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236 milioni di euro in bitcoin sono sepolti in una discarica in Galles

236 milioni di euro in bitcoin sono sepolti in una discarica in Galles

Con il rapido aumento di valore dei bitcoin, molte persone stanno tirando fuori dai cassetti le chiavette o i dischi rigidi sui quali, anni fa, avevano generato o custodito questa criptovaluta quando era soltanto un esperimento di poco valore. Oggi quei bitcoin possono valere cifre molto ingenti, a patto di riuscire a recuperarli. E qui arrivano le sorprese amare.

La BBC racconta il caso estremo di James Howells, che vive a Newport, in Galles, che aveva comprato 7500 bitcoin nel 2009, quando valevano pochissimo. Howells li aveva archiviati sul disco rigido di un computer portatile, per poi dimenticarsene. Nel 2013 aveva buttato via quel computer e il suo disco rigido, sul quale ci sono quei bitcoin che oggi valgono circa 236 milioni di euro.

Howells dice di essere disposto a donare un quarto di quella somma alla città se riesce a recuperare il disco rigido dalla discarica nella quale si trova il computer, ma la città dice che le leggi vigenti non consentono di effettuare la ricerca.

Il malcapitato sostiene che la ricerca sarebbe meno difficile di quel che si potrebbe pensare, perché verrebbe affidata a professionisti e Howells sa con precisione quando ha buttato via il disco rigido e quindi sa in che zona della discarica si dovrebbe trovare. Inoltre alcuni investitori si sono offerti di coprire le spese in cambio di una percentuale dei bitcoin recuperati.

Ma non è così semplice: un portavoce della città di Newport ha spiegato che la ricerca, che comporta uno scavo, avrebbe un impatto ambientale enorme sulla zona: il costo dello scavo e dell’immagazzinaggio e del trattamento dei rifiuti estratti ammonterebbe a milioni di sterline, senza alcuna garanzia di ritrovare il tesoro digitale. Ammesso di ritrovarlo, non ci sarebbe alcuna certezza di trovarlo funzionante e di poterne estrarre i bitcoin. Per cui la fortuna del signor James Howells resta virtuale.

Morale della storia: fate i backup. Sempre.

OggiTreviso, testata giornalistica, pubblicizza e promuove un sito truffa

OggiTreviso, testata giornalistica, pubblicizza e promuove un sito truffa

Ultimo aggiornamento: 2020/11/24 1:00.

OggiTreviso ha avuto la simpatica idea di ospitare un “pubbliredazionale” (quella sottile forma di prostituzione giornalistica per cui fai finta che una pubblicità sia un articolo) che linka un sito truffa.

Una copia permanente dell’articolo è presso Archive.is/txHUG.

Il sito-truffa in questione (Bitcoin Up) è documentato qui su Bitcoin.com.

Ho provato a telefonare in redazione: nessuna risposta. Ho mandato una mail. Vediamo se serve.

Dal sito di Oggitreviso.it
cito: “OggiTreviso | Quotidiano on line iscritto al n. 87/2008 del
registro stampa del Tribunale di Treviso del 15/02/2008 | Direttore:
Ingrid Feltrin Jefwa”
.

Faccio notare le dimensioni lillipuziane dell’unica parola che fa capire, dopo aver letto tutto il pezzo, che non si tratta di un articolo ma di una pubblicità mascherata. Però le fake news e la disinformazione, signora mia, son colpa di Internet e dei gruppi chiusi su Telegram, vero?

2020/11/23 11:50

Questa è la mail che ho inviato ieri alle 12:24 a redazione@oggitreviso.it:

Oggetto: Sito truffa in vostro pubbliredazionale

Buongiorno,

sono un giornalista informatico. Vi segnalo che state pubblicizzando un
sito truffaldino in questo vostro pubbliredazionale:

https://www.oggitreviso.it/bitcoin-valore-aggiunto-anche-principianti-delle-criptovalute-242129

Le indicazioni di truffa:

https://news.bitcoin.com/the-tell-tale-signs-of-a-scam-crypto-website/

Vi invito a rimuovere l’articolo per non essere visti come complici di
truffa.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

Stamattina ho ricevuto dalla redazione di OggiTreviso una mail che ringrazia della segnalazione ma parla di denigrazione da parte mia e mi intima di rimuovere “immediatamente” questo mio articolo.

