle piste e un sospettato, va benissimo che intercettino le telefonate di questo sospettato e le sue comunicazioni via Internet. Questo non lo metto affatto in discussione.

Ma non è di questo che si occupano i programmi come PRISM. Non hanno nulla a che vedere con la sorveglianza di persone per le quali ci sono buone ragioni per sospettare che abbiano commesso qualche reato, ma sono sorveglianza di persone che loro sanno essere innocenti.

Quindi le quattro grandi argomentazioni a sostegno di questo tipo di sorveglianza sono: prima di tutto, non appena si comincia a discutere di queste rivelazioni, ci sono quelli che negano cercando di minimizzare l’importanza di queste rivelazioni, dicendo che sapevamo già tutto, sapevamo che stava accadendo, non c’è niente di nuovo. E non è vero. Non lasciatevi dire da nessuno che lo sapevamo già, perché non lo sapevamo. Le nostre peggiori paure potevano essere qualcosa del genere, ma non sapevamo che stava accadendo. Ora sappiamo per certo che sta accadendo. Non lo sapevamo. Non sapevamo di PRISM. Non sapevamo di XKeyscore. Non sapevamo di Cybertrans. Non sapevamo di DoubleArrow. Non sapevamo di Skywriter — tutti questi programmi diversi gestiti dalle agenzie di intelligence statunitensi. Ma ora lo sappiamo.

E non sapevamo che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti si spingessero al punto di infiltrare organismi di normazione per sabotare intenzionalmente gli algoritmi di cifratura. Questo significa prendere una cosa sicura, un algoritmo di cifratura che è così sicuro che se lo usate per criptare un singolo file, nessuno può decifrare quel file. Anche se prendono ogni singolo computer del pianeta solo per decifrare quel singolo file, ci vorranno milioni di anni. In sostanza è perfettamente sicuro, inattaccabile. Una cosa di quel livello viene presa e indebolita di proposito, con il risultato di renderci tutti meno sicuri. Un equivalente nel mondo reale sarebbe che le agenzie di intelligence imponessero un PIN segreto in tutti gli antifurto di ogni singola abitazione in modo da poter entrare in ogni singola casa. Perché sapete, magari i cattivi hanno l’antifurto. Ma alla fine ci renderebbe anche tutti meno sicuri. Inserire una backdoor negli algoritmi di cifratura è semplicemente sconvolgente.

Ma certo, queste agenzie di intelligence stanno soltanto facendo il proprio lavoro. È quello che è stato detto loro di fare: spiare i segnali, monitorare le telecomunicazioni, monitorare il traffico Internet. Questo è quello che stanno cercando di fare, e dato che la maggior parte del traffico Internet oggi è cifrato, stanno cercando modi per aggirare la cifratura. Un modo è sabotare gli algoritmi di cifratura, e questo è un grande esempio di come le agenzie di intelligence americane stiano operando a briglia sciolta. Sono totalmente fuori controllo, e si dovrebbe riprenderne il controllo.

Cosa sappiamo in realtà di queste fughe di notizie? Tutto si basa sui file fatti trapelare dal signor Snowden. Le prime slide di PRISM dell’inizio di giugno descrivono un programma di raccolta in cui i dati vengono raccolti dai service provider, e fanno anche i nomi dei service provider ai quali hanno accesso. Hanno persino una data specifica in cui è iniziata la raccolta di dati per ogni service provider. Per esempio, specificano che la raccolta da Microsoft è iniziata l’11 settembre 2007, per Yahoo il 12 marzo 2008, e poi gli altri: Google, Facebook, Skype, Apple e così via.

E ognuna di queste aziende nega. Dicono tutte che semplicemente non è vero, che non danno accesso tramite backdoor ai loro dati. Eppure abbiamo questi file. Quindi una delle due parti sta mentendo, o c’è una spiegazione alternativa?

