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Disinformatico e superstizioni in Europa su Arte domani: quando l'idiozia va al potere

Disinformatico e superstizioni in Europa su Arte domani: quando l’idiozia va al potere

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Salvo sorprese, domani alle 17.45 il canale franco-tedesco Arte dedicherà un servizio del programma Yourope alla superstizione online e offline. Ci dovrebbe essere un cameo da parte mia, di alcuni amici del CICAP (impegnati nella lotta alla credulità anche con la Giornata Anti-Superstizione) e soprattutto dei miei gatti.

Un’anteprima – credo integrale – del programma è disponibile qui.

Domani sera sarò a Matrix: si parlerà di bufale

La puntata di Matrix in onda domani sera su Canale 5 alle 23:30 si occuperà della disinformazione esplosa in questi ultimi giorni sul tema della morte di Osama bin Laden ma anche su altri temi, come il panico per la presunta previsione del terremoto a Roma per l’11 maggio. Ci sarò anch’io in collegamento. Suggerisco di preparare il popcorn.

Vengo a Roma l’11 per un pernacchia-party, per ridere dei menagramo. Chi c’è? [UPD 2011/05/18]

Uno sponsor, l’agenzia di comunicazione Estrogeni, ha accolto la mia “sfida” a chi teme le profezie che annunciano un terremoto devastante per l’11 maggio (dopodomani) a Roma, per cui farò un salto a Roma per la giornata fatidica e coglierò l’occasione per fare insieme a voi un pernacchia-party alla faccia di tutti i menagramo che hanno propagato questa panzana.

Partirò in aereo da Lugano alle 7 del mattino per arrivare a Fiumicino alle 8:20. Alle 11 farò una conferenza-chiacchierata sulle bufale e sui complotti alla sede di Estrogeni, in via Nomentana 222.

Porterò con me qualche copia del mio libro sui complotti lunari. Se pensate di poterci essere, segnalatelo nei commenti qui sotto usando la parola chiave “pernacchiaparty!” e prenotatevi direttamente presso lo sponsor all’indirizzo a.varone@estrogeni.net. È importante prenotarsi, perché i posti sono limitati.

Ripartirò con il volo delle 19.15, sempre da Fiumicino. Se il terremoto arriva di sera, è sfiga 🙂

2011/05/10 10:05. Il comunicato di Estrogeni è ora sul loro blog.

2011/05/10 16:20. Tutti i posti sono già prenotati. La diretta dell’incontro sarà disponibile in streaming nella pagina Facebook di Estrogeni.net.

2011/05/18. Sono disponibili i video dell’incontro.

Chiacchierata antibufala a Glocal (Varese)

Venerdì scorso sono stato ospite di Glocalnews, un incontro sul giornalismo organizzato da Varesenews, per una chiacchierata con Francesco Costa (il Post) su come si indagano le bufale. Qualche foto, un sunto dell’intervento e uno Storify sono qui, qui e qui. C’è anche un breve video (bisbigliavo per non disturbare gli altri relatori). Non credo, però, che ci sia un video dell’intera chiacchierata.

Provo a inserire qui sotto la mia prima cronologia personalizzata (Custom Timeline) di Twitter sul tema, realizzata con TweetDeck (versione web) e basata su queste istruzioni :

Ci vediamo domani a Trento per parlar di bufale?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/08/23 11:45.

Domani sera (22 agosto) alle 21:30 sarò al teatro Sanbapolis, in via della Malpensada 88 a Trento, per una conferenza-spettacolo sulle bufale e sulle leggende metropolitane: racconterò casi concreti, meccanismi di produzione e tecniche alla portata di tutti per distinguere fra fatti e bufale nei media moderni. La serata è a ingresso libero; fa parte della settimana di orientamento alla scelta universitaria dell’Università di Trento in collaborazione con quelle di Bolzano, ma è aperta a tutti.

