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Salve, sono un complottista dell’11 settembre, lo rivela “Il Secolo XIX”

Salve, sono un complottista dell’11 settembre, lo rivela “Il Secolo XIX”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 20:55.

“Il Secolo XIX ha intervistato il maggiore esperto esplosivista italiano, che vanta nel suo curriculum centinaia di demolizioni controllate: Danilo Coppe”, scrive questo articolo, e fin qui mi sembra una buona cosa che finalmente qualcuno si sia deciso a interpellare direttamente gli esperti per vedere se questa storia delle Torri Gemelle demolite con l’esplosivo è una balla o no.

Ma poi leggo questa perla: “Già al centro di dibattiti e botta e risposta con i complottisti, primo tra tutti Paolo Attivissimo, il quale ha più volte cercato di dimostrare con studi, video e conferenze l’esistenza di cariche cave negli edifici collassati l’11 settembre 2001…”

Ebbene sì. Mi hanno smascherato. Ora chi glielo dice a Giulietto Chiesa?

Aggiornamento ore 20:55

L’articolo de Il Secolo XIX è stato corretto: l’originale è nella schermata qui sopra. Adesso possiamo goderci per bene le spiegazioni di Danilo Coppe e apprezzare il fatto che una volta tanto un giornale si è preso la briga di chiedere a un esperto.

Ipotesi di complotto a Matrix stasera, con materiale inedito per riflettere; ci sentiamo alla radio online

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questa sera, alle 23.15 circa, va in onda su Canale 5 una puntata di Matrix dedicata alle ipotesi di complotto riguardanti gli attentati dell’11 settembre 2001. Insieme al gruppo di ricercatori riunitisi nel blog Undicisettembre, ho collaborato alla preparazione del materiale di risposta alle più diffuse “prove” complottistiche. Il compenso offerto da Canale 5 verrà devoluto in beneficenza.

Gli ospiti in studio saranno Alessio Vinci (CNN), Jas Gawronski (che non ha bisogno di presentazioni), Giulietto Chiesa (idem) e Maurizio Blondet (per il quale ho preparato una collana di perle).

Ci sarà un filmato preparato per l’occasione da Massimo Mazzucco di Luogocomune.net, al quale risponderanno immagini e filmati inediti che vi consiglio di non perdere. Il materiale originale preparato per la trasmissione sarà raccolto e scaricabile nella sezione 11/9 del mio sito Attivissimo.net. Bloggherò la trasmissione stasera in questa pagina dalle 23 in poi.

Sempre questa sera, intorno alle 21.30, sarò ospite telefonico dell’emittente siciliana RMC101, ascoltabile anche in streaming, sempre per parlare di 11 settembre e complottismo. Anche lì porterò del materiale inedito che farà riflettere sia chi crede nelle ipotesi di complotto, sia chi le scarta a priori.

A stasera!

Aggiornamento

Eccoci qua! Con 23 minuti di ritardo, alle 23.38 finalmente comincia Matrix.

Primo blocco

Spezzoni di Loose Change. Piano Northwoods, buco al Pentagono troppo piccolo, demolizione controllata delle Torri Gemelle: repertorio classico. I sottotitoli correggono con sublime discrezione l’errore del B-52 al posto del B-25 all’Empire State Building che c’è nell’audio originale di Loose Change. E non sono un po’ miseri gli sbuffi mostrati da Loose Change rispetto a quelli delle demolizioni vere?

La “confessione” di bin Laden è mostrata in una versione di pessima qualità, mentre questa qui sotto è quella originale, tratta da Crono911:

Vinci fa notare che lo spezzone di McIntyre al Pentagono è stato manipolato in Loose Change togliendolo dal contesto. Chiesa dice che la sua “prova” è il crollo dell’edificio 7 al World Trade Center. Dice di andare alla ricerca della verità: benissimo, se davvero vuole una mano, io sono qui e le mie indagini e informazioni sono disponibili su Undicisettembre.info. Specialmente per quanto riguarda il WTC7.

Blondet parla di regime da Quarto Reich riferendosi all’amministrazione USA: ci sarebbe stato un colpo di stato in America. Fa il paragone fra 11 settembre e incendio del Reichstag. Gawronski fa fatica a star serio. Liquida come le teorie complottiste: come tenere segreta una cospirazione colossale come quella teorizzata dai complottisti? Ce lo chiediamo un po’ tutti.

Secondo blocco

Il nuovo video di Massimo Mazzucco, La verità di cristallo. Voce di Gaetano Lizzio, musica riciclata da Inganno Globale. I temi sono i soliti, già sbufalati da tempo: il foro troppo piccolo per un Boeing 757 al Pentagono; le finestre intatte (ci credo, antiscoppio da 700 kg l’una, montate su telaio d’acciaio e rete in kevlar). Mazzucco fa un passo avanti: ammette la presenza di rottami d’aereo al Pentagono, cosa che in Inganno Globale non faceva. Ma allora, ha ragione adesso o ce l’aveva prima?

Al Pentagono non ci sono tracce, dice Mazzucco (a parte i cadaveri, certo). Le telecamere di sicurezza, la manovra illogica, anche questi sono temi già discussi e smontati da tempo, non mi soffermo qui a ripeterli. Mazzucco dimentica di dire che Hanjour era pilota certificato e sapeva usare il pilota automatico: ecco come mai ha raggiunto il bersaglio da centinaia di chilometri di distanza.

Sfacciata la sua scelta della fotografia (dal lato più lontano possibile e col grandangolo) per tentare di sminuire la grandezza e visibilità delle torri: chi è stato a New York sa come stavano veramente le cose. Stallo della difesa, militari promossi, Mineta manipolato: le stesse cose già dette (e sbufalate) in Inganno Globale.

Non ci posso credere: siamo ancora fermi al “niente nomi arabi nelle liste dei passeggeri“. Torri progettate per 707: certo, ma non per 767 pieni di carburante lanciati a manetta, con violenza risultante sette volte maggiore. Mazzucco dice che il kerosene non scioglie l’acciaio (vero: lo fanno gli incendi del contenuto). Anzi, il calore si disperde nell’acciaio: diciamo anche questo a quelli che si gettavano per non ardere vivi.

Mazzucco si stupisce che diciotto persone siano uscite dalle torri crollate in fiamme: erano ai primissimi piani, in una scala che non è stata colpita dal crollo delle torri (che appunto non è verticale, ma asimmetrico), e ai primi piani non c’erano appunto incendi.

Ancora la tiritera delle esplosioni: stranamente, tutte sentite, nessuna vista. Mazzuco prima fa vedere i rottami che hanno colpito gli edifici circostanti, poi dice che le torri sono crollate senza colpire nessun edificio circostante. Eh?

Si parla ancora del WTC7 e della polverizzazione: ma cosa deve fare, secondo Mazzucco, una soletta di 12 cm che cade da centinaia di metri e viene travolta dalla struttura dell’edificio? Formare cubetti?

