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Il Delirio del Giorno: sono stato inghiottito dal diavolo. Non ancora espulso

Il Delirio del Giorno: sono stato inghiottito dal diavolo. Non ancora espulso

Ultimo aggiornamento: 2019/08/05 15:50.

Normalmente non ho nulla contro chi ha una visione religiosa del mondo. Ognuno di noi, magari a modo suo, ha una spiritualità. Ma ci sono dei casi in cui faccio eccezione. Questo è uno di quei casi.

Questa è una mail che ho ricevuto ieri pomeriggio:

Oggetto: Pura ignoranza!!!

Buon pomeriggio innanzitutto. Il sottoscritto non ha potuto fare a meno di vedere mio malgrado quanta ignoranza esista nel mondo talmente sono rimasto assolutamente scioccato da quello che ha scritto a proposito di quella che rappresenta davvero quella canzone… Aserje tanto per intenderci! Altro che anti bufala egregia persona!!!

Come si vede che suo malgrado e senza rendersi conto di nulla sia stato letteralmente divorato se non persino inghiottito dal principale nemico del nostro Creatore al punto di fargli scrivere quelle che io definisco assurdità a dire poco! Lei quindi è dell’idea che non si possa davvero inneggiare un inno al diavolo?!?! Spero e mi auguro che rifletta attentamente!!! Buon proseguimento.

Già l’immagine di essere stato inghiottito dal diavolo è piuttosto bizzarra, ma il vero problema è quello che succederebbe più avanti nel corso di questo ipotetico processo digestivo.

Se non avete presente a cosa si stia riferendo l’autore di questa mail, avete vissuto una vita più sana della mia: siatene felici. La storia è questa: una canzonetta accusata di sostenere il satanismo, che avevo discusso in un’antibufala del 2003.

Faccio un piccolo inciso. Se avete notato che da qualche tempo ho decisamente poca pazienza con chi manda commenti polemici o anche solo ambigui e presumo che si tratti di aggressioni verbali fino a prova contraria, tenete presente che ricevo mail e commenti come questo ogni giorno, più volte al giorno, pieni di idiozia mista a odio. Solitamente non li pubblico e li cestino direttamente.

È per questo che per non perdere tempo non consento commenti ai miei video su Youtube, mi rifiuto di partecipare a “dibattiti” che sono solo una grancassa per le imbecillità, cestino le mail di insulto e blocco o silenzio i polemici sui social network.

Ed è per questo che nei commenti a questo blog faccio moderazione stretta, richiamo chi scivola nel battibecco, e alla fine bandisco chi magari avrebbe qualcosa di utile da dire ma lo dice con toni strafottenti. Detta in soldoni: non ho tempo per chi non sa essere civile. Accetto volentieri correzioni e rettifiche, ma ho tolleranza zero verso chi vuole litigare.

Ma questa mail è, tutto sommato, abbastanza civile rispetto alla media, per cui ho risposto così:

Mi scusi, ma se il diavolo ha bisogno delle canzonette, allora non è un granché come avversario e quindi non merita che lei si agiti e dia dell’ignorante a me, non le pare?

Inoltre vorrei ricordarle che essendo Dio onnipotente, onnisciente e creatore di ogni cosa, per definizione è creatore anche del diavolo e perfettamente consapevole delle sue azioni passate, presenti e future; quindi sarebbe in grado di fermarlo come e quando gli pare. Quindi se lei si preoccupa per il diavolo, se la prenda con il suo creatore.

Detto questo, sono ateo, più specificamente irrilevanteista*, ma rispetto la sua credenza. Le chiedo quindi di rispettare la mia.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

* Il termine irrilevanteista (non irrilevantista, ma irrilevanteista) è un mio conio di molti anni fa, che spiego qui sotto con una versione leggermente più chiara delle parole che scrissi di getto all’epoca:

L’agnostico non sa se Dio c’è o non c’è. L’irrilevanteista va un po’ più in là: considerato che non ci sono prove oggettive dell’esistenza di qualche ente superiore che intervenga concretamente nell’esistenza umana, può benissimo darsi che esista un ente superiore, che però non interferisce e non interviene nelle umane cose. Magari ha creato l’universo, ma non interviene in ciò che ha (ipoteticamente) creato. Per cui la sua esistenza è, all’atto pratico, irrilevante nella costruzione di un codice etico o morale.

È imprudente basare le proprie scelte morali su qualcosa che forse non esiste.

Al tempo stesso, un irrilevanteista è chi accetta le religioni altrui se i precetti di queste religioni, pur partendo da verità rivelate, arrivano comunque a conclusioni etiche e morali compatibili con i diritti umani, senza discriminazioni di sesso o colore o credo.

Irrilevanteismo, insomma, significa “che tu faccia il bene perché te lo dice Gesù, Thor o Ganesh o perché ci sei arrivato da solo è irrilevante; basta che tu faccia del bene”.

La questione poteva finire qui, avendo io chiesto di essere lasciato in pace, ma poco dopo è arrivata la replica.

Ed è proprio qui che si sbaglia. il nostro Creatore non ha creato il diavolo… è diventato tale e non solo diavolo ma anche Satana queste 2 parole infatti hanno un significato diavolo vuol dire calunniatore e Satana oppositore. Io rispetto comunque la sua opinione ci mancherebbe ma se le ho dato dell’ignorante non era per offenderla ma perché non sa che effettivamente si può inneggiare al diavolo

Dal basso della mia triste condizione umana di bolo alimentare demoniaco, gli ho proposto una considerazione:

Dio, essendo onnisciente, sapeva che il suo angelo si sarebbe ribellato. Quindi è una sua creazione, in tutto e per tutto.

