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Hacking e caffeina: come avere 167.772 euro da spendere in caffè

Hacking e caffeina: come avere 167.772 euro da spendere in caffè

Polle Vanderhoof, un ricercatore olandese di sicurezza informatica, si è accorto che alcune macchine per caffè Nespresso Pro dotate di un lettore di smart card per i pagamenti erano vulnerabili, e per dimostrarlo ha creato sulla propria tessera un credito di ben 167.772 euro e 15 centesimi di credito per consumare caffè.

Vanderhoof ha infatti scoperto che questi distributori usavano delle smart card obsolete, le Mifare Classic della NXP Semiconductor, le cui insicurezze sono note dal 2008.

Ma Nestlé (titolare del marchio Nespresso) ha continuato a usare queste smart card vulnerabili, e così Vanderhoof ha usato un lettore di carte NFC e del software per analizzare le comunicazioni crittografate fra le smart card e il distributore ed è riuscito a decifrarle.

Ha scoperto così che il valore della carta veniva salvato sulla carta stessa invece di risiedere su un server remoto: una soluzione molto semplice, snella ed efficace, ma anche molto vulnerabile. 

Il ricercatore ha così alterato i tre byte (24 bit) usati per memorizzare il credito disponibile sulla tessera e ci ha scritto il valore massimo possibile, ossia 167.772,15 euro.

Per chi stesse pensando di imitare Vanderhoof per avere caffè gratis a vita: sarebbe un reato, e comunque Nestlè ha già modificato i propri sistemi, proprio perché Vanderhoof l’ha avvisata: il ricercatore ha infatti agito responsabilmente e ha prima avvisato l’azienda e poi, una volta sistemato il problema, ha pubblicato un articolo tecnico che lo spiegava.

La vicenda resta utile come promemoria: per le altre aziende, del fatto che usare tecnologia obsoleta è un rischio; per noi comuni utenti, del fatto che la crittografia e le insicurezze informatiche si possono nascondere ovunque. Persino in un banale caffè.

Fonti aggiuntive: Sophos, The Register.

Che cos’è il genio? Lo studente che su Zoom sceglie un nome molto speciale

Mai sottovalutare l’astuzia degli utenti. Segnalo questo tweet (non autenticato, forse di fantasia) non tanto per dare idee malefiche agli studenti, ma per mettere in guardia i docenti che li devono gestire: “Mia moglie è un’insegnante e a quanto pare un ragazzino ha preso l’abitudine di cambiare il proprio nome in ‘Riconnessione in corso’ durante le lezioni su Zoom in modo che nessuno gli faccia domande. Sono settimane che lo fa. Questo ragazzo non deve preoccuparsi della sua formazione scolastica, è già un genio fatto e finito”.

A parziale contenimento di questo problema, in Zoom si può impedire agli utenti di cambiare il proprio nome durante le sessioni e gli amministratori possono cambiare i nomi agli utenti.

Il disastro tragicomico di Parler

Il disastro tragicomico di Parler

È stato chiuso Parler, il social network in stile Twitter usato dai sostenitori
di Donald Trump per organizzare l’insurrezione violenta al Campidoglio negli
Stati Uniti il 6 gennaio scorso. Ma prima di chiudere ha regalato amare sorprese
agli utenti che si sono fidati di questo servizio.

Un’informatica, nota come
donk_enby, ha preso l’iniziativa di creare una copia di tutti i messaggi di Parler,
pieni di dettagli incriminanti, sapendo che prima o poi gli utenti si
sarebbero resi conto che quei messaggi erano prova dei loro reati e che
Amazon, Apple e Google avrebbero presto chiuso Parler. È riuscita a copiare
circa il 99% dei messaggi pubblicati, ossia 80 terabyte, compreso circa un
milione di video.

donk_enby ha scoperto con meraviglia che Parler era un disastro di
sicurezza informatica: non c’era autenticazione nella sua API pubblica, e
quando un utente cancellava un messaggio, Parler in realtà si limitava a
segnarlo come cancellato, senza eliminarlo realmente. Ogni post aveva
un numero identificativo progressivo.

Questi errori dilettanteschi hanno permesso all’informatica di lanciare uno
script che ha raccattato praticamente tutti i dati pubblicamente accessibili e li ha
messi a disposizione di giornalisti,
ricercatori e forze dell’ordine.

