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EMI senza DRM, boom di vendite

EMI senza DRM, boom di vendite

Togliere i lucchetti alla musica fa vendere di più, almeno per ora

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “matthardcore” e “ridolini”.

La scelta di EMI di vendere musica online senza gli odiosi lucchetti del DRM sembra funzionare. Come riferisce Bloomberg News (riportata dal Tennessean e da Coolfer; grazie a The Inquirer per la dritta), Dark Side of the Moon dei Pink Floyd senza DRM ha venduto una media di 3600 copie a settimana; nelle 11 settimane precedenti all’offerta senza DRM tramite iTunes Plus, le copie settimanali erano 830. L’aumento è pari al 272%.

Anche altri album non se la cavano male: gli Smashing Pumpkins con Siamese Dream hanno aumentato le vendite del 17% sullo stesso periodo di riferimento; Come Away With Me di Norah Jones le ha incrementate di poco meno del 24%; Oh No degli OK Go ha avuto un incremento del 77%; e i Coldplay, con A Rush Of Blood To The Head, hanno segnato un aumento del 115%.

E’ possibile che questi numeri molto positivi derivino in parte dagli upgrade, ossia dagli acquisti fatti da chi aveva già la versione lucchettata e ha pagato un supplemento per avere quella senza lucchetti e con qualità audio migliore.

Per contro, gli stessi album in versione CD hanno avuto quasi tutti un forte calo di vendite, sempre secondo Coolfer. E’ possibile che l’avvento della musica online legale senza lucchetti abbia dato un’ulteriore spinta al calo di vendite generalizzato dei CD, che secondo Nielsen SoundScan ammonta al 21% negli Stati Uniti rispetto a giugno 2006.

Svizzera: nuova legge sull’anticopia da abolire?

Svizzera: nuova legge sull’anticopia da abolire?

Petizione contro la nuova legge “pericolosa” sul diritto d’autore in Svizzera

Non capita spesso che la Svizzera balzi agli onori della cronaca informatica, ma è già la seconda volta che la madre di tutti i blog, BoingBoing.net, si occupa della nuova legge svizzera sul diritto d’autore. Anche Slashdot, altro sito di riferimento mondiale degli internauti, ha discusso la questione.

E’ stata infatti avviata una petizione (disponibile anche in versione italiana e tedesca) che ambisce ad abrogare, secondo il diritto referendario svizzero, questa nuova legge che promette di essere estremamente controversa.

Non si tratta della solita raccolta di “firme” cara a tanti appelli: la procedura proposta comporta infatti la raccolta di 50.000 vere e proprie firme fisiche, da apporre su moduli cartacei e da far controllare dal comune di residenza dei firmatari.

La petizione propone di abrogare l’attuale legge, “votata il 5 ottobre dal Parlamento e dal Consiglio Nazionale senza praticamente alcuna resistenza”, perché (dice la petizione) “aiuta decisamente l’applicazione di misure di protezione dalla copia. Secondo noi, queste misure non hanno nessuna utilità per i consumatori e di fatto finiranno per danneggiare anche i produttori di materiale audio/video”.

Sul fatto che i sistemi anticopia siano da contrastare non c’è dubbio: le esperienze di altri paesi dimostrano che sono del tutto inutili come strumento di lotta alla pirateria e soprattutto costituiscono un intralcio ai consumatori legittimi (quando non li infettano direttamente). Non per nulla le case discografiche hanno da tempo sperimentato e poi abbandonato le protezioni anticopia. E non c’è come far infuriare un cliente pagante, che non riesce a vedere il proprio DVD regolarmente acquistato, per spingerlo fra le braccia dei pirati.

Tuttavia il testo della nuova legge svizzera, consultabile come PDF anche in italiano, non sembra coincidere con la contestazione mossa dagli autori della petizione. Secondo la petizione, l’articolo 39a sarebbe liberticida per queste ragioni:

“Questo è il significato delle nuove norme: può essere legale copiare opere se si rientra nei limiti dell’utilizzo legale delle stesse, anche se richiede di aggirare misure di protezione (comma 4). Tuttavia, è illegale distribuire un mezzo per aggirare le misure, e addirittura menzionarlo (comma 3). Come si può pensare che un consumatore possa mettere in atto il suo diritto a copiare un’opera legalmente, se nessuno può aiutarlo ad ottenere i mezzi tecnici per farlo?”

