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Treni wifi in UK

GNER estende il servizio Wifi alla seconda classe

Dal 6/7/2004, la società ferroviaria inglese GNER (quella che serve York, dove abito) estende il servizio Wifi di bordo anche alla seconda classe; prima era appannaggio soltanto di chi viaggiava in prima classe.

La prima classe continuerà a ricevere il servizio gratuitamente; la seconda pagherà da £2.95 a £9.95, a seconda della percorrenza. Si paga con carta di credito quando si accede al servizio. Il servizio è disponibile su tutte le carrozze di classe Mallard, insieme alle prese di corrente per laptop.

The service itself – dubbed GNER Mobile Office – uses a satellite link to connect a carriage’s Wi-Fi access point to the Internet. Multiple GSM/GPRS connections are used when the train passes through a tunnel or moves inside a station where the satellite’s line-of-sight is blocked.

Sparisce il decreto Pisanu ammazza-Wifi?

Sparisce il decreto Pisanu ammazza-Wifi?

Il 31/12 l’Italia torna al Wifi libero? Bentornati nel mondo normale

Leggo su Zeus News che il decreto Pisanu, quello che per anni ha represso l’uso di Internet in Italia introducendo l’obbligo demenziale di registrarsi con un documento d’identità per poter usare un accesso Wifi pubblico, verrà lasciato decadere. Era stato adottato con la giustificazione della lotta al terrorismo e si conclude con un bilancio patetico: terroristi arrestati zero, italiani incazzati a milioni, occasioni perse di sviluppo economico innumerevoli. Persino in Inghilterra e in USA, due paesi assai più esposti dell’Italia al terrorismo internazionale, non se l’erano sentita di partorire una simile bestialità.

Visti gli illustri precedenti, non ci credo finché non vedo, e già mi lasciano perplesso due frasi attribuite al Ministro dell’Interno Maroni. La prima è questa: “dal primo gennaio introduciamo la liberalizzazione dei collegamenti Wi-Fi attraverso gli smartphone”. Che vuol dire? Il mio laptop con Wifi verrà escluso, ma il mio telefonino Android potrà navigare? E se faccio tethering, che differenza fa in termini di sicurezza anticrimine e antiterrorismo? Ma che scemenza è? Prego e spero si tratti di una bufala.

La seconda è quel “dal primo gennaio i cittadini saranno liberi di collegarsi ai sistemi Wi-Fi senza le restrizioni introdotte cinque anni fa e che oggi sono superate dall’evoluzione tecnologica”. No, signor ministro: non dia la colpa all’evoluzione tecnologica. Per dirla usando il gergo tecnico, già cinque anni fa il decreto Pisanu era quello che è oggi: una stronzata. Si trovi un’altra foglia di fico, noi informatici non vogliamo coprire certe pudenda.

Una visita Web e so esattamente dove sei

Una visita Web e so esattamente dove sei

Falla nei router permette di localizzare gli utenti via Web

Lo smanettone ed esperto di sicurezza Samy Kamkar ha documentato una vulnerabilità nel modo in cui i router gestiscono le richieste di identificazione, che può essere sfruttata per localizzare con estrema precisione un visitatore di un sito Web. Per “estrema precisione” s’intende nove metri, in uno dei casi dimostrati da Kamkar alla conferenza Black Hat a Las Vegas pochi giorni fa. La sua presentazione era intitolata, in modo piuttosto inquietante, “Come ho incontrato la tua ragazza”.

La vulnerabilità funziona così. Di solito ci si connette a Internet tramite un router (magari Wifi) e di norma solo i computer connessi direttamente al router possono interrogarlo per ottenerne l’identificativo univoco, il MAC address. Ma Kamkar ha trovato il modo di confezionare una pagina Web in modo da attivare un’interrogazione che sembra provenire dal computer localmente connesso e passarla alla geolocalizzazione di Google. Le auto di Google che hanno mappato le città per il servizio Street View hanno infatti associato alle coordinate GPS i MAC address dei router incontrati durante le loro esplorazioni.

In questo modo il ficcanaso di turno può ottenere l’ubicazione geografica precisa del router e quindi localizzare e identificare il visitatore. Questa localizzazione non si basa sull’indirizzo IP, come altre funzioni già disponibili in Rete. La dimostrazione online di Kamkar funziona con qualunque browser.

Kamkar è famoso (o famigerato) perché nel 2005 creò un worm che sfruttava le falle dei browser e gli permise di raccogliere oltre un milione di “amici” su Myspace in un solo giorno. La bravata gli costò una condanna in tribunale, con tre anni di libertà vigilata, tre mesi di servizio civile e un’ammenda.