2017/08/22. Ho colto l’occasione per simulare cosa sarebbe successo se avessi dovuto fare questo viaggio con un’auto elettrica (Tesla o Opel Ampera-e): sarei partito da casa col “pieno”, quindi con almeno 350 km di autonomia autostradale, e sarei arrivato a destinazione senza ricaricare e quindi senza alcun aggravio di durata del viaggio. Per prudenza, comunque, avrei potuto rabboccare con una breve pausa di ristoro presso il punto di ricarica di Affi (255 km da casa a Lugano, verificati), trovato tramite le mappe di Lemnet, che offre sia il Supercharger (riservato, come tutti i Supercharger, alle auto Tesla) sia una colonnina da 50 kW accessibile a qualsiasi auto elettrica e a carica gratuita senza tessere o altro (perlomeno secondo i dati di Lemnet; non ho potuto metterla alla prova). Poi avrei percorso i restanti 71 km fino a Trento (dove comunque ci sono sia punti di ricarica Tesla, sia punti di ricarica universali). Il viaggio di ritorno sarebbe stato identico, e una volta a casa avrei messo l’auto sotto carica in garage. Fattibile senza problemi, insomma. E senza gas di scarico.

Un post condiviso da Paolo Attivissimo (@disinformatico) in data:

2017/08/25. Sono usciti un articolo di giornale e un commento su FBK Magazine.

Sono stato ospite di “Fake - La fabbrica delle notizie”

Sono stato ospite di “Fake – La fabbrica delle notizie”

Il 4 marzo scorso ho partecipato alla puntata di Fake – La fabbrica delle notizie (su Nove), stando in collegamento dalla Svizzera per mantenere l’isolamento volontario rispetto all’Italia raccomandato dalle autorità federali e cantonali svizzere e dalla Radio TV Svizzera.

Gli altri ospiti della puntata sono il direttore responsabile di Libero, Pietro Senaldi e, anche lui in collegamento, il divulgatore scientifico e conduttore Mario Tozzi.

Se vi interessa, potete vederla qui (non so per quanto tempo, per cui affrettatevi).

Sono stato ospite di “Fake - La Fabbrica delle Notizie” per parlare di coronavirus

Sono stato ospite di “Fake – La Fabbrica delle Notizie” per parlare di coronavirus

Anche questa settimana sono stato ospite virtuale di una puntata un po’ insolita e surreale di “Fake – La Fabbrica delle Notizie”, condotta da casa da Valentina Petrini a causa delle forti restrizioni alla circolazione imposte dalla pandemia di coronavirus.

In studio c’erano Matteo Flora ed Enrico Bertolino; in collegamento, con qualche difficoltà, Luca Sofri, Paolo Veronesi, Valentina Mazzocato e Salvo Di Grazia.

Se vi interessa, potete rivederla (non so per quanto tempo) qui.

Antibufala Classic: attenti ai segni degli zingari sui citofoni e sulle porte!

Antibufala Classic: attenti ai segni degli zingari sui citofoni e sulle porte!

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 16 aprile 2005 qui su Attivissimo.net. Lo ripubblico e trasferisco qui per riunire meglio le mie indagini antibufala e perché se n’è parlato oggi a Raiuno. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale e vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “anna_cine*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

English Abstract

An e-mail circulating on the Internet claims to provide a list of “code markings” used by gypsies to mark houses that are easy targets for burglaries or should be left alone.

The list is probably a fake because it’s inconsistent (there’s no point in having a code system where the same symbol means different things, as in the case of “AM”, which is said to mean “morning” or “afternoon” depending on the source) and because it would be rather dumb to use a secret code that everybody, including the supposed victims, knows well.

Perhaps more importantly, it seems stupid to have a code sign meaning “this is a good target”; why help other thieves? If it’s such a good target, why tell your “colleagues” instead of raiding it yourself?

Moreover, there is no definite link between gypsies and findings of these or similar markings. Anybody could have made them, perhaps just as doodles.

This appeal preys on our innate fear and distrust of people who are different from us. In any case, it should not be interpreted as a security guideline. Finding the “dangerous house, don’t visit” symbol next to your door or doorbell doesn’t mean that you can disregard the security precautions you should take anyway (what if a thief who doesn’t know or notice the code comes along?).

So essentially, the list is pointless. But if you prefer to believe it’s authentic or would rather be safe than sorry (as well as somewhat paranoid), just etch the “dangerous house, don’t visit” symbol next to your property. That will surely confuse would-be burglars!

