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Recensione senza spoiler: Avatar - La Via dell’Acqua Riciclata

Recensione senza spoiler: Avatar – La Via dell’Acqua Riciclata

A Jake Sully hanno appena detto che i film devono avere anche una trama.

Ieri sera sono andato a vedere Avatar – La via dell’acqua. Senza fare
spoiler, ho solo un consiglio: se volete vedere lo stato dell’arte degli
effetti speciali digitali, cinque anni avanti rispetto a tutto quello che
avete mai visto, con immagini perfettamente realistiche, un 3D sobrio e
immersivo senza essere sfacciato, un rendering dei personaggi digitali
stupendamente espressivo, fluido e impeccabile, un
motion capture subacqueo che lascia a bocca aperta, e una creazione
straordinaria di un intero universo di creature, macchine e ambientazioni,
andate a vederlo nel cinema meglio attrezzato, con lo schermo più grande
possibile, l’impianto audio più potente e meglio calibrato e con il 3D più
luminoso che potete raggiungere: da questo punto di vista ne vale
assolutamente la pena.

Il livello degli effetti digitali delle creature è impeccabile e l’interazione
di queste creature con l’acqua (un incubo assoluto per gli animatori digitali)
è semplicemente perfetta. James Cameron, ancora una volta, ha fatto
fare un balzo in avanti alla tecnologia di ripresa e al software di
animazione.

Ma se nulla di tutto questo vi interessa, lasciate perdere. Il problema di
così tanta perfezione degli effetti visivi e nella resa del 3D è che in pochi
minuti ci si dimentica di guardare dei personaggi e degli ambienti interamente
sintetici, li si accetta come reali… e a quel punto la tecnologia strepitosa
passa in secondo piano e ci si accorge che la storia è inesistente,
prevedibile, forzata e ricopiata dal film precedente aggiungendoci una
spruzzata fin troppo sfacciata di Titanic e Star Wars.

Per citare Boris, il film ha tutti gli ingredienti classici di un
prodotto generato da un algoritmo commerciale: c’è pure l’immancabile “storia
teen”. Però siccome James Cameron è James Cameron, qui non si applica il
borisiano “nun lo famo ma lo dimo”, ma è un “lo famo” continuo,
roboante, chiassoso e ostentato. Oserei dire smarmellato.

Capisco che Cameron, con tutti i soldi che ci sono in gioco, abbia voluto
scegliere una storia ipersemplificata, con un messaggio ambientalista facilone
che viene spiattellato in faccia allo spettatore come se fosse un deficiente
che ha bisogno dei disegnini per comprendere le cose più elementari. Per
coprire le spese, questi film devono essere digeribili (culturalmente e anche
politicamente) in ogni paese del mondo che abbia un numero significativo di
spettatori potenziali paganti e quindi bisogna andare sul semplice e toccare
valori universali e basilari, ma il risultato è una coloratissima,
annacquatissima minestra riscaldata.

Sinceramente, se Cameron avesse lasciato perdere tutte le battaglie e gli
scontri personali (forzatissimi) e avesse offerto tre ore di immagini delle
creature e della vita su Pandora, con quella fantasia creativa, quella
fotografia ricercata e quel senso del meraviglioso che spiccano nelle (poche)
pause fra una scena d’azione e l’altra, Avatar – La via dell’acqua mi
sarebbe piaciuto molto di più: le scene di “volo” subacqueo, per esempio,
lasciano a bocca aperta per la bellezza, la qualità, la fluidità e il realismo.

La forza di Avatar non è la sua trama, ma la sua capacità di immergere
lo spettatore in un universo ricchissimo, pieno di creature strane e colori
stupendi, e di far sembrare tutto questo assolutamente reale. Peccato che in
questo secondo film James Cameron abbia voluto raccontare più guerre che
meraviglie.

Aptera, l’elettrica iperefficiente solare, verrà fabbricata in Italia. A Modena

Aptera, l’elettrica iperefficiente solare, verrà fabbricata in Italia. A Modena

Ho già
accennato
in passato al progetto Aptera, un veicolo
elettrico a due posti (più ampio bagagliaio) capace di fare fino a 1600 km con
una singola carica e così efficiente (16 km/kWh o 6,25 kWh/100 km, il triplo
di un’auto elettrica normale) da rendere praticabile la ricarica tramite
pannelli fotovoltaici integrati nella carrozzeria ultra-aerodinamica (Cd/Cx
0,13), che danno fino a 65 km di autonomia gratuita al giorno semplicemente
parcheggiandola al sole. Il modello base dovrebbe costare intorno ai 26.000
dollari. Il suo unico neo, perlomeno per le strade europee, è la larghezza
(ben 2,23 metri).

