Il blog del film Knowing – Segnali dal futuro mi ha invitato a rispondere ad alcune delle asserzioni di Giulietto Chiesa sull’11 settembre e ne è venuto fuori un articolo con parecchie novità, inedite anche per chi segue il debunking undicisettembrino da tempo, mostra come i complottisti si siano dimostrati i migliori amici di chi vuole nascondere la verità, e si conclude con dodici domande che credo troverete utili nelle discussioni per stroncare i vostri amici sedotti dall’indiscutibile fascino del Grande Complotto. La prima parte è stata pubblicata stamattina qui.
Ai cocciuti che ancora pensano che il Pentagono fu colpito da un missile Cruise regalo questo confronto in scala fra un Cruise e un Boeing 757. Cari ottusangoli, ditemi come sarebbe possibile, secondo voi, per 55 testimoni oculari vedere quella matitina in basso e scambiarla per il bestione con le ali che le sta sopra.
A tutti coloro che invece ne hanno piene le tasche di queste storie, segnalo il prossimo film con George Clooney. Si intitola The Men Who Stare at Goats e racconta la storia, purtroppo vera, di quando i militari USA finanziarono la ricerca nelle tecniche paranormali, credendo di poter creare una stirpe di guerrieri con superpoteri di precognizione, persuasione e uccisione a distanza. Credevano seriamente di poter uccidere le capre con la forza del pensiero (da cui il titolo), semplicemente fissandole.
Che c’entra con l’11 settembre? Semplice: come ho già accennato in altre occasioni, uno dei membri di questa stirpe, quello che nel trailer del film cerca di attraversare un muro usando i suoi poteri psichici, è Albert Stubblebine. Che è uno degli esperti citati da Giulietto Chiesa e da Massimo Mazzucco a supporto delle teorie di complotto sull’11 settembre. Già faceva ridere tragicomicamente sentire la scena descritta nel libro omonimo (in italiano s’intitola Capre di guerra), ma vederla rende ancora più forte l’impatto, se mi passate il gioco di parole. E questi sarebbero gli esperti di Giulietto?
Il complottismo undicisettembrino è finito per inettitudine dei suoi sostenitori, ma le indagini per capire meglio cosa accadde quel giorno proseguono per dissipare la cortina fumogena stesa dai cospirazionisti. Trovate gli approfondimenti su Undicisettembre.info.
11/9, adesso le domande le facciamo noi ai complottisti
Uno dei tormentoni dei complottismi di tutti i generi è la frase “Ma noi stiamo soltanto facendo domande, non si può?”, detta dai vari complottisti con quel tono da vittima che li fa sembrare perseguitati da una furibonda mandria di inquisitori antidemocratici e intolleranti. Che noia.
Certo che si può: ma bisogna anche ascoltare le risposte. Specialmente se provengono dagli esperti anziché dai dilettanti.
Dopo otto anni di complottismo undicisettembrino, adesso la pazienza è finita e io e i miei colleghi non intendiamo più rincorrere le infinite domande di chi è già stato colto mille volte a contar frottole. Adesso le domande le facciamo noi. Vediamo se i guru del complottismo sono capaci di rispondere.
D’accordo con i colleghi di Undicisettembre.info, ho redatto dodici domande per i complottisti undicisettembrini. Le trovate pubblicate nella seconda parte dell’intervista che ho fatto per il blog del film Segnali dal Futuro.
Disponibili già due anni fa le foto “inedite” dell’11 settembre
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “marco.bram********” e “andrea_sacc****” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Si è parlato molto delle foto “inedite” delle Torri Gemelle scattate durante l’attentato dell’11 settembre 2001 e pubblicate dai giornali in questi giorni.
È bene che queste foto emergano all’attenzione del pubblico, perché mostrano la vera estensione degli incendi che certa gentucola continua a negare pur di restare attaccata alle proprie fantasie di complotto, ma in realtà le immagini erano già disponibili da tempo in Rete come parte di una serie più ampia. Il gruppo Undicisettembre d’indagine sulle tesi di complotto, di cui faccio parte, le ha in archivio da almeno due anni.
Se volete delle informazioni davvero inedite sugli attentati dell’11 settembre, c’è un’intervista a Lenny Curcio, uno dei vigili del fuoco che partecipò ai soccorsi al World Trade Center: è disponibile in traduzione italiana e in originale inglese.
