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Tesla rilascia il nuovo software di guida autonoma a pochi utenti selezionati. Impressionante, ma occhio agli eccessi di fiducia

Tesla rilascia il nuovo software di guida autonoma a pochi utenti selezionati. Impressionante, ma occhio agli eccessi di fiducia

Ultimo aggiornamento: 2020/10/23 23:30.

Tesla ha rilasciato il suo nuovo software di guida autonoma, denominato Full Self-Driving (Beta), a un numero molto limitato di utenti statunitensi che fanno parte del suo Early Access Program, dedicato a chi vuole ricevere le versioni più recenti e sperimentali, e i social network si stanno riempiendo di video che dimostrano le sue nuove capacità di gestire anche il traffico urbano.

Va chiarito subito che questo nuovo software è disponibile soltanto negli Stati Uniti; negli altri paesi del mondo deve ancora essere approvato dalle autorità per la sicurezza stradale. Inoltre è e sarà installabile soltanto sulle Tesla dotate dell’hardware più recente e che hanno pagato un apposito supplemento di prezzo. Questo vuol dire che se incrociate una Tesla, non dovete dare per scontato che sia dotata di questo nuovo sistema di guida basato sull’intelligenza artificiale (la mia TESS, per esempio, non ce l’ha e non lo può avere).

Un’altra cosa che va messa bene in evidenza è che questa non è ancora guida pienamente autonoma, ma è fortemente assistita: la supervisione dell’utente è ancora indispensabile. Si tratta comunque ancora del livello 2 dei cinque previsti dalle linee guida del Dipartimento dei Trasporti statunitense per i veicoli a guida autonoma

I primi video che mostrano questo FSD in funzione sono notevoli: la visualizzazione di quello che l’auto “capisce” e “riconosce” è drasticamente più ricca. Ma il problema di gestire tutte le variabili di una situazione complessa come quella della guida, specialmente in ambito cittadino, è davvero difficile da risolvere. Nel guardare i video pubblicati, è importante tenere presente che gli utenti tendono a pubblicare i successi ma non gli errori.

Il FSD “effettua i cambi di corsia fuori dalle autostrade, seleziona per seguire il vostro percorso di navigazione, naviga intorno agli altri veicoli e oggetti, ed effettua svolte a destra e a sinistra”, dicono le sue istruzioni.

Non sempre le manovre vengono fatte con competenza e fluidità:

Questo tweet mostra le varie opzioni sperimentali e le diciture di avviso:

Gli entusiasmi degli appassionati sono decisamente scatenati:

Mi aspetto, purtroppo, che ci saranno eccessi di fiducia da parte dei conducenti (che restano per ora legalmente responsabili della condotta del veicolo) e che ci saranno incidenti anche gravi. È inevitabile, perché l’obiettivo realistico di qualunque sistema di guida autonoma non è eliminare completamente gli incidenti. Ci saranno sempre circostanze nelle quali non ci sarà bravura di guida che tenga e la fisica imporrà crudelmente le proprie leggi. L’obiettivo è fare meno incidenti della media dei conducenti umani. E questo, lo sappiamo tristemente dal bilancio dei morti sulle strade, non è un traguardo particolarmente ambizioso.

Prevengo la domanda: no, la mia Tesla non ha questa funzione e non la può installare. L’ho scelta appositamente così, perché non sono affatto convinto che un software che non ha conoscenza del mondo a un livello di astrazione molto elevato possa guidare abbastanza bene da affidargli la mia vita e quella dei miei cari. Per esempio, l’FSD sa distinguere fra un cartello stradale vero e uno stampato su un cartellone pubblicitario? Come gestirà un cantiere stradale? Noi lo sappiamo fare perché conosciamo il mondo e sappiamo come funziona. Quali altri errori di riconoscimento poco intuitivi commetteranno questi software?

Le istruzioni del software dicono chiaramente che va usato “con cautela aggiuntiva” e che “può fare la cosa sbagliata nel momento peggiore”. Non mi sembra una buona idea mettere sulle strade una cosa del genere. Neanche in pochi esemplari di prova.

Sono insomma molto scettico. Ma sono disposto a cambiare idea, se una volta calmati gli entusiasmi verranno presentati i dati.

Accusato di dormire al volante mentre l’auto va “da sola” a oltre 140 km/h

Accusato di dormire al volante mentre l’auto va “da sola” a oltre 140 km/h

Ultimo aggiornamento: 2020/09/20 7:30.

In Canada un ventenne è stato colto dalla polizia apparentemente addormentato nel posto di guida di una Tesla Model S che correva a oltre 140 km/h, col sedile reclinato. Anche il sedile del passeggero anteriore era reclinato e la persona che lo occupava sembrava essere addormentata. Il conducente è stato multato per eccesso di velocità e incriminato per guida pericolosa.

La vicenda, accaduta a luglio scorso, sta facendo il giro del mondo (Electrek; Tio; Vaielettrico.it) perché ripropone la questione delle auto con guida assistita e dell’incoscienza di chi scambia un assistente di guida per un sostituto.

Le automobili dotate di questi sistemi (non solo Tesla, ma molte altre marche) rendono molto chiaro, a ogni accensione, che si tratta di assistenti di guida e che il conducente resta in ogni momento responsabile, anche legalmente, per la condotta del veicolo. Ma c’è sempre qualche imbecille che decide di ignorare qualunque avviso.

Va chiarito, ancora una volta, che questi assistenti di guida sono estremamente limitati: funzionano correttamente soltanto su strade semplici e ben contrassegnate, e si limitano in sostanza a mantenere la distanza dal veicolo che precede e a mantenere il veicolo nella corsia riconoscendo le strisce di demarcazione. Non funzionano in città e sulle strade con segnaletica orizzontale complessa, scadente o assente (tratti di strada con strisce temporanee per lavori in corso o anche semplicemente con il sole basso di fronte); non sono in grado di gestire situazioni complesse; e non sono in grado di riconoscere un veicolo fermo che occupa parzialmente la corsia.

Chiunque pensi che una Tesla o un’altra marca possano “guidare da sole” si sbaglia gravemente, e se si mette al volante di uno di questi veicoli pensando di potersi fare un pisolino mentre l’auto è in movimento è un imbecille irresponsabile.

Per evitare abusi, i costruttori hanno installato sistemi di rilevamento dell’attenzione di vario genere, dalle telecamere che verificano la direzione dello sguardo del conducente a dei rilevatori di presenza delle mani sul volante, ma c’è sempre qualche incosciente che decide di aggirarli perché si ritiene più furbo dei progettisti del veicolo. I risultati, purtroppo, sono spesso fatali, sia per il conducente, sia per gli altri utenti della strada.

 

2020/09/18 20:00

Ho ricevuto conferma dalla polizia canadese che la foto mostrata nel loro tweet raffigura proprio la Tesla Model S coinvolta nella notizia:

La distorsione delle forme del veicolo è probabilmente dovuta all’effetto rolling shutter della fotocamera digitale utilizzata o all’uso di un obiettivo fortemente grandangolare.

Il comunicato stampa della polizia descrive la vicenda specificando che si tratta di una Model S del 2019, quindi piuttosto recente e pertanto dotata di hardware di assistenza di guida avanzato (telecamere che guardano in tutte le direzioni oltre al radar frontale, con riconoscimento degli oggetti), e prudentemente dice che il veicolo sembrava procedere in modalità di guida assistita mentre il conducente e il passeggero apparentemente dormivano. Viene inoltre descritta in parte la dinamica dell’intervento della polizia: l’auto avrebbe addirittura accelerato dopo che l’agente ha attivato le luci d’emergenza sul proprio veicolo. Non è chiaro come l’agente sia riuscito a far accostare l’auto.

On Thursday, July 9, at
approximately 4 p.m., Alberta RCMP received a complaint of a car
speeding south on Highway 2 near Ponoka. The car appeared to be
self-driving, travelling over 140 km/h, with both front seats completely
reclined and both occupants appearing to be asleep.

An Alberta
RCMP Traffic Services member located the vehicle, a 2019 Tesla Model S.
After the responding Officer activated emergency lights on their
vehicle, the Tesla automatically began to accelerate. The Officer was
able to obtain radar readings on the vehicle, confirming that it had
automatically accelerated up to exactly 150 km/h. After pulling over the
vehicle, RCMP charged the driver, a 20-year-old male from British
Columbia, with speeding and a 24-hour licence suspension for fatigue.

After
further investigation and consultation with Crown Counsel, a Criminal
Code charge of Dangerous Driving was laid against the driver, who was
served with a summons for court in December.

“Although
manufacturers of new vehicles have built in safeguards to prevent
drivers from taking advantage of the new safety systems in vehicles,
those systems are just that — supplemental safety systems,” says
Superintendent Gary Graham of Alberta RCMP Traffic Services. “They are
not self-driving systems, they still come with the responsibility of
driving.”

2020/09/20 7:30

Per chi non avesse familiarità con l’assistente di guida di Tesla (il cosiddetto Autopilot), le informazioni di base sono qui sul sito dell’azienda e spiegano chiaramente che questo assistente richiede sempre e comunque l’attenzione del conducente:

Do I still need to pay attention while using Autopilot?

