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Whatsapp

Non lasciate incustodito il vostro smartphone e non prestatelo, specialmente se usate WhatsApp

Non lasciate incustodito il vostro smartphone e non prestatelo, specialmente se usate WhatsApp

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Tenere d’occhio lo smartphone è una raccomandazione ovvia, eppure capita spesso di vedere utenti che disinvoltamente lo prestano ad amici o semplici conoscenti per permettere loro di mandare un messaggio sui social oppure lo lasciano addirittura incustodito confidando nel blocco dello schermo. Ma c’è una tecnica che consente di usare quei pochi istanti di distrazione per rubare un account WhatsApp, secondo The Hacker News.

Tutto quel che serve è sapere il numero di telefonino della vittima e avere accesso al suo smartphone (non importa se iPhone, Android o Windows Phone), anche se è bloccato. Non è una vulnerabilità di WhatsApp: è una caratteristica del funzionamento del suo sistema di gestione degli account.

In sintesi, l’aggressore crea su un telefonino nuovo un account WhatsApp usando il numero di telefono della vittima. Durante il processo di creazione dell’account, WhatsApp chiama il telefonino della vittima e fornisce un PIN che serve per autenticare l’account; all’aggressore basta rispondere alla chiamata e memorizzarne il PIN. Tutto qui.

L’unico rimedio pratico è non lasciare mai incustodito il proprio smartphone. Come capita spesso in informatica, se l’aggressore ottiene un accesso fisico, non c’è software che tenga.

No, da sabato mattina i messaggi di WhatsApp non diventeranno a pagamento

No, da sabato mattina i messaggi di WhatsApp non diventeranno a pagamento

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “mjdbbu” e “a.cancel*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2014/10/08.

Sta circolando un appello che annuncia che i messaggi di WhatsApp non saranno più gratuiti e cominceranno a costare un eurocent ciascuno a partire da “sabato mattina” e che l’app costerà un euro al mese.

Sabato mattina whatsapp diventerà a pagamento se hai almeno venti contatti manda questo messaggio a loro. Così risulterà che sei un utilizzatore assiduo il tuo logo diventerà blu e resterà gratuito. (ne hanno parlato al tg).

Whatsapp costerà 0,01€ al messaggio. Mandalo a venti persone. Salve siamo Andy e Jonh i direttori di watsapp. Qualche mese fà vi abbiamo avvertito che da quest’ estate watsapp non sarebbe stato più gratuito; noi facciamo sempre ciò che diciamo, infatti, le comunchiamo che da oggi watsapp avrá il costo di 1 euro al mese. Se vuole continuare ad utilizzare il vostro accaunt gratuitamente invi questo messaggio a 20 contatti nella  sua rubrica, se lo farà, vi arriverá un sms dal numero: 123#57 e vi comuncheranno che watsapp per LEI è gratis!!! GRAZIE…. e se non ci credete controllate voi stessi sul nostro sito (www.watsapp.com). ARRIVEDERCI. Quando lo farai la luce diventerà blu.

(se nn lo manderai l’agenzia di whatsapp ti attiverà il costo ).

Se fosse vero, ci sarebbe qualche indicazione nell’app e sul sito di WhatsApp. Ma non c’è, e anche il link citato nell’appello punta a un sito farlocco (manca la H in Whatsapp) che al momento raccoglie solo visite di chi abbocca all’allarme senza farsi domande.

Come al solito, l’appello è strutturato in modo da restare sempre attuale (ogni sette giorni sarà un “sabato mattina” come citato nel testo) e contiene forme di apparente autenticazione totalmente inutili (“ne hanno parlato al tg”, senza dire quale, di che canale e in che data).

Fra l’altro, il riferimento a “Andy e Jonh” [sic] è preso di peso da un altro appello-bufala che ripeteva lo stesso copione per MSN e che risale al 2005. Una bella dimostrazione del fatto che quando si manda in giro letame digitale, rimane in giro per sempre, come la spazzatura buttata in mare. Dite quindi ai vostri amici di piantarla e di non essere così boccaloni: stanno contribuendo a inquinare Internet. Alcuni di loro si arrabbieranno; altri vi ringrazieranno. Forse i primi non si meritano la vostra amicizia.

Aggiornamento (2014/10/08)

Una delle FAQ di WhatsApp (immagine qui accanto) dice esplicitamente (anche se con una grammatica decisamente traballante) che “Per tutti i telefoni WhatsApp è gratuito per il primo anno. Dopo del quale avrai l’opzione di abbonarti ad un altro anno di servizio per 0,89 euro.”