La critica fatta dalla petizione, insomma, è che la legge finirebbe per impedire anche la discussione tecnica legittima. Se per esempio dicessi a un amico o raccontassi in un articolo come ho usato il mio Mac oppure MacTheRipper per copiare un mio CD o DVD protetto da un sistema anticopia, allo scopo di caricarlo sul mio lettore audio/video per uso personale, secondo gli autori della petizione sarei punibile (comma 3). Anzi, questo stesso articolo sarebbe una violazione della legge perché menziona un “mezzo per aggirare le misure”.

Un altro esempio: se descrivessi una falla colossale in un sistema anticopia, scoperta da un ricercatore, sarei ancora in volazione della nuova legge svizzera. Questo sopprimerebbe, di fatto, la libera discussione tecnica. Non si potrebbero più smascherare i venditori di fumo anticopia.

Ma è davvero così? L’articolo 39a della legge, infatti, recita (le evidenziazioni sono mie):

Art. 39a (nuovo) Protezione dei provvedimenti tecnici

1 I provvedimenti tecnici efficaci destinati alla protezione delle opere e di altri oggetti protetti non devono essere elusi.

2 Sono considerati provvedimenti tecnici efficaci ai sensi del capoverso 1 le tecnologie e i dispositivi quali i controlli relativi all’accesso e alle copie, i sistemi di criptaggio, i sistemi di distorsione e altri sistemi di trasformazione destinati e atti a impedire o limitare impieghi non autorizzati di opere e di altri oggetti protetti.

3 E’ vietato produrre, importare, offrire al pubblico, alienare o mettere altrimenti in circolazione, dare in locazione, lasciare in uso, pubblicizzare o possedere a scopo di lucro dispositivi, prodotti o componenti e fornire servizi che, a prescindere dall’elusione dei provvedimenti tecnici efficaci, hanno solo una finalità o utilità commerciale limitata e che:

a. sono oggetto di un’azione promozionale, pubblicitaria o commerciale volta a eludere i provvedimenti tecnici efficaci; o

b. sono progettati, prodotti, adattati o forniti principalmente allo scopo di consentire o facilitare l’elusione dei provvedimenti tecnici efficaci.

4 Il divieto di elusione non può essere fatto valere nei confronti di chi elude i provvedimenti tecnici efficaci esclusivamente allo scopo di procedere a un’utilizzazione legalmente autorizzata.

Ci sarebbe, insomma, il prerequisito dello scopo di lucro: cosa che in una discussione tecnica, o nella condivisione di informazioni fra amici o colleghi, non avviene. Sono esclusi anche i prodotti (hardware o software) che hanno altre funzioni oltre a quella di elusione, per cui un masterizzatore non è vietato. Non è vietato neanche aggirare i codici regionali dei propri DVD, per poterli vedere sul proprio computer o per vedere quelli acquistati all’estero in zone diverse dalla propria: un lettore multizona non ha lo scopo prevalente di eludere.

Inoltre il quarto comma esclude esplicitamente il divieto di elusione se l’elusione viene fatta per usi legali, e l’ultima volta che ho controllato, in Svizzera era ancora legale copiare un proprio CD per caricarlo sul proprio iPod. In tal caso, non sarebbe affatto vero che “nessuno può aiutarlo [il consumatore] ad ottenere i mezzi tecnici per farlo” come afferma la petizione.

Ma un blog come questo, nel quale compare pubblicità, potrebbe essere considerato fonte di lucro (con Adsense ci pago giusto le bollette di Internet, per cui “lucro” è una parola grossa, ma fa niente), e qui si entrerebbe davvero in un campo minato.

Per questo sto contattando gli esperti di settore per saperne di più: nel frattempo, vale la pena di organizzare una discussione in merito, perché i veri limiti del diritto d’autore e dei diritti dei fruitori sono poco conosciuti, e soprattutto in Svizzera c’è il rischio di credersi pirati quando non lo si è e di esserlo senza saperlo.

