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Il Paul Scherrer Institut svizzero calcola le impronte ecologiche complessive dei vari tipi di auto

Il Paul Scherrer Institut svizzero calcola le impronte ecologiche complessive dei vari tipi di auto

Ultimo aggiornamento: 2020/09/18 21:40. Ringrazio i lettori, in particolare motogio ed eziobonsignore, per le fonti e le correzioni.

Ad aprile 2020 il Paul Scherrer Institut (PSI) ha pubblicato
un estratto di una sua
ricerca sull’impronta
ecologica complessiva delle automobili a benzina, diesel, a gas naturale
(metano), a celle a combustibile ed elettriche, prendendo in considerazione
l’intero ciclo di vita dei veicoli, dalla produzione allo smaltimento, e anche
la costruzione delle strade e la produzione del rispettivo carburante. La
ricerca si intitola
Life cycle environmental and cost comparison of current and future
passenger cars under different energy scenarios

ed è in
preprint
sulla rivista Applied Energy. La versione finale è disponibile
qui.

Il testo dell’estratto è alle pagine 10-20 del
numero 1/2020 della rivista del
PSI (in tedesco o in
francese),
dedicato interamente alla mobilità del futuro.
La ricerca è fortemente calata nel contesto svizzero, per cui non è detto che
i suoi risultati siano applicabili anche ad altri paesi.

Traduco qui la parte di testo che spiega il grafico mostrato qui sopra. Spero di
non aver sbagliato troppo: il mio tedesco è parecchio arrugginito. Segnalatemi
le correzioni nei commenti. Una sintesi in italiano è disponibile su
Admin.ch.

L'”impronta ecologica” delle automobili

In uno studio su larga scala del PSI, i ricercatori Brian Cox e Christian
Bauer hanno confrontato l’impatto ambientale delle automobili dotate di vari
propulsori. È stato più impegnativo di quanto potesse sembrare a prima vista.
Oltre alle emissioni di sostanze inquinanti durante il funzionamento, è stato
necessario tenere conto delle emissioni prodotte durante la fabbricazione di
ciascun veicolo. A seconda della durata di un’auto, rappresentano circa la
metà dell’impatto ambientale complessivo.

Il grafico mostra parte dei risultati dello studio. Viene mostrato l’impatto
ambientale di vari tipi di auto, sulla base dei dati tipici dei veicoli del
2018. Le linee dietro le auto mostrano la rispettiva “impronta ecologica”; la
loro lunghezza corrisponde alle emissioni totali di gas serra del rispettivo
veicolo, espresse in emissioni di CO2 (in grammi) per chilometro
guidato, e gli altri gas climalteranti sono stati convertiti in equivalenti di
CO2. Accanto ai dati attuali, il grafico mostra anche una
previsione: i ricercatori hanno calcolato quali valori saranno probabilmente
raggiunti nel 2040. Ciò dimostra, per esempio, che si possono prevedere più
risparmi con le auto a gas naturale (metano) del futuro che con le auto a
celle a combustibile.

Per ogni tipo di auto, per il 2018 viene mostrata anche la composizione delle
emissioni di gas serra: la dimensione della nuvola a sinistra indica le
emissioni proporzionali durante la costruzione del veicolo e la proporzione
delle strade su cui guiderà. Oltre alla fabbricazione della carrozzeria, si
tiene conto anche del propulsore, del serbatoio o rispettivamente della
batteria e della costruzione e manutenzione della strada. La nuvola situata
proprio dietro allo scarico, invece, rappresenta i gas di scarico diretti
durante il viaggio e le emissioni comportate dalla produzione e dal trasporto
del rispettivo carburante: benzina, gasolio o elettricità per l’auto
elettrica. Questo dimostra che i veicoli elettrici sono meno rispettosi
dell’ambiente rispetto ai motori a benzina durante la fabbricazione, ma che la
disparità è più che compensata durante l’uso dalla mancanza di gas di scarico
diretti.

Nel grafico:

Tank – serbatoio
Antrieb – propulsore
Strassenbau – costruzione delle strade
Karosserie – carrozzeria del veicolo
Batterie – batteria
Gesamt Herstellung – produzione complessiva
Gesamt Treibstoff – carburante complessivo
Herstellung und Transport von Treibstoff – produzione e trasporto di
carburante
Emissionen aus dem Auspuff – emissioni dallo scarico
Brennstoffzelle – cella a combustibile
Erdgas – gas naturale (metano)

In sintesi, i valori in grammi di CO2 equivalente per chilometro di
percorrenza per le auto del 2018 sono questi:

  • Auto elettrica: 122,2
  • Auto a celle a combustibile: 186,6
  • Auto a gas naturale (metano): 199,4
  • Auto diesel: 233,8
  • Auto a benzina: 293,7

Le posizioni sfalsate dei punti di partenza delle linee sono un po’ ingannevoli,
ma i numeri sono piuttosto chiari: già adesso, tenuto conto dell’intero ciclo di
vita del veicolo, un’auto elettrica è la soluzione di gran lunga meno
inquinante
. Inquina di più durante la produzione, ma questo viene ampiamente
compensato durante l’uso.

Sarebbe interessante avere tutti i dettagli di questo studio per capire quali
criteri sono stati usati. Se qualcuno scopre come averli, me lo segnali nei
commenti (aggiornamento: lo studio completo è stato trovato ed è linkato
all’inizio di questo articolo). Intanto cito alcuni dati presenti nelle altre
pagine:

  • Il punto di pareggio fra auto elettrica e motori a combustione interna, in
    termini di impronta ecologica, avviene fra i 50.000 e i 100.000 chilometri
    percorsi.
  • Secondo l’ultimo microcensimento sulla mobilità nel 2015, ogni persona in
    Svizzera percorre in media 24.850 chilometri l’anno (compresi i viaggi
    all’estero); nella vita quotidiana percorre all’interno del paese quasi 37
    chilometri al giorno, e la tendenza è in aumento.
  • Nelle auto diesel, il sistema AdBlue che riduce gli ossidi di azoto funziona
    efficacemente solo quando i gas di scarico superano i 200°C, e molto ossido
    di azoto viene rilasciato nei primi minuti di viaggio e nelle giornate
    invernali fredde; i ricercatori propongono di regolare l’iniezione di
    ammoniaca del sistema per ottimizzarlo e così ridurre fino al 90% le
    emissioni di ossidi di azoto.
  • Nelle batterie delle auto elettriche si mira a fare completamente a meno del
    cobalto, che è tossico, raro, costoso ed estratto in condizioni socialmente
    ed ecologicamente discutibili. Aumentando il nichel si aumenta l’autonomia
    dell’auto.
  • In Svizzera, il traffico causa circa un terzo di tutte le emissioni di gas
    serra, più dell’industria e del settore residenziale.
  • Sempre in Svizzera, la soluzione ottimale è l’auto elettrica perché
    l’energia elettrica proviene principalmente dall’idroelettrico e dal
    nucleare e il mix svizzero di elettricità genera poco più di 100 grammi di
    CO2 per kWh (tenendo conto anche delle importazioni di energia).
  • L’auto a cella a combustibile (a idrogeno) è penalizzata dalla provenienza
    dell’idrogeno utilizzato: se generato per elettrolisi usando energia solare,
    è molto favorevole al clima; se generato con l’attuale mix elettrico
    svizzero, è un po’ meno conveniente; se generato da gas naturale, è
    fortemente sfavorevole. 
  • Le auto a gas naturale (metano) in Svizzera usano in realtà gas di sintesi
    (metano ricavato per sintesi, anziché ottenuto naturalmente, a differenza
    dell’Italia) e quindi consumano da 5 a 6 volte più elettricità delle auto
    elettriche nel bilancio complessivo di produzione del gas ed efficienza del
    motore. Tuttavia potrebbero avere senso se si usasse l’eccedenza di energia
    elettrica da fonti rinnovabili per generare il gas e lo si usasse anche come
    sistema di accumulo.

Fonte aggiuntiva:
Watson.ch.

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Antibufala: l’ex direttore di “Quattroruote” e l’auto elettrica caricata dal “gruppo elettrogeno a benzina”

Antibufala: l’ex direttore di “Quattroruote” e l’auto elettrica caricata dal “gruppo elettrogeno a benzina”

Ultimo aggiornamento: 2019/09/20 17:30.

Oggi (1/9/2019) Carlo Cavicchi, ex direttore di Quattroruote, ha postato su Twitter questa foto, descrivendola con le parole “Il futuro che avanza: un’automobile diesel con al traino un gruppo elettrogeno a benzina per ricaricare una vettura elettrica ferma…” (copia permanente su Archive.org).

Ma lo sfottò è decisamente mal giocato, perché in realtà quello che Cavicchi ha definito “gruppo elettrogeno a benzina” è una batteria. Specificamente, una batteria del tipo che viene usato sia per soccorrere un’auto elettrica rimasta inaspettatamente a corto di carica, sia per fornire un punto di ricarica mobile su prenotazione in posti dove manca una colonnina, come fa per esempio E-Gap a Milano e a Roma.

Sappiamo che si tratta di una batteria da un indizio che forse a Cavicchi è sfuggito: quella scritta “EV” che si nota sul presunto “gruppo elettrogeno a benzina”. Infatti cercando in Rete, come ha fatto egregiamente Lorenzo Marfisi, salta fuori che si tratta di questo “powerbank per auto” presentato in Austria e concepito per dare in 15 minuti una carica sufficiente ad arrivare alla colonnina più vicina.

Più specificamente, AFP segnala che la foto originale proviene dall’account Facebook dell’ÖAMTC, il touring club austriaco, dove è descritta come la prima prova di questo “powerbank mobile”, che in 20 minuti ha caricato una Mercedes elettrica abbastanza da permetterle di raggiungere la stazione di ricarica più vicina. È insomma l’equivalente elettrico della tanichetta di benzina.

Certo, si può ironizzare comunque sul fatto che il soccorso all’auto elettrica è stato prestato da un’auto diesel, ma va detto che nulla avrebbe impedito l’uso di un furgone elettrico o di un’auto elettrica per il traino della batteria di soccorso.

