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Antibufala: la “neve chimica” che non si scioglie e brucia

Quando pensi di averle viste tutte, nel campo delle bufale e delle paranoie legate alla teoria della cospirazione delle “scie chimiche”, spunta immancabile una storia ancora più bizzarra e per certi versi deprimente, perché rivela quanto è diffusa la mancanza di cultura scientifica e di razionalità e di conseguenza quanto è facile imbrogliare le persone creando panico sul nulla.

In seguito alle nevicate molto abbondanti che hanno colpito ultimamente varie regioni dell’Europa e degli Stati Uniti sono spuntati su Internet vari video che mostrano con allarme un fenomeno: la neve, se scaldata con un accendino, non si scioglie come dovrebbe e oltretutto mostra segni neri di bruciatura.

Chi crede alla tesi delle “scie chimiche” ha subito ragionato (se mi passate il termine) che la neve scende dal cielo e che quindi era stata contaminata dalle scie degli aeroplani. Ma la spiegazione scientifica, fornita per esempio dall’astronomo Phil Plait e segnalata da Bufale un tanto al chilo, è semplice e dimostrata in video: la neve, essendo fatta d’acqua, ha bisogno di molto calore per sciogliersi e un accendino non basta. Le poche gocce d’acqua che si formano vengono subito riassorbite dalla neve, penetrando nei suoi interstizi, e si gelano di nuovo. Applicando più calore la neve si scioglie in modo normalissimo. Le “bruciature”, invece, sono semplicemente i prodotti fuligginosi della combustione del liquido dell’accendino (tipicamente butano).

L’errore di fondo è tipico del pensiero cospirazionista: invece di chiedersi se ci sono errori di metodo nell’esperimento si salta subito alla conclusione predefinita. A proposito di errori di metodo: attenzione, fra l’altro, a non ripetere l’“esperimento” usando il ghiaccio al posto della neve: sarebbe scorretto, perché il ghiaccio non è poroso come la neve e quindi non riassorbe le gocce.

Per l’ennesima volta: il Corriere del Mattino è un sito di notizie burla [UPD 2014/02/13]

Per l’ennesima volta: il Corriere del Mattino è un sito di notizie burla [UPD 2014/02/13]

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sono giorni che mi arrivano segnalazioni e domande a proposito della notizia del ritrovamento di uno scheletro di gigante che confermerebbe che “la Bibbia aveva ragione”. La fonte è sempre la stessa: il Corriere del Mattino o Giornale del Corriere, che è un sito satirico che pubblica notizie inventate.

C’è anche scritto in fondo a ogni pagina: “Giornale del Corriere è un sito satirico, e dunque alcuni gli [sic] articoli contenuti in esso sono da ritenere tali.”

Suvvia, gente, so che son tempi grami, ma dov’è finito il vostro senso dell’umorismo? Davvero non viene il dubbio che un sito che titola “NOTIZIA SHOCK – Vietato navigare su Internet in stato di Ebrezza – approvata la legge” sia una parodia?

Aggiornamento (2014/02/13): la fonte della fotografia è un concorso di fotomontaggio indetto tempo fa da Worth1000, come spiegato qui. Grazie a Stupidocane per la segnalazione.

Le bolle di Apollo 16, le balle dei complottisti

Le bolle di Apollo 16, le balle dei complottisti

Mi sono arrivate parecchie richieste di chiarire un video, realizzato da un lunacomplottista al quale non voglio regalare pubblicità linkandolo, secondo il quale alcuni oggetti che si vedono muoversi nella ripresa di una passeggiata spaziale della missione Apollo 16 sarebbero bolle d’aria che tradirebbero il trucco (una ripresa in piscina) usato per simulare in studio l’escursione nello spazio.

Perché ovviamente alla NASA son cretini e lasciano le bolle dove non ci dovrebbero essere in una (presunta) messinscena dalla quale dipenderebbe la sorte dell’intera America.