Yes. Autopilot is a hands-on driver assistance system that is intended
to be used only with a fully attentive driver. It does not turn a Tesla
into a self-driving car nor does it make a car autonomous.

Before enabling Autopilot, you must agree to “keep your hands on the
steering wheel at all times” and to always “maintain control and
responsibility for your car.” Once engaged, if insufficient torque is
applied, Autopilot will also deliver an escalating series of visual and
audio warnings, reminding you to place your hands on the wheel if
insufficient torque is applied. If you repeatedly ignore these warnings,
you will be locked out from using Autopilot during that trip.

You can override any of Autopilot’s features at any time by steering,
applying the brakes, or using the cruise control stalk to deactivate.

Aggiungo, per esperienza personale con i vari modelli di Tesla, che l’Autopilot fa monitoraggio della presenza delle mani sul volante rilevando la lieve resistenza alla rotazione dello sterzo prodotta dalla massa delle mani e dai muscoli delle braccia del conducente. Se non la rileva per alcuni secondi, attiva un avviso luminoso; se continua a non rilevarla, attiva un avviso acustico; se il mancato rilevamento persiste ancora, riduce la velocità fino a fermare il veicolo.

Al momento non si può escludere che l’episodio verificatosi in Canada sia stato uno scherzo idiota degli occupanti, che potrebbero aver reclinato i sedili e finto di dormire (accelerando manualmente all’arrivo della polizia). Anche in questo caso, comunque, si tratterebbe di una condotta di guida totalmente irresponsabile.

Una Tesla evita anatre? Forse. Di certo solleva il problema delle decisioni in emergenza

Una Tesla evita anatre? Forse. Di certo solleva il problema delle decisioni in emergenza

Sta circolando da qualche giorno questo video, per ora non confermato, nel quale si vede un’auto che evita una famiglia di anatre che sta attraversando la strada. La descrizione del video dice che l’episodio è avvenuto in Nuova Zelanda, fra le località di Gisborne e Bacchus Marsh, l’11 novembre scorso, e che l’auto era una Tesla sulla quale era in funzione il sistema di guida assistita (il cosiddetto Autopilot).

La descrizione aggiunge che il conducente procedeva a 100 km/h e non avrebbe notato gli uccelli a causa delle ombre, ma l’assistente di guida avrebbe riconosciuto i volatili, avrebbe suonato l’allarme e avrebbe sterzato e frenato.

Essendo un video virale monetizzato, il rischio che si tratti di una messinscena non è trascurabile, e sto cercando conferme o smentite. Ma in ogni caso il video ripropone in maniera molto coinvolgente il problema fondamentale di qualunque veicolo a guida autonoma o assistita, e anche di qualunque automobilista: cosa fare in casi come questi?

La soluzione cinica e fredda, viste le dimensioni degli animali, è travolgerli: i danni all’auto saranno trascurabili e si eviteranno i rischi di una sterzata improvvisa, con possibile perdita di controllo. Ma quanti si sentirebbero di scegliere questa soluzione? Quanti riuscirebbero, in emergenza, a resistere all’impulso di sterzare e frenare?

In questo caso il sistema di guida assistita avrebbe, a quanto pare, preso la decisione perfetta, riconoscendo gli oggetti e gestendo impeccabilmente la sterzata e la successiva correzione di traiettoria. Ma cosa sarebbe successo se ci fosse stata nella corsia opposta un’altra auto? O un ciclista? O un cane? Il sistema avrebbe sterzato lo stesso, causando uno scontro frontale o travolgendo una persona o un altro animale? O avrebbe semplicemente frenato restando in corsia, nel tentativo di ridurre il danno agli animali e all’auto? E se al posto delle anatre ci fosse stato un bambino?

Un sistema di guida assistita ha tempi di reazione enormemente più rapidi di un essere umano: situazioni come queste, dal suo punto di vista, avvengono al rallentatore e senza emozioni, e quindi c‘è tutto il tempo di “ragionare” sulle varie opzioni e di calcolarne i risultati con freddissima precisione. Ma gli attuali assistenti di guida hanno questo livello di sofisticazione, o si limitano a semplici istruzioni del tipo “se vedi un oggetto grosso davanti a te e la corsia in fianco è libera, scansalo”? Sanno riconoscere non solo gli oggetti, ma il loro valore etico?

Per contro, qualora fosse possibile programmare delle priorità all’interno di questi sistemi, quali dovrebbero essere queste priorità? Se l’impatto è inevitabile, l’auto chi deve scegliere fra un bambino o un anziano? Fra un uomo e una donna? Fra un pedone e un gruppo di pedoni? Se uscire di strada permette di salvare le persone sulla strada ma mette a rischio il conducente e i passeggeri dell’auto, che però sono protetti almeno in parte da carrozzeria, airbag e cinture, è questa la scelta da fare? E se invece si tratta di scegliere fra danni materiali all’auto e investire un anatroccolo?

Più in generale, è giusto pretendere che un sistema informatico debba prendere queste decisioni etiche? O dovremmo invece limitare la guida autonoma a percorsi appositi e messi in sicurezza, come avviene per i treni o le metropolitane e gli ascensori, e abbandonare il sogno di essere portati in giro per le città caotiche di oggi da fedeli servi elettronici infallibili?

Questi dilemmi non sono certo nuovi: fanno parte del cosiddetto trolley problem, o “dilemma del tram”, che ho già toccato altrove, sono noti dagli anni Sessanta del secolo scorso e sono tornati alla ribalta con l’introduzione dei sistemi di guida assistita e con l’affacciarsi all’orizzonte di sistemi di guida pienamente autonoma.

Se volete saperne di più, consiglio questo articolo di Towards Data Science, che esplora i vari approcci adottati dalle aziende come Waymo e Tesla che stanno studiando il problema.

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Ho provato il “Pilota automatico” di Tesla: bello, promettente, ma da ridimensionare

Ho provato il “Pilota automatico” di Tesla: bello, promettente, ma da ridimensionare

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/11/18 18:30.

Nota: non ricevo alcun incentivo da Tesla Motors o altri sponsor per parlare di questo prodotto.

Le mani di Tiziano sono sul volante, ma non è lui che sta guidando: è la sua Tesla che cambia corsia, mantiene la velocità, sorveglia l’auto che ci precede e legge i cartelli stradali.

Sembra fantascienza, ma è quello che ho visto stamattina durante una prova privata di una Tesla dotata del nuovo software Autopilot. Ma non è assolutamente un sistema di guida autonoma, come purtroppo alcuni incoscienti stanno pensando, pubblicando video nei quali tolgono le mani dal volante o addirittura si spostano dal posto di guida, tanto che Tesla imporrà delle restrizioni nella prossima versione di software per evitare che qualcuno si faccia male per stupidità. E ci sono alcuni limiti importanti da conoscere.

Ci siamo dati appuntamento stamattina alla stazione di ricarica Supercharger di Monte Ceneri, molto frequentata (mentre siamo in zona arrivano altre due Tesla), per questa prova delle tre funzioni principali del nuovo software: mantenimento di corsia, cambio di corsia assistito e parcheggio automatico.

Dico subito che non è andato tutto in maniera così rosea come sembra dalla pubblicità. Ma in questo momento il sistema di Tesla è l’unico che è su strada, installato su auto di serie, disponibile al pubblico (avendo i soldi per un’auto sportiva), e impara dalle esperienze degli automobilisti: ogni Tesla, infatti, fa rapporto via rete cellulare alla casa produttrice, informandola delle varie situazioni incontrate durante la guida e geolocalizzandole. Questo genera un archivio crescente e sempre aggiornato di esperienze di guida assistita, utile per migliorare il software.

Premesse

Abbiamo rispettato sempre le regole del codice della strada e agito soltanto in assenza di traffico. Il guidatore e proprietario, Tiziano, ha sempre tenuto le mani sul volante o vicinissime ad esso (salvo durante il parcheggio, quando è necessario toglierle), sempre pronto a intervenire, proprio perché questo non è un sistema autonomo: la responsabilità di vigilare sulla sicurezza di guida è sempre e comunque del conducente. Tesla è molto chiara in proposito: “Il guidatore è sempre responsabile di ciò che accade”. Quindi nei video che ho girato non vedrete gesti plateali del tipo “guarda mamma vado senza mani” come altri utenti Tesla hanno scelto di fare.

È poco spettacolare, lo so, ma la sicurezza deve prevalere sul sensazionalismo e quindi vi devo chiedere di fidarvi: di fatto ho visto chiaramente che le mani di Tiziano si limitavano ad assecondare i movimenti del volante gestiti dal software. Fra l’altro, va ricordato che questo software è formalmente una beta: motivo in più per non fidarsene troppo.

Inoltre abbiamo usato l’Autopilot esclusivamente in autostrada, ossia nell’ambiente per il quale è concepito. Altri hanno scelto di usarlo anche in città (Ars Technica; Wired), ma non ci è sembrato un rischio che valesse la pena di correre. Va detto che con o senza Autopilot inserito, gli altri sistemi di sicurezza della Tesla sono comunque attivi, quindi l’auto in ogni caso frena da sola se c’è un ostacolo improvviso (come qualcuno che taglia la strada) o se l’auto che precede rallenta.