In ogni caso, è un peccato che un ex direttore di una testata specialistica come Quattroruote, che ha ancora il nick @Cavicchi4R che richiama la testata, si sia fatto guidare dalle bufale trovate in Rete (e già sbufalate da tempo) invece di informarsi e informare i suoi lettori.

Ho chiesto pubblicamente a Cavicchi se intende rettificare il suo tweet. Finora nessuna risposta.

2019/09/02 10:30

Il tweet di Cavicchi è stato eliminato. La copia su Archive.org rimane.

2019/09/20 17:30

Ho sentito Cavicchi al telefono, e mi ha chiarito che si è fidato di un amico, esperto del settore automobilistico, che gli aveva girato la foto prendendola da un giornale non italiano: si è trattato insomma di un classico errore senza malizia, dovuto al fenomeno del passaparola apparentemente autorevole ma in realtà distorto delle “catene di Sant’Antonio”. Cavicchi ha chiarito inoltre che ha tweetato a titolo personale, senza alcun intento di coinvolgere la redazione di Quattroruote, e che per maggiore chiarezza ha tolto l’indicazione “QR” dal proprio account.

Questo articolo è stato aggiornato per rettificare che Cavicchi è oggi ex direttore di Quattroruote, non direttore attuale come avevo scritto inizialmente, e vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Nel 1972 Charlie Duke viaggiò in auto elettrica sulla Luna. Ora ne prova un’altra sulla Terra. Una Porsche Taycan

Nel 1972 Charlie Duke viaggiò in auto elettrica sulla Luna. Ora ne prova un’altra sulla Terra. Una Porsche Taycan

Charlie Duke, astronauta lunare che viaggiò in auto elettrica sulla Luna nel 1972 durante la missione Apollo 16, ora prova un’altra auto elettrica a quasi cinquant’anni di distanza: la splendida Porsche Taycan.

Due dei miei mondi preferiti che s’incontrano.

Chicca: la musica è di Matt Morton, autore delle musiche del documentario Apollo 11.

 

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Il CEO di Toyota si scaglia contro le auto elettriche. Indovinate quante ne ha in catalogo

Il CEO di Toyota si scaglia contro le auto elettriche. Indovinate quante ne ha in catalogo

Fonte: The Observer.

Ultimo aggiornamento: 2020/12/19 18:25.

Me ne sarei stato zitto volentieri, ma visto che molti di voi mi hanno chiesto di commentare le dichiarazioni di Akio Toyoda,* CEO di Toyota, scrivo qui due righe veloci.

*Tolgo di mezzo subito un equivoco: Toyoda è il cognome del CEO e si scrive con la D. Toyota è il nome dell’azienda e si scrive con la T.

Stando ai giornali, Akio Toyoda ha detto che l’auto elettrica è un “business immaturo con costi energetici e sociali insostenibili” (Sole 24 Ore). Ha argomentato che i veicoli elettrici hanno un impatto ambientale, sia durante la produzione sia durante l’uso.

Beh, non è una grande rivelazione. Nessuno ha mai detto che le auto elettriche si fabbricano usando polvere magica e consumano forfora di unicorno. Anzi, è indubbio che la produzione di un’auto elettrica ha un impatto ambientale maggiore rispetto alla produzione di un’auto tradizionale, anche se questa differenza si pareggia dopo qualche decina di migliaia di chilometri d’uso, perché l’elettrica non produce gas di scarico mentre l’auto tradizionale continua a farlo per tutta la sua vita.

È altrettanto indubbio che l’auto elettrica abbia un impatto ambientale durante l’uso, se viene caricata con energia elettrica proveniente da fonti che hanno un impatto ambientale. Ma le reti elettriche stanno diventano man mano più pulite e questo impatto, già oggi minore di quello delle auto tradizionali, non fa che diminuire ulteriormente nel tempo. Le mie due auto elettriche sono caricate con energia idroelettrica già adesso. Molti proprietari di auto elettriche installano pannelli solari per caricare con il sole. Fatelo con un’auto a benzina o gasolio.

Akio Toyoda ha anche suggerito di “rendere più green la produzione di elettricità e poi in seconda
battuta di adeguare le infrastrutture”
e di non puntare soltanto sulle
vendite di vetture ad emissioni zero, e su questo ha pienamente ragione. L’auto elettrica, da sola, non fa miracoli. Riduce sicuramente l’inquinamento locale, per esempio in città, come ben sa chi porta i bambini a passeggio ad altezza di tubo di scappamento, ma rischia di spostarne parte altrove. L’auto elettrica non è una soluzione magica: ha bisogno di misure di contorno.

In questo senso presumo che Akio Toyoda si riferisca soprattutto al caso specifico del Giappone, dove il 70% dell’energia elettrica deriva da fonti fossili (principalmente carbone e gas naturale) e i trasporti consumano il 38% del petrolio. La situazione in altri paesi è ben diversa già oggi

Il CEO di Toyota ha anche detto che le auto elettriche sono troppo costose e rischiano di essere un lusso per ricchi. Ma forse non ha considerato che il prezzo delle batterie (il maggior fattore di costo di un’elettrica, circa il 20%) è sceso dell’88% nel corso di un decennio e continua a scendere, secondo Bloomberg, che dice che un kWh di batteria costava oltre 1.100 dollari nel 2010 e oggi ne costa 137 e prevede il pareggio elettrica/pistoni entro il 2023. Fra qualche anno, un’elettrica costerà meno di un’auto a pistoni, già come prezzo di listino, senza contare i minori costi operativi (la corrente costa un quarto rispetto al carburante) e di manutenzione (nessun cambio d’olio, meno pezzi che si possono rompere, consumo ridottissimo dei freni) che già si hanno adesso.

Akio Toyoda ha poi paventato il rischio di un collasso del modello attuale di business dell’industria automobilistica, con la perdita di milioni di posti di lavoro, se il Giappone bandisce troppo in fretta le auto a carburante. Beh, questo è il rischio di qualunque industria che produca un oggetto che non ha più mercato. Immagino che i maniscalchi e i sellai si siano indignati allo stesso modo all’avvento dell’automobile, ma non per questo abbiamo deciso di mantenere le diligenze o messo stalle in ogni casa. Quando sono arrivate le fotocamere digitali, non abbiamo deciso di continuare a foraggiare i produttori di pellicole o obbligato i telefonini ad installare rullini. I milioni di posti di lavoro verranno persi da chi non si adatterà al mercato. È un peccato che queste parole arrivino dal CEO di un’azienda che per anni è stata all’avanguardia nella propulsione ibrida con le sue straordinarie Prius.

E in questo senso sospetto che nelle parole di Akio Toyoda pesi non poco il fatto che Toyota ha a catalogo, in questo momento, esattamente zero auto puramente elettriche (ha solo ibride, a parte la Lexus UX300e, che arriverà a marzo 2021 ed è appunto una Lexus) e punta tutto sull’idrogeno: se Akio Toyoda pensa che sia costoso convertirsi all’elettrico, non ha idea di quanto costi creare l’infrastruttura per l’idrogeno. Ma ho anche il dubbio che il successo spettacolare di aziende concorrenti come Tesla stia stimolando la Sindrome della Volpe e dell’Uva.

 

Fonti aggiuntive: Teslarati, Wall Street Journal, CleanTechnica, Electrek, The Observer. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Comprare un’auto elettrica da 40.000 euro mi costa meno che tenere l’auto a benzina già pagata. Ecco come

Comprare un’auto elettrica da 40.000 euro mi costa meno che tenere l’auto a benzina già pagata. Ecco come

Ultimo aggiornamento: 2020/08/06 23:30.

AVVERTENZA: Siccome si stanno accumulando parecchi commenti di persone che chiaramente non hanno letto bene prima di commentare o sono accecate dai loro preconcetti, cestinerò i commenti di chi dimostra di non aver letto quello che ho scritto. In particolare, per ulteriore chiarezza: 1. abito in Svizzera; 2. I conti che faccio valgono per la Svizzera; 3. Lascio da parte, stavolta, le considerazioni ecologiche; 4. la carica gratuita è un’opzione, non un obbligo. Per tutte le solite domande, obiezioni, curiosità e critiche sulla mobilità elettrica, trovate risposte dettagliate su Fuoriditesla.ch. Grazie. 

Tra pochi mesi (a maggio 2020) finirò di pagare la mia auto a benzina (una Opel Mokka con cambio automatico). Di conseguenza non avrò più il costo mensile della rata dell’auto.

Eppure ho deciso di acquistare un’altra auto lo stesso, e di comprarla elettrica, e per farlo ho un budget di circa 40.000 franchi/euro, perché a lungo termine tenere un’auto a pistoni che ho già pagato mi costerà praticamente quanto comprare un’auto elettrica nuova o usata.

Come è possibile? La mia scelta, in sintesi, è se spendere nei prossimi anni quasi 40.000 franchi/euro in benzina o spenderli in un’auto migliore e meno costosa da alimentare e mantenere di quella che ho adesso.

Premetto che il caso che sto per descrivervi è particolare e non ho pretese che si adatti a tutti. Le mie circostanze personali sono abbastanza insolite, ma sono un esempio del fatto che ormai non è più vero che un’auto elettrica è per forza uno sfizio da ricchi.

Premetto anche che, per semplicità e mancanza di sfere di cristallo, devo partire dall’ipotesi che alcuni parametri di costo resteranno fissi per i prossimi anni. In realtà alcuni potrebbero aumentare e altri potrebbero diminuire. Del resto, anche le mie esigenze di mobilità potrebbero cambiare, anche se è improbabile. Ogni investimento per il futuro è una scommessa e ha dei fattori di rischio spesso imponderabili. Il tempo dirà se ho scommesso bene.

Sempre per semplicità, ignorerò fattori come costi assicurativi, imposte di circolazione, deprezzamenti, valore di rivendita dell’auto attuale e costi di manutenzione, e mi concentrerò solo sul costo dell’energia. Non ho pretese di arrivare a un vero e proprio TCO (Total Cost of Ownership).

