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Nufologia: avvistato un robot fra le nuvole

Nufologia: avvistato un robot fra le nuvole

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Se pensate che l’ufologia non venga presa sul serio perché c’è un’omertosa congiura degli scienziati e dei poteri forti per insabbiare la verità, siete fuori strada: non viene presa sul serio perché è stracolma di persone incapaci di fare un minimo di ricerca e per le quali qualunque cosa che non capiscono è sicuramente un vascello alieno. In altre parole: il danno peggiore all’ufologia lo fanno gli ufologi da strapazzo.

Prendiamo per esempio una delle perle pubblicate recentemente da Pompeo De Franco, del Centro Ufologico Mediterraneo: “Mazinga Robot avvistato da un Aereo passeggeri”. Non chiedetemi perché Aereo sia in maiuscolo, ma così è.

L’avvistamento è documentato fotograficamente da questa immagine:

Secondo il De Franco, che cita un altro sito (f)ufologico, Mistero UFO, la foto sarebbe stata scattata da un certo “Flyer Nick O’Donoghue”, descritto come “un programmatore di software irlandese”. Sì, scrive proprio così: “Flyer Nick O’Donoghue, 30 anni, un programmatore di software irlandese, era a bordo di un volo della EasyJet decollato da un aeroporto austriaco e diretto a Cork.”

Se non avete già cominciato a ridere, chiedetevi come mai un irlandese dovrebbe chiamarsi di nome “Flyer”, cioè “aviatore” o “passeggero”. Semplice: perché la notizia è stata copiata a neuroni spenti prendendola da un giornale inglese, specificamente dal Daily Mail, dove il signor Nick O’Donoghue veniva descritto come un passeggero di un volo di linea: “Flyer Nick O’Donoghue, 30, a software support team manager from Ireland, was on board an EasyJet flight from Austria to London Gatwick when he noticed the bizarre figure in the sky and grabbed his camera.”

A quanto pare, il signor De Franco e i suoi colleghi di Mistero UFO non si sono resi conto che “Flyer” non fa parte del nome del signor O’Donoghue ma è semplicemente un sostantivo: “Il passeggero Nick O’Donoghue, 30 anni, irlandese, responsabile di una squadra di assistenza software, era a bordo di un volo EasyJet…”. In altre parole, gente che pretende di aver capito tutto sugli abitanti di altri mondi non sa neanche capire cosa dicono i terrestri della porta accanto.

A parte questo, sarebbe sufficiente che gli ufologi frequentassero dei siti meno autocontemplativi, come per esempio Metabunk.org, che il 16 gennaio scorso ha pubblicato la spiegazione di questa foto: il “robot” è semplicemente la nube prodotta dalle torri di raffreddamento gemelle di una centrale per la produzione di energia elettrica. Sapendo la rotta percorsa dal testimone (dall’Austria a Londra, secondo il Mail) si può anche tentare di identificare la centrale specifica in Germania o Belgio.

Per chi avesse dubbi che le torri di raffreddamento possano produrre questi effetti, Metabunk fornisce anche una collezione di foto dimostrative, come questa, che mostrano quanto può essere bassa la coltre di nubi o foschia sopra la quale emerge il pennacchio doppio della centrale:

Ed ecco perché l’ufologia non ha rispetto: perché viene rovinata e ridicolizzata da chi vede misteri dappertutto e da chi si definisce “ricercatore” ma a quanto risulta avrebbe seri problemi a trovare persino un paio di calzini appaiati nel cassetto.

Antibufala: la tuta che fa sembrare nude le cicliste

Antibufala: la tuta che fa sembrare nude le cicliste

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Accenno brevemente, con la speranza di chiuderla, alla polemica sulla tuta delle cicliste colombiane che le fa sembrare nude sul ventre e all’inguine.

Molti, vedendo la foto qui accanto, scattata al Giro della Toscana, hanno pensato a una scelta intenzionale sessista e provocatoria per attirare l’attenzione. La Rai ha parlato di “scandalo” e il presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, Brian Cookson, ha detto che le tute sono “inaccettabili” e che l’UCI sta indagando sul caso; altri si sono scagliati contro le cicliste, rimproverandole di aver accettato questa pagliacciata. Ma è molto rumore per nulla.

In realtà, infatti, l’effetto “nude look” è semplicemente una combinazione del colore delle tute (falsato in questa foto), delle ombre prodotte dalle forme naturali delle cicliste e della bassa risoluzione della fotografia che sta circolando. Aggiungeteci un pizzico di pareidolia e l’inganno mediatico è perfetto.