Una spiegazione sarebbe che queste parti, questi service provider, non stanno collaborando. Invece hanno subìto un attacco informatico. Sarebbe una spiegazione. Non stanno collaborando. Sono stati attaccati. In questo caso, sono stati attaccati dal loro stesso governo. Potrebbe sembrare assurdo, ma si sono già verificati casi di questo tipo. Per esempio, il caso del malware Flame che crediamo fermamente sia stato creato dal governo americano, e che per diffondersi ha sovvertito la sicurezza della rete di aggiornamenti Windows. Questo significa che l’azienda è stata attaccata dal proprio governo. Ci sono altre prove che supportano questa teoria. Der Spiegel, in Germania, ha fatto trapelare altre informazioni sulle operazioni gestite dalle unità di hacker di elite che operano all’interno di queste agenzie di intelligence. All’interno della NSA, l’unità si chiama TAO, Tailored Access Operations, e all’interno del GHCQ, che è l’equivalente britannico, si chiama NAC, Network Analysis Centre.

Queste recenti fughe di notizie di queste tre slide descrivono in dettaglio un’operazione gestita dall’agenzia di intelligence GCHQ del Regno Unito che aveva come obiettivo una società di telecomunicazioni qui in Belgio. Questo significa quindi che un’agenzia di intelligence europea sta violando intenzionalmente la sicurezza di una telecom di un vicino paese dell’Unione Europea, e ne parlano nelle loro slide molto disinvoltamente, come se fosse una cosa normale. Ecco l’obiettivo primario, ecco l’obiettivo secondario, ecco il team. Probabilmente fanno team building il giovedì sera al bar. Usano addirittura stucchevoli clip art su PowerPoint come: “Successo”, quando riescono ad accedere a servizi come questo. Che diavolo sta succedendo?

E poi si discute che OK, certo, probabilmente sta succedendo ma, di nuovo, lo fanno anche altri paesi. Tutti i paesi spiano. E magari è vero. Molti paesi spiano, non tutti, ma prendiamo un esempio. Prendiamo per esempio la Svezia. Parlo della Svezia perché la Svezia ha leggi abbastanza simili agli Stati Uniti. Quando i vostri dati attraversano la Svezia, la sua agenzia di intelligence ha il diritto per legge di intercettare il traffico. Bene, quanti soggetti di potere, politici, leader d’azienda svedesi usano quotidianamente servizi basati negli Stati Uniti, come Windows o OS X, o usano Facebook o LinkedIn, o salvano i propri dati in cloud come iCloud o Skydrive o DropBox, o magari usano servizi online come Amazon Web Services o SalesForce? La risposta è: lo fa ogni singolo leader d’azienda, ogni giorno. Ribaltiamo la prospettiva. Quanti leader americani usano webmail e servizi di cloud svedesi? La risposta è nessuno. Quindi non c’è bilanciamento. Non c’è assolutamente equilibrio, neanche lontanamente.

E quando abbiamo la sporadica storia di successo europea, anche quella, tipicamente finisce per essere venduta agli Stati Uniti. Per esempio, Skype una volta era sicuro. Era cifrato da un capo all’altro della comunicazione. Poi è stato venduto agli Stati Uniti. Oggi non è più sicuro. Ancora una volta, prendiamo una cosa sicura e la rendiamo meno sicura di proposito, con la conseguenza di rendere tutti noi meno sicuri.

E poi c’è l’argomentazione che gli Stati Uniti stanno solo combattendo i terroristi. È la guerra al terrorismo. Non dovete preoccuparvi. Beh, non è la guerra al terrorismo. Certo, è in parte guerra al terrorismo, e sì, ci sono terroristi, che uccidono e mutilano, e dovremmo combatterli, ma sappiamo da questa fuga di notizie che hanno usato le stesse tecniche per ascoltare telefonate di leader europei, per intercettare le email dei presidenti del Messico e del Brasile, per leggere il traffico di mail nelle sedi delle Nazioni Unite e del Parlamento Europeo, e non credo che stiano cercando terroristi all’interno del Parlamento Europeo, giusto? Quindi non è guerra al terrorismo. Potrebbe esserlo in parte, e ci sono terroristi, ma pensiamo veramente ai terroristi come a una minaccia esistenziale tale da essere disposti a fare davvero qualunque cosa per combatterli? Gli americani sono pronti a buttare via la Costituzione, buttarla nel cestino, solo perché ci sono i terroristi? La stessa cosa per il Bill of Rights (la Carta del Diritti) e tutti gli emendamenti, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, le convenzioni europee sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e la libertà di stampa? Pensiamo veramente che il terrorismo sia una tale minaccia esistenziale da essere disposti a fare qualunque cosa?