Non è finita: Parler
non toglieva la geolocalizzazione dalle immagini e dai video. Twitter,
Google e altri siti lo fanno abitualmente per proteggere i propri utenti, ma
Parler consegnava a chiunque i file video e le foto con tutti i loro
metadati.

Morale della storia: chiedetevi sempre quali dati digitali state disseminando
e soprattutto a chi li state affidando. Spesso chi si presenta come salvatore
e difensore delle libertà è il primo che non le tutela.

Fonti:
Ars Technica, Vice,
Gizmodo.

Quiz: sei in una zona senza copertura cellulare. Hai un telefonino e un drone. Cosa fai?

Quiz: sei in una zona senza copertura cellulare. Hai un telefonino e un drone. Cosa fai?

Un gruppo di viaggiatori bloccato in un’area isolata e senza connettività cellulare del Far North Queensland, in Australia, ha risolto il problema in maniera molto ingegnosa usando le tecnologie digitali.

Mettetevi nei loro panni. La vostra auto è bloccata in un torrente gonfiato dalle forti piogge. Siete in una vallata remota nella quale non c’è segnale cellulare. Avete un telefonino funzionante, ma senza ricezione è inutile. Avete un drone, ma non ha un’autonomia sufficiente a raggiungere un luogo abitato portando un messaggio. Cosa fate?

In casi come questi vale più l’inventiva del nerd che il coltellaccio di Crocodile Dundee. Uno dei componenti del gruppo ha pensato di agganciare il telefonino al drone e farli volare in alto, in modo che sbucassero dalla vallata e il cellulare potesse agganciarsi alla rete per chiamare i soccorsi.

Piccolo problema: il telefonino, una volta in quota, riesce a collegarsi, ma ovviamente non è possibile usarlo per fare chiamate, dato che gli utenti sono rimasti a terra e non possono comandarlo a distanza. Che si fa?

—-

Soluzione: comporre a terra un SMS con la richiesta di soccorso e premere Invio prima di portare in volo il telefonino.

In questo modo il cellulare continua a tentare di inviare il messaggio fino a quando riesce a collegarsi alla rete telefonica; una volta arrivato in quota, lo invia, e soprattutto fornisce conferma dell’invio effettuato.

Il gruppo è stato tratto in salvo l’indomani, con la raccomandazione, per il futuro, di attrezzarsi con un localizzatore satellitare d’emergenza.

Fonte: ABC News.

Minuti inediti e blooper de L'Impero Colpisce Ancora, e una piccola storia di pirateria dal mio passato

Minuti inediti e blooper de L’Impero Colpisce Ancora, e una piccola storia di pirateria dal mio passato

Quarant’anni fa, nel 1980, usciva al cinema L’Impero Colpisce Ancora. Per celebrare la ricorrenza, sono stati pubblicati sei minuti e spiccioli di riprese inedite, ciak sbagliati e altre chicche dietro le quinte. Adesso è Natale.

Non so se vi ho mai raccontato di quanto ero ossessivamente travolto da Guerre Stellari e in particolare da questo secondo film della saga quando ero ragazzo. Non c’erano videocassette o altro e certi film in televisione proprio non passavano, per cui o andavi al cinema o ti attaccavi al tram. Quando uscì L’Impero Colpisce Ancora, fui così stregato da tutto il film che lo vidi quattro volte in due giorni (all’epoca lasciavano stare in sala fra una proiezione e la successiva).

Portai di nascosto al cinema la fotocamera (naturalmente a pellicola) per fotografare le immagini più belle, perché non c’era altro. Comprai il doppio album su vinile della colonna sonora, e cercai di memorizzare le scene e le battute il più possibile.

Una sera d’estate del 1981 o ‘82, a Pavia, il Comune organizzava il cinema all’aperto, alla Cupola Arnaboldi, e scoprii che avrebbero proiettato proprio L’Impero Colpisce Ancora. Sospetto che queste proiezioni fossero in realtà organizzate dai rivenditori di spray antizanzare, perché le proiezioni all’aperto a Pavia in prima serata erano un’orgia sanguinaria di nugoli di zanzare inferocite. Nel caldissimo pomeriggio di quel giorno il proiezionista, tutto solo, stava installando il massiccio proiettore per pellicola per la proiezione serale e aveva ancora da disporre tutte le seggioline di legno per il pubblico. Era chiaramente un po’ stufo.