Oggi ho completato un esperimento durato parecchi mesi: scrivere e pubblicare un libro senza ricorrere a una casa editrice. Non che io abbia qualcosa contro le case editrici in quanto tali, per carità. Hanno un ruolo fondamentale nel distribuire i libri e far conoscere i loro autori.
Però mi hanno sfiancato i loro tempi tecnici lunghissimi, le sofferte reimpaginazioni malfatte, le revisioni arbitrarie (non dimenticherò mai la mia citazione di Neuromancer che divenne New Romancer, manco avessi scritto un libro sulla musica anni 80) e le modifiche scriteriate dettate dall’ufficio marketing. E’ (anche) per questo che non pubblico più libri da tempo.
Così ho cercato una soluzione che mi permettesse di riprendere il controllo completo del processo di produzione, dall’impaginazione (fattibile anche con OpenOffice.org) alla grafica alla tiratura alla scelta del formato, e di evitare che altri mettessero mano al mio testo senza chiedermelo. Non che io sia infallibile, ma visto che il nome in copertina è il mio, se ci devono essere errori, che siano almeno colpa mia. Ho cercato anche una soluzione rapida, adatta ai tempi di oggi, del tipo “io ti mando il PDF e tu entro una settimana mi mandi il libro stampato”.
Dopo aver esaminato vari siti di editoria istantanea o self-publishing, fra cui il popolare Lulu.com, ho scelto Ilmiolibro.it, presso il quale ho messo in vendita (a prezzo di costo, 9,30 euro) Zerobubbole Pocket, il libro che ho scritto con il Gruppo Undicisettembre per segnalare gli oltre 110 errori del video Zero di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi: quello che sostiene una contraddittoria miscela di teorie di complotto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001.
Mi serviva un testo pronto, non troppo lungo, con un po’ d’immagini e di formattazione complessa, e avevo pronto quello, così l’ho reimpaginato per il formato pocket, ho generato il PDF, e in un battibaleno ho ottenuto il libro: un oggetto tangibile, a colori e in un pratico formato tascabile, che si può ordinare online e arriva per posta comodamente a casa. Dopo tanti PDF e blog, la sensazione tattile di vedersi fra le mani il frutto delle proprie fatiche letterarie diventa straordinariamente appagante. O forse sono io che sono feticista.
Il testo del libro è comunque disponibile in formato PDF gratuito, con licenza Creative Commons, per chi preferisce risparmiare e rinunciare alla comodità e al piacere di sfogliare la carta o vuole effettuare ricerche nel testo, ed è sfogliabile direttamente qui sotto grazie a Scribd.
Se l’esperimento piacerà a voi quanto è piaciuto a me, riprenderò a scrivere e pubblicare libri sui vari argomenti che ho seguito in questi anni: dai diritti digitali all’obsolescenza dei formati alle nuove tecniche di giornalismo online alle bufale grandi e piccole. I prossimi progetti, già in cantiere, riguardano lo sbarco sulla Luna e le famigerate “scie chimiche”. Fatemi sapere.
Di Zerobubbole Pocket esiste anche una traduzione francese, Zéro Pointé, liberamente scaricabile e realizzata dai colleghi Jérôme Quirant e Rudy Reichstadt dei siti francesi di debunkingConspiracywatch.info e Bastison.net, dato che il video di Chiesa e Fracassi è stato presentato anche in Francia.
Self-publishing all’atto pratico
Iscriversi a Ilmiolibro.it è gratuito. Si crea un account e si caricano i propri testi (come PDF, se volete il controllo totale dell’impaginazione, o in altri formati, compreso Word). La copertina va caricata separatamente come immagine grafica, se ne volete una personalizzata; altrimenti potete scegliere dai modelli predefiniti offerti dal sito. Si possono scegliere vari formati, immagini a colori o in bianco e nero, e copertine rigide o morbide. Soprattutto, trattandosi di un servizio di stampa, non c’è alcuna cessione di diritti: quello che scrivete resta vostro, e vi limitate a dare a Ilmiolibro.it il permesso di stampare e vendere il vostro testo.