Volo 93: Mazzucco dice che ci sono resti umani trovati a distanza di alcune miglia. Da dove ha tirato fuori questa storia? Mostra la foto della nube di fumo sopra Shanksville, dicendo che è tipica di una bomba. Nel controfilmato, la redazione di Matrix mostrerà la foto scattata a Piacenza da Gianluca Pietta dopo la caduta di un C-130 ad agosto 20o6: ecco le due foto a confronto.

Immagine 14.png CIMG1965.JPG

Non mi soffermo su tutti i dettagli del nuovo film di Mazzucco: ci saranno altre occasioni. Dico solo che la tesi di Mazzucco, adesso, è che le foto dei rottami del Volo 93 siano state “inventate” di recente e prima non esistessero. Prove? Non ne ha, ma da quando questo è un problema per un complottista?

Il controfilmato della redazione sulle Torri Gemelle: spiegazione del crollo da impatti e incendi innescati dal carburante. Niente acciaio fuso dagli incendi, ma indebolito. Lo spiegone è un po’ tecnico. Il metallo è stato analizzato eccome. Il crollo non è affatto verticale e non è troppo veloce. La struttura non poteva opporre resistenza significativa. La teoria del “pod”. Il mistero del lampo all’impatto. WTC7: il filmato inedito dello squarcio prodotto dalle macerie (e un errore di montaggio, nel quale viene mostrato il Marriott/WTC3 invece del WTC7).

Vinci fa un gran casino con l’ipotesi di demolizione del WTC7. Chiesa è ancora fermo alla storia del “pull it” di Larry Silverstein: “del resto, ci sono le testimonianze di Larry Silverstein, che dice a un certo punto al capo dei pompieri ‘Beh, ci conviene farlo andar giù’. Quindi vuol dire che questo edificio era già stato prima approntato”. Purtroppo né Vinci né Gawronski hanno la risposta pronta: “pull it” non vuol dire demolire un edificio come dice Chiesa, e non vuol dire tirarlo giù coi cavi come dice improbabilmente Vinci. Silverstein stava parlando di ritirare il contingente di pompieri dalla zona del WTC7 pericolante.

Terzo blocco

Dopo la pubblicità, Blondet dice che nei suoi libri (ne ha scritti quattro) non ha parlato del WTC7, perché lui non è un tecnico (e meno male, non ce n’eravamo accorti). Oh, quando lo fa il rapporto della Commissione, è una prova di complotto. Quando lo fa Blondet, va tutto bene. Due pesi, due misure. Di nuovo la teoria del fumo nero che equivale a incendio quasi spento: ma Blondet li ha almeno guardati i filmati degli incendi che durano fino al crollo, o si limita a usare il copiaincolla dai complottisti americani?

Quarto blocco

Viene presentata la ricostruzione dell’impatto al Pentagono realizzata da Mike Wilson. Testimonianze scritte e filmate dell’impatto, compresa quella di Lloyd England (il tassista la cui auto fu colpita da uno dei pali abbattuti dall’aereo.

Blondet risponde dicendo che non se n’è mai occupato, di queste cose tecniche. Fa il paragone con lo schianto del Concorde (poco pertinente, visto che è un impatto esterno). Vinci chiede che fine avrebbero fatto i passeggeri e se le telefonate sono artefatte. “Non lo so” dice Blondet. Chiesa dice di aver parlato con i piloti italiani apparsi nello Speciale TG1 dedicato all’11/9 e che affermano che la manovra al Pentagono è impossibile (con una spiegazione davvero fantasiosa che renderebbe impossibile anche qualsiasi atterraggio).

Anche Chiesa risponde “Non lo so” alla domanda su dov’è finito l’aereo. Chiesa parla di “sei muri maestri” al Pentagono (che non esistono). Persino Mentana nota che il piano Northwoods risale a ben 42 anni fa e non fu mai eseguito. Gawronski chiede “almeno uno straccio di prova” per queste teorie “assurde”. Chiesa dice “l’aereo al Pentagono non l’ha visto nessuno” (a parte i testimoni oculari).

Chiesa parla di Amalgam Virgo e di una teoria complicatissima secondo la quale un’esercitazione con un lancio di Cruise sarebbe stata una prova generale dell’11/9. Chiesa afferma anche che gli attentati di Londra furono una messinscena.

Mentana presenta un filmato di ricostruzione sul Volo 93. Chiesa dice che non è caduto a Shanksville. A tutte le domande, Chiesa risponde con “Non lo so”. Chiesa elenca una lunga serie di relazioni fra bin Laden e il governo bosniaco. Gli attentatori sarebbero stati agenti al libro paga della CIA in Bosnia.

Quinto e sesto blocco
Gawronski solleva la questione degli interrogatori sotto tortura nella lotta al terrorismo. Chiesa fa un esempio di testimonianza di un interrogato spedito in Siria. Il sesto blocco contiene soltanto i saluti.

Conclusione

Mi fermo qui perché non voglio fare una solfa interminabile: potrei andare avanti a lungo con gli strafalcioni di Chiesa e Blondet (non Ramirez, Chiesa, ma Rodriguez ha sentito le esplosioni al WTC; e Kevin Ryan non ha fatto i test dell’acciaio delle torri come lei afferma, perché Ryan non ha mai lavorato alla Underwriters Laboratories, ma presso una sussidiaria che si occupa di controlli dell’acqua potabile, e di metallurgia non sa un fico secco). Ma, dicevo, mi fermo. A fatica, ma mi fermo.

Sottolineo soltanto la perla comportamentale dei complottisti Chiesa e Blondet, che dall’alto della loro approfondita indagine sull’11 settembre, non sanno che dire “non lo so, non lo so, non lo so” quando Gawronski e Vinci fanno domande del tutto ovvie come “ma allora gli aerei dove sono finiti? E i morti sono finti o veri? E come diavolo si fa a piazzare tutto quell’esplosivo in due grattacieli di nascosto? Quante centinaia di persone avrebbero fatto parte di quest’immane operazione, e come mai nessuno confessa?”.
Soprattutto, Blondet e Chiesa non hanno nulla da controbattere quando viene fatto loro notare che tutte le loro teorie non hanno uno straccio di prova. Collezionando i fatti in maniera selettiva e imbastendovi sopra una trama arbitraria, signori Chiesa e Blondet, non si fa indagine e non si scopre la verità: si scrive il Codice da Vinci. Però, come appunto Dan Brown insegna, si vendono un sacco di libri. Anche Mentana ha fatto notare l’insistenza con la quale i due complottisti promuovevano i loro libri e i loro film.

Avrei preferito che le teorie dei complottisti fossero rintuzzate una per una, in tempo reale, e in questo Vinci e Gawronski non si sono rivelati preparati a sufficienza sulla materia; ma forse il linguaggio televisivo non consente di soffermarsi sui singoli punti e mira a un approccio più emotivo e meno tecnico, e in questo senso il loro approccio ha funzionato. E forse quello che più di ogni disquisizione tecnica inchioda i complottisti alla loro vacuità è il fatto che riescono a litigare persino tra di loro: Chiesa si deve dissociare da Blondet quando i commenti di Blondet degenerano nell’antiebraismo più stereotipato. Bei compagni di viaggio.