Mi sono rifiutato, non solo per diritto di cronaca, ma soprattutto perché il pubbliredazionale contenente il link al sito truffa e la sua promozione è ancora al suo posto in questo momento (copia permanente delle 10:44 UTC) e quindi persiste il pericolo di portare i lettori a un sito truffaldino, con l’aggravante che i lettori tenderanno a fidarsi di quanto pubblicato da una testata giornalistica.

2020/11/24 1:00

L’articolo risulta ora rimosso. Al suo posto compare un semplice “Pagina 403”.

 

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Chi ha spostato un miliardo di dollari in bitcoin?

Chi ha spostato un miliardo di dollari in bitcoin?

Uno degli aspetti spesso dimenticati delle criptovalute è che per definizione tutte le transazioni sono pubbliche; ogni spostamento di valuta è visibile a tutti. Non si sa di chi sono i soldi, ma si vede come si muovono. È grazie a questa caratteristica che sappiamo che qualcuno ha tolto 69.369 bitcoin, l’equivalente di circa un miliardo di dollari, da un wallet (un conto in criptovaluta) martedì scorso.

Il wallet in questione, noto come 1HQ3Go3ggs8pFnXuHVHRytPCq5fGG8Hbhx, era seguitissimo e dormiente dal 2015. Era popolare non solo perché era uno dei wallet più ricchi del mondo, ma anche perché conteneva soldi collegati a Silk Road, un noto mercato criminale online il cui fondatore era stato processato appunto nel 2015.

Per qualche giorno si è ipotizzato che qualcuno fosse riuscito finalmente a scoprire la password che proteggeva il wallet e compiere così il più grande furto di criptovalute della storia senza neanche spostarsi dalla tastiera, ma poi l’autore della transazione si è fatto avanti.

È il governo statunitense, specificamente il suo Dipartimento di Giustizia, che in un comunicato ha spiegato che un furto miliardario è effettivamente avvenuto, ma nel 2012 o 2013. Lo ha commesso un informatico che è riuscito a entrare nel sito di Silk Road e trasferire i soldi dei criminali sul proprio wallet. L’informatico ha ora consegnato i soldi al Dipartimento.

Non si sa chi sia questo ladro, che nei documenti legali è citato solo come Individuo X. Né si sa come sia stato individuato, anche se è stato reso noto che c’è di mezzo la società investigativa specializzata Chainalysis. Ma sembra piuttosto chiaro che stare seduti su un miliardo di dollari rubati a una banda criminale era una situazione insostenibile per chi ha commesso questo furto colossale. Come sempre, la parte difficile non è commettere il reato informatico: è gestirne le conseguenze.

Per i curiosi che si stanno chiedendo che aspetto abbia un miliardo di dollari, segnalo questa stima fatta da Groovewallet: in biglietti da cento dollari, sono circa 10 tonnellate.


Uno sconosciuto ti chiede di trovare la password di un file ZIP contenente 300.000 dollari in bitcoin. Cosa fai?

Uno sconosciuto ti chiede di trovare la password di un file ZIP contenente 300.000 dollari in bitcoin. Cosa fai?

Normalmente, se qualcuno vi contatta via Internet dicendo che ha un file ZIP protetto da password che contiene le chiavi di accesso di un grossa somma in bitcoin ma sfortunatamente non ricorda più la password e vuole il vostro aiuto per recuperarla, la risposta giusta è chiudere subito la conversazione e scappare via il più rapidamente possibile.

Ma non è andata così a Michael Stay, un esperto di sicurezza informatica che diciannove anni fa ha pubblicato un articolo scientifico nel quale ha spiegato una tecnica per decrittare i file ZIP protetti da password. A ottobre 2019, racconta Wired, ha ricevuto un messaggio tramite LinkedIn da uno sconosciuto russo che gli ha spiegato di aver acquistato circa 10.000 dollari in bitcoin a gennaio 2016, quando questa criptovaluta valeva poco, e di aver salvato i codici di accesso di questi bitcoin in un file ZIP di cui aveva purtroppo dimenticato la password.

Quei bitcoin, a ottobre scorso, valevano ben 300.000 dollari. Se Michael Stay fosse riuscito a trovarne la password, il misterioso interlocutore lo avrebbe compensato lautamente.

