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Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Ultimo aggiornamento: 2020/05/22 14:50.

È disponibile da ieri (21 maggio) l’aggiornamento di iOS e di Android che predispone i telefonini per l’uso facoltativo delle app di tracciamento di prossimità contro la pandemia.

Questi aggiornamenti consentono a queste app di utilizzare più correttamente il Bluetooth per rilevare la presenza di un telefonino nelle immediate vicinanze (sotto i due metri circa). Senza questi aggiornamenti, per esempio, gli iPhone a volte non rilevano gli altri iPhone e l’app poteva funzionare solo quando era tenuta in primo piano sullo schermo.

Per iOS, l’aggiornamento arriva sotto forma di nuova versione, la 13.5. Per i telefonini Android, l’aggiornamento è incluso nei Google Play Services, che si aggiornano automaticamente, e verrà distribuito ai vari modelli di smartphone nei prossimi giorni (se usano Android 6.0 o superiore).

Va chiarito che questi aggiornamenti non sono l’app: sono semplicemente il supporto tecnico per le singole app sanitarie dei vari paesi. Visto che includono anche correzioni e miglioramenti di altro genere, è importante installarli anche se non avete ancora deciso se usare o no l’app sanitaria.

Fra l’altro, anche dopo l’installazione di questi aggiornamenti spetta comunque al singolo utente decidere se attivare le funzioni di tracciamento, andando nella nuova sezione Raccolta log di esposizione.

Google e Apple ribadiscono nel loro annuncio congiunto che non vengono raccolte informazioni di localizzazione. Va notata la loro scelta di un termine differente da quello usato comunemente finora: non si parla più di tracciamento dei contatti, ma di notifica di esposizione. In altre parole, si sottolinea correttamente che non vengono collezionate identità ma solo esposizioni a possibili contagi. Nessuna informazione su chi o dove.

È un po’ come una di quelle app o di quei dispositivi che misurano l’esposizione al sole accumulata in spiaggia: non hanno bisogno di sapere chi siete o chi incontrate, ma solo quanto vi siete esposti.

La BBC riassume molto bene qui con dei grafici il funzionamento delle app di tracciamento di prossimità sia nella versione centralizzata sia in quella decentralizzata. XDA-Developers mostra alcuni screenshot della nuova versione di Google Play Services con la sezione di notifica delle esposizioni e spiega bene le due fasi dell’adozione di queste novità (adesso siamo alla prima).

Va notato, inoltre, che l’aggiornamento anti-coronavirus di Apple è solo per iOS e non per iPadOS (quindi non si può usare un tablet come “dosimetro”), e non è comunque disponibile in tutti i paesi.

2020/05/22 14:50

Questo è uno screenshot, pubblicato da Marcel Salathé dell’EPFL, dell’integrazione di SwissCovid nell’aggiornamento di iOS che ne consente il pieno uso:

Il riconoscimento facciale va in tilt con le mascherine; aggiornamenti in arrivo

Il riconoscimento facciale va in tilt con le mascherine; aggiornamenti in arrivo

La pandemia sta portando molte persone a indossare mascherine sul volto, e una delle conseguenze tecnologiche inattese di questa nuova pratica è che gli smartphone dotati di sistemi di riconoscimento facciale vanno in tilt, perché devono gestire due aspetti molto differenti dello stesso volto (con e senza mascherina).

Un parziale rimedio potrebbe essere l’impostazione del volto alternativo, ma i test informali danno un tasso di errore piuttosto alto, probabilmente perché il software si aspetta che il volto abbia comunque una bocca di qualche genere, e la bocca è uno degli elementi di biometria usati per il riconoscimento facciale.

Certo, son problemi da primo mondo, ma almeno questi piccoli disagi hanno una soluzione. I possessori di iPhone, infatti, probabilmente riceveranno presto un rimedio sotto forma di aggiornamento di iOS: la versione beta (sperimentale) di iOS 13.5 include un nuovo comportamento di FaceID che gestisce un po’ meglio l’uso di mascherine.

Neanche Apple è in grado di indovinare cosa c’è sotto una mascherina, per cui il rimedio è semplicemente un accesso più veloce al PIN.

