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Disabilitare il Wi-Fi di un iPhone usando semplicemente il nome di una rete Wi-Fi

Per mandare in crisi un iPhone o un iPad è sufficiente collegarlo a una rete
Wi-Fi con un nome particolare. Lo ha segnalato Carl Schou su Twitter pochi
giorni fa.

Se il nome (SSID) della rete Wi-Fi al quale si collega è %p%s%s%s%s%n,
il dispositivo Apple perde completamente la capacità di collegarsi a qualunque
rete Wi-Fi, e riavviarlo non risolve il problema. Il difetto è presente in tutte le versioni recenti di iOS/iPadOS, compresa la 14.6.

L’unico modo per riattivare il Wi-Fi sull’iPad o iPhone è andare in
Impostazioni – Generali – Ripristina – Ripristina impostazioni rete.
Bisognerà poi reimmettere tutti i parametri della propria connessione Wi-Fi.

Perché mai qualcuno dovrebbe usare un nome così bizzarro per una rete Wi-Fi?
Per esempio per fare burle pesanti o vandalismi. Un malintenzionato potrebbe
dare questo nome alla propria rete Wi-Fi in modo da paralizzare gli iPhone o
iPad altrui che tentano di collegarsi a scrocco. Questa falla non colpisce i
dispositivi Android o Windows, per cui qualcuno che ce l’ha con Apple potrebbe sfruttarla per danneggiare soltanto i dispositivi di questa marca. 

Sì, gente così
esiste. Già circolano gli scherzi, tipo questo, che consiglia crudelmente agli utenti iPhone di usare quel nome per il proprio Wi-Fi per rendere più veloce la connessione:

Apple non ha rilasciato dichiarazioni in proposito e non si sa se il difetto verrà corretto. 

Il motivo per cui questo nome di Wi-Fi ha quest’effetto è che questi caratteri con il simbolo di percentuale vengono usati come istruzioni di formattazione in alcuni linguaggi di programmazione, ed iOS e iPadOS accettano questi caratteri come nome di Wi-Fi senza controllarli, scartarli o convertirli: è una uncontrolled format string, una vulnerabilità classica che non dovrebbe esserci in un sistema operativo moderno.

Il consiglio, ovviamente, è non collegarsi mai ai Wi-Fi di sconosciuti, specialmente se hanno nomi che contengono
caratteri bizzarri. E di non credere ciecamente a tutti i “consigli per velocizzare” che si trovano su Internet.

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Engadget, BleepingComputer, AppleInsider.

Delirio per l’iPhone 3G. Un tempo Apple faceva computer

Delirio per l’iPhone 3G. Un tempo Apple faceva computer

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Decisamente atipica la WorldWide Developers Conference di Apple, tenutasi a San Francisco nei giorni scorsi. Di computer in senso stretto praticamente non s’è parlato nell’attessima presentazione della WWDC, la keynote, che ogni anno ritualmente diventa un evento mediatico a colpi di indiscrezioni e anticipazioni, che i fan di Apple seguono con lo stesso fervore di una spoilerata sul finale di Lost, per sapere quali saranno le prossime novità del mondo della mela. E i giornalisti abboccano all’esca e regalano tanta pubblicità gratis alla marca.

Certo, c’è stato l’annuncio di Snow Leopard, la prossima versione del sistema operativo Apple, prevista per l’estate del 2009 (qui c’è una pagina di anteprima). È stato presentato anche Mobile Me, il successore del servizio Internet .Mac (qui la FAQ con le novità; qui la visita guidata): condivisione e sincronizzazione online di indirizzi, dati, posta, agende, foto e accesso remoto al proprio Mac. Ma il dominatore assoluto della WWDC, almeno in termini mediatici, non è stato un computer, ma un telefonino: l’iPhone 3G.