Lascio inoltre in disparte, per questa volta, qualsiasi considerazione ecologica e ne faccio solo una questione di portafogli, così spiazzo in partenza tutte le solite obiezioni e polemiche.

Il mio metodo consiste nel considerare insieme due cose che solitamente non si considerano nell’acquisto di un’auto tradizionale:

  • il costo totale dell’energia (elettrica o carburante)
  • una durata di quindici anni

La mia situazione attuale è che con la mia auto a pistoni faccio circa 25.000 km/anno: la uso per tutti i viaggi relativamente lunghi (oltre 100 km per tratta). Ne faccio altri 9.000 circa con la mia piccola auto elettrica a corta autonomia (una Peugeot iOn di seconda mano, che fa 100 km con una carica), che uso per tutti i viaggi brevi.

Tengo traccia diligentemente delle mie spese di carburante da quando ho questa auto a pistoni (giugno 2016). A tutt’oggi, dopo tre anni e mezzo, ho percorso 84.738 km, spendendo in benzina in tutto 9.416 CHF (8.564 EUR) per 6.125 litri di carburante. Faccio benzina quasi sempre in Svizzera, dove abito, per cui il mio costo medio di carburante è più basso di quello di altri paesi (come per esempio l’Italia): 1,53 CHF (1,39 EUR) al litro.

In altre parole, spendo in benzina mediamente 2.727 CHF (2.480 EUR) ogni anno. Se tenessi la mia auto a pistoni attuale, ai ritmi e prezzi attuali nei prossimi 10 anni spenderei 27.270 CHF (24.800 EUR) solo in benzina. In 15 anni spenderei 40.911 CHF (37.213 EUR) di carburante. Sperando, s’intende, che l’auto attuale mi duri tutti quegli anni e che non debba comprarne un’altra o spendere in manutenzione per quella attuale.

Se il vostro chilometraggio annuo è superiore al mio e pagate la benzina più di quello che la pago io, il salasso a lungo termine è ancora più grande. Decine di migliaia di euro che vanno letteralmente in fumo.

Ma se compro un’auto elettrica, questa spesa di carburante crolla. Nella mia situazione particolare, potrebbe facilmente diventare zero (spiego tra poco come mai).

In sintesi: soltanto con quello che spendo attualmente in carburante in 15 anni, mi potrei comprare un’auto elettrica a lunga percorrenza da 40.000 CHF (36.500 EUR). Con un piccolissimo sforzo di 30 CHF al mese potrei permettermi persino una Tesla Model 3 base nuova di zecca, con assistenza di guida inclusa, che in Svizzera costa attualmente 45.980 CHF (41.800 EUR) prima degli ecoincentivi (circa 2000 CHF dal Cantone e altrettanti dal concessionario). E ce ne sono molte altre, nuove e usate, che costano anche meno e offrono comunque tutta l’autonomia che mi serve.

La Tesla Model 3 Standard Range Plus di base: screenshot fatto il 23/11/2019 dal configuratore Tesla per la Svizzera.

La Renault Zoe ZE40 base nella versione con batteria di proprietà (non a noleggio). Screenshot dal configuratore Renault per la Svizzera, 24/11/2019.

La Hyundai Kona 39 kWh base sul sito Hyundai italiano costa 38.300 EUR. Il modello non è in vendita in Svizzera, dove è offerta solo la versione da 64 kWh base a 46.990 CHF.

Starete già pensando che sto barando: in questi conticini, infatti, ho azzerato il costo dell’energia elettrica che dovrò usare al posto della benzina. È facile vincere in queste condizioni. Ma il fatto è che attualmente io potrei (e per i duri di comprendonio che arrivano nei commenti, sottolineo il potrei) davvero caricare la mia auto elettrica gratis.

A due chilometri dal Maniero Digitale, infatti, c‘è IKEA, che ha installato una serie di stalli di ricarica completamente gratuiti. Con tanto di invito a venire a caricare quando si vuole e tutte le volte che si vuole, senza obbligo di acquisto. C’è proprio scritto “Ricarica gratis la tua auto tutte le volte che vuoi”. L’ho già usata un paio di volte per prova con la mia piccola elettrica intanto che facevo la spesa al centro commerciale adiacente.

Uno dei punti di ricarica dell’IKEA di Grancia, Canton Ticino.

Non è l’unica colonnina gratuita dalle mie parti: molti supermercati, come ALDI o Bennet oltreconfine, offrono la ricarica a chi fa la spesa. Anche ABB ha varie colonnine gratuite sparse per la Svizzera. Ho insomma varie possibilità concrete di caricare gratuitamente un’auto elettrica a lunga autonomia. Quand’è l’ultima volta che avete fatto il pieno di carburante gratis?

Intendiamoci: queste cariche gratuite hanno un costo in termini di tempo. Su queste colonnine relativamente lente (22 kW) un “pieno” di un’auto elettrica a lunga autonomia richiede almeno tre ore (su una Tesla Model 3 da 50 kWh, che è limitata a 11 kW in carica in corrente alternata, ce ne vogliono circa sei se è completamente scarica). Ma grazie alla mobilità del mio lavoro, a me non costerebbe nulla stare in auto per qualche ora a lavorare con il mio laptop, al calduccio o al fresco grazie al riscaldamento e al climatizzatore che funzionano anche ad auto “spenta”. Già adesso lavoro spesso mentre sono in viaggio in treno o in auto (guida qualcun altro, non vi preoccupate). Con la mia attuale percorrenza dovrei farlo soltanto una o due volte la settimana, magari mentre sto facendo la spesa o altre commissioni presso il centro commerciale. Non avrei problemi a farlo anche fuori dagli orari di lavoro abituali, quando le colonnine sono sempre libere e per gli altri automobilisti elettrici è scomodo venire a caricare.

Certo, capisco che non tutti abbiano questa flessibilità nel lavoro; ma io ce l’ho, per cui perché non sfruttarla?

Fra parentesi, se vi state chiedendo come mai non carico gratis a queste colonnine la mia attuale auto elettrica, ELSA, il motivo è semplice: la sua carica lentissima (2,3 kW su queste colonnine) richiederebbe circa cinque ore, durante le quali non potrei usare riscaldamento o aria condizionata. Avendo una batteria molto piccola (16 kWh), dovrei ricaricarla quasi tutti i giorni. Oltretutto la carica completa fatta a casa mi costa circa due franchi e mezzo (2,3 EUR). Insomma, con ELSA non vale la pena di andare appositamente a una colonnina gratuita. Con un’auto dotata di batteria capiente e capace di caricare a 11 o 22 kW, invece, ne vale la pena eccome.

Ma supponiamo che la festa prima o poi finisca e che la carica gratis non ci sia più, oppure che mi manchi il tempo o la voglia di usarla. Dovrei caricare l’auto sulla presa domestica (che ho già fatto predisporre in garage), durante la notte. Come cambierebbero i conti?

Con il mio contratto attuale, un kWh a tariffa notturna mi costa 0,146 CHF (0,12 EUR). Un “pieno” da 50 kWh mi costa quindi 8,03 CHF (7,3 EUR) e mi consente circa 340 km di autonomia (a 0,16 kWh/km, che è il consumo medio di un’auto elettrica). Dato che il mio contatore standard regge 17 kW (ho già provato), posso fare il “pieno” in poche ore di notte. Per fare 25.000 km/anno mi serviranno 4044 kWh/anno, pari a 590 CHF (537 EUR)/anno.

Nel caso peggiore, insomma, spenderei 49 CHF (44,5 EUR) in più al mese. Posso correre il rischio.

Cosa succederebbe con i prezzi italiani? Prezzibenzina.it oggi indica un prezzo medio di 1,616 EUR/litro per la benzina. Supponendo un consumo medio di 20 km/litro, 25.000 km/anno sarebbero 1250 litri, ossia 2020 EUR; su 15 anni, la spesa di carburante ammonterebbe a 30.300 EUR.

Se un kWh in Italia in fascia notturna costa complessivamente (IVA e imposte incluse) circa 0,20 EUR*, 25.000 km/anno elettrici (4044 kWh/anno) costano 808 EUR, che in 15 anni diventano 12.132 EUR. Resta un avanzo di 18.170 EUR.

* Una mia stima iniziale basata su dati Enel mi diceva 0,124 EUR, ma numerosi commentatori hanno segnalato che il costo reale è 0,20 EUR. Altri mi dicono che è giusta la stima iniziale. Ho aggiornato i calcoli di conseguenza, ma consiglio a ognuno di farsi i suoi.

Chi fa 50.000 km/anno ottiene quell’avanzo in sette anni e mezzo.

Preferite buttar via diciottomila euro in benzina, oppure usare quei soldi per comprarvi un’auto? E ci sono situazioni ancora più vantaggiose, come questa: 60 euro/anno per cariche illimitate.

Chi ha un impianto fotovoltaico, inoltre, carica l’auto praticamente gratis con le eccedenze di energia invece di darle alla rete elettrica (che le paga pochissimo).

Tutto questo mio ragionamento funziona a condizione di tenere la stessa auto per almeno 15 anni e 375.000 km e quindi se si considera l’auto come investimento a lungo termine. È credibile che un’auto elettrica duri così tanto?

Considerato che l’età media del parco auto italiano è intorno ai 10,8 anni (vicina a quella europea), che le auto elettriche hanno meno manutenzione e usura di quelle a pistoni, e che non mancano esempi di auto elettriche usate ben oltre 375.000 km, parrebbe di sì.

Fonte: TeslaMiles, 2019. @TeslaTaxi20 è un tassista di Modena.

Le batterie delle auto elettriche odierne hanno una garanzia di 8 anni e le statistiche indicano che durano ben oltre la garanzia. Persino la mia iOn del 2011 ha già superato gli 8 anni di età coperti dalla garanzia e va ancora piuttosto bene.