Attendo con impazienza che Chiesa sforni il suo film sull’11 settembre, al quale parteciperà Dario Fo. Se vuole una consulenza gratuita per evitare di fare la figura del dilettante come l’ha fatta Mazzucco col suo Inganno Globale pieno di errori, omissioni e manipolazioni, non ha che da chiamarmi. Io e i tecnici di Undicisettembre siamo a disposizione. Sa dove trovarci.

11/9, se la censura la fanno i complottisti

11/9, se la censura la fanno i complottisti

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2014/08/26.

Riassunto: Mi è giunta segnalazione che il video di un dibattito online fra me e un complottista dell’11/9 è stato rimosso da Youtube e poi ripubblicato ma in versione tagliata e sponsorizzata dalle pubblicità, omettendo strategicamente gran parte delle mie spiegazioni e documentazioni e togliendo gli interventi più imbarazzanti del complottista e del conduttore del dibattito. A seguito delle contestazioni dei lettori, il video integrale è stato reso di nuovo accessibile, ma soltanto a chi ne conosce il link. Ho preparato un video di confronto fra versione originale e versione tagliata che chiarisce i metodi patetici usati da coloro che a parole dichiarano di battersi per la verità e la trasparenza sull’11 settembre e lamentano le presunte censure della “verità ufficiale”.

In dettaglio

A luglio dell’anno scorso avevo partecipato a un Hangout con un complottista undicisettembrino, Massimo Mazzucco. Un commentatore mi ha segnalato che il video dell’Hangout è stato reso privato. Dato che non sono stato io a chiedere di renderlo privato, presumo sia stata una scelta dell’organizzatore o di uno degli altri partecipanti. Che ironia: stavolta sono i complottisti a fare la censura di cui si lamentano così tanto quando la fanno le “fonti ufficiali”.

Forse qualcuno nel video crede di aver fatto una pessima figura e vuole nasconderla? Io di certo no, anzi: a questo servono le copie di backup, come quella che ho messo online qui (clic destro sul link per scaricarla) caso mai la cosa vi interessasse.

Ovviamente siete liberi di contattare l’organizzatore dell’Hangout originale (che era decisamente filo-complotto) e chiedergli spiegazioni.

Aggiornamento 1. Una versione del video che è stato reso privato è disponibile presso youtu.be/CGqkH8LkKzg (grazie a @MicheleMilidoni per la segnalazione) ma è parecchio più corta: un’ora e 37 minuti contro le due ore e 15 del video originale. Se volessi fare il complottista, dovrei chiedere: che cosa vogliono nasconderci, LORO? 

Se qualcuno ha voglia di fare un’analisi dei tagli, la pubblico volentieri: io in pochi minuti ho trovato un paio di sforbiciate contro di me, ma adesso non ho altro tempo da dedicare a quest’ennesimo trucchetto infantile dei complottisti.

Aggiornamento 2. Ho trovato un’oretta per risincronizzare (alla buona, scusatemi) le due versioni del dibattito, quella originale e quella tagliata. Che sorpresa: la parte tagliata contiene le mie spiegazioni, la citazione dei libri di riferimento (come Firefight, quello scritto dai vigili del fuoco al Pentagono) e le migliori stupidaggini dette da Mazzucco. È scomparso anche il siparietto tragipatetico nel quale il conduttore faceva uno sketch pseudocomico sessista sulla tragedia dell’11/9.

Mi sono fermato all’analisi dei primi 45 minuti dell’originale, poi ho lasciato perdere; c’è un limite al tempo che intendo dedicare a queste bambinate. Ho caricato il confronto su Youtube, ma se avete fretta vi basta dare un’occhiata al grafico del confronto fra l’originale (la traccia in basso) e la versione tagliata (la traccia in alto) in questi 45 minuti:

Ecco il video di confronto: scusate davvero la pessima sincronizzazione, ero di fretta e questa storia non merita lavori di fino. I tagli iniziano grosso modo a 0:55, 6:00, 7:55, 12:30, 17:56, 23:50, 28:50, 39:30.

E qui mi fermo, perché è già così un bell’esempio della correttezza dei complottisti. Dovesse capitarmi un altro dibattito video con questi pagliacci ipocriti che predicano trasparenza e invece sono i primi a censurare, vorrà dire che metterò nell’inquadratura un orologio bello grosso, così sarà più chiaro se ci sono stati tagli.

Aggiornamento 3 (2014/08/18). Il video originale è di nuovo visibile, ma solo se si conosce il suo link (youtu.be/b-I_RFxh7Vw): infatti è riservato (non è in elenco di Youtube). Inoltre le statistiche di visualizzazione sono disabilitate per motivi che non conosco. Screenshot:

La versione tagliata, invece, non è riservata, ha le statistiche pubbliche e ospita sponsor pubblicitari. Non perdetevi, inoltre, i commenti di Tommix, il “moderatore” del dibattito: sono un capolavoro d’imparzialità come la intendono i complottisti. Screenshot:

Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, ma ormai mi aspetto qualunque sorpresa.

Aggiornamento 4 (2014/08/26). Il mio video di confronto è stato oscurato perché oggetto di contestazione per presunta violazione di copyright avviata da Tommix, alias Tommaso Minniti. Maggior dettagli sono qui.

11/9, un esperto di demolizioni demolisce le tesi di demolizione

11/9, un esperto di demolizioni demolisce le tesi di demolizione

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ultimamente le persone che ancora non si danno pace che gli attentati dell’11 settembre 2001 non siano stati orditi dalla CIA, dagli alieni o da altre forze oscure potentissime hanno proposto una domanda apparentemente convincente: se gli esperti non hanno dubbi sul fatto che il crollo delle Torri Gemelle fu causato dal cedimento della loro struttura e non da demolizioni controllate, come mai c’è un’associazione di circa duemila architetti e ingegneri che invece afferma il contrario?

C’è una risposta molto semplice a questa domanda: architetti e ingegneri non sono esperti in demolizioni. La loro competenza è nel costruire gli edifici, non nel distruggerli. Sanno come fare in modo che stiano in piedi; sanno come crollano; ma normalmente non sanno nulla di come tirarli giù (a meno che abbiano fatto studi supplementari specifici).

Insomma, chiedere ad architetti e ingegneri se le Torri Gemelle sono state demolite con esplosivi o con termite o altro ancora è sbagliato in partenza: è la classica Fallacia del Falso Esperto (ne avevo scritto su Le Scienze a dicembre 2012). Il fatto che architetti o ingegneri siano esperti nel concepire o costruire strutture non li rende automaticamente esperti nel demolirle o nel riconoscere i segni distintivi di una demolizione.

