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Lo spot degli astronauti in pericolo sulla Luna è una demo di effetti digitali

Lo spot degli astronauti in pericolo sulla Luna è una demo di effetti digitali

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “alberto_reve*”.

Probabilmente avete già visto lo spot degli astronauti che fanno una fine terribile e indecorosa sulla Luna e avete pensato che si trattasse di una pubblicità per una marca di un certo prodotto commestibile (che non rivelo per ora per non guastare la sorpresa). Se non l’avete ancora visto, eccolo:

ATTENZIONE: spoiler da qui in poi

Ma se lo guardate bene noterete che è fatto decisamente troppo bene per essere uno spot di fagioli in scatola: i riflessi nei caschi corrispondono alla scena, i movimenti del mostro sono fluidi e massicci, la dinamica delle particelle è molto dettagliata e naturale e la fine degli astronauti è un po’ cruenta per uno spot pubblicitario.

Infatti la marca di fagioli Haynes non esiste (la grafica e il nome sono una parodia della Heinz) e si tratta di una demo di effetti digitali realizzata dalla Cinesite, che ha trovato un ottimo sistema per farsi conoscere e apprezzare.

Ovviamente nel vuoto il rumore che rivela al mostro la presenza dell’ultimo astronauta non si sentirebbe, e non si può neanche teorizzare che il mostro percepisca le vibrazioni attraverso il suolo, perché allora percepirebbe le vibrazioni prodotte dal battito cardiaco e dalla respirazione dell’astronauta. Ma non è il caso di fare i pedanti: lo spot è divertente e non ha pretese di accuratezza scientifica (anche perché, tanto per fare un esempio, i tre astronauti iniziali hanno tutti la banda rossa da comandante).

Per chi ha notato che il quarto astronauta ha sul braccio la bandiera italiana: prima di pensare che si tratti di una presa in giro degli italiani, tenete presente che il video è stato scritto e diretto dall’animatore Alvise Avati.

Chicca: le montagne sullo sfondo sono almeno in parte quelle reali della Luna. La porzione di destra dell’inquadratura iniziale corrisponde infatti a un dettaglio di questa panoramica della missione Apollo 17. La collina grande a destra è stata abbassata un po’, ma le striature e i due craterini che si trovano alla sua base sono caratteristici. Anche la collinetta all’estrema destra corrisponde.

Dettaglio di una panoramica della missione Apollo 17 (1972)

L’inquadratura corrispondente dello spot.

Fra l’altro, il problema della flatulenza nello spazio, specialmente in una tuta sigillata o in una capsula che ha una cubatura molto ridotta e non ha finestrini apribili per cambiare l’aria, non è affatto trascurabile ed è stato esaminato in dettaglio. Slate segnala una ricerca del 1969, intolata Intestinal hydrogen and methane of men fed space diet, sugli effetti delle varie diete in termini di emissioni di metano e idrogeno, che sono un pericolo non tanto per l’olfatto quanto per la sicurezza, dato che sono infiammabili. La ricerca indicò che le diete delle missioni Gemini statunitensi causavano maggiore produzione di questi gas, che secondo le stime poteva raggiungere i 730 ml di idrogeno e i 380 ml di metano al giorno.

La magia del cinema: mega-spiegone della storia del green(blue)screen

Ho scoperto da poco una serie di video meravigliosi sulle tecnologie del cinema. Sono prodotti da FilmmakerIQ.com e raccontano la storia, le chicche e i segreti delle tecniche più varie che rendono possibili le magie che vediamo sullo schermo. Per qualunque appassionato di cinema e di tecnica del cinema sono lezioni imperdibili.

Il video che vedete qui sotto, per esempio, spiega le origini e l’evoluzione di uno dei “trucchi” più classici: la sovrimpressione, sia nell’epoca della pellicola sia nel mondo digitale. Illuminante. Fra l’altro, mi ero sempre chiesto come mai Mary Poppins fosse così all’avanguardia da non avere i fastidiosissimi bordini blu intorno ai personaggi inseriti e ora finalmente l’ho capito: la Disney usava un sistema completamente differente e complicatissimo ma geniale.