Il rischio riguarda solo gli utenti di router Wifi che siano stati catalogati da Google, ma è un’altra dimostrazione di come l’anonimato su Internet sia sempre più un mito. Chi pensa di poter approfittare della Rete per fare lo stupido senza farsi beccare stia quindi attento.

Google Street View ha sniffato password e mail via Wifi

Google Street View ha sniffato password e mail via Wifi

Wifi e Street View, Google ha sniffato troppo

Ricordate la polemica a maggio di quest’anno intorno alla scoperta che le automobili di Google Street View, il servizio che permette di percorrere virtualmente le strade delle città del mondo, avevano raccolto i dati trasmessi dagli apparati Wifi non cifrati di privati e aziende in più di 30 paesi?

Google aveva dichiarato che la raccolta, finalizzata a catalogare identità e posizione delle reti Wifi per i propri servizi gratuiti di localizzazione, era stata effettuata in modo errato ma comunque poteva riguardare “normalmente… solo frammenti” di dati, perché le sue auto si spostano continuamente, uscendo quindi rapidamente dal raggio d’azione della singola rete Wifi, e i ricevitori installati nelle auto di Google “cambiano automaticamente canale circa cinque volte al secondo”.

Successivamente è emerso che in quei “frammenti” di dati ci sono password ed e-mail degli utenti, secondo l’ente francese CNIL (Commission nationale de l’informatique et des libertés), che ha avuto accesso ai dati raccolti da Google. E c’è una domanda di brevetto, depositata da Google a novembre del 2008, che può essere interpretata come un tentativo di brevettare proprio questo genere di raccolta ed analisi di dati Wifi, secondo i legali di una class action avviata negli Stati Uniti contro Google da un gruppo di utenti che temono di essere stati intercettati. Google dice che il brevetto non ha nulla a che vedere con lo sniffing (intercettazione) di pacchetti Wifi.

La situazione è molto confusa: le autorità irlandesi, austriache, britanniche e danesi hanno chiesto a Google di cancellare i dati raccolti in quei paesi (cosa che Google ha fatto in presenza di verificatori indipendenti), ma altri stati, come Germania, Spagna, Francia, Belgio, Nuova Zelanda, Italia e Svizzera, hanno chiesto di conservarli per un esame. E altri ancora, come l’Australia, devono decidere che fare, mentre negli Stati Uniti ci sono varie iniziative a livello dei singoli stati e a livello federale. C’è ancora da capire se sia stato commesso un reato secondo le leggi vigenti nei singoli paesi e nell’Unione Europea.

Google ha pubblicato un rapporto, redatto da una società di sicurezza, che getta luce sul funzionamento del software di sniffing utilizzato dalle auto di Street View e sembra confermare che l’intercettazione ha riguardato soltanto i dati che venivano trasmessi dai sistemi Wifi degli utenti in forma non cifrata e non protetta. Questo significa che quei dati erano intercettabili da chiunque e che gli utenti sono responsabili di non aver rispettato le regole fondamentali della sicurezza delle reti senza fili.

Cosa deve fare un utente preoccupato? Innanzi tutto cifrare la propria rete Wifi usando le apposite funzioni descritte nel manuale degli apparati di rete, e poi cambiare le proprie password. Naturalmente, se l’utente ha la propria casella di posta su Gmail o ha un account per altri servizi di Google, cambiarne la password potrebbe essere una misura lievemente superflua.

Fonti: Infoworld, Ft.com, Punto Informatico, NY Times, The Register.

Multa in Germania per i Wifi aperti? Non proprio

Multa in Germania per i Wifi aperti? Non proprio

Germania, multa se non si lucchetta il Wifi? Sentenza da chiarire

Photo Credit: RafeB (Flickr). L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Avrete probabilmente letto i titoli che parlano di connessioni Wifi personali che in Germania devono essere “protette per legge” (Punto Informatico) perché altrimenti “ti multano” (Tom’s Hardware).

Chi si è fermato ai titoli potrebbe avere l’impressione che d’ora in poi avere una connessione Wifi aperta in Germania sarà un reato punito dalla legge. E magari si chiede se una norma del genere non possa estendersi al proprio paese, magari sull’onda del provvedimento tedesco.