Se si vuole sapere se delle lesioni estese e un incendio enorme incontrollato sono sufficienti a innescare il crollo di un edificio, insomma se si vuole sapere a che punto cede una struttura, è pertinente il parere professionale (supportato da calcoli) di un ingegnere strutturista (non di un architetto e non di un ingegnere con altre specializzazioni). Ma se si vuole sapere se un edificio è crollato perché è stato minato, bisogna interpellare i veri esperti, ossia coloro che si occupano professionalmente di demolizioni controllate e che quindi sanno riconoscere i sintomi inconfondibili dell’uso di esplosivi. Come mai i complottisti, da Giulietto Chiesa a Massimo Mazzucco, non li interpellano e preferiscono presentare le opinioni di teologi, fisici o architetti? Anche qui la risposta è pateticamente semplice: perché quando chiedono a un esperto vero di demolizioni si sentono dire che è ora di piantarla di dire scemenze.

Il Gruppo Undicisettembre ha già presentato in passato un’intervista con l’esplosivista italiano Danilo Coppe, che ha stroncato le tesi di demolizione, e ora ha intervistato un altro esperto di demolizioni, l’americano Brent Blanchard.

L’intervista a Blanchard, realizzata da Hammer e disponibile in italiano e in inglese, fa a pezzi le fantasie di esplosivi preposizionati, di termite o nanotermite. Le esplosioni di una demolizione si sarebbero viste, dice Blanchard: “Dovunque piazzi degli esplosivi, avresti un brusco rilascio di energia e di gas. Ci sarebbe una combustione impossibile da non notare. Sposta l’aria, sposta materia, sarebbe estremamente facile da notare… La termite non funziona in orizzontale, funziona in verticale. Non puoi usare la termite per tagliare in orizzontale attraverso l’acciaio. Non puoi attaccare la termite a un gruppo di colonne, a dozzine e dozzine di colonne, e sperare che inizi a tagliare attraverso le colonne a un momento predefinito o addirittura che finisca nello stesso momento… [la combustione della termite] avrebbe creato molta luce. Avrebbe creato grandi incendi, molte fiamme, bagliori, fumo; e tutto questo prima del crollo. Non è successo perché non c’era alcuna termite.”

E ancora: “Chiunque guardi i video deve arrivare alla conclusione ineludibile che entrambi i crolli iniziano esattamente dove gli aerei hanno colpiti gli edifici. Non iniziano dal basso, dal centro o altrove. Ciascuno palazzo inizia a crollare proprio dove l’aereo l’ha colpito. Se accetti questo come un fatto di base, devi arrivare alla conclusione che se c’era una demolizione controllata questa deve essere avvenuta agli stessi piani. Quindi i complottisti devono anche fare l’asserzione che qualcuno in qualche modo ha avuto accesso proprio a quei piani, o prima o dopo gli impatti aerei, ma abbia raggiunto proprio quei punti di contatto e abbia aggiunto altri esplosivi per iniziare i crolli dei palazzi. E la domanda è: perché mai qualcuno dovrebbe fare una cosa simile? E la domanda ancora più grande è come si potrebbe mai accedere a quelle zone, con temperature così alte e iniziare ad attaccare gli esplosivi? E se gli esplosivi fossero stati attaccati in precedenza, come avrebbero potuto evitare che gli impatti aerei li strappassero dalle colonne e scagliassero fuori dagli edifici? Queste sono domande fondamentali a cui nessun complottista sembra capace di rispondere.”

Blanchard fornisce molte altre considerazioni e obiezioni tecniche che liquidano le tesi di demolizione controllata con la potenza dei fatti: le trovate nell’intervista completa.

Ora sta a voi, cari e cocciuti complottisti, spiegare come mai non avete esperti di demolizione che confermano le vostre tesi di demolizione. Avete avuto tredici anni per trovarne qualcuno e finora il vostro bottino è stato decisamente magro. Ma gli incassi no, vero?

11/9, tre TERABYTE di dati tecnici, foto, filmati, rapporti scaricabili

11/9, tre TERABYTE di dati tecnici, foto, filmati, rapporti scaricabili

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Avevo detto che non mi sarei più occupato delle tesi di complotto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001 salvo novità significative: ormai queste tesi sono sostanzialmente scomparse dai media di massa e sono sostenute soltanto da un pugno di bertucce rumorose, incapaci di portare uno straccio di prova in quasi quindici anni, e da chi in buona fede incappa nei berciamenti dei complottisti e ne rimane sedotto per pigrizia o mancanza di conoscenza della materia. Per i primi non c’è speranza: per i secondi c’è Undicisettembre.info.

Ma le novità significative sono arrivate, sotto forma di oltre tre terabyte di dati, foto, video, schemi tecnici, rapporti, documenti, analisi tecniche provenienti dall’immenso lavoro d’indagine degli inquirenti e degli esperti di settore. No, non tre gigabyte: tre terabyte.

Questa massa colossale di dati ha iniziato ad accumularsi a partire dal 2011 presso il 9/11 Dataset Project, un progetto imparziale mirato a “garantire la disponibilità delle informazioni raccolte dalla Comunità di Ricerca sull’11/9”. Ho terminato di scaricare tutti i file con Bittorrent pochi giorni fa e sto iniziando a catalogarli: sono una miniera immensa di dati, resoconti di prima mano e di spiegazioni tecniche altrimenti difficili da reperire.

Chi pensa ancora che le indagini degli inquirenti sull’11/9 siano costituite soltanto dal rapporto della Commissione 11/9, ed è ancora convinto che la cosiddetta “versione ufficiale” si basi esclusivamente sulle pagine di quel rapporto, ha preso insomma un granchio colossale. Lo si sapeva già, ma quando ci sono tre tera di dati aggiuntivi il concetto diventa un po’ più chiaro anche per gli ottusi e i superficiali. Perché a questo punto chi sostiene che le indagini ufficiali mentono dovrebbe chiedersi come sarebbe stato possibile falsificare così tante informazioni e farlo in modo perfettamente coerente e senza lasciarsi sfuggire nulla.

Complottismi a parte, il 9/11 Dataset Project è uno sforzo straordinario e assolutamente encomiabile di condivisione e di trasparenza.Comunque la si pensi sullo svolgimento degli eventi, questa raccolta di dati è un punto di partenza essenziale per chiunque si voglia occupare seriamente dell’argomento e voglia capire l’11 settembre.

Per chi volesse scaricare i file, va notato che il sito 911datasets.org che ospita il progetto non è sempre disponibile, per cui a volte è necessario ricorrere alla copia cache di Google o alla copia archiviata su Archive.org. La copia scaricata da Undicisettembre è comunque a disposizione di chiunque voglia duplicarla fornendo un proprio disco rigido: per conoscere le modalità di duplicazione basta scrivere a undicisettembre@gmail.com.

Tutti i dettagli e la catalogazione preliminare sono a vostra disposizione qui su Undicisettembre.info. Forza, complottisti, mettetevi a studiare.

