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Dove vanno a finire le foto mandate tramite WhatsApp?

Dove vanno a finire le foto mandate tramite WhatsApp?

Rispondo pubblicamente a una domanda che arriva da Mariana, una docente di scuola media: ci sono informazioni ufficiali e dettagliate su dove vanno a finire le foto che ci si manda tramite WhatsApp?

Sì, ci sono: l’informativa sulla privacy di WhatsApp parla molto chiaro.

WhatsApp non archivia i messaggi dell’utente durante la normale prestazione dei Servizi. Una volta consegnati, i messaggi (compresi chat, foto, video, messaggi vocali, file, e informazioni sulla posizione condivise) vengono eliminati dai nostri server. I messaggi dell’utente vengono archiviati sul suo dispositivo. Se non è possibile consegnare immediatamente un messaggio (ad esempio se l’utente è offline), lo archivieremo nei nostri server fino a 30 giorni nel tentativo di consegnarlo. Se dopo 30 giorni il messaggio non è stato ancora consegnato, verrà eliminato. Per migliorare le prestazioni e consegnare i messaggi con contenuti multimediali in modo più efficiente, ad esempio quando molte persone condividono una foto o un video famoso, archivieremo tale contenuto nei nostri server per un periodo più lungo.

…La crittografia end-to-end significa che i messaggi degli utenti sono criptati per essere protetti dall’essere letti da WhatsApp e da terze parti.

Inoltre le informazioni sulla crittografia di WhatsApp dichiarano che sono criptati messaggi, foto, video, messaggi vocali, documenti, aggiornamenti di stato e chiamate:

When end-to-end encrypted, your messages, photos, videos, voice messages, documents, status updates and calls are secured from falling into the wrong hands.

In altre parole, una foto mandata via WhatsApp rimane sui computer di WhatsApp solo fino a che arriva sullo smartphone dell’ultimo dei destinatari; poi viene cancellata, e in ogni caso WhatsApp dichiara di non poterla vedere.

Tuttavia il prezzo per questa protezione è indicato nell’informativa sulla privacy:

L’utente accetta di fornirci regolarmente i numeri di telefono dei contatti presenti nella rubrica del suo dispositivo mobile, compresi quelli degli utenti dei nostri Servizi e degli altri contatti. L’utente conferma di essere autorizzato a fornirci tali numeri.

Se usate WhatsApp, insomma, date a WhatsApp (e quindi a Facebook e a terzi) il permesso di leggersi tutti i numeri di telefono che avete in rubrica, compresi quelli che vi sono stati affidati con la preghiera di tenerli riservati.

Sul fronte del diritto d’autore, infine, non è vero che le foto diventano proprietà di WhatsApp o di Facebook: l’informativa legale dice chiaramente:

WhatsApp non rivendica la proprietà delle informazioni inviate dall’utente in relazione all’account WhatsApp.

e che

Allo scopo di consentirci di rendere disponibili e fornire i nostri Servizi, l’utente concede a WhatsApp una licenza globale, non esclusiva, senza royalty, che può essere concessa come sub-licenza e trasferibile per utilizzare, riprodurre, distribuire, creare lavori derivativi, visualizzare ed eseguire le informazioni (compresi i contenuti) che carica, invia, memorizza o riceve sui nostri Servizi o tramite essi. I diritti concessi nella presente licenza sono destinati esclusivamente a rendere disponibili e fornire i nostri Servizi (ad esempio al fine di mostrare l’immagine del profilo e il messaggio di stato, trasmettere i messaggi, archiviare i messaggi non consegnati nei nostri server fino a 30 giorni durante i quali tenteremo di consegnarli e secondo le altre modalità descritte nella nostra Informativa sulla privacy).”

Quindi WhatsApp ha solo un diritto temporaneo d’uso, oltretutto limitato all’uso per fornire i servizi di WhatsApp.

Antibufala: allarme per le foto delle caramelle di droga a forma di orsetti

Antibufala: allarme per le foto delle caramelle di droga a forma di orsetti

Sta circolando, soprattutto su WhatsApp, un allarme a proposito di presunte pastiglie di droga confezionate a forma di orsetto per spacciarle ai bambini delle scuole elementari. L’allarme è accompagnato dalla foto mostrata qui accanto e da un testo di questo genere:

“Salve a tutti,oggi mi hanno mandato questa foto e segnalato che come potete vedere sembrano caramelle a forma di orsacchiotto, ma purtroppo così non è, sembra sia una nuova droga che si sta inserendo addirittura nelle scuole elementari per adescare i bambini, io personalmente sono rimasta letteralmente scioccata! Vi chiedo una cortesia: chi ha amici con bambini sia alle elementari, che alle medie faccia girare questa foto e avvisi i genitori. Grazie a tutti. Stiamo arrivando davvero a livelli paurosi … Dio mio!”