La questione è un po’ diversa da come la presentano i titoli (gli articoli linkati sopra, va detto, spiegano meglio la questione nel loro testo). Non c’è alcun obbligo di proteggere l’accesso alla propria connessione Wifi: non ci saranno ronde di poliziotti armati di scanner Wifi che multeranno chi non provvedesse a lucchettare con una password il proprio access point. Più semplicemente, se un utente lascerà libero accesso alla propria connessione Wifi e qualcuno la userà per commettere un reato, l’utente sarà considerato parzialmente responsabile di quel reato. In quel caso, e solo in quel caso, l’utente tedesco rischierà una multa massima di 100 euro.

Nel caso specifico che ha generato la notizia, la Corte federale di giustizia tedesca (Bundesgerichtshof) a Karlsruhe si è pronunciata in merito alla causa intentata da un musicista (che secondo varie fonti non sarebbe stato identificato dal tribunale ma stando a Focus.de è legato al brano intitolato Sommer unseres Lebens di Sebastian Hämer) nei confronti di un utente Internet la cui connessione Wifi senza fili era stata utilizzata da ignoti per scaricare illegalmente una canzone che poi era stata immessa in un circuito di scambio file.

L’utente era stato identificato in base al suo indirizzo IP, ma era riuscito a dimostrare che era in vacanza al momento del misfatto ed è stato quindi ritenuto non colpevole di violazione del diritto d’autore. Tuttavia il tribunale lo ha giudicato comunque in parte responsabile perché non aveva protetto la propria connessione contro abusi da parte di terzi. Va notato un altro dettaglio che molte fonti non hanno riportato: l’imputato aveva sì protetto la propria connessione, ma aveva usato la password di default del fabbricante del proprio apparato Wifi, che è facilmente reperibile da chiunque.

La cosa interessante è che il tribunale ha deciso inoltre che gli utenti non saranno tenuti ad aggiornare continuamente le proprie misure di sicurezza, ma dovranno soltanto proteggere la propria connessione impostando una password (diversa da quella predefinita) al momento della prima installazione.

La misura legale è destinata a far discutere, anche perché scavalcare queste password sta diventando sempre più semplice. Network World segnala che in Cina sono in vendita a poche decine di dollari apparecchietti da collegare alla porta USB di un computer che permettono di decifrare le chiavi WEP e WPA delle reti Wifi nel giro di pochi minuti nel caso di protezione WEP (la WPA viene attaccata per bruteforcing, ossia per tentativi ripetuti). Ed esistono dei servizi che per una ventina di dollari promettono di restituire la password WPA di una rete Wifi protetta secondo i criteri della sentenza tedesca.

Speriamo che chi deve giudicare questi casi, in Germania e ovunque si dovesse pensare di introdurre sanzioni analoghe o principi giuridici dello stesso tipo, si tenga al corrente di queste novità tecniche, altrimenti si rischia di punire gli innocenti. In fin dei conti, è come se qualcuno si introducesse in casa nostra forzando la porta, rubasse un nostro coltello e lo usasse per un delitto, e poi condannassero noi come corresponsabili per aver fornito il coltello.

Fonti: CrunchGear, ItaliaSW, Associated Press, BBC, ZeroPaid, InfoSecurity Magazine, Focus.de.

Radio: paura Wifi, crack di Vista, Ratzinger vs Google

Disinformatico radio stamattina: in arrivo il panico da Wifi, Vista craccato più facile di XP, il Vaticano molestato da Google, addio alle audiocassette

Stamattina alle 11 ci sarà il consueto appuntamento con l’edizione radio del Disinformatico, in onda in diretta sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming in tempo reale (Real Audio) e in differita come podcast. Ecco i temi di oggi:

  • preparatevi alla paranoia da Wifi: i soliti incompetenti lanciano allarmi sulle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle connessioni Internet senza fili.
  • Windows Vista craccato, e in una forma ancora più semplice di quella di XP, ma questo non è certo un bene.
  • Lezione magistrale di Internet al Vaticano: la protesta contro la possibile messa in onda i Italia di un documentario della BBC sugli abusi di minori da parte di religiosi si rivela un clamoroso autogol quando gli utenti della Rete pubblicano il documentario, sottotitolato in italiano, su Google Video.
  • Addio alle audiocassette: spariranno presto dal mercato per obsolescenza. Breve storia di questo supporto, che diede il via all’informatica hobbistica di massa.

Apple, una dozzina di falle da turare

Falle Mac OS X gravi, patch da installare subito

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “massimo.fia****” e “cp”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Apple ha rilasciato una patch che tura oltre una dozzina di falle, alcune decisamente gravi, all’interno del proprio sistema operativo Mac OS X. Una di queste falle permette di prendere il controllo di un Mac all’interno di una sottorete e quindi è ideale per esempio per un attacco all’interno di un ufficio o di un hotspot Wifi pubblico.