Ora scopro, grazie al video che potete vedere qui sotto, che
verrà assemblata in Italia, e specificamente a Modena. Sì, perché nel
video, a 1:30, parla Thomas Vecchi, chief sales director di CPC, e
spiega che Aptera ha uno stabilimento italiano e i prototipi sono già in giro.
Non vedo l’ora di provare un’Aptera.

Questa è la direzione nella quale dovrebbe muoversi, secondo me,
l’industria automobilistica: non verso i gigantismi di oggi (anche fra le auto
elettriche), ma verso efficienze sempre maggiori. Perché con le materie prime
e i consumi energetici di un’auto tradizionale si possono fabbricare e
alimentare tre Aptera o simili, riducendo enormemente il problema della
penuria di queste risorse; perché l’iperefficienza riduce drasticamente il
problema dei tempi di ricarica e della necessità attuale di avere un posto
auto elettrificato; e anche perché un veicolo più leggero ha meno massa da
frenare ed è un pericolo minore per gli altri utenti della strada.

Di recente ho fatto una conferenza sulla mobilità sostenibile per i ragazzi e
le ragazze delle scuole medie qui in Canton Ticino, e il loro
wow quando ho mostrato l’Aptera è un buon segno.

Ora se solo riesco a convincere Aptera a fare una versione con le ruote
anteriori che si avvicinano alla carrozzeria a bassa velocità, per ridurre gli
ingombri in parcheggio…

Aggiornamento: Dai commenti mi arriva la segnalazione che l’idea delle
ruote rientranti è già stata implementata sulla biposto
City Transformer, che passa da
una larghezza di un metro a 1,40 quando è in movimento. La foto
qui sotto spiega molto eloquentemente l’assurdità della situazione attuale, con
automobili monumentali sulle quali troppo spesso c’è una sola persona.

Soyuz in avaria, aggiornamento (2022/12/20)

Soyuz in avaria, aggiornamento (2022/12/20)

A destra, la Soyuz in avaria viene esaminata tramite il braccio
robotico ERA.

Il 15 dicembre un veicolo russo Soyuz attraccato alla Stazione Spaziale
Internazionale ha avuto una perdita esterna di un liquido imprecisato che è
durata alcune ore, come ho raccontato
qui. Le persone a bordo della Stazione non sono in pericolo, ma il veicolo che
tre di loro dovrebbero usare per tornare sulla Terra è in avaria.

La NASA ha pubblicato un
aggiornamento
sulla situazione: Roscosmos ha identificato la fonte della perdita, che è il
circuito esterno di raffreddamento della Soyuz. I controllori di volo
di Roscosmos hanno effettuato con successo una prova dei motori di manovra
della Soyuz. La temperatura e l’umidità all’interno del veicolo sono
entro i limiti accettabili. La NASA sta collaborando all’indagine
sull’accaduto con il braccio robotico Canadarm 2 per esaminare
l’esterno della Soyuz; questo esame è previsto per il 18 dicembre e ha
comportato lo slittamento di un’attività extraveicolare statunitense, che
avverrà il 21 invece del 19.

Eric Berger su Ars Technica
nota che il problema principale è costituito dai computer di volo della
Soyuz, che rischiano di surriscaldarsi; servono per il calcolo della
traiettoria precisa di rientro in modo che il veicolo atterri in un punto
specifico del Kazakistan, dove lo attendono le squadre di recupero. Senza
questi computer, la procedura dovrebbe essere eseguita manualmente, riducendo
notevolmente la precisione del punto di atterraggio. Le indiscrezioni
pubblicate dalla stampa russa su un surriscaldamento oltre 50°C sono state
smentite da Roscosmos. Un
successivo precisato di Roscosmos
ha dichiarato che le temperature nella Soyuz variano da 28 a 30 gradi.

L’avaria al circuito esterno di raffreddamento comporta il problema che il
calore che si accumula all’interno del veicolo non può essere dissipato
esternamente, e la collocazione dei computer di volo, piuttosto incassati,
rende difficile raffreddarli tramite aria fresca della Stazione immessa
attraverso il portello di attracco della Soyuz.

Katya Pavlushchenko segnala che la
TASS ha annunciato che i cosmonauti hanno collegato della ventilazione
aggiuntiva alla Soyuz, immettendo aria dalla Stazione. Uno dei
cosmonauti ha detto che nel veicolo fa più caldo del normale ma la temperatura
è accettabile. Sempre la TASS
nota che sono state inviate ai
cosmonauti nuove istruzioni di atterraggio che sostituiscono quelle finora
correnti e vanno usate solo in caso di rientro in emergenza.