Come tante altre produzioni di questo tipo, la serie di video è in inglese e dubito che verrà mai tradotta in italiano. Se c’è un dono che potete fare ai vostri figli (o a voi stessi) per aprire le porte di un universo di conoscenze e meraviglie, è la padronanza dell’inglese. So quanto ha aiutato me; so quanto sta aiutando i miei figli. Pensateci: intanto, buona visione.

Il trailer di “Gravity”

Solitamente non faccio pubblicità ai film che non ho ancora visto, e nessuno mi sponsorizza per farlo in questo caso, ma il trailer di Gravity che potete vedere qui sotto è veramente notevole, sia per l’ottimo livello di realismo degli effetti visivi, sia per la sua forte dimostrazione che non c’è bisogno di aggiungere tecnologie futuribili, esplosioni, raggi laser e mostri intergalattici, o di violare le leggi della fisica, per rendere palpabile il concetto che lo spazio è un posto dannatamente pericoloso.

Ma lo spazio è anche la frontiera sulla quale saremo chiamati, prima o poi, a confrontarci con i nostri limiti e con il nostro futuro come specie, per cui sarà meglio abituarsi all’idea.

Nel giorno del quarantaquattresimo anniversario del ritorno sulla Terra di Michael Collins, Neil Armstrong e Buzz Aldrin dopo la missione Apollo 11 che sbarcò per prima sulla Luna, è un po’ triste pensare che la promessa di esplorazione dello spazio profondo che all’epoca sembrava facile e imminente da mantenere è rimasta in sospeso per decenni e vi resterà ancora per qualche anno, fino a quando saranno pronti i nuovi veicoli per il trasporto di equipaggi oltre l’orbita terrestre e la Stazione Spaziale ci avrà fornito l’esperienza di lunghe permanenze nello spazio che ci serve per qualunque destinazione planetaria. Nell’attesa possiamo anche permetterci un po’ di fantasia spaziale hardcore, basata su veicoli reali e situazioni reali (o quasi): è un buon modo per educare divertendo.

2013/07/26

È stato pubblicato un altro trailer decisamente vivace: lo potete vedere qui sotto. Stavolta c’è di mezzo la ISS. Non sarà iperrealistico, ma il livello di libertà che ha oggi un regista grazie agli effetti speciali è meraviglioso, se lo confrontiamo con quello che aveva, per esempio, Stanley Kubrick per 2001 Odissea nello spazio.

Scuole di effetti speciali a confronto: “Gatsby” contro “Oblivion”

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “betty”.

Il remake di Gatsby è stracolmo di effetti speciali ottenuti digitalmente. La cosa più affascinante è che in molti casi non si notano affatto perché l’inquadratura sembra assolutamente normale. Un conto è mostrare una panoramica di New York d’epoca: è evidente che è un effetto speciale. Ma la ricostruzione digitale dei percorsi delle auto o dei parchi è sorprendente. Questo video mostra alcune scene di Gatsby con e senza effetti. Notate l’aggiunta dei riflessi ambientali sulle auto.

Oblivion, invece, ha scelto una strada completamente diversa, perlomeno per le scene nella base situata tra le nuvole. Invece di aggiungere il cielo in post-produzione digitalmente, lo hanno proiettato su un enorme schermo da 152 metri per 13 che circondava il set su 270 gradi. Su questo schermo 21 proiettori sincronizzati proiettavano immagini in movimento registrate su una montagna delle Hawaii.

L’effetto è strepitoso, anche perché grazie alle cineprese digitali odierne è stato possibile riprendere la scena usando la luce riflessa dallo schermo. Il che significa che le trasparenze attraverso i vetri, i riflessi sul pavimento e la luce che illumina gli ambienti e gli attori sono perfettamente naturali perché provengono dal “cielo”, esattamente come farebbero nella realtà. Il video qui sotto chiarisce il sistema utilizzato.