Se lei dice che Dio non ha creato il diavolo, allora sta dicendo che c’è qualcosa che Dio non ha creato, quindi sta negando il ruolo di Dio creatore di tutto e sta dicendo che qualcun altro ha creato il diavolo. Chi?

Mi scusi, ma lei mi sembra un po’ poco ferrato in materia di religione.

Non è che con tutta questa foga su Satana lei in realtà è un satanista e non sa di esserlo?

Mi risponde così:

Le ricordo inoltre che Geova Dio il nostro Creatore non usa sempre e comunque la sua onniscienza ma lascia liberi anche noi di decidere cosa vogliamo fare della nostra vita. Poi però dobbiamo pure rispondere. Un altra cosa altrettanto importante e di cui sono pienamente d’accordo è che nessuno può permettersi di dirGli cos’hai fatto

E poi ancora:

Se proprio ci tiene a saperlo io sono un testimone di Geova e se le ho dato quelle informazioni a cui lei ancora non ha capito niente è perché sono tutt’altro che poco religioso, primo, e secondo perché so che da dove le ho prese sono assolutamente accurate. Infine gli posso garantire che questo angelo che si è ribellato a Dio diventando appunto Satana il diavolo ha i “giorni” contati. P. S. Mi sento di scusarmi con lei perché nella precedente email di risposta mi è sfuggito di sottolineare questo aspetti importanti.

Se il diavolo ha i giorni contati, mi viene il dubbio: farà in tempo almeno a completare il transito intestinale del sottoscritto, o sarò costretto in un limbo gastrico per l’eternità? Ma tengo quest’ansia per me e rispondo come segue, visto che il Delirante insiste:

Mi scusi, forse non ho espresso in modo sufficientemente chiaro la mia richiesta. La ripeto.

Sono ateo, più specificamente irrelevanteista, ma rispetto la sua credenza. Le chiedo quindi di rispettare la mia.

Se questo non fosse chiaro, provo con un esempio più concreto, e me ne perdoni la schiettezza: a me non turba il fatto che lei abbia un pisello. Basta che non insista a volermelo ficcare in gola.

Spero di essere stato chiaro. Mi lasci in pace.

Saluti

Paolo Attivissimo

(per chiarezza: nel concetto di insistere a ficcare in gola è implicito che si tratti di un atto non consensuale)

I toni dell’alimentarista degli inferi cambiano di colpo:

Mi sembrava solo doveroso rispondere tutto qui. Non volevo semplicemente convincerla di nulla. Chiedo scusa se le ho dato un impressione diversa! Gliel’ho detto pure io tra l’altro che rispetto la sua idea, quindi…. Auguri.

E poi, un minuto dopo:

A proposito non era affatto necessario fare l’esempio concreto.

Per cui ho chiuso la conversazione con questo chiarimento:

Dato che lei ha ignorato la prima richiesta, era necessario eccome.

Spero che lei rifletta serenamente su questo esempio, perché è così che ci si sente quando qualcuno insiste a imporci la sua visione del mondo.

Lunga vita e prosperità,

Paolo Attivissimo

Lascio l’ultima parola peristaltica al mio interlocutore:

Ma quando MAI…. io non ho mai con nessuno imposto nienteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee……… SONO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AFFARI SUOI SE SI è SENTITO IMPOSTO QUALCOSA, E PER QUESTO MI SONO PURE SCUSATO. ORA SE NON LE DISPIACE LA SALUTO.

Insomma, è pure colpa mia se questa persona, invece di farsi i fatti propri, ha sentito il bisogno irrefrenabile di scrivermi e dirmi che faccio comunella coi villi intestinali del demonio.

Ai commentatori depositari di sapienze “assolutamente accurate” che volessero riportarmi sulla retta via anziché lasciarmi sulla via del retto: avete visto come va a finire. Quindi non ci provate. Grazie.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Twitter, cosa si sa del presunto furto di dati di 400 milioni di utenti e come reagire

Twitter, cosa si sa del presunto furto di dati di 400 milioni di utenti e come reagire

Ultimo aggiornamento: 2022/12/28 13:15.

Da alcuni giorni circola la notizia di un presunto furto di dati di 400
milioni di utenti di Twitter. Su BreachForums, un noto sito di compravendita
di dati rubati, è comparso un annuncio, a nome di un utente del sito che si fa
chiamare Ryushi, che offre dati privati di circa 400 milioni di utenti unici
di Twitter, compresi indirizzi di mail e numeri di telefono di celebrità,
politici e aziende.

Un
articolo su BleepingComputer
fornisce numerosi dettagli ulteriori. “Ryushi” dice che sta cercando di
vendere i dati a una singola persona (o a Twitter stessa) per 200.000 dollari
e in tal caso li cancellerà; se la vendita non va in porto, proverà a venderli
ripetutamente a 60.000 dollari per volta.

I dati sarebbero stati ottenuti usando una vulnerabilità di Twitter che è
stata corretta a gennaio 2022, quindi ben prima dell’acquisizione da parte di Elon Musk.