Una versione meno sgranata della foto che ha dato il via alla polemica (grazie a @giusepperestivo che me l’ha mandata), tagliata per non includere gli elementi di distrazione, risolve ogni dubbio:

Non è una tuta che imita la pelle nuda, nello stile di certi grembiulini, ma semplicemente una zona in Lycra dorato che in particolari condizioni di luce produce un effetto color carne. In altre foto della stessa tuta l’effetto scompare completamente:

Gli indignati frenino dunque la propria indignazione e rivolgano le proprie energie a imprese più costruttive.

Fonti aggiuntive: ChasingWheels, TuttoBiciWeb (anche qui), El Tiempo (anche qui), Abc.es.

Antibufala: trovata una piramide su Marte!

Antibufala: trovata una piramide su Marte!

Siamo alle solite: una foto da Marte mostra una roccia a forma di piramide e subito tutti corrono a parlare di alieni e di antiche civiltà marziane. Lo fa per esempio Huffington Post italiano (Una piramide su Marte nelle foto Nasa: “È la prova che un’antica civiltà ha vissuto sul pianeta”), al quale tiene compagnia anche il Mirror britannico.

Tutto parte dalla segnalazione video di un semplice utente, che si fa chiamare Paranormal Crucible (“crogiuolo del paranormale”), secondo il quale l’oggetto avrebbe le dimensioni di un’automobile e sarebbe la punta di una struttura sepolta ben più grande.

Come faccia costui a saperne le dimensioni, visto che non c’è indicazione di scala, e come faccia a dire che sotto la superficie di Marte c’è il resto della piramide, non è noto. Perché poi i marziani dovrebbero aver costruito proprio delle piramidi, fra tutte le forme possibili, non si capisce.

C’è poi il dettaglio che la “piramide” è inclinata a circa 45 gradi e quindi lo dovrebbe essere anche qualunque ipotetica struttura sottostante, e quindi bisognerebbe chiedersi perché mai gli alieni dovrebbero non solo costruire proprio piramidi, ma proprio piramidi storte, ma pazienza.

La foto, comunque, in sé è autentica e la “piramide” non è stata aggiunta con il fotoritocco: l’immagine è infatti disponibile presso Nasa.gov ed è scaricabile in alta risoluzione (la potete vedere qui sotto). Risulta scattata il 7 maggio scorso alle 23:22:33 UTC con la fotocamera destra dell’apparato Mastcam della sonda Curiosity.

Altre foto della stessa zona mostrano parecchie altre rocce spigolose, per cui la spiegazione più semplice è che si tratti di una di queste rocce squadrate che per puro caso mostra alla fotocamera uno spigolo e due facce e questo crea l’illusione di una piramide (non sappiamo come sia l’altro lato, fra l’altro).

Come giustamente dice Jim Bell, professore di scienza planetaria presso la Arizona State University e membro della squadra che coordina i veicoli della NASA che esplorano Marte, capita spesso che nelle foto di Marte vengano riconosciuti oggetti familiari. “L’occhio umano è bravo a riconoscere forme familiari o fattezze umane negli oggetti disposti a caso” ha dichiarato a USA Today, sottolineando che la struttura piramidale è simile alle superfici spigolose delle rocce vulcaniche che troviamo sulla Terra per esempio alle Hawaii o in Islanda.

Falso allarme anche stavolta, insomma, ma Bell incoraggia gli appassionati a continuare a sfogliare le tantissime foto che arrivano dalla superficie di Marte: non si sa mai che possano, una volta o l’altra, trovare per esempio un fossile vero.

Antibufala: piramidi non solo su Marte, ma anche su Cerere!

Antibufala: piramidi non solo su Marte, ma anche su Cerere!

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Per non essere da meno di Marte, anche Cerere ha la propria “piramide”: la vedete qui accanto in un dettaglio dell’immagine PIA19574 scattata dalla sonda Dawn a 4400 chilometri di distanza dal pianeta nano il 6 giugno scorso.

Ci vuole un bel po’ di fantasia per chiamarla piramide, dato che non ha spigoli netti ed è semplicemente una montagna arrotondata, ma questo è il termine che ha usato proprio la NASA, che più precisamente ha scritto “a forma di piramide”: non dice che è una piramide, ma semplicemente che è una montagna che richiama la forma di una piramide. Repubblica saggiamente ne parla senza lasciarsi andare a sensazionalismi (confondendo però buchi con picchi).

Lasciando da parte le fantasie egizio-cosmiche, la montagna di Cerere è davvero notevole: è alta circa 5 chilometri e quindi sarebbe ragguardevole anche su un pianeta di dimensioni normali come per esempio la Terra, che ha un diametro di circa 12.700 chilometri. Su un corpo celeste piccolo come Cerere (950 km di diametro) diventa un colosso imponente. Nulla di sorprendente per gli addetti ai lavori, che sanno che Cerere ha molti segni di attività geologica nel passato e forse anche di recente: antichi flussi di lava, frane e strutture collassate.