L’affare puzzava di losco lontano un miglio, ma Stay non è un dilettante e ha compiuto le opportune verifiche. L’interlocutore aveva ancora il laptop originale sui quale aveva generato il file ZIP e sapeva quale crittografia e quale software erano stati usati (la 2.0 Legacy e Info-ZIP). Questo indicava che era quasi sicuramente il legittimo proprietario del file. Inoltre il committente aveva preso delle precauzioni tecniche affinché Michael Stay non potesse scappare con i soldi una volta decifrato il file: gliene aveva fornito solo una parte (gli header).

Soprattutto, queste premesse tecniche riducevano parecchio il numero di possibili password da tentare per forza bruta, ma si trattava comunque di qualche quintilione. Nel sistema americano, un quintilione è 1 seguito da diciotto zeri: 1.000.000.000.000.000.000. Un miliardo di miliardi. Grosso modo lo stesso numero di granelli di sabbia di tutti i deserti del mondo messi insieme.

Stay ha fatto due conti e ha visto che un tentativo per forza bruta del genere, impensabile anche solo pochi anni fa, era fattibile con i computer e i processori grafici di oggi, a patto di noleggiare tanta potenza di calcolo e scrivere un programma apposito. Il tutto sarebbe costato circa 100.000 dollari, compreso l’onorario dell’esperto.

Il committente ha accettato il preventivo e così Stay ha scritto un programma di decrittazione nel corso di alcuni mesi, l’ha messo all’opera sui processori a noleggio di un’azienda specializzata… e dopo dieci giorni di tentativi il programma è fallito.

Ma Stay non si è dato per vinto: ha riesaminato il programma e ha trovato un minuscolo errore. Lo ha corretto ed è riuscito a recuperare la password, come spiega nel proprio resoconto scritto e in una conferenza alla DEF CON:

Il committente ha pagato l’onorario, che grazie alle ottimizzazioni è risultato inferiore al preventivo (circa 25.000 dollari in tutto), e si presume che abbia felicemente incassato i propri bitcoin.

Morale della storia: se avete dei dati preziosi in un file protetto da una password che non ricordate, non arrendetevi e non cancellate il file. È sempre possibile che venga trovata una falla nel sistema di protezione o che l’evoluzione frenetica della potenza di calcolo renda fattibile un tentativo per forza bruta che oggi pare impensabile. Meglio ancora: segnatevi le password da qualche parte ed eviterete tanti problemi.

Antibufala mini: i bitcoin consumano tanta energia quanto la Svizzera! Sì, però...

Antibufala mini: i bitcoin consumano tanta energia quanto la Svizzera! Sì, però…

È vero, come si dice in giro, che la criptovaluta bitcoin consuma tanta elettricità quanto l’intera Svizzera? Sì.

La dichiarazione arriva dallo studio Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index, realizzato dal centro di ricerca Centre for Alternative Finance dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, ed è una stima basata su una serie molto complessa di assunti. Indica che i computer che gestiscono i bitcoin in tutto il mondo attualmente consumano circa 77 terawattora ogni anno.

Nel 2018 la Svizzera ha consumato circa 57 terawattora, per cui è corretto dire che i bitcoin consumano tanta energia elettrica quanto l’intera Svizzera: anzi, si stima che ne consumino di più.

Per capire se è tanto o è poco e se è dannoso e dobbiamo preoccuparcene è necessario fare qualche confronto. Per esempio, i dispositivi elettrici lasciati sempre accesi ma inattivi nelle abitazioni soltanto negli Stati Uniti consumano quasi tre volte di più dei bitcoin a livello mondiale.

Inoltre i bitcoin rappresentano lo 0,36% del consumo totale mondiale di energia elettrica. Se vogliamo ridurre i consumi e quindi inquinare meno, abolire i bitcoin non farà molta differenza. Ci sono molti altri settori nei quali si possono ottenere risultati ben più significativi.

È invece interessante notare che i bitcoin sono molto meno efficienti, come consumo di energia, rispetto agli altri sistemi di pagamento elettronico tradizionali, come le carte di credito. Una singola transazione con bitcoin consuma quanto quattrocentomila transazioni con carta di credito.

Fonti aggiuntive: Naked Security; CCN; NewsBTC; Forbes; The Verge; BBC.