WhatsApp attiva le chiamate vocali, ma solo per Android e BlackBerry

WhatsApp attiva le chiamate vocali, ma solo per Android e BlackBerry

Se usate WhatsApp su Android o BlackBerry, provate ad aggiornarla e a vedere se ora include l’icona delle chiamate vocali: dovrebbe farlo dalla versione 2.12.19 in poi.

L’agognata funzione, promessa mesi fa, è stata disponibile finora soltanto usando tecniche piuttosto complesse ed è stata oggetto di truffe che promettevano fraudolentemente l’attivazione anticipata delle chiamate: ora viene attivata automaticamente in modo progressivo, con grande gioia degli utenti, come annunciato da WhatsApp stessa.

Restano esclusi dalla festa per ora coloro che usano dispositivi non Android (per esempio iPhone o Windows Phone): dovranno aspettare ancora qualche settimana, stando alle dichiarazioni di Brian Acton, cofondatore di WhatsApp, a meno che se la sentano di affrontare le acrobazie di un jailbreak.

Come per qualunque app di messaggistica, va ricordato che i servizi di WhatsApp sono gratuiti soltanto se ci si collega a Internet tramite Wi-Fi o se si ha un contratto che include la trasmissione dati a forfait; inoltre, se si è all’estero o comunque in roaming, valgono le costose tariffe di roaming dati. Controllate bene le vostre condizioni di contratto prima di scatenarvi a sperimentare le chiamate vocali.

Attenzione a Whatsappchiamate e agli altri siti che promettono di attivare chiamate vocali in WhatsApp

Attenzione a Whatsappchiamate e agli altri siti che promettono di attivare chiamate vocali in WhatsApp

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “nico@font*” e grazie alla segnalazione di “gio*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

WhatsApp sta attivando davvero l’opzione di effettuare chiamate vocali, ma fate attenzione ai siti che promettono di attivarla per voi se solo invitate un certo numero di amici, come fa per esempio Whatsappchiamate.com: sono inganni che vi fanno sorbire pagine su pagine di pubblicità e alla fine non vi attivano un bel niente ma guadagnano sulle visualizzazioni degli spot.

Intorno all’attivazione delle chiamate vocali in WhatsApp c’è molto interesse, sin da quando fu annunciata ufficialmente per il secondo trimestre del 2014 al Mobile World Congress, ed esistono realmente vari modi per attivarla sperimentalmente (a rischio e pericolo di chi ci prova) prima del lancio ufficiale: sono descritti per esempio da Cnet, Androidpit e IBTimes. Ma questi modi non c’entrano nulla con il reclutamento di amici ai quali mandare inviti.

I siti che vi chiedono di fare inviti sono soltanto truffe messe in atto da chi vuole guadagnare sulla popolarità di WhatsApp e sull’ansia di novità degli utenti che non sanno aspettare. Non fa nessuna differenza se la segnalazione di cliccare su uno di questi siti vi arriva da una persona fidata: vuol dire semplicemente che quella persona ha abboccato all’inganno e crede di farvi un favore condividendo con voi quello che crede essere un trucchetto vantaggioso. È più prudente lasciar perdere e aspettare che WhatsApp attivi ufficialmente la funzione di chiamata vocale.

Fonti aggiuntive: Androidorigin, Androidpit, Deccanchronicle.

Come scambiare messaggi davvero privati fra Android e iOS

Come scambiare messaggi davvero privati fra Android e iOS

I messaggi “privati” proposti da molti social network in realtà non sono affatto privati: il gestore del social network li può leggere, e vengono trasmessi via Internet senza particolari protezioni. Se volete comunicare in modo davvero privato attraverso un dispositivo digitale servono soluzioni differenti, basate sulla crittografia.

Per gli smartphone Android c’è per esempio l’app gratuita TextSecure, che consente di scambiare facilmente messaggi cifrati, soltanto con altri utenti Android della stessa app. Il sistema di cifratura usato da TextSecure è lo stesso usato da WhatsApp a partire da novembre 2014 per la versione Android, e ha il pregio importante di essere open source: il suo funzionamento e il suo codice sono liberamente ispezionabili per verificare che non contengano falle o funzioni spia. La Electronic Frontier Foundation ha compilato una tabella comparativa della sicurezza delle app di messaggistica.

TextSecure, però, non c’è per i dispositivi iOS, per cui non è possibile usarlo per fare comunicazioni cifrate fra utenti iOS e Android. Ma adesso è arrivata la versione 2.0 di Signal, un’app gratuita per iOS che offre gli stessi servizi e la stessa trasparenza di TextSecure per gli utenti di iPhone e ha il vantaggio di essere compatibile con TextSecure. Non c’è da sorprendersi: entrambi sono prodotti dalla stessa azienda, la Open Whisper Systems.

