Vai al contenuto
Antipirateria Microsoft presto obbligatorio

Antipirateria Microsoft presto obbligatorio

Windows Genuine Advantage cambia e diventa un obbligo

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

The Register riferisce che il sistema antipirateria di Microsoft, denominato Windows Genuine Advantage, ha subito da circa una settimana un aggiornamento importante. Questo sistema, infatti, aveva causato molte perplessità per la sua abitudine di mandare a zio Bill informazioni sul contenuto dei computer degli utenti e soprattutto per la sua propensione a segnalare come illegali molte installazioni di Windows che erano in realtà perfettamente legittime (circa il 22%).

Nelle mani di un utente sgamato, questi avvisi non sono un dramma, ma mettetevi nei panni del consumatore medio che si trova con un avviso che lo accusa di pirateria e non sa come venirne fuori. Il bello è che l’avviso di illegalità può comparire anche su un computer precedentemente dichiarato “pulito” se ne cambiate un componente.

Aggiornamento: va chiarito che Windows continua a funzionare anche dopo la comparsa dell’avviso e non blocca l’installazione di programmi.

Ora WGA ha una terza opzione più soft: invece di classificare l’installazione di Windows (specialmente XP) come “legale” o “illegale”, può anche darvi un verdetto di “forse illegale”. Questo ridurrà il numero dei cosiddetti “falsi positivi”, ma non so se allevierà le perplessità e preoccupazioni degli utenti che ci tengono a essere in regola.

Un’altra novità importante è che finora Windows Genuine Advantage è stato un software facoltativo, ma verrà reso gradatamente obbligatorio nell’ambito degli aggiornamenti di sicurezza di zio Bill “nelle prossime settimane o nei prossimi mesi”, dice The Register.

Radio: TV via Web con Joost, Democracy, Zattoo

Radio: TV via Web con Joost, Democracy, Zattoo

Disinformatico radio: prove su strada della TV via Web, crack-bufala di Windows, biplani a New York

Che cosa ci fa un biplano in cima a un grattacielo di New York, trovato in Google Earth? Atterraggio spettacolare, trovata pubblicitaria, illusione ottica?

E’ la chicca della puntata del Disinformatico radiofonico, che per il resto è dedicata alla televisione via Web, con le prove pratiche di Zattoo, Joost e Democracy Player.

Ci sono novità, però, anche per Youtube, e si parla dell’annuncio di un sistema per violare l’anticopia di Windows. Quest’ultima notizia è una bufala, ma il fatto che sia stata presa sul serio la dice lunga sull’opinione generale riguardo i sistemi anticopia.

La trasmissione è in diretta sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming e in differita tramite podcast.

Podcast, la serie completa

Disponibili tutti i podcast del Disinformatico

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “paolo.bor****” e “paolo.tomel****”.

Con il permesso della RTSI, da domattina sarà disponibile la raccolta completa dei podcast del Disinformatico: le puntate più recenti saranno scaricabili, senza lucchetti anticopia e in semplice formato MP3 fruibile su qualsiasi lettore, presso il solito indirizzo www.rtsi.ch/podcast; le puntate meno recenti saranno disponibili, sempre senza lucchetti, dall’archivio delle apparizioni mistiche. Man mano che le puntate scompaiono dal sito della RTSI, verranno pubblicate nel mio archivio.

Radio: EMI vende MP3 senza lucchetti; Google Maps fa il matto; pesci d’aprile e falle IE

Disinformatico radio: EMI rinuncia (in parte) al DRM, Google colpito dalla Maledizione di Haugesund, pesci d’aprile informatici, cursore assassino per Internet Explorer

Come ogni martedì, l’edizione radio del Disinformatico va in onda in diretta sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming in tempo reale (Real Audio) e in differita come podcast. Ecco i temi della puntata di oggi:

  • La clamorosa scelta di EMI di vendere musica online di qualità superiore e senza lucchetti anticopia (DRM). Come reagiranno i consumatori? L’eliminazione degli odiati lucchetti aumenterà le vendite di questi brani più fruibili o incrementerà la pirateria?
  • I migliori pesci d’aprile storici del mondo informatico, e una menzione speciale per un pesce d’aprile vintage che riguarda da vicino il Canton Ticino.
  • Google Maps colpito dalla Maledizione di Haugesund come Microsoft: le indicazioni stradali sono, in alcuni casi, decisamente eccentriche, come quando vi viene chiesto di attraversare a nuoto l’Atlantico.
  • Falla di sicurezza in Internet Explorer: un cursore animato appesta la Rete così tanto da spingere Microsoft a preparare un aggiornamento di sicurezza straordinario. Come difendersi e come accorgersi di eventuali infezioni virali.