Abbiamo fatto le riprese contemporaneamente da due angolazioni, con una GoPro fissa e con una telecamerina tenuta in mano, per cui nei video c’è un po’ di sovrapposizione degli eventi.

Un altro dettaglio importante: l’Autopilot non è un aggiornamento gratuito in senso stretto. In un modo o nell’altro si paga. Infatti lo si può ordinare al momento dell’acquisto dell’auto, pagando un supplemento come si fa per gli altri accessori opzionali, oppure acquistare in un secondo momento, perché tanto tutte le Tesla da ottobre 2014 in poi hanno già a bordo tutto l’hardware necessario. In entrambi i casi il prezzo dell’Autopilot si aggira intorno ai 2500 dollari.

Mantenimento di corsia

La Tesla legge la segnaletica orizzontale (le strisce di demarcazione delle corsie) grazie alle telecamere di bordo e sterza nelle curve per mantenersi al centro della corsia. Qui nessun problema: tutto funziona regolarmente e il sistema consente una guida meno tesa e più fluida, senza gli ondeggiamenti che vedo fare a tanti guidatori umani e che capitano anche a me.

È interessante notare che Tiziano segnala che a volte il sistema perde il riferimento delle strisce, per esempio all’uscita di una galleria a causa del brusco cambiamento di luce, e che invece funziona magnificamente di notte grazie al contrasto elevato prodotto dall’illuminazione fornita dai fanali.

Cambio di corsia assistito

L’Autopilot permette di cambiare corsia in modo assistito manovrando la leva della freccia: il sistema rileva se ci sono ostacoli intorno all’auto e se non ne trova inizia e completa la manovra di cambio corsia, sterzando e accelerando fino alla velocità massima preimpostata dal guidatore (o imposta dai segnali stradali) se trova libero davanti a sé.

La funzione è intuitiva e si comporta abbastanza bene su strada libera, ma quando proviamo a usarla mettendo un’auto (la mia) nella corsia di sorpasso, indietro di pochi metri oppure nell’angolo cieco della Tesla, succedono cose interessanti e un po’ discutibili. Infatti l’Autopilot cambia corsia anche se l’auto che la segue è molto vicina, con l’effetto di quasi tagliarle la strada. Se me lo facesse un automobilista umano lo considererei un modo di guidare pericoloso.

Nessun problema, invece, se l’altra auto è affiancata, anche solo parzialmente: i sensori laterali la rilevano e la Tesla rifiuta il comando di cambiare corsia del conducente, se viene immesso tramite la leva della freccia (il volante resta libero, anche se ovviamente in questa situazione la manovra non va fatta).

Parcheggio automatico

Il parcheggio automatico è una delle funzioni più intriganti dell’Autopilot, ma anche qui abbiamo trovato dei limiti notevoli. Tiziano, molto gentilmente, ha messo in gioco la propria auto e ha sudato freddo quando ne ha affidato le fiancate al sistema di manovra automatica (siamo tutti geek, ma l’idea di danneggiare una Tesla è comunque altamente indesiderabile, specialmente per il proprietario). I risultati sono contrastanti.

Il principio di funzionamento è questo: il conducente passa in fianco alla zona di parcheggio, l’Autopilot ne rileva le dimensioni, calcola se la manovra di parcheggio è fattibile, e poi il conducente dà il comando di parcheggio e toglie le mani dal volante, tenendo il piede pronto a premere il freno per interrompere la manovra automatica in caso di dubbi.

Il primo tentativo è un flop totale: la Tesla non riconosce la presenza dello spazio di parcheggio e quindi non offre del tutto la funzione di manovra. Eppure lo spazio c’è eccome, come si vede nell’immagine qui sotto: due posti auto consecutivi. Saranno state le righe azzurre a confondere l’Autopilot?

Il secondo tentativo, in un altro parcheggio adiacente, va decisamente meglio: la Tesla si parcheggia perfettamente da sola senza intervento del guidatore, la cui unica sfida è fidarsi che i sensori rilevino la sottile ringhiera che c’è sul lato sinistro dell’auto e non portino la Tesla a rigarsi lo spigolo posteriore o la fiancata. Tutto va bene, ma affidarsi ad automatismi come questi è una sensazione nuova e un po’ ansiogena. Unico neo: l’auto, per parcheggiare dentro le strisce, non lascia spazio sufficiente al conducente per aprire la portiera e uscire.

Abbiamo provato a ridurre leggermente lo spazio disponibile per il parcheggio e la Tesla non si è offerta di parcheggiare: probabilmente un buon guidatore, con un po’ di manovre, sarebbe riuscito a sfruttare quello spazio, per cui il parcheggio automatico va considerato come un ausilio, utile per esempio per chi è disabile o ha difficoltà alla schiena e non riesce a girarsi per fare manovra, ma non come un sostituto migliorativo.

La ripresa di un secondo test di parcheggio mostra bene come il volante si muova completamente da solo.

Conclusioni

Lasciando da parte un attimo il fatto che la Tesla è un’auto a propulsione interamente elettrica, prodotta in serie, con un’autonomia sufficiente per la stragrande maggioranza delle percorrenze quotidiane, disponibile subito (almeno per chi può permettersela), cosa che sembrava impossibile soltanto una decina d’anni fa, questo aggiornamento del suo software è un’altra tappa importante nell’evoluzione dell’automobile a prescindere dal sistema di propulsione: è il primo che ha attirato così tanta attenzione mediatica ed è così sofisticato. Certamente ha bisogno di essere perfezionato: a volte, secondo i resoconti pubblicati, tende a prendere le curve senza rallentare e alcune sue manovre sono un po’ brusche. Ma è un indicatore concreto del progresso tecnologico rapido che sta avvenendo intorno all’automobile.

Al tempo stesso, Elon Musk, proprietario di Tesla, sta facendo una scommessa molto impegnativa. Ha messo in mano ai propri clienti un software sperimentale che alcuni stanno usando in modo improprio, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri. In questo momento l’opinione pubblica è interessata ma scettica nei confronti dell’idea di affidare la propria incolumità a un’auto guidata da un computer: basta un incidente causato da un cretino che abusa dell’Autopilot per creare un disastro d’immagine, e un giro di vite contro l’automazione, dal quale l’intera industria dell’auto del futuro farebbe fatica a riprendersi. Speriamo che i Teslisti capiscano che in gioco c’è molto più che il destino di un’auto sportiva.

E prima di farsi venire angosce da macho che si sente toccato nella virilità all’idea di cedere il comando dell’auto a un automatismo, non dimentichiamo che gli attuali sistemi di guida tradizionali, ossia i conducenti umani, sono costati 25.700 morti soltanto nel 2014 in Europa. E questo è un dato in calo: negli anni precedenti è andata anche peggio.

“Hackeraggio” cinese di Tesla: arriva finalmente la firma digitale del software di bordo

“Hackeraggio” cinese di Tesla: arriva finalmente la firma digitale del software di bordo

Una Model X. Per gentile concessione di Tesla Motors,
Lugano, luglio 2016.

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Ci sono nuovi dettagli, e una soluzione, a proposito dell’hackeraggio delle auto elettriche Tesla dimostrato la settimana scorsa dagli esperti cinesi di Keen Security Labs e discusso in questo mio articolo.

Come spiegato in dettaglio da Wired in inglese, gli esperti di Keen hanno iniziato l’attacco all’auto creando una rete Wi-Fi, assegnandole lo stesso nome (SSID Tesla Guest) e la stessa password della rete Wi-Fi offerta agli ospiti dai concessionari e dai centri di assistenza Tesla (la password è reperibile facilmente in Rete).* In sostanza, hanno fatto credere all’auto di essere connessa a un Wi-Fi ufficiale di Tesla e l’hanno forzata a usare questa connessione.

*Stefano, di Teslaforum.it, precisa che Tesla Guest è il nome del Wi-Fi al quale Tesla offre connessione libera da parte di qualunque dispositivo dei clienti ospiti, mentre il Wi-Fi usato per la manutenzione e l’assistenza tecnica è Tesla Service. Sottolinea inoltre che le auto Tesla non si connettono automaticamente a questi Wi-Fi: è necessaria una scelta specifica dell’utente.

La rete Wi-Fi ostile è stata configurata in modo da presentare alle Tesla che si connettevano una pagina Web contenente codice che sfrutta una vulnerabilità nel browser installato nel pannello comandi principale (il “tablet” centrale; specificamente, la vulnerabilità stava nella vecchia versione di WebKit usata da Tesla). Da qui gli esperti di Keen hanno sfruttato una vulnerabilità del kernel di Linux usato dalle Tesla per prendere il controllo del pannello comandi. A questo punto potevano mandare al browser qualunque clic o comando digitabile dall’utente, e questo ha permesso la maggior parte degli effetti mostrati nel video di Keen. Non è chiaro se questa possibilità di inviare comandi persista o duri solo per il tempo della connessione al Wi-Fi ostile.