11/9, Minoli (ri)spalanca le porte ai complottisti alla Rai: un’ora di teorie di complotto sconclusionate. E il contraddittorio degli esperti dov’è?

11/9, Minoli (ri)spalanca le porte ai complottisti alla Rai: un’ora di teorie di complotto sconclusionate. E il contraddittorio degli esperti dov’è?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È terminata poco fa una puntata sconcertante di La storia siamo noi in cui il conduttore, Giovanni Minoli, ha dato spazio esclusivamente a una miscellanea incoerente di asserzioni pescate dal vecchio repertorio dei complottisti.

Non mi soffermo qui a elencare la montagna di errori tecnici dilettanteschi, di traduzioni fasulle e di vere e proprie panzane costruita da Minoli: per questo ci saranno altre occasioni. Pongo solo un dubbio deontologico, da collega a collega. Perché Minoli ha dato spazio solo alle tesi cospirazioniste e non ha interpellato e fatto parlare neanche un esperto del settore per sapere se le tesi presentate sono tecnicamente plausibili? Che so, un vigile del fuoco, un ingegnere strutturista, un esperto di demolizioni? Non si usa più il contraddittorio?

Ma la cosa più patetica è la “verità alternativa” senza capo né coda che emergerebbe dalla narrazione di Minoli se qualcuno avesse il pelo sullo stomaco di collegare i puntini e mettere insieme le varie asserzioni presentate acriticamente da questa puntata di La storia siamo noi.  Io ci ho provato.

Supponiamo che le tesi alternative siano vere e che i complottisti abbiano ragione. Secondo quanto raccontato da Minoli, i terroristi c’erano davvero e il governo Bush li lasciò fare. Usarono davvero degli aerei di linea contro le Torri Gemelle; però, siccome magari colpire un grattacielo con 120 tonnellate d’aereo che lo trapassano e riversarvi dentro 34.000 litri di carburante potrebbe non bastare a innescare un incendio devastante, le Torri erano anche state minate preventivamente di nascosto con la termite da una ditta privata, presso la quale lavorava solo gente omertosissima. La termite produsse esplosioni anche se non è un esplosivo, distrusse per prima cosa le colonne centrali anche se dai video si vede che crollarono per ultime, ed esplose alla base delle torri anche se il crollo iniziò in alto.

Nel terzo edificio crollato, il WTC7, due testimoni udirono esplosioni, ma uno di loro fu eliminato per zittirlo, lasciando invece sbadatamente in vita l’altro. L’edificio fu distrutto per far sparire 4000 pratiche della commissione di controllo sulla Borsa, perché usare un distruggidocumenti pareva poco efficace e nel crollo di un edificio non c’era alcun rischio che qualche documento scottante volasse fuori e venisse ritrovato.

Al Pentagono, invece, i terroristi che prima c’erano (ed erano così fessi da andare negli uffici governativi a chiedere prestiti per comperare aerei) non c’erano, perché non c’era l’aereo di linea dirottato, secondo le tesi raccontate da Minoli. Anche se non ha nessun senso usare aerei alle Torri Gemelle ma non al Pentagono, fu tutta una sofisticata messinscena, nella quale però gli autori pensarono bene di fare un buco nel Pentagono di dimensioni assurdamente insufficienti e si scordarono di lasciare in giro rottami d’aereo identificabili.

La passione per i buchi troppo piccoli contagiò anche la falsificazione del quarto aereo, quello che sarebbe caduto in Pennsylvania. In realtà era tutto finto, tutto falsificato maldestramente facendo una buchetta nel terreno e ficcandoci qualche rottame.

Bush sapeva tutto in anticipo, tanto che vide il primo schianto prima di chiunque altro, ma invece di cogliere l’occasione di atteggiarsi ad eroe impavido perché sapeva di non essere un bersaglio, fece la figura del rimbambito standosene imbambolato in una scuola a leggere la storia di una capretta alla scolaresca.

Non fa una grinza.

Aggiornamenti

I lettori mi segnalano che si tratta di una replica vecchia di almeno tre anni. In tal caso lo slogan della trasmissione, “la televisione da conservare”, sarebbe stato preso un po’ troppo alla lettera.

La puntata sembra essere basata, come testi e immagini, direttamente sul video cospirazionista Loose Change – An American Coup, del 2009, dal quale attinge quasi tutto il materiale visivo.

Se qualcuno vuole approfondire l’argomento, Undicisettembre.info è sempre a disposizione, con i dati tecnici e le interviste a chi era sul posto e vide come andarono realmente le cose. Se qualcuno vuole mandare una mail di civile richiesta di un contraddittorio con esperti, l’indirizzo di La storia siamo noi è lastoriasiamonoi@rai.it.

Antibufala: aerei commerciali scomparsi da Tripoli per “un nuovo 11 settembre”

Antibufala: aerei commerciali scomparsi da Tripoli per “un nuovo 11 settembre”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Si avvicina l’anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 e puntualmente arrivano gli articoli che speculano sulle paure evocate da quella tragedia. Il Tempo ha pubblicato la notizia secondo la quale dall’aeroporto di Tripoli mancherebbero “ben undici… aerei commerciali.” Sarebbero “sicuramente spariti da un mese. La notizia, però, è stata data solamente ora. I velivoli sono stati presi in consegna da un gruppo terrorista che si chiama “Alba libica” che era riuscito a prendere il controllo dell’aeroporto di Tripoli.” Notate il “sicuramente”, che non lascia spazio a dubbi.

In conseguenza di queste sparizioni, dice Il Tempo“Gli Usa temono un nuovo 11 settembre”.

La notizia sensazionale proverrebbe, secondo quanto scrive Leonardo Rossi de Il Tempo, da “fonti ufficiali degli Stati Uniti d’America”. Non è una fonte un po’ troppo vaga, per una notizia del genere? Come mai non c’è un nome, una qualifica, una data, un dettaglio qualunque che elevi queste “fonti” a un livello meno gossip di un “mio cugggino”? Se sono rappresentanti ufficiali delle autorità statunitensi, non ci dovrebbe essere bisogno di nascondere le loro identità.

Sempre secondo Il Tempo, ci sarebbe anche una seconda fonte per la notizia: un “esperto militare marocchino, Abderrahmane Mekkaoui”, che ne avrebbe parlato “con Al Jazeera”. Ma è vero? Se si cerca “Abderrahmane Mekkaoui” sul sito di Al Jazeera non viene fuori nulla. Strano.

In realtà, facendo un po’ di ricerche negli altri articoli dei media generalisti che parlano degli aerei scomparsi, emerge che tutti, compreso Il Tempo, attingono i dettagli (compreso quelli dell’esperto militare e delle fonti ufficiali americane) in ultima analisi da un’unica fonte: il sito americano Washington Free Beacon, che però non documenta le proprie fonti. Il Free Beacon dice che l’esperto marocchino ha parlato ad Al Jazeera il 21 agosto scorso, ma non linka le dichiarazioni originali dell’esperto presso Al Jazeera.