Ma la gente ha paura dei terroristi, e pensa che la sorveglianza sia accettabile perché tanto non ha niente da nascondere. Siete liberi di sorvegliarmi, se può aiutare. E chiunque vi dica che non ha niente da nascondere semplicemente non ci ha riflettuto abbastanza.

(Applausi)

Perché abbiamo questa cosa chiamata privacy, e se pensate veramente di non avere niente da nascondere, assicuratevi che sia la prima cosa che mi direte, perché saprò che non dovrò affidarvi nessun segreto, perché ovviamente non siete in grado di mantenere un segreto.

Ma la gente è brutalmente onesta su Internet, e quando sono iniziate queste fughe, molta gente ha cominciato a interrogarmi. Non ho niente da nascondere. Non sto facendo niente di male o illegale. Eppure, non c’è niente che ho piacere di condividere con un’agenzia di intelligence, specialmente una agenzia di intelligence straniera. E se proprio abbiamo bisogno di un Grande Fratello, preferirei avere un Grande Fratello nazionale che un Grande Fratello straniero.

Quando sono iniziate le fughe di notizie, la prima cosa che ho twittato è stato un commento su come, usando i motori di ricerca, stiamo potenzialmente mostrando tutto all’intelligence americana. Due minuti dopo ho ricevuto una risposta da una persona di nome Kimberly dagli Stati Uniti che controbatteva: perché dovevo preoccuparmene? Cosa sto mandando che mi dovrebbe preoccupare? Sto mandando foto di nudo o qualcosa del genere? La mia risposta a Kimberly è stata che quello che stavo mandando non erano affari suoi, e non dovrebbero essere neanche affari del suo governo. Perché si tratta di questo, si tratta di privacy. La privacy non è negoziabile. Dovrebbe essere parte integrante di tutti i sistemi che usiamo.

(Applausi)

Una cosa che dovremmo capire è che siamo brutalmente onesti con i motori di ricerca. Mostratemi la cronologia delle vostre ricerche, e vi troverò qualcosa di incriminante o di imbarazzante in cinque minuti. Siamo più onesti con i motori di ricerca di quanto non lo siamo con le nostre famiglie. I motori di ricerca sanno più di noi di quanto non sappiano di voi le vostre famiglie. E queste sono tutte informazioni che diamo via, le stiamo dando agli Stati Uniti.

La sorveglianza cambia la storia. Lo sappiamo da esempi di presidenti corrotti come Nixon. Immaginate se avesse avuto il tipo di strumenti di sorveglianza disponibili oggi. Fatemi citare testualmente il presidente del Brasile, la signora Dilma Rousseff. È stata uno degli obiettivi della sorveglianza della NSA. Le sue mail sono state lette, e lei ha parlato alla sede delle Nazioni Unite e ha detto: “Se non c’è nessun diritto alla privacy, non può esistere nessuna vera libertà di espressione e opinione, e quindi non può esistere una democrazia efficace.”

Ecco di cosa si tratta. La privacy è il mattone fondamentale delle nostre democrazie. E per citare un collega ricercatore della sicurezza, Marcus Ranum gli Stati Uniti oggi stanno trattando Internet come se fosse una delle loro colonie. Siamo tornati all’epoca della colonizzazione, e noi, gli “stranieri“ che usiamo Internet, dovremmo vedere gli Americani come i nostri padroni.

Il signor Snowden è stato accusato di molte cose. Qualcuno lo accusa di avere causato, con le sue rivelazioni, problemi all’industria del cloud e alle società di software. Dare la colpa a Snowden di aver causato problemi all’industria del cloud americano sarebbe come dare la colpa del riscaldamento globale ad Al Gore.

(Risate e applausi)

Allora, cosa dobbiamo fare? Dovremmo preoccuparci? No, non dovremmo preoccuparci. Dovremmo arrabbiarci, perché tutto questo è sbagliato ed è prepotente e non si dovrebbe fare. Ma questo non cambierà la situazione. Quello che cambierà la situazione per il resto del mondo è cercare di stare lontani dai sistemi costruiti negli Stati Uniti. È molto più facile a dirsi che a farsi. Come si fa? Un singolo paese, qualunque singolo paese in Europa non può sostituire o creare dei sostituti dei sistemi operativi e dei servizi cloud statunitensi.