EMI toglie i lucchetti alla musica online

Da maggio EMI venderà musica senza DRM

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “robgarosi” e “aldo_e_giacomo”.

Ieri Apple ed EMI hanno annunciato congiuntamente che da maggio l’intero catalogo di musica digitale di EMI sarà disponibile anche in forma esente dai contestati lucchetti digitali antipirateria (DRM). Qui trovate il comunicato Apple. I brani saranno più cari di quelli protetti (1 dollaro e 29 cent contro i 99 cent attuali; prezzi analoghi in euro) ma saranno anche qualitativamente migliori, essendo forniti in formato AAC (leggibile praticamente da tutti i più diffusi lettori audio e su tutti i computer) a 256 kbps.

Secondo il comunicato stampa EMI, i brani saranno disponibili anche in vari bitrate, fino alla “qualità CD”; ZDNet parla anche di formati MP3 e WMA offerti tramite altri rivenditori affiliati ad EMI. Gli album interi saranno in vendita al medesimo prezzo sia in versione lucchettata, sia in versione liberamente fruibile.

Le versioni protette non scompaiono; l’offerta senza lucchetti si affianca a quella attuale. Apple ha invece promesso che entro la fine del 2007 circa metà delle canzoni offerte tramite iTunes sarà disponibile in entrambe le versioni. Chi ha già acquistato da iTunes canzoni lucchettate potrà acquistare le corrispondenti versioni senza DRM pagando la differenza (30 cent a brano). Anche tutti i video musicali della EMI saranno disponibili in formato senza DRM senza alcuna maggiorazione di prezzo.

L’entusiasmo degli utenti è a dir poco incontenibile: i lucchetti digitali, come avrete avuto modo di leggere più volte in questo blog e altrove, sono vissuti come una vessazione inutile, perché impediscono agli acquirenti legittimi di fruire liberamente della musica acquistata (vincolando così l’utente a una specifica marca di lettori, come nel caso di iPod e le canzoni acquistate tramite iTunes) e perché tanto è facilissimo aggirare le protezioni anticopia, per cui la pirateria non viene affatto contrastata dal DRM. Molti, me compreso, hanno detto da sempre che avrebbero comperato più musica online se non ci fossero state queste fastidiose protezioni. Bene: il momento è arrivato.

La vera sfida, ora, è infatti la reazione degli utenti: ora che almeno una casa discografica (che ha in repertorio artisti come Robbie Williams, Joss Stone e tanti altri) offre canzoni senza lucchetti e qualitativamente superiori, come richiesto, gli utenti le compreranno? O approfitteranno di questa nuova e attesa libertà per piratare ancora più di quanto fanno ora? E’ un gesto coraggioso, quello di EMI: un gesto di fiducia verso i consumatori. Speriamo non venga abusato, altrimenti difficilmente le altre case discografiche seguiranno l’esempio di EMI.

Non ci sono progetti analoghi per il mercato dei film e telefilm scaricabili, e c’è chi obietta che non ha molto senso pagare un supplemento per avere quello che dovrebbe essere un diritto (la libera fruizione, nei limiti previsti dalla legge e non dai lucchetti tecnologici, di quanto è stato regolarmente acquistato), visto anche che non c’è alcuna maggiorazione per le versioni non-DRM dei supporti fisici attualmente in vendita (un CD lucchettato costa tanto quanto uno senza DRM). Ma è un primo passo nella direzione giusta.

Vista craccato, più facile di XP

Vista craccato, più facile di XP

Anticopia di Windows Vista bucato, ma occhio alle sorprese

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “vincenza.s” e “adele_c”.