Una
particolarità della situazione è che la Stazione ora si trova in uno stato di
cosiddetto high beta, ossia è permanentemente esposta al sole mentre
orbita intorno alla Terra e non finisce mai nel cono d’ombra del nostro
pianeta. Non si sa se questa condizione abbia contribuito o causato al danno,
ma di certo può causare surriscaldamenti, e quindi si sta valutando di
anticipare il rientro dell’equipaggio di questa Soyuz (i due cosmonauti
russi Sergey Prokopyev e Dmitri Petelin e l’astronauta statunitense Frank
Rubio) a prima della fine del mese se si decide che il rischio di
surriscaldamento progressivo non consente di attendere la data di rientro
prevista, ossia marzo 2023.

Non si sa, inoltre, se siano stati danneggiati altri componenti del veicolo.
L’ipotesi più plausibile, al momento, è un impatto di un micrometeorite, che
potrebbe aver causato altri effetti indesiderati. Si attende l’ispezione
visiva per poter valutare meglio la situazione.

Se dovessero risultare danni peggiori, sarà necessario anticipare la partenza
della prossima Soyuz e farla volare senza equipaggio fino alla Stazione. Fino
a quel momento, in caso di problemi di salute o di emergenza grave a bordo
della Stazione, Prokopyev, Petelin e Rubio resterebbero senza una scialuppa
per per rientrare.

Gli scenari possibili sono quindi i seguenti:

  1. La Soyuz rimane attraccata fino a marzo e l’equipaggio la usa per
    rientrare.
  2. La Soyuz viene usata per far rientrare in anticipo l’equipaggio.
  3. Viene lanciata una Soyuz sostitutiva vuota, guidata da terra, e
    quella attraccata in avaria viene sganciata e fatta rientrare tramite
    comando remoto, portando eventualmente del carico (materiale o esperimenti
    che devono tornare sulla Terra): fattibile (le Soyuz sono fatte per
    essere teleguidate e ci sono punti di attracco disponibili nella sezione
    russa della Stazione) ma richiede tempi lunghi di approntamento ed è costoso
    (significa sacrificare un intero vettore Soyuz oltre al veicolo
    spaziale vero e proprio) e la Russia in questo momento ha ancora meno soldi
    del solito.

Aggiornamento 2022/12/20 19:00

Tramite Katya Pavlushchenko, segnalo che Roscosmos ha confermato su Telegram che la probabile ubicazione del danno è stata identificata e che la temperatura di bordo è stata ridotta. In un successivo aggiornamento sul proprio sito, l’agenzia spaziale russa ha scritto che “i cosmonauti russi a bordo della Stazione continuano a lavorare secondo quanto pianificato; le loro vite e la loro salute non sono in pericolo […] secondo le informazioni preliminari, il danno potrebbe essere stato causato da un micrometeoroide o da un detrito spaziale sul radiatore esterno, situato nella sezione strumenti della navicella […]”.

Inoltre Yuri Borisov, direttore di Roscosmos, ha aggiunto alcuni dettagli tecnici: il diametro del foro è di circa 0.8 millimetri; le decisioni sulle azioni da intraprendere verranno prese il 27 dicembre; se ci sono dubbi sulla sicurezza della Soyuz-MS22, verrà sostituita con la Soyuz-MS23, che può essere approntata per il volo per il 19 febbraio 2023. In una conversazione con i cosmonauti russi, Borisov ha chiesto loro di salutare l’equipaggio statunitense per aver dimostrato “dignità e una mano tesa in questa situazione”

Il direttore di Roscosmos ha successivamente dichiarato, in un’intervista a una TV russa, che gli statunitensi hanno offerto varie opzioni di aiuto, compresa quella di riportare sulla Terra l’equipaggio della Soyuz usando veicoli americani, ma è stato deciso che questo aiuto non sarà necessario.

Firefox, come scegliere fra visualizzare i PDF e scaricarli

Firefox, come scegliere fra visualizzare i PDF e scaricarli

Firefox normalmente visualizza direttamente i documenti PDF, ma questo può
essere un problema se si tratta di documenti molto grandi, la memoria
disponibile è poca e la connessione è lenta. Si può ovviare a questo problema
come segue:

  • andando nelle preferenze (clic sui tre trattini a destra)
  • scegliendo Impostazioni dal menu a tendina che compare
  • scorrendo giù fino alla sezione File e applicazioni
  • digitando pdf nella casella di ricerca Applicazioni
  • cliccando sulla freccia rivolta in basso accanto a PDF
  • scegliendo dal menu a tendina Chiedi sempre

In questo modo Firefox chiederà ogni volta cosa deve fare con un link che
porta a un PDF. Si può anche chiedergli di scaricarli direttamente scegliendo
Salva file.

Il difetto di scegliere Salva file è che quando si clicca su un link a un PDF
trovato da Google o su un social network, lo scarica e basta ed è difficile procurarsi il link, per
esempio per indicarlo a qualcun altro, perché il link fornito da Google è alterato da Google e quello sui social network è spesso abbreviato e dipende dal social network invece di essere quello diretto. Usate quindi con cautela quest’opzione.