BleepingComputer ha confermato che i dati di due dei profili presenti nella
raccolta messa in vendita abusivamente sono autentici. Inoltre
almeno uno dei profili di celebrità elencati nel campione dimostrativo, quello
del noto giornalista e opinionista britannico Piers Morgan, sia stato violato,
secondo la
segnalazione
di Troy Hunt successivamente confermata da Wales Online; il furto dei dati e la violazione dell’account potrebbero essere collegati.

Fra i dati rubati ho visto account attribuiti ad alcuni politici statunitensi,
almeno un astronauta, Whoopi Goldberg, William Shatner e Anthony Daniels.

Cosa fare. Come consueto, anche se non siete celebrità o amministratori di account
aziendali su Twitter, consiglio di fare grande attenzione a qualunque
messaggio che parli di problemi di sicurezza riguardanti il vostro account
Twitter: potrebbe trattarsi di un tentativo di altri truffatori di rubarvi
l’account partendo da questi dati rubati, che non sono completi ma offrono un
appiglio iniziale.

Se usate su Twitter la stessa password che usate altrove, cambiatela e
smettete di adottare questa pratica pericolosissima che spiana la strada ai
ladri che vogliono prendere il controllo degli account per poi ricattare i
legittimi titolari chiedendo soldi per restituirlo. Attivate l’autenticazione
a due fattori, preferibilmente tramite app invece che via SMS.

Sottolineo che in questo caso i dati non sono stati rubati a causa degli
utenti; la fuga è dovuta unicamente a un errore tecnico di Twitter. Questo
errore, fra l’altro, potrebbe avere serie ripercussioni legali ed economiche
per Twitter alla luce delle sanzioni legate a violazioni delle leggi di
protezione dei dati personali, come per esempio il GDPR.

2022/12/28 13:15. Cybersecurity360.it segnala che il Garante Privacy irlandese ha aperto un’indagine.

Il Delirio del Giorno: energia dal nulla per creare “ecovillaggi indipendenti anarchici autogestiti”

Nota: dai commenti mi segnalano che avevo già pubblicato una versione più breve e maggiormente pecettata di questo scambio qui. Scusate per il doppione involontario.

Mail di ottobre 2021 (con foto allegate):

Salve piacere di conoscerti mi chiamo [nome rimosso] sono un ex
studente della facoltà di chimica farmaceutica di Catania che ha abbandonato
gli studi dopo aver dimostrato l’inutilità storica di tutte le vaccinazioni
promuovendo in Italia la traduzione del libro Malattie vaccini e la storia
dimenticata della dottoressa Suzanne Humphries medico internista americano,
che ha composto un compendio di epidemiologia dal 1750 ad oggi.

Sono relativamente conosciuto anche per aver curato mia madre da un tumore
alla cervice che necessitava di intervento chirurgico utilizzando solo dieta
e fitoterapia, oltre ad altre svariate persone e animali. Fin da piccolo
nutrivo la passione per tutte le branche della scienza e in special modo la
fisica, così nel tempo ho approfondito gli studi di Nikola Tesla ed Ettore
Majorana e finalmente sono riuscito a costruire un modello del generatore
elettrico cinetico inerziale elettromeccanico di Nikola Tesla, un
dispositivo in grado di sostituire tutte le fonti energetiche attualmente
utilizzate, compreso l’utilizzo di batterie, a basso costo di produzione e
di manutenzione, che sfrutta la forza gravitazionale terrestre.

Entro metà ottobre farò una presentazione pubblica del generatore in uno
spazio privato, in cui ho invitato diversi professori di istituti tecnici e
università, che spero possano accorrere.

Estendo l’invito anche a te, sto cercando di invitare anche Massimo Mazzucco
per avere la massima copertura mediatica per cercare di evitare di fare la
fine del dott. Dedonno.

Concludo dicendo che non intrattengo rapporti di alcun tipo con politici
massoni o altre associazioni, il mio obbiettivo è la creazione di una
fondazione senza scopo di lucro, che porti le vere istanze ecologiste e crei
degli ecovillaggi indipendenti anarchici autogestiti che non riconoscono
l’autorità di alcuno stato ne autorità precostituita. Spero possa essere di
tuo interesse il messaggio che cerco di portare avanti, per il bene di tutto
l’ecosistema.

[link a pagina Facebook rimosso] Da qui potrai seguire i prossimi
aggiornamenti sulle mie attività.

Mi piacerebbe se venisse lei con un ingegnere del cicap ad analizzare la
macchina.

Cordiali saluti

Ho risposto così:

Buongiorno Sig. [nome rimosso],

rispondo a lei con le stesse parole
con le quali rispondo a tutti coloro che ritengono di aver inventato
macchine per la produzione di energia dal nulla: io e i miei colleghi
del Cicap riceviamo richieste come la sua in continuazione. Tutte,
finora, si sono rivelate delle perdite di tempo: non appena la macchina
viene usata in condizioni controllate, cessa di funzionare, oppure
l’inventore rifiuta di consentire un esame completo e indipendente
della sua invenzione, adducendo scuse di tutti i generi, e quindi il
viaggio si rivela inutile.

Una macchina del genere, inoltre,
violerebbe così tanti principi fondamentali della fisica che se
funzionasse dovremmo riscrivere buona parte della scienza e lei si
meriterebbe due o tre premi Nobel. Non è del tutto impossibile, ma è
altamente improbabile.

Per cui le probabilità che lei abbia
davvero una macchina funzionante sono minime.

