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(AGG 2023/04/30) Se siete Trekker, preparatevi a un’emozione magica. Se non lo siete, state comunque guardando il futuro del cinema: “Regeneration”

(AGG 2023/04/30) Se siete Trekker, preparatevi a un’emozione magica. Se non lo siete, state comunque guardando il futuro del cinema: “Regeneration”

Se siete appassionati di Star Trek, questo corto prodotto dai tecnici che hanno lavorato alle incarnazioni più recenti della saga vi farà venire il groppo in gola. Per voi queste immagini non hanno bisogno di spiegazioni: sapete benissimo il contesto, le storie alle quali si riferiscono, e cosa c’è dietro quelle silenziose espressioni.

Se non lo siete, credo che comunque riconoscerete uno dei personaggi più iconici della storia della televisione e del cinema.

Per facilitare il confronto, ecco la scena di Generazioni alla quale si ispira questo corto:

Questa struggente demo, e i venticinque minuti di Harrison Ford che reinterpreta il giovane Indiana Jones nel prossimo film Indiana Jones and the Dial of Destiny, danno la misura di dove siamo arrivati con la grafica digitale e il talento dei tecnici e degli animatori. Possiamo creare nuove storie con i volti degli attori che abbiamo amato e che sono invecchiati o non ci sono più, o ripresentare storie senza tempo con la qualità e i formati di oggi. Forse è un’operazione nostalgia. O forse è un modo per proseguire delle storie che si sono interrotte, spesso troppo presto.

Ecco qualche altro esempio:

Lo stesso gruppo che ha realizzato questo corto ha già creato i set virtuali di tutti i ponti di comando delle varie Enterprise che si sono succedute sullo schermo in oltre cinquant’anni. Tutta la loro produzione è consultabile online presso i Roddenberry Archives e in un canale YouTube da non perdere. In pratica stanno lavorando a una versione preliminare dell’holodeck, realizzando riprese nelle quali le luci e l’inquadratura (o il punto di osservazione) possono essere cambiati a piacimento dopo le riprese.

Qui sotto trovate uno spezzone di una presentazione tecnica del lavoro di ricostruzione dell’intera Enterprise che è attualmente in corso.

Dai commenti arrivati dopo la pubblicazione iniziale segnalo alcuni articoli che spiegano la tecnica mista (attore somigliante, protesi fisiche e rifinitura digitale) usata per realizzare questi risultati:

Recensione senza spoiler: Avatar - La Via dell’Acqua Riciclata

Recensione senza spoiler: Avatar – La Via dell’Acqua Riciclata

A Jake Sully hanno appena detto che i film devono avere anche una trama.

Ieri sera sono andato a vedere Avatar – La via dell’acqua. Senza fare
spoiler, ho solo un consiglio: se volete vedere lo stato dell’arte degli
effetti speciali digitali, cinque anni avanti rispetto a tutto quello che
avete mai visto, con immagini perfettamente realistiche, un 3D sobrio e
immersivo senza essere sfacciato, un rendering dei personaggi digitali
stupendamente espressivo, fluido e impeccabile, un
motion capture subacqueo che lascia a bocca aperta, e una creazione
straordinaria di un intero universo di creature, macchine e ambientazioni,
andate a vederlo nel cinema meglio attrezzato, con lo schermo più grande
possibile, l’impianto audio più potente e meglio calibrato e con il 3D più
luminoso che potete raggiungere: da questo punto di vista ne vale
assolutamente la pena.

Il livello degli effetti digitali delle creature è impeccabile e l’interazione
di queste creature con l’acqua (un incubo assoluto per gli animatori digitali)
è semplicemente perfetta. James Cameron, ancora una volta, ha fatto
fare un balzo in avanti alla tecnologia di ripresa e al software di
animazione.

Ma se nulla di tutto questo vi interessa, lasciate perdere. Il problema di
così tanta perfezione degli effetti visivi e nella resa del 3D è che in pochi
minuti ci si dimentica di guardare dei personaggi e degli ambienti interamente
sintetici, li si accetta come reali… e a quel punto la tecnologia strepitosa
passa in secondo piano e ci si accorge che la storia è inesistente,
prevedibile, forzata e ricopiata dal film precedente aggiungendoci una
spruzzata fin troppo sfacciata di Titanic e Star Wars.