Con le solite varianti tipiche delle catene di sant’Antonio, circola da molto tempo, con periodici picchi di diffusione, un messaggio d’allarme che contiene un elenco di segni in codice che sarebbero usati dagli zingari per contrassegnare le case facili da derubare e quelle da evitare.

Talvolta l’elenco è accompagnato da avvertimenti di questo genere:

QUESTI SONO I SEGNI CHE GLI ZINGARI TRACCIANO SULLE PULSANTIERE DELLE ABITAZIONI – FATE MOLTA ATTENZIONE PERCHé SONO POCO VISIBILI DATO CHE SONO INCISI CON UNA PUNTA SOTTILE – SEGNALATE SUBITO LA SITUAZIONE AI CARABINIERI. (TEL. 112) E SE POSSIBILE MODIFICATELI…

Ci sono inoltre moltissimi siti che riportano quest’elenco e sue varianti, come si nota cercando in Google parole-chiave come “segni, simboli” e “zingari, rom”. Ne trovate alcuni esempi qui e qui.

Datazione e origini: 1997 e probabilmente anche prima

Le prime segnalazioni di questo caso sono giunte al Servizio Antibufala ad aprile 2005, ma appelli analoghi sono in circolazione da ben prima che arrivasse Internet. Per esempio, c’è questo articolo di “Umanità Nova” del 27 luglio 1997 (immagine qui accanto, cliccabile per ingrandirla; l’indicazione “1977” nell’intestazione dell’articolo è un refuso) che parlava già all’epoca del cosiddetto “codice degli zingari” descrivendolo come una bufala apparsa su molti quotidiani e telegiornali regionali. Paolo Toselli, coordinatore del Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporanee, autorevole sito dedicato a questo tipo di appelli, mi scrive che “in Italia il caso esplode negli anni ’90, ma si riscontrano segnalazioni sin dagli anni ’60”.

Secondo il Corriere di Chieri, a giugno 1997 il cosiddetto “codice degli zingari ladri” è finito anche “sul tavolo del ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, poiché il senatore della Lega Nord Luigi Peruzzotti chiedeva di diffonderlo per garantire maggiore sicurezza ai cittadini”.

Perché è quasi sicuramente una bufala

L’elenco dei segni esiste in varie versioni ed è spesso contraddittorio e privo di senso: per esempio, “AM” viene spiegato a volte come “pomeriggio”, a volte come “mattina”. Inoltre non si capisce che senso abbia un’indicazione del tipo “evitare questo comune”: per essere utile, andrebbe scritta sul cartello stradale d’ingresso al comune, o su tutte le porte di tutte le abitazioni.

È inoltre estremamente improbabile che un’organizzazione criminale continui a utilizzare per anni simboli in codice il cui significato è (almeno così pare) noto alle vittime: sarebbe come un esercito che usa un codice cifrato conosciuto dal nemico.

Inoltre ci sono alcune incongruenze che il buon senso magari non coglie subito perché distratto dalla classica leva psicologica della paura per l'”altro”, il “diverso”. L’articolo di “Umanità Nova” già citato le descrive benissimo (le evidenziazioni sono mie):

Si potrebbe pensare per questo a un’origine francese; autorizza a pensarlo, tra l’altro, la sigla AM per indicare il pomeriggio (après-midi?). Il “codice” avrebbe varcato le Alpi per essere adottato, paradossalmente, in un territorio dove gli zingari non parlano francese. Il problema è che non parlano tra di loro neppure l’italiano (molti anzi, e proprio in questa zona, lo conoscono pochissimo) e nessuna delle parole che sarebbero richiamate dalle lettere sopra ricordate, hanno, nei loro vari dialetti presenti in questa zona, quelle iniziali. Perché dovrebbero darsi indicazioni che si deve supporre molto importanti, in una lingua che non è conosciuta da molti di loro e comunque è la loro seconda, quella che serve per comunicare con i non zingari?