Fra l’altro, la NASA ha creato questa bella animazione tridimensionale di Cerere (Youtube; NASA), basata sulle immagini e sui dati altimetrici. Le altezze dei rilievi sono state raddoppiate per chiarezza e lo sfondo stellato è aggiunto.

Antibufala: su Marte c’è un oggetto che levita!

Antibufala: su Marte c’è un oggetto che levita!

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/08/01 13:50. 

Mi sono arrivate alcune segnalazioni della “notizia” dell’avvistamento di una “possibile sonda extraterrestre” su Marte insieme a una fotografia molto intrigante.

La parola notizia è fra virgolette perché la fonte dalla quale proviene è il blog Segni dal cielo, noto per la sua disponibilità a pubblicare qualunque storia di presunti avvistamenti ufologici. A sua volta Segni dal cielo cita un’altra fonte altrettanto disinvolta, ossia il canale Youtube Paranormal Crucible, già protagonista di altre perle fufologiche, come la presunta punta di piramide trovata sempre su Marte.

Ma a prescindere dalle fonti poco attendibili, l’immagine che propongono è sicuramente interessante, perché sembra davvero mostrare qualcosa di sferico che flutta in aria, come si può vedere qui sopra. Inoltre l’oggetto non è stato aggiunto con Photoshop e la foto è sostanzialmente autentica: proviene dalla sonda Curiosity ed è verificabile qui sul sito della NASA. Per trovare il punto esatto bisogna zoomare nella maniera mostrata qui sotto.

Si tratta insomma di un dettaglio piccolissimo: per notarlo in quella distesa di rocce e polvere marziana ci vuole una determinazione che rasenta l’ossessione. Ma a prescindere dalle motivazioni che possono spingere qualcuno a esplorare le bellissime fotografie della NASA scattate su Marte alla ricerca di dettagli come questo e dal corto circuito logico che può spingere a interpretare un oggetto indistinto come una sonda extraterrestre, la vista panoramica permette di notare un dettaglio che stronca subito la tesi ufologica. Basta infatti guardare la direzione delle ombre.

Mentre la presunta ombra della “sonda” sferica si trova verticalmente sotto di essa, come se il sole fosse a picco, tutte le altre rocce circostanti hanno ombre laterali, come se il sole fosse piuttosto basso e si trovasse nella zona di sinistra dell’immagine.

Già questo ci dice che l’interpretazione iniziale è sbagliata ed è una notevole dimostrazione di pareidolia: il nostro cervello, di fronte a un oggetto circolare che è più scuro in basso e sotto il quale c’è una chiazza scura tondeggiante, senza altri riferimenti spaziali, tende a interpretare la scena come una sfera che getta un’ombra. Soltanto l’osservazione dei dettagli circostanti rivela l’autoinganno percettivo.

Ecco alcuni esempi di questo automatismo della nostra mente, tratti da Metabunk:

Inoltre il confronto fra l’immagine sul sito della NASA e quella proposta da Paranormal Crucible rivela che la versione ufologica è stata schiarita notevolmente, creando quindi ulteriori artefatti digitali.

Vista la risoluzione molto ridotta dell’immagine, è difficile arrivare a una spiegazione certa, ma sembra probabile che l’ombra sia in realtà la faccia verticale in ombra di una roccia di cui si intravede la faccia superiore a sinistra dell’ombra stessa. La “sfera” è probabilmente un’altra roccia che si trova più lontano e che la scarsa risoluzione, combinata con gli artefatti di compressione digitale della panoramica, fa sembrare sferica. Infatti andando a prendere l’immagine non interattiva originale si scopre che il dettaglio della “sfera” è sgranatissimo.

La “sfera” che levita è, insomma, sì artificiale: ma nel senso che è un artefatto dell’elaborazione digitale delle immagini e del modo in cui il nostro cervello cerca di dare senso alle immagini confuse. Ci vuole ben altro che un’immagine confusa e artefatta per parlare con certezza di sonde extraterrestri.

Antibufala: l’immagine di Gesù in una “risonanza magnetica” del cervello!

Antibufala: l’immagine di Gesù in una “risonanza magnetica” del cervello!

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/10/06 10:40. 

Sta girando in Rete la notizia dell’apparizione di un volto in un’immagine (mostrata qui accanto) di una “risonanza magnetica” (così la chiama Il Gazzettino) o “radiografia” (come la definisce Stuff.co.nz) di una persona sopravvissuta a un ictus, Tamaha MacDonald.