Si può anche considerare il caso molto concreto di Tesloop, che gestisce una flotta di auto elettriche in California. Ciascuna percorre circa ventisettemila km al mese e la maggior parte ha superato senza problemi i 480.000 km, come raccontano Quartz e Cleantechnica.

A differenza di quelle a pistoni, inoltre, le auto elettriche non vengono rese obsolete dalle norme antinquinamento. Una Euro 3 a pistoni, anche se funzionante, non può circolare o può farlo solo in alcuni luoghi. Un’auto elettrica, anche se vecchia, non ha queste restrizioni e quindi non viene resa inutilizzabile dalle normative.

Fin qui ho fatto i conti su 40.000 euro. Ma se l’auto elettrica costasse meno? Per esempio, una Peugeot e208, che costa in Svizzera 34.350 CHF (in Francia circa 31.000 euro) prima degli ecoincentivi? Proviamo a confrontarla con la versione equivalente a carburante (la 208 Active), che costa 19.500 CHF, ossia 14.850 CHF in meno.

La batteria della e208 è garantita per 8 anni o 160.000 km (per il 70% della capacità di carica). Facendo 25.000 km/anno, ci metterei 6,5 anni a raggiungere il limite di garanzia chilometrica. In quei 6,5 anni risparmierei circa 18.000 CHF di benzina, che compenserebbero ampiamente i 14.850 CHF di maggior costo d’acquisto. Caricando a casa, spenderei 3700 CHF di corrente in tutto.

In altre parole, in 6 anni e mezzo la versione elettrica costa circa 3800 CHF in meno di quella a benzina se la si carica gratis, come posso fare io, oppure costa 100 CHF in meno (praticamente lo stesso) se la si carica a casa. Il punto di pareggio di un’auto elettrica, in questo caso, è raggiunto, e senza neanche considerare gli ecoincentivi.

Va detto che questi conticini presuppongono che chi compra l’auto abbia a disposizione l’intero importo del prezzo d’acquisto o abbia accesso a un finanziamento a tasso basso che gli rateizzi l’importo, mentre la benzina si paga mano mano che serve. Rateazioni su 15 anni sono improbabili, ma ho visto offerte per cinque o sei. In Svizzera i tassi sono dall’1% all 1,5%.

Ci sono però offerte, come quella di Hyundai in Italia, che propongono una Kona 39 kWh a interessi zero e anticipo zero, e ci sono anche offerte di noleggio a lungo termine che riducono o azzerano l’investimento iniziale. Renault, inoltre, offre la possibilità di acquistare l’auto e di noleggiare la batteria, riducendo drasticamente il costo di acquisto iniziale.

Dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo mi sono arrivate segnalazioni di casi concreti come questo:

A conti fatti, insomma, le cose oggi stanno così: ai prezzi attuali, l’auto elettrica è costosa come prezzo d’acquisto, ma è un investimento conveniente a patto di tenerla a lungo termine o per percorrenze elevate. Nel mio caso, quindi, è conveniente. Provate a fare il conto con i vostri dati e guardate cosa viene fuori.

E così, se tutto va bene, comprerò un’auto elettrica con i soldi che avrei speso per rifornire un’auto tradizionale. Quale elettrica comprerò? Ci sono molte candidate, e se ne stanno aggiungendo altre. Ma questa è un’altra storia.

2020/08/06 23:30. A giugno 2020 ho acquistato una Tesla Model S 70 di seconda mano per 37.300 CHF (circa 35.000 euro). La storia di come ho fatto è raccontata qui.

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Avventurette in auto elettrica: da Lugano a La Chaux-de-Fonds e ritorno (655 km)

Avventurette in auto elettrica: da Lugano a La Chaux-de-Fonds e ritorno (655 km)

Ultimo aggiornamento: 2020/07/23 14:30.

Oggi (20 luglio) parto con la Dama del Maniero e una delle nostre figlie per La Chaux-de-Fonds, dove ci fermeremo fino all’indomani. Ci andiamo in auto elettrica per la prima volta: è il debutto nei viaggi lunghi di Tess, la nostra Tesla Model S 70 di seconda mano. Se vi interessa seguirne lo svolgimento in diretta, proverò a trasmettere la nostra posizione e velocità in tempo reale tramite Glympse. Non occorre che installiate nulla, basta che clicchiate su questo link in qualunque browser:

http://glympse.com/!tess001

Non garantisco nulla e non potrò rispondere a segnalazioni di problemi o a commenti fino alla prima sosta o all’arrivo, visto che sarò impegnato con la guida; lancerò Glympse prima di partire.

Dal Maniero a Barbengo (Lugano) a La Chaux ci sono circa 320 km, quasi tutti autostradali, secondo Google Maps. Tess ha circa 330 km di autonomia a velocità autostradali, e in più ci sono da considerare le arrampicate fino al Gottardo (che sta a 1100 m) e poi fino a La Chaux (990 m), per cui chiaramente sarà necessaria qualche tappa per ricaricare. Serve quindi un pochino di pianificazione. Non tanta, visto che la strada e la destinazione sono ben servite da punti di ricarica e ho cavi e adattatori che mi consentono di caricare praticamente ovunque, ma è meglio non partire senza un piano di massima.

Il pianificatore online di Tesla mi propone (usando una Model X Standard Range, che è quella la cui autonomia più si avvicina a quella di Tess), se chiedo andata e ritorno, di fermarmi a caricare a Egerkingen per 60 minuti all’andata, in modo da poter arrivare a La Chaux, parcheggiare Tess ovunque per la notte e poi ripartire per il Maniero facendo una sola tappa di 30 minuti a Beckenried. Però questo è un piano che usa solo le colonnine rapide di Tesla (Supercharger) dislocate lungo il percorso (o nelle sue vicinanze) e non considera l’ipotesi di caricare lentamente una volta giunti a destinazione.

A Better Routeplanner (ABRP), che ho configurato specificamente per Tess, propone invece più dettagliatamente di:

  • partire da Barbengo con il 100% di carica, fare 253 km fino a Kriegstetten, arrivando con il 13% di carica e caricando per 28 minuti fino al 57%;
  • fare 71 km fino a La Chaux, arrivando con il 30%;
  • per il ritorno, fare tappa a Kriegstetten dopo 71 km, arrivando con il 12% e caricando per 19 minuti fino al 44%;
  • fare 100 km fino a Beckenried, arrivando con il 10% e caricando fino al 62% per 35 minuti;
  • fare 155 km per arrivare a Barbengo con il 10%.

ABRP considera le colonnine rapide di tutte le marche ma, come il pianificatore Tesla, non tiene conto della possibilità di ricarica all’arrivo.

Però a La Chaux, a due passi dal luogo dove soggiorneremo, sappiamo grazie a Internet che c’è una colonnina Tipo 2 di Vmotion, alla quale possiamo stare per un massimo di due ore per volta, caricando quindi circa 22 kWh (l’abbiamo trovata sull’app Chargemap). Costa 0,50 CHF/kWh, contro gli 0,30 CHF/kWh dei Supercharger Tesla. Abbiamo anche in programma una visita a un parco locale, accanto al quale c’è un’altra colonnina lenta (11 kW). La città è davvero ben fornita: ci sono anche altri sei punti di ricarica, anche senza limiti di tempo, ma sono tutti un po’ più lontani da dove intendiamo andare.

Potremmo quindi fare giusto una breve ricarica rapida all’andata, quando ci fermiamo comunque per una pausa per pipì, riposo mentale del conducente e spuntino, arrivare a destinazione e poi, grazie alle cariche “lente” locali ripartire con il “serbatoio” già mezzo pieno, facendo un breve rabbocco durante la pausa normale a metà strada. Questo sarà il nostro Piano A, per ridurre le soste durante il viaggio. Se il Piano A non sarà attuabile (per esempio perché le colonnine a destinazione sono già occupate o fuori servizio), arriveremo a destinazione e torneremo a casa lo stesso ma con un po’ di tempo di sosta in più.

A titolo di confronto, a marzo 2019 abbiamo fatto lo stesso viaggio con una Opel Mokka a benzina. Siamo partiti da casa alle 9:57, abbiamo fatto pausa fisiologica e scelto i panini per pranzo a Härkingen alle 12:30, dopo 232 km, e siamo ripartiti 18 minuti dopo alle 12:48. Siamo arrivati a La Chaux alle 14:23, mettendoci in tutto 4 ore e 26 minuti per un percorso di 326,4 km alla media di 80,9 km/h. L’indomani siamo ripartiti alle 15:25, abbiamo fatto tappa qualche minuto per fare benzina e siamo arrivati al Maniero alle 19:10, dopo 3 ore e 45 minuti, percorrendo 324,7 km a 92,3 km/h di media. Abbiamo consumato in tutto 38 litri di benzina, al costo di 1,510 CHF/litro, per cui abbiamo speso in tutto 57,51 CHF per fare 651,1 km. Tutti i dati di consumo e percorrenza provengono dal computer di bordo della Mokka; non sono stime.

2020/07/20: andata

13:35. Partenza dal Maniero. Ho caricato Tess un po’ per volta durante le notti precedenti (per approfittare della tariffa elettrica notturna ridotta) fino all’80% e poi l’ho caricata lentamente fino al 100%, finendo poco fa, appena prima di partire, per non stressare inutilmente la batteria (le batterie tendono a deteriorarsi leggermente se tenute cariche al 100% a lungo). Ho gestito tutte le operazioni di carica direttamente dal telefonino, senza andare in garage. Comodissimo.

16:47. Dopo tre ore e un quarto di guida, con molto traffico e tante code che ci hanno fatto perdere oltre tre quarti d’ora, ci fermiamo al Supercharger di Kriegstetten per 15 minuti di ricarica rapida (che raggiunge picchi di 90 kW). Tess ci ha pianificato la ricarica e ci ha condotto al Supercharger, che è in un bel paesino ma è dannatamente ben nascosto: è in una stradina a fondo chiuso ed è invisibile dalla strada, senza cartelli o altre indicazioni. Sembrava che stessimo entrando nel cortile di qualcuno, e invece abbiamo trovato un piazzale molto ampio con un numero abbondante di colonnine, come vedete qui sotto.