In questo senso le voci incontrollate che circolavano sono rimaste in buona parte deluse: l’annuncio della versione UMTS dell’iPhone era previsto da tempo. Adesso l’iPhone naviga su Internet via rete cellulare a una velocità decente, come già facevano altri suoi concorrenti. Una leggera sorpresa, in termini di hardware, è arrivata dalla presenza del GPS a bordo e dalle dimensioni e dal peso estremamente modesti (paragonabili a quelle dell’iPod touch; notare il trucco di fare i bordi rastremati, in stile MacBook Air, per farlo sembrare più sottile). Tuttavia manca una telecamera frontale, per cui le videochiamate saranno decisamente scomode. Arriva un jack non incassato per la cuffia, che permette finalmente di utilizzare cuffie di qualsiasi marca, a differenza dell’iPhone precedente.

La sorpresa principale è stata il prezzo: il modello base parte da 199 dollari (126 euro, 203 franchi) se acquistato insieme ad un abbonamento (costa molto di più se acquistato a parte) e sarà disponibile dall’11 luglio. Giorno nel quale, fra l’altro, potrete vendicarvi sbeffeggiando tutti i boriosi che hanno ostentato l’iPhone 2G craccato, pagato un capitale, e che a quel punto si ritroveranno con un oggetto obsoleto, del tutto non-trendy e invendibile.

Ci sarà comunque da luglio la possibilità di aggiornare (a pagamento per gli iPod touch; in casa Apple la parola gratis latita spesso, ma in questo caso la cifra è intorno ai dieci dollari) il software degli iPhone e degli iPod alla versione 2.0, che leggerà i formati Microsoft Office e gli equivalenti Mac (Keynote, Pages e Numbers) oltre a supportare molte applicazioni per l’ufficio (server Exchange, supporto VPN, per esempio). Decisamente si tratta di un aggiornamento orientato a portare l’iPhone negli uffici al posto degli smartphone della concorrenza.

Ma c’è di più: l’iPhone (e l’iPod touch) ambisce a diventare un vero e proprio ecosistema: gli sviluppatori potranno vendere programmi per questa piattaforma tramite Apple, in una sorta di “iTunes del software”. Apple tratterrà una percentuale del prezzo di vendita in cambio della gestione totale del servizio di vendita, e le vendite saranno (in teoria) maggiormente garantite dalla presenza di DRM, che permetterà di limitare la circolazione abusiva del software. Craccare un iPhone 3G sarà probabilmente più difficile che in passato, ma ho fiducia nei potenti mezzi della comunità informatica.

Credo che al di là del singolo prodotto annunciato, la vera novità sia che Apple non è più computer-centrica. I sui tre pilastri, come mostrato in un’eloquente immagine della keynote (la vedete qui accanto), sono musica, iPhone… e, finalmente, computer.

Come cambiano i tempi. Ma è anche vero che Apple spesso anticipa le tendenze, e forse anche stavolta ci ha azzeccato: l’informatica e l’uso di Internet si sposteranno sempre più dal computer verso dispositivi specializzati, come l’iPhone o iPod o console di gioco; quello che si tentò di fare, con scarsissimo successo, qualche anno fa con i set top box. Dispositivi svincolati dai limiti dell’architettura PC, sui quali pertanto sarà più facile tentare di implementare lucchetti digitali e controlli centralizzati. Siamo proprio sicuri di voler affidare le chiavi di tutti i nostri dati a una specifica azienda, che magari risiede in un paese che non offre diritti di riservatezza nemmeno sulla carta?

Pensiamoci, intanto che ci facciamo sedurre dalle forme dell’ennesimo successo pubblicitario di Steve Jobs.

Rick Astley invade gli iPhone sbloccati

Rick Astley invade gli iPhone sbloccati

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Finalmente un virus anche per iPhone. Perché lasciare agli altri tutto il divertimento di avere uno sconosciuto che ti entra nel telefono e gli fa fare quello che gli pare? Ora anche gli utenti del cellulare feticcio di Apple (che è un buon telefonino, ma non tanto da venerarlo come fanno alcuni, specialmente chi non ce l’ha) possono vedere soddisfatta questa lacuna.