Prendere il controllo del pannello comandi, però, non consente di avere il controllo pieno dell’auto: le funzioni vitali (frenata, sterzo, guida assistita) sono infatti gestite separatamente. Nelle Tesla, infatti, il pannello comandi è isolato dal sistema di controllo primario (il CAN bus) da un gateway.

Gli esperti di Keen hanno quindi sostituito il software del gateway con una versione modificata da loro e hanno così preso il controllo pieno dell’auto. Non è chiaro se questa sostituzione sia avvenuta da remoto o tramite intervento fisico sull’auto: ovviamente se fosse necessario un intervento fisico la sfruttabilità di questa tecnica sarebbe molto minore di quella di un attacco via Wi-Fi.

Riassumendo, insomma, l’hackeraggio “da remoto” (così è stato presentato) richiede queste condizioni:

– l’auto-bersaglio deve essere a portata del Wi-Fi ostile almeno temporaneamente
– l’auto-bersaglio deve connettersi almeno una volta al Wi-Fi ostile (cosa che non avviene automaticamente ma solo su specifico comando del conducente o del tecnico di assistenza)
– l’auto-bersaglio deve usare almeno una volta il browser di bordo mentre è connessa al Wi-Fi ostile
– deve essere sostituito (non si sa se da remoto o no) il software del gateway dell’auto-bersaglio

Se sono soddisfatte le prime tre condizioni, è effettivamente possibile effettuare da remoto (anche via Internet, se l’auto resta connessa al Wi-Fi ostile) bruttissimi scherzi al conducente di una Tesla, come disattivare l’indicatore di velocità e tutte le indicazioni sul cruscotto, mettere al massimo il volume dell’impianto audio di bordo, chiudere gli specchietti durante la marcia, sbloccare le portiere, aprire il portellone posteriore e altro ancora. Se effettuati a sorpresa, questi comandi potrebbero facilmente spaventare o distrarre il conducente in modo da causare un incidente anche grave o mortale. Se viene soddisfatta anche la quarta, è finita: l’intruso può far frenare, accelerare o sterzare l’auto a proprio piacimento.

Certo, non si tratta di scenari molto plausibili e frequenti o di un attacco sfruttabile su vasta scala, ma la falla grave è senz’altro dimostrata.

La soluzione di Tesla

Tesla Motors ha aggiornato prontamente (in dieci giorni) il software di bordo su tutta la flotta circolante, inviando un aggiornamento OTA (over the air, ossia tramite la connessione cellulare di ciascuna auto Tesla) che ha corretto la vulnerabilità del browser di bordo e del kernel di Linux, chiudendo quindi questo canale d’attacco via Wi-Fi.

Cosa molto più importante, Tesla Motors ha finalmente attivato su tutta la flotta la firma crittografica del software di bordo (code signing), in modo che non sia possibile installare sulle sue auto software non convalidato dalla chiave crittografica che possiede soltanto Tesla Motors, un po’ come succede con gli iPhone e gli iPad di Apple e, in misura minore, sui dispositivi che usano Windows e MacOS.

Come mai una soluzione tecnicamente ovvia come il code signing non era già in uso sulle Tesla? E come mai, fra l’altro, a quanto risulta non la usa nessun’altra casa automobilistica per le proprie auto ricche di elettronica? Wired spiega che vincolare il software in questo modo causerebbe problemi alla vasta ed eterogenea rete di fornitori, distributori, concessionari e riparatori d’auto. Tesla, centralizzando il controllo e la gestione dei ricambi, dei fornitori e dei concessionari, sarebbe maggiormente in grado di gestire questo vincolo senza problemi.

Il ruolo degli “hacker”

Non va dimenticato, infine, che la scoperta di queste gravi vulnerabilità è stata possibile grazie alla libertà di ricerca, che invece molte leggi in discussione vorrebbero vietare o imbavagliare, e grazie al fatto che gli scopritori sono stati incentivati a pubblicare e a condividere con Tesla Motors le proprie scoperte per farsi un’ottima pubblicità e ricevere una ricompensa in denaro dalla casa automobilistica di Elon Musk, che prevede premi per chi trova difetti nel suo software e li segnala responsabilmente. Senza questi incentivi, vulnerabilità come queste resterebbero aperte e sfruttabili dai malintenzionati.

Se un’auto autonoma deve scegliere chi uccidere e chi salvare, per Mercedes salverà il conducente

Se un’auto autonoma deve scegliere chi uccidere e chi salvare, per Mercedes salverà il conducente

L’articolo è stato agggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale del 2016/10/16. Ultimo aggiornamento: 2016/10/18 16:15.

Il dilemma del tram (trolley problem) è un esperimento mentale molto semplice: immaginate un tram che corre sul proprio binario. Sul binario ci sono cinque operai, che il conducente del tram vedrà soltanto quando non ci sarà più tempo per frenare. E quando loro si accorgeranno del tram che incombe sarà troppo tardi per scansarsi.

Per fortuna ci siete voi, accanto alla leva che aziona uno scambio lungo il percorso del tram. Potreste quindi deviare la corsa del veicolo e salvare i cinque operai; ma sul binario alternativo c’è un altro operaio, che non si aspetta che gli piombi addosso un tram e non avrà tempo di accorgersene.

Cosa fate?

Se non fate niente, moriranno cinque persone. Se azionate lo scambio, ne morirà una sola, ma sarà stato il vostro intervento diretto a scegliere di farla morire.

Questo dilemma, concepito negli anni sessanta del secolo scorso, è tornato di moda di recente con l’inizio della sperimentazione delle automobili a guida autonoma, dove il conducente si lascia trasportare dal computer di bordo e non è più responsabile delle azioni dell’auto, come un passeggero su un treno.

Cosa deve fare il computer di bordo se si trova nella situazione di dover decidere, per esempio, se restare in strada e investire un gruppo di bambini che stanno attraversando su una curva cieca oppure uscire volontariamente di strada e uccidere i propri passeggeri? A differenza di un essere umano, un computer è talmente veloce che può calcolare in un batter d’occhio tutti gli scenari possibili e valutarne le rispettive conseguenze. Un computer, insomma, ha tempo di scegliere.

Il guaio di questo dilemma (incubo di tanti automobilisti) è che non esiste una risposta accettabile. Chi vende automobili, per esempio, deve decidere se dire al cliente che la sua auto sceglierà di ucciderlo oppure travolgerà freddamente chiunque incontri sul proprio percorso. Nessuno comprerà un’auto programmata per ammazzarlo, e un’auto ammazzapedoni sarebbe decisamente impopolare, per cui venditori e fabbricanti finora hanno cercato in tutti i modi di glissare sulla questione.

Ma Christoph von Hugo, direttore della Mercedes-Benz per i sistemi di assistenza al conducente e di sicurezza attiva, ha dichiarato in una recente intervista alla rivista Car and Driver che “Se sai che puoi salvare almeno una persona, almeno salva quella. Salva quella nell’auto. Se tutto quello che sai con certezza è che puoi evitare una morte, allora quella è la tua priorità.” In altre parole, secondo von Hugo le future auto autonome della casa automobilistica tedesca saranno programmate per dare sempre la priorità alla sicurezza dei passeggeri.

Ragionamento da brivido, giustificato però da alcune considerazioni:
“Potresti sacrificare l’auto, ma non sai cosa succederà poi alle
persone che hai salvato inizialmente in situazioni spesso molto
complesse”
, ha aggiunto von Hugo.

Per esempio, se
l’auto sterza per evitare dei bambini, potrebbe perdere il controllo e
centrare un altro gruppo di pedoni o uno scuolabus che arriva nell’altro
senso di marcia: le conseguenze sono troppo imprevedibili.

Ma
von Hugo ha anche chiarito che in realtà la ricerca sulle auto autonome
ha l’obiettivo di evitare che si trovino in situazioni indecidibili
come quella del dilemma del tram: “il 99% del nostro lavoro tecnico consiste nel prevenire in partenza queste situazioni.”

Le dichiarazioni di von Hugo hanno comunque scatenato un putiferio: l’immagine del ricco proprietario di un’auto
di lusso che si salva sacrificando la vita degli altri è decisamente
poco appetibile per il marketing di Mercedes.

Nei giorni successivi, dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, la casa automobilistica ha dichiarato, tramite un portavoce, che le parole di von Hugo sono state fraintese e non rispecchiano la posizione ufficiale, secondo la quale “[…] né i programmatori né i sistemi automatizzati hanno il diritto di valutare il valore delle vite umane. Il nostro lavoro di sviluppo si concentra sull’evitare completamente le situazioni di dilemma, per esempio implementando nei nostri veicoli una strategia operativa che evita il rischio. Non ci sono casi nei quali abbiamo preso una decisione in favore degli occupanti del veicolo. Continuiamo ad aderire al principio di fornire il massimo livello possibile di sicurezza a tutti gli utenti della strada. Prendere una decisione in favore di una persona e quindi contro un’altra non è legalmente ammissibile in Germania. Vi sono leggi analoghe anche in altri paesi. Chiarire queste questioni legale ed etiche a lungo termine richiederà un ampio dibattito internazionale. Questo è l’unico modo di creare un consenso inclusivo e promuovere l’accettazione dei risultati. Come fabbricanti, implementeremo sia le basi legali sia ciò che è ritenuto socialmente accettabile.”