Sorrido all’idea del complottista che ha speso ore a contare e tracciare ossessivamente, una per una, tutte le “bolle” in questione e a confezionare l’ennesimo videodelirio, il cui unico risultato è quello di mostrare che non ha niente di meglio da fare e che è totalmente, comicamente incompetente in materia astronautica (e non soltanto in quella), eppure si sente legittimato a mettere in dubbio la realtà delle missioni spaziali. Non solo quelle americane, ma anche quelle cinesi. In altre parole, sono tutti scemi e collusi, tranne lui, unico genio capace di vedere la verità che sfugge da quarant’anni agli esperti. Una personcina modesta, insomma.

Mah. Che vita grama dev’essere, quella di chi vede complotti, congiure, malizie e intrighi dietro ogni cosa. So, fra l’altro, che ha ronzato intorno ad alcune emittenti televisive italiane, sperando di vendere loro i suoi video complottisti, ma gli è andata buca. Considerata l’abbondanza di creduloni nella TV italiana, questo la dice lunga.

La spiegazione del presunto mistero delle “bolle” è molto semplice e interessante, per cui stamattina mi sono divertito a scriverla in un articoletto che ho condito con qualche chicca. Se vi interessa, è su Complotti Lunari qui.

No, un “supercomputer” non ha superato il Test di Turing

No, un “supercomputer” non ha superato il Test di Turing

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “sergio.tom*” e “dabogirl” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Impazza ovunque la notizia che un computer, anzi un “supercomputer”, come titola Il Sole 24 Ore,
avrebbe superato il mitico Test di Turing, dimostrando quindi di essere
dotato d’intelligenza. È una balla spacciata da un ricercatore, Kevin
Warwick, già noto per le sue dichiarazioni roboanti e del tutto prive di
fondamento scientifico. Il test non è stato affatto superato,
nonostante Warwick ne abbia alterato le regole a proprio favore.

Prima
di tutto, facciamo un ripassino veloce di cos’è il Test di Turing. Non
ne esiste una definizione univoca, ma il matematico Alan Turing nel 1950
scrisse un celebre articolo, Computing Machinery and Intelligence, in cui proponeva un “gioco dell’imitazione” che è stato usato come ispirazione per il test: un esaminatore conversa liberamente via chat (allora si pensava a una telescrivente) con un computer e
con un essere umano. Se non riesce a distinguere quale dei due è il
computer e quale è l’essere umano, allora si può concludere – argomentava Turing – che il
computer “pensa” o perlomeno è in grado di imitare perfettamente il
pensiero umano e quindi è intelligente quanto un essere umano. Il test ha molti limiti, dovuti anche all’età: all’epoca l’intelligenza artificiale era un campo inesplorato.

Quello che è successo invece alla Royal Society di Londra, secondo il comunicato stampa dell’Università di Reading, è che il computer (o meglio, un software denominato “Eugene Goostman”) è riuscito a convincere soltanto il 33% degli esaminatori che era un essere umano. Uno su tre. Cito: “Eugene managed to convince 33% of the human judges that it was human.” L’altro 67% non s’è fatto fregare. Questo, a casa mia, non si chiama “superare” un test.

Non solo: secondo il comunicato stampa, il test di Turing prevederebbe che “se
un computer viene scambiato per un essere umano più del 30% del tempo
durante una serie di conversazioni via tastiera di cinque minuti, allora
supera il test”
(“If a computer is mistaken for a human more than 30% of the time during a
series of five minute keyboard conversations it passes the test”
). Falso: Turing non ha mai scritto una percentuale del genere come criterio di superamento. Ha invece scritto che il test viene superato se l’esaminatore sbaglia con la stessa frequenza sia quando deve distinguere fra un uomo e una donna, sia quando deve distinguere fra un essere umano e un computer (“We now ask the question, “What will happen when a machine takes
the part of A in this game?” Will the interrogator decide wrongly
as often when the game is played like this as he does when the game is
played between a man and a woman? These questions replace our original,
“Can machines think?””
).