Downlovers.it, bello ma lucchettato e limitato all’Italia

Downlovers.it, bello ma lucchettato e limitato all’Italia

Musica legale gratis? Sì, ma bisogna aggirare lucchetti e limiti geografici

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Downlovers.it ha destato molte perplessità in alcuni lettori che me l’hanno segnalato: è davvero possibile che offra gratis canzoni di artisti famosi? Sì, è possibile: lo fa in cambio di uno spot pubblicitario, di una lucchettatura Windows Media Audio su quasi tutti i brani, e di limitazioni geografiche: per fruire del servizio occorre avere un indirizzo IP italiano, vaticano o sammarinese e, per i brani lucchettati, di un computer e un lettore musicale in grado di gestire il DRM di Microsoft. Niente iPod o PC Linux, insomma, se non volete limitarvi all’esiguo repertorio di brani senza DRM.

Certo, tutte queste limitazioni sono aggirabili: l’indirizzo IP compatibile si può ottenere tramite proxy (un trucco che molti utenti geograficamente italiani devono adottare se le loro reti sono attestate su indirizzi IP che risultano assegnati all’estero) e il lucchetto si può aggirare masterizzando la canzone e poi riconvertendola in MP3 (cosa illegale in Italia ma legale in Svizzera), ma con i prezzi che hanno le canzoni legali, ne vale la pena? Probabilmente soltanto se avete più tempo che denaro e molta, molta fame di musica.

iPhone 3G già “sbloccato”, ma non è facile come prima

iPhone 3G già “sbloccato”, ma non è facile come prima

Già craccato in parte il nuovo iPhone, ma attenti a non guastarlo

E’ disponibile la nuova versione di PwnageTool (che nonostante la grafia si pronuncia sia “ounagg-tuul”, sia “pounagg-tuul”, secondo Wikipedia), che serve per togliere alcune delle limitazioni del nuovo iPhone 3G. Come al solito, insomma, non c’è voluto molto ad aggirare le protezioni del software.

The Register ne ha una recensione dettagliata, e la procedura da seguire è tutt’altro che semplice. Il mio consiglio è di non provarci se non siete assolutamente sicuri di quello che fate (o amate il brivido del rischio). Soprattutto, valutate bene se ne vale la pena (io, per esempio, mi tengo per ora il Touch “vecchio” craccato grazie a Zibri).

Questa versione di PwnageTool è in grado di effettuare il jailbreaking (”evasione”, letteralmente) di tutti gli iPhone, versione 3G compresa, e degli iPod Touch aggiornati al firmware 2.0, permettendo quindi al proprietario di installare sul proprio dispositivo il software che preferisce anziché soltanto quello benedetto da Apple e installabile tramite l’App Store. Nel caso degli iPhone “vecchi”, pre-3G, PwnageTool è in grado di sbloccare completamente il telefonino.

Kindle, DRM craccato

Scardinata la protezione anticopia del Kindle; ma serve davvero sugli e-book?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “lorenzo.bar****” e “giorgio”.

Kindle, il popolare lettore di libri digitali di Amazon, è stato craccato: il suo sistema anticopia è stato decifrato in soli otto giorni di lavoro dagli smanettoni della Rete. Da questo sforzo è nato un programma per togliere le protezioni ai libri digitali di Amazon si chiama Unswindle, ma non è concepito per favorire la pirateria dei libri: serve per consentire agli acquirenti legittimi di leggere i libri digitali lucchettati su qualunque dispositivo, come spiegato dal suo autore nel blog I Love Cabbages.

Il problema dei sistemi anticopia adottati dalle case editrici per i libri digitali è infatti che i libri acquistati legalmente sono leggibili soltanto su specifici dispositivi. Questo significa che il cliente onesto, se decide di cambiare dispositivo o marca per qualunque ragione, non può trasferirvi i libri che ha comprato. Inoltre non ha la garanzia che i libri che ha comperato resteranno suoi a lungo termine se il fornitore del dispositivo smette di gestire i sistemi anticopia.

L’industria del libro, insomma, sta ripetendo pari pari gli errori già compiuti da quella del software e da quella del disco: l’illusione che lucchettare i contenuti impedisca la pirateria e faciliti le vendite.