 

50 anni fa fu scattata questa memorabile foto del nostro pianeta; edizione speciale dell’autobiografia del comandante della missione che la scattò

50 anni fa fu scattata questa memorabile foto del nostro pianeta; edizione speciale dell’autobiografia del comandante della missione che la scattò

La Terra fotografata dagli astronauti della missione Apollo 17.
Restauro digitale dalla pellicola originale a cura di
Andy Saunders.

Questa è la Blue Marble, la lucente “biglia blu” sospesa nel nero
infinito dello spazio, così brillante da rendere invisibili le stelle. È una
delle fotografie più celebri del nostro pianeta, una delle poche che lo
ritraggono quasi completamente illuminato dal Sole e con un’angolazione che
permette di apprezzare la vastità dell’Antartide. Fu scattata esattamente
cinquant’anni fa dall’equipaggio della missione Apollo 17, che è
tuttora l’ultima ad aver portato esseri umani sulla Luna.

La missione era partita dalla Terra poche ore prima, alle 6.33 italiane del 7
dicembre 1972, e al momento dello scatto era già uscita dall’orbita bassa
intorno al nostro pianeta per dirigersi verso la Luna.

Quella biglia blu è l’unica oasi, in tutto l’Universo conosciuto, nella quale
possiamo vivere senza dover ricorrere a scafandri e abitacoli pressurizzati,
portando con noi tutto, dall’aria al cibo all’acqua. È l’unico corpo celeste
sul quale possiamo camminare senza essere arrostiti dal calore, uccisi dal
freddo, distrutti dalle radiazioni; del quale possiamo respirare l’atmosfera,
e della cui vita possiamo nutrirci. Eppure manchiamo quotidianamente di
rispetto per quest’oasi, dandola per scontata e devastandola con lo spreco
quotidiano prodotto da otto miliardi di esseri umani (alcuni ben più spreconi di altri). All’epoca di questa foto, sulla
Terra eravamo in tre miliardi e mezzo.

Se vi interessa, gli eventi di quel giorno di viaggio lunare di mezzo secolo
fa sono raccontati e illustrati con tante immagini e tanti ritagli dei
giornali italiani dell’epoca su
Apollo 17 Timeline, a cura di Gianluca Atti. Per i prossimi giorni e per tutta la durata della
missione segnalerò su questo blog gli articoli man mano che si compirà il loro
cinquantenario esatto. Questi sono gli articoli della giornata di oggi:

Per il cinquantesimo anniversario della missione, l’editore bolognese
Cartabianca ha aggiornato e arricchito il libro
L’ultimo uomo sulla Luna, la traduzione italiana di
The Last Man on the Moon, l’autobiografia del comandante della
missione, Gene Cernan, ultima persona a camminare sul suolo lunare nel
ventesimo secolo.

Il libro è disponibile su carta e in e-book con 38 pagine extra (di cui 32 sono a colori) e con decine di fotografie. Come spiega l’annuncio dell’editore, la traduzione (di cui ho avuto l’onore di curare la parte tecnica insieme a vari esperti) “è stata ulteriormente rifinita, in modo da attenersi a quello che ormai è diventato lo standard creato della casa editrice per questo tipo di pubblicazioni specialistiche.” Cartabianca ha infatti in catalogo anche Forever Young (l’autobiografia di John Young, comandante di Apollo 16 e del primo Space Shuttle) e prossimamente pubblicherà anche “l’autobiografia di Michael Collins, indimenticato compagno di Armstrong e Aldrin nel leggendario equipaggio dell’Apollo 11” (ci sto lavorando insieme alla stessa squadra di esperti; vi racconterò maggiori dettagli nei prossimi giorni).

Attenzione: questa nuova edizione speciale de L’ultimo uomo sulla Luna è attualmente in tipografia e, per citare l’editore, “Come gli equipaggi Apollo non sapevano se sarebbero riusciti ad arrivare sulla Luna, così anche noi non sappiamo se riusciremo a farvi avere la nuova edizione entro Natale. Ma in ogni caso vi invitiamo a visitare il nostro sito e a celebrare assieme a noi il cinquantenario dell’ultimo uomo sulla Luna, magari pre-ordinando il nuovo libro in arrivo. Ad astra!”

Podcast RSI – Caos di Twitter, giornalisti epurati e nuove regole; truffa lampo su PayPal

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.

Nota: La versione pubblicata inizialmente aveva, a 8:12 circa, un errorino di montaggio: colpa mia. La versione attuale è stata corretta.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo integrale e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

Perdita di liquido da una Soyuz attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale. Situazione molto delicata, nessun pericolo immediato

Pubblicazione iniziale: 2022/12/15 10:13. Ultimo aggiornamento: 2022/12/15
22:50.