Arriva infatti dall’Australia un vero e proprio worm autopropagante: ogni iPhone infetto cerca altri iPhone attraverso la rete telefonica e si installa in quelli che trova. Ma il titolo di Apple in borsa non è precipitato e non c’è alcuna pandemia cellulare, perché il worm ha i denti limati.

Infatti funziona soltanto sugli iPhone ai quali è stato applicato un jailbreak, letteralmente una “fuga dal carcere”, ossia ai quali è stata rimossa la protezione messa da Apple per bloccarne alcune funzionalità e vietare all’utente di installare software non approvato dalla società della mela morsicata. E fra gli iPhone con jailbreak, colpisce soltanto quelli ai quali è stato installato il programma SSH e non è stata cambiata la password di amministratore supersegreta, ossia alpine. State cominciando a sbadigliare?

Ma Graham Cluley di Sophos procede inesorabile nella descrizione di quello che si candida ad essere il worm più fiacco della storia: vale la pena parlarne lo stesso, perché oltre a essere un proof of concept (una dimostrazione di fattibilità) mi offre lo spunto per raccontare un po’ di folklore internettiano.

L’unico danno che fa questo programma autoreplicante, infatti, è cambiare lo sfondo dell’iPhone infettato, mettendovi una foto del cantante Rick Astley e la dicitura “ikee is never going to give you up”. Un chiaro riferimento a una delle canzoni di maggior successo di Astley, Never Gonna Give You Up, annata 1987, ma un chiarissimo messaggio per i conoscitori del folklore di Internet: il worm è un rickroll, ossia una presa in giro, secondo una tradizione scoppiata nel 2007.

Il rickroll consiste nel fornire, durante una conversazione online, un link che sembra portare a qualcosa di altamente desiderato o provocatorio (per esempio il celebre video in cui Carla Bruni si sfila le mutandine e le porge maliziosamente a Sarkozy durante una funzione pubblica, credendo di non essere ripresa) ma che in realtà porta al video della canzone di Rick Astley. L’arte del rickroll sta nel creare una descrizione del link che contiene un vago indizio della sua natura burlesca, che verrà ignorato a causa della concitazione e del desiderio evocati dalla descrizione stessa. Il divertimento sta nel vedere quanta gente ci casca. Tanta, a quanto pare: il video di Astley su YouTube usato solitamente per i rickroll ha superato quota 21 milioni di visioni.

Ma torniamo alla parte tecnica del worm. Non ci sono per ora segnalazioni di infezioni al di fuori dell’Australia; non funziona sugli iPhone e iPod touch non sbloccati (senza jailbreak); richiede che sia installato SSH e che non sia stata cambiata la password di default. Se riesce a installarsi, cerca altri iPhone nelle stesse condizioni e li infetta. L’analisi di Sophos indica che si tratta di un worm dimostrativo sostanzialmente innocuo, ma nulla vieta di usarne il canovaccio per creare versioni più aggressive.

Va detto che cambiare lo sfondo del cellulare è comunque un’intrusione non autorizzata in un dispositivo informatico, ossia un reato punibile in molti paesi, e può avere un costo non banale, sia per ripristinare lo sfondo desiderato, sia per la paura di furto di dati che può evocare. È comunque un forte richiamo a fare attenzione quando si modifica un apparecchio: se non si sa esattamente cosa si sta facendo, c’è il rischio di farsi male esponendosi inconsapevolmente ad attacchi ben più gravi di un video degli anni Ottanta che parte a sorpresa.

Trova una falla in iPhone, iPad e Mac, incassa 75.000 dollari

Trova una falla in iPhone, iPad e Mac, incassa 75.000 dollari

Cose da fare quando sei chiuso in casa: guadagnare 75.000 dollari, e farlo legalmente. È quello che è riuscito a fare un ricercatore di sicurezza, Ryan Pickren, che ha scoperto una serie di falle tecniche che consentivano di prendere il controllo da remoto della telecamera degli iPhone, degli iPad e dei laptop Apple.