Nella versione attuale di iOS, alzare il telefonino al volto per tentare di sbloccarlo con il riconoscimento facciale quando si indossa una mascherina fa vibrare l’iPhone e poi, dopo qualche secondo di tentativi falliti, iOS chiede di far scorrere un dito sullo schermo dal basso verso l’alto per poi digitare il PIN.

Nella versione 13.5 beta, invece, è possibile impostare facoltativamente iOS in modo da saltare direttamente un passaggio, andando direttamente allo scorrimento del dito sullo schermo per sbloccare il telefono con il PIN, senza aspettare che il riconoscimento facciale fallisca.

Non si sa ancora quando verrà rilasciato questo aggiornamento, che includerà anche le funzioni di supporto alle app di tracciamento dei contatti contro la pandemia, ma dovrebbe essere questione di giorni.

È importante resistere alla tentazione di non usare un PIN e di lasciare il telefonino perennemente sbloccato, ma è un rischio di sicurezza altissimo in caso di furto o smarrimento.

Nel frattempo chi è rimasto ai sensori di impronte digitali come sistema di sblocco degli smartphone gioisce. Perlomeno fino al momento in cui si mette i guanti.

Fonte: Ars Technica.

iPhone, pronta la patch PDF, niente jailbreak facile

iPhone, pronta la patch PDF, niente jailbreak facile

Credit: mwilkie.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’11 agosto Apple ha rilasciato di gran carriera gli aggiornamenti del sistema operativo iOS per iPhone/iPod Touch e iPad che chiudono la grave falla, scoperta pochi giorni fa, che consentiva di infettare questi dispositivi semplicemente scaricando e visualizzando un documento PDF. Turando la falla, però, diventa inservibile il servizio di sblocco (jailbreak) veloce e facile offerto da Jailbreakme.com, che si basava appunto sull’uso di questa vulnerabilità a fin di bene.

Gli aggiornamenti compaiono esclusivamente sul programma iTunes e non apportano altre modifiche o novità, per cui chi avesse sbloccato il proprio dispositivo può in teoria anche evitare di aggiornarlo, purché si ricordi che rischia di essere infettato se incontra e apre un documento PDF ostile. Il breve avviso tecnico di Apple è consultabile qui (iPhone/iPod) e qui (iPad).

Preparatevi a uno scaricamento piuttosto consistente: secondo The Unofficial Apple Weblog, l’aggiornamento per iPhone/iPod è di ben 580 megabyte e quello per l’iPad è di 475 megabyte. Sono inclusi nel rattoppo gli iPhone dal 3G in poi e gli iPod touch dalla seconda generazione in avanti.

Se avete un iPhone o iPod delle generazioni precedenti, Apple non ha rimedi per voi. Come segnalato nei commenti, se volete proteggervi contro la falla PDF dovete ricorrere al jailbreak e all’applicazione PDF Patch che trovate visitando Cydia con il vostro dispositivo. Come è capitato a me con il mio iPod touch, modello MA623LL. Grazie Apple.

Ah, se fate un jailbreak, non dimenticate di cambiare la password di root. Quella predefinita è alpine. Le istruzioni sono sempre su Cydia.



Fonti aggiuntive: Engadget, Gizmodo, ZDNet, Sophos, Intego.

Torna il jailbreak per iPhone: Checkm8. Ed è irrevocabile

Torna il jailbreak per iPhone: Checkm8. Ed è irrevocabile

Da molto tempo si parla poco di jailbreak degli iPhone. La rimozione delle protezioni e dei vincoli dai dispositivi Apple era molto di moda anni fa, quando consentiva di attivare funzioni non previste dall’azienda o di installare app non autorizzate da Apple, ma era poi finita nel dimenticatoio perché gli aggiornamenti successivi di iOS avevano reso sempre più difficile scavalcarne le difese.

Questa era una buona notizia per la sicurezza informatica, visto che il jailbreak consentiva anche di infettare un iPhone o estrarne i dati, ma secondo un recente annuncio la festa è finita ed è finita in modo irrimediabile per moltissimi dispositivi Apple.