Da alcune ore una delle navicelle russe Soyuz attraccate alla Stazione
Spaziale Internazionale sta perdendo un liquido imprecisato. La perdita è
all’esterno della Stazione, non all’interno. Non c’è pericolo imminente per
gli astronauti e cosmonauti a bordo della Stazione, ma la situazione è
piuttosto preoccupante.

I russi hanno annullato l’attività extraveicolare che avevano in programma e
che era già nelle sue fasi preliminari (i due cosmonauti, Dmitry Petelin e
Sergey Prokopiev, avevano già indossato le tute e iniziato la
depressurizzazione dell’airlock); le loro comunicazioni sono, in
perfetto stile sovietico, estremamente reticenti. Roscosmos si è limitata a
dichiarare che l’EVA è stata
“annullata per ragioni tecniche” (il comunicato in russo è
qui su Telegram). La NASA e l’ESA
stanno monitorando indipendentemente la situazione e si stanno coordinando con
Roscosmos per gestirla.

La perdita viene ora ispezionata tramite le telecamere esterne della Stazione
e quelle montate sul braccio robotico europeo.

Il controllo missione russo ha dato ordine di fotografare la perdita ma di non
aprire le coperture dei finestrini numero 4 e 7 (che dovrebbero essere sul
modulo russo Zvezda e sono probabilmente contaminate). Anatoly Zak
riassume la situazione
qui
(paywall).

Per quello che si sa finora, la perdita proviene dal sistema di raffreddamento
della Soyuz MS-22 ed è stata notata intorno alle 4 del mattino di oggi,
ora italiana. La navicella è attraccata al modulo russo Rassvet. Nelle
immagini si è visto un tubo flessibile spezzato che oscillava. Le cause della
rottura non sono note; non si può escludere un danno da impatto
(micrometeoriti o detriti spaziali). I russi hanno lavorato per tentare di
chiudere le valvole dei circuiti della Soyuz ma la perdita continua.

A questo punto la navicella è probabilmente compromessa e non potrà essere
utilizzata per il rientro sulla Terra di equipaggi. In tal caso, due
cosmonauti russi e uno statunitense (Francisco Rubio) non hanno un veicolo di
rientro; l’unico altro veicolo in grado di rientrare attualmente attraccato
alla Stazione è la capsula Dragon, che può trasportare al massimo
quattro persone, mentre a bordo della Stazione ce ne sono attualmente
sette. 

È ragionevole presumere che la Soyuz in avaria verrà sganciata e fatta
rientrare tramite comando a distanza e dalla Terra verrà lanciata una
Soyuz sostitutiva teleguidata (senza equipaggio a bordo). È meno
probabile che possa essere lanciata una Dragon.

Qualunque sia il liquido che viene disperso, tenderà ad aderire alle superfici
esterne della Stazione. Anche una patina di semplice ghiaccio d’acqua non è
una situazione desiderabile, soprattutto se si deposita sui tanti sensori e
strumenti esterni della Stazione.

Intorno alle 16.40 è stato
segnalato
che la zona della perdita verrà ispezionata usando il Canadarm, il grande
braccio robotico della Stazione. 

La NASA ha pubblicato un
post
sulla situazione, che traduco qui sotto:

Mercoledì 14 dicembre è stata rilevata una perdita esterna proveniente dal
veicolo spaziale
Soyuz MS-22
di Roscosmos, attraccato al
modulo Rassvet
sulla
Stazione Spaziale Internazionale. Si sospetta che la fonte della perdita sia il circuito esterno di
raffreddamento del radiatore della Soyuz.

La squadra del Controllo Missione di Roscosmos a Mosca ha posticipato la
passeggiata spaziale pianificata per mercoledì sera da parte di due
cosmonauti, allo scopo di valutare la situazione e i dati provenienti dal
veicolo Soyuz. Nessuno dei membri dell’equipaggio a bordo della stazione
spaziale è stato in pericolo e tutti hanno svolto le attività normali per
tutto il giorno.

Roscosmos sta monitorando attentamente le temperature del veicolo spaziale
Soyuz, che restano entro i limiti accettabili. NASA e Roscosmos continuano a
coordinare le immagini esterne e i piani di ispezione per assistere nel
valutare l’ubicazione della perdita esterna. Sono in atto dei piani per
un’ispezione aggiuntiva dell’esterno della Soyuz usando il
braccio robotico Canadarm2
della Stazione.

La perdita è stata rilevata per la prima volta intorno alle 7:45 p.m. EST
del 14 dicembre, quando numerosi sensori di pressione nel circuito di
raffreddamento hanno dato letture basse. In quel momento i cosmonauti
Sergey Prokopyev e
Dmitri Petelin si stavano
preparando ad effettuare una passeggiata spaziale. I cosmonauti non sono
usciti dalla stazione spaziale e nessun membro dell’equipaggio è stato
esposto al refrigerante che veniva disperso.