L’unica cosa che si avvicina a quanto asserito dal comunicato stampa è una previsione di Turing, sempre in Computing Machinery and Intelligence, che entro il 2000 sarebbe stato possibile programmare un computer in modo che “un
esaminatore medio non avrebbe avuto più del 70% di probabilità di fare
un’identificazione corretta dopo cinque minuti di domande”
(“I
believe that in about fifty years’ time it will be possible, to programme
computers […] to make them play the
imitation game so well that an average interrogator will not have more
than 70 per cent chance of making the right identification after five minutes
of questioning”
). Ma non è una descrizione del criterio di
superamento del test: è, appunto, soltanto una previsione che fra cinquant’anni
l’informatica sarà arrivata a questo livello. Tutto qui.

In
altre parole, il test annunciato sui giornali non corrisponde affatto
ai criteri originali enunciati da Turing, che non ponevano limiti di
tempo, di argomento o di competenza all’esaminatore. Invece in questo evento:
– l’interrogatorio è stato limitato a sessioni di cinque minuti (forse ripetute);
– non tutti i giudici (che erano forse trenta o cinque in tutto; c’è una confusione sorprendente anche su cose semplici come questa) erano esperti nel valutare software d’intelligenza artificiale: i nomi finora resi noti sono quelli di Robert Llewellyn (attore noto come il robot Kryten di Red Dwarf),
Aaron Sloman (professore d’informatica presso la University of Birmingham) e Lord Sharkey (che non sembra avere qualifiche nel settore dell’AI, anche se la BBC lo definisce “esperto” in questo campo);
– è stato detto ai giudici che dovevano decidere se stavano
comunicando con un computer che simulava un bambino di tredici anni oppure con un vero tredicenne; ma la scelta di un adolescente equivale a
barare, perché impedisce ai giudici di fare domande complesse di cultura
o di etica e quindi semplifica molto il compito di imitare un essere
umano;
– è stato inoltre comunicato ai giudici che “Eugene Goostman” non parlava bene l’inglese perché era ucraino: un trucco che permetteva di dare una spiegazione credibile alle sgrammaticature del software, incapace di formare frasi idiomatiche.

Infatti Time ha pubblicato una trascrizione di un dialogo con il software che avrebbe “superato” il Test di Turing: basta leggerla per notare
che il programma non fa altro che produrre frasi preconfezionate,
sviando le domande dell’intervistatore. Quando il software non trova
nulla di utile nella domanda, risponde “Preferisco non parlare di questo”. Così son capaci tutti: questa non è intelligenza, è pura elaborazione meccanica. In pratica “Eugene Goostman” è un chatbot e nulla di più. Ne potete provare una versione qui (se il sito non è sovraccarico).

Il Guardian ha pubblicato una foto di uno spezzone di conversazione con “Eugene”: valutatene voi la credibilità. Notate che in due occasioni il software si limita a prendere la frase dell’interlocutore e ripresentarla sotto forma di domanda e per due volte risponde cambiando argomento.

ESAMINATORE: Hello


EUGENE: Hello, how are you?


ESAM: I am fine, you?


EUG: I am pleased you are fine.


ESAM: and you?


EUG: I do not want to answer that right now.


ESAM: Why not?


EUG: Lets talk about something else.


ESAM:  Ok what?


EUG: What is on your mind?


ESAM: I am wondering if you are a robot.


EUG: Would if be a problem if I was a robot?

ESAM: Not really.

La contraddizione tra le affermazioni del comunicato stampa e la realtà dei fatti è resa particolarmente palese da questo articolo della BBC, nel quale gli organizzatori sottolineano che “le conversazioni non avevano restrizioni” (“crucially, the conversations were unrestricted”) e subito dopo dichiarano che simulare un tredicenne ucraino limitava astutamente la conversazione (“It was very clever ruse to pretend to be a 13-year-old Ukranian boy, which would constrain the conversation”). Decidetevi.