In Safari, il browser di Apple, c’erano infatti ben sette vulnerabilità (CVE-2020-3852, CVE-2020-3864, CVE-2020-3865, CVE-2020-3885, CVE-2020-3887, CVE-2020-9784 e CVE-2020-9787). Concatenandone tre in modo astuto e corretto, permettevano a un sito ostile di accedere alla telecamera e al microfono della vittima, due delle risorse che Apple protegge maggiormente per ovvie ragioni.

Tutto quello che doveva fare la vittima era aver autorizzato in precedenza l’uso della telecamera e del microfono da parte di una qualsiasi app di Apple, cosa che fanno praticamente tutti, e visitare il sito ostile con Safari (cosa facilissima da ottenere con un classico messaggio “clicca qui per vincere un premio” o simile).

Pickren ha segnalato il problema con la massima discrezione ad Apple, che ha un bug bounty, ossia un programma di ricompense per chi segnala in maniera responsabile i difetti dei suoi prodotti, e l’azienda lo ha ringraziato dandogli appunto 75.000 dollari.

Niente panico: le falle più gravi sono state risolte dalle versione 13.0.5 in poi di Safari, uscita a fine gennaio, e le altre sono state messe a posto con Safari 13.1 a fine marzo. Se non avete ancora aggiornato Safari, fatelo.

Se vi interessano i dettagli tecnici delle scoperte di Pickren, li trovate qui in versione estesa e qui in sintesi.

Falsi allarmi virus appaiono sugli smartphone: la truffa del Calendar spam

Falsi allarmi virus appaiono sugli smartphone: la truffa del Calendar spam

Uno studente di Modena, dove sono stato a far lezione
qualche tempo fa, mi segnala una tecnica molto particolare usata dai truffatori online per
tentare di ingannarlo: un allarme che è comparso sul suo iPhone e lo avvisa che
il dispositivo “è gravemente danneggiato da (4)”. Quattro cosa, non si
sa.

L’avviso prosegue dicendo che
“Senza una protezione adeguata, la tua identità e altri dati importanti
possono essere facilmente sottratti. L’applicazione consigliata da iOS
evitare

[sic]
che ciò accada in modo efficace. Clicca qui sotto per avvalerti della
necessaria protezione.”

Viene inoltre fornito un link da seguire:

h**p://load03[.]biz/?cc=a922a578-4872-45eb-a7e4-2fc71777bc40&sid=8k5zel

che non visualizza nulla in Browserling.com (emulando Android o Windows 7), ma
il sito Load03[.]biz è
segnalato come
diffusore di truffe basate su falsi allarmi antivirus.

Infatti questo avviso è in realtà un innocuo evento del Calendario,
confezionato in modo da sembrare un allarme. I truffatori iniettano l’evento
nel Calendario della vittima sfruttando la funzione di invito, che consente di
aggiungere eventi a un Calendario altrui semplicemente conoscendone
l’indirizzo di mail.

Gli utenti non particolarmente esperti, presi dall’ansia, spesso non si
accorgono che si tratta semplicemente di un evento del Calendario e cadono
nella trappola.

L’allarme va ignorato, nel senso che non bisogna seguire le sue istruzioni, ma
è meglio eliminarlo cancellando il calendario-truffa che lo contiene. Niente
paura, non occorre cancellare il vostro calendario, ma soltanto quello
al quale il truffatore vi ha iscritto: nell’esempio qui sopra, il calendario
Events (nome scelto intenzionalmente per confondere la vittima).

Per prevenire il ripetersi di questo genere di attacco si può andare nelle
impostazioni del Calendario (accedendo a iCloud con un browser, se necessario) e chiedere che gli inviti arrivino come mail
invece che come notifiche in-app.

SwissCovid disponibile anche per iPhone vecchi, dal 5S in su; l’andamento delle installazioni

SwissCovid disponibile anche per iPhone vecchi, dal 5S in su; l’andamento delle installazioni

Piccolo aggiornamento per chi lamentava che l’app di tracciamento di prossimità SwissCovid funziona soltanto sugli smartphone recenti: da fine dicembre, con la versione 1.3, l’app funziona anche sugli iPhone dal 5S in su, a patto che siano stati aggiornati ad iOS 12.5.