Vendere, appunto: bisogna quindi dare le coordinate bancarie del conto sul quale si vogliono ricevere i guadagni delle (eventuali) vendite. Potete scegliere un prezzo a piacere, purché sia pari o superiore al prezzo minimo di produzione definito dal sito. Un libro pocket di 88 pagine con illustrazioni a colori, come ho scelto io, viene a costare appunto 9,26 euro (che ho portato a 9,30 per far cifra tonda) oppure circa 5 euro in bianco e nero. Ilmiolibro.it offre un pratico servizio di preventivazione online automatico.
Tutto molto bello, ma i problemi ci sono. La formula d’acquisto è un po’ disincentivante, perché per comperare bisogna creare un account: lo fanno molti siti, ma è ridicolo. E’ come se andassi in libreria e mi chiedessero la carta d’identità per comperare un libro.
Poi c’è il costo di spedizione. Si va a peso, per cui si pagano 5,95 euro più IVA per le spedizioni fino a un chilo. Questo significa che una singola copia di un libro come Zerobubbole Pocket, spedita a casa, passa da 9,30 a circa 15 euro. E’ vero che il costo di spedizione può essere spalmato su più libri, come si fa per gli acquisti presso Amazon e simili, e c’è la comodità di non dover uscire a cercare nelle librerie, ma è comunque un discreto ostacolo. Per un aspirante editore di se stesso conviene forse farsi spedire a casa un certo numero di copie e poi venderle in occasione di apparizioni pubbliche.
L’interfaccia di Ilmiolibro.it è un po’ complessa e inflessibile: soprattutto non consente ripensamenti una volta che si è cliccato su “visto si stampi” (etichetta ingannevole, dato che in realtà non viene stampato nulla ma semplicemente si fissa il contenuto del libro). A differenza di Scribd, Ilmiolibro.it non consente di caricare una versione aggiornata o corretta del testo: occorre creare da capo una nuova edizione. Questo può falsare le classifiche di vendita.
Un altro aspetto curioso è che quando qualcuno effettua un acquisto, i suoi dati (nome, cognome, indirizzo e codice fiscale) vengono comunicati all’autore. Non capisco quale sia l’utilità di questa misura piuttosto invadente.
Funzionerà il self-publishing, o è solo un esercizio di vanità? Non lo so: molti servizi online sono nati come sfoghi di vanità personali e poi sono maturati diventando qualcosa di diverso. E’ anche per questo che sto facendo l’esperimento. E’ sicuramente un canale di comunicazione in più, che permette di raggiungere chi è refrattario ai lettori digitali di libri e in generale alla lettura online. Un libro di carta si porta in spiaggia senza problemi, un Kindle meno. E’ un servizio molto comodo per piccole tirature di manualistica da realizzare in tempi stretti.
Di certo, però, non risolve il problema fondamentale di ogni autore: farsi conoscere. Ed è questo, probabilmente, il ruolo che avranno in futuro gli editori, non più consumatori di carta, ma selezionatori e promotori di talenti. A patto di sapersi adeguare ai tempi che cambiano.
Nuova immagine dell’Apollo 11, nuove indagini anticomplottismo
La sonda automatica LRO ha fotografato in maggiore dettaglio il sito di allunaggio dell’Apollo 11, e si vede persino la traccia delle impronte di Neil Armstrong dirette verso l’unico cratere significativo che ebbe tempo di visitare:
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University
Ci sono ancora domande, cari zucconi lunacomplottisti?
Per chi non può venire, il convegno sarà visibile anche in streaming: ahimè a pagamento, e anche salato, perché il servizio costa e la CIA, le multinazionali del farmaco e il Nuovo Ordine Mondiale non ci finanziano, mentre i Rettiliani sono indietro con i pagamenti. Le info sono qui e la demo è qui.
Intanto prosegue il lavoro sull’11/9, perché la quantità di documenti nuovi è enorme e permette di esplorare dettagli che prima erano quasi sconosciuti. Abbiamo chiuso i commenti per evitare il fiume di insulti e di polemiche sterili (con il complottismo in declino secondo gli ultimi sondaggi, restano in giro solo gli ottusangoli) e dedicarci di più ai contenuti: i commenti e le osservazioni sono comunque inviabili via mail. John, uno degli autori del gruppo Undicisettembre, ha iniziato questa nuova fase di lavoro esplorando una delle cosiddette “zone grigie” di quel giorno: il mistero del viaggio a Portland di due terroristi che rischiò di far perdere loro il tragico appuntamento di quella limpida mattina di settembre. I nuovi dati e le ipotesi che ne scaturiscono sono in questo articolo.
