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Liz Taylor nuda? Lei no, il giornalismo sì

Avete presente la foto di nudo artistico di Liz Taylor pubblicata da vari giornali? Indovinate quando è stata pubblicata dalla fonte originale. Se vi interessano i dettagli, li trovate in questo mio articolo su Wired.

Aggiornamento (2014/12/12): L’articolo non è più online presso Wired.it, ma l’ho ripubblicato qui.

Corriere, Panorama e Repubblica colti a copiare da Wikipedia: per loro, “Fra Martino” l’ha scritta Manlio Sgalambro

Corriere, Panorama e Repubblica colti a copiare da Wikipedia: per loro, “Fra Martino” l’ha scritta Manlio Sgalambro

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “ilaria.f” e “orsymp” e alla segnalazione di Silvo C.

La morte del filosofo Manlio Sgalambro ha messo in luce, ancora una volta, come lavorano le redazioni dei principali giornali di oggi. Qualcuno ha modificato la voce di Wikipedia dedicata a Sgalambro, inserendo (anche in altre occasioni) la frase “è anche l’autore del testo di canzoni per bambini, come Madama Dorè, Fra Martino campanaro, Il merlo ha perso il becco, su musica di Giovanni Ferracin” o sue varianti. Una frase che dovrebbe suscitare perlomeno qualche perplessità, per ovvie ragioni storiche. La modifica ora è stata rimossa.

Cosa ha fatto la redazione del Corriere? Ha pubblicato questo, a firma di Redazione online:

Sì, avete letto bene: “È morto Manlio Sgalambro, il filosofo di Battiato – Il paroliere, scrittore e poeta aveva scritto anche i testi di famose canzoni per bambini come «Madama Dorè» e «Fra Martino campanaro»”.

Cosa ha fatto invece Repubblica? Ha pubblicato questo, firmato da Andrea Silenzi, nel quale si legge:

Cos’ha preferito scrivere, per contro, Panorama? Questo, firmato da Redazione:

Panorama ha scritto che “sono suoi anche i testi di canzoni per bambini come il famoso canone “Fra Martino campanaro”, “Il merlo ha perso il becco”, “Madama Doré”.”

Notate qualche somiglianza?

Come Corriere, Repubblica e Panorama, innumerevoli altre redazioni hanno copiaincollato: provate a cercare “manlio sgalambro” “fra martino campanaro” in Google.

La storia che Sgalambro avrebbe scritto Fra Martino campanaro esiste solo in quella fugace apparizione in Wikipedia (e in questa, segnalata dal Giornale della Musica, apparsa sempre su Wikipedia). Nessun altro sito la riporta prima di ieri. Nessuno s’è fermato a chiedersi se era plausibile. Nessuno s’è fermato a verificarla (s’è salvato Avvenire).

Da parte mia, a questi che pretendono di essere giornalisti, che guardano Internet, blogger e Wikipediani dall’alto in basso, difendendosi dal plebeo olezzo sventolandosi sotto il naso la tessera dell’Ordine dei Giornalisti e poi da quella disprezzata Wikipedia attingono a piene mani, senza fare il minimo controllo, posso solo dire una parola: mavaffactchecking.

Per ANSA e Repubblica l’elio è infiammabile

Per ANSA e Repubblica l’elio è infiammabile

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “fabiopi” e alle segnalazioni di Claudio Par*, Giovanni e “classvoice” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

 Stando ai giornalisti di Repubblica e all’ANSA, l’elio è un gas infiammabile. Scrivono infatti che stamattina una mongolfiera è precipitata a Luxor, in Egitto, causando la morte di numerosi occupanti, perché “l’elio contenuto nella bombola per creare il flusso di aria calda è fuoriuscito e si è incendiato”.

Sì, scrivono proprio così. Repubblica lo scrive qui; l’ANSA lo riporta qui. Solo che l’elio non è infiammabile. Se lo fosse, i palloncini che si regalano ai bambini sarebbero delle bombe incendiarie. Ma questa riflessione evidentemente non è passata per la testa di chi ha scritto questa baggianata. E a nessuno dei giornalisti che l’ha scritta o copiaincollata è venuto il dubbio che questa dichiarazione (attribuita apparentemente al pilota) fosse una cretinata macroscopica.