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Libra, la criptovaluta di Facebook

Libra, la criptovaluta di Facebook

Credit: Facebook/The Register.

Facebook ha annunciato la propria criptovaluta, denominata Libra, che sarà alla base del sistema di pagamento che verrà introdotto in Facebook Messenger e in WhatsApp dal 2020.

Le intenzioni, stando ai documenti, sono buone: fornire un sistema di pagamento facile e a bassissimo costo, o addirittura a costo zero, a chi ne ha più bisogno, ossia a chi ha pochi soldi e ha solo uno smartphone. La criptovaluta sarà vincolata a un paniere di valute convenzionali per evitare gli sbalzi di valore che affliggono le altre criptovalute.

Ma le obiezioni non mancano: la reputazione di Facebook in fatto di tutela dei dati degli utenti non è particolarmente robusta, per usare un eufemismo. Si spera che custodisca i soldi meglio di quanto custodisca le foto cosiddette “private” degli utenti.

Sarà infatti interessante vedere quanti se la sentiranno di affidare i propri soldi e le proprie transazioni personali o di lavoro a un’azienda che ha dichiarato pubblicamente, in tribunale, che “non c’è nessuna attesa di privacy” su Facebook e che “non c‘è nessuna invasione della privacy, perché non c’è privacy”?

Si spera che gli utenti custodiranno meglio di quanto facciano adesso i propri account social, visto che finora se li sono fatti rubare in massa dai criminali anche se già contengono cose di valore come, appunto, le proprie immagini intime. Le occasioni di saccheggio per i malintenzionati saranno ancora più ghiotte. Per non parlare del rischio che il Libra diventi la valuta ufficiale necessaria in un’economia basata sui social network, come insegna Black Mirror.

Dalla puntata Nosedive di Black Mirror.

L’esperta informatica Sarah Jamie Lewis (quella delle falle nel sistema di e-voting svizzero) ha riassunto bene il problema:

Per prima cosa cita Matthew Green (professore associato di informatica presso il Johns Hopkins Information Security Institute statunitense), che scrive che “Francamente mi sbigottisce che un’azienda con un enorme problema di riservatezza dei dati abbia lanciato una valuta globale non privata”, e poi nota che “L’unico riferimento alla privacy nel whitepaper è in una nota che definisce lo ‘pseudoanonimato’, e questo riassume bene l’intero approccio di Facebook alla privacy. I nomi non importano, se loro hanno luoghi, date, orari, grafi dei rapporti sociali e importi delle transazioni”.

Fonti aggiuntive: The Register, Ars Technica.

Banditi della blockchain rubano oltre 50 milioni di dollari indovinando le password troppo facili

Banditi della blockchain rubano oltre 50 milioni di dollari indovinando le password troppo facili

È un caso classico: c’è sempre l’utente che usa una password assurdamente semplice pensando “nessuno immaginerà mai che ho una password così semplice”. E c’è sempre quello che invece lo immagina e lo frega.

Wired racconta una versione estrema di questo comportamento: gente che ha protetto il proprio wallet di criptovalute usando come “password” (più propriamente, come chiave privata) il numero 1. E che puntualmente si è fatta derubare, per un totale di oltre 50 milioni di dollari.

La blockchain delle criptovalute è pubblica e quindi si presta ad analisi come quella svolta dal ricercatore di sicurezza Adrian Bednarek alcuni mesi fa. Bednarek ha cercato wallet che avevano chiavi private assolutamente banali, come appunto “1” al posto della sequenza di 78 cifre che di solito protegge i wallet Ethereum, e con sua sorpresa ne ha trovati oltre 700. Tutti vuotati.

Estendendo la propria analisi alle transazioni (che sono anch’esse pubbliche), ha scoperto non solo che parecchi utenti avevano protetto (per così dire) i propri soldi virtuali con chiavi private assolutamente banali, ma che esistono dei veri e propri “banditi della blockchain”, ossia ladri specializzati nell’approfittare delle chiavi private troppo facili scelte dagli utenti.

C’è, per esempio, un account Ethereum che con questa tecnica ha raccattato 45.000 ether, per un valore di circa 50 milioni di dollari all’epoca del furto (oggi varrebbero “solo” circa 7 milioni di dollari).