In realtà la disponibilità dei libri digitali senza protezione, oltre ad evitare di drogare il mercato dei dispositivi di lettura (e-reader) spingendo il lettore alla fidelizzazione obbligata, aumenta le vendite. I potenziali acquirenti possono provare il prodotto prima dell’acquisto e hanno la comodità di poterlo trasferire dove vogliono. David Pogue, un autore di libri d’informatica vendutissimi negli Stati Uniti (e spesso tradotti anche in italiano), descrive sul New York Times il risultato di un suo esperimento. Un anno fa, d’accordo con il proprio editore, ha messo in vendita uno dei suoi libri come file PDF senza protezioni anticopia, per vedere da vicino l’effetto che avrebbe fatto e confrontarne le vendite rispetto all’anno precedente.

Il risultato? Il libro è stato “piratato ovunque. Ora è dappertutto nel Web ed è ridicolmente facile scaricarlo senza pagare. Ma la cosa pazzesca è stata che le vendite del libro non sono calate. Anzi, sono aumentate leggermente nel corso dell’anno.”

Certo, un episodio non fa statistica, e l’esperimento di Pogue era mirato a valutare l’effetto dei file senza lucchetti sulle vendite i libri cartacei, non su quelli digitali, ma c’è un esempio molto chiaro: iTunes. Dopo anni nei quali l’industria del disco ha giurato e spergiurato che senza lucchetti nessuno avrebbe comperato musica digitale, dal 2001 iTunes di Apple ha venduto 8 miliardi di brani musicali, e da quando sono stati tolti i sistemi anticopia le vendite sono salite.

Secondo Nielsen Soundscan, nel 2009 le vendite musicali complessive (album, singoli, video musicale e brani digitali) sono aumentate del 2,1% negli Stati Uniti, e c’erano già stati aumenti del 14% e del 10% nel 2007 e nel 2008, ossia negli anni in cui i lucchetti sono stati tolti in seguito alla celebre lettera aperta di Steve Jobs (febbraio 2007). Nel settore specifico dei brani digitali, le vendite di singole tracce sono salite dell’8,3% (1,16 miliardi di brani venduti) e quelle di album sono aumentate del 16,1% (76,4 milioni di copie).

Le gioie del DRM: la musica di Yahoo scadrà il 30 settembre

Le gioie del DRM: la musica di Yahoo scadrà il 30 settembre

Yahoo Music chiude e si porta via la musica legalmente acquistata dai suoi polli clienti

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Comprereste un CD che avesse stampigliata sopra una data di scadenza? No, vero? Eppure questo è quello che succede a chi si fida del DRM (Digital Rights Management), ossia il lucchetto digitale che vincola ogni canzone al legittimo acquirente e che in teoria dovrebbe sconfiggere la pirateria musicale. I discografici ce l’hanno spacciato come male necessario per difendersi dagli scrocconi, ma la realtà si sta rivelando ben diversa.

Il 23 luglio scorso, Yahoo! Music Store ha annunciato che chiuderà i battenti, riferisce Ars Technica. Non solo: chiuderanno i battenti anche i server che gestiscono il DRM. In pratica, non solo l’effetto sulla pirateria musicale di questo DRM sarà stato nullo, ma verranno puniti principalmente i clienti onesti che hanno acquistato legalmente questa musica lucchettata, perché una volta chiusi i server DRM di Yahoo, questi clienti onesti non potranno più autenticare la musica acquistata, per esempio per trasferirla a un nuovo computer.

Non è neanche la prima volta che i clienti onesti si beccano una fregatura tramite il DRM. MSN Music, il servizio musicale lucchettato di Microsoft, ha recentemente fatto lo stesso giochino, e ci sono volute le proteste degli utenti per convincere Microsoft a tenere attivi i server di autenticazione e permettere agli utenti di continuare a fruire della musica lucchettata. Ma nel 2011, comunque, quei server chiuderanno.

Per rimediare alla chiusura del servizio, Yahoo consiglia quella che un tempo sarebbe stata chiamata pirateria: masterizzare su CD la musica di Yahoo, in modo da toglierle il lucchetto digitale.