Per arrivare fin qui abbiamo percorso 257 km, andando sempre alla massima velocità consentita e tenendo l’aria condizionata a 24° per contrastare i 31° all’esterno (e il calore irraggiato dal tetto in vetro, che è bestiale e dovrò far isolare). Siamo arrivati al punto di ricarica con il 22% di batteria e Tess ci ha detto che sarebbe bastata una ricarica di 15 minuti per arrivare con buon margine a destinazione a La Chaux. Alle 17:02, dopo i 15 minuti di carica pianificati, la batteria era al 46% (ho caricato 16 kWh). Raggiungere il Supercharger ha richiesto una deviazione di circa 8 minuti all’andata e al ritorno, per cui la sosta di ricarica ci è costata in tutto mezz’ora.

18:15. Arriviamo a destinazione a La Chaux, dopo 333 km, avendo consumato 64,9 kWh (195 Wh/km). Abbiamo il 18% di batteria.

Come previsto, c’è una colonnina lenta a due passi da dove stiamo: mettiamo Tess sotto carica a 11 kW per due ore (il massimo tempo di sosta consentito; beh, abbiamo sforato di undici minuti per un contrattempo) e carichiamo 23,8 kWh, pagati senza problemi con la tessera Swisscharge che ho da tempo, intanto che ceniamo, smaltiamo un po’ di lavoro e ci facciamo un giro per la città. Certo che con colonnine ovunque così, il tempo di ricarica non pesa: arrivi, parcheggi, appoggi la tessera alla colonnina, attacchi il cavo e te ne vai. Fatto così, ci vuole meno tempo che a far benzina.

Siamo arrivati senza nessun problema tecnico: l’unico disagio è stato il traffico intensissimo, ma quello l’avremmo avuto anche con un’auto tradizionale.

Per il resto, Tess si è comportata benissimo e ho avuto occasione di usare estesamente il suo mantenimento di velocità adattivo (niente Autopilot, per ora): magnifico, ma va abbinato alla modalità “soft” per evitare accelerazioni brusche che consumano energia e fanno venire nausea a chi soffre di mal d’auto, ed è un po’ esitante e confuso quando rileva davanti a noi una moto (la riconosce, ma la “perde di vista” spesso e quindi cerca di accelerare per raggiungere l’auto successiva ma poi si riprende). In coda è un sollievo enorme: quando la coda riparte, l’auto riparte e si ferma da sola, seguendo quella che ci precede. Il mio piede è stato sempre a un passo dal freno, perché non si sa mai, ma è stato decisamente più rilassante. Francamente non sento l’esigenza di un mantenimento di corsia.

Insomma, un viaggio di media lunghezza è fattibile, e senza perdere granché di tempo in ricariche. Avremmo potuto ridurre il tempo di ricarica andando alle colonnine rapide di altri fornitori, che sono situate direttamente nei posti di ristoro sulle autostrade (mentre i Supercharger di Tesla sono vicino alle uscite delle autostrade), ma sono più care e all’andata volevamo sperimentare la capacità di Tess di pianificare le ricariche.

Ora abbiamo il 50% di carica; Tess passa la notte in un posto senza prese di ricarica, ma domani a pranzo faremo un altro rabbocco e ci lanceremo nel viaggio di ritorno. Vi terrò aggiornati: grazie, intanto, di aver seguito fin qui.

2020/07/21: ritorno

14:00. Mentre ci gustavamo un ottimo pranzo all’aperto a La Chaux e facevamo alcune commissioni abbiamo lasciato Tess sotto carica per un paio d’ore a un’altra colonnina lenta vicinissima e abbiamo aggiunto 22 kWh, portando la carica al 77%, e poi ci siamo avviati verso il Maniero Digitale.

Stavolta non abbiamo pianificato il viaggio: abbiamo lasciato che Tess gestisse tutto. Tanto abbiamo notato all‘andata che tutti i punti di rifornimento e ristoro lungo l’autostrada sono dotati di colonnine di ricarica rapida (non di Tesla, ma di altri gestori che possiamo comunque usare grazie all’adattatore CCS che ho fatto installare su Tess di recente).

La Dama e io abbiamo improvvisato in cinque minuti una schermatura interna del tetto in vetro usando carta stagnola (o carta alu come la chiamano qui in Canton Ticino) e nastro adesivo di carta per pittori. Esteticamente discutibile, ma molto efficace: a differenza del viaggio di andata, non ho dovuto indossare cappellini e non mi si è cotta la testa.

L’elegantissima schermatura improvvisata del tettuccio, vista dal basso guardando indietro. Funziona anche contro le scie chimiche, i nodi di Hartmann e il 5G, e ci puoi pure avvolgere il formaggio. I due cosi bianchi sono i poggiatesta anteriori.

16:10. Con la complicità di qualche centinaio di metri di dislivello (in discesa) e di una temperatura esterna più mite, abbiamo consumato parecchio meno che all’andata: alle 16:10 siamo arrivati al Supercharger di Beckenried, vicinissimo all’autostrada e consigliato da Tess, dopo 165,5 km, con il 35% di carica, consumando 25,9 kWh (156 Wh/km). Avremmo potuto usare una delle colonnine di altre marche che abbiamo visto lungo la strada, ma sarebbero state più care (ai Supercharger pago 0,3 CHF/kWh).

Il tempo di una visita alla toilette, di un paio di mail urgenti e di un succo di frutta al bar/ristorante davanti al Supercharger e ci è arrivata la notifica di Tess: aveva già caricato al 70% e quindi aveva energia sufficiente per arrivare al Maniero con buon margine. La sosta di carica è durata mezz’ora, ma per colpa nostra, perché Tess era pronta prima che avessimo finito di bere.

Da lì abbiamo percorso altri 154 km, sempre alle massime velocità consentite, e siamo arrivati al Maniero alle 18:30, con il 26% di carica residua, dopo aver consumato 27,5 kWh per quest’ultima tratta. Vicino a casa ho apprezzato di nuovo il particolare piacere del cruise control adattivo durante le code in autostrada, che gestisce automaticamente le fermate e le ripartenze. Il consumo complessivo, da La Chaux al Maniero (322 km) è stato di 53,3 kWh (166 Wh/km).

In sintesi: il primo viaggio lungo è andato molto bene. L’auto è grossa e scomoda in città, ma capientissima e comoda per le lunghe tratte autostradali. Guidarla sulle strade di collina, ricche di curve in mezzo al verde, è stato un piacere inaspettato. Cosa più importante, sono arrivato a casa riposato grazie al silenzio e all’assenza di vibrazioni a bordo.

La morale della storia è che sì, i viaggi lunghi in auto elettrica sono fattibili e piacevoli, a patto di fare un investimento importante a lungo termine e di organizzarsi un po’. Non ho pretese di salvare il mondo; può darsi che non fare rumore e non emettere gas di scarico dia una mano anche a questo, ma lasciamo stare: se è così, è un piacevole effetto collaterale. Quello che è certo è che ci divertiamo un mondo.

Questo è un consuntivo dei consumi, costi e dei tempi di ricarica indicati dal computer di bordo per fare questi 655 chilometri:

  • Andata (Maniero-La Chaux): 333 km, 64,9 kWh, 195 Wh/km.
  • Ritorno (La Chaux-Maniero): 322 km, 53,3 kWh, 166 Wh/km.
  • Costi: 51,57 CHF totali. Il “pieno”di circa 70 kWh fatto a casa, di notte, mi è costato poco meno di 12 CHF tasse comprese; la carica rapida al Supercharger di Kriegstetten (16 kWh) è costata 4,80 CHF; la prima carica lenta a La Chaux è costata 14,44 CHF; la seconda carica lenta a La Chaux è costata 13,53 CHF; la carica rapida al Supercharger di Beckenried (23 kWh) è costata 6,90 CHF (e ci è avanzato un 26% di carica per altri viaggi).
  • Tempi dedicati alla ricarica in viaggio: mezz’ora all’andata e mezz’ora al ritorno, incorporate nelle pause di ristoro che avremmo fatto comunque.
  • Tempi dedicati alla ricarica sul posto: 4 ore, durante le quali abbiamo semplicemente parcheggiato l’auto vicino a dove volevamo andare.

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Avventurette in auto elettrica: primi conticini sui costi di viaggio, domani il primo viaggio lungo

Avventurette in auto elettrica: primi conticini sui costi di viaggio, domani il primo viaggio lungo

Ieri ho speso 7 euro di energia per fare 256 km in autostrada (Lugano-Pavia-Lugano) con TESS, la mia Tesla Model S 70 usata. Viamichelin mi dice che col diesel ne avrei spesi quasi 24 (più del triplo). Vi quadra? Ho provato a porre la stessa domanda su Twitter e pare di sì. Qui sotto trovate i dati in dettaglio.

Screenshot dal display dell’auto (Trip A è la riga di riferimento):

Ho caricato comodamente TESS di notte in garage, attaccandola alla mia presa domestica, e abbiamo viaggiato in cinque adulti, con l’aria condizionata accesa e fissata su 24°C. Ho sempre mantenuto la velocità appena sotto i limiti di velocità, ossia 120 km/h in autostrada in Svizzera, 130 km/h in Italia e 90 km/h sulla tangenziale di Milano, consumando 46,4 kWh per una media di 181 Wh/km. In teoria, quindi, la batteria da 70 kWh di TESS potrebbe consentirmi circa 386 km in queste condizioni di guida, ma sarebbe un caso estremo e sconsigliabile per non stressare la batteria. Io prudenzialmente stimo 330 km di autonomia pratica, sufficienti per quasi tutti i miei viaggi attuali.

Per chi vuole fare i conticini precisi, il punto di partenza è stato Barbengo (appena fuori Lugano) e il punto di arrivo è stato Travacò Siccomario, dove abitano i miei genitori. Tempo speso in ricariche durante il viaggio: zero. Siamo partiti con TESS carica all’89% e siamo tornati con l’8% di carica residua.