La protezione contro la copia di Windows Vista è stata completamente scavalcata, secondo quanto riferito da The Inquirer. Il gruppo denominato NoPE sembra essere riuscito a fare quello che gli altri appassionati di cracking non erano riusciti a fare: trovare una maniera semplice di sproteggere Windows Vista. Erano già in giro alcune tecniche che consentivano di rinviare in eterno l’attivazione e altre diavolerie anti-anticopia, ma erano tutte molto macchinose.

Questa, invece, sarebbe ancora più semplice della versione pirata di Windows XP, per la quale occorreva sempre digitare un numero di serie. Windows Vista usa un’installazione basata su un’immagine del disco, e NoPE avrebbe alterato direttamente quest’immagine per togliere la protezione anticopia: in parole povere, è sufficiente copiare quest’immagine a un DVD per ottenere Vista sprotetto e installabile ovunque (requisiti hardware permettendo).

Questa non è affatto una buona notizia come alcuni taccagni e pirati incalliti potrebbero pensare. Non solo dimostra ancora una volta che le protezioni anticopia sono inutili (anzi, costituiscono una sfida allettante) e causano disagi soltanto agli utenti onesti; ma rischia di essere un forte disincentivo all’adozione di soluzioni alternative. Finché Windows, col suo carico di lucchetti digitali (DRM), rimane copiabile, la scorciatoia più pigra (e illegale, ma tollerata da zio Bill) sarà piratarlo invece di prendere il toro per le corna e passare al software libero. Se fossi un complottista, direi che le protezioni anticopia sono fatte su misura per ottenere quest’effetto: difficili quanto basta per essere allettanti, ma scavalcabili quanto basta per mantenere il monopolio sul mercato.

Un’altra ragione per cui la sprotezione di Vista non è una buona notizia è che come in qualsiasi software di dubbia provenienza, anche nelle copie pirata di Vista può essere annidata qualunque forma di malware. Per cui chi pensa di fare il furbo piratando, rischia di essere fesso due volte: la prima perché mantiene la propria dipendenza, la seconda perché insieme al software pirata installa porcherie devastanti per lui e per gli altri.

EMI senza DRM, boom di vendite

EMI senza DRM, boom di vendite

Togliere i lucchetti alla musica fa vendere di più, almeno per ora

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “matthardcore” e “ridolini”.

La scelta di EMI di vendere musica online senza gli odiosi lucchetti del DRM sembra funzionare. Come riferisce Bloomberg News (riportata dal Tennessean e da Coolfer; grazie a The Inquirer per la dritta), Dark Side of the Moon dei Pink Floyd senza DRM ha venduto una media di 3600 copie a settimana; nelle 11 settimane precedenti all’offerta senza DRM tramite iTunes Plus, le copie settimanali erano 830. L’aumento è pari al 272%.

Anche altri album non se la cavano male: gli Smashing Pumpkins con Siamese Dream hanno aumentato le vendite del 17% sullo stesso periodo di riferimento; Come Away With Me di Norah Jones le ha incrementate di poco meno del 24%; Oh No degli OK Go ha avuto un incremento del 77%; e i Coldplay, con A Rush Of Blood To The Head, hanno segnato un aumento del 115%.

E’ possibile che questi numeri molto positivi derivino in parte dagli upgrade, ossia dagli acquisti fatti da chi aveva già la versione lucchettata e ha pagato un supplemento per avere quella senza lucchetti e con qualità audio migliore.

Per contro, gli stessi album in versione CD hanno avuto quasi tutti un forte calo di vendite, sempre secondo Coolfer. E’ possibile che l’avvento della musica online legale senza lucchetti abbia dato un’ulteriore spinta al calo di vendite generalizzato dei CD, che secondo Nielsen SoundScan ammonta al 21% negli Stati Uniti rispetto a giugno 2006.

Kindle, DRM craccato

Scardinata la protezione anticopia del Kindle; ma serve davvero sugli e-book?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “lorenzo.bar****” e “giorgio”.

Kindle, il popolare lettore di libri digitali di Amazon, è stato craccato: il suo sistema anticopia è stato decifrato in soli otto giorni di lavoro dagli smanettoni della Rete. Da questo sforzo è nato un programma per togliere le protezioni ai libri digitali di Amazon si chiama Unswindle, ma non è concepito per favorire la pirateria dei libri: serve per consentire agli acquirenti legittimi di leggere i libri digitali lucchettati su qualunque dispositivo, come spiegato dal suo autore nel blog I Love Cabbages.

