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Sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia

Tranquilli: neanche stavolta la fine del mondo è in arrivo. Mi sto rassegnando al fatto che da qui alla fine di dicembre 2012 ci sarà un fiume di articoli catastrofisti costruiti sul nulla. Stavolta, però, c’è una differenza interessante. Ho l’impressione che abbiano toppato anche gli esperti citati dai giornali.

Mi riferisco alla storia della notte artica che in Groenlandia s’è conclusa con due giorni d’anticipo, mandando a catafascio (almeno in apparenza) le previsioni degli astronomi e spingendo i soliti menagramo a dire che si tratta di una conferma dello spostamento dell’asse terrestre, esattamente come previsto dai seguaci delle (finte) profezie Maya. Ho fatto un’indagine per Wired (ripubblicata qui) ed è venuta fuori una storia molto interessante che arriva fino alla fine del Cinquecento. A volte anche le baggianate cataclismiche possono essere uno spunto per scoprire un fenomeno intrigante e reale.

Antibufala: il video di Teresa Fidalgo, fantasma che causa incidenti

Al Disinformatico è arrivata da Aurora una segnalazione decisamente inquietante: una catena di Sant’Antonio che gira via SMS e social network e cita un nome: Teresa Fidago, Figaldo o Fidalgo.

La catena contiene un annuncio di questo genere: “Ciao, sono Teresa Fidalgo, oggi sono 26 anni che sono morta, se non mandi questo messaggio a 20 persone dormirò accanto a te stanotte PER SEMPRE se non ci credi cerca su Google il mio nome e vedrai.”

Cercando questo nome su Internet si trova in effetti un video di un gruppo di ragazzi e ragazze che stanno viaggiando in auto, di notte, e si riprendono mentre chiacchierano del più e del meno.

A un certo punto vedono una ragazza sul ciglio della strada e si fermano per chiederle se ha bisogno un passaggio. La ragazza accetta, sale a bordo e il gruppo riparte. Dopo qualche minuto di conversazione, la ragazza indica un punto della strada e dice che è lì che è morta due anni prima. Poi si volta di scatto verso la telecamera gridando e mostrando il suo vero volto, spaventando tutti: l’auto ha un incidente che la fa cappottare, mentre la telecamera continua a riprendere.

Secondo alcune versioni della storia che accompagna il video, all’incidente sopravvisse solo David, il ragazzo che tiene la videocamera nel video. La ragazza sparì nel nulla e non fu ritrovata; inoltre la polizia confermò che in quel luogo (a Sintra, in Portogallo) due anni prima vi era stato davvero un incidente d’auto nel quale era perita una ragazza di nome Teresa Fidalgo.

Vi siete spaventati? Tranquilli: non è vero niente. Il video è in realtà una messinscena realizzata alcuni anni fa in stile Blair Witch Project, girata da un aspirante regista, David Rebordão, per farsi conoscere, diffondendolo inizialmente come se fosse autentico e poi rivelando l’inganno presso il suo sito Acurva.net.

Fonti: Focus.de, Strange World of Mystery, Socyberty, Snopes.com.

Torna l’appello per Rachel, con foto-shock

Torna l’appello per Rachel, con foto-shock

2014/06/07: Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it qui ma ora non è più disponibile presso il sito originale, per cui lo ripubblico qui, forzandogli la data di pubblicazione originale (2010/10/14).

L’appello di una madre per la figlia malata di cancro, curabile con una raccolta di fondi alla quale si può aderire semplicemente inoltrando il messaggio perché per ogni inoltro la madre riceverà 32 centesimi, è un classico delle catene di Sant’Antonio fasulle di Internet. Circola almeno da dieci anni e man mano si evolve, ma è comunque una

La versione attualmente in circolazione in italiano, corredata dalla garanzia apparente di vari dipendenti di enti pubblici (per esempio l’Agenzia del Territorio sarda, quella romana, l’Agenzia delle Entrate di Ragusa e quella di Varese), è questa:

“Per favore, passa questo messaggio e prenderai parte ad un grande miracolo. Salve, sono una madre di famiglia, ho 29 anni. Dio mi  ha benedetto con una bambina. Mia figlia si chiama Rachel e ha 10 mesi. A pochi giorni dalla nascita, i medici le diagnosticarono un cancro al cervello. C’è solo un modo per mantenerla in vita: operarla. Purtroppo mio marito ed io non abbiamo i soldi sufficuenti per farlo e per questo ti chiediamo di aiutarci. Inoltrando questa mail a tutte le persone che puoi. Per ogni persona che aprirà questa mail e che la passerà almeno ad altre tre, riceveremo 32 cent. di dollaro. Per favore, aiutaci. Di cuore…”.

