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Wifi, paura mi fai

Il Wifi fa male? Panico da Report

L’articolo è stato aggiornato (correzione refusi) dopo la pubblicazione iniziale.

Domenica scorsa (11 maggio), la trasmissione Report di Raitre ha rilanciato il panico da Wifi: ha tradotto e trasmesso un servizio sulla pericolosità delle radiazioni elettromagnetiche prodotte dagli apparati Wifi. Il servizio porta il marchio autorevole della BBC e risale a un anno fa: il Disinformatico se ne era già occupato a suo tempo in un articolo apposito. La trascrizione e il video del servizio, nella forma presentata da Report (con tanto di “hotspot” tradotto come “punti caldi”) è disponibile sul sito della trasmissione.

Come già notato a suo tempo, il servizio di Report e BBC fa un po’ di confusione fra studi sui segnali delle reti cellulari e segnali wifi e manda messaggi poco chiari e contraddittori: da un lato fa notare che i livelli rilevati dai test condotti per il servizio sono risultati “comunque entro i limiti di sicurezza posti dal Regno Unito, addirittura 600 volte inferiori”; dall’altro dice che i segnali wifi, nel test specifico, sono risultati “tre volte l’intensità dell’antenna [cellulare] più vicina, non in modo continuo, ma durante le fasi di download”.

Il vero rischio, qui, è che parta la solita campagna luddista per abolire il wifi, soltanto perché qualcuno sospetta che potrebbe esserci un pericolo. C’è il rischio che ci si scagli contro la tecnologia che non si conosce e invocarne a gran voce la rimozione dalle scuole, così i nostri preziosi pargoli cresceranno sani come pesci, senza la minaccia di Internet che arriva col Wifi, liberi di respirare la porcheria degli scarichi delle auto e liberi di passare ore con il telefonino a pochi centimetri dal cervello. Per poi tornare a casa e trovarsi immersi serenamente nel campo elettromagnetico del wifi del vicino, acceso giorno e notte, che fa così comodo perché ci si collega a Internet a scrocco.

Parliamoci chiaro: nessuna tecnologia è esente da rischi: vanno soppesati rispetto ai benefici. Bandire il wifi significa, in molti casi, bandire Internet, perché scuole, aziende e privati non hanno i fondi necessari per posare i cavi sostitutivi (e chissà, magari sono pericolosi anche quelli). Vogliamo far crescere una generazione di ignoranti sanissimi, mentre il resto del mondo usa Internet per progredire e risollevare la cultura e l’economia?

Come già notavo tempo addietro, le onde radio fanno parte del nostro ambiente da ormai un secolo e non ci sono effetti scientificamente documentati di conseguenze derivanti da emissioni ai bassi dosaggi ritenuti appunto sicuri. Anzi, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha condotto uno studio sulla presunta pericolosità del Wifi, la cui conclusione è che sulla base dei “bassissimi livelli di esposizione e dei risultati di ricerca raccolti fin qui, non ci sono prove scientifiche convincenti di effetti nocivi sulla salute da parte dei deboli segnali RF delle stazioni base e delle reti senza fili”.

L’OMS rivela anzi un dato molto interessante: la frequenza più bassa dei segnali delle antenne radio e TV fa sì che a parità di esposizione fanno più male i segnali delle antenne radiotelevisive. “Il corpo assorbe fino a cinque volte più segnale dalla radio FM e dalla televisione che dalle stazioni base”. Per essere coerenti, quindi, prima di occuparci della pericolosità del wifi dovremmo bandire i trasmettitori radio e TV. Compresi quelli usati da Report, ovviamente. Ve la sentite?

Inoltre, nota lo studio OMS, le stazioni radio e TV trasmettono da cinquant’anni e non ci sono state conseguenze significative sulla salute, salvo il rimbambimento mediatico sicuramente generato da Voyager e dai vari reality.

La sensazione che si voglia sensazionalizzare un argomento, fornendone un quadro molto parziale per lanciare l’ennesimo allarme contro le tecnologie, è forte: per esempio, a quanto mi risulta, Report non ha aggiornato il servizio della BBC per tenere conto del fatto che (come nota la BBC stessa) erano state mosse delle contestazioni riconosciute valide dalla stessa BBC (i dettagli sono qui): il professor Michael Repacholi, scienziato intervistato nel servizio, ha protestato dicendo che le questioni scientifiche erano state presentate in modo non equilibrato e che la sua intervista era stata gestita in modo non equo.

Infatti la BBC ha accettato le contestazioni, che non sono di poco conto: Repacholi era stato presentato come voce minoritaria (unica voce scientifica a sostenere la non dimostrata pericolosità del wifi) contro tre scienziati e altri intervistati sostenitori della pericolosità, dando “un quadro ingannevole dello stato delle opinioni scientifiche sulla materia”. Non solo: “il contributo del professor Repacholi è stato presentato in un contesto che suggeriva agli spettatori che la sua indipendenza scientifica era in dubbio”, dice la BBC, “mentre gli altri scienziati sono stati presentati in modo acritico. Questo ha rinforzato l’impressione ingannevole ed è stato scorretto nei confronti del professor Repacholi”. Repacholi era stato accusato di aver preso soldi dagli operatori telefonici per tacere i rischi delle loro emissioni elettromagnetiche.

