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La “tanica di benzina” per le auto elettriche

Si dice spesso che uno dei problemi delle auto elettriche è che se si scarica
completamente la batteria non c’è un equivalente pratico della tanichetta di
benzina che si usa per le auto a carburante. 

Con un veicolo a benzina o diesel, se si resta senza carburante basta farsi
portare a un distributore, riempire una tanichetta, tornare all’auto e
versarne il contenuto nel serbatoio (oppure farsi portare una tanichetta di
carburante da un amico o da un servizio di soccorso stradale). Con i veicoli
elettrici non è così facile: normalmente si chiama un carro attrezzi e ci si
fa trasportare fino alla colonnina più vicina oppure serve un veicolo di
soccorso apposito con una batteria dedicata.

Detto fra noi: la vera soluzione al problema è
fermarsi a caricare prima che finisca la batteria. L’indicatore di
carica della batteria avvisa con ampio anticipo e notevole precisione quando
entra in “riserva”, e a quel punto ci si deve recare alla colonnina più
vicina, senza se e senza ma. In emergenza va bene qualunque presa elettrica.
Tutto qui. In quattro anni di guida elettrica non sono mai rimasto a piedi; in trentacinque anni di guida a benzina sono stato tradito un paio di volte
dall’imprecisione della spia della riserva.

A parte questo, la “tanichetta elettrica” comincia a essere praticabile. Il
video qui sotto mostra Bjørn Nyland, un recensore di veicoli elettrici
piuttosto popolare online, che soccorre una automobilista elettrica usando una
batteria trasportabile.

Questa batteria trasportabile fornisce solo qualche chilometro di autonomia,
ma in effetti è tutto quello che serve per arrivare alla colonnina più vicina
(o a casa, nel caso mostrato nel video). Quasi sempre, infatti, si resta con
la batteria a terra a pochissima distanza dalla destinazione o da un punto di
ricarica, per cui è sufficiente appunto reimmettere qualche kWh di energia.

La parte più difficile, paradossalmente, è rassicurare la persona in
difficoltà e rispettare la sua privacy. Una donna sola, magari di notte come
in questo video, che si vede avvicinare da un altro automobilista potrebbe
preoccuparsi. Se poi l’automobilista dice che guarda caso ha una batteria di
soccorso a bordo e si offre di attaccarla all’auto, i sospetti possono
facilmente aumentare. E gesti di buon cuore come offrirsi di accompagnarla
fino a casa per assicurarsi che non rimanga appiedata di nuovo rischiano di
essere interpretati male.

Prevengo subito una domanda inevitabile: no, agli automobilisti elettrici non
conviene tenere a bordo una “tanichetta elettrica” per le emergenze. A parte
il loro costo non trascurabile (circa 2000 euro), questi apparecchi sono molto
pesanti, e quindi la loro massa riduce l’autonomia di alcuni chilometri.
Magari proprio di quei chilometri che permetterebbero di arrivare a
destinazione senza restare a piedi.

C’è una soluzione migliore: si chiama V2L (Vehicle to Load). Alcune
auto elettriche recenti (per esempio Hyundai Ioniq) permettono di usare la
batteria dell’auto stessa per caricarne un’altra. In questo modo non si porta
in giro zavorra extra e si è sempre pronti a prestare soccorso. Inoltre in
emergenza (per esempio in caso di blackout) la
batteria dell’auto diventa una fonte di energia elettrica molto abbondante per
illuminazione, riscaldamento o altre necessità. Può anche essere usata come fonte di energia fuori dalle emergenze, per esempio su un cantiere o in case non allacciate alla rete elettrica.

Questa funzione V2L purtroppo non è presente nelle Tesla e a mio avviso è una delle loro lacune tecniche principali; sarebbe ora di renderla standard. La mia piccola Peugeot iOn, classe 2011, ha già da tempo la predisposizione per usare la sua batteria da 16 kWh come fonte di energia d’emergenza.

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