Lui e la moglie, Jennifer Lougee Mingramm, che vivono a Città del Messico, considerano l’immagine “un miracolo”. Ma il medico, forse più abituato di loro a studiare immagini come questa (che secondo i commenti qui sotto è una TAC, non una risonanza o una radiografia), non aveva visto il volto. La spiegazione scientifica del fenomeno, infatti, si chiama pareidolia: la tendenza innata a riconoscere forme molto familiari, specialmente i volti umani (grazie all’area fusiforme del cervello, dedicata proprio al riconoscimento dei volti), nelle immagini confuse.

In realtà, guardando in dettaglio l’immagine, si nota che il “volto” è molto indistinto. Inoltre il “volto” compare in una fra le tantissime sezioni del cervello fatte durante un esame di questo tipo: in altre parole, i coniugi hanno selezionato inconsapevolmente soltanto la specifica immagine che ha stimolato il loro riconoscimento dei volti. Niente di male, comunque, visto che questa vicenda sta aiutando i coniugi a raccogliere fondi per le proprie cure e non per perpetrare truffe.

Fonti aggiuntive: BoingBoing.

Trovato un cucchiaio su Marte: stavolta non è un’illusione ottica

Trovato un cucchiaio su Marte: stavolta non è un’illusione ottica

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “newfil*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/09/05 00:30.

Quella mostrata qui accanto è una foto reale, non ritoccata, proveniente da Marte, scattata dalla sonda Curiosity, e quello al centro è davvero un oggetto a forma di cucchiaio. Niente Photoshop, nessun inganno della prospettiva; l’ombra è vera e delinea le forme correttamente.

I fufologi si calmino, perché non c’entrano i marziani distratti: il cucchiaio è una struttura scolpita dal vento nella roccia marziana. Una spettacolare dimostrazione di quello che la natura sa fare quando ha tempo, ci si mette d’impegno e non ci sono pioggia, piante o animali a disturbare le sue fragili sculture (e la gravità è un quarto di quella terrestre).

L’immagine è un dettaglio di questa foto originale:

Image Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

La foto è stata scattata il 30 agosto scorso. Il “cucchiaio” si trova nella zona in basso e al centro e misura una decina di centimetri, secondo questi calcoli di Emily Lakdawalla della Planetary Society.

Non è l’unica roccia scolpita in forme affusolate e lamellari dal sottile ma abrasivo vento di Marte nella zona esplorata dalla sonda, come si nota in queste foto. Naturalmente la nostra familiarità con la forma di un cucchiaio fa risaltare subito questa specifica formazione rocciosa, ma nella stessa area ce ne sono molte altre straordinariamente scolpite ed erose con forme meno familiari. Qualcuna è visibile in questa panoramica composita, soprattutto sulla destra:

Se siete capaci di vedere gli stereogrammi o avete un paio di occhialini 3D con i filtri rossi e blu potete anche vedere il “cucchiaio” in tre dimensioni grazie al lavoro di Atomoid su Unmanned Spaceflight, che ha combinato due immagini della stessa zona scattate da Curiosity, ottenendo risultati impressionanti: emerge perfettamente la complessità delle forme, che si perde completamente nella versione 2D, e si nota bene il fatto che il “cucchiaio” è attaccato alle rocce adiacenti nella parte iniziale del “manico”.

Se qualcuno ha tempo di preparare una wiggle GIF, la pubblico volentieri.

2015/09/03 11:15

Ecco la wiggle GIF preparata da Riccardo Rossi (RikyUnreal):

Ho scelto quella di RikyUnreal perché al mio occhio è quella che produce l’effetto più intenso, ma le altre che ho ricevuto sono qui: Ufoofinterest, Davide, Bettella87 e Maxspace.

Segnalo inoltre un bel documento PDF della NASA che mostra esempi di come il vento può lavorare la roccia anche sulla Terra in forme incredibili.

Antibufala: la foto del marziano nano (nano-nano)

Antibufala: la foto del marziano nano (nano-nano)

Complottisti su Marte

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “riccardo.cass****” e “”m.sanclem****. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2008/01/24.

English Abstract

A picture from one of the Mars rovers appears to show a human form. However, this is merely an optical illusion known as “pareidolia”. You can see the actual shape of the rock outcrop by looking at NASA’s raw images and assembling them in 3D with graphics software. If you can view cross-eyed stereograms, you can see the interesting results of this process below. The outcrop vividly stands out from the background instead of confusingly blending into it.

Confesso: a volte leggo una notizia particolarmente stupida e non ne parlo per non attirarle addosso l’attenzione, sperando che scivoli via inosservata verso il dimenticatoio. Ogni tanto mi va bene. Stavolta, purtroppo, no.