In pratica, quindi, ora è possibile comunicare in modo realmente riservato, scambiando immagini, testi e anche telefonate, fra smartphone Apple e Android: sul primo si usa Signal 2.0, sul secondo si usa TextSecure in abbinamento con RedPhone per le comunicazioni a voce.

Naturalmente la riservatezza delle comunicazioni non viene garantita soltanto dall’uso di un’app. Servono anche comportamenti sicuri: va ricordato che se qualcuno mette le mani sul vostro smartphone o quello del vostro interlocutore, o se il vostro interlocutore mostra i messaggi a qualcun altro, la sicurezza è comunque compromessa. Custodite con attenzione il vostro smartphone, insomma.

WhatsApp cifra tutto. Finalmente

WhatsApp cifra tutto. Finalmente

Uno dei punti deboli della sicurezza di WhatsApp, la popolarissima applicazione di messaggistica, è sempre stato il fatto che i messaggi viaggiavano su Internet sostanzialmente senza cifratura e quindi era facilissimo intercettarli, per esempio stando sulla stessa rete Wi-Fi usata da uno degli interlocutori.

Adesso questa vulnerabilità è stata risolta introducendo la cifratura, perlomeno per la versione Android dell’app; chi usa WhatsApp su iOS continua per ora a non beneficiare di questa protezione, che verrà estesa ai dispositivi iOS prossimamente. Si tratta, fra l’altro, di cifratura end-to-end, ossia da un capo all’altro della comunicazione: vuol dire che neppure WhatsApp può sapere il contenuto dei messaggi scambiati. Inoltre il sistema di cifratura utilizzato è pubblicamente ispezionabile (open source).

Va sottolineato che questa cifratura, almeno inizialmente, non riguarda i messaggi di gruppo, le foto o i messaggi video; e come sottolineano anche le FAQ di WhatsApp, se qualcuno ha accesso fisico al telefonino di uno degli interlocutori può probabilmente leggere i messaggi senza troppa fatica. La cifratura di WhatsApp non risolve, infine, uno dei principali problemi di privacy di quest’app: il fatto che legga tutti i numeri di telefonino presenti nella rubrica dell’utente e li mandi a WhatsApp (che fa parte della galassia di Facebook) per vedere quali numeri appartengono ad altri utenti WhatsApp.

Whatsapp a pagamento: la bufala non è diventata realtà

C’è chi, come La Stampa, titola “Whatsapp a pagamento, la bufala diventa realtà” e chi, come tanti internauti, annuncia che Whatsapp diventa a pagamento. Ma la bufala non è diventata realtà (è tuttora una bufala) e Whatsapp non è “diventato” a pagamento: lo è sempre stato.

Ai primi di gennaio 2012 circolava un appello-bufala secondo la quale Whatsapp stava per diventare a pagamento per chi non era utilizzatore frequente: per evitare il pagamento bisognava inviare l’appello ad almeno dieci contatti. Ma era appunto una bufala (ne avevo scritto in questo articolo) e lo aveva dichiarato esplicitamente anche Whatsapp.

Inoltre Whatsapp è già a pagamento da un pezzo. La versione iOS/iPhone costa 99 centesimi di dollaro (screenshot). La versione Android costa 99 cent l’anno dopo il primo anno, che è gratuito: c’è scritto chiaramente nella pagina di download presso Whatsapp.com (perlomeno se sapete leggere l’inglese; screenshot). Ed è così almeno da un anno. La pagina dell’app su Google Play, invece, la indica come gratuita (schermata qui accanto), e questo può aver alimentato la confusione.

Trovo comunque piuttosto ridicola la spilorceria di chi protesta e insorge contro la richiesta di pagare ben 79 eurocentesimi l’anno per usare un’app che fa risparmiare moltissimo sulle telecomunicazioni. Settantanove centesimi. Accidenti, che salasso.

Se proprio ci si vuole indignare per Whatsapp, sarebbe semmai il caso di farlo in merito al fatto che nelle versioni Blackberry, Android, Windows e Nokia questa app obbliga l’utente a mandare a Whatsapp.com tutta la propria rubrica degli indirizzi (per la versione iPhone è facoltativo). In altre parole, se avete affidato il vostro numero di telefono o altri dati personali a un amico che usa Whatsapp, quell’amico li ha passati a Whatsapp.com. Ma se è il tipo di persona che “scopre” solo ora che Whatsapp si paga, difficilmente sarà il tipo che capisce il concetto di rispettare la privacy altrui e non mandare in giro i dati personali degli amici.