Ma come spiega il sito antibufala Snopes.com in un’indagine apposita, si tratta di un falso allarme. La foto in sé è autentica, nel senso che mostra davvero delle pastiglie di ecstasy a forma di orsetto, ma il contesto è falso.

L’immagine risale infatti al 2016 e si riferisce al consumo da parte di adulti: quindi non mostra pastiglie ritrovate nelle scuole elementari in Italia o in Svizzera. Inoltre non c’è nessuna prova che l’ecstasy sia spacciato ai bambini usando questa forma per attirarli: in realtà queste sostanze vengono smerciate in pastiglie che hanno moltissime forme differenti. Ed è estremamente implausibile che degli spacciatori tentino di vendere ecstasy ai bambini delle elementari, che cinicamente parlando non sono un mercato particolarmente ricco e promettente; è ancora meno credibile che gli spacciatori la regalino, visto che il contenuto mostrato nella foto avrebbe un valore commerciale di qualche centinaio di euro.

Questo non ha impedito a quest’immagine di essere usata anche da siti autorevoli come illustrazione del fenomeno delle forme insolite di pastiglie di stupefacenti, ma la forma infantile non indica affatto che si tratta di un prodotto destinato ai bambini.

Concentrarsi su una forma specifica di pastiglia e usarla come indicatore di pericolo, invece di parlare del problema degli stupefacenti in generale, rischia di creare confusione e distrarre dal tema centrale, esattamente come sta avvenendo in questi giorni con la psicosi per il Blue Whale Challenge. Non importa che forma hanno: mai accettare caramelle dagli sconosciuti.

Stati o Storie in WhatsApp, Instagram, SnapChat, Facebook: la moda del momento

Stati o Storie in WhatsApp, Instagram, SnapChat, Facebook: la moda del momento

Credit: Salvatore Aranzulla

Ultimo aggiornamento: 2017/02/28 16:45.

Nei social network è scoppiata la mania delle “Storie”: sequenze di immagini, video, emoji e testi che si compongono man mano nel corso della giornata e poi si cancellano automaticamente 24 ore dopo la loro creazione iniziale. SnapChat, Instagram e Facebook le offrono già da tempo: ufficialmente da oggi 24 febbraio, ma in realtà da qualche giorno, le introduce anche WhatsApp, chiamandole però Stati (Status nella versione inglese).

WhatsApp in apparenza è l’ultimo arrivato in questo campo, ma in realtà
lo Stato esiste in WhatsApp sin dal 2009 e anzi era la sua unica
funzione, dato che l’app a quei tempi era concepita per far sapere a tutti come si
stava. Era solo testo, senza immagini, ma c’era. Oggi lo Stato compare in una veste decisamente più moderna, visiva e adatta ai tempi. È un modo comodo e non invadente per tenere aggiornati gli amici su come sta andando la nostra giornata.

Per procurarsi questa novità occorre avere la versione più recente dell’app di WhatsApp, disponibile per Android, iOS e Windows Phone: la nuova voce Stato si trova in basso a sinistra, accanto a Chiamate, Fotocamera, Chat e Impostazioni.

Creare uno Stato in WhatsApp è semplicissimo: si tocca l’icona Stato e si scatta una foto o si registra un video (oppure li si prende già fatti dalla propria galleria). Per aggiungere una foto o un video a uno Stato già iniziato, si tocca Stato e si poi tocca l’icona di aggiornamento in alto a destra. Esaminando il proprio Stato si può vedere un contatore di quanti lo hanno già visto: toccando l’occhio accanto al contatore si può sapere esattamente chi ha visto lo Stato e si può anche cancellarlo.

Per vedere invece lo Stato di qualcun altro (se lo ha reso visibile a voi) vi basta toccare la voce Stato e poi scegliere il suo nome dall’elenco.