…Da una parte bisogna ricordare che la cultura degli “zingari” è “orale”; la loro scarsa scolarizzazione non dipende solo e tanto dal “nomadismo” (spesso si fermano per lunghi anni, proprio per mandare i figli a scuola, anche se poi non imparano quasi niente, neppure a leggere correttamente), ma proprio dalla strutturazione della loro mentalità orale che guarda con diffidenza la scuola e non sente il bisogno della scrittura e del fissare una memoria esterna, passato e realtà presente. Ben difficile credere che ricorrano ad una forma, sia pure primitiva, che richiede elementi di alfabetizzazione, di scrittura.

…A che fine dovrebbero gli zingari indicare ad altri che una casa è stata svaligiata da poco?E a che fine anche segnalarla come appetibile, col rischio che il colpo lo faccia qualcun altro?

Un ladro qualsiasi, sedentario o no, che voglia svaligiare o far svaligiare una casa, non la indicherà certo con un sistema di segni così farraginoso e pericoloso. Grottesco immaginare uno “zingaro” che sbircia le case di un quartiere alla ricerca di questi “segni”; gli risulterebbe tutt’altro che facile passare inosservato, specie se dovessimo immaginarlo di notte, magari con un accendino acceso, nell’impresa impossibile di individuare questi “segni” poco “appariscenti”. Non sarebbe molto più semplice e produttivo che gli eventuali complici gli indicassero il numero civico o gli descrivessero il luogo, l’edificio, ecc., o, magari, ce lo portassero prima del “colpo”?

Spulciando i newsgroup ho trovato alcuni messaggi che sembrano dare poco credito a questi elenchi di simboli. Uno, in particolare, cita la risposta dei Carabinieri di Roma a una domanda sull’argomento:

“…premesso che non esiste un “catalogo” di simboli che aiutino a comprendere le intenzioni di persone che si apprestano a compiere furti in appartamenti o altre azioni criminali è tuttavia plausibile che malintenzionati vari utilizzino segni in codice (solo a loro noti) per passarsi informazioni a loro utili per compiere azioni criminose. Le consigliamo di attuare le normali misure precauzionali e segnalare alla locale Stazione Carabinieri eventuali “movimenti” anomali che dovesse notare nei pressi della sua abitazione.”

Tuttavia segni di questo tipo sono stati effettivamente rilevati da vari testimoni (la cui affidabilità, fra l’altro, è per me indubbia, per cui non può trattarsi di segni fatti da loro) sin dagli anni Ottanta. Potrebbero essere graffiti fatti da chissà chi e per qualsiasi ragione (anche per semplice microvandalismo). Infatti non mi risulta alcuna prova di legame fra gli zingari e questi segni.

Oltretutto segni come “buon obiettivo” (una X), “casa ricca” (una C squadrata) o “notte” (una N) sono, guarda caso, molto facili da incidere e sono tipici dei graffiti fatti in vari luoghi, compresi quelli nei gabinetti pubblici (che mi sembra poco logico contrassegnare come “buon obiettivo”, a meno che si tratti di rubare la carta igienica). Di conseguenza, la loro presenza da sola non autentica la versione secondo la quale si tratterebbe di un codice, e specificamente di un codice “aiuta-furti” adottato dagli zingari.

Riassumo inoltre qui sotto le interessantissime note mandatemi dal già citato Paolo Toselli sull’argomento:

…Si tratterebbe di messaggi in codice: due pallini, casa facile; due linee in croce, donna sola e anziana; tre linee ondulate, girare al largo… e così via. Ad avvalorare le storie, un volantino, di norma anonimo – che elenca i simboli e il loro significato e avverte i cittadini di stare allerta all’apparire del “codice segreto”.
I commenti degli organi di polizia a tal proposito sono perlomeno ambigui: molte volte hanno smentito la veridicità della storia e quindi il contenuto del volantino, altre volte lo hanno avvalorato.
Il CeRaVoLC nel corso degli anni ha raccolto molte notizie di stampa sui simboli che da noi si dice utilizzati dagli zingari, oltre a diverse copie dei volantini che ne interpretano il significato, recentemente apparsi anche su alcuni siti Internet.
Secondo quanto riferitomi da Peter Burger [studioso olandese di leggende metropolitane], a inizio dello scorso mese di marzo [2005] anche i Paesi Bassi sono stati colpiti da insistenti voci a proposito della comparsa di strani segni apparsi sui muri delle case. Questi sarebbero stati fatti da non meglio identificati ladri per indicare obiettivi più o meno facili. Pare che anche la polizia abbia preso sul serio l’allarme, che da loro non si era mai manifestato prima. Casi simili erano già accaduti in Portogallo e Spagna.
Al volantino coi “segni di riconoscimento utilizzati da zingari e ladri d’appartamento” ed alla sua diffusione oltralpe faceva già cenno Jean-Noel Kapferer nel suo libro “Le voci che corrono” (Longanesi, 1988, p. 18) pubblicato originariamente in Francia nel 1987.
Per comprendere l’essenza del “codice segreto” e la sua origine è significativo l’articolo pubblicato nel 1994 dal sociologo francese Jean-Bruno Renard e intitolato “Le tract sur les signes de reconnaisance utilisés par les cambrioleurs: rumeur et réalité”. (in “Le Réenchantement du monde. La métamorphose contemporaine des systèmes symboliques”, a cura di Patrick Tacussel, L’Harmattan, Parigi 1994, pp. 215-241)
La grande diffusione delle voci collegate ai contenuti del volantino è dovuta al fatto che le stesse fanno appello ad un tema su cui si focalizzano anche molte leggende metropolitane, ovvero l’insicurezza, e ad un elemento parimenti frequente quale la rivelazione di un messaggio nascosto.
Ma ancor più interessante è la dimostrazione operata da Renard che pressoché tutti i simboli presenti nell’attuale versione del volantino erano già noti da decenni, la maggioranza sin dagli anni ’20-30. Alcuni sono rimasti identici nella forma e nel significato (la metà), altri hanno subito modifiche nella forma e altri ancora nel significato. All’origine questi segni erano attribuiti ai viandanti e ai vagabondi che li avrebbero utilizzati per comunicare ad altri loro simili se sarebbero stati accolti favorevolmente o meno dai proprietari delle case a cui avevano bussato.
Pertanto se il volantino si ispira a segni veramente utilizzati tempi addietro è probabile che questo “linguaggio” sia stato abbandonato negli anni ’50 con la scomparsa dei viandanti e l’avvento della delinquenza urbana individualista e priva di tradizioni.
Quanto all’uso corrente di questi simboli da parte degli zingari non vi sono prove. Ma anche supponendo che i simboli a cui fa riferimento il volantino siano utilizzati dai ladri di appartamenti, il solo fatto di averli resi pubblici (più volte anche sui quotidiani) in breve tempo annullerebbe la loro validità: sia per il fatto che i malfattori avrebbero cambiato simbologia, sia perché la gente comune li avrebbe utilizzati a sua volta come contromisura per tener lontani gli stessi malintenzionati.
Insomma, come tutte le voci e le leggende metropolitane, il volantino riduce l’incertezza legata ad avvenimenti imprevedibili. La sua circolazione crea una comunicazione, una coesione sociale attorno ad un sentimento di insicurezza. La figura arcaica del viandante e del vagabondo che chiede l’elemosina è stata sostituita dal ladro di appartamenti, o dallo zingaro, il quale incarna paure ancestrali. Come sottolinea infine Renard, il volantino e il suo codice segreto esprimono indirettamente la nostalgia dei tempi passati in cui esisteva una forte coesione nella comunità e dove la minaccia poteva venire solo dall’esterno: i nomadi e i vagabondi.

Nel dubbio, che fare?

Queste sono le informazioni che sono riuscito a raccogliere fin qui. Se siete perplessi e preferite comunque ritenere che esista davvero questo codice di simboli, c’è un modo molto semplice per neutralizzarlo: marcare col segno “già svaligiato” la vostra abitazione. È un consiglio semiserio, ovviamente, perché deturpereste probabilmente invano la vostra casa, ma è sempre meglio che lasciarsi andare alla paranoia e al razzismo scorgendo il pericolo degli zingari in ogni segnetto che trovate in giro.

Più seriamente, anche supponendo che il codice sia autentico, non va preso come scusa per dimenticare le normali regole di prudenza: il fatto che la vostra casa non sia segnata dal simbolo “qui si ruba facilmente” o “stare alla larga” non significa certo che potete lasciare le porte spalancate e mettere l’argenteria sul davanzale. E se passa un ladro che non sa leggere il codice e quindi lo ignora?