Mi riferisco alla storia dell'”avvistamento” di un marziano in una foto della NASA che gira da qualche giorno in Rete ed è approdata in Italia presso il Corriere, che un po’ pilatescamente non prende posizioni, barricandosi dietro il pavido paravento di un ambiguo “Probabilmente è un effetto ottico”.

“Probabilmente”? Siamo seri. Non c’è alcun dubbio, se non nella mente bacata di qualche ufologo di risulta, che la foto mostra semplicemente un oggetto che ha una forma vagamente umana. Si chiama pareidolia: la tendenza innata a cercare di applicare forme familiari agli oggetti indistinti. Che però sono e restano oggetti indistinti: una nuvola ci sembra un coniglietto, ma questo non vuol dire che l’aere sia popolato di fluttuanti leprotti grandi come portaerei.

Lasciamo stare, poi, la banda di premi Nobel del Tgcom, che ha addirittura scritto che “Si tratta del primo possibile essere vivente fotografato in quattro anni di missione”. C’è vita intelligente nell’universo? Sicuramente, ma non perdiamo tempo a cercarla nelle redazioni. Adesso, grazie alla loro faciloneria (combinata con quella dei colleghi esteri), il sito della NASA è intasato di curiosi e quasi inaccessibile.

Sarebbe bastato andare a controllare i fatti (quello che i complottisti di ogni sorta non fanno mai, e che certi giornalisti non fanno quasi mai), prima di blaterare, per capire come stanno realmente le cose. E se sono capace di farlo io, spiantato freelance goloso di focaccia, figuriamoci se non lo può fare un dipendente pagato di una testata blasonata.

La foto incriminata risale a novembre del 2007 ed è stata scattata dalla sonda automatica Spirit della NASA (foto qui accanto).

Una sonda che meriterebbe di essere citata nella cronaca per ben altri motivi che una foto interpretata maldestramente da un branco di svitati: rendiamoci conto che siamo riusciti a mandare su Marte, a oltre 55 milioni di chilometri dalla Terra, un robottino (anzi due, perché c’è anche il gemello Opportunity) che da ormai quattro anni va in giro a scattare foto e analizzare il suolo e l’atmosfera di Marte, scovando tracce geologiche che puntano a un ambiente un tempo ricco d’acqua.

Grazie a queste meraviglie possiamo vedere Marte in 3D, come se fossimo sulla sua superficie, e in altissima risoluzione. E grazie a Internet possiamo vedere subito le immagini, senza attendere che qualche giornale si degni di mostrarle, una volta tanto, al posto del granfratellaro di turno.

Un risultato tecnico e scientifico eccezionale, ottenuto oltretutto senza mettere a rischio vite umane e spendendo meno del costo di un singolo bombardiere B-2 o di due giorni di spesa mondiale per cosmetici: 820 milioni di dollari, circa 560 milioni di euro. Fa riflettere, vero? La prossima volta che qualcuno si lamenta del costo delle missioni spaziali, rinfacciategli queste cifre.

Ma torniamo alla foto. Si tratta di un microscopico dettaglio tratto da quest’immagine panoramica, sigla PIA10214, che per evitare d’intasare ulteriormente il sito della NASA riproduco qui in piccolo: la freccia rossa indica la posizione del “marziano”. Lasciate in pace il sito della NASA, perché l’immagine a massima risoluzione è una TIFF da 133 megabyte.

Da questa foto, ma soprattutto dalla sua versione stereoscopica (servono gli occhialini rossi e blu), si capisce chiaramente che si tratta semplicemente della porzione in ombra di uno spuntone di roccia; la porzione illuminata si confonde con lo sfondo. La visione in 3D permette di distinguere quali parti dell’immagine fanno parte dello sfondo e quali invece appartengono alla roccia. Qui c’è una porzione della versione 3D, cliccabile per ingrandirla: il “marziano” è a sinistra, a metà altezza.

Fra l’altro, il mitico sito Badastronomy.com, noto per le sue prese per i fondelli scientificamente inoppugnabili dei lunacomplottisti, calcola che il “marziano” sia alto una decina di centimetri, vista la sua posizione rispetto alla sonda Spirit (la collinetta disseminata di pietre che occupa la zona centrale sinistra della panoramica è a 30 metri dalla sonda, secondo la NASA). Decisamente un nano, nano.

Un’altra cosa importante che i marzianomani non hanno considerato è che l’immagine è un collage di foto in scale di grigio, scattate con vari filtri (centrati su 753, 535 e 432 nanometri) e nell’arco di vari giorni, dal 6 al 9 novembre 2007, e poi ricomposte per ottenere l’immagine in pseudocolore, come descritto sempre dalla NASA. Ecco infatti i link alle foto originali (in scale di grigio) del “marziano”: una, due, tre, quattro.