Il costo dell’energia (di provenienza idroelettrica) include IVA, quota di canone e tasse varie del mio fornitore svizzero (AIL).

Il prezzo d’acquisto della Tesla è stato di 35.000 euro (37.300 CHF): è un esemplare usato, con su 80.000 km e con 4 anni di garanzia residua su motore e batteria.

Le emissioni di CO2 sono state, ovviamente, zero.

Per Viamichelin.it ho invece scelto una familiare e ho immesso il prezzo medio del gasolio in Italia indicato oggi da Prezzibenzina.it. Ho scelto quello italiano per facilitare i lettori italiani nel confronto. Se avessi scelto quello svizzero non sarebbe cambiato molto, visto che è leggermente più caro: attualmente è a 1,49 CHF (1,39 euro) al litro.

Notate i 46,3 kg di emissioni di CO2, assenti nell’auto elettrica.

Sembrano insomma grosso modo confermate le mie stime di risparmio sull’energia: con l’auto elettrica spendo un terzo di quello che spendevo prima in carburante.

Domani (lunedì) farò il primo viaggio lungo (nel senso di “oltre l’autonomia di andata e ritorno”) con Tess, per andare a La Chaux-de-Fonds e ritorno: 652 km in tutto, quindi con tappe di ricarica obbligatorie. Ho già un piano A e un piano B, ma è tutto da verificare all’atto pratico. Segnalerò in questo blog come seguire l‘avventuretta in diretta via Glympse, se vi interessa.

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Due chiacchiere sulle auto elettriche con Tesla Owners Italia

Due chiacchiere sulle auto elettriche con Tesla Owners Italia

L’11 giugno scorso ho partecipato a una chiacchierata in streaming video con Tesla Owners Italia per parlare della situazione attuale della mobilità elettrica, del noleggio a lungo termine e delle varie soluzioni di acquisto. Inevitabilmente ho parlato anche della mia esperienza di acquisto di auto elettriche di seconda mano, in particolare la Tesla Model S che ho da un mesetto. A 15:00 parlo dell’incidente di una Tesla a Taiwan, che si è scontrata contro un camion coricato e messo di traverso sulla strada senza che la guida assistita rilevasse l’ostacolo (e, a quanto pare, senza che il conducente notasse il camion di traverso); a 16:43 c’è un aggiornamento da parte di Luca Del Bo: l’Autopilot era attivo e il conducente ha voluto vedere se l’auto sarebbe intervenuta o no. Buona visione.

Avventurette in auto elettrica: non ho più un’auto a carburante

Avventurette in auto elettrica: non ho più un’auto a carburante

Il 26 maggio scorso ho fatto rifornimento di carburante a un’auto di mia proprietà per l’ultima volta. Di ritorno da un viaggio di famiglia a La-Chaux-de-Fonds, in Svizzera, ho scattato questa foto ricordo di una tappa simbolica importante nel mio percorso di abbandono dell’auto a carburante per passare completamente all’auto elettrica. Ora capirete perché non faccio mai selfie 🙂

A causa della pandemia e per varie altre ragioni di lavoro e di famiglia, questo viaggio è stato il primo significativo che ho fatto con quest’auto da febbraio 2020 (anzi, è stato il primo con qualunque veicolo da allora). Si tratta di una Opel Mokka 1.4 con cambio automatico, affettuosamente soprannominata Petula per via dei suoi cicalini continui e petulanti, acquistata quattro anni fa per iniziare la transizione alla guida assistita e senza cambio. Ho quindi deciso di venderla privatamente tramite il Touring Club Svizzero, che ha un servizio di vendita molto interessante: si occupano loro di tutto. L’annuncio è su Autoscout24.ch qui.

Non ho ancora deciso se e come sostituirla, ma di certo la vendo e non avrò mai più un’auto a carburante fossile. Prenderò una decisione finale tra pochi giorni, dopo un’ultima serie di prove delle possibili candidate elettriche. Per ora resto con la mia piccola iOn elettrica come unico veicolo. Non c’è fretta: tanto per ora non si va lontano, purtroppo.

In quattro anni, dal 10 giugno 2016, ho fatto con Petula 89.491 chilometri e speso 9892,52 CHF per 6440 litri di benzina, per un costo al km di 0,111 CHF/km e un consumo effettivo di 13,85 km/litro. Ho inoltre speso 2406.35 CHF in manutenzione (cambi gomme, tagliandi, cambi olio).

Oggi (29 maggio) ho consegnato la Mokka al TCS per la messa in vendita. Per la prima volta da quando sono diventato maggiorenne, non ho più un’auto a carburante. Fa un effetto strano. Dopo due anni di esperimenti con la piccola iOn, mi sento pronto ad affrontare questa nuova tappa di un percorso iniziato nel 2015 con una pazzia che mi ha fatto innamorare.

Il dado è tratto: d’ora in poi, solo auto elettriche. Troppo divertenti, scattanti, silenziose, economiche e dannatamente pratiche. Non è una scelta adatta a tutti, ma per il mio caso credo proprio di sì. Spero di non sbagliarmi.

La mia ultima auto a pistoni.

Goodbye, Petula. Sei stata una brava auto.

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Sto per scegliere un’auto elettrica per viaggi lunghi: questi sono i miei criteri

Sto per scegliere un’auto elettrica per viaggi lunghi: questi sono i miei criteri

Ultimo aggiornamento: 2020/05/21 16:50.

Sta per finire (a maggio 2020) il leasing della mia attuale auto a benzina, la Opel Mokka che uso ormai solo occasionalmente per i viaggi lunghi (uso una piccola Peugeot iOn elettrica per la maggior parte del tempo), ed è quindi giunto il momento di cominciare a guardarmi intorno per fare il grande passo e abbandonare definitivamente le auto a carburante.

Forse i miei criteri e ragionamenti possono essere utili a qualcun altro che sta pensando di fare altrettanto, per cui li pubblico qui, anche perché così se ho sbagliato o dimenticato qualcosa mi potrete correggere.

Se vi serve un’infarinatura dei concetti di base delle auto elettriche, con le risposte ai dubbi e alle domande più frequenti, ho preparato per voi Fuoriditesla.ch.

Prevengo subito una domanda ricorrente: no, non posso ricorrere a un noleggio occasionale perché non ci sono, al momento, servizi di autonoleggio a prezzi decenti nelle mie vicinanze. Lo stesso vale per il noleggio a lungo termine.

Criteri

I miei criteri fondamentali per l’auto elettrica per grandi viaggi sono i seguenti. Non è detto che i vostri debbano essere uguali.

  • Prezzo: sono disposto a fare un discreto investimento (fino a 50.000 CHF/47.000 euro); me lo posso permettere, dopo tutti questi anni di lavoro, e inoltre ho calcolato che la sostituzione dell’auto a benzina con una equivalente elettrica mi permetterà di risparmiare circa 2500 CHF (circa 2360 euro) l’anno in carburante e un po’ di altri soldi in manutenzione, assicurazione e imposta di circolazione. Mi raccomando: non partite con la solita litania “ma un’auto equivalente a benzina costa molto meno”. Lo so. E una bicicletta costa ancora meno, ma io voglio concedermi un’auto elettrica. Se volete considerarlo uno sfizio, nessun problema. Inoltre bisogna considerare il costo complessivo (prezzo di acquisto + spesa di “carburante”), non solo il prezzo di listino, visto che la corrente costa un quarto della benzina e questo riduce il divario di prezzo. Voi quanto spendete in un anno di carburante?
  • Tasso di leasing. Chiaramente un tasso basso sarà più appetibile di uno alto.
  • Autonomia. Dato che è un’auto per viaggi lunghi (fino a 600 km in un giorno), ho bisogno che abbia un’autonomia realistica (ossia a velocità autostradali) di almeno 300 km. Per realistica non intendo quella calcolata dai produttori secondo criteri come NEDC o WLTP, che danno sempre valori gonfiati e ben diversi dalla realtà, come vedete in questo video di CarWOW. Mi baso sui dati Highway – Mild Weather di EV Database.
  • Velocità di carica rapida. Se parto da casa col “pieno”, la velocità di ricarica gestita dall’auto è un problema solo quando devo fare una tratta superiore all’autonomia del veicolo. 50 kW (150 km di autonomia in più in mezz’ora) sono il minimo indispensabile; 100 kW o più sarebbero anche meglio, anche se per ora sono relativamente poche le colonnine che li offrono (a parte quelle rapide di Tesla, Ionity e di alcuni altri fornitori). Come regola generale, più è alta la velocità di carica, meno tempo devo dedicare a tappe durante le tratte lunghe, anche se la curva di ricarica varia da modello a modello. Per esempio, 100 kW mi consentirebbero di aggiungere 150 km in quindici minuti, che è il tempo di un caffè e una pausa toilette; un’oretta di sosta per un pasto e farei quasi il “pieno”.
  • Connettore di ricarica. Deve essere quello standard europeo, quindi il CCS Combo (carica rapida) o Tipo 2 (carica meno rapida), perché è quello disponibile su tutte le colonnine. È vero che alcune colonnine sono multistandard, ma preferisco avere la massima rosa possibile di punti di ricarica. Per saperne di più c’è questo mio articolo
  • Rete di ricarica. Avere una rete di colonnine di ricarica rapida dedicata sarebbe un grande bonus; eviterebbe il disagio di dovermi procurare le varie tessere di prepagamento e il rischio di trovare le colonnine occupate (da altre auto elettriche o da auto a carburante in divieto di sosta).
  • Posizione di guida alta. Questo, sia chiaro, è un criterio tutto mio. Sono spilungone e sia io, sia la Dama del Maniero troviamo da sempre molto disagevole la posizione di guida delle berline o delle auto sportive e soprattutto entrarvi e uscirne, e per varie ragioni potrei trovarmi a dover portare persone che hanno mobilità limitata, per cui la seduta alta per il conducente e il passeggero è essenziale. Non è detto che sia così per tutti.
  • Abitabilità posteriore. Per motivi che sarebbe lungo spiegare qui, spesso sono seduto dietro e guida qualcun altro, quindi mi serve che anche i posti posteriori siano sufficientemente spaziosi e alti, con spazio abbondante per le gambe.
  • Bagagliaio. Essendo un’auto per viaggi lunghi, deve essere in grado di portare le valigie di almeno tre persone. La capienza dell’attuale Mokka (356 litri) è appena sufficiente per le mie esigenze, per cui questo è per me il valore minimo accettabile.
  • Guida assistita. Un sistema di guida assistita che consenta almeno di mantenere una velocità impostata e la distanza dall’auto che mi precede è praticamente indispensabile per una guida confortevole e non stressante. Il mantenimento automatico della corsia non mi interessa più di tanto. Sensori di angolo cieco, telecamere di parcheggio e frenata d’emergenza anticollisione sarebbero invece altamente desiderabili. Tuttavia non vorrei niente di più; in particolare, dopo varie prove non mi fido dell’Autopilot di Tesla attuale (vi spiegherò perché in un’altra occasione).
  • Gestione via app. Vorrei poter monitorare da remoto l’andamento della sessione di ricarica e attivare da remoto aria condizionata e riscaldamento, per poter entrare in auto senza sciogliermi di caldo o gelare per il freddo.
  • Tempi di consegna. Non ho fretta, ma non vorrei neanche dover aspettare sei mesi o più dal momento dell’ordine.
  • Vicinanza del concessionario. Prima o poi un guasto o un problema può capitare e quindi avere un concessionario che sta a pochi chilometri dal Maniero Digitale è importante. Questo è un punto a sfavore particolarmente per Tesla, la cui officina più vicina (Milano) è attualmente ad almeno 100 km dal Maniero e oltre frontiera. Quella in Svizzera è a 200 km (Cham).
  • Garanzia. La durata della garanzia, soprattutto di quella sul pacco batteria, è importante: visto il costo elevato di cambiare questo componente essenziale dell’auto, devo essere sicuro di avere copertura per un numero significativo di anni (almeno cinque o sei).