Bednarek ha scoperto che questi ladri usano un sistema automatico: ha infatti provato a versare l’equivalente di un dollaro in vari wallet protetti da chiavi private debolissime e già saccheggiati in passato, e ha visto che in pochi secondi il denaro è stato rubato. A volte il ricercatore ha visto che più di un ladro si è avventato sul wallet-esca: ha vinto quello che è arrivato qualche millisecondo prima degli altri.

Va detto che in alcuni casi la colpa non è degli utenti ma del software di gestione dei wallet, che a volte contiene errori di programmazione che gli fanno generare chiavi private insicure. Ma spesso è l’utente a voler usare delle chiavi facili da ricordare, per esempio tre o quattro parole in sequenza.

Normalmente una sequenza del genere è una protezione sufficiente, per esempio per un account social o di mail, ma se un wallet contiene tanti soldi i ladri investiranno molto tempo e molta potenza di calcolo per scardinarlo. Per le criptovalute conviene quindi usare chiavi private davvero complesse e software affidabile. Utente avvisato, meno depredato.

“Il tuo account è stato compromesso”: truffa chiede soldi per non diffondere un vostro video intimo. Non cascateci

“Il tuo account è stato compromesso”: truffa chiede soldi per non diffondere un vostro video intimo. Non cascateci

Ultimo aggiornamento: 2018/09/19 10:10.

Mi stanno arrivando moltissime segnalazioni di un messaggio in italiano che annuncia a chi lo riceve che è stato “installato un trojan di accesso remoto” sul suo computer e chiede soldi per non pubblicare le informazioni intime che sarebbero state così trovate. Non è vero; non cascateci, non rispondete e soprattutto NON PAGATE.

Il testo del messaggio dice in sintesi: “Ho scaricato tutte le informazioni riservate dal tuo sistema… i video dove tu masturbi” (sì, forma transitiva, segno che è una traduzione, forse dall’inglese, nel quale il verbo to masturbate è sia transitivo sia riflessivo). “Quando hai cliccato su Play di un video porno, in quel momento il tuo dispositivo ha scaricato il mio trojan. Dopo l’installazione la tua camera frontale ti filma ogni volta che tu masturbi”.

Scatta poi il ricatto: “Se tu vuoi che io cancelli tutti i dati raccolti, devi trasferirmi $300 in BTC (criptovaluta). Questo è il mio portafoglio Bitcoin: [codice]… Altrimenti manderò i video con le tue birichinate a tutti i tuoi colleghi e amici!!!”

Il messaggio è generico e non contiene nessuna informazione personale: è un bluff, una finta per vedere se avete la coscienza sporca e ci cascate. Se lo ricevete, cestinatelo. Tutto qui.

I codici dei wallet che ho visto nei campioni che ho ricevuto sono i seguenti, con i rispettivi importi accumulati (aggiornati alle 23:40 del 18 settembre 2018):

  1. 1CXup5BRrEFuBHDeQcduCvfu3P48rXHrck (19 transazioni, 0,727 BTC, 3906 euro)
  2. 14dEvzyftZjrTjXaX5XXHo65C1rdsqCw1s (5 transazioni, 0,155 BTC, 832 euro)
  3. 16yJ7MQWTFNjsSvAJJMkjPpnJbAsGLYhW7 (10 transazioni, 0,428 BTC, 2319 euro)
  4. 16acVRG2RdMDSmdVuve1N1bYBFu8Rr3iii (6 transazioni, 0,237 BTC, 1284 euro)

Va detto che alcune di queste poche transazioni potrebbero essere state fatte dal truffatore stesso per rendersi più credibile.

Per monitorare questi wallet è sufficiente andare a Blockchain.com e immettere il codice del wallet nella casella di ricerca oppure digitare direttamente https://www.blockchain.com/btc/address/ seguito dal codice.

Riporto dai commenti una domanda molto frequente: se qualcuno è così informaticamente ingenuo da abboccare a una truffa di questo genere, come può avere le competenze informatiche non banali necessarie per procurarsi dei bitcoin e pagare il ricatto?

La risposta è che è talmente spaventato dall’idea di uno svergognamento di fronte al partner o agli amici che si rivolge a un esperto per fare il pagamento, e insiste a voler pagare anche quando l’esperto gli spiega che è una truffa, che non c’è nessun video e che pagare non serve a nulla. Ho seguito numerosi casi di questo genere che si sono svolti secondo questo schema.