Questa versione esiste anche in spagnolo:

“Si eliminas éste mensaje, honestamente no tienes  corazón …  Hola, soy madre de familia, tengo 29 años de edad. Dios me bendijo con una niña. Mi hija se llama Rachel y ella tiene 10 meses de edad. A los pocos días de nacida, los  médicos le doagnosticaron cáncer en su cerebro. Sólo hay una manera de mantenerla con vida …  Operararla….. Infelizmente, mi esposo y yo no tenemos el dinero suficiente para ello y por eso solicitamos que nos  ayuden…. Pasando este email a todas las personas que puedan…. Cada persona que abre este correo electrónico y  pasan al menos a tres personas, recibiremos 32 centavos de dólar ..  Por favor, ayúdenos. Sinceramente….

C’è anche una versione francese in cui la bambina si chiama Vanessa (e bisognerebbe chiedersi chi si prende la briga di cambiare i nomi in queste catene e perché lo fa):

“Si vous éliminez ce message vous n’avez pas de coeur. C’est une mère de 29 ans qui a une fillette de 10 mois atteinte d’un cancer cérébral. Elle n’a pas d’argent pour faire opérer sa fille.  Chaque personne devra envoyer ce mail au moins à  trois personnes et la famille recevra 32 centimes de dollars par mail envoyé. La famille prie qu’on l’aide”.

Tutte queste versioni sono accomunate dall’inclusione di una serie di fotografie piuttosto scioccanti di una neonata coperta da croste e gravi arrossamenti in varie parti del corpo. Le immagini in realtà non c’entrano nulla con il “cancro al cervello” citato nell’appello: questa malattia non produce gli effetti visibili nelle foto, che circolavano già a marzo 2010 con un’altra variante dell’appello insieme a un referto medico in portoghese. Questo referto, però, si è perso nel corso del passaparola: parlava di patologia acantolitica e indicava che il nome della neonata era in realtà Manuela, nata il 21 maggio 2009.

Nelle fotografie si può notare che il cuscino sul quale giace la neonata reca la scritta “Hospital Vila da Serra – Instituto Materno-Infantil”, che corrisponde a questo ospedale brasiliano. Stando al blog Patrulha do Agreste, la bambina ritratta nelle fotografie sarebbe morta poco dopo presso l’ospedale.

Diffondere quest’appello, insomma, è semplicemente inutile e non fa che sottolineare la leggerezza con la quale troppi utenti, dal luogo di lavoro, inoltrano qualunque cosa li commuova senza chiedersi se sia plausibile e diffondendo impietosamente immagini di una bambina che con tutta probabilità non c’è più. Un “Inoltra a tutti” in meno e un pensiero in più per i genitori di Manuela non guasterebbero.

I link aggiornati alle mie indagini antibufala per Wired.it

Perdindirindina. Mi state segnalando che i link originali agli articoli antibufala che ho scritto per Wired.it nel 2010 e 2011 hanno quasi tutti smesso di funzionare, per cui pubblico qui i link alle loro copie presso Archive.org o su questo stesso blog. Spero che questo vi aiuti a ritrovarli; di più, per ora, non posso fare.

La “poltiglia rosa” dei fast food non è pollo: è bufala (2010/10/06)

La NASA colta a ritoccare le foto delle sonde spaziali, cosa nasconderà mai? (2010/10/12)

Bufale, allarme per il latte scaduto riciclato (2010/10/14)

Additivi tossici “garantiti” dal Centro Anti-Tumori di Aviano e deodoranti cancerogeni: a volte ritornano (2010/10/21)

Allarme in Rete, l’INPS dice che i precari saranno senza pensione (2010/10/26)

Il limone “mutante” di Terzigno (2010/11/05)

Hamburger, l’ultimo immortale (2010/11/09)

Missile misterioso in California (2010/11/09)

Torna l’appello per Rachel, con foto-shock (2010/10/14)

Allarme conservanti: i cadaveri non si decompongono più (2010/12/11)

Squalo elefante nel porto di Liverpool (2010/12/20)