In ultima analisi, quindi, questo appello è inutile e può avere la conseguenza di alimentare il razzismo e l’ansia. Diffonderlo è dunque sconsigliabile.

Vipere dall’elicottero? No, ma topi sì: imbottiti di paracetamolo, per eliminare i serpenti

Vipere dall’elicottero? No, ma topi sì: imbottiti di paracetamolo, per eliminare i serpenti

Mouse with parachuteCredit per l’immagine:
Crateva
(Flickr).

Conoscete la leggenda metropolitana secondo la quale le associazioni
ambientaliste più radicali paracaduterebbero nei boschi dei
sacchetti pieni di vipere, lanciati da appositi elicotteri, per ristabilire l’equilibro della natura
intaccato dalla mano maldestra dell’uomo industriale?
Risale
agli anni Settanta e proviene dalla Francia.

È diffusissima anche in Svizzera e in
Italia
ed è una leggenda per ovvie ragioni pratiche: il lancio col paracadute
tenderebbe a far spiaccicare i rettili. Per non parlare della difficoltà di
insacchettare un’elicotterata di vipere e dotarla di apposito paracadute. Che
nessuno, fra l’altro, ha mai trovato.

Nonostante la sua assurdità, questa storia è ripetuta frequentemente, citando
come fonte un imprecisato amico che lavora in polizia o altra autorità. Come al
solito, le leggende metropolitane servono più a raccontare le nostre paure che a
raccontare la realtà.

Ma nell’isola di Guam, territorio statunitense sperduto nell’Oceano Pacifico occidentale, la
leggenda viene invertita e diventa bizzarra realtà: il Dipartimento
dell’Agricoltura statunitense sta
paracadutando sulla base navale di Guam topi morti
imbottiti di paracetamolo e dotati di transponder (segnalatori radio),
affinché i serpenti che infestano l’isola li mangino e muoiano avvelenati dal
farmaco, che per loro è veleno. I transponder servono per sapere se l’esca
volante viene davvero ingerita.

I serpenti che infestano Guam non sono originari dell’isola (vi
arrivarono
negli anni Cinquanta) e non avendo predatori naturali si sono riprodotti a
dismisura, sterminando gli uccelli dell’isola e causando interruzioni di
corrente quando rimangono ingarbugliati nelle linee elettriche (video). Su Guam si ha una delle più alte densità di serpenti al mondo: in media uno
ogni 200 metri quadri.

Una volta tanto, una storia che sembra una bufala ma non lo è. Detto questo,
vado a scrivermi un promemoria gigante: non visitare Guam. Mai.

Marcello Foa dà una lezione di giornalismo. Ma alla rovescia

Marcello Foa dà una lezione di giornalismo. Ma alla rovescia

Marcello Foa (“Giornalista, docente universitario, ex presidente della RAI”diffonde l’accusa (falsa) che un collega, David Puente, non sia
iscritto all’Ordine dei Giornalisti e quindi sia un vicedirettore abusivo. Un’accusa non da poco. Ma Foa tralascia di fare la cosa più
semplice: chiedere al collega in questione. 

Se un giornalista non riesce
neppure a trovare l’iscrizione di un collega all’Ordine dei Giornalisti, forse il giornalista ha un problema di metodo.

Sarebbe infatti bastato andare sul sito dell’Ordine della Lombardia e digitare il cognome del collega (Puente Anzil).

Se un giornalista sceglie di rilanciare accuse prima di averle verificate, pur avendo un modo semplicissimo per farlo, forse non ha solo un problema di metodo: ha un problema di fondo. E questa è una lezione di giornalismo molto importante.

I dettagli sono su Open.

Foa ha citato e diffuso un articolo pubblicato su Affaritaliani.it a firma di Giuseppe Vatinno, che sembra essere lo stesso Vatinno, deputato della Repubblica Italiana, che scrisse queste memorabili pagine di insulto e delirio ufologico nel 2013. Anche la scelta delle fonti di Foa, insomma, suggerisce perlomeno un problema di metodo.