Il Free Beacon viene citato come fonte dal Daily Mail, dall’Huffington Post (che però è dubitativo e scrive “reportedly”, ossia “si dice che” a proposito della sparizione degli aerei), dal Mirror (anche lui dubitativo: “The commercial airliners are thought to have gone missing”, ossia “si pensa che gli aerei di linea commerciali manchino all’appello”), da Fox News, dal Washington Times, da USA Today. Ma nessuna di queste testate ha una seconda fonte di supporto. Alcune citano anche le fonti ufficiali americane, come fa Il Tempo, ma lo fanno per dire che non confermano la notizia.

Ci sarebbe poi da chiedersi come mai farebbero dei terroristi a usare questi aerei ipoteticamente rubati. Chi li preparerebbe per il volo? Chi li rifornirebbe di carburante? Come decollerebbero da un aeroporto semidistrutto e costellato di aerei devastati? Chi li piloterebbe? I dirottatori dell’11/9 furono furbi e lasciarono fare ai piloti di linea la parte difficile del volo, cioè il decollo: dove troverebbero un pilota qualificato?

Inoltre, come farebbero questi aerei a non farsi notare dai radar dei paesi confinanti? Come farebbero mai a minacciare gli Stati Uniti? Dovrebbero attraversare un oceano e poi soprattutto passare le difese radar perimetrali degli USA. Se un aereo si avvicina agli Stati Uniti senza aver comunicato un piano di volo alle autorità USA, non passerà indisturbato. Infatti gli esperti di The Aviationist e NYCAviation fanno a pezzi meticolosamente la notizia degli undici aerei mancanti.

In altre parole, la notizia di un nuovo 11 settembre è implausibile e campata per aria sia dal punto di vista giornalistico (una sola, traballante fonte) e tecnico (attentati ben poco praticabili). Ciliegina sulla torta, il sito antibufala Snopes.com fa risalire tutta la storia a dei blogger nordafricani che hanno diffuso una diceria, trasformata poi in fatto assodato dai media affamati di notizie con le quali angosciare i lettori.

In queste condizioni, il giornalismo serio dovrebbe evitare di trasformare un “si dice” in un “sicuramente” come ha fatto Il Tempo. Soprattutto su notizie che possono causare allarme come questa.

Antibufala: l’America teme che la Russia pubblichi le proprie foto satellitari dell’11 settembre

Antibufala: l’America teme che la Russia pubblichi le proprie foto satellitari dell’11 settembre

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “piero.giusep*” e “giorgio.bald*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

È da un bel po’ che non mi occupo di tesi complottiste sull’11 settembre, ma faccio uno strappo alla regola per raccontarvi un piccolo esempio delle cose che mi capitano e che solitamente sopporto in silenzio, dirigendole direttamente verso lo sciacquone virtuale del mio client di posta.

Oggi si è fatto avanti di nuovo un complottista, tale “marco marconi” (mmarconi93@gmail.com), che già aveva detto alcuni mesi fa, fra un insulto e l’altro, che ben presto mi avrebbe sbattuto in faccia le prove del complotto che mi avrebbero sbugiardato. Gli avevo risposto, come faccio sempre, augurandogli cordialmente buona fortuna, visto l’insuccesso di tutti quelli che ci hanno provato negli ultimi tredici anni.

Nella mail di oggi, “marco marconi” ha scritto trionfante, fra le altre cose, “leggi leggi […] Stati Uniti temono pubblicazione Russa delle foto satellitari della tragedia di 9/11 […] sto mandando centinaia di email e ho detto di divulgare il piu’ possibile […] Non hai nemmeno idea di quanto sarai RIDICOLIZZATO”.

Lo ha fatto linkando un articolo pubblicato il 7 febbraio 2015 su Pravda.ru, secondo il quale “Gli Stati Uniti temono la pubblicazione, da parte russa, delle fotografie satellitari della tragedia dell’11 settembre”. L’articolo afferma inoltre che “la Russia sta preparando la pubblicazione di prove del coinvolgimento del governo e dei servizi d’intelligence americana negli attacchi dell’11 settembre” e che “l’elenco di prove include immagini satellitari”.

Roba che scotta, insomma. Tuttavia andando a leggere la “notizia” salta fuori che è priva di qualunque documentazione che confermi questo asserito timore o la presunta intenzione russa di pubblicare le suddette fotografie. L’articolo non fa nomi di fonti, non descrive l’ipotetico contenuto delle immagini, non spiega in che modo delle foto satellitari potrebbero dimostrare che si trattò di un autoattentato e in sostanza non propone alcun dato concreto a supporto di quello che afferma. Aria fritta, insomma.

Non c’è da sorprendersi: Pravda.ru dice di aver preso la “notizia” da Secretsofthefed.com, sito complottista che pubblica qualunque fantasia attorniandola (guarda caso) di una quantità spettacolare di pubblicità. Saranno indefessi nella lotta contro il sistema per smascherare la verità, ma i soldi e i metodi del sistema decisamente non fanno loro schifo.

Specificamente, l’articolo di Secretsofthefed.com è questo, che però a sua volta cita come fonte Conspiracyclub.co, altro sito che pubblica qualunque tesi complottista (esempi: “La Russia ordina a Obama: racconta al mondo degli alieni o lo faremo noi”; “demonio fotografato in ospedale mentre aleggia sopra un paziente moribondo”). L’articolo specifico di Conspiracyclub.co è questo.

Ma a sua volta, l’articolo di Conspiracyclub dichiara di essere la traduzione di un altro articolo: quello di Pravda.ru dal quale è partita tutta la faccenda.

In sintesi, l’articolo di Pravda.ru cita come fonte Secretsofthefed, che cita Conspiracyclub, che cita l’articolo di Pravda.ru. E il cerchio si chiude su se stesso, in un perfetto esempio del modo in cui il cospirazionismo costruisce le proprie “verità”.

Potrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che quello che è stato ridicolizzato oggi non sono io.

Antibufala: se chiedi a Siri informazioni sull’11 settembre, ti segnala alla polizia!

Antibufala: se chiedi a Siri informazioni sull’11 settembre, ti segnala alla polizia!

La paranoia attecchisce facilmente nel passaparola, specialmente su Internet, dove ha una diffusione esplosiva. Adesso sta circolando un allarme secondo il quale se si chiedono informazioni sugli attentati dell’11 settembre 2001 a Siri, l’assistente vocale dell’iPhone, si viene segnalati alle autorità.

La cosa strana è che molti utenti segnalano che ci hanno provato ed effettivamente sono stati richiamati dalla polizia, e questo ha fatto aumentare ancora di più la paranoia.