Questa è una GIF animata che raccoglie tre di queste immagini, scattate con ombre differenti, che permettono di cogliere la conformazione reale del sasso marzianiforme (cliccatevi sopra per animarla):

Per chi non ha gli occhialini bicolore ma è capace di vedere gli stereogrammi a occhi incrociati, ho preparato due immagini (cliccabili per ingrandirle) che rendono molto chiaramente la tridimensionalità della scena. La prima è un’inquadratura ampia, in cui il “marziano” è in basso a sinistra: la seconda è un dettaglio.

Attenzione: guardare a lungo gli stereogrammi può affaticare la vista e dare nausea. Siete stati avvisati.


In sostanza, dagli stereogrammi si deduce che si tratta di una roccia grosso modo a forma d’incudine inclinata verso destra, di cui il “marziano” è l’estremità sinistra; davanti a quest’incudine c’è un sasso vagamente piramidale, che nelle foto 2D sembra invece essere un tutt’uno con la roccia sulla quale “siede” l’alieno.

Se per caso non siete convinti, ponetevi subito la domanda cruciale di buon senso, che è sempre la stessa dai tempi della famigerata “faccia su Marte”: se la NASA fa parte di un complotto per nascondere le prove di vita aliena, perché diffonderebbe foto che la mostrano? Sarebbe molto più semplice non pubblicare le foto e nessuno ne saprebbe nulla.

O se ne volete un’altra: è credibile che i marziani siano talmente simili a noi da avere anche il seno (sarebbe quindi una marziana, si spera) e coprirselo pudicamente con un braccino quando si siedono su una roccia per farsi notare dai robottini terrestri di passaggio?

Non solo: di casi analoghi di pareidolia è piena anche la Terra. Qui accanto, per esempio, c’è una foto mandatami da un lettore, nexus1977, che ringrazio.

La domanda che però mi frulla in testa, più delle altre, è questa: davvero c’è gente che non ha niente di meglio da fare che spulciare ossessivamente ogni centimetro quadro delle foto della Nasa alla ricerca di improbabili marzianine in topless?

Aggiornamento (2008/01/24): parla la NASA

Secondo un servizio della CBS News, la NASA ha dichiarato che il “marziano” è una roccia scolpita dal vento, alta ben cinque centimetri.

Stasera alle 21 a Bolzano parlo degli inganni della mente

Questa sera alle 21 sarò alla Libera Università di Bolzano per partecipare alla settimana di orientamento alla scelta universitaria con una conferenza intitolata Gli inganni della mente: come non farsi imbrogliare dai nostri sensi. Esplorerò fenomeni come la pareidolia, le illusioni ottiche, tattili e acustiche e i loro effetti poco noti ma potenti nella vita di tutti i giorni e nel lavoro. Tutti i dettagli sono presso http://events.unitn.it/settimana-orientamento2015.

Antibufala: Il volto del demonio nel fumo del World Trade Center

Antibufala: Il volto del demonio nel fumo del World Trade Center

Ripubblico qui un’indagine antibufala ormai storica, risalente al 27 giugno 2002 e inizialmente pubblicata su Attivissimo.net, per accorpare sul Disinformatico il materiale disseminato incoerentemente su quel sito. L’indagine viene riproposta qui con la stessa datazione della sua pubblicazione iniziale (4 settembre 2004) per coerenza cronologica.

English abstract

Several pictures of the September 11 terrorist attack at the World Trade Center seem to show, in the billowing smoke, the face of the devil.
These pictures are not fakes: they have not been altered digitally to produce the “face”. Rather, the human brain is designed to try to pick out familar patterns even when there are none, so the viewer instinctively tends to “find” an extremely familiar pattern, such as a face, in any patternless image, such as billowing smoke. A typical example of this incorrect pattern recognition is the “face in the Moon” illusion. The game of finding shapes in clouds and the well-known Rorschach test (asking a patient to “recognize” shapes in random ink blotches) are other examples.

The innate tendency to impose a pattern on random shapes is known as pareidolia. Coupled with religious beliefs, this leads to the frequent “sighting” of religious symbols in smoke, clouds, patterns in tortillas and in the skin of animals, features of the landscape, and stains on walls (even pieces of burnt toast).

This has nothing to do with ignorance or lack of sophistication: it’s a deeply instinctive process, one of the many clever optical tricks that the brain performs in an attempt to make sense of what the eyes see.