Per questa falla è già circolante il codice necessario per un attacco; un’altra falla importante è veicolata dai documenti PDF. Uno di questi documenti, se confezionato in modo ostile, consente di eseguire codice a piacimento sul Mac della vittima.

La patch è appunto pronta e dovrebbe essere installata automaticamente da Mac OS X. Se avete personalizzato Mac OS X per “disadminizzare” l’account che usate per la normale attività, tuttavia, l’installazione non è automatica ma va eseguita manualmente: basta cliccare sull’icona della mela nella barra menu e scegliere Aggiornamento Software.

E’ importante notare che si tratta della quinta patch in cinque mesi per quanto riguarda il sistema operativo di casa Apple; il mito dell’inviolabilità del Mac va quindi ridimensionato con una sana dose di realismo. E’ indubbiamente meno vulnerabile di Windows per una lunga serie di ragioni (non solo tecniche) e non ha altrettanti problemi di virus e malware, ma da questo ad atteggiarsi ad invulnerabile, come fanno spesso certi utenti Mac, ce ne passa.

Maggiori dettagli sulla patch e sulle falle che risolve sono in questo articolo di The Register.

Gmail, Myspace, Hotmail e altri siti bucabili via Wifi

Gmail, Myspace, Hotmail e altri siti bucabili via Wifi

Usi il Wifi in giro? Occhio agli spioni, ti rubano la posta e l’identità

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “pietrom****” e “flzgrl”.

La conferenza di sicurezza informatica Defcon tenutasi pochi giorni fa a Las Vegas ha visto riuniti alcuni dei migliori smanettoni del mondo per presentare le loro scoperte. Son dolori per tutti: una delle segnalazioni più clamorose è la facilità con la quale si può non soltanto intercettare una connessione a Internet effettuata in un luogo pubblico tramite i tanti siti Wifi di alberghi, locali e Internet café, ma addirittura assumere l’identità dell’intercettato, raccogliere le sue informazioni personali, leggere la sua posta e sostituirsi a lui o lei in tutto e per tutto, senza conoscere alcuna password.

Robert Graham, della Errata Security, ha dimostrato spettacolarmente l’efficacia della propria tecnica d’intrusione prendendo il controllo di una sessione Web di Gmail e leggendo la posta della vittima durante la sua presentazione. Ha poi ripetuto la dimostrazione per i giornalisti rubando l’account di posta sacrificale di George Ou di ZDNet. Le foto sono qui.

L’attacco si basa sul fatto che la maggior parte degli accessi Wifi pubblici o a pagamento lavora senza cifratura, per semplicità, per cui il flusso di dati grezzo trasmesso via radio è intercettabile da chiunque sia dotato di un normale laptop con scheda Wifi e di un apposito programma sniffer che legge e decifra i dati che girano in chiaro nell’etere. Graham ha usato Ferret su Windows, ma ci sono moltissimi altri programmi analoghi, quasi tutti gratuiti e per tutti i principali sistemi operativi.

In sé questa non è una novità: da anni si sa che usare un Wifi non cifrato è un rischio. La novità è che Graham ha dimostrato che pescando dal flusso di dati i cookie (file temporanei mandati dai vari siti per gestire le sessioni), basta immettere questi cookie nel proprio browser (usando un apposito programma scritto da Graham, di nome Hamster, mostrato in azione nella foto tratta da TGdaily.com) per assumere l’identità della vittima o spiarne l’attività e la corrispondenza presso qualsiasi sito che gestisca le sessioni tramite cookie non cifrati: Gmail, Google Maps (per sapere dove abita la vittima rubandone i luoghi preferiti), Myspace, Hotmail, Facebook e tanti altri. Non occorre conoscere né nome utente, né password.

La falla, secondo Graham, sta nel fatto che le sessioni di questi siti non sono cifrate completamente: lo sono soltanto all’inizio, quando ci si collega e si immettono i propri codici d’accesso. Da quel punto in poi, le sessioni proseguono in chiaro, sfruttando i cookie come chiavi di sessione per “garantire” (si fa per dire) l’identità dell’utente.