Ma per
correttezza non lo si può escludere, per cui le propongo un esperimento
piuttosto semplice: se la sua macchina è davvero in grado di produrre
energia in misura maggiore di quella immessa per farla funzionare, può
semplicemente collegare l’uscita della macchina al suo ingresso di
alimentazione e applicare alla macchina un carico che consumi energia:
una lampadina o un asciugacapelli, per esempio. In pratica, la macchina
alimenta se stessa e avanza abbastanza energia per alimentare
qualcosa.

Se la sua macchina, completamente isolata da altre
fonti di energia e senza banalità come batterie interne, riesce a
funzionare (alimentando un carico) per un mese ininterrotto, allora mi
chiami. Nessun inventore finora è riuscito neppure ad arrivare a
questo. Fino a che non riesce a produrre questo semplice risultato, non
ha alcun senso invitare né me né gli ingegneri del Cicap né professori
di istituti tecnici e università.

Non ho tempo di intavolare con
lei una discussione sui dettagli della sua invenzione o sulle sue altre
teorie personali; sono irrilevanti finché lei non produce il risultato
preliminare che ho descritto.

Distinti saluti

Paolo Attivissimo

La risposta dell’inventore:

Il mio modello di generatore elettrico cinetico inerziale elettromeccanico è costruito con motori a spazzole che permettono una vita utile di circa 10 mila ore, dopodiché vanno sostituite per consumo delle stesse. Il mio obbiettivo è fare una presentazione di 8 ore in cui verranno alimentati 200W di LED continuativamente. La macchina non necessita di alcun tipo di batteria. Questo tipo di macchine vengono utilizzate da anni in India e Pakistan, quindi non ho inventato nulla.

Se accettate di analizzare la macchina vi comunicherò dove avverrà la presentazione. In ogni caso all’evento parteciperà un professore della facoltà di ingegneria meccanica del politecnico di Torino, oltre ad altri professori di istituti tecnici locali. Ho inviato email ai professori di ingegneria elettrica dell’ateneo di Catania, ma non hanno mai risposto .

Quindi invierà una delegazione o no?

La mia risposta:

Rilegga quello che lo ho scritto, per favore: le ho già risposto.

La prego di non inviarmi altri messaggi o commenti nei miei blog fino a
che avrà ottenuto il risultato che le ho suggerito.

Distinti saluti

Paolo Attivissimo

La sua risposta:

Che la macchina rimanga in funzione 1 ora o un mese non vedo cosa centri con il suo funzionamento, dal momento che non ci sono batterie. In ogni caso come farei a farle vedere che funziona per un mese? Manderebbe un delegato che rimarrebbe accanto alla macchina per tutto questo tempo? Non capisco, come ho detto la macchina teoricamente in base alle specifiche dei motori i questione può essere mantenuta in moto per circa 10 mila ore prima che si consumimo le spazzole dei suoi motori elettrici in corrente continua, nello specifico dei 775 da 300W e un Rs550 da 50W.

È passato ormai un anno e non mi ha più contattato per annunciarmi di aver ottenuto risultati tangibili. Mi chiedo come mai.

Il Delirio del Giorno: “penso che tu abbia dei seri problemi cognitivi”

Mail del 27 dicembre 2022:

Buonasera Paolo, avrei solo una domanda (molto personale) da farti riguardo
alle tue ricerche, soprattutto sull 11 Settembre:

Ma tu, credi veramente in quello che dici? o sai di dire delle falsità ma le
divulghi lo stesso solo per portare i soldi a casa per pagare il mutuo e il
pane come il protagonista di Thank you for smoking che parlava bene delle
sigarette?

Perché in caso tu sia in buona fede, penso che tu abbia dei seri problemi
cognitivi.

In caso contrario spero che quando lascerai questo mondo, gli “dei” siano
clementi con te.. perché non so cosa possa capitare alla tua anima dopo una
vita passata a divulgare falsità in una posizione importante come la tua

(Non so se hai presente il finale di Ghost😉)

Grazie in anticipo per la futura risposta

La mia risposta:

Buongiorno [nome rimosso],

se hai questa opinione di me, non crederai a qualunque cosa ti risponda.

Quindi nonostante i miei “seri problemi cognitivi” arrivo a capire che
risponderti nel merito è inutile. Mi dispiace che tu non sia arrivato a
capire che la tua domanda lo è ancora di più.

In quanto alla mia anima, sono ateo e sto bene così, grazie.

Paolo Attivissimo

P.S. Ghost è un film, non un documentario.

Il Delirio del Giorno: ha dimostrato che i vaccini sono inutili e che il cancro si cura con dieta e piante. Già che c’era ha inventato anche il moto perpetuo