Io notai che il proiettore aveva un’uscita audio DIN (ovviamente analogica, a quei tempi), elaborai un piano e mi armai di quel coraggio che soltanto la passione poteva risvegliare in un nerd: andai dal proiezionista e gli proposi un baratto. Gli avrei portato e piazzato io tutte le seggioline di tutta la sala se quella sera mi avesse lasciato registrare l’audio del film.

Il proiezionista accettò, dicendo pigramente “Sì, ma non tutto quanto, solo dei pezzi” e confidando nel fatto che non c’era modo di registrare su cassetta due ore e dieci filate di sonoro, e io mi piegai al compromesso.

Andai di corsa a casa, presi il mio radioregistratore a batterie, una cassetta C120 e… feci hacking: modificai la velocità di scorrimento del nastro in modo da farci stare 127 minuti di audio su una singola cassetta. Non potevo usarne due per non perdere pezzi e per non far capire al proiezionista che stavo registrando tutto, e decisamente non avevo un registratore a bobine, men che meno uno trasportabile.

Tornai dal proiezionista e con l’aiuto degli amici appassionati di Star Wars ai quali avevo sparso la voce disponemmo le seggioline.

Quella sera il proiezionista, commosso da così tanta devozione, mi lasciò attaccare il cavetto DIN del radioregistratore al proiettore, facendo finta di non vedere. Mi disse di nascondere il radioregistratore: per fortuna il cavo di collegamento al proiettore era lungo e sottile. Il film partì e io registrai tutta la traccia audio, dall’inizio alla fine, nel magnifico doppiaggio italiano. Finsi di spegnere qualche volta quando il proiezionista mi guardava storto. Ora posso raccontarlo, il reato è prescritto e il proiezionista è probabilmente buonanima.

Anni più tardi ho riversato in digitale quella registrazione, rigorosamente mono, che avevo quasi consumato a furia di riascoltarla a occhi chiusi. Poi, naturalmente, ho comprato la videocassetta, e poi il DVD, e poi il Blu-Ray e il file digitale. Ma quella pastosa, compressa, distorta registrazione monofonica ha ancora un valore speciale per me.

Non solo per il film, e per la nostalgia di un’impresa di “pirateria” oggi impensabile. Ma perché fra gli appassionati che mi aiutarono a disporre quelle sedie c’era Elena: colei che poi, anni dopo, sarebbe diventata la Dama del Maniero.

Mai avrei immaginato che sarebbe diventata la mia Principessa Leia (va bene, va bene, Leila per i nostalgici). E mai avrei immaginato che un giorno avrei incontrato i protagonisti di quel film e avrei tradotto per loro, sempre con la Dama al mio fianco.

Mai avrei immaginato che un giorno quel doppio album di Guerre Stellari avrebbe ricevuto le loro firme con dedica. Anthony Daniels (C3PO), David Prowse (Darth Vader), Kenny Baker (R2D2). Ce l’ho qui ora, eccovelo: è enorme come solo un doppio LP poteva esserlo.

Bonus: il mio doppio LP de L’Impero Colpisce Ancora. Con le foto giganti e le note di copertina che oggi non si fanno più. Un po‘ consunto dal tempo, ma sempre memorabile. Grazie di aver letto fin qui, e che la Forza sia con voi.

Falla spettacolare negli iPhone. Niente panico, già risolta con un aggiornamento

Falla spettacolare negli iPhone. Niente panico, già risolta con un aggiornamento

Che gioia. Era possibile prendere il controllo di qualunque iPhone a distanza, accedendo anche a telecamere e microfono e rubando mail, foto e messaggi. Ma niente panico: la falla è già stata risolta tempo fa, con l’aggiornamento alla versione 13.5 di iOS (ora siamo alla 14.2). Se non l’avete già installato, fatelo.

La scoperta della falla è merito di un singolo ricercatore, Ian Beer di Project Zero, che ha passato (parole sue) “sei mesi del 2020 bloccato in un angolo della mia camera da letto, circondato da miei adorabili bambini urlanti… non [per trovare] un incantesimo per convincerli a dormire […] ma un exploit wormable di radioprossimità che mi consentisse di prendere il controllo completo di qualunque iPhone nelle mie vicinanze.” Ognuno ha le proprie priorità.