Ma nel frattempo la questione è stata posta con forza: grazie all’informatica possiamo ridurre drasticamente le stragi della strada, imponendo per esempio limiti di velocità e distanze di sicurezza invalicabili e un controllo centralizzato del traffico. Il vero dilemma è se farlo adesso, con la tecnologia che abbiamo, e cominciare a salvare vite umane, o se aspettare il perfezionamento di un dibattito filosofico che forse non si concluderà mai.

Fuori di Tesla: notizie dal mondo delle auto elettriche 2016/12/04

Fuori di Tesla: notizie dal mondo delle auto elettriche 2016/12/04

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (o fare un microabbonamento) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2016/12/13 15:50.

Segnalo qui in breve alcune notizie riguardanti le auto elettriche e/o autonome che ho trovato e che pubblico come appunti veloci, privi della verifica e degli approfondimenti dei mie articoli normali: quindi prendete tutto con un pizzico di cautela, e se trovate delle fonti più precise (che confermino, diano maggiori dettagli o magari smentiscano), segnalatemele nei commenti.

300 km di ricarica in 20 minuti. Il progetto europeo Ultra E coinvolge Paesi Bassi, Belgio, Germania e Austria insieme ad Audi, BMW e Renault per creare una rete di stazioni di ricarica capaci di erogare fino a 350 kW (più del doppio dei Supercharger di Tesla, attuali detentori del primato). Non ci sono ancora auto elettriche capaci di caricarsi a 350 kW (le Tesla arrivano a 120 kW), ma i partner di Ultra E prevedono che ci saranno entro il 2018, quando sarà pronta la rete. Anche Porsche sta sviluppando una rete analoga, che sarà compatibile con le Tesla dotandosi di un adattatore.

Per Bloomberg, auto elettriche care come quelle a benzina tra soli sei anni; effetto valanga sul petrolio. I prezzi delle batterie sono scesi del 35% l’anno scorso; entro il 2040 le auto elettriche a lunga autonomia costeranno meno di 22.000 dollari di oggi; il 35% delle auto nuove avrà una presa elettrica. La Tesla Model S vende già ora più delle sue concorrenti nel settore delle auto di lusso negli Stati Uniti. Entro il 2023 le auto elettriche potrebbero causare un calo di domanda pari a 2 milioni di barili di petrolio al giorno: questo causerebbe una crisi petrolifera paragonabile a quella del 2014 (causata da un eccesso di produzione di 2 milioni di barili/giorno). Se la domanda di petrolio cala, estrarlo diventa meno conveniente, il prezzo sale e la domanda scende, in un circolo vizioso (o virtuoso, dal punto di vista ecologico). Questo è il sunto di un rapporto pubblicato da Bloomberg qualche mese fa, Here’s How Electric Cars Will Cause the Next Oil Crisis, e di un video che riassume bene quale effetto dirompente potrebbe avere un’auto elettrica economica sul mercato petrolifero (Jalopnik: 1, 2, 3).

Anche il Financial Times parla di “spirale mortale” per il petrolio. Lo fa parlando di scenari estremi, con adozioni rapide delle auto elettriche, ma il parallelo con l’adozione esplosiva dei telefonini e poi degli smartphone, spinta da prezzi in rapidissimo calo, fa riflettere.

Le batterie delle Tesla perdono il 6% di carica dopo 80.000 km e l’1% per ogni 50.000 km successivi. Questi sono i risultati di una statistica compilata dagli utenti Tesla in Olanda e Belgio.

Auto a idrogeno consumerebbero il triplo di elettricità di rete rispetto a quelle a batteria. Per chi teme che le auto elettriche implichino un eccessivo consumo di corrente elettrica dalla rete e pensa che le auto a idrogeno siano un’alternativa migliore, secondo Green Car Reports per produrre il volume di idrogeno necessario per far fare un chilometro di strada a un’auto a idrogeno ci vuole circa il triplo dell’energia richiesta per caricare una batteria che faccia fare lo stesso chilometro a un’auto elettrica, per cui “i veicoli a idrogeno aumenteranno la domanda di elettricità molto più delle auto elettriche per coprire le medesime distanze. E questo senza neanche prendere in considerazione il costo di installare una rete capillare di distribuzione di idrogeno”. Va detto che questi valori vengono forniti da Green Car Reports senza presentare i dati e i metodi che li hanno generati.

Quanto graveranno sulla rete elettrica le auto elettriche? Secondo Green Car Reports, uno studio condotto dieci anni fa dall’Electric Power Research Institute e dal Natural Resources Defense Council (non linkato, purtroppo, da GCR) indica che se negli Stati Uniti i due terzi dei chilometri complessivamente percorsi fossero alimentati da energia elettrica, i consumi aumenterebbero complessivamente del 6 o 7 per cento. L’arrivo improvviso sul mercato dei condizionatori domestici alcuni anni fa fu un evento ben più impegnativo da gestire di quanto potrà esserlo l’elettrificazione di massa delle auto, secondo questo rapporto.

Tesla: Supercharger non più gratuiti e illimitati. Finora le auto Tesla hanno beneficiato di un accesso gratuito e quasi illimitato alle stazioni di ricarica veloce Supercharger di Tesla. Per le auto ordinate dopo l’1/1/2017, invece, saranno gratuiti solo 400 kWh di ricarica (circa 1600 km) ogni anno. Dopo questi primi 400 kWh “ci sarà una piccola tariffa da pagare… comunque meno rispetto al pieno di un’auto di pari categoria” (Tesla.com).

Renault: Zoe ZE40 ha 300 km di autonomia; in vendita subito. La nuova versione ha una batteria maggiorata come capacità (41 kWh) ma non come peso o ingombro e solo 2.500 euro di differenza rispetto alla versione precedente (22 kWh) di batteria. Prezzi (in Olanda): da 31.890 euro per la versione da 41 kWh, riducibili a 23.900 in caso di noleggio della batteria (InsideEVs.com). L’autonomia dichiarata è di 400 km, ma secondo i criteri NEDC, che come nota Quattroruote sovrastimano abbondantemente le reali prestazioni: “400 km di autonomia Nedc, pari a circa 300 km in condizioni reali”. La ricarica veloce (a 43 kW) consente di avere “tra gli 80 e i 120 km di autonomia reale in appena 30 minuti” (Auto.it; Greenstyle.it).

Tesla: incidente mortale in Olanda, il “pilota automatico” non era attivo, l’auto correva a oltre 155 km/h su strada ordinaria. A settembre scorso i giornali olandesi hanno dedicato ampio spazio a questo incidente di una Tesla, legandolo a quello avvenuto a maggio 2016 in Florida, ma i dati di telemetria inviati dall’auto a Tesla indicano che in questo caso l’auto era in modalità di guida manuale e viaggiava a velocità elevatissima su una strada a singola carreggiata e due sensi di marcia in mezzo a un bosco. L’auto ha preso fuoco (sì, anche un’auto elettrica può incendiarsi) e il conducente, un uomo di 53 anni, è morto sul posto. Le foto sono terribili (Electrek; Electrek).

Tesla: incidente da 55.000 euro in Germania. A settembre scorso un incidente autostradale fra una Tesla Model S e un autobus in Germania è avvenuto mentre il conducente (secondo quanto ha dichiarato) stava usando il “pilota automatico”, che però non è intervenuto. L’autobus aveva appena terminato di sorpassare un camion e stava rientrando nella corsia di destra, e il conducente della Tesla non ha visto la manovra e ha tamponato l’autobus. Grande spavento per gli occupanti dell’autobus, lievi ferite per il conducente dell’auto, e danni materiali per 55.000 euro (Electrek; Mopo.de).

Tesla: il primo incidente mortale con “pilota automatico” inserito non è quello in Florida. A settembre sono emerse notizie di un incidente precedente a quello in Florida già citato: a gennaio 2016, su un’autostrada nella zona di Hong Kong e Macao un uomo di 23 anni ha perso la vita schiantandosi con la Tesla Model S del padre contro un veicolo di pulizia stradale fermo sulla corsia di sinistra. Le immagini della dashcam non sembrano indicare alcun rilevamento dell’ostacolo o intervento di frenata o sterzata da parte del “pilota automatico” o del conducente (Electrek).

Tesla Model 3, prime consegne e qualche dato tecnico definitivo

Tesla Model 3, prime consegne e qualche dato tecnico definitivo

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni di lettori come Giuseppe Roberto Lop*. Se vi piace, potete farne una anche voi (per esempio con Paypal) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/08/13 16:30.

Poco fa si è conclusa la breve cerimonia di consegna delle prime trenta Model 3 di Tesla: l’auto che, secondo i piani di Elon Musk e secondo molti addetti ai lavori, dovrebbe rivoluzionare il mercato e avviare l’adozione su vasta scala dei veicoli elettrici in America e in Europa. Finora sono stati fabbricati 50 esemplari di serie: trenta vanno a clienti e venti restano all’azienda per la validazione della produzione.