Cybersecurity360 spiega approfonditamente (in italiano) come funziona Checkm8 (si legge “checkmate”, ossia “scacco matto”): a differenza del passato, Apple non può eliminare questo jailbreak diffondendo un aggiornamento di iOS, perché Checkm8 sfrutta una vulnerabilità a livello hardware. Bisognerebbe modificare o sostituire fisicamente tutti gli smartphone che hanno questa vulnerabilità, ossia “tutti i modelli che vanno dall’iPhone 5s all’iPhone X, con aggiunta di iPad Mini 2, Mini 3 e Air”. E il jailbreak può essere usato senza conoscere il PIN di sblocco o la password impostata dall’utente.

Per noi utenti, questo significa che lasciare incustodito il proprio smartphone o affidarlo a persone di cui non abbiamo piena fiducia, è estremamente imprudente e non si può fare affidamento sulla protezione offerta da PIN e password. Significa che in caso di furto dell’iPhone i nostri dati non sono del tutto al sicuro. Questo però non vuol dire che non bisogna usare nessuna protezione, perché PIN e password sono certamente un buon deterrente per i ladri e i ficcanaso dilettanti.

Perché gli iPhone si localizzano lo stesso quando la localizzazione è spenta?

Perché gli iPhone si localizzano lo stesso quando la localizzazione è spenta?

Sugli iPhone 11, se si va nelle impostazioni di ogni singola app e di ogni servizio che fa localizzazione e si disabilita questa funzione, compare lo stesso sullo schermo l’icona della localizzazione.

Lo ha notato l’esperto di sicurezza Brian Krebs, documentando il fenomeno anche in video.

Visto che Apple si sta proponendo sempre più come azienda che tutela la privacy dei suoi clienti, la cosa è sembrata strana e contraddittoria, specialmente quando è arrivata la prima risposta ufficiale di Apple: l’icona compare perché ci sono servizi di localizzazione che non possono essere disattivati. L’unico modo per disattivare completamente la localizzazione è andare nelle Impostazioni e agire sul selettore generale della localizzazione.

Ma niente panico. Dopo la risposta enigmatica iniziale, Apple ha finalmente chiarito che si tratta di una localizzazione usata internamente dal telefono per sapere se si trova o no in un paese nel quale l’azienda non ha ancora ricevuto l’autorizzazione ad usare le frequenze radio per il servizio Ultra Wideband (UWB), usato per la condivisione di file con altri dispositivi Apple.

Mistero risolto, insomma, e Apple ha detto che attiverà un’opzione di disattivazione selettiva di questa localizzazione in un futuro aggiornamento. Ma resta il fatto che gli iPhone recenti hanno un servizio di localizzazione che gli utenti non possono spegnere singolarmente e che Apple non è stata molto chiara nel comunicare questa situazione.

Cosa più importante, casi come questi mostrano bene che gli smartphone hanno raggiunto un livello di complessità che supera ampiamente le capacità e le competenze degli utenti comuni e persino degli esperti.

iPhone e iPad vecchi, perché un ultimatum per aggiornarli?

iPhone e iPad vecchi, perché un ultimatum per aggiornarli?

Se avete un iPhone 5 o 4s o un iPad non recente con connessione cellulare, affrettatevi a scaricare e installare l’aggiornamento software fornito da Apple entro il 2 novembre. Se non lo fate, il vostro dispositivo perderà gran parte delle sue funzioni.

Lo segnala Apple qui e qui: in sintesi, è necessario installare questo aggiornamento per usare qualunque funzione che faccia uso della data e dell’ora esatta, ossia quasi tutte, come per esempio l’App Store, iCloud, la mail e la consultazione di siti web.

Apple spiega che l’aggiornamento serve per consentire ai dispositivi di continuare a gestire correttamente i dati GPS di geolocalizzazione. I satelliti GPS, infatti, trasmettono le informazioni riguardanti le date usando un contatore di settimane che ha 1024 valori. Ogni 1024 settimane, ossia circa 20 anni, il contatore riparte da zero. I vecchi dispositivi Apple citati non gestiscono correttamente questa ripartenza se non vengono aggiornati.