Ma allora cosa l’hanno messo a fare?

2008/07/30

InformationWeek segnala che Yahoo rimborserà gli acquirenti oppure fornirà loro copie non lucchettate dei brani acquistati, secondo modalità ancora da definire.

Un altro successo del DRM, insomma.

Apple, iTunes abbandona il DRM (o quasi)

Apple, iTunes abbandona il DRM (o quasi)

Apple toglie i lucchetti ad iTunes, ma soltanto per la musica

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “info” e “efisioru****”.

Al Macworld Expo conclusosi da poco a San Francisco, Apple ha annunciato a partire da subito la fine dei lucchetti digitali su tutta la musica di iTunes. I sistemi anticopia (DRM, Digital Rights Management) che hanno appestato la musica legalmente acquistabile via Internet, riuscendo soltanto a scocciare gli utenti onesti senza frenare in alcun modo la pirateria, sono sempre più in minoranza. C’erano vari metodi per rimuoverli a forza, ma richiedevano una cospicua perdita di tempo ed erano di dubbia legalità in alcuni paesi.

Lo smantellamento dell’anticopia di Apple è partito il 6 gennaio, con 8 milioni di brani musicali già liberamente trasferibili e riproducibili su qualunque lettore e non più soltanto su quelli benedetti da Apple (leggasi iPod). Gli altri, circa 2 milioni, saranno liberati entro il primo trimestre del 2009.

Chi ha acquistato brani lucchettati potrà rimuovere l’anticopia pagando 30 centesimi di dollaro a canzone. E a proposito di prezzi, da aprile 2009 cambieranno anche quelli: invece del prezzo unico debuttano tre fasce. In dollari, ci vorranno 69 cent per le canzoni meno popolari, 99 cent per quelle di interesse medio e un dollaro e 29 cent per le più gettonate.

Addio, dunque, ad autorizzazioni, password e compagnia bella che hanno tormentato chi ci teneva a rispettare la legge. Era anche ora. Ma i lucchetti resistono ancora su iTunes per gli audiolibri, per esempio, e soprattutto per i contenuti video. Se il DRM si è dimostrato così tossico per la musica, come mai è ancora indispensabile per film, telefilm e audiolibri?

Fonti: Macworld, New York Times, BBC.

Paul McCartney, musica senza lucchetti

Paul McCartney, musica senza lucchetti

Niente DRM per l’ex-Beatle; anzi, audio digitale di qualità

Sir Paul McCartney ha appena pubblicato un nuovo album, Electric Arguments, nell’ambito del suo progetto musicale The Fireman. L’album è disponibile per lo scaricamento legale sul sito del progetto, Thefiremanmusic.com, al prezzo di 9 dollari (meno di 7 euro, circa 10 franchi e mezzo), ma è acquistabile anche (con altri prezzi) su CD, su DVD multitraccia e in vinile.

Chi volesse ascoltare prima di pagare può farlo usando il player Flash presente nella pagina del sito di supporto al progetto. La versione scaricabile è disponibile sia nel tradizionale formato MP3 (a 320 kbps), sia in formato Apple Lossless, sia in formato FLAC, con risultati qualitativi al di sopra della media.

Si tratta di un’iniziativa lodevole per far capire che il DRM è inutile e che si può vendere anche senza lucchettare ossessivamente la musica: anzi, forse si vende anche di più, perché si allarga il bacino di potenziali fruitori e si ottiene tanta pubblicità gratuita tramite segnalazioni come quella che state leggendo.

Va detto che un artista come McCartney, che ha le spalle economicamente ben coperte, può anche permettersi di rischiare, mentre una band emergente si troverebbe a mettere in gioco tutto quel poco che ha, ma è comunque un buon segno che artisti di questo calibro si dissocino dall’uso di sistemi anticopia farraginosi e alla fine inutili.

Universal prova a vendere musica senza DRM

Universal prova a vendere musica senza DRM

Dopo EMI, anche Universal molla i lucchetti anticopia. Per prova

La Universal, la più grande delle case discografiche mondiali, svolgerà una sperimentazione vendendo via Internet brani di migliaia di album di artisti come Sting, Stevie Wonder, Black Eyed Peas e 50 Cent senza sistemi anticopia (DRM) dal 21 agosto prossimo al 31 gennaio 2008. Lo riferisce per esempio FindLaw e BoingBoing.