Anche gli Stati di WhatsApp, come tutte le comunicazioni effettuate con questa app, sono protetti dalla cosiddetta “crittografia end-to-end”, per cui in sostanza sono difficili da intercettare; è inoltre possibile scegliere a chi renderli visibili (per esempio a tutti i contatti della rubrica, a tutti tranne alcuni, oppure ancora soltanto a contatti selezionati). Mi raccomando, scegliete bene a chi decidete di rendere visibili i vostri Stati: per esempio, siete sicuri di volerli condividere tutti con i vostri colleghi di lavoro?

Quest’improvvisa passione di tutti i social network per gli Stati o le Storie non è casuale: le Storie sono infatti un punto di forza di SnapChat, concorrente di Instagram e di WhatsApp, per cui sembra proprio che Facebook (che possiede sia Instagram, sia WhatsApp) abbia deciso di stroncare Snapchat copiando la funzione prediletta di questo social network e offrendola ai propri utenti, che sono quasi 2 miliardi e si combinano con quelli di WhatsApp (1,2 miliardi mensili) e con quelli di Instagram, dove 150 milioni di persone pubblicano una Storia ogni giorno.

Riusciranno a reggere a quest’assalto massiccio i 156 milioni di utenti giornalieri di SnapChat? È proprio il caso di dire che è una… Storia tutta da scoprire.




Fonti: Ars Technica, Vincos.it, TechCrunch, Mashable, Salvatore Aranzulla. 

WhatsApp attiva l’antifurto: verifica in due passaggi

WhatsApp attiva l’antifurto: verifica in due passaggi

Ultimo aggiornamento: 2017/02/17 11:05.

WhatsApp ha finalmente attivato l’antifurto, o più precisamente la verifica in due passaggi: una tecnica contro il furto di account già adottata da tempo da Facebook, Instagram, Google, Apple e molti altri servizi di Internet. Questa verifica in due passaggi in gergo tecnico si chiama autenticazione a due fattori e risolve una lacuna di sicurezza importante, che consentiva finora a un aggressore di rubare un account WhatsApp sapendo soltanto il numero di telefonino della vittima e sfruttando alcune astuzie informatiche.

Per abilitare la verifica in due passaggi, che è disponibile sia per dispositivi iOS di Apple, sia per dispositivi Android di tutte le marche, andate nelle Impostazioni di Whatsapp, scegliete la voce Account e poi scegliete Verifica in due passaggi. Se non c’è, provate ad aggiornare l’app di WhatsApp: forse ne state usando una versione vecchia.

 

In questa voce Verifica in due passaggi scegliete Abilita.

 A questo punto immettete un codice di accesso a sei cifre, da tenere segreto…

…digitatelo una seconda volta per confermarlo, prendetene nota per non perderlo, immettete facoltativamente un indirizzo di mail da usare se vi dimenticate il codice numerico…

… e il gioco è fatto.

Questo codice numerico non vi verrà chiesto ogni volta che usate WhatsApp, ma solo ogni tanto, per evitare che ve lo dimentichiate. A parte questo, sarà necessario digitarlo soltanto quando cambiate smartphone o se volete aggiungere al vostro account WhatsApp un altro numero di telefono o un altro dispositivo. Cosa più importante, con questo antifurto un ladro informatico, per rubarvi l’account, dovrebbe conoscere il vostro codice e anche avere accesso a uno dei vostri dispositivi abilitati a usare WhatsApp: una situazione decisamente improbabile.

Se non avete un indirizzo di mail da affidare a WhatsApp, non c’è problema: l’antifurto funziona lo stesso. Per contro, se avete dato un indirizzo di mail a WhatsApp, fate attenzione se ricevete delle mail che contengono inviti a disabilitare questa verifica in due passaggi: se non le avete richieste voi, sono dei tentativi di furto che questa nuova protezione ha sventato.

La verifica in due passaggi può sembrare una complicazione inutile, ma provate a chiedere a qualcuno a cui hanno rubato l’account come si sente ora che i suoi messaggi e le sue foto sono visibili al ladro, che potrebbe usarli per ricattarlo.

Provate questa nuova misura di sicurezza: mal che vada, potete sempre disabilitarla, e potete farlo anche se non ricordate il codice numerico o l’indirizzo di mail che avete impostato: basta infatti rientrare nelle Impostazioni, scegliere Verifica in due passaggi e poi Disabilita.