La realtà è, come capita spesso, un po’ diversa e meno complottista. L’allarme è partito dagli Stati Uniti e si basa su un equivoco: in inglese l’11 settembre viene chiamato nine eleven, “nove undici”, usando la grafia mese-anno. Ma 911 è il numero dei servizi d’emergenza negli Stati Uniti e in Canada. Siri, insomma interpreta la domanda sul “nove undici” come una richiesta di chiamare il numero dei soccorsi. Se l’utente non parla, gli operatori del 911 lo richiamano perché temono che non sia in grado di parlare.

Ovviamente la cosa non funziona se si fa la domanda in italiano dicendo “undici settembre” e se non si è nei paesi dove il 911 è un numero d’emergenza, ma questo non ha impedito alla diceria di dilagare e di causare danni e disagi. Ce ne sono molte altre in circolazione, basate sui numeri brevi dei servizi d’emergenza dei vari paesi, per cui prima di ubbidire ciecamente a un invito a chiedere qualcosa a Siri, pensateci bene: potreste arrecare danno a dei soccorritori che poi sono tenuti a cercare di rintracciarvi e potreste distoglierli da richieste di soccorso reali.

Non c'è più dubbio: sono la magnifica ossessione di Mazzucco

Non c’è più dubbio: sono la magnifica ossessione di Mazzucco

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/12/10.

Qualche tempo fa Massimo Mazzucco ha partorito un video di quasi un’ora. Sul complotto dell’11 settembre? No. Sul complotto dell’omicidio Kennedy? Neanche. Sul complotto dello sbarco sulla Luna? Macché. Ha speso cinquantasette minuti su di me, analizzando ogni mio gesto, ogni mia parola, ogni singola mia espressione. Roba da stalker a tempo pieno. Capirei, forse, se io fossi una bella donna, ma francamente la cosa m’inquieta un pochino e comunque Mazzucco non è il mio tipo. Per cui non gli ho dato corda.

Ieri, però, è tornato alla carica con un nuovo atto d’amore, con tanto di articolo di supporto. Altri trentaquattro minuti di video, nei quali dichiara candidamente (a 4 minuti dall’inizio in questa intervista del 13 ottobre a Radio IES) di essersi guardato tutti i video delle mie conferenze pubbliche degli ultimi anni sull’11 settembre e di averli passati al setaccio. Senza rendersi conto di quanto sia triste questa sua ammissione di non aver niente di meglio da fare. Questa sarebbe la gente che vuole smascherare i potentissimi autori del complotto che ha cambiato la storia del mondo e ambisce a incriminare per strage Bush, Cheney, Rumsfeld, il Mossad, la CIA, l’FBI, i banchieri ebrei e Carletto il camaleonte dei Sofficini.

Visto che nei commenti ad altri articoli di questo blog e via mail mi sono arrivate un po’ di richieste di chiarimento su alcuni dei montaggi creativi delle mie parole da parte di Mazzucco, rispondo brevemente qui, così chiudo l’argomento; non vorrei dare l’impressione che io risponda a queste indesiderate avances mazzucchiane.

Sul vendere libri e cappellini

Un conto è vendere libri che contengono spiegazioni tecniche documentate e interviste a esperti; un altro è vendere libri che dicono scemenze senza alcun supporto di persone competenti e sbagliano persino il numero dei piani delle Torri Gemelle.

Inoltre i libri e documentari dei quali sono unico autore sono scaricabili gratis (Misteri da vendere, Luna? Sì, ci siamo andati!, L’Acchiappavirus, Internet per tutti, Da Windows a Linux). Io non vendo cappellini sull’11 settembre; quello lo fa invece Alex Jones, stimatissimo da Mazzucco. Il cappellino della CIA indossato da uno sciachimista l’ho messo all’asta per beneficenza.

La profondità della buca a Shanksville

I 15 metri di profondità del cratere prodotto dall’impatto del volo United 93, di cui parlo nello spezzone mostrato da Mazzucco, sono un dato citato dal Pittsburgh Tribune-Review e dal Seattle Times: altri giornali (per esempio il Seattle Post-Intelligencer) riportano cifre inferiori. Se a Mazzucco 15 metri sembrano impossibili, se la prenda con i giornalisti Alex Tizon e Robb Frederick, non con me; io non faccio altro che riferire.

Se vuole delle fonti ufficiali, la FAA dice che reperti dell’aereo furono trovati a 10 metri e il Pennsylvania Department of Environmental Protection dice che lo scavo finale arrivò a 15 metri.

Che siano tre, dieci o quindici metri non cambia il fatto che da quel cratere e dalla zona circostante furono estratti i resti dell’aereo, 1500 pezzi dei corpi dei passeggeri e sei scatole dei loro effetti personali, riconosciuti dai familiari, ed è questo che conta.

La lunghezza della buca a Shanksville

La “cinquantina di metri” di cui parlo risulta da questa indagine tecnica di Hammer, risalente a ben cinque anni fa, che chiunque può ripetere. Mazzucco, nel suo video Inganno Globale, dice che è lunga “6-7 metri”. Ognuno è libero di valutare chi sta raccontando balle. Magari chiedendosi, nel frattempo, che senso avrebbe, nelle tesi alternative, simulare un impatto di un aereo con ali larghe 38 metri facendo una buca larga sei o sette metri e sperare che nessuno noti la trascurabile discrepanza.

“Lei sta insultando i morti”

Quello che Mazzucco non mostra è che le mie parole sono rivolte a una persona che ha già fatto una raffica di domande e asserzioni complottiste e offensive e non lascia parlare gli altri, tanto che il pubblico è insorto (il video originale è qui, l’insurrezione è da 7:40 in poi); è questo il motivo per cui taglio corto. Del resto, Mazzucco è un regista, quindi non c’è da stupirsi se dimostra talento nel montaggio.

“Chiedetelo agli esperti”

Questa è una mia frase che sembra stizzire parecchio Mazzucco. Forse perché lui, di esperti veri a supporto di quello che dice, non ne ha. Volpe, uva, eccetera.

Hani Hanjour non era affatto incapace di pilotare un Cessna, come invece afferma Mazzucco. Aveva una licenza di pilota commerciale statunitense, rilasciatagli dalla FAA nel marzo del 1999. Aveva 600 ore di volo sul suo logbook. E la virata di 330° prima di colpire il Pentagono non disorienta i dirottatori piloti, come teorizza Mazzucco (che non è un pilota), per il semplice fatto che nella zona non ci sono altri edifici pentagonali larghi 400 metri.

“Chiedetelo agli esperti” (2)

Gli esperti citati da Mazzucco non contraddicono le mie parole sulla dinamica dei crolli (che non sono una mia invenzione: io riferisco quello che dicono i tecnici) e non sostengono le sue argomentazioni. Le persone che Mazzucco cita dicono semplicemente che un crollo per incendio non era mai successo prima; non dicono che non può succedere mai.

In realtà la letteratura tecnica documenta che il rischio di crolli per incendio delle strutture in acciaio è noto e indiscusso (si veda per esempio Behavior of Steel-framed Buildings in a Fire, in Steel Structures (2007), che contiene una vasta bibliografia tecnica sull’argomento).