Salve piacere di conoscerti mi chiamo [nome rimosso] sono un ex
studente della facoltà di chimica farmaceutica di Catania che ha
abbandonato gli studi dopo aver dimostrato l’inutilità storica di tutte le
vaccinazioni promuovendo in Italia la traduzione del libro
[Titolo di pseudomedicina] della dottoressa
[nome rimosso] medico internista americano, che ha composto un
compendio di epidemiologia dal 1750 ad oggi.
Sono relativamente conosciuto anche per aver curato mia madre da un tumore
alla cervice che necessitava di intervento chirurgico utilizzando solo
dieta e fitoterapia, oltre ad altre svariate persone e animali. Fin da
piccolo nutrivo la passione per tutte le branche della scienza e in
special modo la fisica, così nel tempo ho approfondito gli studi di Nikola
Tesla ed Ettore Majorana e finalmente sono riuscito a costruire un modello
del generatore elettrico cinetico inerziale elettromeccanico di Nikola
Tesla, un dispositivo in grado di sostituire tutte le fonti energetiche
attualmente utilizzate, compreso l’utilizzo di batterie, a basso costo di
produzione e di manutenzione, che sfrutta la forza gravitazionale
terrestre.
Entro metà ottobre farò una presentazione pubblica del generatore in uno
spazio privato, in cui ho invitato diversi professori di istituti tecnici
e università, che spero possano accorrere.
Estendo l’invito anche a te, sto cercando di invitare anche
[Tedioso Complottista] per avere la massima copertura mediatica per
cercare di evitare di fare la fine del dott. Dedonno.
Concludo dicendo che non intrattengo rapporti di alcun tipo con politici
massoni o altre associazioni, il mio obbiettivo è la creazione di una
fondazione senza scopo di lucro, che porti le vere istanze ecologiste e
crei degli ecovillaggi indipendenti anarchici autogestiti che non
riconoscono l’autorità di alcuno stato ne autorità precostituita. Spero
possa essere di tuo interesse il messaggio che cerco di portare avanti,
per il bene di tutto l’ecosistema.

Ricevuta via mail oggi. Attendo con trepidazione la presentazione pubblica.

La persona ha mandato una seconda mail nella quale invita me e “un ingegnere
del cicap” ad “analizzare la macchina”. Ho risposto come segue, e pubblico la
mia risposta perché potrebbe essere utile ad altre persone bersagliate da
inventori misconosciuti.

Buongiorno Sig. [nome],

rispondo a lei con le stesse parole con le
quali rispondo a tutti coloro che ritengono di aver inventato macchine per la
produzione di energia dal nulla: io e i miei colleghi del Cicap riceviamo
richieste come la sua in continuazione. Tutte, finora, si sono rivelate delle
perdite di tempo: non appena la macchina viene usata in condizioni
controllate, cessa di funzionare, oppure l’inventore rifiuta di consentire un
esame completo e indipendente della sua invenzione, adducendo scuse di tutti i
generi, e quindi il viaggio si rivela inutile.

Una macchina del
genere, inoltre, violerebbe così tanti principi fondamentali della fisica che
se funzionasse dovremmo riscrivere buona parte della scienza e lei si
meriterebbe due o tre premi Nobel. Non è del tutto impossibile, ma è altamente
improbabile.

Per cui le probabilità che lei abbia davvero una
macchina funzionante sono minime.

Ma per correttezza non lo si può
escludere, per cui le propongo un esperimento piuttosto semplice: se la sua
macchina è davvero in grado di produrre energia in misura maggiore di quella
immessa per farla funzionare, può semplicemente collegare l’uscita della
macchina al suo ingresso di alimentazione e applicare alla macchina un carico
che consumi energia: una lampadina o un asciugacapelli, per esempio. In
pratica, la macchina alimenta se stessa e avanza abbastanza energia per
alimentare qualcosa.

Se la sua macchina, completamente isolata da
altre fonti di energia e senza banalità come batterie interne, riesce a
funzionare (alimentando un carico) per un mese ininterrotto, allora mi chiami.
Nessun inventore finora è riuscito neppure ad arrivare a questo. Fino a che
non riesce a produrre questo semplice risultato, non ha alcun senso invitare
né me né gli ingegneri del Cicap né professori di istituti tecnici e
università.

Non ho tempo di intavolare con lei una discussione sui
dettagli della sua invenzione o sulle sue altre teorie personali; sono
irrilevanti finché lei non produce il risultato preliminare che ho
descritto.

Distinti saluti

Paolo Attivissimo

2021/10/11 14:30. Il mittente del Delirio del Giorno sta cercando di farsi pubblicità inviando commenti a raffica a questo blog e quindi l’ho bloccato. Non ho tempo da perdere: gli ho già risposto educatamente invitandolo a portare prove della sua invenzione invece di fare polemica. Non pubblicherò nessun commento, di nessun commentatore, che citi il suo nome.

2022/12/25 9.40. Ho pubblicato una versione più estesa e meno pecettata di questo scambio qui.

Lensa AI, avatar personali bellissimi ma a rischio

Lensa AI, avatar personali bellissimi ma a rischio

Immagine
generata
da Lensa AI per
Farah Mazuini.

Questo articolo è disponibile in versione audio nel
podcast
Il Disinformatico
del 23 dicembre 2022
. Ultimo aggiornamento: 2022/12/23 23:30.

Moltissime persone stanno usando la funzione Magic Avatar dell’app
Lensa AI per crearsi dei ritratti
personali digitali stilizzati, da usare per esempio come immagini dei profili
social ma anche per puro divertimento, e i risultati sono davvero notevoli.
Gli incassi della casa produttrice, Prisma Labs, ammontano già a svariati
milioni di dollari.

Ma per usare Lensa AI bisogna
affidare
a quest’azienda una decina di foto del proprio volto, quindi una serie di dati
biometrici sensibili. Pertanto sarebbe opportuno leggere l’informativa sulla riservatezza dei dati
e le condizioni d’uso per scoprire
che fine fanno queste foto: vengono depositate temporaneamente sui server
dell’azienda, che si trovano negli Stati Uniti, e cancellate subito dopo la
generazione degli avatar corrispondenti. Così dice Andrey Usoltsev, CEO e
cofondatore di Prisma Labs.