Fra l’altro, la tecnica di Oblivion è una versione molto aggiornata della front projection utilizzata da Douglas Trumbull e Stanley Kubrick per 2001 Odissea nello spazio. Se vi interessa l’argomento, su Film and Digital Times c’è un’intervista con tutti i dettagli tecnici (in inglese).

Le cose che non colsi - 2013/04/20

Le cose che non colsi – 2013/04/20

Trovate qui il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico, in cui ho parlato dell’oscuramento di 27 siti di sharing in Italia e di come è assurdamente facile aggirarlo, di come sapere se un sito non risponde per colpa nostra o per colpa sua, per poi passare a una tripletta sui complotti: il Generatore Casuale di Teorie Complottiste, la sorprendente classifica delle credenze di complotto (alcune fondate, molte altre no; analisi qui) e la scoperta che Bart Sibrel, un lunacomplottista, è un rettiliano.

Dallo spazio (dalla Stazione Spaziale Internazionale) arriva questa splendida foto dell’Italia di notte (via @fragileoasis):

Una bambina recensisce Doctor Who (The Bells of St John). Lindalee è adorabile, se amate Doctor Who e conoscete l’inglese, e permette di capire come i bambini vedono questa serie che sta per celebrare cinquant’anni di vita. Santo cielo, Lindalee si ricorda la puntata meglio di me.

Si possono dirottare gli aerei col cellulare? Lo sostiene il ricercatore di sicurezza Hugo Teso durante Hack in the Box, dove presenta una demo sorprendente, ma la FAA e le agenzie per la sicurezza aerea dicono che è una bufala (BBC, InformationWeek, The Inquirer, The Register, Net-Security).

Forse Steve Jobs non rubò l’idea del Mac visitando la Xerox; la vide in TV. La Xerox è stata presa in giro per decenni per essersi fatta soffiare l’idea dell’interfaccia dello Xerox Alto (mouse, grafica, stampante laser nel 1979) facendolo vedere a un giovane Steve Jobs. Ma è emerso che l’Alto non era affatto un segreto ben custodito: c’era persino uno spot televisivo (Wired).

Come fu realizzato il Triceratops malato in Jurassic Park. Meraviglioso.

Whatsapp è sicuro? In termini di furto di dati, di furto d’identità e di spam, nel 2012 non lo era, secondo questa ricerca. Qualcuno sa come stanno le cose adesso?

Sirius, l’ufologia incontra i sostenitori delle energie esotiche alternative. C’è un complotto per nascondere il fatto che con soli sei milioni di dollari si potrebbe generare energia dal nulla – o meglio, dall’espansione dell’universo. Ma “loro” non vogliono farcelo sapere: stranamente si sono dimenticati di bloccare l’uscita del solito documentario che “rivela tutto” (recensione di Doubtful News).

Febbre da Bitcoin. Macchine ultrapotenti per generare Bitcoin. Impressionante, ma il rischio è che il costo del loro consumo di corrente superi il valore dei Bitcoin generati.

Ötzi, l’uomo dei ghiacci, era gay? The Straight Dope ha tutti i dettagli di questa diceria.

Come fa la Cina a censurare Weibo, la versione locale di Twitter, in tempo reale? Per forza bruta. 70.000 messaggi al minuto sorvegliati da un piccolo esercito di censori (Technology Review).

Malware che sfrutta gli attentati di Boston. Come previsto, la curiosità troppo morbosa viene punita da un trojan che usa come esca presunte immagini degli attentati (Naked Security).

Arriva Google Glass, come lo useremo? Male, secondo questo video umoristico: per far finta di seguire le conversazioni, per simulare di sapere più di quello che sappiamo davvero, per seguire le partite di nascosto.

Trovati pianeti molto simili alla Terra. La sonda Kepler ha trovato tre pianeti poco più grandi della Terra situati nella zona abitabile della loro stella (dove potrebbe esistere acqua allo stato liquido). Sono a 1200 anni luce da noi, nella costellazione della Lira (NASA, Slate). Siamo la prima generazione, in tutta la storia dell’umanità, che può dare una risposta scientifica alla domanda se siamo soli nell’universo. Fantastico.