Se non avete idea di cosa sia un “exploit wormable di radioprossimità”, traduco: una falla di sicurezza sfruttabile, capace di propagarsi da un dispositivo all’altro, che richiede solo che il dispositivo attaccato sia abbastanza vicino da essere raggiunto da un segnale radio e non richiede che la vittima faccia qualcosa.

Ian Beer racconta la sua avventura in un post dettagliatissimo, al limite dell’Odissea interiore, ma in sintesi: i dispositivi Apple possono scambiarsi file (per esempio foto) e condividere schermate tramite Wi-Fi (Apple chiama questa funziona Wireless Direct Link). Beer ha scoperto un difetto nel funzionamento di questo sistema e lo ha sfruttato, usando il proprio ingegno e dei componenti elettronici facilmente reperibili a basso costo (Raspberry Pi e degli adattatori Wi-Fi).

In questo modo ha avuto anche il potere straordinario di bloccare, spegnere e riavviare qualunque iPhone a distanza, usando solo apparecchi portatili, come mostra in questo video:

Per fortuna Beer è uno dei buoni: ha segnalato il problema ad Apple, che l’ha corretto prima che lo scoprissero i malintenzionati.

 

Fonti: BBC, Sophos.

La Marcia Imperiale su un epilatore

La Marcia Imperiale su un epilatore

Device Orchestra è un canale YouTube che prende vari elettrodomestici e li modifica facendoli diventare strumenti musicali. Beh, perlomeno se siete molto tolleranti nella vostra definizione di “musicali”. Ci trovate un po’ di tutto, compresi gli spazzolini elettrici e gli epilatori.

Anche questo, in un certo senso, è hacking: far fare ai dispositivi cose per i quali non sono stati concepiti. Buon ascolto. Non guarderete mai più il vostro epilatore come prima, se ne avete uno.

“Doom” su un test di gravidanza elettronico

“Doom” su un test di gravidanza elettronico

Ultimo aggiornamento: 2020/09/25 13:20.

Si va in farmacia, si cerca un test di gravidanza, e c’è l’imbarazzo della scelta: scegliere quello tradizionale, con uno speciale foglietto di carta che cambia colore in base al risultato del test, o uno di quelli moderni, elettronico e digitale, che mostra il risultato sotto forma di parole presentate su un display a cristalli liquidi?

Certo, quello elettronico è più costoso, però insomma è digitale, quindi sarà più preciso e userà una tecnologia più moderna, giusto? 

Un ricercatore informatico, Foone, ha scoperto che non è proprio così. Il test di gravidanza elettronico che ha esaminato, un prodotto svizzero, è fondamentalmente un sensore che si limita a guardare il colore assunto dallo stesso, identico foglietto di carta usato nei test tradizionali e indicare lo stato di gravidanza o meno in base a quel colore.

In altre parole, il principio di funzionamento di entrambi i tipi di test è identico, ma quello elettronico dà l’impressione di essere più moderno. Il problema, a parte il costo (12 dollari contro i 20 centesimi del test cartaceo), è che il test elettronico genera molta più spazzatura. In pratica contiene un circuito integrato, tre LED, due sensori di luce, una batteria e un display, il cui unico scopo è leggere il foglietto di carta del test tradizionale. E tutto questo si butta dopo un solo utilizzo.

Non solo: visto che il test elettronico è alimentato da una batteria, che potrebbe scaricarsi col tempo, c’è il rischio che la carta chimica venga illuminata insufficientemente e che quindi il sensore non ne legga correttamente i colori, dando una risposta sbagliata. Non ha senso usare tutta questa elettronica per fare una cosa che chiunque è in grado di fare usando semplicemente i propri occhi.

Foone, però, non si è fermato a segnalare l’ingannevolezza e lo spreco di questi dispositivi digitali notando che il processore aveva più potenza di calcolo dei primi personal computer (i PC IBM); ha anche sostituito il display e il processore del dispositivo in modo che ci potessero girare il celebre videogioco Doom.

 

Fonte aggiuntiva: BBC.