Batteri “alieni”, quando la bufala è targata NASA (2010/12/24)

Vermi nel cervello causati dal sushi? (2010/12/30)

Panico: lo spostamento del Polo magnetico causa morie di uccelli e tilt degli aeroporti! (2011/01/13)

Il sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia: s’è spostato l’asse terrestre? (2011/01/19)

L’UFO di Gerusalemme (2011/02/01)

Il masso fluttuante di Al-Hassa (2011/02/09)

Lotteria delle Green Card per vivere negli USA: occhio ai furbi (2011/02/17)

Allarme: erbe medicinali vietate nell’UE dal primo aprile (2011/03/09)

Quel profetico sonetto del Belli (2011/03/21)

Foto osé di Liz Taylor, bufala nella bufala (2011/04/05)

Schermi di Times Square hackerati con l’iPhone? (2011/04/26)

11 settembre: le teorie cospiratorie continuano (2011/09/11, ancora disponibile parzialmente su Wired.it)

Airpod, 13 anni di promesse mancate: l’auto ad aria è una bufala fino a prova contraria

Airpod, 13 anni di promesse mancate: l’auto ad aria è una bufala fino a prova contraria

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sono ormai passati tredici anni (sì, tredici) da quando fu annunciata da Guy Negre l’auto ad aria che avrebbe rivoluzionato i trasporti. In questi tredici anni, per quel che mi risulta, nessuno l’ha mai vista funzionare come promesso. Abbiano pazienza gli imprenditori sardi che ora ne annunciano (di nuovo) l’imminente produzione, ma a questo punto la loro auto ad aria puzza proprio di bufala.

La Rai ha pubblicato oggi un articolo secondo il quale l’Airpod “sarà prodotta e distribuita a Bolotana (Nu) da Airmobility, una società di imprenditori sardi”. Ha scritto che “Tata Motors è in fase di predisposizione dei suoi modelli su tecnologia Mdi per il mercato indiano” e “la Sardegna si è candidata per la prima produzione europea del veicolo, prevista per il tardo autunno del 2014.”

Secondo l’articolo ci saranno “due versioni: motore 7 KW (guida con patente B) 80 km/h con autonomia di circa 120 km (circuito urbano); motore 4 KW (guida con patente A, motocicli) 45 km/h e stessa autonomia, entrambi dotate di un bagagliaio da 500 litri con incluso uno scomparto refrigerato da trenta litri.” L’Airpod “entrerà sul mercato con un modello base dal costo di 7.500 euro e sarà destinata al trasporto passeggeri… un pieno da 4 euro permette di percorrere 100 km alla velocità massima di 80 km/h… il rifornimento di aria compressa può avvenire tramite stazioni abilitate (2,5 minuti per un pieno) o presa di corrente domestica da almeno 10kw (3,5 ore per un pieno)”.

Sì, avete letto bene: per fare il pieno serve una presa di corrente da almeno 10 kW. Sa un tantinello di presa in giro, visto che in Italia il contratto domestico tipico è da 3 kW.

Non so voi, ma io dopo tredici anni senza mai vedere un veicolo funzionante come promesso (almeno 100 km con un pieno) mi sento legittimato a dire che l’Airpod è una bufala fino a prova contraria. Spetta ad Airmobility dimostrare che non lo è.

Se volete leggere tutta la storia di questa vicenda grottesca, leggete il mio articolo di approfondimento.

Whatsapp a pagamento: la bufala non è diventata realtà

C’è chi, come La Stampa, titola “Whatsapp a pagamento, la bufala diventa realtà” e chi, come tanti internauti, annuncia che Whatsapp diventa a pagamento. Ma la bufala non è diventata realtà (è tuttora una bufala) e Whatsapp non è “diventato” a pagamento: lo è sempre stato.

Ai primi di gennaio 2012 circolava un appello-bufala secondo la quale Whatsapp stava per diventare a pagamento per chi non era utilizzatore frequente: per evitare il pagamento bisognava inviare l’appello ad almeno dieci contatti. Ma era appunto una bufala (ne avevo scritto in questo articolo) e lo aveva dichiarato esplicitamente anche Whatsapp.

Inoltre Whatsapp è già a pagamento da un pezzo. La versione iOS/iPhone costa 99 centesimi di dollaro (screenshot). La versione Android costa 99 cent l’anno dopo il primo anno, che è gratuito: c’è scritto chiaramente nella pagina di download presso Whatsapp.com (perlomeno se sapete leggere l’inglese; screenshot). Ed è così almeno da un anno. La pagina dell’app su Google Play, invece, la indica come gratuita (schermata qui accanto), e questo può aver alimentato la confusione.