Per chi ha fretta

Sono finiti i mesi di attesa, costellati di congetture, indiscrezioni e ricerche ossessive di indizi su come sarebbe stata quest’auto, di cui si sapeva soltanto la forma esteriore e poco altro:la Model 3 è in vendita e in circolazione. O quasi.

Sì, con la Model 3, avere un’auto elettrica sportiva a lunga autonomia (350 km EPA) non è più un lusso per pochi da 70.000 euro e oltre come è stato finora. Ma resta una scelta comunque costosa e non immediata.

Costi: la Model 3 base costerà, in USA, 35.000 dollari (circa 30.000 euro). In Europa non si sa. La metà rispetto a prima, ed è un bel passo avanti, paragonabile al prezzo di una berlina tradizionale di fascia alta e non più a quello di una sportiva di lusso, però non è certo una spesa per tutte le tasche. I bersagli della Model 3 sono la BMW Serie 3, la Audi A4 o la Mercedes classe C, non le utilitarie. Speriamo che sia comunque il segno di una tendenza al calo dei prezzi.

Tempi: se la volete, preparatevi a una lunga attesa. Tesla spera di arrivare a produrne 20.000 esemplari al mese entro fine anno e ci sono già 455.000 prenotazioni, che crescono al ritmo di 1800 al giorno. La Model 3 base non sarà disponibile almeno fino al 2019 per chi la prenota adesso, mentre la versione premium che è disponibile da oggi a chi si è prenotato per tempo è full optional, con 500 km di autonomia, e costa 49.000 dollari (42.000 euro) in USA.

Io l’ho prenotata oltre un anno fa e mi potrebbe arrivare entro fine 2018, ma visto che l’attesa sarà ancora lunga potrei scegliere un’altra soluzione elettrica. Tra pochi giorni proverò la Opel Ampera-e, che è già disponibile (almeno in prova e a catalogo) in Svizzera, dove abito (aggiornamento: ho fatto la prova).

In dettaglio

Questo è il video della cerimonia di consegna delle prime Model 3, in versione breve:

Questa è la versione lunga:

Queste sono le specifiche principali della Model 3, tratte dal comunicato stampa di Tesla, che fornisce molte altre cifre oltre a quelle che riporto qui. 

Inizialmente saranno disponibili (per chi prenota e si arma di molta pazienza) due versioni: Standard e Long Range. La Standard ha un prezzo base di 35.000 dollari (34.000 CHF/29.800 EUR), un’autonomia di 354 km, un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,6 secondi e una velocità massima di 209 km/h. La Long Range parte da 44.000 dollari, ha un’autonomia di 498 km, fa da 0 a 100 km/h in 5.1 secondi e ha una velocità massima di 225 km/h. L’autonomia è dichiarata secondo i criteri EPA, più realistici di quelli NEDC.

La velocità di carica presso i Supercharger (punti di ricarica veloce di Tesla) è di 210 km in 30 minuti per la Standard e 273 km in 30 minuti per la Long Range; presso un punto di ricarica domestico da 240V/32A è 48 km in un’ora per la Standard e 60 km in un’ora su un punto di ricarica domestico da 240V/40A. Prima che me lo chiediate: abito in Svizzera e per me questi valori domestici sono perfettamente praticabili; gli esperti mi dicono che lo sono quasi sempre anche in molti altri paesi, Italia compresa.

Verrà data la priorità alla produzione della Long Range, le cui consegne iniziano oggi in una versione premium da 49.000 dollari; la Standard inizierà le consegne in autunno; le versioni a doppio motore (quattro ruote motrici) arriveranno in seguito.

Come preannunciato, il cruscotto tradizionale non c’è: è sostituito da un tablet da 15 pollici in posizione centrale (foto e grafica qui). Sul volante ci sono due trackball che comandano gli specchietti e l’impianto audio. Sul piantone c’è il selettore di marcia (indietro – folle – avanti – Autopilot – parcheggio). Le maniglie sono a filo carrozzeria ma manuali (si spingono per farle uscire, a differenza di quelle delle altre Tesla, che sono automatiche).

L’auto ha otto telecamere, un radar frontale e dodici sensori a ultrasuoni, che consentono la protezione anticollisione e la frenata automatica d’emergenza di serie. Tutti gli esemplari includono l’hardware per la guida assistita o autonoma, attivabile via software a pagamento. Aggiungendo 5000 dollari si ha la guida assistita o Enhanced Autopilot, che consente all’auto di restare in corsia, adeguare la propria andatura a quella del traffico, cambiare corsia automaticamente, imboccare le uscite autostradali e  parcheggiare. Aggiornamenti software aggiungeranno altre funzioni. Per la guida autonoma vanno aggiunti altri 3000 dollari e bisogna aspettare che sia pronto il software e siano approvate le apposite normative.

La garanzia è di 4 anni o 80.000 km sul veicolo e di 8 anni e 160.000 km sulla batteria standard (193.000 sulla Long Range).

La Model 3 è lunga 470 cm, larga 193 cm (185 cm a specchietti ripiegati) e alta 144 cm. Il fondo è a 14 cm da terra. Il bagagliaio, doppio (anteriore e posteriore) ha un volume complessivo di quasi 425 litri. Il peso è 1610 kg per la Standard e 1730 kg per la Long Range. Le ruote sono disponibili in versioni da 18 pollici (standard) e 19 pollici (1500 dollari in più). Se volete farvi un’idea dei colori e delle opzioni disponibili, guardate qui e qui. C’è anche un pacchetto di opzioni per l’allestimento interno e per il tetto interamente vetrato che fa salire il prezzo di altri 5000 dollari, e i colori diversi dal nero costano 1000 dollari in più.

Sparisce la chiave apriporta tradizionale con telecomando: l’auto si apre quando si avvicina il telefonino del proprietario (il che significa che rubare un telefonino equivale a rubare le chiavi dell’auto) o quando si avvicina al montante centrale una tessera NFC fornita.

Tutto molto bello, ma c’è un problema: i tempi di consegna

Al momento in cui scrivo ci sono quasi 500.000 prenotazioni e la catena di produzione procede per ora col contagocce. Chi la prenota ora può sperare di vederla nel 2019 (specialmente in Europa). La grossa sfida per Tesla, ora, è infatti riuscire a fabbricare in massa quello che finora ha prodotto in volumi molto modesti: nel 2016 ha costruito in tutto circa 84.000 auto. Ora vuole arrivare a sfornarne 20.000 al mese entro fine anno.

Se vi state chiedendo se ci sono novità sulla mia prenotazione, fatta il 2 aprile 2016, la situazione attuale è questa: il sito di Tesla è rimasto bloccato con un redirect al video della presentazione per tutta la mattinata, ma verso sera (del 29 luglio) è cambiata la schermata iniziale del mio account Tesla, che ora dice “Tra poco riceverai l’invito per la Model 3”:

Nel pomeriggio del 30 luglio mi è stata proposta una stima di consegna: “late 2018” (“dopo la metà del 2018”) per qualunque versione. Inoltre qui c’è una FAQ che chiarisce alcuni punti (ma non tutti) sulla consegna.

Per ora ho scelto la Standard; posso sempre cambiare idea. E intanto mi guardo in giro per altre soluzioni che mi consentano di passare pienamente alla mobilità elettrica sostituendo completamente l’attuale auto a benzina e prendendo dimestichezza con pregi e limiti di questa tecnologia.

Ho ricontrollato il 13 agosto e ora ho questa situazione, che parla di “fine 2018”.

Ho prenotato per i primi di agosto una prova della Opel Ampera-e, che ha prezzi e caratteristiche di autonomia simili alla Model 3 (42.000 CHF/37.000 EUR), non include opzioni di guida assistita/autonoma, ma è forse disponibile in tempi più brevi, almeno in Svizzera; attualmente il sito italiano la presenta come “modello futuro” (copia su Archive.is). Vi racconterò tutti i dettagli appena possibile (aggiornamento: prova fatta, eccoli).

È tutto quello che so: se volete saperne di più, date un’occhiata alle mie FAQ e seguite Teslari.it. Per le foto dei dettagli della Model 3, consiglio questa recensione di Motor Trend. Per un’analisi di mercato, date una scorsa a questo articolo di Bloomberg, che include un confronto prezzo/autonomia delle principali auto elettriche.

Fonti aggiuntive: Yahoo, The Verge, Ars Technica.

Pubblicate le linee guida USA per auto autonome; conclusa l’inchiesta sull’incidente di guida “autonoma” di Tesla

Pubblicate le linee guida USA per auto autonome; conclusa l’inchiesta sull’incidente di guida “autonoma” di Tesla

Ultimo aggiornamento: 2017/09/18 7:40.

È di pochi giorni fa la pubblicazione delle linee guida del Dipartimento dei Trasporti statunitense per i veicoli a guida autonoma, che prevedono che dal 2025 (dopodomani, insomma) ci saranno sulle strade automobili che circoleranno senza alcun intervento del guidatore.