Il problema dei sistemi anticopia adottati dalle case editrici per i libri digitali è infatti che i libri acquistati legalmente sono leggibili soltanto su specifici dispositivi. Questo significa che il cliente onesto, se decide di cambiare dispositivo o marca per qualunque ragione, non può trasferirvi i libri che ha comprato. Inoltre non ha la garanzia che i libri che ha comperato resteranno suoi a lungo termine se il fornitore del dispositivo smette di gestire i sistemi anticopia.

L’industria del libro, insomma, sta ripetendo pari pari gli errori già compiuti da quella del software e da quella del disco: l’illusione che lucchettare i contenuti impedisca la pirateria e faciliti le vendite.

In realtà la disponibilità dei libri digitali senza protezione, oltre ad evitare di drogare il mercato dei dispositivi di lettura (e-reader) spingendo il lettore alla fidelizzazione obbligata, aumenta le vendite. I potenziali acquirenti possono provare il prodotto prima dell’acquisto e hanno la comodità di poterlo trasferire dove vogliono. David Pogue, un autore di libri d’informatica vendutissimi negli Stati Uniti (e spesso tradotti anche in italiano), descrive sul New York Times il risultato di un suo esperimento. Un anno fa, d’accordo con il proprio editore, ha messo in vendita uno dei suoi libri come file PDF senza protezioni anticopia, per vedere da vicino l’effetto che avrebbe fatto e confrontarne le vendite rispetto all’anno precedente.

Il risultato? Il libro è stato “piratato ovunque. Ora è dappertutto nel Web ed è ridicolmente facile scaricarlo senza pagare. Ma la cosa pazzesca è stata che le vendite del libro non sono calate. Anzi, sono aumentate leggermente nel corso dell’anno.”

Certo, un episodio non fa statistica, e l’esperimento di Pogue era mirato a valutare l’effetto dei file senza lucchetti sulle vendite i libri cartacei, non su quelli digitali, ma c’è un esempio molto chiaro: iTunes. Dopo anni nei quali l’industria del disco ha giurato e spergiurato che senza lucchetti nessuno avrebbe comperato musica digitale, dal 2001 iTunes di Apple ha venduto 8 miliardi di brani musicali, e da quando sono stati tolti i sistemi anticopia le vendite sono salite.

Secondo Nielsen Soundscan, nel 2009 le vendite musicali complessive (album, singoli, video musicale e brani digitali) sono aumentate del 2,1% negli Stati Uniti, e c’erano già stati aumenti del 14% e del 10% nel 2007 e nel 2008, ossia negli anni in cui i lucchetti sono stati tolti in seguito alla celebre lettera aperta di Steve Jobs (febbraio 2007). Nel settore specifico dei brani digitali, le vendite di singole tracce sono salite dell’8,3% (1,16 miliardi di brani venduti) e quelle di album sono aumentate del 16,1% (76,4 milioni di copie).

Anti-copyright svizzero: fallita la raccolta di firme

Anti-copyright svizzero: fallita la raccolta di firme

Niente referendum anti-copyright in Svizzera

A fine 2007 era iniziata su Internet una campagna contro la recente legge svizzera sul diritto d’autore, colpevole, secondo gli organizzatori della campagna, di bloccare la libera discussione tecnica sui sistemi anticopia e le loro carenze, in modo analogo alla contestatissima legge statunitense DMCA. Era stata avviata una raccolta di firme vere e proprie (cartacee, a differenza di tanti appelli fasulli), come raccontato in questo articolo e in questo.

La faccenda si era meritata le attenzioni del mondo informatico (come per esempio su BoingBoing e Slashdot), e il Disinformatico torna a parlarne perché la raccolta di firme si è conclusa. Delle 50.000 firme necessarie per indire un referendum, ne sono state raccolte soltanto 803. Florian Bösch, autore della petizione, scrive così (in inglese e tedesco) sul sito dedicato all’iniziativa:

Desidero ringraziare tutti coloro che sono stati coinvolti per i loro sforzi e per la raccolta delle firme. 803 firme non saranno sufficienti a fare differenza dal punto di vista legale, ma dimostrano che si tratta di un argomento che tocca molte persone (considerato il poco tempo che abbiamo avuto per la raccolta).