Trovo comunque piuttosto ridicola la spilorceria di chi protesta e insorge contro la richiesta di pagare ben 79 eurocentesimi l’anno per usare un’app che fa risparmiare moltissimo sulle telecomunicazioni. Settantanove centesimi. Accidenti, che salasso.

Se proprio ci si vuole indignare per Whatsapp, sarebbe semmai il caso di farlo in merito al fatto che nelle versioni Blackberry, Android, Windows e Nokia questa app obbliga l’utente a mandare a Whatsapp.com tutta la propria rubrica degli indirizzi (per la versione iPhone è facoltativo). In altre parole, se avete affidato il vostro numero di telefono o altri dati personali a un amico che usa Whatsapp, quell’amico li ha passati a Whatsapp.com. Ma se è il tipo di persona che “scopre” solo ora che Whatsapp si paga, difficilmente sarà il tipo che capisce il concetto di rispettare la privacy altrui e non mandare in giro i dati personali degli amici.

Whatsapp non “diventa” a pagamento: lo è già. Inutile mandare a 10 amici

Whatsapp non “diventa” a pagamento: lo è già. Inutile mandare a 10 amici

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “luigiri*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

“Whatsapp sta per diventare a pagamento a meno che tu non sia un utilizzatore frequente. Se hai almeno 10 contatti invia questo sms e il logo diventerà rosso per indicare che sei un frequente utilizzatore.” Questo è un esempio del testo che circola, principalmente come SMS e come messaggio su Facebook, a proposito dell’applicazione di messaggistica per telefonini Whatsapp.

È una bufala. Lo segnala Hoax-Slayer.com, che cita il testo della versione inglese dell’appello fasullo: “WhatsApp is going to cost us money soon. The only way that it will stay free is if you are a frequent user i.e. you have at least 10 people you are chatting with. To become a frequent user send this message to 10 people who receive it (2 ticks) and your WhatsApp logo should turn Red to indicate a frequent user”.

Lo segnala anche il sito del produttore senza troppi giri di parole: “È una bufala. Davvero”. È semplicemente una variante di bufale analoghe che circolano a proposito di MSN Messenger e altri servizi. A seconda del sistema operativo, l’applicazione in sé può essere a pagamento (99 cent sull’App Store di Apple, per esempio) oppure gratuita ma con pagamento di un canone dopo il primo anno d’uso (1,99 dollari/anno sull’Android Market, per esempio). Mandare il messaggio-bufala a dieci amici e diventare utenti assidui non cambia questi costi. Non ci voleva molto per scoprirlo, ma come al solito per molti è più comoda la strada pigra dell’inoltrare a tutti senza controllare.

La "poltiglia rosa" dei fast food non è pollo: è bufala

La “poltiglia rosa” dei fast food non è pollo: è bufala

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Per il mio debutto su Wired.it mi sono occupato del caso di questa fotografia, che un po’ ovunque in Rete viene presentata dicendo che si tratta di una pappetta usata per produrre i bocconcini di pollo dei fast food partendo da polli interi, comprese ossa, occhi e interiora.

Se vi interessano i dettagli, li trovate nell’articolo; se volete cimentarvi in una caccia alla bufala online, cercate di scoprire cosa mostra in realtà questa fotografia. Buon divertimento.

Aggiornamento 1: questa foto di “pollo separato meccanicamente” mostra una scatola analoga a quella presentata qui sopra e una pasta rosa abbastanza simile. La didascalia dice che la scatola è cerata internamente.

Aggiornamento 2 (2010/10/12): questa immagine, tratta da questa pagina cinese, corrisponde esattamente a quella che gira in Rete (grazie a il dissidente per la segnalazione nei commenti). La traduzione automatica parla di “fanghiglia di pollo”, ma mi fido poco. Qualcuno sa il cinese e può fare di meglio?

Aggiornamento 3 (2012/01/26): UrbanLegends ha pubblicato un articolo con altre informazioni sulla vicenda.