2018/09/16 17:05

Questa è una versione in tedesco del messaggio truffaldino:

Titolo: Es geht um Ihre Sicherheit.

Testo: Hallo, lieber Benutzer von [omissis].

Wir haben eine RAT-Software auf Ihrem Gerät installiert.
Zu dieser Zeit ist Ihr E-Mail-Konto gehackt (siehe , jetzt habe ich den Zugriff auf Ihre Konten).
Ich habe alle vertraulichen Informationen von Ihrem System heruntergeladen und ich habe weitere Beweise erhalten.
Die interessantesten Sachen, die ich entdeckt habe, sind Videos von Ihnen auf denen Sie masturbieren.

Ich habe meinen Virus auf die Pornoseite gepostet, und dann haben Sie ihn auf Ihren Betriebssystem installiert.
Als Sie auf den Button “Play” auf Porno-Video geklickt haben, wurde mein Trojaner in diesem Moment auf Ihr Gerät heruntergeladen.
Nach der Installation nimmt Ihre Frontkamera jedes Mal, wenn Sie masturbieren, ein Video auf; zusätzlich wird die Software mit dem von Ihnen gewählten Video synchronisiert.

Zur Zeit hat die Software alle Ihre Kontaktinformationen aus sozialen Netzwerken und E-Mail-Adressen gesammelt.
Wenn Sie alle Daten gesammelt von Ihr System löschen müssen, senden Sie mir $300 in BTC (Kryptowährung).
Das ist mein Bitcoin Wallet: 14dEvzyftZjrTjXaX5XXHo65C1rdsqCw1s
Sie haben 2 Tage nach dem Lesen dieses Briefes.

Nach Ihrer Transaktion werde ich alle Ihre Daten löschen.
Ansonsten sende ich Video mit deinen Streiche an alle deine Kollegen und Freunde!!!

Und von nun an, seien Sie vorsichtiger!
Bitte besuchen Sie nur sichere Webseiten!
Tschüss!

2018/09/17 17:25

Un‘altra versione in tedesco del messaggio:

Titolo: Entfernen Sie diesen Brief nach dem Lesen!

Testo: Hallo!

Wie Sie sich schon vorstellen können, wurde Ihr Benutzerkonto ([omissis]) gehackt, da ich Ihnen diesen Brief von aggesandt habe. 🙁

Ich bin der Vertreter einer bedeutenden übernationalen Gruppe von Info-Piraten
Im Zeitraum vom 23.07.2018 bis zum 16.09.2018 wurden Sie mit dem von uns erstellten Virus auf der Webseite für Erwachsene die Sie besucht haben angesteckt.
Zu dieser Zeit haben wir Zugriff auf alle Ihre Korrespondenz, soziale Netzwerke und Messengerdienste.
Mehr als das, haben wir vollständige Speicherauszüge von diesen Daten.

Wir sind im Bilde aller Ihrer Geheimnisse, o, ja… Sie haben das ganze heimliche Leben.
Wir haben gesehen und aufgenommen, wie Sie sich auf die Porno-Seiten unterhalten hatten. Lieber Himmel, was für Geschmack und Leidenshaften haben Sie… 🙂

Aber das Interessanteste ist, dass wir Sie in regelmäßigen Zeitabständen auf der Web-Kamera Ihres Gerät aufgenommen haben. Die Webcam wurde mit dem synchronisiert, was Sie gerade sich angesehen haben!
Ich bin der Meinung, dass Sie nicht wollen, dass Ihre Kameraden und Verwandten alle Ihre Heimlichkeiten sehen, und bestimmt die Person, die Ihnen am nächsten ist.

Schicken Sie $300 zu unserer Kryptowährung Bitcoin Wallet: 16yJ7MQWTFNjsSvAJJMkjPpnJbAsGLYhW7
Ich garantiere, dass wir dann alle Ihre Geheimnisse entfernen werden!

Ab dem Zeitpunkt, in dem diese Nachricht gelesen ist, funktioniert der Timer!
Sie haben 48 Stunden, um diese Summe einzuzuahlen.