I rimedi sono di vario genere. Chi sa usare una shell protetta (Secure Shell, SSH) o una rete privata virtuale (Virtual Private Network, VPN) è bene che la usi: evitare gli accessi Wifi non cifrati è comunque altamente consigliabile; e in ogni caso la sessione andrebbe cifrata interamente ove possibile. Per esempio, Gmail non cifra la sessione se vi si accede digitando http://mail.google.com, ma lo fa se si digita https:// al posto di http://.

Purtroppo la maggior parte degli utenti non sa neppure di essere esposta a questo genere di rischio e quindi dissemina infinite tracce della propria identità che chiunque può raccogliere. Non sapendolo, non sa neanche di dover prendere delle contromisure, e i siti hanno la loro parte di responsabilità nel non gestire di default le sessioni usando la cifratura.

Post di prova tramite Sony Ericsson P1i

Post di prova tramite Sony Ericsson P1i

Prova pratica: Sony Ericsson P1i con Blogger via wifi

Sono finalmente riuscito a convincere il mio cellulare wifi a parlare con la rete wifi del Maniero Digitale. Questo è un post di prova scritto, illustrato e composto interamente dal cellulare.

Il problema, come al solito in informatica, era nel posto più improbabile: non nel DHCP, non nel WEP o WPA, nemmeno nełla configurazione di rete. Era nell’access point balordo, un vecchio US Robotics, che andava benissimo con tutti gli altri oggetti wifi del Maniero tranne che con il cellulare. Ma questo ovviamente l’ho capito dopo.

Cambiato l’access point con un modello più recente (si fa per dire, un Netgear WG602), il cellulare s’è connesso al primo colpo.

La prima stesura di questo post l’ho fatta usando l’apposito programma da installare sul cellulare, che però è molto limitato: titolo, una sola foto e un solo paragrafo di testo senza effetti.. Poi ho rifinito il testo e l’impaginazione usando la normale interfaccia Web di Blogger. L’intero post, HTML compreso, è stato scritto sulla praticissima quanto compatta tastiera del P1i.

Rassegnatevi a vedere molte fotobloggate nel Disinformatico! Per chi invece non è interessato agli smanettamenti digitali, la foto mostra un oggetto che dovrebbe evocare una certa nostalgia negli appassionati di settore.

Aggiornamento (dal laptop)

Visto l’interesse, ecco una foto di un altro oggetto nostalgico, scattata sempre con il cellulare di cui sopra, in condizioni di luce un po’ disperate (luce notturna tipo “rimetta-a-posto-la-candela” dell’ufficio del Maniero Digitale).

Le immagini sono cliccabili per ingrandirle, ma non aspettatevi miracoli, l’obiettivo è quello di un telefonino.

Prime prove di wardriving luganese

Prime prove di wardriving luganese

Inizia la mappatura wifi di Lugano

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “biemmic” e “a.colaia****”.

Ho portato a spasso per una rapida prova MacStumbler sul mio laptop connesso a un GPS tascabile, e con l’aiuto di un amico, che ha preso i dati e li ha applicati a Google Maps, ho iniziato la mappatura di qualche via cittadina e dei dintorni.


La prima cosa sorprendente è che la densità di apparati wifi è talmente alta che è possibile tracciare il percorso che ho fatto (qui ne vedete, per ora soltanto un fotogramma statico). In altre parole, se gli utenti wifi si coordinassero, potrebbero essere loro a tracciare me, e si potrebbero anche pensare servizi di geolocalizzazione sia per lavoro, sia per ricreazione, basati non sul GPS ma sulla prossimità dei vari access point.

La versione definitiva sarà ingrandibile e spostabile, e per ogni apparato wifi sarannno disponibili i dati indicati nel fumetto: SSID, potenza del segnale e cifratura attivata o meno.

Ricordo che questa mappatura non è intrusiva: si limita a indicare il segnale radio ricevibile per strada (e probabilmente vi fa un favore, perché non sapevate di essere ricevibili dalla strada, con tutte le implicazioni di sicurezza che ne derivano). Se non volete essere mappati, limitate la dispersione del segnale usando antenne direttive e schermature apposite.

Anche questo è un modo per limitare l’inquinamento elettromagnetico: il wifi è nulla in confronto alle emissioni del cellulare che teniamo senza troppo patemi a pochi centimetri dalla nostra materia grigia, ma tutto fa brodo, e oltretutto chi ha il wifi ricevibile dalla strada offre un appiglio ai tentativi di intrusione.

Non c’è nulla di male, comunque, a lasciare il proprio wifi aperto: è un gesto di ospitalità che gli informatici apprezzano molto. L’importante è farlo consapevolmente e con le opportune misure di sicurezza.