Per citare Boris, il film ha tutti gli ingredienti classici di un
prodotto generato da un algoritmo commerciale: c’è pure l’immancabile “storia
teen”. Però siccome James Cameron è James Cameron, qui non si applica il
borisiano “nun lo famo ma lo dimo”, ma è un “lo famo” continuo,
roboante, chiassoso e ostentato. Oserei dire smarmellato.

Capisco che Cameron, con tutti i soldi che ci sono in gioco, abbia voluto
scegliere una storia ipersemplificata, con un messaggio ambientalista facilone
che viene spiattellato in faccia allo spettatore come se fosse un deficiente
che ha bisogno dei disegnini per comprendere le cose più elementari. Per
coprire le spese, questi film devono essere digeribili (culturalmente e anche
politicamente) in ogni paese del mondo che abbia un numero significativo di
spettatori potenziali paganti e quindi bisogna andare sul semplice e toccare
valori universali e basilari, ma il risultato è una coloratissima,
annacquatissima minestra riscaldata.

Sinceramente, se Cameron avesse lasciato perdere tutte le battaglie e gli
scontri personali (forzatissimi) e avesse offerto tre ore di immagini delle
creature e della vita su Pandora, con quella fantasia creativa, quella
fotografia ricercata e quel senso del meraviglioso che spiccano nelle (poche)
pause fra una scena d’azione e l’altra, Avatar – La via dell’acqua mi
sarebbe piaciuto molto di più: le scene di “volo” subacqueo, per esempio,
lasciano a bocca aperta per la bellezza, la qualità, la fluidità e il realismo.

La forza di Avatar non è la sua trama, ma la sua capacità di immergere
lo spettatore in un universo ricchissimo, pieno di creature strane e colori
stupendi, e di far sembrare tutto questo assolutamente reale. Peccato che in
questo secondo film James Cameron abbia voluto raccontare più guerre che
meraviglie.

Arrivano le patch anche per i film: il disastro di “Cats”

Arrivano le patch anche per i film: il disastro di “Cats”

Cats, il film basato sul celeberrimo musical a sua volta basato sul libro di poesie di T.S. Eliot, è un disastro tecnico di proporzioni epiche. Chi è andato al cinema a vederlo ha notato che gli effetti speciali digitali che dovrebbero trasformare gli attori in umanoidi felini sono sbagliati, assenti o incompleti.

Spicca, per esempio, la mano umanissima di Judi Dench, con tanto di anello al dito. C’è anche la mano umana di Rebel Wilson, addirittura in uno dei trailer ufficiali.

Chi ha visto il film nella sua versione iniziale ha detto di aver notato anche “un uomo che se ne sta semplicemente in piedi in mezzo a una scena di un raduno di gatti” e “una donna che dovrebbe essere un gatto ma è stata soltanto colorata e si sono dimenticati di aggiungerle il pelo” e altro ancora. I corpi e i volti degli attori (nomi fra l’altro di altissimo livello) sono spesso fuori sincronismo: “si vede chiaramente la separazione fra i volti degli attori e il ‘pelo’ digitale [… e si vedono] le linee delle scarpette da danza sotto quelli che dovrebbero essere piedi o zampe nude” (Screenrant).

Gli attori hanno infatti girato le scene indossando tute per motion capture e poi gli artisti digitali hanno usato i dati posizionali acquisiti dalle tute per aggiungere il pelo digitale e fondere le forme umane con quelle feline, a volte con risultati esteticamente sconcertanti, come si può vedere nel trailer qui sotto.

Il regista, Tom Hooper, aveva detto di aver finito il film appena prima della sua anteprima mondiale, ma chiaramente si è perso per strada qualcosa. Ormai il film, costato oltre 100 milioni di dollari, è in circolazione in migliaia di sale.

Nell’era della pellicola questo sarebbe stato un disastro irreparabile, con migliaia di costose copie da buttare e rifare e un incubo logistico senza pari, ma dato che ormai quasi tutti i film sono distribuiti su supporto digitale o addirittura tramite download, la Universal, che distribuisce Cats, ha preso una decisione senza precedenti: sostituire tutte le copie digitali fallate con una versione aggiornata e corretta, che è in distribuzione da un paio di giorni. Siamo arrivati alle patch per i film.