Ma magari non lo si deve fare da soli. Magari lo si può fare insieme ad altri paesi. La soluzione è l’open source. Creando insieme dei sistemi aperti, liberi e sicuri, possiamo aggirare questa sorveglianza, e così il singolo paese non deve risolvere il problema da solo. Deve solo risolvere un piccolo problema. E per citare un collega ricercatore sulla sicurezza, Haroon Meer, un paese deve solo far partire una piccola onda, queste piccole onde insieme diventano una marea, e la marea solleverà tutte le barche nello stesso tempo, e la marea che costruiremo con sistemi sicuri, liberi e open source, diventerà la marea che ci innalzerà tutti al di sopra dello stato di sorveglianza.

Grazie.

(Applausi)

48 ore di sfide aperte NASA/ESA a Roma il 20-21 aprile. Siateci: potreste fare la differenza [UPD 2013/04/09]

48 ore di sfide aperte NASA/ESA a Roma il 20-21 aprile. Siateci: potreste fare la differenza [UPD 2013/04/09]

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

C’è tanta gente che aspetta che le soluzioni piovano per magia dall’alto, grazie alle pensate di qualche comitato di saggi, e c’è gente che preferisce non aspettare, si rimbocca le maniche e fa. C’è chi lo chiama crowdsourcing e ci si sciacqua soltanto la bocca, e chi non perde tempo a chiamarlo e lo fa e basta.

L’innovazione dal basso, quella che nasce dalle idee dei cittadini, sembrerebbe un approccio sovversivo e malvisto dai governi, ma non è sempre così; non per tutti i governi, perlomeno. A Roma, al Dipartimento d’ingegneria della Sapienza, e in più di 70 altre città del mondo, il 20 e 21 aprile, questo approccio verrà incoraggiato nientemeno che dalla NASA e dall’Agenzia Spaziale Europea. Siete tutti invitati a collaborare: insegnanti, studenti, artisti, ingegneri, comunicatori, scienziati, smanettoni del software e dell’hardware.

Sto parlando dell’International Space Apps Challenge: due giorni di brainstorming e di incontri per fare lo sviluppo tecnologico, che si terranno in sette continenti e nello spazio, riunendo in varie città del mondo (e anche virtualmente) persone che vogliono realizzare soluzioni open source alle sfide globali, da affiancare a quelle di chi, silenziosamente, lavora nel mondo della ricerca convenzionale e a volte si trova ostacolato dalla burocrazia e dal pantano della proprietà intellettuale.

L’evento mi è stato segnalato dall’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, che dalla Russia mi ha spedito queste parole: “Chiunque si appassioni quando c’è un problema da risolvere e ami il lavoro di squadra è benvenuto a Space Apps Challenge, indipendentemente dalle proprie competenze. Spesso si pensa che lo sviluppo di tecnologia sia appannaggio degli addetti ai lavori. Space Apps Challenge invita invece tutti a riappropriarsi del mondo della tecnologia, offrendo un ambiente collaborativo e internazionale in cui sviluppare soluzioni concrete che diano un contributo positivo al programma spaziale nelle sue più svariate incarnazioni. Il tutto divertendosi!”.

Samantha ha anche registrato questo video d’invito al Challenge:

Le sfide proposte sono una cinquantina, su tantissimi temi: dalla stampa 3D all’identificazione distribuita delle meteore tramite app per telefonini; dalla costruzione di microsatelliti alla produzione di app e video per illustrare i vantaggi forniti dall’esplorazione spaziale; dalla divulgazione scientifica all’arte; dalla lotta all’inquinamento alla sostenibilità. Tutto secondo licenze d’uso open.

Milano ieri (fonte: Repubblica)

La NASA, l’ESA, la JAXA, l’ASI, l’EPA e altri enti governativi internazionali mettono a disposizione la propria immensa collezione di dati e immagini. L’International Space Apps Challenge è anche un’occasione per incontrare e creare legami con altre persone geek come noi, per non arrendersi all’idea che al mondo esistano, e nei media si vedano, soltanto i rintronati che credono alle panzane vendute da Voyager, alle “scie chimiche” e alle prediche dei catastrofisti e degli imbroglioni anti-vaccini, e pensano di salvare il mondo con uno striscione.