La prossima legge che renderà peggiore per tutti noi il diritto d’autore è in cantiere e incoraggio tutti ad interessarsi al processo di varo delle leggi in Svizzera, in modo che possa essere contrastata in tempo e con successo.

Va ricordato che la legge limiterebbe la discussione tecnica dei sistemi anticopia e la condivisione di informazioni in merito soltanto se la sua sintassi venisse interpretata in un modo piuttosto particolare, come già raccontato, e sancisce senza ambiguità il diritto del consumatore in Svizzera a scavalcare qualsiasi sistema anticopia purché lo scopo sia fra quelli ammessi (per esempio la copia per uso personale di un proprio CD o DVD o brano digitale). Una situazione ben più favorevole di quella di molti paesi europei, dove persino la copia privata è limitata o vietata direttamente.

Il consumatore che acquista in Svizzera paga questa maggiore libertà con un ricarico sul prezzo dei supporti vergini e sui lettori MP3, che molti rivenditori hanno la trasparenza di indicare separatamente dal prezzo d’acquisto per consentire di rendersi conto di quanto diritto d’autore viene già corrisposto ogni volta che si acquista un lettore digitale. Ecco alcuni esempi, tratti da un catalogo recente:

  • Lettore Zen Creative da 2 GB: prezzo di vendita 139 franchi, di cui 15,97 sono diritti d’autore (11%);
  • Lettore Zicplay da 1 GB: 59 franchi, di cui 15,97 sono diritti;
  • iPod Touch da 8 GB: 419 franchi, di cui 38,86 sono diritti;
  • iPod Touch 16 GB: 599 franchi, di cui 76,51 sono diritti.

Queste maggiorazioni legittimano la copia di brani musicali e video di qualsiasi provenienza per tutta la vita del lettore: valgono quindi anche se il contenuto del lettore viene cambiato infinite volte. Pertanto, è vero che per esempio 76 franchi (47 euro) di “tassa SUISA” (come la chiama impropriamente il catalogo) possono sembrare una cifra notevole, che oscilla fra l’11 e il 27% del prezzo complessivo del lettore; ma va considerato che non solo si tratta di circa 2 centesimi a canzone, ma che la “tassa” pagata vale anche se si cambiano le canzoni e se ne caricano sul lettore delle altre.

Apple, iTunes abbandona il DRM (o quasi)

Apple, iTunes abbandona il DRM (o quasi)

Apple toglie i lucchetti ad iTunes, ma soltanto per la musica

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “info” e “efisioru****”.

Al Macworld Expo conclusosi da poco a San Francisco, Apple ha annunciato a partire da subito la fine dei lucchetti digitali su tutta la musica di iTunes. I sistemi anticopia (DRM, Digital Rights Management) che hanno appestato la musica legalmente acquistabile via Internet, riuscendo soltanto a scocciare gli utenti onesti senza frenare in alcun modo la pirateria, sono sempre più in minoranza. C’erano vari metodi per rimuoverli a forza, ma richiedevano una cospicua perdita di tempo ed erano di dubbia legalità in alcuni paesi.

Lo smantellamento dell’anticopia di Apple è partito il 6 gennaio, con 8 milioni di brani musicali già liberamente trasferibili e riproducibili su qualunque lettore e non più soltanto su quelli benedetti da Apple (leggasi iPod). Gli altri, circa 2 milioni, saranno liberati entro il primo trimestre del 2009.

Chi ha acquistato brani lucchettati potrà rimuovere l’anticopia pagando 30 centesimi di dollaro a canzone. E a proposito di prezzi, da aprile 2009 cambieranno anche quelli: invece del prezzo unico debuttano tre fasce. In dollari, ci vorranno 69 cent per le canzoni meno popolari, 99 cent per quelle di interesse medio e un dollaro e 29 cent per le più gettonate.

Addio, dunque, ad autorizzazioni, password e compagnia bella che hanno tormentato chi ci teneva a rispettare la legge. Era anche ora. Ma i lucchetti resistono ancora su iTunes per gli audiolibri, per esempio, e soprattutto per i contenuti video. Se il DRM si è dimostrato così tossico per la musica, come mai è ancora indispensabile per film, telefilm e audiolibri?

Fonti: Macworld, New York Times, BBC.