Ho già
accennato
in passato al progetto Aptera, un veicolo
elettrico a due posti (più ampio bagagliaio) capace di fare fino a 1600 km con
una singola carica e così efficiente (16 km/kWh o 6,25 kWh/100 km, il triplo
di un’auto elettrica normale) da rendere praticabile la ricarica tramite
pannelli fotovoltaici integrati nella carrozzeria ultra-aerodinamica (Cd/Cx
0,13), che danno fino a 65 km di autonomia gratuita al giorno semplicemente
parcheggiandola al sole. Il modello base dovrebbe costare intorno ai 26.000
dollari. Il suo unico neo, perlomeno per le strade europee, è la larghezza
(ben 2,23 metri).
Ora scopro, grazie al video che potete vedere qui sotto, che
verrà assemblata in Italia, e specificamente a Modena. Sì, perché nel
video, a 1:30, parla Thomas Vecchi, chief sales director di CPC, e
spiega che Aptera ha uno stabilimento italiano e i prototipi sono già in giro.
Non vedo l’ora di provare un’Aptera.
Questa è la direzione nella quale dovrebbe muoversi, secondo me,
l’industria automobilistica: non verso i gigantismi di oggi (anche fra le auto
elettriche), ma verso efficienze sempre maggiori. Perché con le materie prime
e i consumi energetici di un’auto tradizionale si possono fabbricare e
alimentare tre Aptera o simili, riducendo enormemente il problema della
penuria di queste risorse; perché l’iperefficienza riduce drasticamente il
problema dei tempi di ricarica e della necessità attuale di avere un posto
auto elettrificato; e anche perché un veicolo più leggero ha meno massa da
frenare ed è un pericolo minore per gli altri utenti della strada.
Di recente ho fatto una conferenza sulla mobilità sostenibile per i ragazzi e
le ragazze delle scuole medie qui in Canton Ticino, e il loro
wow quando ho mostrato l’Aptera è un buon segno.
Ora se solo riesco a convincere Aptera a fare una versione con le ruote
anteriori che si avvicinano alla carrozzeria a bassa velocità, per ridurre gli
ingombri in parcheggio…
—
Aggiornamento: Dai commenti mi arriva la segnalazione che l’idea delle
ruote rientranti è già stata implementata sulla biposto
City Transformer, che passa da
una larghezza di un metro a 1,40 quando è in movimento. La foto
qui sotto spiega molto eloquentemente l’assurdità della situazione attuale, con
automobili monumentali sulle quali troppo spesso c’è una sola persona.