Il veicolo spaziale Soyuz MS-22 ha trasportato nello spazio l’astronauta
della NASA
Frank Rubio
e i cosmonauti di Roscosmos Sergey Prokopyev e Dmitri Petelin dopo il lancio
dal Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan il 21 settembre.

L’equipaggio a bordo della stazione ha completato le normali attività
giovedì, compresa la partecipazione a ricerche e indagini scientifiche e la
configurazione di strumenti in previsione di una attività extraveicolare
statunitense pianificata per
lunedì 19 dicembre. Gli specialisti stanno sviluppando dei piani robotici in preparazione per
la passeggiata spaziale di lunedì per ottimizzarli al meglio per le prossime
attività della stazione e per l’ispezione della Soyuz.

Un’attività extraveicolare di Roscosmos pianificata per il 21 dicembre è
stata rinviata indefinitamente mentre la squadra continua la sua
investigazione del veicolo spaziale Soyuz.

Verranno forniti ulteriori aggiornamenti man mano che si renderanno
disponibili i dati.

Aggiornerò questo articolo qui man mano che ci saranno notizie concrete. Anche
Astronautinews.it
sta facendo la cronaca della situazione.

Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle

Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle


Pubblicazione iniziale: 2022/12/13 21:57. Ultimo aggiornamento: 2022/12/14
18:30.

A proposito dell’annuncio odierno
del raggiungimento di una tappa importante verso uno sfruttamento pratico
della fusione nucleare, Repubblica, il Corriere, ANSA e
La Stampa hanno pensato bene di informare i loro lettori deliziandoli
con quella che posso solo definire come una compilation di minchiate.
Non è volgarità: è una descrizione meramente tecnica dei fatti. 

Jaime D’Alessandro scrive su Repubblica (link intenzionalmente alterato; copia permanente) che

“192 laser hanno riscaldato a oltre cento milioni di gradi un nucleo, che
ha richiesto mesi per essere costruito, ad una velocità superiore a quella
della luce…”

Lo fa, oltretutto, in un virgolettato, che attribuisce a un fisico del
Lawrence Livermore National Laboratory,
Marvin Adams, che fra le altre cose è vicedirettore per i programmi della Difesa degli
Stati Uniti. Qui non si può parlare di refuso, bufala,
svista o baggianata. Detta come va detta: è una minchiata, e di
dimensioni irresponsabilmente apocalittiche perché messa in bocca
come virgolettato a un fisico autorevolissimo, che quindi il lettore ha
il diritto di presumere che parli con competenza. È una minchiata che fa
inorridire chiunque abbia una conoscenza scientifica di base.  

Screenshot per gli increduli:

Marvin Adams non ha detto nulla di nemmeno vagamente assimilabile a quella
cretinata sulla “velocità superiore a quella della luce” durante la
conferenza stampa di presentazione del
risultato scientifico, che potete vedere qui sotto. Adams parla da 11:44 a 15:30.

Ho
chiesto
a D’Alessandro quale sia la sua fonte e quale sia il testo originale e sto
aspettando una sua risposta. Ringrazio
@andbrusa
che mi ha segnalato l’articolo di Repubblica.

Ma questa non è l’unica minchiata incredibile scritta dai giornali su questa
notizia scientifica. C’è anche quest’altra (link intenzionalmente alterato; copia permanente), segnalata da
Beatrice Mautino (@divagatrice)
e attribuita da Federico Rampini a Claudio Descalzi,
“chief executive dell’Eni”. Tenetevi forte:

La fusione «è il contrario della fissione», sottolinea, ricordando che questa
nuova tecnologia «non genera radioattività, non produce scorie». Ha costi
bassi, usa come materia prima l’acqua «pesante», cioè non distillata: anche
quella di mare. E la consuma in piccole quantità, «da una bottiglia può
generare 250 megawatt in un anno». 

Il Corriere ci spiega che
l’acqua pesante è acqua non distillata. Sapevatelo. Intere generazioni
di studenti di fisica vengono travolte dal gastrospasmo. Probabilmente a loro non
resterà la forza di notare l’ulteriore minchiata, che normalmente spiccherebbe
ma di fronte a quella sull’acqua pesante sbiadisce totalmente come un peto in un uragano: i megawatt al
posto dei megawattora.

Rituale screenshot per i minchiatascettici:

Fra l’altro, per il suo articolo Rampini ricicla pari pari un
intero blocco di testo
tratto dal suo libro Il lungo inverno. A sinistra il testo
intero dell’articolo di Rampini per il Corriere; a destra quello
del libro dello stesso Rampini:


In sostanza, Federico Rampini ha dato al Corriere una pagina del
suo libro riconfezionandola come articolo. È la nuova frontiera
dell’ottimizzazione del giornalismo: Ctrl-C, Ctrl-V, ecco fatto.