Sono quindi coperti anche gli iPhone usciti dal 2013 in poi: otto anni, per uno smartphone, sono un’eternità.

Intanto le installazioni attive giornalmente sono arrivate stabilmente appena sotto i due milioni, secondo i dati pubblicati su Admin.ch. C’è uno strano picco di installazioni attive rilevate il 14 gennaio: ben 400.000 in più della media. Se qualcuno ha spiegazioni o ipotesi su cosa sia successo di così particolare quel giorno da giustificare un picco del genere, i commenti sono a sua disposizione.

Falla spettacolare negli iPhone. Niente panico, già risolta con un aggiornamento

Falla spettacolare negli iPhone. Niente panico, già risolta con un aggiornamento

Che gioia. Era possibile prendere il controllo di qualunque iPhone a distanza, accedendo anche a telecamere e microfono e rubando mail, foto e messaggi. Ma niente panico: la falla è già stata risolta tempo fa, con l’aggiornamento alla versione 13.5 di iOS (ora siamo alla 14.2). Se non l’avete già installato, fatelo.

La scoperta della falla è merito di un singolo ricercatore, Ian Beer di Project Zero, che ha passato (parole sue) “sei mesi del 2020 bloccato in un angolo della mia camera da letto, circondato da miei adorabili bambini urlanti… non [per trovare] un incantesimo per convincerli a dormire […] ma un exploit wormable di radioprossimità che mi consentisse di prendere il controllo completo di qualunque iPhone nelle mie vicinanze.” Ognuno ha le proprie priorità.

Se non avete idea di cosa sia un “exploit wormable di radioprossimità”, traduco: una falla di sicurezza sfruttabile, capace di propagarsi da un dispositivo all’altro, che richiede solo che il dispositivo attaccato sia abbastanza vicino da essere raggiunto da un segnale radio e non richiede che la vittima faccia qualcosa.

Ian Beer racconta la sua avventura in un post dettagliatissimo, al limite dell’Odissea interiore, ma in sintesi: i dispositivi Apple possono scambiarsi file (per esempio foto) e condividere schermate tramite Wi-Fi (Apple chiama questa funziona Wireless Direct Link). Beer ha scoperto un difetto nel funzionamento di questo sistema e lo ha sfruttato, usando il proprio ingegno e dei componenti elettronici facilmente reperibili a basso costo (Raspberry Pi e degli adattatori Wi-Fi).

In questo modo ha avuto anche il potere straordinario di bloccare, spegnere e riavviare qualunque iPhone a distanza, usando solo apparecchi portatili, come mostra in questo video:

Per fortuna Beer è uno dei buoni: ha segnalato il problema ad Apple, che l’ha corretto prima che lo scoprissero i malintenzionati.

 

Fonti: BBC, Sophos.

iOS 14 da aggiornare per rimediare a problemi di messaggi fantasma e lentezza

iOS 14 da aggiornare per rimediare a problemi di messaggi fantasma e lentezza

Se avete comprato un iPhone 12 e avete problemi di lentezza o di messaggi che svaniscono nel nulla, Apple ha pubblicato un aggiornamento che dovrebbe risolverli. 

L’aggiornamento alla versione 14.2.1, dice Apple, serve per rimediare agli MMS che non vengono ricevuti, agli accessori audio che hanno problemi e alle schermate di blocco che non rispondono ai comandi sull’iPhone mini. Questo aggiornamento è riservato agli iPhone 12 (anche le versioni mini, Pro e Pro Max), spiega BGR.

Ci sono problemi anche con la qualità e stabilità degli schermi, che risultano avere tinte verdi e sfarfallii, come notato da MacRumors. Altri link alle segnalazioni di problemi sono su Gizmodo.