Non è finita: anche l’affermazione che “nessun computer è mai riuscito a ottenere questo risultato finora” (“No computer has ever achieved this, until now”) è falsa. Già tre anni fa il chatbot Cleverbot aveva convinto il 59% degli esaminatori che era un essere umano. Ben più del 33% di “Eugene”.

Il professor Warwick, inoltre, è già in sé una garanzia di bufala. Anni fa aveva annunciato di essere il primo cyborg
perché s’era impiantato un chip in un braccio (se così fosse, tutti i
cani e gatti con microchip sottocutaneo d’identificazione sarebbero dei cyborg). Poi aveva fatto la sparata
di annunciare il primo essere umano infettato da un virus informatico:
in realtà aveva semplicemente preso un chip contenente un virus
informatico e l’aveva inserito nel braccio di un collega. Ne ha dette talmente tante che The Register ha una compilation delle stupidaggini sensazionaliste annunciate da Warwick.

Una
cialtronata in piena regola, insomma, che è indegna della Royal Society e cavalca il sessantesimo
anniversario della morte di Turing, causando soltanto confusione
nell’opinione pubblica. Non c’è nessuna intelligenza artificiale in
arrivo: continueremo a essere circondati dalla stupidità naturale e
dall’ingenuità dei giornalisti che scrivono di cose che non
sanno e pubblicano qualunque cosa senza verificarla. E questo “test” dimostra semmai che se basta così poco per
imitare un tredicenne, allora i tredicenni non sono esseri pensanti. Ho
qualche dubbio in proposito anche su molti giornalisti.

Fonti aggiuntive: Techdirt, Ars Technica.

Presunte prove di Putin sull’11/9, Affaritaliani copia un articolo-fuffa. A sua volta copiato

Presunte prove di Putin sull’11/9, Affaritaliani copia un articolo-fuffa. A sua volta copiato

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “motogio”.

Stamattina Affaritaliani.it ha pubblicato un articolo intitolato “11 settembre opera degli Usa”. Putin: ho le prove. Le mostrerò. Subito s’è scatenato l’interesse per la notizia sensazionale, ma tranquilli: è solo fuffa. Di fatti, in quell’articolo, non ce n’è manco uno.

Dal titolo sembrerebbe che Putin abbia fatto delle dichiarazioni precise, ma leggendo il testo risulta subito che si tratta soltanto di una “indiscrezione” che circola sui “media russi” (non viene detto quali) e che alcuni “analisti” (non viene detto chi) hanno “ipotizzato” (quindi non hanno niente di concreto in mano) che Putin “si sarebbe” (condizionale parachiappe) “organizzato per rilasciare le prove a sua disposizione (ad esempio immagini satellitari) che riveleranno che gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 sono un lavoro interno”.

Il contenuto informativo dell’articolo è zero e le sue fonti sono inesistenti. Se avesse citato la portinaia di casa, l’articolista (faccio fatica a chiamarlo giornalista) ci avrebbe rimediato una figura meno ridicola. A cosa serve un articolo del genere? È un classico clickbait: un articolo dal titolo clamoroso che attira tanti clic, che servono a vendere pubblicità. Roba tipo questa (se avete disattivato Adblock):

“Ehi, stiamo parlando di un attentato con 3000 morti. Mettiamoci un po’ di tette, faremo un figurone.”

Fra l’altro, l’articolo (per usare un’accezione molto generosa del termine) non è firmato. Ma basta usare con un attimo d’attenzione Google per scoprire una coincidenza straordinaria. Guardate questi paragrafi, presi da Affaritaliani:

Ora confrontateli con questi: notate qualche somiglianza?

La seconda versione è tratta da ECplanet.com, sito che pubblica qualunque tesi strampalata sugli UFO, la fine del mondo, i cerchi nel grano e le presenze aliene nelle mutande di Belen, ed è firmata da Edoardo Capuano. Visto che l’articolo su ECplanet risale al 3 giugno, si direbbe proprio che Affaritaliani ha copiato da lì, e anche con un bel ritardo.