Il problema è che oltre alle vostre foto, Lensa AI acquisisce molte altre
informazioni personali “a scopo di marketing”, come per esempio
(sezione 3 delle condizioni d’uso) che tipo di smartphone usate, il vostro
indirizzo IP e soprattutto i dati di tracciamento pubblicitario raccolti dai
principali operatori del settore, ossia i cosiddetti IDFA di Apple o
gli Android Advertising ID di Google, che possono essere poi ceduti o
rivenduti ad altre società.

Potete disabilitare questa raccolta di dati andando nelle apposite
impostazioni di iOS o di Android e seguendo le istruzioni fornite
nell’informativa di Lensa AI.

Ci sono anche alcune precauzioni che riguardano in particolare i bambini e le
donne: mandare a Lensa AI immagini di bambini è contrario alle condizioni
d’uso e produce risultati che mi limito a definire
inquietanti. Per le donne, invece, Lensa AI ha una spiccata tendenza a generare
immagini
fortemente sessualizzate: l’app spesso genera nudi integrali e pose molto
esplicite anche se si mandano solo fotografie del proprio volto.

Stranamente non sembra esserci lo stesso problema per gli uomini: per loro
vengono generate solitamente immagini in stile eroico o comunque ritratti
normali. Potete farvene un’idea sfogliando i
tweet che usano l’hashtag #lensaai.


Ma il problema più grave è che è possibile usare Lensa AI per generare
immagini pornografiche realistiche di altre persone in modo pericolosamente
semplice. Se si appiccica rozzamente, con Photoshop, il volto di una persona
su immagini esplicite di un’altra, Lensa AI fonde perfettamente le due
immagini.

Lensa AI usa una versione del software di intelligenza artificiale Stable
Diffusion che è dotata di filtri che in teoria dovrebbero bloccare le immagini
non adatte, ma a quanto risulta dai test effettuati dai ricercatori questi
filtri vanno in tilt se si usa una serie appositamente confezionata di
immagini.

Le immagini pornografiche false di celebrità o di persone comuni, usate spesso
come strumenti di aggressione, bullismo o umiliazione, purtroppo non sono una
novità, ma generarle prima richiedeva una notevole competenza nell’uso di
programmi di fotoritocco e questo ne frenava la produzione e l’abuso. Ora,
invece, grazie a Lensa AI questo ostacolo non esiste più: bastano un
telefonino e pochi dollari.

Prisma Labs ha dichiarato che sta prendendo delle misure tecniche per
risolvere questo problema, ma l’avvento generale di questi software di
intelligenza artificiale sta creando un pantano etico che sta già spingendo
alcuni governi, come per esempio quello
britannico, a valutare leggi che criminalizzino la disseminazione di foto intime
generate artificialmente senza consenso.

Nel frattempo è forse il caso di ridurre, se possibile, la quantità di
fotografie dei nostri volti che mettiamo a disposizione di chiunque
pubblicandole sui social network. L’intelligenza artificiale, purtroppo, non
aiuta a contrastare la cattiveria naturale.

 

Fonte aggiuntiva:
TechCrunch.

Megamulta a Epic Games: cosa sono i “dark pattern” di Fortnite

Megamulta a Epic Games: cosa sono i “dark pattern” di Fortnite

Questo articolo è disponibile in versione audio nel
podcast
Il Disinformatico
del 23 dicembre 2022
.

La Federal Trade Commission, un organo governativo statunitense di protezione
dei consumatori, ha raggiunto un accordo con Epic Games, la casa produttrice
di Fortnite,
ordinandole
di pagare ben 520 milioni di dollari di risarcimenti per aver violato le norme
sulla protezione dei minori e per aver usato i cosiddetti
dark pattern per indurre milioni di giocatori a fare acquisti
involontari.

La megamulta è divisa in due parti: la prima, di 275 milioni, riguarda il
fatto che Epic Games ha raccolto informazioni personali su bambini al di sotto
dei 13 anni, senza il consenso dei loro genitori, mentre giocavano a
Fortnite
e sapendo benissimo che si trattava di minori protetti dalle leggi
salvaprivacy statunitensi, in particolare il Children’s Online Privacy
Protection Act.

La casa produttrice del gioco è anche accusata di aver obbligato i genitori a
seguire un percorso a ostacoli per ottenere la cancellazione dei dati dei
propri figli, e di aver usato impostazioni predefinite troppo pericolose, come
per esempio l’attivazione automatica delle conversazioni testuali e a voce,
che ha portato molti minori a essere esposti ad adulti online che li hanno
aggrediti e molestati via Internet.

Epic Games, in un
comunicato stampa, ha accettato l’accordo, dice, per
“essere in prima linea nella protezione dei consumatori e per dare ai
nostri giocatori l’esperienza migliore”.

La seconda parte della megamulta, pari a 245 milioni, è costituita da rimborsi
agli utenti che secondo la Federal Trade Commission sono stati ingannati dai
dark pattern, ossia da pulsanti disposti in modo confuso e
contraddittorio allo scopo di far fare acquisti indesiderati ai giocatori.

Per esempio, dice la FTC, bastava premere un singolo pulsante per trovarsi
degli addebiti durante una schermata di caricamento o mentre si riavviava il
gioco dopo averlo messo in pausa, e fino al 2018 i bambini potevano spendere
soldi reali per acquistare i V-Buck, la valuta interna del gioco, senza dover
chiedere il consenso dei genitori, che a fine mese si trovavano con centinaia
di dollari di spese.