Insomma, è giunto il momento di affrontare seriamente la questione e magari chiarire dubbi e smontare miti assai diffusi. Ovviamente tutta quest’automazione arriverà tramite l’informatica, per cui vale la pena di parlarne qui.

Secondo i dati del Dipartimento dei Trasporti, sulle strade americane il 94% degli incidenti automobilistici gravi è causato dalle scelte o dagli errori dei conducenti. Guida distratta, imprudente, sotto effetto di alcool o altri farmaci, stanchezza causano ogni anno, negli Stati Uniti, oltre 30.000 morti: una cifra impressionante, grosso modo l‘equivalente di un 11 settembre ogni mese. I primi dispositivi di guida assistita, aggiunge il Dipartimento, stanno già salvando vite. Inoltre la guida totalmente autonoma ridarà libertà di spostamento a chi non ce l’ha per via di limitazioni motorie e non può usare i mezzi pubblici.

Ma è importante chiarire che al momento nessuna auto in commercio è realmente autonoma, tranne quelle sperimentali: quella che viene proposta dalle case automobilistiche con nomi piuttosto fuorvianti come Autopilot (Tesla) è solo una guida assistita. Il conducente resta assolutamente responsabile della condotta del veicolo e deve monitorare la strada continuamente.

Esistono cinque livelli di automazione della guida secondo lo standard SAE:

0 – Nessuna automazione.
1 – Assistenza: il veicolo è sotto il controllo del conducente ma ci sono alcune funzioni di assistenza alla guida.
2 – Automazione parziale: funzioni come accelerazione e sterzo sono automatizzate ma il conducente deve restare costantemente vigile.
3 – Automazione condizionale: il conducente deve essere a bordo ma non è più obbligato alla vigilanza continua; deve restare pronto a intervenire quando richiesto (con anticipo) dal sistema.
4 – Automazione elevata: l’auto è in grado di svolgere tutte le funzioni di guida autonomamente in determinate circostanze e il conducente può intervenire.
5 – Automazione totale: il veicolo è in grado di svolgere tutte le manovre in ogni condizione; il conducente è facoltativo.

Il problema delle auto autonome o assistite è esattamente lo stesso dei sistemi informatici tradizionali: i sistemi sono robusti, ma l’utente è un punto debole fondamentale.

Insieme al rapporto del Dipartimento dei Trasporti USA è arrivato anche il rapporto sul tristemente famoso primo incidente mortale di guida “autonoma” avvenuto in Florida a maggio del 2016, nel quale Joshua Brown, conducente di una Tesla, ha perso la vita quando un autoarticolato ha attraversato la superstrada sulla quale Brown procedeva a 136 km/h e gli ha letteralmente bloccato la strada mentre stava usando le funzioni assistite di mantenimento di corsia (Autosteer) e di controllo della velocità (Traffic Aware Cruise Control). L’auto è passata sotto l’automezzo, che ne ha tranciato il tetto, uccidendo sul colpo il conducente.

All’epoca erano circolate voci di ogni genere ed era stata messa in dubbio la reale efficacia dei sistemi di guida assistita che non avevano “visto” l’intera fiancata di un autoarticolato e non erano intervenuti nemmeno per tentare una frenata disperata.

Ma la sintesi del rapporto del National Transportation Safety Board (NTSB) chiarisce nel comunicato stampa (ricco di link a documenti) che i sistemi di bordo (hardware Mobileye con firmware 7.1 di Tesla) hanno agito correttamente nei limiti delle loro capacità: non potevano rilevare l’ostacolo perché non erano progettati per farlo e quindi non sono intervenuti. Cito:

Tesla’s automated vehicle control system was not designed to, and did not, identify the truck crossing the car’s path or recognize the impending crash; consequently, the Autopilot system did not reduce the car’s velocity, the forward collision warning system did not provide an alert, and the automatic emergency braking did not activate.

Come è possibile che i sensori dell’auto (telecamera e radar) non abbiano riconosciuto un camion messo di traverso? In attesa del rapporto completo dell’NTSB, riprendo un commento aggiunto dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo e mi baso sulle dichiarazioni di Tesla, Musk e Mobileye fatte all’epoca e raccolte in questo mio articolo.

Prima di tutto, come nota anche un ottimo articolo di Ars Technica, i sistemi di frenata d’emergenza automatica (AEB, Automatic Emergency Braking) di praticamente tutti i costruttori (non solo Tesla) riconoscono il retro di altri veicoli ma non i loro profili o altre angolazioni.

Si era visto che a volte radar e telecamera chiedevano erroneamente la frenata d’emergenza perché scambiavano un cartello sopraelevato per un oggetto sulla strada o perché scambiavano i sottopassaggi stradali per un ostacolo (dal loro punto di vista la strada, in linea retta davanti a loro, non scendeva ma finiva di colpo con un muro, quello della strada sotto la quale dovevano passare). Oggi i sistemi di visione artificiale più recenti sono immensamente più potenti e non devono subire queste approssimazioni.

In pratica, per evitare falsi positivi e frenate immotivate (con conseguenti tamponamenti da parte di chi segue), erano stati allentati i criteri di riconoscimento degli ostacoli. Questo era stato fatto perché tanto il conducente doveva tenere comunque gli occhi sulla strada e quindi compensava le carenze dei sistemi automatici, che erano e sono tuttora un ausilio, non un sostituto.

In sintesi:

  • La telecamera ha visto una grande superficie bianca in alto (la fiancata dell’autoarticolato era di colore molto chiaro e ben illuminata dal sole) e così l’auto ha “pensato”: “è quasi sicuramente il cielo, non mi devo preoccupare; se non è cielo, interverrà il guidatore umano”
  • Il radar ha visto un grande rettangolo riflettente in alto e l’auto ha “pensato”: “è quasi sicuramente un cartello stradale sopraelevato, non mi devo preoccupare; se non lo è, interverrà il conducente umano”.
  • Ma il conducente non è intervenuto per i due minuti che hanno preceduto lo schianto.

Per questo si tratta di sistemi di guida assistita: i casi dubbi devono essere sempre decisi dal conducente.

Il rapporto nota inoltre un altro concetto fondamentale:

Le abitudini di utilizzo, da parte del conducente della Tesla, del sistema Autopilot indicano un eccesso di affidamento all’automazione e una carenza di comprensione dei limiti del sistema.

(The Tesla driver’s pattern of use of the Autopilot system indicated an over-reliance on the automation and a lack of understanding of the system limitations.)

Brown aveva toccato il volante solo sette volte, per 25 secondi in tutto, negli ultimi 37 minuti e la visibilità del luogo dell’incidente gli avrebbe consentito indubbiamente di intervenire manualmente se fosse stato normalmente attento (“There was sufficient sight distance to afford time for either the truck driver or the car driver to have acted to prevent the crash”). Invece non ha neanche toccato il pedale del freno: lo sappiamo dalla telemetria dettagliata che caratterizza queste automobili e che si sta rivelando estremamente preziosa nella ricostruzione della dinamica di questo genere di eventi.

Ma la colpa non è stata solo del guidatore. Anche il sistema di assistenza, per il modo in cui dialogava con il conducente, ha avuto la sua parte nell’incidente:

Se i sistemi di controllo automatico dei veicoli non limitano automaticamente il proprio funzionamento alle condizioni per le quali sono stati progettati e sono adeguati, rimane il rischio di abuso da parte del conducente… Il modo in cui il sistema ‘Autopilot’ di Tesla monitorava e rispondeva all’interazione del conducente con il volante non era un metodo efficiente di garantire il coinvolgimento del conducente.

(If automated vehicle control systems do not automatically restrict their own operation to conditions for which they were designed and are appropriate, the risk of driver misuse remains… The way in which the Tesla “Autopilot” system monitored and responded to the driver’s interaction with the steering wheel was not an effective method of ensuring driver engagement.)

Tesla ha successivamente modificato le regole di interazione fra utente e auto. All’epoca il suo Autopilot tollerava che passassero vari minuti senza interazioni (mentre lo standard del settore è una quindicina di secondi) e si limitava ad avvertimenti ogni qualche minuto; ora, stando ad Ars Technica (devo verificare di persona), si disabilita dopo tre avvertimenti ignorati nel corso di un’ora sopra i 70 km/h.

C’è anche una dichiarazione dei genitori della vittima (versione più completa qui), dalla quale segnalo l’affermazione che Joshua Brown procedeva con il cruise control impostato a 119 km/h (74 miglia orarie), non “a oltre 136 km/h” come asserito da alcuni testimoni, quindi poco oltre il limite generale di 105 km/h delle divided highway in Florida, e cito questo brano:

Abbiamo sentito dire tante volte che l’auto ha ucciso nostro figlio. Semplicemente non è così. C’è stata una breve finestra di tempo in cui né Joshua né le funzioni della Tesla hanno notato il camion che voltava a sinistra davanti all’auto. La gente muore ogni giorno in incidenti d’auto. Molti di questi incidenti sono causati dalla mancanza di attenzione o dall’incapacità di vedere il pericolo. Joshua credeva, e la nostra famiglia continua a credere, che la nuova tecnologia che sta entrando nelle auto e il passaggio alla guida autonoma abbiano già salvato molte vite. Il cambiamento comporta sempre dei rischi, e una tolleranza zero per le morti fermerebbe completamente l’innovazione e i miglioramenti.