Dal 3 novembre, quindi, perderanno l’accesso a Internet e all’App Store e quindi non potranno più scaricare aggiornamenti. Da qui nasce l’ultimatum di Apple.

I principali dispositivi colpiti, e quindi da aggiornare, sono i seguenti:

  • iPhone 5
  • iPhone 4s
  • iPad di quarta generazione Wi-Fi + cellulare
  • iPad di terza generazione Wi-Fi + cellulare
  • iPad mini di prima generazione WiFi + cellulare

Non sono colpiti gli iPod touch o gli iPad con solo Wi-Fi.

Dopo l’aggiornamento, potrete controllare che sia andato a buon fine andando in Impostazioni – Generali – Info e guardando il numero della versione di software, che deve essere 10.3.4 o 9.3.6.

Se non aggiornate in tempo, c’è ancora un modo per rimediare, che è descritto nelle pagine di Apple linkate sopra, ma è complicato, per cui ve lo sconsiglio. Fate gli aggiornamenti subito.

Fonti aggiuntive: Naked Security, Hot for Security.

Apple, FaceID battuto da un paio di occhiali

Apple, FaceID battuto da un paio di occhiali

Alla conferenza di sicurezza Black Hat di Las Vegas, dei ricercatori della Tencent hanno scoperto e reso pubblica una tecnica che consente di eludere, in certe condizioni, il sistema di riconoscimento facciale FaceID di Apple: mettere alla vittima un paio di occhiali leggermente modificati.

Normalmente FaceID verifica che il proprietario dello smartphone abbia gli occhi aperti, e quindi non stia dormendo, per evitare che qualcuno possa sbloccare il telefonino semplicemente puntandolo sul viso del proprietario appisolato.

Ma questo controllo viene semplificato parecchio se il proprietario indossa occhiali. In questo caso, spiegano i ricercatori, i sensori dello smartphone non estraggono informazioni di tridimensionalità dall’area dell’occhio. Questi sensori, inoltre, si limitano a cercare in quella zona un’area nera (l’occhio) con un punto bianco (l’iride) al centro.

Il risultato è che i ricercatori hanno mostrato che FaceID si può sbloccare mettendo sul viso della vittima un paio di occhiali sulle cui lenti sono stati applicati dei rettangoli di nastro adesivo nero al centro dei quali c’è un pezzetto di nastro adesivo bianco. Lo sblocco consente pieno accesso al contenuto dello smartphone, esattamente come se fosse stato sbloccato dal proprietario.

Può sembrare che questo tipo di vulnerabilità sia sfruttabile solo in circostanze piuttosto estreme: la vittima deve essere in stato di incoscienza tale da non accorgersi che qualcuno le sta mettendo in faccia degli occhiali. Ma ci sono situazioni abbastanza normali nelle quali questo succede, per esempio in seguito a consumo eccessivo di alcolici o all’assunzione di alcuni farmaci o semplicemente perché si ha il sonno pesante.

Il rimedio è piuttosto semplice: se vi aspettate di potervi trovare in una situazione del genere, spegnete completamente lo smartphone o disabilitate lo sblocco tramite riconoscimento facciale.

Falla di FaceTime permetteva di ascoltare attraverso gli iPhone, iPad e Mac altrui

Falla di FaceTime permetteva di ascoltare attraverso gli iPhone, iPad e Mac altrui

Ultimo aggiornamento: 2019/02/08 21:30.

Per settimane, qualunque dispositivo Apple recente, dagli iPhone agli iPad ai computer Mac, poteva essere trasformato in una perfetta “cimice” per ascoltare di nascosto le conversazioni altrui e anche spiare tramite la telecamerina incorporata. Era sufficiente usare in maniera particolare (ma non troppo complicata) FaceTime, l’app di videochat di Apple, chiamando la persona da spiare. Anche se la persona non rispondeva alla chiamata, il suo dispositivo apriva il microfono e attivava la telecamera.

Una falla imbarazzante, risolta provvisoriamente da Apple in maniera drastica, ossia bloccando il servizio FaceTime in attesa di realizzare e distribuire un aggiornamento correttivo.