Ma anche ECplanet non è la fonte originale, perché a sua volta ha preso le informazioni altrove, avendo perlomeno il buon gusto di citarne la provenienza: ha tradotto un articolo del sito Tellmenow.com, che a sua volta ricopia un articolo del 20 maggio scorso su MrConservative. Anche quello, ovviamente, del tutto privo di fonti. Sono solo chiacchiere in libertà e congetture, fatte anche in questo caso per ospitare un bel po’ di spot.

Molto rumore per nulla, insomma. No, non per nulla: per fare soldi con le pubblicità, spacciando aria fritta per giornalismo. Se poi in questo modo si butta via la credibilità, pazienza. Tanto la gente clicca sempre su catastrofi, complotti e culi al vento.

Per fortuna c’è Adblock. Usatelo e bloccate le loro pubblicità, lasciando invece attive quelle dei siti che volete sostenere. Toccateli dove hanno ancora un po’ di umana sensibilità: nel portafogli.

Prende il sole nuda col sedere fuori dalla finestra, causa tamponamento: ci cascano Mattino, HuffPost, Leggo, Giornale e altri

Prende il sole nuda col sedere fuori dalla finestra, causa tamponamento: ci cascano Mattino, HuffPost, Leggo, Giornale e altri

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “surp1*”.

Caso mai servisse un promemoria di come lavorano le redazioni di certi giornali, compresi nomi che dovrebbero in teoria tenerci all’etica, alla deontologia e alla reputazione, guardate cosa mi segnala un lettore, @rsstn.

Il Mattino pubblica questa notizia nella sezione Primo piano / Cronaca: “Prende il sole tutta nuda fuori dalla finestra: la ragazza provoca un tamponamento”. Secondo l’articolo, nel centro di Vienna una ragazza s’è messa a prendere il sole nuda, con le gambe fuori dalla finestra. Addirittura due ragazzi si sono tamponati in auto a causa dello “spettacolo” [sic]. C’è anche il testimone, Michael Kineast. E soprattutto c’è la foto dello “spettacolo” in questione.

Leggo pubblica la stessa notizia nella sezione News / Esteri, praticamente parola per parola, con lo stesso titolo:

La fonte, citata dal Mattino e da Leggo, è la testata britannica Metro:

La “notizia” viene pubblicata anche dal Giornale (a firma di Luisa De Montis) e da Libero Quotidiano, dall’Huffington Post britannico, e da quello USA, che ripetono la stessa foto e gli stessi dettagli e aggiungono il nome dell’autore della foto, lo studente Gregory Shakaki, citando però come fonte la “Central European News”:

L’immagine fa il giro del mondo in poche ore: The Real Singapore, il Mirror, El Mundo. La notiziola, del tutto frivola, scivolerebbe via per essere dimenticata domani, ma c’è un problema: la stessa foto è su Instagram da venticinque mesi ed è su Reddit da un paio d’anni, secondo i commentatori di Fark. Tineye ne trova una versione più ampia su un sito polacco già il 22 maggio 2012. Un’altra, ancora più ampia, è qui.

Indovinate qual è la testata che l’ha pubblicata per prima? Il solito Daily Mail (ieri, a firma di Jill Reilly), dal quale troppi sedicenti giornalisti insistono a copiare invece di lavorare.

Tanto che importa? È solo una notizia divertente. Certo, ma è una bugia. Se un giornale mente su queste cose, se pubblica senza controllare nulla, ci si può fidare delle sue notizie serie?

È proprio il caso di dire che in certe redazioni si lavora proprio col culo.

Amazon, consegna merci con droni: trovata pubblicitaria o intento reale?

Amazon, consegna merci con droni: trovata pubblicitaria o intento reale?

A dicembre scorso ha suscitato scalpore la notizia che Amazon aveva intenzione di avviare la consegna dei propri libri e altri prodotti utilizzando dei droni che avrebbero volato automaticamente fino a casa del cliente. La consegna robotica avrebbe ridotto i costi e reso ancora più celere il servizio, recapitando addirittura entro mezz’ora dall’ordine online.