Il testo dell’appello

In realtà più che di un testo si tratta di una serie di immagini ampiamente diffuse su Internet. Sono fotogrammi tratti dalle terribili riprese dell’attentato dell’11 settembre 2001 al World Trade Center. Alcuni di questi fotogrammi, si dice, mostrano inequivocabilmente il volto del demonio fra le volute di fumo causate dall’attacco.

Uno dei fotogrammi è tratto da un filmato della CNN:

Lo vedete? Il presunto volto demoniaco è nella zona inferiore della nube di fuoco e fumo, davanti alla facciata dell’edificio rivolta verso l’osservatore. È evidenziato qui sotto per chiarezza, caso mai non lo trovaste.

Anche un’altra immagine, ripresa dal fotoreporter Mark D. Phillips (come dichiarato presso Stellarimages.com), mostra quelle che sembrano essere le fattezze di un volto, con un accenno di “corna” demoniache.


The source of this image is (C) 2001 by Mark D Phillips and is presented here for discussion purposes only. No copyright infringement is intended.

Al centro dell’immagine mostrata qui sotto, nella nuvola di fumo c’è un volto con la bocca spalancata in un grido di dolore.

C’è anche un’immagine del crollo di una delle torri gemelle che secondo alcuni mostra “il volto di Dio”:

La cosa interessante è che le immagini sono autentiche e non sono state manipolate in alcun modo per creare i lineamenti dei volti.

Ho verificato personalmente che il volto compare per un istante nelle registrazioni delle dirette della CNN. Lo stesso volto, inoltre, appare in piccolo anche in un’altra foto, presa da una diversa angolazione, che ho trovato su Internet; questo sembra confermare ulteriormente l’autenticità del fotogramma.

L’immagine “demoniaca” scattata da Phillips è stata prodotta con una fotocamera digitale e quindi è priva di negativo: Phillips dichiara di non averla manipolata in alcun modo e che si tratta semplicemente uno dei tantissimi scatti fatti quel giorno. L’assenza di manipolazione è confermata dalla Olympus, società produttrice della fotocamera.

Insomma, le foto sono autentiche, e mostrano dei volti: del demonio o di Dio non si sa, ma comunque dei volti. Come è possibile?

Perché è una bufala

Si tratta di un fenomeno ben conosciuto a chi si occupa di percezione a livello scientifico e che ha un nome preciso: pareidolia, ossia la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate.

Tutti abbiamo giocato da piccoli a trovare forme note nelle nuvole. Molti guardano la Luna e vi riconoscono un volto umano, anche se un’occhiata in un qualsiasi telescopio smonta immediatamente l’illusione. Da sempre raggruppiamo le stelle in costellazioni: la Croce del Sud è storta, ma si sembra lo stesso una croce; Cassiopea è solo vagamente a forma di W, ma la identifichiamo lo stesso come una W. Ci piace trovare ordine nel disordine, insomma.

Il nostro cervello è dotato di meccanismi innati e molto sofisticati per il riconoscimento delle forme. Sono meccanismi rivelatisi utilissimi per la sopravvivenza dei nostri antenati, quando era di vitale importanza, per esempio, capire se delle macchie irregolari nell’erba alta erano in realtà il contorno mimetizzato di una tigre affamata.

Riconoscere forme nascoste anche dove non c’erano era più vantaggioso che non vederle dove c’erano: per fare un esempio semiserio, chi non si accorgeva della tigre nascosta finiva mangiato, mentre chi la scorgeva anche dove non c’era faceva sì la figura del fifone, ma sopravviveva comunque per riprodursi. In altre parole, c’è stato un forte premio evolutivo per chi individuava regolarità nascoste nelle forme casuali e per chi errava per eccesso trovandole anche dove in realtà non c’erano. Ora il premio non c’è più, ma il meccanismo è rimasto.

Non stupisce, quindi, che ancor oggi abbiamo tutti una spiccata tendenza a “trovare” forme familiari quando guardiamo un oggetto in realtà irregolare: una nuvola, una macchia sul muro, il profilo di una collina, le venature del legno. Non ci possiamo fare niente: è un comportamento troppo istintivo.

Inoltre il volto umano è una delle forme familiari “predefinite” nel nostro cervello sin dalla nascita. I neonati non sono in grado di mettere a fuoco, eppure sono attratti subito da un viso, anche se è fortemente stilizzato. Noi internettari non abbiamo problemi a riconoscere un volto nelle cosiddette “faccine” o “emoticon”, come questa (da guardare ruotando la propria testa a 90 gradi verso sinistra):

🙂

In sostanza, qualsiasi disposizione di macchie che assomigli vagamente a due occhi, un naso e una bocca viene istintivamente “riconosciuta” come un volto e salta subito all’occhio. Per questo ci pare di scorgere un volto nelle foto mostrate sopra. Ma se le guardiamo da vicino, l’impressione scompare, proprio come quando guardiamo la Luna con un binocolo e la faccia dell’Uomo nella Luna svanisce.