La schermata di stato dei sistemi e servizi Apple, consultabile qui.

L’imbarazzo è stato acuito dal fatto che Apple sta puntando molto, in termini di immagine aziendale, sulla sua attenzione alla sicurezza e alla privacy, e dal dettaglio non trascurabile che il difetto non è stato scoperto dai suoi esperti di controllo qualità ma da un ragazzo quattordicenne, Grant Thompson, a metà gennaio scorso.

Grant stava giocando a Fortnite e stava attivando una chat di gruppo con FaceTime quando si è accorto che poteva sentire anche le voci degli amici che non avevano ancora risposto all’invito a partecipare alla chat.

Come se non bastasse, Apple non ha risposto alle ripetute segnalazioni del problema fatte dalla madre del ragazzo ed ha reagito solo alcuni giorni dopo che la falla è stata rivelata pubblicamente.

L’azienda si è scusata e ha promesso di distribuire un aggiornamento di sicurezza entro questa settimana. Se avete un iPhone o un iPad, quindi, ogni tanto andate nelle Impostazioni e cercate la voce Generali e poi Aggiornamento software per vedere se l’aggiornamento è disponibile. Se avete un Mac, usate l’app dell’App Store e cliccate sulla sezione Aggiornamenti oppure andate nelle Preferenze di Sistema.

Imbarazzi a parte, però, la falla aveva una limitazione importante: lasciava sul dispositivo della vittima una chiara indicazione dell’identità dello spione o ficcanaso. Era quindi poco sfruttabile da intrusi professionisti o governativi, che preferiscono non lasciare tracce, ma era una pacchia per stalker ossessivi e partner gelosi che non avevano problemi a far sapere di stare origliando le proprie vittime. Vittime che spesso non sapevano come impedire questa persecuzione.

Incidenti come questo sono un promemoria molto chiaro del fatto che circoliamo tenendo in tasca, in ufficio e sul comodino un microfono che può essere attivato a distanza ed è gestito da un software molto complesso che a volte non funziona esattamente come vorrebbero i suoi creatori e utenti.

Le raccomandazioni apparentemente paranoiche degli esperti di sicurezza e privacy, che invitano a spegnere i telefonini o lasciarli fuori dalla stanza per qualunque conversazione o attività privata, sono insomma giustificate. Lo sa bene Larry Williams, un avvocato di Houston, che ha fatto causa ad Apple sostenendo che la falla di FaceTime ha consentito a qualcuno di origliare durante una delicatissima deposizione giurata di un suo cliente. Pensateci la prossima volta che andate dal medico o dal vostro avvocato o vi trovate in altre situazioni nelle quali fate confessioni molto personali.

2019/02/08 21:30

Apple ha rilasciato MacOS 10.14.3 e iOS 12.1.4, che risolvono questa falla.

Fonti aggiuntive: Graham Cluley, New York Times, The Inquirer, New York Times, CNet.

Arriva l’iPhone con scanner d’impronte digitali

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 13/09/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Il nuovo iPhone, il modello 5S, è dotato di uno scanner d’impronte digitali incorporato nel tasto Home: Apple propone infatti questa soluzione, battezzata Touch ID, come metodo per sbloccare il telefonino al posto della tradizionale password e per confermare gli acquisti presso l’Apple Store.

Questa novità ha scatenato il dibattito sull’uso delle impronte digitali come sistema di sicurezza. In un periodo nel quale si parla così tanto di raccolta abusiva di dati personali, l’idea di un telefonino che fa la scansione delle impronte digitali di chiunque ne tocchi il tasto principale può destare qualche inquietudine.

Nell’iPhone 5S, secondo Apple, i dati delle impronte vengono custoditi in un’area protetta del telefonino e non vengono mai trasmessi ad Apple o ad altri. Quanto è realmente sicura quest’area protetta è ancora da chiarire: bisogna aspettare che gli esperti indipendenti ci mettano su le mani per fare un po’ di test. In ogni caso la funzione è disattivabile ed è possibile usare le protezioni tradizionali (PIN o password).