Aggiornamento 4 (2012/02/07): Secondo Time, McDonald’s negli USA ha dichiarato di aver cessato l’uso della carne di manzo trattata con ammoniaca (una variante di questa poltiglia) in questo modo all’inizio del 2011. Tuttavia il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense intende acquistarne circa 3500 tonnellate per le mense scolastiche perché il prodotto è “generalmente ritenuto sicuro”. Questo la dice lunga sugli standard alimentari ritenuti accettabili negli Stati Uniti.

Aggiornamento 5 (2014/06/07): L’articolo che avevo scritto per Wired non è più online, ma c’è la sua copia su Archive.org. Ho aggiornato di conseguenza il link del mio debutto sulla rivista.

Aggiornamento 6 (2014/10/08): Ripubblico qui sotto l’articolo, prima che sparisca anche la copia su Archive.org.

“Questa è la roba con cui sono fatti i bocconcini di pollo”, proclama una miriade di siti Web italiani nel presentare una fotografia di una inquietante pasta rosa che sgorga da un tubo industriale, estrusa come un granuloso dentifricio per giganti. Il passaparola si scatena su Facebook e nei forum: “Una separatrice automatica di pollo trasforma i pennuti in questa pappa che sembra più un pasto di Matrix che del pollo […] quella pappa verrà scansionata alla ricerca di batteri pericolosi per la nostra salute, lavato con l’ammoniaca (avete capito bene), imbevuta in essa, in realtà. Poi, tanto per dargli il sapore che piace a voi, sarà  insaporito artificialmente con appositi aromi. Alla fine, visto che stranamente è di colore rosa, sarà  tinto con colori artificiali per avere il colore che più vi piace”.

La probabile fonte originale dell’allarme è un post in inglese su Tumblr che parla di “carne separata meccanicamente” e che è stato recentemente ripreso e amplificato da Gizmodo eHuffington Post, dicendo cose anche peggiori: la poltiglia rosa sarebbe ottenuta tritando un pollo intero, comprese ossa, occhi e interiora.

Le numerose varianti della segnalazione, propagate anche via mail, tirano in ballo le principali catene di fast food, ma McDonald’s Italia ha dichiarato a Giornalettismo.com che i suoi McNuggets sono “fatti da 100% petto di pollo”: quindi niente ossa, occhi o interiora, ma al massimo il 5% di pelle, “esattamente come il pollo che si acquista in rosticceria”.

Si potrebbe obiettare che McDonald’s è parte interessata, ma sulla vicenda è sceso in campo anche l’autorevole sito antibufala Snopes.com, che conferma che nella produzione della carne separata meccanicamente (un prodotto reale, ottenuto asportando con sistemi ad alta pressione i residui di carne che restano attaccati alle ossa dopo la prima pulitura) non si introducono carcasse intere e aggiunge che non si usa alcun lavaggio con ammoniaca. Il procedimento è descritto presso il Food Safety and Inspection Service del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, notando che si usa dagli anni Sessanta e che va indicata come tale sull’etichetta del prodotto. Va detto, però, che negli Stati Uniti l’ammoniaca viene iniettata nella carne di manzo separata meccanicamente, non in quella di pollo, per evitare contaminazioni e proliferazioni batteriche nocive per i consumatori: non viene usata per “lavare” la carne o per imbeverla, come dice invece l’appello.

In altre parole, l’allarme che circola in Rete è del tutto ingiustificato, e più che rivelare segreti sulla produzione degli alimenti mette in evidenza i pregiudizi e le paure inconsce di chi la propaga. La bufala ha successo perché fa leva sui luoghi comuni: le multinazionali sistematicamente senza scrupoli, i complotti per avvelenarci, la diffidenza verso i cibi ritenuti innaturali, le paure legate alla salute e all’alimentazione.

La foto, invece, è ancora un mistero. Circolava in Rete ben prima del recente post su Tumblr che ha scatenato l’allarme: secondo Tineye.com è in giro almeno da gennaio 2009, quando la pubblicò il blog Xxxicana. E c’è qualcosa di sospetto: la pasta rosa viene versata dentro una scatola di cartone o simile, cosa che non ha molto senso in una produzione alimentare, che richiede contenitori non porosi, e i guanti indossati dagli operatori sono un po’ troppo spessi come protezione contro del materiale alimentare. Inoltre è improbabile che la pasta sia materiale denso come la carne ricostituita: se lo fosse, la scatola di cartone non ne reggerebbe il peso, e difficilmente la colata assumerebbe quella forma ricurva nell’uscire dall’ugello. Sembra più che altro una schiuma, forse del tipo usato per proteggere prodotti da imballare o per realizzare blocchi espansi per modellazione. L’importante è che non sia Soylent verde.