Ma come mai così tanti “volti” proprio nelle foto dell’11 settembre? Semplice. Gli attacchi terroristici di quel terribile giorno sono fra gli eventi in assoluto più fotografati della storia. Esistono decine di migliaia di fotogrammi di filmati e di fotografie che ritraggono ogni istante di quella tragedia. Il campione di immagini di nubi di fumo a disposizione per ricercare forme familiari, insomma, è vastissimo. La stragrande maggioranza delle immagini non mostra alcuna forma riconoscibile (lo so, io stesso ne ho esaminate circa ottomila, raccolte su Internet). Le immagini contenenti “volti” sono soltanto una manciata in questo mare di fotogrammi, per cui in realtà siamo nella media.

Se facessimo altrettante foto alle volute di fumo di un incendio o di un’eruzione vulcanica, ne troveremmo prima o poi qualcuna contenente una disposizione di macchie simili a un volto. Ma ovviamente a nessuno passa per la testa di fare migliaia di foto a una nube di fumo e guardarle una per una, mentre nel caso dell’11 settembre quelle volute di fumo e fuoco sono state fotografate e viste, e con intensissima emozione, da milioni di persone migliaia di volte.

Inoltre non va trascurato il potere della suggestione. Una volta che ci viene suggerita la presenza di una forma familiare in un’immagine, ci viene spontaneo dire “sì, è vero, la riconosco”, anche se di primo acchito non l’avevamo scorta.

Per esempio, guardate ancora la prima immagine, quella tratta dal filmato della CNN: il “volto del demonio” l’avete probabilmente visto subito, ma vi siete accorti che ci sono anche il corpo accucciato, la coda e una falce, con tanto di mano che la impugna?

Ora che ve l’ho suggerito, le vedete, vero? E le vedete anche nell’immagine originale, senza l’ausilio del contorno giallo.

Oppure guardate quest’altra immagine: scorgete anche voi la figura dell’angelo ad ali aperte? O è un cavallo alato che sta spiccando il volo?

Ma perché vediamo volti di diavoli e angeli? E’ comprensibile che un volto che compare in una nuvola o in una macchia sul muro venga interpretato come un segno prodotto da un’entità soprannaturale: di conseguenza, queste forme in realtà abbastanza vaghe vengono sovente “identificate” come Dio, la Madonna o il demonio, a seconda della situazione e della religione, ma mai come ritratti di Che Guevara o di Pippo Baudo, per esempio.

In un evento così carico di significato tragico come gli attentati dell’11 settembre è comprensibile che si ricerchino segnali mistici. Una voluta di fumo che somiglia vagamente a un viso viene “identificata” come il volto del demonio, perché gli attentati sono il simbolo del male e quindi chi è religioso si aspetta, in un certo senso, lo zampino di Satana. Altri “riconoscono” in quella macchia il viso di Osama bin Laden. Un’altra voluta di fumo viene “identificata” come il volto di Dio perché ha un’espressione neutra e quindi serena, confacente a una divinità.

Insomma, ognuno vede in quelle volute di fumo quello che vuole vedere: e quasi sempre vuole vedere un segno religioso. Eppure sarebbero altrettanto “riconoscibili”, in quelle stesse volute di fumo, altre forme ben conosciute. Permettetemi di mostrarvi un controesperimento.

Nel fotogramma della CNN, sopra la “testa” c’è chiaramente una sorta di corno verticale, e il corpo del “demonio” è molto tondeggiante, con arti corti e cicciottelli. E’ una descrizione che ha molti più punti di contatto con i Teletubbies che con il demonio.

Potrebbe anche trattarsi del logo di Napster: le “corna” sarebbero in realtà orecchie.

Perché non riconosciamo i Teletubby o Napster, e anzi il suggerimento sembra addirittura di cattivo gusto? Perché in una scena tragica non ci aspettiamo simboli allegri o commerciali. Dal punto di vista emotivo, stonano completamente.

È emotivamente molto più calzante suggerire la presenza di Dio o del diavolo, che dà una parvenza di senso a un gesto insensato. Ci permette di pensare che non sia stato un essere umano a concepire un piano così spietato e che Dio sia comunque presente ad occuparsi delle anime delle vittime. E’ un pensiero fortemente consolatorio.

In altre parole, anche qui vediamo ciò che i nostri sentimenti e pregiudizi desiderano vedere. E questo è uno dei meccanismi più classici alla base delle bufale.