
È il 6 giugno 1971. Dalla storica rampa di lancio numero 1, che dieci anni prima aveva visto partire Yuri Gagarin, il primo uomo nella storia verso l’orbita terrestre, viene lanciata la navicella Soyuz 11 con a bordo tre cosmonauti. Sono le 7:55 ora di Mosca.
L’obiettivo di questa missione umana orbitale, la quarantesima a partire da quel 12 aprile 1961 di Gagarin, è raggiungere il laboratorio scientifico Salyut che dal 19 aprile si trova nello spazio, in orbita intorno alla Terra, entrarvi a bordo e soggiornarvi per la durata di circa un mese, stabilendo il record assoluto di permanenza umana nello spazio.
L’equipaggio della Soyuz 11 è composto dal comandante della missione Georgi Dobrovolsky, 43 anni, sposato con due figlie, pilota dell’Aeronautica militare selezionato come cosmonauta nel gennaio 1963. Vladislav Volkov, ingegnere di volo, è il più giovane dei tre (35 anni), ma è anche l’unico ad aver già volato nello spazio, a bordo della Soyuz 7 nell’ottobre 1969. Anche lui è sposato e ha un figlio. Viktor Patsayev, 37 anni, sposato con due figli, è l’ingegnere collaudatore di bordo.
Il fatto curioso è che la «troika» che compone l’equipaggio della Soyuz 11 non è quella selezionata originariamente per il volo verso la Salyut, ma è costituita dalle tre prime riserve. La “crew” inizialmente scelta era composta da Aleksei Leonov, che sarebbe stato il comandante ed è un veterano dello spazio (protagonista della prima EVA o «passeggiata spaziale» compiuta il 18 marzo 1965 al di fuori della navicella Voskhod 2), Pyotr Kolondin e Valeri Kubasov, anch’egli con alle spalle un’esperienza in orbita con la Soyuz 6 nell’ottobre del 1969.
A pochi giorni dall’inizio del volo una sospetta tubercolosi che avrebbe colpito Kubasov e probabilmente contagiato i suoi due compagni fa sì che prudenzialmente vi sia un avvicendamento tra i due equipaggi.

L’ingresso in orbita della Soyuz 11 è regolare e la televisione sovietica trasmette pochi minuti dopo la registrazione dell’avvenuto lancio con immagini riprese anche all’interno della cabina.



Il giorno successivo, il 7 giugno, a 24 ore dal distacco del pianeta Terra, dopo un lungo inseguimento la Soyuz 11 è ormai vicina al laboratorio cosmico. Dopo un primo avvicinamento in fase automatica è il comandante Georgi Dobrovolsky a guidare manualmente la navicella fino ad agganciarla con una manovra perfetta alla Salyut.
Per la cronaca, i tre uomini della Soyuz 11 non sono i primi nella riuscita manovra di aggancio al laboratorio, che si trova in orbita dal 19 aprile. Anche all’equipaggio della precedente missione, Soyuz 10, era riuscito il docking con la Salyut ma a causa di un problema nell’apertura del portello di collegamento con il laboratorio i tre cosmonauti, Shatalov, Yeliseyev e Rukavishnikov, erano stati costretti ad un rapido rientro sulla Terra. Questa volta tutto è andato bene e alle 10:45 ora di Mosca Dobrovolsky, Volkov e Patsayev sono i primi inquilini, come comunica trionfalmente Radio Mosca, «del più grande laboratorio cosmico in orbita intorno alla Terra». La loro permanenza a bordo della struttura, lunga 20 metri e pesante, compresa la Soyuz, 25 tonnellate, sembra destinata a durare diverse settimane, anche se le dichiarazioni diramate dalle agenzie di stampa occidentali da parte di scienziati sovietici sono come al solito laconiche.
In un’intervista rilasciata alla TASS e apparsa sul quotidiano di stato Pravda, il cosmonauta, scienziato e progettista della Salyut Konstantin Feoktistov descrive così l’interno del laboratorio dove da alcune ore si è trasferito, visto in diretta televisiva da milioni di spettatori in Unione Sovietica, l’equipaggio della Soyuz: “I tre cosmonauti, una volta aperto il portello della navicella, imboccano il tunnel di interconnessione, nel quale sono installati vari strumenti per ricerche di astrofisica e pannelli di controllo e, attraverso un portello, entrano nella cabina principale. All’interno di essa c’è una piccola piattaforma, davanti alla quale siedono i cosmonauti, con il viso rivolto verso il portello di entrata. Di fronte hanno pannelli di strumenti e di indicatori, ai loro lati equipaggiamenti di comando e trasmissione dello stesso tipo usato sulle Soyuz. All’interno della Salyut ci sono anche una zona di lavoro per effettuare ricerche sul plasma che avvolge il laboratorio, un oblò con vista sulla Terra e altre due zone di lavoro. Sulla destra e sulla sinistra di queste ultime si trovano i vari sistemi della stazione, le unità di condizionamento ed i filtri, e al di là di queste altre zone di lavoro ed apparati per le ricerche biomediche. Abbiamo per la prima volta una grande stazione spaziale, contenente tonnellate di apparati, compreso telescopi, spettrometri, elettro fotometri e telecamere installate fuori e dentro il laboratorio dove con continui collegamenti quotidiani i telespettatori sovietici potranno osservare la vita dei nostri cosmonauti a bordo della prima casa orbitale”.




Da qui inizia la cronologia di quella lunga permanenza: fino ad allora si era stati nello spazio fino ad un massimo di 18 giorni, con la missione Soyuz 9. Ma questa cronologia è tristemente destinata a concludersi con la terza tragedia nella storia dell’esplorazione cosmica da parte dell’uomo.
(continua)
Molto interessante, grazie!