Le vendite, però, non passeranno attraverso il colosso della musica online iTunes di Apple, ma saranno gestite direttamente dai siti Web dei singoli artisti e da vari rivenditori online, come Amazon, Google, i supermercati Wal-Mart e altri. Slashdot segnala che i brani saranno disponibili anche in versione a 256 kbps.

Anche Universal, come EMI, ha finalmente visto la luce e ha capito che il DRM è male, che trattare il cliente come un ladro fino a prova contraria è stupido e oltretutto soffoca le vendite legali? Improbabile. La ragione più plausibile è che vendere senza lucchetti è l’unico modo per contrastare il sostanziale monopolio dell’iPod e di iTunes di Apple nel mondo della musica scaricata, cosa che EMI non ambisce a fare. EMI, infatti, veicola i propri brani senza DRM attraverso iTunes. Universal, invece, vuole fare a meno di Apple.

BoingBoing riassume molto chiaramente il problema di Universal e delle case discografiche in generale: lo strapotere di Apple nel settore dei lettori musicali.

L’iPod è in grado di riprodurre due tipi di musica: quella menomata con il DRM di Apple e gli MP3. Se [siete una casa discografica e] volete menomare la vostra musica usando il DRM di Apple, dovete dare ad Apple il controllo totale sui prezzi delle vostre canzoni. Nessun altro negozio può veicolare la musica menomata da Apple. Ogni volta che noi [consumatori] acquistiamo una canzone menomata da Apple, diventa più difficile e costoso passare a prodotti alternativi rispetto all’iPod e a iTunes.

Per le etichette discografiche ci sono due sole opzioni [per essere presenti sugli innumerevoli iPod]: vendere musica menomata da Apple e aumentare il controllo di Apple sul commercio di musica online, oppure vendere musica non menomata. La musica non menomata (MP3 e altri file aperti) è superiore alla versione menomata: la si può suonare su un maggior numero di dispositivi ed è più versatile. Nessun cliente cerca musica perché è menomata: il DRM non fa vendere la musica. Nessuno dei clienti di iTunes ha comprato musica perché la voleva lucchettata all’iPod e non funzionava sui lettori della concorrenza.

Chi non vuole pagare la musica non fa altro che scaricarla dal P2P, dove è già disponibile gratis senza DRM. Se [una casa discografica] vuole convincere la gente a comprare musica, non può cominciare rendendola peggiore della versione gratuita: per cui è inevitabile che la Universal alla fine assuma quest’atteggiamento. Non vende tracce senza DRM tramite iTunes (dove Apple fa pagare un sovrapprezzo del 30%), ma lo fa tramite i concorrenti di Apple. Però, dato che sono tracce MP3, funzionano in iTunes e sugli iPod, per cui i clienti Apple possono avere brani degli artisti Universal che sono compatibili con i loro iPod a 99 centesimi di dollaro, senza DRM.

Un portavoce di Universal, Peter LoFrumento, ha detto che invece la casa discografica ha escluso Apple dalla vendita per tenerlo come “gruppo di controllo” col quale valutare l’effetto dell’iniziativa sui prezzi, sulla pirateria e sulle vendite. Certo, come no. Molto diplomatico.

Anticopia: anche Sony BMG abbandona

Anticopia: anche Sony BMG abbandona

E poi non ne rimase nessuno: anche Sony BMG rinuncia ai lucchetti digitali

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “naxtia” e “maxime24”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Findlaw.com segnala che la Sony BMG venderà via Internet canzoni prive di DRM, ossia di lucchetti anticopia, a partire da oggi (15 gennaio). Si tratta dell’ultima delle grandi case discografiche a rinunciare al DRM e abbracciare formati che consentono all’acquirente di suonare su qualsiasi lettore la musica che compera. Per ora si tratta di un numero limitato di brani, ma è il principio che conta.