Una volta tanto, insomma, avere maggiore sicurezza anche in WhatsApp è facile. Non approfittarne sarebbe davvero un peccato. E anche se secondo le indagini di Andrea Draghetti ci sono delle lacune importanti, questa novità è comunque un deterrente e un ostacolo in più per i malintenzionati opportunisti.


Fonte: The Hacker News.

La “falla” di WhatsApp non è una falla: appello degli informatici per fare chiarezza

La “falla” di WhatsApp non è una falla: appello degli informatici per fare chiarezza

Pochi giorni fa il giornale britannico The Guardian ha pubblicato un articolo che segnala una “backdoor” in WhatsApp: una falla di sicurezza che, secondo il Guardian, “consentirebbe di intercettare i messaggi cifrati”.

La notizia ha causato una certa apprensione fra i tantissimi utenti di WhatsApp, soprattutto nei paesi nei quali manca la libertà di espressione e WhatsApp viene usato anche per discutere di argomenti vietati, ma gli esperti di sicurezza hanno smentito seccamente l’articolo del Guardian e hanno firmato in massa una lettera aperta, scritta dalla ricercatrice in informatica e sociologia Zeynep Tufekci della University of North Carolina. Anche Whisper Systems, che è responsabile della protezione crittografica usata in WhatsApp e in Signal, è intervenuta per dire che “non c’è nessuna backdoor in WhatsApp”.

La lettera aperta nota che la notizia del Guardian è stata ripresa dai media turchi governativi e dissidenti e anche l’ente governativo turco che prende tutte le decisioni di sorveglianza e censura si è affrettato a dichiarare che WhatsApp è insicuro. Queste preoccupazioni hanno indotto molti a passare agli SMS e a Facebook Messenger, che sono forme di comunicazione decisamente insicure.

Quella che il Guardian ha definito “backdoor” è in realtà una situazione particolare che un aggressore troverebbe estremamente difficile da sfruttare: la gestione di nuove chiavi crittografiche. Quando un utente cambia dispositivo o SIM e quindi cambia queste chiavi, WhatsApp gli consegna comunque i messaggi in sospeso e poi avvisa il mittente che il destinatario ha cambiato dispositivo (Signal fa il contrario: blocca l’invio fino a che il mittente accetta il cambio di chiavi).

In sintesi, questa presunta falla richiede “un avversario capace di fare molte cose difficili” che avrebbe “molti altri modi di raggiungere il proprio bersaglio” e comunque riguarderebbe “solo quei pochi messaggi non consegnati, se ne esistono, fra il momento in cui il destinatario cambia telefono e il mittente riceve un avviso”.

Molto rumore per nulla, insomma: se usate WhatsApp, continuate pure a usarlo.

Allarme WhatsApp, messaggi intercettabili? Un momento

Allarme WhatsApp, messaggi intercettabili? Un momento

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/14 18:20.

Stanno comparendo molti articoli, soprattutto sui giornali generalisti, che parlano di una falla di sicurezza, addirittura di una backdoor, in WhatsApp che permetterebbe di intercettarne i messaggi. L’origine sembra essere questo articolo del Guardian.

Premetto subito che se vi state affidando a WhatsApp per tutelare la vostra privacy avete preso un grosso granchio (come i fratelli Occhionero dello scandalo EyePyramid di pochi giorni fa, i cui messaggi WhatsApp compromettenti sono stati intercettati). WhatsApp è di proprietà di Facebook, una società il cui core business è farsi i fatti vostri e venderli, e quindi ha poco incentivo a tutelare la riservatezza di qualcuno. Tant’è vero che WhatsApp condivide dati con Facebook da agosto 2016 e non c’è modo di impedirglielo. Se avete cose veramente delicate da comunicare tramite dispositivi digitali, lasciare perdere WhatsApp e procuratevi qualcosa di indipendente e robusto (per esempio Signal, Wickr e simili).

Mi manca il tempo di scrivere un articolo approfondito, ma in estrema sintesi l’allarme è stato un po’ gonfiato, secondo Ars Technica.

Prima di tutto, non si tratta di una backdoor. Il problema di sicurezza di WhatsApp non consente un monitoraggio continuo di un account a insaputa del proprietario e non è quindi una “porta sul retro” nel senso informatico convenzionale del termine.