Il bruciatore delle mongolfiere va solitamente a propano, non a elio. E l’elio è piuttosto ben conosciuto come gas nobile e (appunto) per nulla infiammabile, almeno per chi non dormiva durante le lezioncine di chimica del liceo.

Screenshot da Repubblica

Screenshot da ANSA

E questo, secondo alcuni, sarebbe giornalismo.

Aggiornamento (13:20): ANSA ha rimosso la frase in questione, senza pubblicare alcuna rettifica o avvisare dell’aggiornamento della notizia. Ma io ho catturato la schermata. Trasparenza, questa sconosciuta. E qualcuno spieghi a queste egregie redazioni che Honk Kong non esiste.

Aggiornamento (16:00): anche Tio.ch abbocca alla bufala dell’elio infiammabile: merito del copiaincolla selvaggio che alcuni spacciano ancora per giornalismo. Pochi minuti dopo il mio tweet, Tio ha corretto l’articolo.

Arcobaleno rovesciato, è la fine del mondo!

Arcobaleno rovesciato, è la fine del mondo!

Antibufala: Repubblica e il panico da arcobaleno

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “daga.franc*” e “clmosc”.

Adesso anche gli arcobaleni fanno paura. Repubblica ha scritto questa chicca: “Arcobaleno capovolto a Cambridge un effetto dei mutamenti climatici”. Santo cielo, se anche gli arcobaleni si capovolgono, la fine del mondo dev’essere vicina.

Il giornalista non ha saputo resistere alla tentazione: avendo osservato una cosa che non conosce, automaticamente ne attribuisce la colpa a “un effetto dei mutamenti climatici”. Così fa paura, e la paura fa leggere la gente. Fa niente se poi s’inquieta senza motivo.

Va detto che il piglio è piuttosto scientifico, con tanto di spiegone delle origini del fenomeno. Ma leggendo attentamente si nota la prima furbata dell’articolo:

“L’arcobaleno invertito – sottolinea la Mitton – si può osservare, ma sempre in zone molto più fredde”

Chi è la signora Mitton per offrire questo parere tecnico? E’ la persona che ha fotografato l’arcobaleno, certo. Ma è una meteorologa? No. E’ un’astronoma. Una persona che ha “una vita spesa a scrutare il cielo”, come dice l’articolo, certo: ma di notte. Che ne sa di meteorologia? L’articolista non se lo chiede, né interpella un meteorologo. E così facendo inciampa nella bufala e semina l’angoscia climatica.

Poteva andare peggio, per carità: infatti l’articolo spiega che l’“arcobaleno capovolto” è noto scientificamente come “arco circumzenitale” e “si forma a causa della rifrazione dei raggi solari da parte di minuscoli cristalli di ghiaccio”. Giusto. Ma il mistero è, secondo l’articolo, nel fatto che questo fenomeno si vede soltanto nelle zone più fredde del pianeta. Se si vede a Cambridge, in Inghilterra, a latitudine 52° nord, vuol dire che quest’anomalia è segno dei mutamenti del clima. Panico! Panico!

I fatti sono un po’ differenti. Il sito specialistico Meteoros.de, per esempio, presenta un’intera collezione di foto di archi circumzenitali, e spiega che non sono affatto rari (si formano 20-30 volte l’anno) e compaiono anche a latitudini più basse. Addirittura ci sono foto di questi archi scattate a Roma. Che notoriamente è in una delle zone fredde del nostro globo.

Fra l’altro, oltre agli archi circumzenitali esistono anche gli archi circumorizzontali: l’Astronomy Picture of the Day del 10 giugno 2008 mostra un esemplare di arco di questo genere in una foto scattata a Whiting, nel New Jersey. Andando a sfogliare la voce apposita della Wikipedia, salta fuori che gli archi circumorizzontali sono anch’essi un fenomeno ben noto e frequente (ne fotografai anch’io uno, molto parziale, da ragazzino appena fuori Pavia). I cambiamenti climatici non c’entrano nulla.

Possiamo, per favore, goderci una volta uno spettacolo della natura senza farci prendere dalla paura dell’ignoto? Ne trovate altri bellissimi esemplari qui e intere serie qui e qui.

2008/09/24

Un altro splendido esempio di arco circumzenitale, scattato in Birmania (altra nota zona fredda), è disponibile qui grazie a psionic, come indicato nei commenti qui sotto.

Allarme-bufala per Corte Europea che vieta i battesimi, giornalisti incompetenti abboccano

Allarme-bufala per Corte Europea che vieta i battesimi, giornalisti incompetenti abboccano

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“La Corte europea ci vieta di battezzare i nostri figli”, ha titolato Libero domenica scorsa in un articolo che riempiva oltre metà pagina e aveva anche gli onori della prima pagina (è era anche online qui). La Corte Europea dei Diritti Umani, spiega Libero, ha deliberato che il battesimo “lede la libertà di coscienza del neonato e si configura come una vera e propria violenza nei suoi confronti”.

Notizia drammatica, che ha spinto Libero a dedicare anche un approfondimento alla questione. Peccato che sia una colossale bufala, inventata dal sito satirico Corriere del Mattino/Giornale del Corriere e alla quale la giornalista di Libero Caterina Maniaci e i suoi responsabili di redazione hanno abboccato in pieno, ingannando i lettori del giornale. E peccato che l’“approfondimento” sia copiato parola per parola dalla tanto disdegnata Wikipedia.

Pazienza per i tanti internauti ingenui che hanno visto la “notizia”, inviata loro da qualche amico che non sa che il Corriere del Mattino/Giornale del Corriere è un sito satirico, e si sono sentiti in dovere di diffonderla ovunque tramite Facebook. L’utente medio non conosce i meccanismi di propagazione delle informazioni e delle bufale, perché non gliele ha spiegate nessuno. Non macina notizie per lavoro. Non pazienza, ma ilarità e imbarazzo, invece, per i “siti d’informazione” come IlNord o Articolotre, che dimostrano un’incompetenza tanto spettacolare quanto bigotta. E commiserazione per quelli, come Voxnews, che si vantano di aver corretto la notizia, però nel frattempo l’hanno pubblicata senza controllarla, con tanto di strali retorici d’indignazione.

Ma che ci caschi un giornale, dove in teoria le persone lavorano tutto il giorno con le notizie e per questo prendono uno stipendio, è una vergogna totale. Vuol dire che in quel giornale non si fa nessun controllo e si pubblica qualunque balla trovata su Internet, senza cercare conferme: infatti non c’è nessuna traccia della sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sul sito della Corte stessa e nessun giornale estero ne parla (come fa notare WakeupNews). Invece c’erano già, a portata di clic, la sbufalata pubblicata cinque giorni prima da Giornalettismo e quella di Bufale un Tanto al Chilo di sette giorni prima. Niente: la notizia-bufala si conforma alla linea editoriale (o ideologica) del giornale, e allora la si manda in stampa.

In una redazione degna di questo nome, chi venisse beccato a scopiazzare da Wikipedia e a pubblicare panzane senza controllarle e spendere almeno un nanosecondo su Internet a cercare e verificare l’origine della notizia verrebbe mandato a casa a calci nel sedere, per aver tradito la fiducia dei lettori e per aver rubato lo stipendio. Una testata giornalistica seria chiederebbe pubblicamente scusa ai lettori e si farebbe delle domande su come sia stato possibile un fallimento epico del genere. Un Ordine dei Giornalisti serio bastonerebbe chi rovina così la reputazione della categoria. Dei colleghi seri chiederebbero a Caterina Maniaci delle giustificazioni e i danni per aver gettato letame sul loro mestiere. Dei lettori seri inonderebbero la redazione di mail, telefonate e lettere di protesta e smetterebbero di comprare quel giornale.

E invece si va avanti così. Complimenti a tutti.

2014/04/22 20:40

Come da copione, la versione online dell’articolo è stata semplicemente rimossa, senza pubblicare una nota di rettifica o due parole di scuse ai propri lettori. Trasparenza e correttezza innanzi tutto, vero? Macché: meglio far finta di non aver mai sbagliato e nascondere le prove della propria inettitudine. E magari questi sono gli stessi che sono capaci di scagliarsi contro gli insabbiamenti: quelli degli altri. Clap, clap, clap.

La trasparenza secondo Libero.

Huffington Post italiano “scrive” gli articoli usando traduttori automatici. Ecco il nuovo giornalismo

Huffington Post italiano “scrive” gli articoli usando traduttori automatici. Ecco il nuovo giornalismo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “surp1*” e con il contributo di @timendum, @salaros, @roundmidnight e @3volteM.

Questo, secondo l’Huffington Post italiano, realizzato in collaborazione con l’Espresso, sarebbe giornalismo: prendere un articolo inglese, darlo in pasto a un traduttore automatico e pubblicarlo senza neppure rileggerlo.

La coppia si sposò nel 2003 e hanno due figli insieme. Negli ultimi mesi ci sono state voci che presunti affari di Paltrow con vari uomini di grossa cilindrata è stato impostato per essere oggetto di un profilo di Vanity Fair che è stato poi a spillo a causa della sua campagna contro la rivista.

La fonte di queste perle è questo articolo di HuffingtonPost.it. Ora è stato corretto, senza una parola di scuse o un’indicazione della correzione, ma la cache di Google non dimentica. E non lo fanno neanche i miei screenshot.

Prendendo questo articolo dell’Huffington Post inglese e dandolo in pasto a Google Translate si ottiene lo stesso testo delirante.

Se siete incuriositi di come possa generarsi una porcata come “uomini di grossa cilindrata” o “è stato poi a spillo”, ecco il paragrafo originale:

The pair married in 2003 and have two children together. In recent months there were rumors that Paltrow’s alleged affairs with various high-powered men was set to be the subject of a Vanity Fair profile that was then spiked due to her campaign against the magazine.

Non c’è che dire, è proprio un bel modo per dimostrare quanta considerazione si ha dei propri lettori.

Per il Corriere, l’astronave di Star Trek si chiama “L’Impresa”

Per il Corriere, l’astronave di Star Trek si chiama “L’Impresa”

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “fede.berto” e “luca.berra*” e alla segnalazione di @musicamante.

Questo è quello che in Italia viene venduto come giornalismo online: un articolo del Corriere della Sera secondo il quale a casa dei Daft Punk “Nel salone, troneggia un personaggio «Chewbacca» a grandezza naturale, dalla saga Guerre Stellari e «L’impresa» di «Star Trek», alto 2 metri.”

Sì, L’Impresa. State già rabbrividendo, lo so. Non ci potete credere, e allora eccovi qui accanto lo screenshot (salvato anche su Freezepage).

Come è possibile che qualcuno scriva sul Corriere (non sul blogghettino di un adolescente: sul Corriere della Sera) in modo così caprino, senza chiedersi che diavolo è “L’Impresa” in Star Trek? Come è concepibile che qualcuno al Corriere dia l’incarico di scrivere di spettacolo a qualcuno che non sa che l’astronave protagonista di innumerevoli puntate di Star Trek si chiama Enterprise e non L’Impresa?

Semplice: date un’occhiata al resto dell’articolo (se così lo si può chiamare senza insultare generazioni di bravi giornalisti) e notate un’altra frase da incorniciare: “Paul McCartney et Ringo Starr, Beyoncé e Jay-Z, nomi noti in tutto il mondo, hanno ballato e applaudito i Daft Punk francesi.”

I “Daft Punk francesi”? Per distinguerli da quelli tedeschi? Dai Daft Punk spagnoli? Già questo insospettisce sulla natura dell’articolo, ma la chicca rivelatrice è quell’“et” così dannatamente, stranamente francese, che puzza come un Camembert nascosto nelle mutande di un seminarista in digiuno. Puzza di testo copiato, incollato e tradotto senza neanche pensare a quello che si sta scopiazzando.

Infatti basta immettere in Google “paul mccartney et ringo starr, Beyonce” per trovare questo articolo di Paris-Match (screenshot qui accanto; Freezepage), che è sostanzialmente identico, praticamente parola per parola, a quello del Corriere, ma senza agghiaccianti virgole in libertà come quelle di “un episodio dove, un personaggio, indossa un casco da robot” partorite dall’anonimo autore della versione pubblicata dal Corriere.

Certo, il Corriere dice che Paris-Match ha pubblicato un articolo sui Daft Punk. Ma non dichiara di aver copiato quell’articolo pari pari, traducendolo oltretutto da cani. Così da cani che non solo ci sono le perle che ho già segnalato, ma secondo il Corriere i Daft Punk hanno anche “una casa comune” che sta “in un bosco con piscina”. La frase originale: “une demeure commune, en bois, avec piscine”. Piangete pure. Se non volete farvi sentire, andate in un bosco. Ma mi raccomando, trovatene uno di quelli con piscina.

Confrontate il testo di Paris-Match con quello del Corriere: il giornale italiano non ha neanche fatto lo sforzo di metterci qualcosina di suo (per esempio la grammatica italiana) prima di schiaffarci sopra un bel “RIPRODUZIONE RISERVATA”. Che alle mie orecchie suona molto come un “Noi possiamo copiare il lavoro altrui, compreso quello dei colleghi, tradurlo con i piedi e spacciarlo per nostro; ma tu non ti permettere di copiare il nostro, pezzente”.

Meno male che in Italia c’è l’Ordine dei Giornalisti a vigilare sulla qualità, l’integrità e la correttezza dell’operato delle testate.

Complimenti, Corriere, bell’esempio da mostrare alle giovani generazioni di aspiranti giornalisti che ancora vorrebbero lavorare onestamente e fanno acrobazie per superare gli esami e conquistare l’agognata tessera del club esclusivo. Complimenti vivissimi. Fare i giornalisti seri, anche nelle grandi testate blasonate, sta diventando veramente un’Enterprise.

Il Corriere illustra le polveri ultrasottili attuali in Pianura Padana. Con una foto del 2005, Presa da Wikipedia [UPD 2014/02/01]

Il Corriere illustra le polveri ultrasottili attuali in Pianura Padana. Con una foto del 2005, Presa da Wikipedia [UPD 2014/02/01]

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “alemarzaro” e “g.loru*” e alla segnalazione di @tyler_D1974 ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

“Le polveri ultrasottili soffocano la pianura padana”, titola il Corriere. Soffocano. Tempo presente. Ma la foto, attribuita dal Corriere genericamente alla NASA, è di nove anni fa. Risale infatti al 2005, come si può scoprire in tre minuti usando semplicemente la ricerca per immagini di Google (strumento evidentemente ignoto a buona parte delle redazioni dei giornali).

La foto originale è infatti qui su Nasa.gov, dove è datata 17 marzo 2005, e non mostra la Pianura Padana “sotto una cappa di nanoparticelle” come scrive il Corriere, ma genericamente la foschia prodotta da tutto l’inquinamento (compreso quello delle macroparticelle) quel giorno di nove anni fa.

Ma nella foto NASA manca l’ovale rosso. Da dove proviene? Ma da Wikipedia, dalla quale è stata prelevata dai redattori del Corriere senza neanche citare la fonte e con buona pace dell’obbligo di citazione. Giornalismo.

È giusto sensibilizzare ai problemi dell’inquinamento, ma bisogna usare dati reali, non fantasie. Perché altrimenti, quando salta fuori che l’immagine che dovrebbe documentare il pericolo è fasulla, viene sminuita la credibilità della causa che si vuole sostenere.

2014/02/01

Leggo.it ha pubblicato la bufala parlando di “foto della NASA” che “spaventa l’Italia”. No, cara redazione di Leggo che non controlla le fonti prima di pubblicare: quello che spaventa l’Italia non è la foto della NASA. È l’incoscienza del giornalismo che fa terrorismo psicologico partendo da qualunque cretinata. Vergogna.

Ringrazio @ItsTheMind per la segnalazione.

Per il Giornale, il Messaggero, il Mattino e per chi li copiaincolla, Mandela era il “padre dell’apartheid”

Per il Giornale, il Messaggero, il Mattino e per chi li copiaincolla, Mandela era il “padre dell’apartheid”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Non ho parole.

Grazie ad @Altair_Ita per lo screenshot e a @F1r3st0rm1979 per la segnalazione. La perla epica è stata corretta nel testo, ma persiste nell’URL: http://www.ilgiornale.it/news/esteri/sudafrica-padre-dellapartheid-nelson-mandela-muore-94-anni-930918.html,

Anche il Messaggero ripete a pappagallo (mio screenshot dalla cache di Google attuale):

Il coretto dei copioni è piuttosto ricco:

Aggiornamento: Giornalettismo segnala che anche il Mattino ha usato lo stesso titolo.