Su La Stampa, invece, un articolo non firmato (link intenzionalmente modificato; copia permanente) ci spiega il
vero risultato straordinario dei fisici statunitensi: secondo il
giornale, sono riusciti a far stare una mezza palla da basket dentro una
capsulina che sta in un cilindro grande come quello mostrato dal fisico Marvin
Adams durante la conferenza stampa. Questa:

La Stampa scrive infatti:
“192 laser giganti della National Ignition Facility del laboratorio
californiano hanno bombardato un piccolo cilindro delle dimensioni di metà
di una palla da basket, contenente un nocciolo di idrogeno
congelato.”

E ancora:
“Marv Adams, vice amministratore per i programmi di difesa della ‘National
Nuclear Security Administration’, ha fornito una descrizione
dell’esperimento che ha segnato la svolta sulla fusione nucleare. Tenendo in
mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a metà di quello di una
palla da basket
.

Ennesimo screenshot per gli increduli:

La stessa assurdità è stata scritta da ANSA (link intenzionalmente alterato; copia permanente), che arriva a
contraddirsi da sola:

[…] i laser sono stati puntati su un contenitore cilindrico forato e lungo
alcuni millimetri, dice all’ANSA Fabrizio Consoli, responsabile del laser per
la fusione Abc dell’Enea. Il minuscolo cilindro racchiude a sua volta una
capsula sferica dal diametro di tre o quattro millimetro [sic] […] Tenendo
in mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a meta’ di quello di una palla da basket.

Screenshot per gli ormai rassegnati:

Come è possibile scrivere una minchiata del genere quando le dimensioni del
cilindro sono lì da vedere e dimostrano che è palesemente impossibile che ci
stia dentro mezza palla da basket? Semplice: basta non pensare. E basta non
rendersi conto che Marv Adams ha detto “half the diameter of a BB”. Non
ha detto “basketball”. “BB” è il pallino di una pistola a
pallini (BB gun); l’acronimo deriva da una specifica
taglia di pallini,
chiamata appunto BB, che misura
circa mezzo centimetro, ma
in inglese il termine “BB” indica genericamente un pallino che abbia grosso
modo queste dimensioni.

Questi sono i giornali, e i giornalisti, che hanno la pretesa che noi li
paghiamo affinché loro ci informino su cosa succede nel mondo. E la giostra
delle minchiate si ripete, puntuale, a ogni notizia anche solo vagamente
legata alla scienza. L’idea di far scrivere gli articoli a qualcuno che sappia
cosa sta dicendo, a quanto pare, è troppo rivoluzionaria. Questo non è un
errore momentaneo: è una prassi redazionale.

SpaceX vende dei Falcon 9 riutilizzabili: sono i modelli preassemblati in scala 1:100

SpaceX vende dei Falcon 9 riutilizzabili: sono i modelli preassemblati in scala 1:100

Ho scoperto che nel negozio online di SpaceX c’è un bel modello del Falcon 9 con capsula Crew Dragon in scala 1:100, alto 65 centimetri, che sarebbe perfetto da abbinare al mio modello del Saturn V nella stessa scala. Fra l’altro, è un modello volante lanciabile (è fatto dalla Estes, che lo vende qui) ma è anche da esposizione (viene fornito con un piedistallo). Costa caruccio: 150 dollari più tasse e spese di spedizione.

Il modello è preverniciato e già dotato di decal; solo la capsula è staccabile e le zampe non sono apribili (si romperebbero troppo facilmente in caso di lancio). Ne trovate una recensione su Collectspace.com, che offre il 10% di sconto usando il codice IN-COLLECTSPACE sul sito della Estes, ma la Estes non spedisce in Europa.

Ho già fatto per voi le simulazioni di acquisto: sul sito di SpaceX, che spedisce anche in Europa, i prezzi complessivi (comprendenti la spedizione verso la Svizzera, i dazi e le tasse) sono i seguenti:

  • Svizzera:
    un esemplare 233 dollari;
    due esemplari 218 dollari ciascuno (435.77 dollari in tutto);
    tre esemplari 237 dollari ciascuno (711.31 dollari in tutto).
  • Italia:
    un esemplare 260.56 dollari
    due esemplari 235.78 dollari ciascuno (471.57 dollari in tutto);
    tre esemplari 251.87 dollari ciascuno (755.63 dollari in tutto).

Conviene insomma organizzarsi in coppie e far spedire in Svizzera, se potete (io ho già piazzato il mio secondo esemplare). 

Fra l’altro, Everyday Astronaut offriva un modello del Falcon 9/Crew Dragon in scala 1:100 con capsula, primo stadio e secondo stadio staccabili e zampe apribili, ma a un costo decisamente più alto (375 dollari più tasse e spese) e comunque è esaurito e non si sa quando tornerà disponibile.