Vuoi il futuro? Fattelo. Con Arduino

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questo TED Talk di Massimo Banzi, coinventore della piattaforma di sviluppo Arduino (hardware e software interamente aperti), è una bella dimostrazione della potenza educativa dell’open source, grazie al quale le idee circolano liberamente, tutti hanno il permesso di copiare da tutti (citando la fonte) e non ci sono i freni e i balzelli del copyright, delle licenze e della burocrazia. L’open source ha già trasformato l’informatica (Google usa Linux; Android usa Linux) e ora si appresta a rivoluzionare la fabbricazione di oggetti fisici.

Questa è infatti la rivoluzione prossima ventura: come cambierà il mondo quando avremo in casa una stampante 3D in grado di fabbricare qualunque oggetto? E prima che lo chiediate: sì, ci sarà ancora la possibilità di fare soldi con l’open source. Gli avvocati usano una base di conoscenza aperta (le leggi) ma non mi pare che muoiano di stenti. Si può fare il pane anche in casa, ma molti preferiscono farselo fare dal panettiere.

Mi chiedo quanti dei nostri politici e governanti siano pronti a capire che il mondo è già cambiato e sta per cambiare radicalmente, e che le leggi attuali hanno urgente bisogno di essere ripensate per non restare ancorate a un’idea ottocentesca della tecnologia.

TARDIS in realtà aumentata. Non dico altro

TARDIS in realtà aumentata. Non dico altro

Greg Kumparak ha usato il software libero Blender per creare una realtà aumentata ispirata a Doctor Who. Non importa se non capite cosa dice Greg: se conoscete la serie, preparatevi a sorridere e a implorarlo di distribuire la sua creazione. Adesso è Natale anche per gli whoviani (e domani c’è una nuova puntata).

Tim O’Reilly: visione globale e originale dell’open source

Un ottimo articolo in inglese di Tim O’Reilly su come funziona il modello economico dell’open source, sulla storia dell’informatica e di come è nata Microsoft, e sull’errore fondamentale di molti profeti dell’open source: l’economia open source non sarà basata sull’assistenza al software, ma sull’assistenza a *servizi* basati su software open.

Osservazione acuta: chiedete a un pubblico quanti usano Linux: pochi. Chiedete “ma come, nessuno di voi usa Google?”.

Eh già, perché Google usa centomila macchine Linux. Se usi Google, usi Linux e non lo sai.

Le cose che non colsi – 2011/06/23

Un po’ di chicche: non tutte fresche ma ghiotte comunque

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Doctor Who. Se avete un bel telescopio all’aperto, vi serve una copertura per proteggerlo. Ma invece della solita cupola, c’è chi usa un TARDIS. Il Dottore ha fan agguerritissimi anche in Russia, che traducono i sottotitoli quasi in tempo reale (pubblicando anche gli originali inglesi) presso Notabenoid. Non vi basta? Allora vi propongo il tema di Doctor Who suonato dalle mega-bobine di Tesla. Già visto? OK, ma stavolta dentro la gabbia c’è Adam Savage di Mythbusters.

2001 Odissea nello Spazio. Foto di oggetti di scena, attori, modelli e altre chicche straordinarie per i cultori del film di Kubrick. E non perdetevi questi poster che sono finte pubblicità d’epoca per HAL 9000 e la navetta Orion.

L’NSA pubblica 50.000 documenti segreti. C’è parecchia storia dell’informatica militare. Buona caccia.

Shuttle attraccato alla ISS, foto scattate da terra, in 3D. Thierry Legault non smette mai di stupirci. Se questo è quello che può fare un privato, immaginatevi cosa possono fare i militari.

RSA, 40 milioni di token da cambiare. Alcune intrusioni informatiche costano più di altre e rendono inutili, se non pericolosi, i gingilli che generano password temporanee usati da tante aziende. Brr.

Francia, vietato dire Facebook e Twitter in TV e alla radio. A meno che si tratti della lettura di una notizia che li riguarda. Una nuova applicazione di una norma del 1992 che proibisce la promozione di aziende nei notiziari. Quindi niente più “seguiteci su Twitter” e simili per i programmi TV francesi. Geniale.

Video del volo rasoterra. Il Corriere e altri giornali hanno pubblicato un video di un volo incredibilmente radente di un caccia. C’è chi pensa si tratti di un falso, ma Gizmodo ha pubblicato la ripresa corrispondente fatta a bordo del caccia, che sarebbe di un pilota argentino, e sembrano collimare. È per questo che si dice che esistono piloti temerari e piloti anziani, ma non esistono piloti temerari anziani.