Antibufala: impressionanti lesioni cutanee prodotte dallo shampoo!

Antibufala: impressionanti lesioni cutanee prodotte dallo shampoo!

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando a livello internazionale e in varie lingue un appello che mette in guardia contro gli effetti devastanti sulla pelle di alcune note marche di shampoo. Nella versione italiana solitamente c’è Nivea; in quella inglese c’è Dove oppure Head and Shoulders.

L’appello è accompagnato da un’immagine come quella qui accanto (visibile senza sfocatura qui), che sembra mostrare una gravissima lesione cutanea, con quelli che sembrano essere vermi o larve, ed è spesso linkata a un video che promette ulteriori dettagli scioccanti.

Non cliccate sull’appello; non è soltanto una bufala, è un tentativo di infettare il vostro computer. L’immagine è un fotomontaggio, ottenuto usando il baccello dei semi del fiore di loto per simulare il bubbone. Inoltre il video promesso dall’appello non esiste: cliccando sull’immagine si viene invece portati a un sito che mostra una finta “verifica dell’età” e poi tenta di infettare il visitatore con un malware, identificato da Sophos come Mal/FBScam-D, che è specifico per i computer che usano Windows. Gli antivirus aggiornati dovrebbero bloccarlo, e anche i siti che ospitano il malware vengono bloccati, ma è meglio prevenire: non cedete alla tentazione di cliccare sui video-shock (i truffatori contano proprio su questo), ma bloccateli e cancellateli.

Uno degli effetti del malware è che la vittima viene indotta a condividere l’appello su Facebook, diffondendolo così agli amici e alimentandone la circolazione; lo scopo di fondo sembra essere quello di far rispondere le vittime a un questionario e di iscriverle a varie offerte commerciali, che in sé possono anche essere legittime; la truffa sta nel fatto che i criminali incassano fraudolentemente una commissione su ogni iscrizione o questionario compilato dagli utenti.

Se vi è capitato di cliccare sull’appello e di condividerlo tramite Facebook, cancellate il vostro post, avvisate gli amici e fate un controllo con un buon antivirus; guardate inoltre se nelle applicazioni di Facebook che avete autorizzato a postare per voi ci sono nomi che non riconoscete e che quindi è meglio rimuovere.

Fonti: Snopes, Focus.it, Bufale.net.

Il ritorno di Eolo, l’auto ad aria

Il ritorno di Eolo, l’auto ad aria

L’auto ad aria: tre anni dopo, è ancora un trabiccolo che si ghiaccia

Il Corriere è tornato ad occuparsi del caso dell’auto ad aria di Guy Negre: quella che tre anni fa, quando scrissi l’indagine iniziale, si chiamava Eolo ed era oggetto di una teoria di cospirazione. Si diceva che l’avevano fatta sparire i soliti cattivoni del petrolio e delle industrie automobilistiche.

La realtà sembra decisamente più banale: l’auto ad aria non funziona. Si scontra con le leggi della fisica, che sono le stesse anche per un ex progettista di Formula Uno della Renault quale è Negre. L’aria compressa, nell’espandersi per azionare il motore, precipita di temperatura, e sul motore si forma uno spesso strato di ghiaccio.

Questo fatto viene detto nell’articolo del Guardian al quale s’ispira il Corriere, ma il Corriere lo ha omesso, preferendo mostrare un video della nuova versione della creatura di Negre, la “Airpod”: un triciclo cabinato ultraleggero, che parrebbe trapassabile da una 2CV e stabile in curva quanto una Reliant Robin (altro che test dell’alce).

Poco importa: il video presentato dal Corriere comunque ridicolizza il veicolo, che riesce soltanto a fare un breve, lento giro nel parcheggio della fabbrica. E questo è quello che abbiamo dopo che già tre anni fa Negre diceva che “il primo lotto pilota uscirà in Francia prima della fine del 2008 e la commercializzazione inizierà all’inizio del 2009”.

Sono pronto a cambiare idea, per carità, ma fino a quando non viene mostrato un prototipo funzionante in condizioni realistiche, l’auto ad aria continuerà ad essere un mito che scivola nella bufala. La mia indagine completa e aggiornata, con la storia di questo caso, è qui.