Questi criteri riducono le candidate alle seguenti auto, di cui più sotto trovate le schede dettagliate (i litri indicano la capienza del bagagliaio):

  • Hyundai Kona 2020 64 kWh (47.150 CHF; 365 km; 75 kW DC; 332 litri)
  • Opel Ampera-e (42.790 CHF; 310 km; 50 kW DC; 381 litri)
  • Kia e-Niro 2020 64 kWh (52.900 CHF; 345 km; 100 kW DC; 451 litri)

Solo per confronto, aggiungo i dati di questa:

  • Tesla Model 3 Standard Range Plus (45.980 CHF; 295 km; 170 kW DC; 542 litri)

Come? Nessuna Tesla fra le candidate?

Già. La Tesla Model 3 rientrerebbe nei criteri come prezzo (45.980 CHF in versione base), ma è una berlina sportiva, e per me è decisamente troppo bassa. Una volta seduti è comoda, ma entrarne e uscirne è per me (e non solo per me) piuttosto disagevole, e non sto certo diventando più atletico col passare degli anni. Forse la funzione easy entry che alza elettricamente il volante e sposta indietro il sedile e lo alza può venirmi incontro (aggiornamento: l’ho provata e in effetti migliora un po’ le cose, almeno per il conducente). Dietro è piuttosto stretta e la seduta è bassa, anche se potrei cavarmela con un cuscino di rialzo (ho provato e funziona; ci ho dormito come un bambino).

Inoltre il bagagliaio, pur essendo molto capiente (542 litri), ha un’apertura ridotta (non è un portellone) e quindi non è adatto ai carichi ingombranti che talvolta devo portare.

Sono tutti difetti sopportabili, ma nel mio caso particolare non aiutano. Chi non ha queste mie restrizioni troverà invece, confrontando i prezzi e le caratteristiche, che la Model 3 offre davvero moltissimo in più rispetto alle concorrenti.

Prezzo Model 3: 45.980 CHF (Model 3 Standard Range Plus base, 47,5 kWh usabili).
Leasing: 3,4% (7000 CHF acconto, 36 mesi a 647 CHF/mese, 19.312 CHF di maxirata finale).
Autonomia autostradale: 295 km; secondo Teslike, 314 km a 130 km/h, 344 km a 120 km/h.
Velocità di carica rapida: fino a 170 kW DC (picco) / 11 kW AC.
Rete di ricarica: Sì. 
Posizione di guida alta: No, verificata.
Abitabilità posteriore: Scarsa, verificata.
Bagagliaio: 542 litri. 
Sedili riscaldati: Anteriori e (in opzione attivabile via software a pagamento) posteriori.
Guida assistita: Cruise control adattivo.
Gestione via app: Sì, e molto sofisticata.
Tempi di consegna: Alcuni mesi (ma ci sono anche esemplari in pronta consegna).
Vicinanza del concessionario: a 100 km dal Maniero.
Garanzia: “Veicolo base – 4 anni oppure 80.000 km, a seconda dell’eventualità che si verifica per prima. Batteria e unità motore – 8 anni o 160.000 km, a seconda dell’evento che si verifica per primo”.
Note: La versione Long Range Dual Motor (70 kWh) ha 435 km di autonomia ma costa un po’ troppo per il mio budget (55.980 CHF).

La Model Y, invece, ha un portellone grande e ha probabilmente una seduta alta e spaziosa anche dietro, oltre a sedili posteriori parzialmente reclinabili che mi farebbero molto comodo quando sono passeggero, ma costa attualmente ben oltre i limiti del mio budget: 63.000 CHF (59.000 euro) nella versione meno cara oggi ordinabile, la Long Range Dual Motor. Inoltre non sarà disponibile in Europa prima del 2021, salvo sorprese, e non vorrei aspettare così a lungo. Inoltre non so se per quell’epoca esisteranno ancora incentivi cantonali (abito in Canton Ticino) per le auto a emissioni zero. Per ora non si sa se e quando verranno offerte versioni a prezzi più bassi. Se dovesse scendere sotto i 50.000 CHF, potrebbe rientrare nelle candidate.

In teoria potrei anche fare quello che ho fatto con la mia prima auto elettrica: comprarne una usata. Ci sono delle Tesla Model S del 2014 e 2015 da 32.900 a 44.900 CHF che rientrerebbero comodamente nel mio budget. Ma la Model S è immensa: ideale per i grandi viaggi, con un bagagliaio enorme, però difficile da parcheggiare una volta arrivati a destinazione. Ho guidato per anni un’auto da cinque metri e so quanto è bello avere un’auto capiente ma anche quanto si tribola.

Inoltre un’elettrica usata avrebbe pochi anni di garanzia residua sulla batteria: un rischio che posso permettermi di correre con il prezzo di un’automobilina come la mia attuale Peugeot iOn, ma non con quello di una Model S. In più resterebbero sempre i problemi della seduta molto bassa e dell’abitabilità posteriore molto modesta.

Prima che me lo chiediate: la Model X, il SUV di Tesla, avrebbe un’abitabilità perfetta per il mio caso e un bagagliaio infinito, ma è ancora più ingombrante della Model S ed è ben oltre il mio limite di spesa anche usata.

Le Tesla attuali sono insomma auto splendide, ipertecnologiche, piene di chicche, ideali per un geek, con i bonus dell’aggiornabilità del software che riduce il normale invecchiamento del veicolo, di una velocità di ricarica altissima (fino a 250 kW sulle colonnine Tesla predisposte) che compenserebbe l’autonomia un pochino risicata della versione base e di una rete di ricarica dedicata, finezze come la memoria personalizzata dell’assetto dei sedili a seconda del conducente, la dashcam omnidirezionale, il Sentry Mode antifurto e gli specchietti che si orientano verso il basso durante le manovre, ma purtroppo non fanno al caso mio per la loro forma e/o per il loro prezzo.

La distanza del concessionario (compensata solo in parte dal servizio a domicilio offerto dai Tesla Ranger) è un altro fattore sfavorevole, anche se recentemente è comparso sul sito Tesla l’annuncio “Coming soon” per un centro di assistenza a Lugano.

Le maniglie a filo carrozzeria sono scomode; le portiere senza cornice sono una complicazione che causa disagi. Lo sblocco d’emergenza dei posti posteriori in caso di mancanza totale di alimentazione (improbabile ma possibile, specialmente in caso di incidente) è complicato a livelli quasi criminali in alcuni modelli: nelle Model S è un cavetto da cercare ad altezza caviglie; nelle Model X è un cavetto nascosto dietro la griglia degli altoparlanti; nelle Model 3 non c’è proprio, come nota allegramente l’Emergency Response Guide a pagina 27; nelle Model Y è nascosto nella tasca della portiera.

Sblocco d’emergenza delle portiere dall’interno nelle Tesla Model S.

Alla Dama del Maniero, poi, non vanno per nulla a genio l’interfaccia minimalista e tutta touch (persino per direzionare la ventilazione) delle Model 3 e la revocabilità o modificabilità imponibili in qualunque momento da parte di Tesla, e anch’io non ne sono del tutto convinto (guidare di notte con il buio al posto del tradizionale cruscotto, per esempio, è inquietante e richiede assuefazione).

Dopo una serie di prove su strada, inoltre, ritengo che l’attuale Autopilot sia spesso potenzialmente pericoloso per natura (spiegherò perché in un altro articolo) e quindi non lo userei quasi mai, accontentandomi (si fa per dire) del mantenimento di distanza offerto dal cruise control adattivo.

Inoltre non voglio un’auto che mi causi ansia perché attira le attenzioni di ladri e vandali e che purtroppo nel clima bilioso attuale rischia di farmi passare per “uno di quei fighetti con l’elettrica”. Preferisco un’auto più discreta, che posso parcheggiare ovunque senza l’ansia di doverla sorvegliare a vista.

