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Luca Parmitano è sulla Stazione Spaziale Internazionale

Luca Parmitano è sulla Stazione Spaziale Internazionale

Credit: NASA

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nuovo record: soltanto cinque ore e trentanove minuti dopo il decollo da Baikonur, in Kazakistan, gli astronauti Luca Parmitano, Karen Nyberg e Fyodor Yurchikhin hanno raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a bordo della loro navicella Soyuz TMA-08M.

Fra i compiti di Luca (chiamarlo Luke Skywalker sarà una tentazione costante) ci saranno anche delle passeggiate spaziali, le prime di un astronauta italiano, che serviranno per predisporre la Stazione all’arrivo di un nuovo componente russo della Stazione stessa, il Multipurpose Laboratory.

I tre astronauti lanciati oggi si aggiungono a Pavel Vinogradov, Alexander Misurkin e Chris Cassidy, che sono già a bordo dell’avamposto da marzo.

Ci sarà molto da fare per l’equipaggio nei prossimi mesi: a giugno arriverà un cargo ATV-4 dell’ESA e Yurchikhin e Misurkin effettueranno una passeggiata spaziale; a luglio Cassidy e Parmitano usciranno due volte dalla ISS e arriverà un cargo automatico russo; in estate sarà il turno di un cargo automatico giapponese, seguito da altre due escursioni extraveicolari di Yurchikhin e Misurkin.

I sei membri dell’equipaggio aggiungeranno altri esperimenti agli oltre 1600 finora svolti sulla Stazione: metodi per il mantenimento della salute delle ossa, per comprendere meglio l’osteoporosi e valutare come contrastarla; crescita di piante, per migliorare l’efficienza delle coltivazioni sulla Terra e capire meglio come gli equipaggi futuri potranno coltivare il proprio cibo a bordo; esperimenti di combustione in assenza di peso, utili per progettare motori più efficienti e puliti sia nello spazio, sia sulla Terra.

Ecco un po’ di link per seguire bene la missione:

L’arrivo di Luca a bordo della ISS (credit: ESA)

Non mancano, come al solito, le perle giornalistiche che documentano l’inettitudine dei giornali generalisti nel fornire notizie tecniche decenti:

  • Roberto Puglisi su LiveSicilia abbocca per l’occasione alla bufala di Neil Armstrong e il suo “buona fortuna signor Gorski”
  • il Huffington Post dice che Parmitano è il primo italiano sulla ISS (evidentemente ignorano Roberto Vittori, Umberto Guidoni e Paolo Nespoli);
  • Il Corriere dice che Parmitano camminerà sulla Luna, e lo farà ben due volte;
  • anche Kikapress dice la stessa stupidaggine: “Luca Parmitano sarà il primo italiano a camminare sulla Luna”.

Per gli increduli allego qui sotto degli screenshot che ho catturato prima che (o caso mai) questi svarioni vengano corretti.

Fonti aggiuntive: Nasa Spaceflight. Ringrazio Leonardo Av* e OldPap per le segnalazioni delle perle.

Repubblica e il chitarrista degli Slayer

Repubblica e il chitarrista degli Slayer

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “milalor” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Caso mai vi fosse venuto il dubbio che la scarsa affidabilità del giornalismo generalista riguardi solo le materie scientifiche, ecco una perla musicale fresca fresca, regalataci da Repubblica.

Flavio Brighenti ha scritto un articolo nel quale si annuncia la morte di Jeff Hanneman, chitarrista degli Slayer (notizia reale).

Solo che la foto che accompagnava l’articolo (screenshot qui accanto, tratto da qui su Facebook), secondo i suoi indignati commentatori, non ritrae Jeff Hanneman, ma Gary Holt, suo sostituto, e nell’articolo ci sono anche altre perle.

Certo, i due si somigliano, nel senso che molti chitarristi di questo
genere musicale hanno i capelli lunghi e sono bianchi, ma solitamente
questo genere di errore si evita perché le foto acquisite regolarmente
tramite le agenzie di gestione dei diritti contengono una descrizione
verificata delle persone ritratte, oppure perché si va sul sito della band o su Wikipedia e si prende una foto da lì. Evidentemente in questo caso le cose sono andate diversamente.

La foto attualmente usata dall’articolo (screenshot qui a destra) mostra invece correttamente Hanneman. A titolo di riferimento, per esempio per confrontare i tatuaggi che facilitano il riconoscimento, qui e qui trovate foto di Holt; qui foto di Hanneman; una versione più ampia della foto mostrata parzialmente nello screenshot qui accanto è consultabile qui.

Grazie a @nightmorphis per la segnalazione iniziale.

I miracoli d’Hollande

I miracoli d’Hollande

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Detesto occuparmi di politica, ma da stamattina vengo tempestato di segnalazioni di un appello che descrive delle imprese decisamente straordinarie realizzate dal presidente francese Hollande in meno di due mesi di governo e che sta circolando furiosamente su Facebook e dintorni, sospinto dall’orda degl’iracondi dall’inoltro facile. Eccone il testo integrale.

Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate.

Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Touchè. Via con le Peugeot e le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”.

Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione.

Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali.

Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale.

Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate. Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare.

Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio.

Risultato: ma guarda un po’ SURPRISE!! Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia. E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470). L’inflazione non è salita. La competitività re la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.

Hollande è un genio dell’economia?

No. E’ una persona normale. E’ un socialista normale. E’ una persona di sinistra normale.

Per farla molto breve: è una serie di balle. La prima cosa da notare è che tutta questa dettagliatissima elencazione di risultati non cita uno straccio di fonte. Seriamente: siamo nell’era di Internet, non ci vuole niente ad aggiungere un link a fonti (che so, articoli di giornali francesi) che confermino quanto detto. Se non ci sono questi link, l’appello (come tutti gli appelli senza fonti) è da considerare come aria fritta. Chi lo diffonde fidandosene ciecamente, magari perché corrisponde ai propri pregiudizi, è un irresponsabile.

Già questo basterebbe per liquidare quest’appello come l’ennesima bufala mandata in giro da chi non ha niente di meglio da fare con il proprio neurone vagante. Ma c’è chi ha avuto la pazienza d’indagare, come Beatrice Mautino su Wired Italia, notando che nella stampa francese non c’è traccia degli eventi descritti nell’appello. È credibile che un presidente faccia tutte queste innovazioni positive e non se ne vanti in giro?

Secondo Beatrice (amica e collega del CICAP), la fonte originale dell’appello è questo post di Sergio Di Cori Modigliani. Il presunto autore, criticato nei commenti al suo post, ha risposto rifiutando di fornire fonti e dicendo che “è scritto tutto sui siti indipendenti bretoni, provenzali, baschi, i più liberi dell’Europa mediterranea”, ma senza indicarne neanche uno. Però ha chiesto ai commentatori che lo smentivano di indicare le fonti delle loro smentite. Un bell’esempio di coerenza.

Ma la cosa più vergognosa e patetica è che Leonardo Coen, sul suo blog targato Repubblica, non solo ha copiaincollato pari pari il post senza verificarne il contenuto, ma non ne ha neanche riconosciuto la fonte originale, spacciandolo invece per farina del proprio sacco mentre fa la morale agli altri.

Complimenti per la splendida dimostrazione di deontologia giornalistica. Nelle redazioni serie, chi ruba gli articoli e non fa il benché minimo sforzo di verifica di quello che ha rubato si manda a casa e si cancella dall’elenco dei collaboratori. Sarà interessante vedere cosa farà Repubblica.

2012/07/18 00:40

L’articolo di Coen è stato riscritto per far sembrare che il furto del post altrui non sia mai successo e che Coen non abbia mai abboccato. Non una parola di rettifica o di scuse; non una riga di ammissione di aver copiato spudoratamente.

Complimenti, quindi, non solo a Coen per la lezione di giornalismo ma ai responsabili di Repubblica per aver consentito e incoraggiato questo genere di comportamento. E poi si chiedono perché la gente legge poco i giornali.

Conoscendo i miei polli, ho salvato uno screenshot della versione originale pubblicata da Leonardo Coen. Lo trovate qui accanto. Inutile, insomma, cercare di rifarsi una verginità e far finta che il tutto non sia mai avvenuto.

Sveglia, signori. L’epoca in cui potevate fare le vostre porcate e poi farle sparire, perché tanto eravate gli unici proprietari di rotative e mezzi di comunicazione, è finita. Adesso tutti vi possono fare le pulci. Adesso un tweet che mette in piazza la vostra pochezza arriva a più di ottantamila persone. Se volete che smettiamo di sbugiardarvi, c’è un modo molto semplice: lavorate bene e non dite bugie. Adattarsi o perire.

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Eclissi di Luna, questa sconosciuta

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

ANSA, Repubblica, Corriere, il Sole 24 Ore scrivono tutti la stessa fesseria: stasera ci sarà un’eclissi di Luna e “a rendere particolare l’evento è il fatto che accade in una notte luminosa di Luna piena” (a parziale discolpa, il Corriere ha pubblicato la perla nei suoi feed automatici di fonti esterne, sui quali non ha controllo redazionale).

Peccato che le eclissi di Luna accadono sempre di Luna piena perché possono accadere solo con la Luna piena, per ragioni ovvie di geometria. Un ripassino allo schemino delle eclissi di Luna su Wikipedia sarebbe sufficiente a capire perché.

E questa è la gente che si sente legittimata a informarci su cosa succede nel mondo. Se non riescono ad azzeccare neanche queste cose semplici, se non hanno ancora capito che per parlare di astronomia si chiede a un astronomo e non si gioca col copiaincolla dall’ANSA, se si sciacquano la bocca parlando di fact checking e poi continuano a pubblicare queste stupidaggini, viene un ragionevole dubbio: ma cosa li pagano a fare?

Bah.

Pene su Marte, pena sui giornali

Pene su Marte, pena sui giornali

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “cavour1980” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La NASA ha sbagliato tutto. Invece di fare scienza e ricerca, invece di osare imprese potenti e spingere la conoscenza umana fino ai confini dell’universo, doveva andare sulla Luna e disegnarci su la farfallina di Belen. Così avrebbe avuto l’attenzione dei media. Perché se si scopre che su Giove piove acqua dalle comete, chissenefrega; ma se una sonda traccia per errore su Marte una scia che sembra un pisello soltanto a chi è rimasto col cervello fermo ai disegnini sconci di terza elementare, subito tutti a scriverne. E ad attribuire alla NASA un presunto imbarazzo che non c’è.

“Curiosity disegna per caso un pene su Marte. Imbarazzo della Nasa”, titola Repubblica. E spiega: “Curiosity, atterrato lo scorso agosto su Marte in cerca di tracce di vita, ha tracciato sulla superficie del pianeta l’inconfondibile sagoma di un organo sessuale maschile.” La pagina di Repubblica, fra l’altro, è stracolma di pubblicità che qui vi risparmio.

Anche ANSA non si tira indietro e ripete la storiella dell’imbarazzo NASA: “Curiosity disegna un pene, imbarazzo Nasa”. Perlomeno ha il buon senso di mettere questa non-notizia nella sezione Curiosità e non Scienza. Anche qui, pubblicità come se piovesse.

Ma quale imbarazzo della NASA. Le tracce sono quelle tipiche lasciate inevitabilmente quando un veicolo a sei ruote gira su se stesso per cambiare direzione di marcia; se qualcuno ci vede un pisello, è un problema suo. Alla NASA non gliene può fregar di meno e non fanno apposta a disegnare falli spaziali. Sono troppo impegnati a pilotare geologi robotici su Marte, sonde intorno a Saturno e stazioni spaziali abitate intanto che pianificano la cattura di asteroidi. Scusate se è poco.

Giornalisti un po’ meno infantili, come Alan Boyle di NBC News, spiegano tutta la faccenda: la foto è vecchia di nove anni (c’è scritto bello chiaro sull’originale, per chi si prende la briga di cercare le fonti), è stata scoperta pochi giorni fa da un utente di Reddit e ripresa dal tabloid britannico Sun.

Cosa più importante, non è vero che le tracce sono opera di Curiosity, come scrivono le due fonti giornalistiche italiane: sono state lasciate su Marte da tutt’altro veicolo (Spirit). Insomma, se c’è qualcuno che dovrebbe essere imbarazzato, in questa storiella, si tratta di Repubblica e ANSA, che quando c’è di mezzo la scienza riescono a scrivere una cazzata persino quando parlano di ca*zi.

Ma non voglio chiudere questo post su una nota acida: vi propongo invece una foto 3D scattata da Curiosity. Inforcate gli occhialini colorati e godetevi questo panorama di Marte (versione grande qui), con un intensissimo effetto di profondità.

Sorridete. Siete su Marte.

No, non è fantascienza [UPD 2013/04/24]

No, non è fantascienza [UPD 2013/04/24]

Decollo, salita fino a 250 metri, mantenimento della quota e dell’assetto nonostante il vento, e atterraggio esattamente nel punto di partenza. Con un missile alto circa 32 metri. Questo è il nuovo test di Grasshopper, della SpaceX. L’obiettivo è di arrivare a missili orbitali riutilizzabili.

Bonus: la ripresa aerea è stata fatta da un esacottero.

2013/04/24

Ecco come Repubblica ha descritto l’avvenimento. E poi mi chiedono perché dico sempre che informarsi tramite i giornali generalisti è uno spreco totale di tempo. Non solo scrivono cretinate sulla missilistica: non sanno neanche l’inglese. Grazie ad Alex per la segnalazione.

Intanto a Perugia si celebra il Festival del Giornalismo. Che ironia.

Per il TGcom si va sui campi da golf in aliscafo

Per il TGcom si va sui campi da golf in aliscafo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “nessy81” e alla segnalazione di “manfar”.

Superato lo sgomento iniziale e la preoccupazione per i poveri giardinieri che si vedranno i campi da golf arati dagli aliscafi, ho soltanto una domanda: è più colpevole la capra che non sa cos’è un aliscafo, non riconosce un hovercraft neanche se lo vede in fotografia, ma comunque ha la pretesa di credersi titolato a scrivere in pubblico, o chi gli ha dato lavoro?

Ultimamente sento tanto parlare dell’introduzione del fact-checking, come se fosse una grande scoperta del giornalismo italiano, quando in realtà è semplicemente una forma chic per dire “prima scrivevamo qualunque cazzata senza controllarla”. Forse è il caso di affiancarle anche un po’ di goat-checking.

Va notato che, come molto del giornalismo spazzatura, la notizia dell’hovercraft da golf è copiata pari pari dal Daily Mail britannico. Ovviamente senza citare la fonte.

Per gli increduli, il link all’originale del TGcom è qui.

Promemoria: Francesco non è “il primo papa extraeuropeo”

Promemoria: Francesco non è “il primo papa extraeuropeo”

No, il neoeletto Francesco non è affatto il primo papa non europeo. Non è neanche il secondo dopo San Pietro. Ce ne sono stati, secondo la prima conta veloce già pubblicata dal Washington Post, almeno una decina.

Complimenti quindi a La Stampa (in un articolo del 2 marzo ora particolarmente profetico), al Sole 24 Ore e a tutti gli altri che hanno dimenticato la regola d’oro: controllare sempre tutto, e ricordarsi che nel dubbio il silenzio è sempre un’opzione più che dignitosa.

Grazie a tutti coloro che mi hanno segnalato la perla.