WTC7 crollato, facciata “come un velo”

L’immagine mostrata da Mazzucco a 12:11 conferma la mia descrizione divulgativa che viene contestata: buona parte della facciata non lesionata dai crolli, quella non rivolta verso le Torri, giace infatti in grandi porzioni sopra la catasta di macerie.

I video, inoltre, confermano l’inclinazione del WTC7 durante il crollo che descrivo, come si può vedere anche nel fotogramma qui accanto.

Mazzucco vi ricama sopra della facile ironia, ma l’ironia non cambia i fatti.

Mancata difesa aerea

La mia frase sui radar militari USA che guardano in fuori è solo una parte della spiegazione tecnica della mancata intercettazione: manca quella sulla copertura radar interna degli USA, che era scarsa e tecnicamente limitata (è questo il “ventre molle” di cui parlo) e ostacolò il ritrovamento degli aerei dirottati. Questa copertura è gestita dalla FAA tramite i controllori di volo civili. Sono loro che devono chiamare i militari e avvisarli di un dirottamento.

Secondo Mazzucco, insomma, farebbero parte del complotto non solo Bush, i militari, i vigili del fuoco, i soccorritori a Shanksville, gli istruttori di volo e gli ingegneri strutturisti, ma anche i controllori di volo civili. Ma quant’è grande questa cospirazione?

Transponder che fanno “puff”

Il comportamento degli schermi dei controllo di volo statunitensi in caso di spegnimento dei transponder che descrivo e che fa tanto meravigliare Mazzucco non è una mia invenzione: è quello che documenta Giulio Bernacchia, pilota professionista con esperienza diretta di controllo del traffico aereo civile e militare.

Non è vero che un aereo che spegne il transponder “lo vedi subito in mezzo a quattromila aerei che invece hanno tutti il loro numerino di fianco”, come afferma Mazzucco (senza citare alcun esperto a supporto), perché la visualizzazione del segnale radar primario, senza transponder, è affollata di puntini anonimi, prodotti dagli echi radar degli aerei da turismo e degli stormi di uccelli (Stuckmic.com).

In quanto ai polpacci dei controllori sui quali Mazzucco scherza così frivolamente, va notato che in almeno uno dei centri di controllo del traffico aereo statunitense interessati dai dirottamenti il sistema radar primario non era al piano di sopra: proprio non c’era (“the “preferred” radar in this geographic area had no primary radar system”, nota 142, pagina 460 del 9/11 Commission Report).

Il resto dell’argomentazione di Mazzucco gioca sul montaggio selettivo per eludere il concetto fondamentale: lo spegnimento o cambiamento delle impostazioni dei transponder rese più difficile seguire gli aerei dirottati. Non lo dico io, ma i tecnici, quindi non se la prenda con me.

Telefonate dagli aerei

Mazzucco dice (21:50) che queste telefonate sono un dettaglio “importantissimo”, “forse l’argomento più importante di tutti dell’intero dibattito sull’11 settembre”. Di nuovo gioca con il montaggio per farmi dire che nessuna telefonata fu fatta dagli aerei dirottati usando i cellulari (mai detto, anzi; già nel 2006, qui su Undicisettembre.info John segnalava che “quando le telefonate sono partite da telefoni cellulari, la “verità ufficiale” lo dice tranquillamente”), ma lasciamo perdere. I trucchetti di montaggio non sono una novità.

Mazzucco afferma (25:00) che i rapporti ufficiali “suggeriscono” ma non dichiarano l’origine delle telefonate per non dover mentire, ma questo è falso: il rapporto T7 B13 Flights – phone calls Fdr – Table – Communications to and from UA 93, per esempio, la dichiara esplicitamente e dettagliatamente per ciascuna chiamata. Per le chiamate fatte con i cellulari indica “cell phone”; per le chiamate fatte con i telefoni di bordo indica la carta di credito usata, il numero del terminale e il sedile corrispondente. Più chiaro di così non si può. Ecco la pagina saliente di quel rapporto:

Poi il video di Mazzucco mostra dei documenti FBI secondo i quali anche altre chiamate provennero da cellulari; ma i documenti mostrati sono dichiarazioni preliminari dei familiari, i quali in alcuni casi le hanno poi corrette, mentre in altri i tabulati delle compagnie telefoniche hanno chiarito l’origine delle chiamate, come risulta da altri documenti FBI. Non c’è da stupirsi se un familiare, angosciato da una telefonata di una persona cara che lo informa di essere stata dirottata, s’è confuso fra chiamata cellulare e chiamata da telefono di bordo: certamente questa distinzione non era in cima alle sue priorità. Ma lasciamo perdere anche questo.

Quello che conta, qui, è il motivo per cui sarebbe a quanto pare così importante stabilire se queste telefonate furono fatte dai cellulari o dai telefoni di bordo. Importante, s’intende, solo per Mazzucco e gli altri sostenitori delle tesi alternative, perché il fatto che gli aerei furono dirottati e si schiantarono contro i loro bersagli è abbastanza evidente anche senza queste chiamate.

“Una cosa è certa” dice Mazzucco nel video a 29:00 “le persone che hanno ricevuto queste telefonate esistono e nessuno si è mai sognato di suggerire che mentano o che si siano inventate tutto”. Bene, almeno loro non fanno parte del complotto. “Le telefonate, loro, le hanno ricevute: il problema, caso mai, è capire da dove sono partite queste telefonate.” Quel “dove”, scandito con enfasi, sembra insinuare che per Mazzucco i passeggeri dei voli dirottati forse non erano a bordo degli aerei e quindi non morirono nei loro schianti. Anzi, si sarebbero prestati a simulare le telefonate da un altro luogo. Sembra proprio che Mazzucco, in altre parole, stia accusando i passeggeri di essere complici del complotto. Non ho altro da aggiungere.

Per finire

Mazzucco conclude dicendo che io racconto una “montagna di fregnacce”. Ha diritto alla sua opinione, ma è perfettamente inutile e tedioso che rivolga i suoi strali contro di me. Se ha davvero tutte queste prove granitiche contro la “versione ufficiale”, non perda altro tempo, le presenti in tribunale e le faccia sottoscrivere dai suoi ingegneri strutturisti, dai suoi controllori di volo e dai suoi vigili del fuoco di fiducia, e vada a dire ai familiari delle vittime che i loro cari sono dei contaballe.

Se non lo fa e si limita a sfottere me, vuol dire che il suo scopo non è il trionfo della verità, ma farmi la corte strillando per farsi notare. Un po’ come fece John Hinckley con Jodie Foster. E sappiamo com’è andata a finire in quel caso. Fine della storia.

Aggiornamenti

2011/10/20. Ho contattato Radio IES proponendo una replica alle affermazioni di Mazzucco, come potete sentire qui. Stamattina ho partecipato alla trasmissione in diretta. Dovrebbe essere disponibile a breve la registrazione. La discussione e gli aggiornamenti proseguono in questo articolo.