Base segreta marziana in Google Mars. Non c’è limite alla stupidità della gente. Repubblica segnala la “scoperta”, da parte di un internauta di nome David Martines, di una strana struttura dal perimetro rettilineo che “fa pensare a un edificio”. Semmai fa pensare a una cretinata. Fa niente: il video raggranella migliaia di visite. Al can can intorno al nulla si accodano Gizmodo e il Daily Mirror. Francesco mi segnala che è probabilmente uno spike, un disturbo prodotto dai raggi cosmici sul sensore della sonda che ha ripreso le immagini (Discovery.com, Yahoo.com).

Usate Instapaper? L’FBI ha una copia di tutto quello che avete letto o archiviato. Una copia illegale. Lo segnala il blog ufficiale di Instapaper. E vorrebbero spingerci verso il cloud? Non mi sorprende: in questo modo sarà uno spasso sapere tutto dei propri sudditi. Pardon, cittadini.

Skype comprato da Microsoft, inizia il ritiro dall’open source. Skype per Asterisk non sarà più acquistabile dal 26 luglio. Decisione, però, presa mesi prima dell’acquisto, ufficialmente. Già non era andata bene con l’update che forzava l’installazione di un bloatware (software aggiuntivo indesiderato), EasyBits GO. È ora di guardarsi in giro e cercare qualcos’altro.

Stagista australiana 22enne trova massa mancante dell’universo. Così dice Repubblica a proposito di Amelia Fraser-McKelvie, che avrebbe battuto orde di esperti che cercavano da decenni di risolvere il mistero. Fa eco il Sydney Morning Herald. Conviene leggersi almeno l’abstract del paper scientifico originale, sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, invece della divulgazione un po’ troppo entusiasta dei giornali.

I cellulari causano tumori? Non proprio. Un po’ di articoli che chiariscono il recente allarme per una ricerca (o meglio, una review di altre ricerche) che sembrerebbe avvalorare questa tesi quando in realtà il rischio è pari a quello dei sottaceti: Punto Informatico, BoingBoing, Cancer Research UK, New York Times, BBC.

Utenti dei social network in calo? Facebook smentisce. Inside Facebook denuncia un calo di 6 milioni di utenti facebook in USA e di 100.000 nel Regno Unito. Ma il Regno di Zuckerberg nega e altre aziende gli danno ragione (BBC).

L’open source spiegato con i draghi: Sintel

L’open source spiegato con i draghi: Sintel

Sintel, cortometraggio di draghi scaricabile legalmente

Se cercate un modo originale per spiegare il concetto di open source a un profano, provate Sintel: un video di animazione digitale indipendente e coraggioso tanto nella trama quanto nella realizzazione. Tanto per cominciare, come il software open source, Sintel è legalmente scaricabile e copiabile, a differenza dei film commerciali, e già questo colpisce parecchio.

In secondo luogo, è una storia di draghi fatta tutta da appassionati: al progetto hanno collaborato migliaia di donatori, aiutati da un finanziamento dell’ente cinema olandese, e una quindicina di artisti del mondo del fumetto, animatori e sceneggiatori professionisti insieme a tanti appassionati e programmatori sparsi per il mondo. Poi c’è il fatto che è stato realizzato usando software libero (in particolare Blender, GIMP, Inkscape) che non costa nulla e non ha vincoli anticopia.

Il progetto Sintel è partito a maggio 2009 ed è stato presentato a fine settembre 2010 al festival del cinema olandese di Utrecht. Ci sono voluti sedici mesi di lavorazione da parte di un team internazionale per ottenere i suoi 15 minuti molto intensi, dove le emozioni certo non mancano. Lo potete vedere qui su Youtube oppure qui sotto.

Sintel è la dimostrazione di quello che oggi si può fare con il software libero e con tanta determinazione e passione, senza dipendere da esigenze commerciali e da budget fantastiliardari: è costato in tutto 400.000 euro. Pochissimo, per gli standard hollywoodiani.

Ma la vera differenza non è il costo: è la filosofia open source. Fare un film open source significa non solo tutto quello che ho descritto sopra. Significa anche che tutto il materiale digitale, dalla musica alla grafica ai modelli, verrà reso disponibile e sarà riusabile liberamente da chiunque secondo le regole della licenza Creative Commons per creare nuove storie. Un concetto inimmaginabile nel cinema tradizionale, dove un riutilizzo del genere è vietatissimo.