Il rischio è limitato. Il problema riguarda il comportamento di WhatsApp quando un utente cambia chiave crittografica: normalmente WhatsApp non avvisa l’utente di questo cambio, che avviene per esempio quando si cambia telefonino e teoricamente sarebbe sfruttabile solo da un aggressore che avesse risorse molto sofisticate (accesso a un server WhatsApp o al protocollo SS7 della rete cellulare, per esempio) e anche così consentirebbe di intercettare un solo messaggio per volta. Esistono tecniche più pratiche.

Niente panico, insomma. Ma se volete attivare la notifica di WhatsApp in caso di cambio di chiave per maggiore scrupolo e per sapere quando avviene un cambio, andate nelle sue impostazioni di sicurezza e fatelo.

Allarme per messaggi-truffa su WhatsApp

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Mi stanno arrivando numerose segnalazioni di un allarme che circola su WhatsApp con un testo di questo genere:

* Urgente molto urgente … *

Si prega di passare a tutti !!!

Non rispondere ai seguenti numeri:
+375602605281,
+37127913091
+37178565072
+56322553736
+37052529259
+255901130460
o qualsiasi numero che inizi con il:
+375, +371, +381, +255 ecc. ecc.
Non dovete rispondere. Se rispondete dovete riagganciare subito. Non dovete assolutamente richiamare. Potrebbero copiare l’elenco dei vostri contatti in 3 secondi.
Se avete dati sensibili come quelli del conto banca o i
dati della carta di credito sul telefono, possono copiarli.
Chiamano da paesi stranieri..
+375 È dalla Bielorussia.
+371 È il codice per Lativa.
+381 Serbia
+ 563- Valparaiso
+ 370- Vilnius
+ 255- Tanzania
Inoltre, non bisogna assolutamente premere
# 90 o # 09
sul vostro cellulare se  chiesto da qualsiasi chiamante.
Si tratta di un nuovo trucco per accedere alla scheda SIM, effettuare chiamate a vostre spese e f potrebbero farvi incorrere in problemi con la giustizia.
Inoltrare questo messaggio a tutti gli amici, fermiamoli.

La regola sempre valida è che una notizia senza fonte non è una notizia: è un pettegolezzo. Per cui non va inoltrata se non ci sono conferme. E in questo caso non ce ne sono. No, il fatto che l’avete ricevuta dal vostro amico, che è uno intelligente e ha un lavoro importante, non è una garanzia, a meno che non sia un esperto di telefonia.

L’allarme puzza di bufala. Vediamo le sue singole affermazioni:

– “Potrebbero copiare l’elenco dei vostri contatti in 3 secondi.” Molto improbabile. Non viene specificato il tipo di telefonino (Android? iPhone?) o la versione di Android/iOS che sarebbe vulnerabile.

– “+375 È dalla Bielorussia. +371 È il codice per Lativa. +381 Serbia. + 563- Valparaiso. + 370- Vilnius. + 255- Tanzania”. Che cosè la Lativa? Il prefisso +371 è quello della Lettonia, che in inglese si dice Latvia. Quindi questo appello è una pessima traduzione di un originale inglese.

Con questo indizio basta fare una ricerca in Google per trovare un sito antibufala, Hoax-Slayer, che ha un’indagine su un allarme simile, pubblicata nel 2012 e aggiornata nel 2015. Quest’indagine indica che si tratta di un falso allarme. È comunque corretto il consiglio di non richiamare questi numeri, ma è una regola generale: se fate una chiamata internazionale, verso qualunque numero (non solo questi), probabilmente pagherete la chiamata e la pagherete anche un bel po’. Il sistema telefonico funziona così, non c’è niente di speciale.

– “non bisogna assolutamente premere # 90 o # 09”. Questa parte della panzana gira almeno da dieci anni, come raccontavo qui, ed è una bufala che risale addirittura al 2001, secondo F-Secure.

– “Inoltrare questo messaggio a tutti gli amici, fermiamoli.” No. Non inoltrate questa bufala: fermatela.

No, Facebook NON ha detto che vuole chiudere WhatsApp

No, non è vero che Facebook ha dichiarato che intende staccare la spina a WhatsApp. La bufala è riportata dal Secolo XIX, Il Sole 24 Ore, Repubblica e da altre testate, che l’hanno presa, capendola male e senza alcuna verifica, dal Daily Mail britannico, nota cloaca di qualunque scemenza.

L’ho già detto, ma lo ripeto: prendere notizie informatiche dal Daily Mail è come prendere notizie di ginecologia da una rivista porno. Eppure non è la prima volta che il giornalismo italofono attinge alle panzane di quel giornale e si dimostra incapace di tradurre dalle lingue straniere.