Se dovessi prendere una decisione emotiva, insomma, basandomi solo sulla passione e mandando al diavolo il buon senso, ordinerei subito una Model 3 blu con interni bianchi e mi stamperei sulla faccia un sorriso permanente per i prossimi dieci anni, rinnovato da ogni aggiornamento software che mi arriva. Ma devo fare il buon padre di famiglia ed essere pratico e razionale.

Nessuna delle candidate mi appassiona ed entusiasma, e nessuna vincerà mai premi per l’estetica, ma sono auto dannatamente pratiche.

Le altre escluse

Mi limito alle auto già sul mercato o di imminente uscita (entro metà 2020). Quindi non considero veicoli promessi ma non ancora disponibili, tipo la Volkswagen ID.3 Mid Range, che per ora è poco più di una fantasia e ha anche grossi problemi software, da riparare un esemplare per volta in officina. Si stimano 320 km di autonomia autostradali e 385 litri di bagagliaio. Ne riparleremo quando sarà possibile provarla.

Ho scartato la Nissan LEAF (da 47.600 CHF in versione da 62 kWh) soprattutto per via della sua scelta di un connettore CHAdeMO per la ricarica rapida. Le colonnine che offrono questo connettore sono poche rispetto a quelle che offrono il connettore CCS, che è lo standard europeo.

Ho escluso anche la Opel Corsa-e e la Peugeot e208 principalmente perché i posti posteriori sono strettissimi (e anche la portiera posteriore è assurdamente stretta) e il bagagliaio è minimo (rispettivamente 309 e 265 litri). Per il resto, sono ottime auto, con carica molto rapida (100 kW), ma non fanno per me.

Niente da fare anche per la Peugeot e-2008: autonomia insufficiente (250 km autostradali) con i suoi 47 kWh, a fronte di un grande bagagliaio (405 litri) e di una carica rapida a 100 kW.

La Hyundai Ioniq è una delle auto elettriche più efficienti sul mercato, ma comunque la sua batteria da 38 kWh non le permette di fare più di 240 km autostradali. Inoltre 

La Renault Zoe è interessante, specialmente nella versione con batteria a noleggio, ma il bagagliaio è troppo piccolo (338 litri) e l’autonomia è leggermente insufficiente (250 km autostradali) per le mie esigenze.

La DS3 Crossback ha un’autonomia realistica insufficiente (250 km autostradali) e un bagagliaio piccolo (350 litri). Inoltre l’estetica interna a rombi è per me orrida.

Fra le prossime uscite, la Fisker Ocean avrebbe la forma, il bagagliaio e il prezzo (37.500 USD in USA) giusti, ma non sarà disponibile prima del 2022. Le dimensioni sono un po’ abbondanti (4,64 m di lunghetta, 1,93 di larghezza).

Hyundai Kona EV Amplia 2020 64 kWh

Prezzo: 47.150 CHF (offerta di un concessionario).
Leasing: 0,9% (7000 CHF acconto, 36 mesi a 723 CHF/mese, 15.600 CHF di maxirata finale).
Autonomia autostradale: 365 km.
Velocità di carica rapida: 75 kW DC / 10.5 kW AC (modello trifase).
Rete di ricarica: Nessuna rete dedicata.
Posizione di guida alta: Sì, verificata.
Abitabilità posteriore: Sì, verificata.
Bagagliaio: 332 litri (leggermente inferiore a quello della Mokka, ma c’è un doppio fondo sfruttabile aggiuntivo; ci stanno 5 banana box).
Dimensioni: Lunghezza 418 cm, larghezza 180 cm.
Sedili riscaldati: Solo anteriori.
Guida assistita: Cruise control adattivo, mantenimento di corsia, assistenza angolo morto, allarme traffico trasversale posteriore.
Gestione via app: Sì, si chiama Bluelink. Ricarica programmabile, monitoraggio livello di carica, impostazione riscaldamento/aria condizionata.
Tempi di consegna: Sei mesi.
Vicinanza del concessionario: a pochi km dal Maniero.
Garanzia: 5 anni sul veicolo, 8 anni sulla batteria.
Note: La versione Amplia ha i sedili in stoffa (che preferisco rispetto a quelli in pelle delle versioni superiori). Carica frontale praticissima. Esiste anche una versione con batteria da 39 kWh che a listino costa 32.990 CHF (Pica); con le dotazioni di guida assistita sale a 43.900 CHF (Amplia) e ha 225 km di autonomia autostradale reale. L’autonomia WLTP è stata di recente aumentata dell’8% rispetto ai valori precedenti (da 449 a 484 km WLTP) grazie a pneumatici a bassa resistenza al rotolamento e ad interventi sul telaio (Vaielettrico; Hyundai.de).
Sito: Hyundai.ch.

Opel Ampera-e 2020 60 kWh

Prezzo: 42.790 CHF (offerta di un concessionario).
Leasing: 4,59%.
Autonomia autostradale: 310 km.
Velocità di carica rapida: 50 kW DC / 7.4 kW AC.
Rete di ricarica: Nessuna rete dedicata.
Posizione di guida alta: Sì, verificata e comodissima.
Abitabilità posteriore: Sì, verificata e molto spaziosa. Seduta alta e molto spazio per le gambe, davanti e dietro.
Bagagliaio: 381 litri (5 banana box).
Sedili riscaldati: Solo anteriori.
Guida assistita: Cruise control NON adattivo, mantenimento correttivo della corsia, assistente di parcheggio e frenata automatica d’emergenza.
Gestione via app: Riscaldamento e AC, monitoraggio stato di carica.
Tempi di consegna: 2 mesi.
Vicinanza del concessionario: a pochi km dal Maniero.
Garanzia: 8 anni o 160.000 km sulla batteria.
Note: Dopo una prima selezione, l’ho scartata perché il servizio di soccorso integrato OnStar finirà a fine 2020, non verrà sostituito e la sua cessazione bloccherà anche tutte le funzioni di gestione remota (essenziali in un’auto elettrica) e perché sta uscendo di produzione, anche se la gemella americana Chevrolet Bolt continua ad evolversi (altre info qui): varrà poco o nulla in caso di rivendita. Peccato: l’auto per il resto è notevolissima. L’abitabilità interna è semplicemente eccezionale, sia davanti sia dietro. I sedili sono disponibili soltanto in pelle. La versione proposta non ha telecamere panoramiche che facilitano le manovre con una vista simulata dall’alto (nonostante siano indicate nel manuale) e ha solo una telecamera frontale e quella di retromarcia. La mia recensione (anche video) è qui. I finestrini sono di tipo classico con telaio. La carica laterale anteriore è meno pratica di quella frontale, ma assolutamente accettabile grazie alla posizione alta. Se non fosse in procinto di perdere le funzioni di gestione remota, sarebbe l’auto elettrica perfetta per me. Crash test EuroNCAP: 4/5.
Sito: versione olandese; versione svizzera. Forum USA: Chevybolt.org.

Kia e-Niro 2020 64 kWh

Prezzo: 49.900 CHF più 3000 CHF per kit opzioni (versione da 64 kWh).
Leasing: 3,9% (a 25.000 km/anno e con 7000 CHF di acconto: 36 mesi a 996 CHF/mese, 12.480 CHF di riscatto; 60 mesi a 843 CHF/mese, 535 CHF di riscatto).
Autonomia autostradale: 345 km.
Velocità di carica rapida: 100 kW DC (teorici; 75 kW reali) / 7.2 kW AC. 
Rete di ricarica: Nessuna rete dedicata. 
Posizione di guida alta: Sì, ma non ancora verificata.
Abitabilità posteriore: Non ancora verificata.
Bagagliaio: 451 litri.
Sedili riscaldati: Anteriori ventilati e riscaldati, posteriori riscaldati (tutto solo con kit opzioni).
Guida assistita: Cruise control adattivo (forse come opzione). Assistente di angolo morto, sensori di parcheggio anteriori, avviso di traffico trasversale in retromarcia (solo con kit opzioni).
Gestione via app: Da determinare. 
Tempi di consegna: Da determinare.
Vicinanza del concessionario: a pochi km dal Maniero.
Garanzia: 7 anni.
Note: Disponibile in Svizzera da fine marzo/inizio aprile 2020. Finestrini classici con telaio. Batte Kona in questo video di What Car. Interni molto più capienti e pratici, specialmente nella fila posteriore. 3000 CHF di kit opzioni obbligano ad avere sedili in pelle nella versione ma danno riscaldamento a pompa di calore, presa 220 V posteriore (utilissima per il mio lavoro con laptop), memoria delle posizioni dei sedili multi-conducente e assistenza di guida. Sblocco automatico delle portiere in caso di impatto (versione UK). Bocchette di ventilazione posteriori. La velocità di carica teoria di 100 kW si ha solo in particolari circostanze e per brevi periodi; normalmente l’auto carica a circa 77 kW.
Sito: Kia.ch. Disponibile anche sul sito britannico; le specifiche UK sono qui (PDF); depliant UK. Recensione su Ars Tecnica (maggio 2020).

Per il momento, insomma, sulla carta l’auto più promettente è la Kia e-Niro: ha il bagagliaio più grande, una delle due autonomie maggiori e la dotazione più completa. Il prezzo, però, è parecchio alto; vedremo cosa mi proporranno i concessionari. La Kona è una via di mezzo: costa parecchio meno della e-Niro a fronte di un bagagliaio leggermente piccolo. L’Ampera è la soluzione a costo più basso, con un bagagliaio accettabile ma senza assistenza alla guida e purtroppo, da fine 2020, senza gestione remota; ha anche 35-55 km di autonomia in meno delle concorrenti.

Una delle sorprese di questo confronto è la scoperta che la Tesla Model 3 dimostra di offrire moltissimo come dotazioni e prestazioni a un prezzo molto competitivo (solo 3000 CHF in più di un’Ampera-e che sta uscendo di produzione ed è molto meno equipaggiata). Peccato che per il mio caso specifico sia un’auto disagevole. Aggiornerò questo articolo man mano che ci saranno novità.

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