Sintel è in inglese, con sottotitoli in varie lingue scaricabili separatamente, ma si segue anche senza conoscere a menadito la lingua. È una storia epica, adatta a tutta la famiglia (tranne forse i più piccoli) e incentrata su un tema che va molto in questo periodo: una ragazzina diventa amica di un drago e senza accorgersene cresce insieme a lui. Mostratelo ai vostri figli, se ne avete, o ai vostri studenti, e poi dite loro che possono scaricare, condividere e modificare liberamente i personaggi, i modelli e tutto quello che hanno visto: avrete spiegato loro che cos’è l’open source.

Se vi piace l’idea, con lo stesso sistema sono stati realizzati dalla Blender Foundation anche altri due cortometraggi d’animazione liberi: Big Buck Bunny e Elephants Dream. Buona (libera) visione.

Google dalla riga di comando

Google dalla riga di comando

Google, servizi gestibili dalla riga di comando

Per tutti gli appassionati dell’informatica senza fronzoli, quelli che vogliono andare subito al sodo e sanno che la tastiera è ancor oggi mille volte più veloce del mouse per tante cose, Google ha presentato GoogleCL: in altre parole, Google a riga di comando.

Traduco per i non iniziati: normalmente, se volete scrivere un articolo su Blogger, aggiungere un appuntamento a Google Calendar o pubblicare una serie di foto su Picasa o un video su Youtube, dovete avviare il vostro browser, raggiungere il sito del servizio Google desiderato, aspettare che si carichi e poi cliccare sulle varie opzioni e nelle varie caselle per immettere i dati e caricare l’eventuale foto o video. Su un dispositivo che ha uno schermo piccolo, come un netbook o un telefonino, la cosa può essere piuttosto impegnativa.

Immaginate invece di poter aprire una finestra di terminale (un prompt dei comandi, per il mondo Windows) e digitare semplicemente

google blogger post –tags “[testo dei tag]” –title “[testo del titolo]” “[testo del post]”

ottenendo immediatamente la pubblicazione del post su Blogger, con i tag e il titolo ai loro rispettivi posti. Che è quello che ho fatto qui.  Notate che GoogleCL è abbastanza furbo da chiedermi in quale dei miei blog voglio che compaia il post.

In alternativa potreste comporre il post in un editor di testo, salvarlo come articolo.txt e poi caricarlo con

google blogger post articolo.txt

Potreste anche digitare

google picasa create –title “Foto di gatti” ~/foto/gatti/*.jpg

per caricare su Picasa in un sol colpo tutte le foto che avete nella cartella Gatti. Oppure aggiungere al volo un appuntamento alla vostra agenda digitando

google calendar add “Puntata del Disinformatico 11:00 12/7/2010”

per ricordarvi che il 7 dicembre alle 11 c’è il Disinformatico radiofonico (la data è nel formato statunitense mese-giorno-anno).

Altri esempi di comandi sono qui su Code.google.com. Roba da maniaci nostalgici? Può darsi, ma le potenzialità, per esempio per lo scripting e l’automazione dei servizi, sono notevoli. Se la cosa v’intriga, GoogleCL è gratuito e open source e funziona su Windows, Mac e Linux (funzionerà su Android e/o IOS?). Vi servono Python 2.5 o superiore e la libreria gdata 1.2.4 o superiore, se non li avete già installati; poi installate GoogleCL eseguendo i suoi script, come descritto per esempio nei requisiti di sistema, su Public Int (Windows XP) e Lifehacker. Se non sapete di cosa sto parlando, fatevi installare il tutto da qualcuno che ha familiarità con queste cose, e attenzione: la riga di comando è potente e non perdona.

La prima volta che usate ciascuno dei servizi gestibili dalla riga di comando, GoogleCL lancerà il vostro browser predefinito e gli farà aprire la pagina di autorizzazione (mostrata qui accanto). Da quel momento in poi, GoogleCL sarà autorizzato a gestire i vostri dati senza ulteriori cerimoniali.

Non dimenticate di leggere il manuale predisposto da Google, che contiene le altre opzioni di utilizzo della riga di comando. Come è prassi nei progetti open source, anche GoogleCL cerca volontari che contribuiscano alla sua crescita. Buon divertimento.