11/9: rivista scientifica pubblica articolo pro-complotto. E ne accetta uno di parole a caso
Qualche tempo fa i complottisti undicisettembrini hanno esultato perché hanno ottenuto la pubblicazione in una rivista scientifica, l’Open Chemical Physics Journal, di un loro articolo che “dimostrava” la presenza di sostanze esplosive nelle Torri Gemelle.
Secondo loro, in particolare secondo uno degli autori, Steven Jones, l’articolo era stato “sottoposto a un rigoroso riesame [peer review] con molte pagine di commenti duri che hanno richiesto al nostro gruppo MESI di esperimenti e studi supplementari.” A suo dire, era stato “il peer review più difficile che ho mai subìto”.
Adesso salta fuori che la medesima casa editrice, la Bentham Science Publishers, aveva accettato per la pubblicazione nella propria rivista Open Information Science Journal anche un articolo-burla intitolato Deconstructing Access Points (letteralmente, “Decostruzione di access point”) composto automaticamente da un software, SCIgen, che imita lo stile degli articoli scientifici ma usa parole prese a caso. Un esempio:
In questa sezione vengono discussi gli studi esistenti sugli alberi rossi-neri, le valvole elettroniche e il materiale didattico [10]. Analogamente, il recente lavoro di Takahashi suggerisce una metodologia volta a fornire modalità robuste, ma non offre un’implementazione [9].
In originale:
In this section, we discuss existing research into red-black trees, vacuum tubes, and courseware [10]. On a similar note, recent work by Takahashi suggests a methodology for providing robust modalities, but does not offer an implementation [9].
L’articolo fasullo era stato creato da Philip Davis, statunitense laureato in biblioteconomia e scienza dell’informazione presso la Cornell University di Ithaca, nello stato di New York, e Kent Anderson, membro del comitato editoriale del New England Journal of Medicine, come riferisce Davis stesso.
La beffa è raccontata in dettaglio nel blog Undicisettembre insieme ad altri esempi di articoli-esca creati per verificare la reale qualità del controllo editoriale delle riviste scientifiche. Che non sono affatto tutte uguali, per cui non bisogna prendere per oro colato un articolo soltanto perché è stato pubblicato in una rivista che si dichiara “scientifica”.
Chissà se ora i complottisti che avevano pubblicato con tanto entusiasmo la notizia della loro apparente emancipazione “scientifica” pubblicheranno anche questo sbugiardamento imbarazzante dell’editore che li ha ospitati.
Undicisettembre, il blog di smontaggio tecnico delle teorie cospirazioniste sugli attentati dell’11 settembre 2001 al quale ho il piacere di collaborare insieme ad esperti di settore, ha da poco superato il milione di accessi. Vorrei ringraziare pubblicamente tutti gli autori del blog e tutti coloro che, spesso con preghiera di anonimato, operando gratuitamente e spesso rimettendoci di tasca propria, hanno collaborato a questo traguardo in questi due anni di ricerca e discussione.
Gli schemi di fondo che legano bufale e teorie di complotto
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Il 29 gennaio sono stato ospite del Master in Comunicazione della Scienza presso la SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste per offrire agli studenti una presentazione-dibattito sui meccanismi e gli schemi comuni di bufale e teorie di complotti, insieme a Massimo Polidoro, Lorenzo Montali, Stefano Bagnasco e Steno Ferluga del CICAP, e con la moderazione e conduzione di Fabio Pagan. L’incontro era riservato agli iscritti al Master.
Purtroppo mi devo rassegnare al fatto che mi manca il tempo di realizzare un montaggio che ripulisca le magagne della mia ripresa video improvvisata e in particolare compensi la pessima visibilità delle immagini scure della presentazione: un problema peraltro presente anche dal vivo. Così sto caricando i video su Blip.tv (Youtube fa le bizze con l’HD) in forma grezza, così come sono usciti dalla telecamera, in stile “piuttosto che niente, meglio piuttosto”, e pubblico a parte il PDF della presentazione.