Apple: arrivano iOS, iPadOS 14 e macOS Big Sur, chi potrà usarli e chi no

Apple: arrivano iOS, iPadOS 14 e macOS Big Sur, chi potrà usarli e chi no

Apple distribuirà a partire da luglio in versione beta (subito se usate questo metodo) le nuove edizioni dei suoi principali sistemi operativi, presentati pochi giorni fa alla WWDC (quest’anno preregistrata e senza pubblico per via della pandemia). Le versioni definitive saranno disponibili in autunno.

Come ogni volta, si pone il problema di capire quali dispositivi Apple potranno adottarli, con tutte le loro novità, e quali resteranno esclusi e quindi diventeranno obsoleti. Ecco un riassuntino per orientarvi nei vostri eventuali acquisti.

IPhone: se avete potuto aggiornare il vostro iPhone ad iOS 13, potrete aggiornarlo anche ad iOS 14. Sono inclusi anche l’iPhone 6S e l’iPhone SE di prima generazione.

iPad: come sopra. Se ci gira iOS 13, ci girerà iOS 14.

Mac: le cose si fanno complicate. Saranno compatibili con Big Sur i MacBook dal 2015 in poi, i MacBook Air dal 2013 in poi, i MacBook Pro da fine 2013 in poi, i Mac mini dal 2014 in poi, gli iMac dal 2014 in poi, gli iMac Pro dal 2017 in poi e i Mac Pro dal 2013 in poi. Facile, no? Un elenco completo è su LifeHacker.



Fonte aggiuntiva: Wired.com.

App Immuni pronta da scaricare

App Immuni pronta da scaricare

Ultimo aggiornamento: 2020/06/10 20:00

Immuni, l’app italiana di ausilio contro i contagi da nuovo coronavirus, è pronta da scaricare per iPhone e telefonini Android sui rispettivi store. Gli smartphone Huawei non-Google non sono ancora coperti.

Ho riassunto le caratteristiche principali di Immuni in questi articoli: uno, due. Non dimenticate di leggere le risposte alle domande più frequenti presenti sul sito di Immuni.

Anche se vivo in Svizzera e ho già installato l’app svizzera (SwissCovid), ho installato anche Immuni sul mio telefonino Android. Non possono funzionare contemporaneamente: devo attivare una o l’altra.

Dato che è obbligatorio indicare una provincia, ho scelto Pavia, visto che lì c’è buona parte della mia famiglia. Immuni non ha fatto una piega nonostante il mio telefonino sia in questo momento in Svizzera.

Ho notato inoltre che Immuni disabilita la possibilità di fare screenshot (perlomeno nella versione Android). Curioso. Inoltre ha un limite di età: bisogna dichiarare di avere almeno 14 anni, per questioni legali italiane. Nell’app svizzera non c’è nessuna distinzione di età.

Immuni contiene anche un’altra cosa che manca all’app svizzera: un avviso che mette in guardia contro messaggi ingannevoli di provenienza truffaldina.

Per contro, non mi sembra che abbia un’opzione per disattivarla temporaneamente, che invece è presente nell’app svizzera [aggiornamento: è stata aggiunta nella home intorno al 6 giugno 2020]. Su Android (perlomeno sul mio Samsung A40 con Android 10) si può comunque andare in Impostazioni – Google – Notifiche di esposizione al COVID-19 – Disattiva notifiche di esposizione e scegliere Disattiva. In alternativa si può sempre disattivare completamente il Bluetooth oppure spegnere il telefono.

Ricordo a tutti che l’app Immuni è in fase sperimentale e funziona solo in alcune regioni.

Ricordo inoltre che sui telefonini Android l’app deve chiedere formalmente il permesso di geolocalizzazione per poter usare il Bluetooth nella modalità di scansione continua usata da Immuni, ma è solo perché Google ha abbinato i permessi GPS e Bluetooth nella configurazione di Android. Non vuol dire che Immuni faccia geolocalizzazione e non vuol dire che l’app faccia aumentare il consumo di batteria accendendo il GPS. Lo dice chiaramente anche Stefano Zanero:

Immuni è open source e quindi liberamente ispezionabile. Possiamo inoltre verificare che l’app corrisponda davvero al codice sorgente pubblicato: