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Ci vediamo il 25/2 a Novara o Cureggio?

Lunedì 25 febbraio sarò a Novara e dintorni per due appuntamenti pubblici: il primo sarà al Castello di Novara, in piazza Martiri della Libertà, per il convegno Agromagazine, dove parlerò di fake news alimentari e non solo alle 14:30.

Il secondo sarà invece a Cureggio, in provincia di Novara: alle 21 sarò alla sala polivalente di Via Rossini 1 per una conferenza intitolata La Luna compie 50 anni, nella quale presenterò immagini restaurate e aneddoti poco conosciuti delle missioni lunari. L’ingresso è libero.



Info: Novaratoday.it, Ticino24.it, La Voce di Novara.

Microsoft Edge “banna” il Daily Mail. O quasi

Microsoft Edge “banna” il Daily Mail. O quasi

Ultimo aggiornamento: 2019/01/25 19:40.

Microsoft ha adottato una strategia molto particolare e forse un po’ drastica ma di certo interessante per gestire il problema delle fake news: “bannare” il Daily Mail, il secondo giornale più letto del Regno Unito e fonte prediletta di molti giornalisti di lingua italiana.

Molti utenti hanno segnalato con una certa sorpresa il fatto che visitando il sito del Daily Mail con Microsoft Edge compare un avviso (screenshot qui accanto) che dice di “procedere con cautela. questo sito web in genere non rispetta gli standard fondamentali di accuratezza e responsabilità…. Il sito pubblica ripetutamente notizie false ed è già stato costretto a risarcire danni in numerosi casi di alto profilo”.

Il giudizio si applica anche al Mail on Sunday e al MailOnline. Microsoft ha infatti preinstallato in Edge per Android e iOS le avvertenze di NewsGuard, una società fondata da giornalisti molto prestigiosi e dedicata alla valutazione della qualità delle fonti online secondo nove criteri di base:

  1. Non pubblica ripetutamente contenuti falsi
  2. Raccoglie e presenta le informazioni in modo responsabile
  3. Corregge o chiarisce gli errori regolarmente
  4. Gestisce responsabilmente la differenza tra notizie e opinioni
  5. Evita i titoli ingannevoli
  6. Rivela chi sono i proprietari e le fonti di finanziamento
  7. Etichetta chiaramente le pubblicità
  8. Rivela chi lo dirige, compresi eventuali conflitti d’interesse
  9. Fornisce informazioni sui creatori dei contenuti

NewsGuard è disponibile come estensione installabile anche in Firefox.

Il Daily Mail, da parte sua, dice che si tratta di una “classificazione egregiamente erronea”, come riferito da Naked Security.

Sarà interessante vedere cosa ne pensa NewsGuard dei vari siti d’informazione in lingua italiana, che per ora, a quanto mi risulta, non sono ancora stati classificati.

Antibufala: incassa 1 milione di dollari vendendo Bitcoin contraffatti col pennarello!

Antibufala: incassa 1 milione di dollari vendendo Bitcoin contraffatti col pennarello!

Spesso le fake news non hanno un’origine precisa e vengono diffuse con un passaparola digitale che fa perdere le tracce della fonte iniziale. Ma c’è un caso recente di fake news di cui si sa con precisione l’origine, e questo consente di vedere come nasce e come si diffonde una notizia falsa.

Il caso è quello di un certo Marlon Jensen, un americano di 36 anni che sarebbe stato arrestato a New York per aver incassato fraudolentemente oltre un milione di dollari vendendo per strada degli esemplari falsi di Bitcoin, la valuta digitale che in questi giorni è sulla bocca di tutti per via del suo spettacolare aumento di valore.

Gli esemplari, secondo la notizia, erano in realtà dei gettoni di una nota catena di ristorazione, sui quali l’intraprendente Jensen aveva semplicemente rimosso il marchio della catena e poi disegnato con il pennarello il simbolo dei Bitcoin per gabbare gli ingenui acquirenti.

Sui social network e nei blog è partito subito il coro planetario dei commenti ironici e delle condivisioni di questa notizia, che (ripeto) è falsa, anzi è fake, ossia fabbricata intenzionalmente. Questa fake news, infatti, è stata creata dal sito satirico statunitense Huzlers.com per parodiare la recente febbre di scambi e speculazioni intorno ai Bitcoin, che ha in effetti attirato davvero molti investitori inesperti in cerca di facili guadagni.

Molti internauti l’hanno condivisa dandola per vera perché Huzlers è un sito specializzato nel fabbricare notizie false in modo da attirare visitatori e quindi ottenere incassi pubblicitari e di conseguenza ha confezionato una storia che tocca tutti i tasti emotivi giusti: è divertente e sensazionale; stimola il luogo comune dell’ingenuità e dell’incompetenza tecnologica della gente (visto che i Bitcoin sono una valuta digitale virtuale, che non esiste in forma di monete o banconote); suscita il compiacimento di sentirsi più intelligenti degli altri che abboccano alla truffa.

Nei social network, così, molte persone hanno indicato Marlon Jensen come un “genio” e dichiarato che la vicenda conferma che gli americani in particolare sono ingenui e ignoranti, senza rendersi conto che in realtà gli ingenui erano proprio loro, quelli che condividevano una storia falsa senza neanche porsi il dubbio che potesse essere inventata.

Il successo di fake news come questa ci aiuta a ricordare che è proprio quando una storia fa leva sui pregiudizi, sui luoghi comuni e sul sensazionalismo che dobbiamo dubitarne maggiormente, anche se la storia ci arriva da persone che consideriamo attendibili, perché a loro volta possono averla ricevuta da persone che loro ritengono attendibili.

Per scoprire la vera natura di questa notizia falsa e delle altre dello stesso genere c’è un trucco molto semplice: visitare News.google.com e digitare, fra virgolette, il nome del presunto protagonista della vicenda seguito dalla parola fake: se la notizia è falsa, questo di solito fa comparire un articolo di smentita pubblicato da qualche sito antibufala che ha già indagato sul tema. Ma c’è anche un trucco ancora più semplice: quando c’è il minimo dubbio, non condividere è sempre una scelta prudente.

Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 21 dicembre 2017.

Se anche l’ANSA pubblica le fake news: no, Weinstein non ha preso casa in Canton Ticino

Se anche l’ANSA pubblica le fake news: no, Weinstein non ha preso casa in Canton Ticino

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/10/23 18:30.

All’incontro sulle fake news del 21 aprile scorso a Montecitorio, nel quale ho moderato il tavolo di lavoro della stampa, il direttore di ANSA Luigi Contu disse che entro 8 minuti una notizia ANSA viene letta da 13 milioni di persone e che per questo ANSA non può sbagliare mai. Disse anche che bisogna fare il proprio mestiere con rigore. Belle parole, ma la realtà è un po’ diversa.

Stamattina ANSA ha pubblicato la notizia (falsa) che il produttore di Hollywood Harvey Weinstein (in disgrazia per le numerose accuse di molestie e violenze sessuali) avrebbe trovato residenza in Canton Ticino “in una villa sulle colline di Lugano” affittata per sei mesi al costo di 500.000 dollari.

Come faccio a sapere che è falsa? Semplice: ANSA stessa dichiara che la fonte è la Proto Group Ltd. Basta una ricerca di dieci secondi in Google con “Proto Group” bufala per capire il genere di attendibilità delle dichiarazioni della Proto Group:

Dieci secondi che ANSA, a quanto pare, non ha voluto spendere. Se volete sapere cosa c’è dietro le notizie false acchiappaclic smerciate da Proto Group, leggete Il Fatto Quotidiano di tre anni fa: non si tratta di un semplice fantasista. Proto Group in passato ha annunciato di aver comprato il Parma FC, di essere partner di Donald Trump, e di aver trovato casa al calciatore Ibrahimovic, a Mark Zuckerberg e a Maurizio Crozza.

Spendendo altri dieci secondi in ricerca online salta fuori l’origine della foto che illustra l’articolo-bufala dell’ANSA: basta immetterla in Tineye.com per scoprire (link su Archive.is) che si tratta di Villa Nesè a Bigorio (link su Archive.is). Non è chiaro se l’immagine è stata fornita da Proto Group o da ANSA e se l’agenzia immobiliare sia al corrente di questo uso della foto (l’ho contattata via mail mentre scrivevo queste righe ma non ho ancora avuto risposta).

Che un’agenzia come ANSA non sappia che qualunque notizia proveniente da Proto Group è semplice clickbait autopromozionale senza alcun contenuto di verità è semplicemente vergognoso. Se riesco io a saperlo in mezzo minuto, da casa mia, mentre bevo il caffé la domenica mattina, perché non ci riescono gli stipendiati di ANSA? Le parole di Contu sul non sbagliare mai e sul fare il proprio mestiere con rigore suonano molto stonate in momenti come questo.

Se i dati di Contu sono esatti, ANSA ha diffuso una fake news a milioni di persone. Eppure si insiste ancora a dire che le notizie false sono un problema causato da Internet e dai social network.

2017/10/23 8:15. Il tweet e l’articolo di ANSA sono stati rimossi (la copia dell’articolo che ho salvato su Archive.is resta). Non ho trovato alcuna traccia di rettifica. Interessante, inoltre, questa risposta pubblica di Massimo Sebastiani, che se non erro è responsabile principale del sito dell’ANSA:

Ho risposto così:

2017/10/23 18:30. I lettori mi segnalano nei commenti che l’articolo è ancora online qui (copia su Archive.is), con lo stesso testo ma un titolo differente. Per chi nota che il testo ha qualche forma dubitativa, sottolineo che il titolo è invece categorico: “Weinstein ha affittato Villa a Lugano” e “Weinstein, la nuova residenza è in una villa in Canton Ticino”. I titoli dicono “ha affittato”, “è in una villa”: non “avrebbe affittato”, “sarebbe in una villa”. E non dimentichiamo che il lettore, specialmente nei tweet, vede soltanto il titolo.

Stasera ci vediamo a Cuneo per parlare di fake news?

Stasera ci vediamo a Cuneo per parlare di fake news?

Questa sera alle 20.45 sarò alla Sala Polivalente CDT di Cuneo per parlare di bufale, di fake news e di tecniche per riconoscerle nei vari media. L’incontro è aperto a tutti ed è organizzato dal Liceo scientifico e classico statale “G. Peano – S. Pellico” con il patrocinio della Città di Cuneo.

Nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, terrò una lezione specificamente dedicata a docenti e studenti sullo stesso tema presso la Sala Riunioni dello stesso Liceo. in via Monte Zovetto 8. Entrambi gli incontri sono validi ai fini della formazione dei docenti.

2018/10/26

Qui sotto trovate un video quasi integrale della serata.

Sarò a Desio (Lombardia) stasera per parlare di bufale e fake news

Sarò a Desio (Lombardia) stasera per parlare di bufale e fake news

Ultimo aggiornamento: 2018/09/27 22:40.

Questa sera alle 20:30 sarò a Desio, in Lombardia, per parlare di bufale e fake news e rispondere alle vostre domande presso l’Aula Magna del CO.DE.BRI, via Lombardia 59. L’incontro è organizzato dall’associazione culturale Puppenfesten.

L’ingresso è libero.

Per informazioni, il numero italiano da chiamare è 327 736 3271.

2018/09/27: Il video della conferenza è ora consultabile qui.

Video della conferenza “Difendiamoci dalle bufale” a Desio

L’8 maggio scorso ho tenuto a Desio una conferenza su bufale e fakenews, organizzata dall’associazione culturale Puppenfesten. Se volete, potete (ri)vederla liberamente qui su Vimeo. Per il momento l’embed qui sotto non funziona, ma lo predispongo nel caso che le impostazioni del video vengano cambiate da chi l’ha pubblicato, ossia TMB TV.

Ponte Morandi crollato, cautela nel far circolare foto: sciacalli già all’opera

Ponte Morandi crollato, cautela nel far circolare foto: sciacalli già all’opera

Ultimo aggiornamento: 2018/08/31 9:00.

Ieri a Genova è crollato il ponte Morandi. Ci sono decine di vittime. Questo non ha impedito agli sciacalli e agli inetti di far circolare foto che non c’entrano nulla o che travisano completamente il contesto.

La falsa foto dei danni da corrosione

Come segnalato dal collega David Puente, questa foto dei danni pre-crollo non proviene dal ponte Morandi, ma dal ponte di Ripafratta, e risale a vari anni fa:

La foto del cane da soccorso: non è uno dei cani di Genova

Un altro esempio, trovato da @Al3xI98O:

Screenshot:

In realtà la foto risale al 15 settembre 2001 e mostra uno dei cani da soccorso al World Trade Center; si trova su Wikimedia Commons ed è opera del giornalista Preston Keres.

Le foto della parte “erosa” del ponte: non è erosa

C’è anche questa foto che molti stanno facendo circolare credendo che mostri un assottigliamento anomalo del ponte, ma in realtà il Morandi era fatto così: il tratto centrale delle campate era strutturalmente differente e più sottile per progetto, come spiega Il Post.

La foto del pilone senza sostegno: non è del ponte Morandi

Sempre David Puente segnala che questa foto di un pilone che in parte appoggia sul vuoto non riguarda il ponte Morandi, ma un altro ponte:

La foto del pilone che “si sta appoggiando alle case”: no, è sempre stato così

Questa foto circola sui social network come “prova” che uno dei piloni restanti starebbe cedendo e si starebbe appoggiando a un edificio sottostante, ma in realtà l’edificio è sempre stato così, con una rientranza per ospitare la struttura del ponte, come segnala l’indagine di Noallebufale.it.

Il “video” del crollo del ponte: è un’animazione fatta da una TV russa

Siamo nell’era digitale, siamo tutti online, abbiamo tutti uno smartphone, ma a quanto pare ci sono persone che non riescono a rendersi conto che un video che mostrerebbe il crollo è in realtà un evidentissimo cartone animato digitale.

Non è difficile rendersi conto che è un falso, nonostante la qualità pessima della ripresa, grazie a un fatto molto semplice che non richiede nessuna competenza digitale: a Genova quel giorno pioveva a dirotto, mentre il video mostra una giornata di sole. 

Come se non bastasse, questi inetti digitali pensano che il video sia segreto e che venga cancellato per nascondere chissà quali prove di chissà cosa. No, è pubblicissimo ed è un’animazione fatta da Channel One Russia. Grazie al lavoro dei colleghi di Bufale un tanto al chilo, potete vedere una copia molto meno sgranata e distorta, dalla quale si capisce chiaramente (o perlomeno si dovrebbe capire) che è un’animazione.

La foto di oggetti pendenti prima del crollo: non è la parte crollata e non sono elementi strutturali

NOTA: Questa sezione è stata riscritta estesamente dopo l’arrivo di nuove informazioni.

Una fotografia, pubblicata anche da Repubblica, sembra mostrare lesioni drammatiche al ponte, con qualcosa di filiforme che pende sotto una campata. È una delle immagini più diffuse, anche a livello internazionale, per mostrare lo stato di degrado del ponte (esempio: Daily Mail), ed è anche, almeno a prima vista, una delle più incriminanti.

Secondo Repubblica su Facebook, la foto “è stata scattata una settimana fa” ed “è verificata”.

Sempre Repubblica, in un altro articolo, ha scritto invece che la foto mostra lo stato del ponte Morandi “a qualche settimana dal crollo” e l’ha descritta parlando di “evidenti segni di cedimento dell’armatura metallica sotto la campata”.

Ho chiesto conferme a Repubblica via Twitter. Matteo Pucciarelli, di Repubblica, mi ha risposto pubblicamente che la foto gli “è stata girata dalla persona che l’ha scattata una settimana fa” e successivamente (il 16/8) ha spiegato che ha ricevuto personalmente la foto da un “tizio di fronte all’obitorio che trasportava cadaveri – col quale attaccai bottone per aver notizie in un giorno infernale – e che m’ha girato la foto da lui scattata”, aggiungendo che non ha “chiesto esattamente data e ora dello scatto limitandomi al suo “una settimanina fa”“. In quel momento c’erano ben altre priorità e quindi non ha approfondito ulteriormente, né desidera farlo. Rispetto la sua scelta, sia pure a malincuore. Però questo è quello che Repubblica chiama verifica.

L‘articolo di Repubblica è stato poi aggiornato un paio di giorni dopo il disastro, rimuovendo foto e didascalia senza alcuna rettifica pubblica.

Il confronto con altre immagini pubblicate chiarisce due cose:

  • la foto rappresenta una parte del ponte che non è crollata.
  • gli oggetti non sono elementi strutturali del ponte e non rappresentano affatto “evidenti segni di cedimento dell’armatura metallica sotto la campata” come aveva scritto Repubblica.

Questa è una versione non cerchiata della foto in questione, che ho trovato su Twitter:

Durante la diretta di Rainews è stata mostrata una ripresa nella quale si vedono gli stessi oggetti, che quindi sono tuttora presenti (grazie a giobatta80 per aver notato e salvato questo fermo immagine):

Inoltre giobatta80 mi ha inviato questa foto, mandatagli da un suo contatto e scattata la mattina del 16 agosto:

Un altro lettore, Maurizio Monti, citato con il suo permesso, mi ha inviato questa foto scattata da lui il 16 agosto 2018 alle 19:18, secondo i dati EXIF.

Il 17 agosto, mi ha segnalato questa foto:

Si vede chiaramente che gli oggetti filiformi penzolanti non hanno nessuna funzione strutturale, ma sembrano semplicemente dei resti di cablaggi e di una rete anticaduta collocata sotto l’impalcatura:

Qualunque cosa siano, quegli oggetti sono tuttora lì e non hanno affatto l’aria di essere elementi strutturali come suggeriva invece Repubblica.

Dalle ricerche dei lettori (grazie Decio) è poi emersa un’altra foto, per certi versi analoga, che mostra altri oggetti filiformi pendenti dal ponte Morandi nei mesi precedenti, in una zona adiacente a quella mostrata nella foto in discussione:

Sul margine sinistro della foto si nota un’altra impalcatura, che è quella accanto all’oggetto filiforme nella foto in discussione.

L’immagine qui sopra risale almeno a febbraio scorso: è mostrata, ridotta, in questo articolo del Secolo XIX del 7/2/2018. L’articolo dice che si tratta di un ponteggio per la manutenzione, staccatosi per il forte vento.

Un lettore (grazie Michele_Danielli) ha trovato una foto di Google Street View, datata luglio 2018, che mostra gli stessi oggetti filiformi:

Sembra insomma che quei frammenti d’impalcatura siano rimasti penzolanti molto a lungo (da febbraio a luglio).

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Ci vediamo a Bolzano il 24 agosto per parlar di fake news, bufale e leggende metropolitane?

Ci vediamo a Bolzano il 24 agosto per parlar di fake news, bufale e leggende metropolitane?

Venerdì 24 agosto alle 20.30 sarò ospite del campus della Libera Università di Bolzano, che insieme all’Università degli Studi di Trento propone la consueta “Settimana di orientamento alla scelta universitaria”. Nell’ambito di questa iniziativa terrò una conferenza sul tema delle fake news, intitolata Bufale e leggende metropolitane.

La conferenza è aperta al pubblico e si terrà nell’Aula D 1.02 del Campus, in Piazza Università 1.

Trovate il programma completo della Settimana di orientamento qui su Il Dolomiti. Altre informazioni sono qui sul sito dell’Università di Bolzano.

Per curiosità, ho provato a vedere se il viaggio di 700 km complessivi (che faccio in auto a pistoni) sarebbe possibile con un’auto elettrica: il simulatore di Tesla mi dice di sì.

Con una Model 3 Long Range, potrei arrivare con una sosta di ricarica rapida ai Supercharger di Affi o Trento (circa cinque minuti) e poi caricare lentamente all’arrivo a una colonnina generica, oppure fare una sosta leggermente più lunga ai Supercharger (che faremmo comunque per un caffé e una capatina in bagno) e non preoccuparci di caricare all’arrivo, avendo comunque autonomia sufficiente il giorno successivo per fare una carica rapida (circa 40 minuti) durante il viaggio di ritorno.

Il viaggio sarebbe fattibile anche con auto elettriche di altre marche aventi pari autonomia (per esempio Opel Ampera-e o Hyundai Kona), con la differenza che dovrei localizzare le colonnine generiche lungo il percorso e assicurarmi di avere la tessera/app compatibile.

Antibufala: paga il vicino per mettere incinta la moglie e gli fa causa dopo 72 “insuccessi”

Antibufala: paga il vicino per mettere incinta la moglie e gli fa causa dopo 72 “insuccessi”

Fonte: BarbaraMcMahon8.

Ultimo aggiornamento: 2018/07/17 17:30.

Se cercate su Internet la strana storia di Demitrius Soupolos, che in Germania ha fatto causa al vicino Frank Maus per violazione di contratto, preparatevi a una sorpresa.

La storia, infatti, racconta che Soupolos ha dato incarico al proprio vicino, il trentaquattrenne Maus, di svolgere un servizio piuttosto particolare: siccome Soupolos era sterile, ha chiesto a Maus di mettere incinta la moglie, reginetta di bellezza: non la moglie di Maus, ma quella di Soupolos.

Tuttavia Maus, dopo ben 72 tentativi, non è riuscito nell’impresa. Il colpo di scena è che anche Maus è sterile: da qui la causa per inadempienza contrattuale. Non sapeva della propria infertilità perché sua moglie lo tradiva e i due figli della coppia non sono suoi.

Perché ne parlo? Perché c’è un problema con tutta questa storia salace: continua a essere pubblicata periodicamente da anni da vari siti e in tante lingue:

Ma secondo le ricerche pubblicate da Lesswrong.com nel 2011, la vicenda risale addirittura al 1978 e fu pubblicata dalla rivista statunitense Jet a luglio di quell’anno. Il numero in questione è archiviato in Google Books.

A distanza di così tanto tempo è difficile appurare se la vicenda sia mai stata autentica, ma una cosa è certa: qualunque sito che la propaghi ancora oggi non controlla le notizie che pubblica e quindi è poco affidabile. E c’è anche un altro aspetto: ci sono agenzie di comunicazione che spesso s’inventano storie accattivanti come questa per vedere quali testate ci cascano e dimostrare la propria capacità di “fare comunicazione”. O come si diceva un tempo, fregare il prossimo.

2018/07/17 17:30

Nei commenti, Giorgio Menegatti segnala chi è la donna nella foto: non c’entra nulla con la pseudonotizia, ma è Laura Zúñiga. e la foto risale almeno al 2008.