L’obiezione fondamentale all’uso di un’impronta digitale come password è che l’impronta non è un dato segreto: ne lasciamo in giro in continuazione ed è già stato dimostrato che molti sensori di questo dato biometrico sono facilmente ingannabili da impronte simulate.

L’altra considerazione è che l’impronta digitale è una “password” che non si può cambiare: se qualcuno ne entra in possesso, oppure ha a disposizione i dati digitali che la rappresentano, non possiamo scegliere facilmente un’impronta nuova. O meglio, possiamo cambiare “password” usando altre dita, ma abbiamo a disposizione soltanto nove cambi.

Fonti: Sophos, Ars Technica, Time, Ars Technica, Wired.





Recuperare le foto cancellate da un iPhone

Recuperare le foto cancellate da un iPhone

Ultimo aggiornamento: 2018/11/25 13:15.

Avete cancellato di recente delle foto dal vostro iPhone? Siete sicuri di averle cancellate davvero? Se si tratta di foto potenzialmente imbarazzanti, ho una brutta notizia; se invece si tratta di foto che avete cancellato per errore, ho una bella notizia. Esiste infatti una tecnica semplice che in alcuni casi consente di recuperarle.

Naked Security racconta che questa tecnica di recupero è stata sfruttata pochi giorni fa per vincere a Tokio una gara di hacker, un concorso internazionale per esperti informatici che si chiama Mobile Pwn2own, ossia grosso modo “se riesci a prenderne il controllo, te lo porti a casa” (Pwn2own si pronuncia poun tu oun). Le regole della gara sono semplici: i concorrenti hanno a disposizione trenta minuti per prendere il controllo delle versioni più recenti e aggiornate di smartphone o altri dispositivi digitali mobili. Se ce la fanno, si portano a casa il dispositivo e anche un cospicuo premio in denaro.

Gare come questa si fanno a fin di bene: i concorrenti, infatti, sono tenuti a non pubblicare la tecnica che hanno usato per superare le protezioni dei vari dispositivi e a spiegarla soltanto ai rispettivi produttori, in modo che possano distribuire un aggiornamento che corregge la falla. La ricompensa monetaria permette di attirare talenti che altrimenti resterebbero inutilizzati o, peggio ancora, verrebbero sfruttati dal mondo criminale.

Nella gara di Tokio, il duo di hacker vincitore, composto da Amat Cama e Richard Zhu, ha incassato in totale ben 215.000 dollari. Fra le varie falle che hanno scoperto, sfruttato e spiegato ai fabbricanti ce n’è appunto una che consente di recuperare e rubare le foto cancellate da un iPhone nuovo e aggiornato, usando una falla di Safari che sarebbe sfruttabile semplicemente inducendo la vittima a visitare un sito Web appositamente confezionato. Niente panico: la falla verrà corretta a breve.

Quello che conta, però, è che la loro tecnica sfrutta una funzione documentata dell’iPhone che è meglio conoscere per poterla gestire bene. Quando si va nell’app Foto e si cancella una fotografia, in realtà l’immagine non viene eliminata davvero. Viene messa temporaneamente in un album che si chiama Eliminati di recente e viene cancellata realmente solo dopo trenta giorni di giacenza. Lo stesso avviene anche per i video che avete ripreso.

Questo è un bene se vi accorgete di aver eliminato per errore una foto o una ripresa video che volevate invece tenere, oppure se cambiate idea dopo averla eliminata. Ma significa anche che chi ha accesso al vostro smartphone può andare a sfogliare le foto e i video apparentemente eliminati e può recuperarli.

Vi conviene quindi vuotare questo deposito temporaneo dopo aver eliminato foto che potrebbero essere usate contro di voi. Basta andare nell’app Foto, selezionare gli Album e poi andare in fondo all’elenco degli album, dove se ne trova uno denominato appunto Eliminati di recente. Si tocca ciascuna foto o ripresa video e poi si tocca Elimina per farla sparire per sempre oppure Recupera per ripristinarla. Ma fate attenzione, perché stavolta la cancellazione è a prova di hacker.