L’annuncio, tuttavia, è in conflitto con le norme che regolano l’aviazione negli Stati Uniti. La FAA (Federal Aviation Administration), l’ente preposto a gestire tutto il traffico aereo statunitense, ha da poco pubblicato un documento nel quale specifica “la consegna di pacchetti alle persone in cambio di un compenso” fra gli esempi di attività non consentite dalla regolamentazione dei droni, il cui uso commerciale è vietato.

Amazon si è affrettata ad argomentare che il documento della FAA si limita a dire che l’uso commerciale di droni non è equiparabile a quello per hobby o ricreativo (cosa ovvia ma che andava puntualizzata formalmente). La FAA, da parte sua, ha ribadito che comunque ogni attività aerea commerciale richiede un’autorizzazione specifica e che al momento l’autorizzazione viene data soltanto a velivoli certificati e comandati da un pilota con brevetto; quindi niente aerei automatici. Finora soltanto due attività commerciali basate su droni hanno ricevuto quest’autorizzazione ed entrambe sono nell’Artico.

Sia come sia, l’annuncio di Amazon resta per ora principalmente una trovata geniale per far parlare dell’azienda: chi si aspettava di assistere presto allo spettacolo discutibile di recapiti aerei ronzanti dovrà attendere a lungo e forse per sempre. Regolamenti a parte, far volare e atterrare autonomamente un drone incustodito in aree densamente abitate non sembra un’idea molto pratica.

Fonti: Ars Technica, Bizjournals.

Antibufala: criminali identificabili dal riflesso negli occhi delle vittime fotografate

Antibufala: criminali identificabili dal riflesso negli occhi delle vittime fotografate

Ha avuto notevole risonanza in molte testate giornalistiche (Business Insider; The Telegraph; Daily Mail; BBC) e in generale in Rete la notizia di una ricerca scientifica condotta nel Regno Unito che, stando a come è stata descritta, permetterebbe di usare le “immagini riflesse negli occhi delle vittime fotografate” per “risalire ai volti e quindi alle identità dei pedofili, stupratori e degli autori di tutti quei crimini in cui la vittima viene fotografata dal suo assalitore” (Repubblica).

Si tratterebbe insomma di una tecnica che trasformerebbe in realtà quelle scene di telefilm come CSI nelle quali la scena del crimine viene ricostruita usando la sua immagine riflessa nell’occhio di un passante ripreso dalla telecamera di sorveglianza.

In realtà, se si va a leggere la ricerca originale (Identifiable Images of Bystanders Extracted from Corneal Reflections, di Rob Jenkins e Christie Kerr, rispettivamente delle Università di York e di Glasgow) invece dei suoi sunti giornalistici, si scopre che questa tecnica funziona soltanto in condizioni talmente particolari da essere attualmente poco realistiche.

Tanto per cominciare, non funziona nelle foto che si trovano in giro su Internet: occorre infatti che il soggetto venga fotografato con una fotocamera ad altissima risoluzione. I ricercatori hanno usato una costosissima Hasselblad da 39 megapixel, che non è esattamente il tipo di fotocamera abitualmente utilizzato in queste terribili circostanze criminose.

Anche usando apparecchiature di questo livello, la foto deve essere scattata in condizioni d’illuminazione perfette e a non più di un metro dal volto del soggetto: altra circostanza poco credibile.

Come se non bastasse, anche accettando queste limitazioni (e supponendo che in futuro i megapixel delle fotocamere dei telefonini continuino ad aumentare), il risultato è un’immagine del volto sgranatissima (meno di 60 x 60 pixel), che consente soltanto di avere una probabilità maggiore del caso, ma non la certezza, di identificare la persona riflessa, e tutto questo soltanto se chi effettua il riconoscimento conosce chi è ritratto nell’immagine sgranata.

La foto qui sopra è un esempio pratico: scattata a meno di 30 centimetri dall’occhio del vostro Disinformatico con un Nokia Lumia 1020, telefonino dotato di fotocamera da 41 megapixel, mostra cosa si vede realmente in questi casi. Riuscite a identificare il volto della persona che c’era davanti a me? La risposta è qui.

In sintesi, al momento non c’è da pensare che nelle foto caricate su Instagram o nei forum più sordidi della Rete si possano identificare le persone riflesse negli occhi del soggetto fotografato. Le scene di CSI continuano a essere pura fantasia ingannevole.

Tranquilli, Snowden non ha rivelato che siamo comandati dagli alieni

Tranquilli, Snowden non ha rivelato che siamo comandati dagli alieni

Secondo quanto riferito dall’agenzia semi-ufficiale iraniana FARS, l’ex collaboratore dell’NSA Edward Snowden, noto per le sue rivelazioni sui sistemi pervasivi di sorveglianza e intercettazione adottati dagli Stati Uniti, avrebbe “rivelato documenti che forniscono prove incontrovertibili che la politica interna ed estera degli Stati Uniti è guidata da un piano d’intelligence alieno/extraterrestre… almeno dal 1945”.

Questi extraterrestri, denominati “bianchi alti” (“Tall Whites”), avrebbero aiutato anche il regime nazista a costruire un numero stupefacente di sommergibili e poi avrebbero incontrato nel 1954 il presidente degli Stati Uniti Eisenhower
per definire il “regime segreto” che attualmente governa l’America.
Questa rivelazione sensazionale sarebbe contenuta in un rapporto dei servizi di sicurezza federali russi (FSB) e sarebbe stata confermata dall’ex ministro della difesa canadese Paul Hellyer. Ma in realtà tutta la storia è stata presa di peso da un sito dedicato alle cospirazioni d’ogni sorta, Whatdoesitmean.com, che non ha alcuna documentazione a supporto delle proprie affermazioni e naturalmente non ha una copia di questo fantomatico rapporto russo. Hellyer, fra l’altro, è noto in ufologia per le sue dichiarazioni eccentriche, regolarmente prive di qualunque riscontro oggettivo.

Non è chiaro se l’agenzia iraniana ha pubblicato la notizia con intenti ironici o umoristici o se l’ha invece presa sul serio: fatto sta che dopo la diffusione iniziale l’agenzia ha modificato estesamente l’articolo per chiarire che “ogni responsabilità per la veridicità, l’autenticità di questo rapporto spetta alla sua fonte originale, Whatdoesitmean.com”. Che è un modo forbito di dire che l’agenzia ritiene opportuno pubblicare qualunque stupidaggine senza verificarla. La notizia degli alieni che comandano il mondo è insomma un po’ una FARS.

Allarme su Facebook: bambini usati come esche per stupri

Su Facebook gira questo annuncio:

“Qst msg è per le ragazze che vanno fuori casa, ufficio o scuola, da sole. Se trovate un bambino che piange sulla strada che vi mostra il suo indirizzo e chiede di essere accompagnato a quell’indirizzo, prendete il bambino e portatelo alla stazione di polizia e non a quell’indirizzo. Questo è un nuovo modo che hanno le gang per stuprare le ragazze. Copiate e incollate per la massima diffusione!!!”

Secondo quanto riportato da Urbanlegends.about.com, si tratta di un falso allarme che risale almeno al 2005 ed è diffuso in vari paesi (Singapore, Sud Africa, Stati Uniti, Malesia) in numerose varianti che attribuiscono l’allarme alle forze di polizia locali (che hanno ripetutamente smentito) o alle emittenti televisive CNN o Fox News.

In alcuni casi l’allarme è condito da vari dettagli fatti apposta per impressionare e indurre gli internauti a inoltrare il messaggio: per esempio, il campanello della casa corrispondente all’indirizzo è elettrificato e stordisce le vittime. Ma resta una bufala.