Cari giornalisti italiani, ma è davvero difficile imparare una lezioncina semplice? Qualcosa del tipo NON SI COPIA DAL DAILY MAIL? Ed è davvero difficile imparare un po’ d’inglese o chiedere a chi lo sa?

E, come al solito, dov’è l’Ordine dei Giornalisti quando succedono queste cialtronate?

Tutti i dettagli di questa ennesima figuraccia sono su Wittgenstein.it.

Come funziona l’avviso di Whatsapp per negare la condivisione di dati con Facebook

Come funziona l’avviso di Whatsapp per negare la condivisione di dati con Facebook

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/10/18 8:50.

Molti lettori, dopo aver letto il mio articolo sulla nuova condivisione di dati fra WhatsApp e Facebook, sono perplessi dal fatto di non aver trovato sui propri smartphone le opzioni che ho descritto e che sono anche delineate nelle apposite istruzioni di WhatsApp. Niente panico: è solo questione di tempo, ma prima o poi compaiono.

Le ho infatti viste comparire su uno degli account WhatsApp di test che gestisco. Ecco la schermata che è comparsa spontaneamente quando ho aperto WhatsApp sull’iPhone associato a quell’account.

Ho toccato Leggi ed è comparsa questa opzione:

Ho toccato il selettore ed è apparso questo avviso:

Poi ho toccato Accetto. Quindi abbiate fiducia e pazienza: magari non subito, ma WhatsApp vi darà l’opzione che state cercando.

2016/10/18: Per chi legge questo articolo a distanza di tempo, aggiungo che l’opzione è stata offerta soltanto fino al 25 settembre 2016.

WhatsApp passerà dati a Facebook

WhatsApp passerà dati a Facebook

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale del 2016/08/26. Ultimo aggiornamento: 2016/10/13 23:45.

A parole WhatsApp difende la privacy degli utenti offrendo automaticamente la crittografia end-to-end del contenuto dei messaggi, ma in realtà sta iniziando a condividere le informazioni degli utenti con Facebook, che ha acquistato WhatsApp nel 2014 per circa 22 miliardi di dollari.

Secondo il suo recente annuncio, le informazioni che verranno raccolte e condivise sono il tipo di sistema operativo, la risoluzione dello schermo, l’operatore telefonico usato, un identificativo del dispositivo, il numero di telefonino e il prefisso internazionale dell’utente e la frequenza con la quale l’utente apre WhatsApp: informazioni più che sufficienti a profilare con precisione ciascun utente.

Lo scopo, dice WhatsApp, è consentire a Facebook di offrire agli utenti del social network delle pubblicità più mirate (e viceversa offrire agli inserzionisti ancora più dettagli personali delle vite degli utenti).

Chi vuole negare almeno in parte questa condivisione dei suoi dati fra WhatsApp e Facebook può seguire le istruzioni apposite: in sintesi, quando compare nell’app la proposta di accettare le nuove condizioni d’uso (circa settemila parole), bisogna toccare Leggi per leggere il loro testo completo e poi toccare la casella accanto alle parole Condividi le informazioni del mio account per togliere il segno di spunta sulla condivisione dei dati con Facebook. La proposta non compare immediatamente a tutti gli utenti: può volerci un po’ di tempo, ma alla fine arriva, come ho documentato personalmente qui.

Fonte: WhatsApp

Chi ha già accettato ha 30 giorni di tempo per andare in Impostazioni – Account e disattivare la voce Condividi info account.

Fonte: WhatsApp

WhatsApp aveva promesso di restare indipendente da Facebook nonostante l’acquisizione, ma la promessa è durata poco (non è stata violata formalmente, ma nella sostanza sì). Vale, come sempre, la solita regola: chi usa un’app fornita gratuitamente da un’azienda che invece l’ha pagata miliardi di dollari deve aspettarsi prima o poi di essere trattato non come cliente, ma come prodotto.

Negli Stati Uniti è già partita un’azione di opposizione formale a livello federale a questa condivisione di dati. L’iniziativa è dell’Electronic Privacy Information Center, una delle principali associazioni per la difesa dei diritti digitali del paese.

Fonti aggiuntive: Gizmodo, Bloomberg, Gizmodo, Fortune, Sophos, BBC, Ars Technica, Gizmodo.