(We heard numerous times that the car killed our son. That is simply not the case. There was a small window of time when neither Joshua nor the Tesla features noticed the truck making the left-hand turn in front of the car. People die every day in car accidents. Many of those are caused by lack of attention or inability to see the danger. Joshua believed, and our family continues to believe, that the new technology going into cars and the move to autonomous driving has already saved many lives. Change always comes with risks, and zero tolerance for deaths would totally stop innovation and improvements.)

Parole davvero coraggiose.

Fonti aggiuntive: Electrek, Teslarati, Electrek.

Incidente mortale in Tesla, l’Autopilot era attivo ma il conducente non ha risposto ai suoi avvisi

Incidente mortale in Tesla, l’Autopilot era attivo ma il conducente non ha risposto ai suoi avvisi

Credit: NBC.

Ultimo aggiornamento: 2018/04/03 00:10.

Un incidente avvenuto a Mountain View, in California, nel quale ha perso la vita il conducente di una Tesla Model X, ha posto nuovi interrogativi sul sistema di guida assistita di Tesla, il cosiddetto Autopilot.

L’incidente, e soprattutto la conseguente indagine delle autorità statunitensi per la sicurezza dei trasporti (NTSB), è anche una delle ragioni della forte caduta (8%) delle azioni Tesla e del declassamento del credit rating di Tesla da parte di Moody. Le altre sono le lentezze, rispetto alle promesse di Elon Musk, nella produzione della Model 3 (il modello meno caro delle Tesla, che è in vendita ma col contagocce) e le conseguenti incertezze sull’indebitamento dell’azienda, nonché il richiamo di tutte le Model S, circa 123.000, per un possibile problema al servosterzo nei climi molto freddi. Insomma, è un momento difficile per Tesla.

Poche ore fa, dopo alcune incertezze iniziali, è emerso che al momento dell’incidente l‘Autopilot della Model X era attivo. Questo sembra indicare un difetto grave nel sistema di guida assistita che avrebbe ripercussioni enormi su Tesla e sulle circa 280.000 sue auto circolanti, oltre che sull’intero concetto di guida autonoma, già scosso dal recente incidente mortale di un’auto di Uber.

Ma è importante capire la dinamica di questo incidente prima di saltare a conclusioni affrettate.

Secondo il rapporto della California Highway Patrol, l’auto ha colpito frontalmente e di testa lo spartitraffico, si è incendiata ed è stata colpita da altre due auto. L’impatto è stato terribilmente violento perché lo spartitraffico non aveva più l’apposito attenuatore d’urto, che era andato distrutto in un altro incidente, nel quale aveva contribuito a salvare il conducente accartocciandosi come previsto e smorzando quindi l’impatto.

L’attenuatore d’urto nelle sue condizioni normali, visto da Google Street View.

L’attenuatore collassato com’era il giorno prima dell’incidente della Tesla.

Tesla ha dichiarato che secondo i dati dei sensori di bordo “negli istanti che hanno preceduto la collisione, avvenuta alle 9:27 del mattino venerdì 23 marzo, l’Autopilot era attivato, con la distanza di inseguimento del cruise control adattivo impostata al minimo” (la guida assistita dell’auto mantiene automaticamente la distanza dal veicolo che la precede, e questa distanza era impostata al valore minimo). Ma ha notato anche che “il conducente aveva ricevuto numerosi avvisi visivi e uno acustico di riprendere il controllo poco prima, durante la guida, e le mani del conducente non sono state rilevate sul volante per sei secondi prima della collisione. Il conducente ha avuto circa cinque secondi e 150 metri di visuale non ostruita dello spartitraffico in cemento con l’attenuatore d’urto collassato, ma le registrazioni del veicolo mostrano che non è stata intrapresa alcuna azione.”

In altre parole, sembra che si tratti ancora una volta di un caso di uso scorretto dell’Autopilot, che non è un sistema di guida automatica ma è solo un assistente di guida, nonostante il nome ingannevole e altisonante. Il conducente deve essere costantemente vigile e pronto a intervenire: tenere le mani sul volante, pronte ad agire, è indispensabile. Ma troppo spesso i conducenti di queste auto attribuiscono a questi sistemi capacità che assolutamente non hanno, si fidano troppo e iniziano a ignorare gli allarmi.

Nel contempo, sembra chiaro che il sistema di guida assistita non è stato in grado di gestire un ostacolo fermo sulla carreggiata e di interpretare correttamente la segnaletica orizzontale, e non è la prima volta che succede.

Secondo Ars Technica, che cita un servizio di ABC7, il conducente era un engineer (termine generico che non ha necessariamente il senso italiano di ingegnere) della Apple, di nome Walter Huang, in precedenza sviluppatore di videogiochi per la Electronic Arts. La famiglia di Huang dice che l’uomo aveva portato la sua Tesla dal concessionario lamentando problemi con l’Autopilot proprio su quel tratto di strada e ha presentato una fattura a riprova, ma Tesla dice di non avere traccia di queste visite.

Va detto anche che il tratto di strada è chiaramente pericoloso, visto che l’assorbitore d’urto era stato distrutto da una collisione precedente di un veicolo convenzionale. La questione di fondo, da valutare con cautela e delicatezza, è come mai il conducente non avesse le mani sul volante per vari secondi in un tratto di strada non lineare e complesso (per un sistema di guida assistita) e avesse l’Autopilot inserito nonostante avesse lamentato problemi con questo sistema proprio in quel pezzo di strada.

È importante sottolineare che l’informatizzazione delle auto, particolarmente spinta nelle Tesla e in altre marche, consente di avere dati tecnici che permettono di ricostruire gli eventi con precisione e (si spera) evitare altri eventi come questo. Senza questi dati, le cause di questo incidente mortale resterebbero probabilmente un mistero. Grazie a questi dati, fra l’altro, Tesla dichiara che sa che “i proprietari di Tesla hanno percorso quello stesso tratto autostradale con l’Autopilot inserito circa 85.000 volte da quando è stato introdotto l’Autopilot nel 2015 e circa 20.000 volte soltanto dall’inizio di quest’anno e non c’è mai stato nessun incidente di cui siamo a conoscenza. Ogni giorno su questo preciso tratto di strada ci sono oltre 200 passaggi in Autopilot compiuti con successo”. Dati che sono al tempo stesso preziosi ma anche rivelatori di quanto le auto iperconnesse siano anche ipersorvegliabili.

2018/04/02 15:00

Un video pubblicato da poco su Youtube mostra un conducente Tesla che passa dal tratto di strada nel quale è avvenuto l’incidente e lo fa con l’Autopilot attivato e ignorandone gli avvisi, ricreando quindi condizioni simili a quelle dell’incidente, e quasi si schianta perché l’Autopilot si confonde sulla segnaletica orizzontale.

Questo tipo di esperimenti è molto pericoloso e non va incoraggiato, ma mostra piuttosto inequivocabilmente che l’Autopilot di Tesla ha problemi a riconoscere le strisce di delimitazione di corsia in queste condizioni.

Va detto, tuttavia, che non è ancora chiaro quale versione di hardware e software fosse usata dalla Tesla di Huang. Non tutte le Tesla, infatti, hanno lo stesso hardware e software di gestione dell’Autopilot.

2018/04/03 00:10

Un altro video girato nello stesso luogo spiega altri dettagli, precisando che è stato ripreso usando una Tesla Model 3 con hardware Autopilot 2.5 e firmware 2018.4.9: l’auto si comporta correttamente, ma nel video si nota che le strisce bianche che dividono le due carreggiate divergono tanto da formare due linee quasi parallele e spaziate quasi quanto una corsia (lo spazio triangolare fra queste due strisce non è contrassegnato come area da non occupare, come avviene invece nelle strade europee). Se l’Autopilot interpreta queste due righe come dei delimitatori di corsia, allora porta l’auto dritta contro lo spartitraffico. Ma in tal caso resta da capire come mai non si sia attivata la frenata automatica anticollisione.

L’autore del video nota che ha percorso quel tratto di strada con un Autopilot per circa due anni e l’auto ha sbagliato a interpretare la segnaletica orizzontale una o due volte, andando quasi a colpire l’attenuatore.

Il canale televisivo ABC 7 è tornato sul luogo dell’incidente con una Tesla Model X. Nel video qui sotto viene citata una dichiarazione secondo la quale Huang aveva segnalato che “sette volte su dieci” la sua auto in quel punto sterzava verso l’attenuatore. Questo rende ancora meno comprensibile la scelta di Huang di usare l’Autopilot e ignorare gli allarmi proprio in quel punto anche il giorno dell’incidente mortale.

Il conducente, nel video di ABC 7, ribadisce molto chiaramente che non bisogna togliere le mani dal volante e bisogna restare sempre pronti a intervenire. Cita anche alcuni errori del sistema di guida assistita, come un’auto fantasma rilevata dai sensori, tanto da far frenare automaticamente la Tesla.

Fonti aggiuntive: Electrek, Teslarati. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.