Inoltre Estes offre anche modelli lanciabili del Saturn V e dell’SLS, ma in scala 1:200, e un New Shepard di Blue Origin in scala 1:66. E su Amazon si trovano anche un Falcon 9/Crew Dragon (88 euro), un Falcon 9 lanciasatelliti (86 euro) e anche questi stessi Falcon 9 insieme a un Falcon Heavy (207 euro), tutti però in scala 1:233 (non lanciabili).

Aggiornamento: sulla scorta dei commenti arrivati dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, preciso per scrupolo che il lancio di razzi è pericoloso se non effettuato da persone addestrate che rispettino le procedure e le precauzioni del caso ed è regolamentato severamente. Anche l’importazione dei propulsori è altrettanto regolamentata. Informatevi bene prima di cacciarvi nei guai.

Antibufala: Il Sole 24 Ore, La Provincia di Como, HWupgrade e lo “stop ai veicoli elettrici” in Svizzera (spoiler: non c’è nessuno stop)

Antibufala: Il Sole 24 Ore, La Provincia di Como, HWupgrade e lo “stop ai veicoli elettrici” in Svizzera (spoiler: non c’è nessuno stop)

Pubblicazione iniziale: 2022/11/29 13:33. Ultimo aggiornamento: 2022/12/13 9:10.

La Provincia di Como ha pubblicato il 28 novembre un
articolo
(copia permanente) a firma di Marco
Palumbo che titola
“Svizzera, stop ai veicoli elettrici e in autostrada si va a 100
all’ora”
. Il titolo fa sembrare che sia una descrizione della situazione attuale o
prossima ventura (il sottotitolo parla di
“misure in vigore dal 12 dicembre”), e ovviamente gli ottusangoli che
odiano le auto elettriche ne gongolano pateticamente (sulla scia per esempio
di
Francesca Totolo).

Un
articolo su HWupgrade
(copia permanente) segue la stessa
falsariga, usando il titolo “Clamoroso dietrofront della Svizzera: auto elettriche vietate, limite a 100 km/h e riscaldamento a 18 gradi” per un articolo a firma di Massimiliano Zocchi. 

L’8 dicembre Il Sole 24 Ore ha titolato “Auto elettriche: la Svizzera vicina al divieto di circolazione. Svezia stop agli incentivi”, a firma di Giulia Paganoni (copia permanente).

Ma tutti questi titoli sono falsi e ingannevoli. Abito in Svizzera (vicino a Lugano) e ho
un’auto elettrica. Posso dire, con la certezza dell’esperienza diretta sul
posto, che non c’è nessuna restrizione alla circolazione delle automobili
elettriche.

L’articolo de La Provincia spiega che l’idea di limitare l’uso dei veicoli elettrici per
gestire la penuria energetica è solamente un’ipotesi. Cito infatti
dall’articolo in questione:

[…] l’esecutivo federale ha persino paventato l’ipotesi di introdurre «il
divieto di circolazione delle auto elettriche, in caso di penuria
energetica»

Il presunto “divieto” non è in vigore oggi e non è previsto che entri automaticamente in
vigore dal 12 dicembre.
 

La frase virgolettata da Marco Palumbo sembra essere
tratta da
questo documento PDF
del Consiglio Federale, che è un documento consultivo, non dispositivo:
è una sorta di FAQ sulle misure per contrastare la penuria di energia
elettrica.

Fra le tante misure in consultazione, si propone di limitare a 100 km/h
la velocità sulle strade nazionali (attualmente il limite autostradale è 120
km/h) perché
“chi viaggia sotto i 100 km/h dovrà ricaricare di meno le batterie,
riducendo così il consumo di elettricità.”

Quindi nessuno “stop”, ma semmai una eventuale limitazione dei consumi.

Il documento propone anche un divieto di uso delle auto elettriche, ma
solamente “[i]n caso di penuria persistente (fase 3)”. In tal caso
“si può limitare l’uso privato delle auto elettriche al minimo
indispensabile. Rimarrà lecito l’uso per spostamenti assolutamente necessari
come la spesa, le visite mediche e l’esercizio della propria
professione.”

Quindi anche nel caso peggiore, non si tratterebbe di uno stop assoluto. 

Inoltre
la condizione di “penuria persistente” citata dal documento è una
situazione assolutamente eccezionale
. Chi volesse approfondire la questione invece di fermarsi a un titolo sensazionalistico può leggere queste fonti:
Energia – situazione attuale
(Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese);
Provvedimenti in caso di penuria di elettricità
(Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca);
Energia: in consultazione le misure per far fronte a un’eventuale penuria
di elettricità

(Consiglio Federale);
Ticinonews;
La Regione;
TVsvizzera.it.

2022/12/13 9:10. Sulla questione è intervenuto oggi il Corriere del Ticino con un editoriale di Paride Pelli che nota che “Se non si tratta di fake news, poco ci manca”.