Sembra sorprendente che una trasmissione solitamente seria come Report (tolto lo scivolone complottista che fece per l’11 settembre, di cui parlo qui) non abbia tenuto conto di questi aggiornamenti al servizio della BBC prima di presentarlo, visto anche che la trasmissione del servizio, a suo tempo, scatenò notevoli polemiche nel Regno Unito (The Register; The Guardian). La BBC ha imposto che le contestazioni vengano allegate al servizio (“The finding against this edition of Panorama will be marked on the programme website in the appropriate place”): Raitre no?

Paura del Wifi?

Antibufala: attenti al panico inutile per le emissioni del Wifi

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Con il diffondersi della tecnologia Wifi, la comodissima soluzione che permette di evitare di disseminare cavi e cavetti per casa e negli uffici, sostituendoli con un’antennina discreta che porta Internet in tutto l’ambiente, inizia a diffondersi l’inevitabile paura della tecnologia. Ricalcando fedelmente gli allarmi per la presunta pericolosità dei telefonini, ora arriva la paura del Wifi, che emetterebbe radiazioni pericolose.

A parte l’infelice uso del termine radiazioni, che evoca incubi nucleari, il problema nasce dalla poca comprensione di un concetto basilare, ossia il dosaggio: qualsiasi sostanza o effetto fisico è dannoso o meno a seconda delle dosi applicate. Il peperoncino, per esempio, fa bene a piccole dosi, ma una scorpacciata può avere conseguenze micidiali.

La preoccupazione per il Wifi si muove su due fronti: uno è quello degli access point, ossia le antennine fisse, che emettono pressoché costantemente onde radio; l’altro è quello dei dispositivi Wifi integrati nei computer, che non hanno emissioni così continue ma, soprattutto nel caso dei laptop, sono a distanza ridottissima dal corpo dell’utente (e in particolare da alcuni organi molto cari alla popolazione maschile).

Visto il dilagare del Wifi nei luoghi pubblici (bar, sale d’attesa e ristoranti) e nelle scuole, i non addetti ai lavori hanno cominciato ad additare questa nuova forma di inquinamento elettromagnetico. Ma cosa c’è di reale in tutte queste paure?

Molto poco: è scesa in campo la BBC, che ha dedicato al tema una puntata del programma Panorama che chiarisce i termini del problema. I rilevamenti delle emissioni WiFi condotti durante la trasmissione in una scuola sono risultati 600 volte inferiori ai limiti di sicurezza e tre volte superiori al segnale emesso da una stazione radio base della rete cellulare. A seconda di come vengono presentati questi due dati, è facile creare ansia e panico o tranquillizzare eccessivamente l’opinione pubblica.

Sono dati da calare in un contesto: l’ente britannico per la tutela della salute ha dichiarato che stare per un anno in una zona servita dal Wifi espone allo stesso dosaggio di una telefonata cellulare di venti minuti. Va anche notato che le onde radio fanno parte del nostro ambiente da ormai un secolo e non ci sono effetti scientificamente documentati di conseguenze derivanti da emissioni ai bassi dosaggi ritenuti appunto sicuri. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha condotto uno studio sulla presunta pericolosità del Wifi, la cui conclusione è che sulla base dei “bassissimi livelli di esposizione e dei risultati di ricerca raccolti fin qui, non ci sono prove scientifiche convincenti di effetti nocivi sulla salute da parte dei deboli segnali RF delle stazioni base e delle reti senza fili”.

Anzi, paradossalmente lo stesso documento dell’OMS rivela un aspetto che pochi avranno considerato prima di impanicarsi per il WiFi: a causa della loro frequenza più bassa, a parità di esposizione fannno più male i segnali delle antenne radiotelevisive. “Il corpo assorbe fino a cinque volte più segnale dalla radio FM e dalla televisione che dalle stazioni base” Inoltre, nota lo studio, che le stazioni radio e TV trasmettono da cinquant’anni e non ci sono state conseguenze sulla salute.

A parte, s’intende, i danni sociali e cerebrali derivanti dall’ascolto e dalla visione di certi programmi.

Wifi aperti, occhio!

A caccia di Wifi aperti a Lugano e dintorni

Nei prossimi giorni sarò in giro con laptop e GPS per fare una mappatura dei siti wifi di Lugano e zone limitrofe. L’avevo già fatto a suo tempo con la televisione svizzera, ma stavolta farò un passo in più, dando le coordinate geografiche dei siti trovati. E’ un’operazione non intrusiva, ovviamente, perché io sono buono, ma altri potrebbero approfittare di vulnerabilità di questo genere.

Se volete sapere come blindare il vostro apparecchietto wifi per evitare intrusioni e abusi, date un’occhiata a questa miniguida.