Nel loro complesso, questi trucchi hanno causato addebiti per centinaia di
milioni di dollari, ed Epic Games era perfettamente consapevole della loro
esistenza, tanto da aver ignorato oltre un milione di lamentele degli utenti e
aver addirittura nascosto intenzionalmente le funzioni di rimborso, oltretutto
bloccando i conti delle carte di credito di chi contestava gli addebiti,
afferma la FTC.

L’azienda ha promesso di evitare in futuro questi dark pattern e di
rendere più chiaro ed esplicito il procedimento di pagamento nel gioco. Ma il
problema degli acquisti troppo facili da parte dei minori a insaputa dei
genitori è molto diffuso: la FTC nota infatti che ha già contestato
comportamenti analoghi ad Amazon, Apple e Google per i cosiddetti
acquisti in-app involontari, che sono già costati milioni ai
consumatori.

Se avete figli videogiocatori, insomma, è il caso di controllare bene se hanno
accesso a opzioni di acquisto troppo facili e di valutare se limitarle o
bloccarle. Il metodo più semplice, di solito, è immettere nel gioco i dati di
una carta di credito prepagata, che fissa automaticamente un limite di
spesa, oppure quelli delle apposite carte di pagamento associate ai vari
giochi.

Podcast RSI – Megamulta a Fortnite per “dark pattern”, Twitterremoto, Lensa AI e gli avatar pericolosi

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo
trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo integrale e i link alle fonti di
questa puntata, sono qui sotto.

Cerchio nel grano in Piemonte. No, non l'hanno fatto gli alieni

Cerchio nel grano in Piemonte. No, non l’hanno fatto gli alieni

Nella notte fra il 29 e il 30 giugno scorso è comparso in un campo piemontese
questo cerchio nel grano. Non è opera di extraterrestri o di esperimenti
militari segreti: è frutto del talento di un gruppo di
circlemaker coordinati da Francesco Grassi.

Ttutti quelli che ancora pensano che non sia possibile che degli esseri umani
possano creare cerchi nel grano così perfetti nel giro di una notte, senza luci
o strumenti o guida dall’alto, dovrebbero farsi qualche domanda.

Questa è la squadra di circlemaker:

Questo è il tweet nel quale Francesco Grassi annuncia il cerchio e la
composizione della squadra:

Prevengo subito l’inevitabile domanda: di solito l’agricoltore è consenziente e
gran parte del grano spianato viene comunque recuperato.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o
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Quando la truffa è talmente spavalda da rasentare l’elogio: Paypal e l’account Postfinance

Quando la truffa è talmente spavalda da rasentare l’elogio: Paypal e l’account Postfinance

Nota: alcuni dettagli di questo articolo sono stati modificati rispetto
alla realtà per esigenze di narrazione e per proteggere le identità delle
persone coinvolte. La sostanza tecnica dell’articolo è inalterata.
Questa è una versione estesa del testo del podcast del 16 dicembre 2022. Pubblicazione iniziale: 2022/12/11 10:51. Ultimo aggiornamento: 2022/12/22
12:40.

Intendiamoci subito: un crimine è un crimine e come tale va condannato. Una
persona ha perso parecchi soldi a causa della truffa che sto per raccontarvi.
Ma la sfacciataggine e la spavalderia della tecnica usata dal criminale sono sorprendenti e confesso di avere un piccolo moto di
ammirazione per l’astuzia di chi l’ha concepita e messa in atto. In ogni caso, questo tipo originale di trappola informatica può essere un pericolo per molti, soprattutto nel periodo natalizio.

Questa storia inizia con una telefonata. Una persona mi chiama chiedendo aiuto
per risolvere una truffa: ha usato il proprio conto PayPal, sul quale aveva
accumulato del denaro, per inviare a se stessa circa duemila franchi, dando
ordine a PayPal di versarli sul suo conto Postfinance (la versione svizzera di
un conto corrente presso l’ufficio postale), ma i soldi non sono mai arrivati.

Non ci sono indicazioni che il suo computer sia stato attaccato o che qualcuno
abbia avuto accesso al suo conto PayPal, e l’ipotesi che qualcuno sia riuscito
a dirottare il suo trasferimento di denaro mentre era in transito sembra
tecnicamente improbabile. Frodi o errori da parte di PayPal o di Postfinance
sembrano ancora più implausibili. La vittima dice di essere sicura di essere entrata
direttamente nel proprio account PayPal e di aver dato le proprie
credenziali al sito originale, per cui è da escludere un phishing (furto di credenziali effettuato inducendo la vittima a visitare un sito che ha lo stesso aspetto di quello autentico ma è gestito dai criminali) o un
man in the middle (intercettazione delle comunicazioni della vittima con il sito autentico).

Sembra un mistero irrisolvibile, ma come mi capita spesso in situazioni come
questa chiedo alla vittima di descrivermi in dettaglio i passi che ha
compiuto, mentre io li ripercorro usando il mio conto PayPal come ambiente di prova. 

La vittima
mi racconta che è entrata nel proprio conto e ha cliccato sull’opzione di invio
denaro nella pagina principale, etichettata Send money nella versione
in inglese del sito. 

Lo faccio anch’io, e sul monitor del computer mi compare appunto l’opzione di inviare denaro, bene in vista al centro della
schermata:

La vittima mi spiega che a questo punto ha cliccato su Send money,
visto che doveva inviare del denaro, e ha digitato Postfinance nella
casella di ricerca del destinatario. 