Sobald das Geld auf unserem Konto ist, werden Ihre Daten sofort vernichtet!
Wenn Geld nicht da ist, werden alle Ihre Korrespondenz und das von uns aufgenommene Video automatisch an alle Kontakte gesendet, die in der Zeit der Infektion in Ihrem System erreichbar waren!
Leider, Sie sollen über ihre Sicherheit denken!
Wir hoffen, dass diese Geschichte lehrt Ihnen, Ihre Geheimnisse korrekt zu bewahren.
Passen Sie auf sich auf!

2018/09/18 23:40

Una versione francese:

Bonjour!

Comme vous pouvez l’imaginer, votre compte [omissis] a été piraté, depuis que j’ai écrit ce message de sa part. 🙁

Je représente un groupe international de pirates informatiques bien connu.
Du 23.07.2018 au 15.09.2018, vous avez été infecté par un virus que nous avons créé via le site Web pour adultes que vous avez visité.
Pour le moment, nous avons accès à tous vos correspondance, réseaux sociaux et services de messagerie.
De plus, nous avons des décharges complètes de ces informations.

Nous sommes conscients de vos « petits et grands secrets », oui, oui… Vous avez toute une vie secrète.
Nous avons vu et enregistré comment vous vous êtes amusé sur des sites Web pour adultes. Dieu, quel goût et quelle souffrance avez-vous … 🙂

Mais la chose la plus intéressante est que nous vous avons inclus régulièrement sur la webcam de votre appareil. La webcam a été synchronisée avec ce que vous venez de voir!
Je pense que vous ne voulez pas que vos amis et votre famille voient tous vos secrets et, bien sûr, la personne la plus proche de vous.

Transférez $300 vers notre monnaie crypto Bitcoin Wallet: 16acVRG2RdMDSmdVuve1N1bYBFu8Rr3iii
Je vous garantis que nous effacerons alors tous vos secrets!

A partir du moment où cette lettre est lue, la minuterie fonctionne!
Vous avez 48 heures pour payer le montant susmentionné.

Une fois que l’argent est dans notre compte, vos données seront immédiatement détruites!
Si l’argent n’arrive pas, toute votre correspondance et vidéo que nous recevons seront automatiquement envoyées à tous les contacts disponibles sur votre appareil au moment de l’infection!

Malheureusement, vous devez penser à votre sécurité!
Nous espérons que cette histoire vous apprendra à garder vos secrets corrects!
Prenez soin de vous!

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Twitter blocca chi si chiama “Elon Musk” ma non è Elon Musk

Twitter blocca chi si chiama “Elon Musk” ma non è Elon Musk

Come mai sembra che Twitter ce l’abbia con Elon Musk, il boss di Tesla e SpaceX? The Verge segnala che da qualche giorno chiunque cambi il proprio screen name (l’identificativo accanto al nome del profilo) in “Elon Musk” viene bloccato automaticamente.

Una decisione drastica e curiosa, che però ha una spiegazione molto seria: si stanno infatti moltiplicando i truffatori che creano account Twitter i cui screen name sono uguali o molto simili a quelli di personaggi molto famosi. Elon Musk (@elonmusk), con i suoi circa 22 milioni di follower, è particolarmente preso di mira, e i disattenti ci vanno di mezzo.

La truffa funziona così: il vero Elon Musk pubblica un tweet. Subito dopo un truffatore gli risponde usando un account che usa lo screen name di Musk e la sua icona, come mostrato qui sotto: il primo tweet è autentico, mentre quelli nel riquadro sono scritti dall’impostore.

Il truffatore, fingendo di essere Musk, annuncia una svendita di bitcoin o criptovalute, dicendo che chi gli manda delle criptovalute le riceverà moltiplicate per dieci. Gli utenti che seguono Musk e non notano la sostituzione di persona pensano che l’offerta arrivi dal miliardario: così non si pongono domande sul motivo per cui Elon Musk dovrebbe regalare soldi e cascano nella trappola. Chi invia criptovalute agli impostori non rivedrà mai più i propri averi.

Prevengo gli increduli che dubitano che qualcuno possa abboccare all’inganno: su milioni di follower c’è sempre l’ingenuo o il vulnerabile che ci casca. Capita che ci caschino anche i giornalisti disattenti.

Questa forma di protezione verrà probabilmente estesa anche ad altri nomi celebri. Nel frattempo, fate attenzione agli impostori.

Fonte aggiuntiva: Hot for Security.