Film girato senza budget su Zoom diventa il numero 1 in classifica nei cinema USA

Film girato senza budget su Zoom diventa il numero 1 in classifica nei cinema USA

Il 10 giugno scorso il cortometraggio thriller Unsubscribe è diventato campione d’incassi in tutti gli Stati Uniti, secondo l’autorevole classifica pubblicata da Box Office Mojo.

Unsubscribe ha tre particolarità: è stato girato interamente con l’applicazione per videoconferenze Zoom, è costato esattamente zero dollari di produzione e promozione ed è stato realizzato indipendentemente da un gruppo di giovani sconosciuti. Come se non bastasse, questo primo posto in classifica è stato ottenuto con due soli spettatori. Come è stato possibile?

In termini informatici, gli autori del film hanno realizzato un hack: hanno usato un’anomalia del sistema. In questo caso, il sistema di conteggio degli incassi cinematografici statunitensi.

L’idea di diventare numero uno in classifica è venuta in mente a Eric Tabach, attore e YouTuber di Philadelphia, in Pennsylvania, e al filmmaker (o cineasta) Christian Nilsson di New York.

Si sono resi conto che a marzo 2020 la pandemia aveva fatto chiudere quasi tutte le sale cinematografiche statunitensi e hanno notato che gli incassi del periodo, per i pochi film in uscita, erano microscopici: qualche migliaio di dollari in tutto il paese. Sarebbe bastato poco per superarli se fossero riusciti a vendere un numero sufficiente di biglietti.

Hanno scritto, diretto e realizzato il loro film a tempo di record (un giorno per il copione, cinque giorni per le riprese), reclutando alcuni amici e un paio di attori professionisti, e poi hanno usato il trucco finale: il cosiddetto four-walling.

Il four-walling è la pratica in cui il distributore di un film noleggia una sala cinematografica al completo pagando una piccola cifra forfetaria e incassa tutti i soldi degli eventuali biglietti venduti. Tabach e Nilsson hanno proiettato il proprio film cinque volte a un cinema fuori New York usando il four-walling: si sono messi in abito da sera, hanno posato davanti all’insegna del cinema con il titolo del film e la scritta sold out (“tutto esaurito”) e sono stati gli unici due spettatori per tutte e cinque le proiezioni.

Tabach e Nilsson alla “prima” del loro film campione d’incassi.

Ma secondo il sistema di calcolo degli incassi statunitense, cinque proiezioni del film in four-walling equivalgono a cinque sale strapiene, per cui gli incassi di Unsubscribe vengono contabilizzati come 25.448 dollari (molto di più di quello che hanno speso i due per noleggiare la sala), battendo così la concorrenza: il secondo film più visto, The Wretched, ha incassato soltanto 22.566 dollari, pur essendo stato proiettato in 99 sale. E così l’esperimento folle può fregiarsi del titolo di campione d’incassi d’America.

Se volete vedere Unsubscribe, è su Vimeo. A pagamento.



Fonte: BBC.

Torna l’hacker di buon cuore che ti pulisce il computer infetto. Forse

phorpiex-malware-uninstall.jpgDi solito si parla di intrusi informatici in senso negativo: malfattori che entrano nei computer altrui per fare danno. E poi ci sono quelli che fanno comparire sullo schermo falsi avvisi di infezione, per scherzo o per estorcere denaro. Ma stavolta non è così.

Numerosi utenti, segnala ZDnet, stanno ricevendo sui propri schermi un allarme sullo schermo che chiede educatamente, con tanto di “Please”, di installare un antivirus e aggiornare il computer.

Gli artefici di questo avviso, secondo le prime analisi, sono degli hacker buoni, che stanno rilevando via Internet la presenza del malware Phorpiex sui computer altrui e stanno quindi mettendo in guardia gli utenti di questi computer. Probabilmente questi hacker samaritani hanno preso possesso della rete di controllo di questo malware e la stanno usando per allertare le sue vittime.

Phorpiex è un malware usato per disseminare spam: infetta i computer Windows e li usa come punti di distribuzione di enormi campagne di mail pubblicitarie indesiderate, pagate da altri gruppi criminali. Secondo Check Point, questo genere di attività ha fruttato in passato 115.000 dollari in cinque mesi. La posta in gioco è insomma piuttosto alta.