Ripeto i suoi passi, e quindi clicco su Send money. Mi compare la
casella di ricerca nella quale, appunto, si cerca il nome dell’utente al quale inviare denaro:

In questa casella digito Postfinance, come ha fatto la vittima, e mi compare sullo schermo l’account di nome Postfinance.

La vittima mi spiega che ha cliccato su questo account e ha immesso la cifra
da inviare, cliccando poi sul pulsante di invio. Da quel momento non ha più
visto i propri soldi.

Provo a farlo anch’io, con un importo simbolico di un centesimo, ma mi trattengo dal cliccare sul pulsante Send Money Now.

Avete capito come si è svolta la frode?

Vi lascio un po’ di tempo per pensarci. Scrivete la vostra soluzione nei
commenti, se vi va.

ALLERTA SPOILER: La soluzione

La vittima ha commesso un errore abbastanza comprensibile: ha usato la
funzione Send money invece di quella giusta, che ha un nome molto
simile, ossia Transfer money

In questo modo la vittima, invece di
mandare i soldi al proprio conto Postfinance (che va preventivamente
registrato fra i conti destinatari autorizzati), ha mandato i soldi a un
truffatore che ha avuto l’idea semplice e geniale di creare un account di nome
Postfinance e ha avuto la spavalderia di confidare che PayPal
non avrebbe fatto alcun controllo significativo sui nomi degli account. E ha avuto ragione.

La vittima, poco pratica di PayPal e presa dalla fretta perché era in partenza
per un viaggio, ha pensato che scegliendo
Postfinance gli automatismi di PayPal avrebbero dedotto dai dati del mittente a quale conto andassero inviati i soldi. L’errore iniziale è stato suo, certo, ma è stato
facilitato dall’ambiguità fra inviare denaro e trasferire denaro
e soprattutto dal fatto che PayPal non sta facendo nulla di efficace per
evitare queste truffe: infatti ospita numerosissimi account che hanno nomi o
nickname palesemente ingannevoli.

Grazie anche alle segnalazioni dei lettori nei commenti qui sotto e su
Mastodon, è infatti emerso che fra gli utenti di PayPal, oltre a Postfinance (con
tanto di pratico e ingannevolissimo link rapido Paypal.me/postfinance), ci sono account
che hanno nickname sfacciatamente fraudolenti, come
Poste Pay, Poste Italiane, Credit Lyonnais American Express,
Paypal Banque, Banca Bancomer, Banca Comercial Mexicana, Banca Intesa,
Intesa Sanpaolo, Banca Sella

o Mastercard Crédit Mutuel, insieme a tantissime persone che a quanto
pare di nome o cognome fanno proprio Mastercard e a qualcuno che ha la
curiosa sorte di chiamarsi Visa Mastercard o Debito Mastercard.

Si capisce che sono account fraudolenti e non intestati alle istituzioni
finanziarie legittime dal nome indicato in piccolo dopo la chiocciolina, che non c’entra
nulla con quello dell’istituzione: dubito, per esempio, che Poste Italiane
abbia aperto un account usando il nome utente @filomenapolito93.

La vittima è ora in disputa con PayPal per tentare di farsi restituire la
somma, ma nel frattempo è importante prevenire che ci siano ulteriori vittime. Ho già
avvisato il servizio antiphishing di PayPal, che secondo la guida online è
raggiungibile inviando una mail a phishing@paypal.com.

In caso di sospettata frode, la guida online di PayPal raccomanda inoltre di
contattare il servizio antifrode dell’azienda usando la pagina apposita (www.paypal.com/disputes/), ma questa pagina funziona solo se c’è stata una transazione fra vittima e
presunto truffatore. Così ho mandato un centesimo al falso Postfinance: questo mi ha consentito di venire a sapere quale indirizzo di mail è associato all’account. È
thierrybarthtiti113@gmail.com, e PayPal stessa ammette che l’account
non è verificato.

Ho inviato a Paypal questa mail dal mio account presso la RSI:

Dear Sirs,

I am a journalist working for Swiss National Radio and
TV.

I would like to report a fraudulent account on your service.
The account is called “@Postfinance”. It is impersonating the Swiss Post
Office, but it is associated with the email account
thierrybarthtiti113@gmail.com.

This account has already scammed
someone, who contacted me to report the scam.

I am writing an
article on PayPal fraud management, reporting this specific instance.

I
would like to suggest that you block this “@Postfinance” account immediately.
As a general rule, perhaps you could consider a filter that prevents or at
least flags accounts that use well-known company names without
verification.

Sincerely,
Paolo Attivissimo

Lugano,
Switzerland

Adesso vediamo che succede. Personalmente trovo assurdo e inaccettabile che PayPal non effettui nessun controllo sui nomi o nickname scelti dagli utenti, filtrando almeno quelli che contengono parole chiave evidenti come bank, banque, credit, debit, poste, card.

Nel frattempo, posso solo segnalare pubblicamente questo problema e raccomandare a tutti di fare tanta, tanta attenzione ai dettagli quando si invia denaro via Internet e di farlo solo quando si può agire senza fretta, senza distrazioni e senza ansie. 

2022/12/22. Ricevo dalla vittima e segnalo con piacere la notizia che PayPal ha rimborsato l’intera cifra. L’account ingannevole, tuttavia, è ancora presente su PayPal.