Ecco i video grezzi:
Qui sotto invece trovate la presentazione (tranne i filmati incorporati, che qui sono sostituiti da immagini statiche): gli utenti di SlideShare possono scaricarla in formato PDF.
Per chi vuole seguire o riprendere da un blocco specifico:
Prima parte: introduzione di Fabio Pagan, importanza delle bufale, premesse psicologiche, danni causati.
Seconda parte: ancora danni, perché ci casca chiunque, effetti dell’avvento di Internet.
Terza parte: altri effetti dell’avvento di Internet, qualche esempio di bufala (Bonsaikitten, gatti con le ali).
Quarta parte: altri esempi di bufala (cinesi mangiabambini, appelli per donazioni di sangue, bufale politiche su Bush, Kerry, Berlusconi, Palin)
Quinta parte: bufale tecnologiche (grande blackout del 2003, cellulari e popcorn, marketing virale, Mentos e Coca-Cola).
Sesta parte: bufale tecnologiche (buchi neri prodotti dal CERN), grandi bufale che diventano ipotesi di complotto: 11 settembre.
Ottava parte: complotti lunari, scie chimiche, delitto Kennedy; schemi ricorrenti. Fine della presentazione.
Nona parte: domande degli studenti. Chiedo scusa per la periodica perdita di messa a fuoco della telecamera, che non era presidiata.
Aggiungo una nota a proposito della paternità del termine cinematografico McGuffin, che nella presentazione ho usato per indicare l’elemento concreto ma irraggiungibile intorno al quale ruotano immancabilmente le teorie di complotto (la scia nel caso delle scie chimiche, le foto e i filmati nel caso dell’11/9, di JFK e della Luna) e senza il quale una teoria di complotto non può attecchire per mancanza di qualcosa su cui arrovellarsi e discutere interminabilmente.
Nella presentazione l’ho citato come termine usato da Spielberg e Lucas per indicare l’oggetto-perno della trama dei loro film, ma l’origine del termine è in effetti hitchcockiana come osservato da chi, a fine sessione, mi ha chiesto una verifica di paternità: in questo senso segnalo la pagina di Wikipedia inglese dedicata al termine, che raccoglie molte fonti interessanti.
Spielberg e Lucas l’hanno reintrodotto (nei commenti ai DVD di Indiana Jones e Guerre Stellari) cambiandone leggermente l’accezione: secondo loro, il McGuffin non dev’essere un oggetto del quale al pubblico non importa nulla e che serve solo a far avanzare la trama, ma deve essere un oggetto emotivamente significativo che “al pubblico dovrebbe importare quasi quanto gli eroi e i cattivi che duellano sullo schermo”. Il film “funziona” in base all’efficacia del McGuffin: l’Arca dell’Alleanza o il Santo Graal in Indiana Jones, per esempio.
L’articolo scientifico che “dimostrava” la demolizione delle Torri Gemelle è sbufalato. Dai complottisti
Segnalo brevemente un articoletto che riassume l’ultima trovata del teatrino dei complottisti undicisettembrini. L’articolo pro-complotto pubblicato da una rivista scientifica è stato etichettato come “scienza spazzatura” e il suo autore principale è stato definito un “rimbambito capro espiatorio oppure puro disinformatore”. Dai debunker? Macché. Dagli stessi complottisti.
Che tristezza.
Adesso voglio vedere come i vari Chiesa, Mazzucco e Bosco spiegheranno queste lotte intestine. O intestinali, per citare le parole ancora più crude di un altro cospirazionista verso i suoi compagni: Eric Hufschmid.
Il complottismo undicisettembrino s’è ormai sciolto come la neve sporca all’arrivo del sole, e così il lavoro di ricerca sugli attentati può spostarsi dallo smontaggio delle tesi alternative assurde per ricordare e capire meglio quegli eventi già così stranamente remoti.
Hammer, uno degli autori del blog Undicisettembre, ha intervistato Greg Trevor, uno dei sopravvissuti degli attentati alle Torri Gemelle. Ne è uscito un resoconto che trascende il mero sbufalamento delle teorie complottiste e ci pone con emozione di fronte ai mille drammi umani di quel giorno. Trovate l’intervista qui.