In passato è già capitato che un film sia stato modificato o corretto dopo l’anteprima, ma questo solitamente è avvenuto prima della duplicazione in massa per la distribuzione. L’unico incidente vagamente analogo che mi viene in mente è il ritiro, nel 1999, di 3,4 milioni di copie su videocassetta di Le avventure di Bianca e Bernie, un cartone animato della Disney datato 1977: in una scena della pellicola originale qualcuno aveva infatti inserito abusivamente, per due fotogrammi, una piccola foto di una donna a seno nudo che si affacciava a una finestra dello sfondo disegnato.

Fonti aggiuntive: Hollywood Reporter, Screenrant.

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Dietro le quinte degli effetti di “Gravity” (SPOILER)

Se siete affascinati dalle tecnologie usate per creare gli effetti speciali digitali di oggi e volete sapere come hanno realizzato le scene incredibili di Gravity, godetevi questo breve video, che rende molto chiaro che fare effetti speciali non significa semplicemente usare un computer. Richiede tanto, tanto talento umano e una quantità sorprendente di tecnologia molto concreta e poco virtuale. Grazie ad @AstroSamantha per la segnalazione.

ATTENZIONE: Se non avete ancora visto Gravity, tenete presente che questo video rivela dettagli molto importanti della trama.

[IxT] Attentati; Live 8 scaricabile; e altro

Sapete tutti cos’è successo a Londra; alcuni lettori hanno inaspettatamente temuto che il mio silenzio di questi giorni fosse dovuto a un mio coinvolgimento di qualche genere, visto che molti pensano che io abiti da quelle parti.

In realtà ho abitato in Inghilterra fino a poco tempo fa, ma a York, a qualche centinaio di chilometri da Londra, e il mio silenzio è dovuto a tutt’altre ragioni puramente personali (a proposito, grazie a tutti coloro che mi hanno scritto a proposito di Biru, siete stati gentilissimi). Volevo soltanto tranquillizzare e ringraziare chi si è preoccupato per me.

Per evitare che Londra sia associata nella vostra memoria soltanto ai recenti attentati, vorrei segnalarvi che America Online permette di scaricare legalmente l’intera serie di concerti.

Trovare i link diretti ai singoli brani richiede qualche acrobazia, per cui sto pubblicando il tutto a puntate su Zeus News. La prima parte è qui:
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4234&;numero=999

Le prossime parti verranno pubblicate sempre su Zeus News nei prossimi giorni.

I video sono di ottima qualità, con audio stereo, e per questo piuttosto pesanti (dai 50 megabyte in su), quindi è opportuno dotarsi di una connessione veloce o di moltissima pazienza.

Se trovate errori nei link, segnalatemeli scrivendo come al solito a topone@pobox.com

Terrorismo, fa più danni la paura

Alcuni giorni prima degli attentati di Londra ho scritto un pezzo sui danni che la paura e l’incompetenza causano quando c’è di mezzo il terrorismo:
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4223

Cinema digitale

Se non avete ancora visto un film proiettato in un cinema digitale, vi consiglio di provarci con Episodio III: il film in sè può piacere o meno, e forse delude molti fan della saga di Guerre Stellari, ma non c’è migliore dimostrazione del salto qualitativo offerto dalla proiezione digitale.

Se vi interessano dati tecnici e le mie impressioni su questa tecnologia, date un’occhiata qui:
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4219

Mac e Intel, prime info sull’hardware

Cominciano a trapelare i primi dati sul tipo di hardware che costituirà i futuri Mac basati su processore Intel. Sarà davvero possibile far girare Mac OS X su un PC qualsiasi? Improbabile ma non impossibile:
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4212

Telefonini sugli aerei: SMS OK, telefonate no, dicono i passeggeri

Sta per cadere il divieto d’uso dei cellulari, ma gli utenti non gradiscono l’idea di trovarsi inchiodati accanto al chiacchierone di turno:
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4208

Falla Javascript mette a rischio quasi tutti i browser

Secunia ha trovato una falla che permette a un sito ostile di far comparire nella finestra di un sito sicuro una finestra-trappola. L’articolo contiene anche un rimando alla dimostrazione (innocua) di questa tecnica di aggressione informatica:
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4205