Giusto per dare un’idea dell’importanza di questa svolta, va ricordato che poco più di due anni fa (novembre 2005) la Sony BMG non esitava a infettare i computer degli acquirenti legittimi dei suoi dischi, iniettandovi un rootkit (come raccontai all’epoca), pur di imporre i propri sistemi anticopia.

Il servizio di Sony BMG non è però ancora del tutto libero da lacci e lacciuoli che assillano l’utente che vuole mettersi in regola: Platinum MusicPass, questo il suo nome, partirà soltanto negli Stati Uniti e in Canada. In più sarà prima necessario comperare (in un negozio fisico) una tessera di abilitazione. Andare in un negozio per poter comperare musica via Internet? Geniale. Quelli di Sony hanno capito tutto.

La Warner ha già deciso di vendere la propria musica senza lucchetti tramite Amazon, e Universal ed EMI offrono già brani senza lucchetti. Le etichette minori lo fanno da un pezzo. Per cui ormai non c’è più nessuno d’importante che crede al DRM per la musica.

Predicatori e mastini

In uno di quei paradossi che ogni tanto sconquassano il mondo dell’informatica, si può dire che le case discografiche hanno finalmente capito che il DRM è una politica commerciale suicida, ma non perché hanno dato ascolto ai tanti esperti che glielo dicevano. L’hanno capito perché i loro lucchetti sono stati surclassati da un lucchetto ancora più soffocante: l’iPod, appunto.

L’iPod suona soltanto due tipi di formati: quello lucchettato di Apple e quello senza lucchetti (MP3, AIFF, WAV e altri). Se la musica digitale ha un lucchetto diverso da quello di Apple, non funziona sull’iPod. E l’iPod è il peso massimo nel mercato dei lettori: dal debutto nel 2001 a oggi, ne sono stati venduti oltre 110 milioni di esemplari. Se la musica non suona sull’iPod, chi la vende è spacciato.

Le case discografiche, soprattutto quelle con legami con i produttori di lettori (Sony in testa), hanno pensato inizialmente di poter emulare il successo di Apple e il suo modello commerciale, che “fidelizza” a forza il cliente: una volta che comincia a comperare musica lucchettata da Apple, non avrà altro lettore al di fuori di iPod. Così hanno introdotto sistemi anticopia alternativi a quelli di Apple e supportati soltanto dai loro lettori digitali.

Ma è andata clamorosamente buca, e ora alle case discografiche non restano che due scelte: adottare il lucchetto di Apple, e quindi sottostare ai prezzi imposti dal suo boss Steve Jobs e incentivare ulteriormente le vendite di iPod a discapito di quelle dei lettori di altre marche, oppure (orrore!) togliere del tutto i lucchetti per consentire alla loro musica di essere suonata su lettori di qualsiasi marca, aggirando quindi il quasi-monopolio di Apple.

Con l’attuale capitolazione di Sony BMG, a questo punto tutte le case discografiche hanno scelto la seconda opzione, e il consumatore è finalmente libero di comperare musica che non lo tormenta con protezioni inutili e che può suonare dove gli pare.

Si potrebbe dire, quindi, che in un certo senso la strategia di Steve Jobs ha avuto successo dove le esortazioni e le prediche degli informatici sono rimaste inascoltate: Jobs ha creato un mercato digitale rassicurante per i discografici, timorosi di vendere musica su Internet, offrendo loro la promessa di un sistema anticopia infallibile per sconfiggere la pirateria, ma li ha attirati in realtà in una trappola commerciale, usando la loro musica (e le loro paure) per vendere badilate di iPod. I discografici hanno capito troppo tardi che la mela così desiderabile era avvelenata e non hanno avuto altra scelta che abbandonare il DRM.

Sia ben chiaro: non penso nemmeno per un secondo che Steve Jobs abbia pianificato tutto quest’evoluzione dall’inizio, e di certo non l’ha fatto per il bene dell’umanità o perché trova immorale mettere i lucchetti alla cultura (il DRM sull’iPod lo propose lui). Ma sta di fatto che è anche grazie a lui che finalmente i discografici hanno visto la luce. O per dirla meno agiograficamente, per tenere in riga i mastini valgono poco i discorsi: ci vuole un mastino più grosso.