Whatsapp non “diventa” a pagamento: lo è già. Inutile mandare a 10 amici

Whatsapp non “diventa” a pagamento: lo è già. Inutile mandare a 10 amici

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “luigiri*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

“Whatsapp sta per diventare a pagamento a meno che tu non sia un utilizzatore frequente. Se hai almeno 10 contatti invia questo sms e il logo diventerà rosso per indicare che sei un frequente utilizzatore.” Questo è un esempio del testo che circola, principalmente come SMS e come messaggio su Facebook, a proposito dell’applicazione di messaggistica per telefonini Whatsapp.

È una bufala. Lo segnala Hoax-Slayer.com, che cita il testo della versione inglese dell’appello fasullo: “WhatsApp is going to cost us money soon. The only way that it will stay free is if you are a frequent user i.e. you have at least 10 people you are chatting with. To become a frequent user send this message to 10 people who receive it (2 ticks) and your WhatsApp logo should turn Red to indicate a frequent user”.

Lo segnala anche il sito del produttore senza troppi giri di parole: “È una bufala. Davvero”. È semplicemente una variante di bufale analoghe che circolano a proposito di MSN Messenger e altri servizi. A seconda del sistema operativo, l’applicazione in sé può essere a pagamento (99 cent sull’App Store di Apple, per esempio) oppure gratuita ma con pagamento di un canone dopo il primo anno d’uso (1,99 dollari/anno sull’Android Market, per esempio). Mandare il messaggio-bufala a dieci amici e diventare utenti assidui non cambia questi costi. Non ci voleva molto per scoprirlo, ma come al solito per molti è più comoda la strada pigra dell’inoltrare a tutti senza controllare.

In fuga da WhatsApp, ma verso dove?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Dopo il blackout di alcune ore che ha colpito WhatsApp e soprattutto dopo l’acquisto di WhatsApp da parte di Facebook c’è stata una diffusa reazione istintiva di abbandonare quest’app così popolare. Molti utenti erano infatti riluttanti ad affidare a Facebook anche il proprio numero di telefonino (ironico, considerato che spesso affidano al social network in blu anche le foto delle proprie mutande e del relativo contenuto) e si erano rifugiati da WhatsApp. Ma ora che WhatsApp e Facebook sono sotto lo stesso ombrello di proprietà molti temono che gli archivi di numeri di telefonino di WhatsApp verranno incorporati nell’immensa schedatura collettiva di Facebook.

Se pensate di uscire da WhatsApp per non dare a Facebook il vostro numero di telefono cellulare, tenete presente che è del tutto inutile. Infatti è sufficiente che una sola delle persone che ha il vostro numero in rubrica sia utente di WhatsApp e il vostro numero resterà comunque negli archivi di WhatsApp: l’app, infatti, legge periodicamente tutta la rubrica degli indirizzi di ogni suo utente, acquisendo sia i numeri degli utenti che usano WhatsApp, sia quelli degli utenti che non usano quest’app di messaggistica istantanea.

Detto questo, se state cercando un’app che sostituisca WhatsApp perché siete preoccupati per la vostra privacy, buona fortuna: infatti è facile trovarne, ma è meno facile convincere tutti i nostri contatti a migrare insieme a noi verso la medesima app.

L’ideale sarebbe un’app che non archivi le nostre conversazioni, le trasmetta in modo cifrato, non abbia un server centrale che possa andare in tilt, usi uno standard che le consenta di dialogare con le altre, non si legga automaticamente tutti i numeri della nostra rubrica e sia open source, in modo da poter verificare che sia davvero sicuro e rispettoso della privacy. Tutte le app seguenti fanno una o più di queste cose, ma nessuna le fa tutte: per ora dobbiamo rassegnarci a un compromesso. Se vogliamo tutelare la nostra privacy, la soluzione migliore è non usare app di messaggistica.

BitTorrent Chat (sperimentale; i sistemi supportati non sono ancora stati annunciati; gratuita)

Kik (iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry; gratuita)

iO (iOS, Android; gratuita)

Line (Windows, Mac, iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry, Nokia, Firefox OS; gratuita)

SureSpot (iOS, Android; gratuita e open source)

Tango (Windows, iOS, Android, Windows Phone; gratuita)

Telegram (iOS, Android, con supporto non ufficiale per Windows, Mac e Linux; gratuita, parzialmente open source e con protocollo aperto)

Threema (iOS, Android; app svizzera con server in Svizzera; a pagamento)

Viber (Windows, Mac, iOS, Android, Windows Phone, Nokia; gratuita)

WeChat (iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry, Nokia; gratuita)

Wickr (iOS, Android; gratuita)

Ci sarebbe un’alternativa: imparare a usare la mail cifrata. Funziona su qualunque sistema e dispositivo, è indipendente dal provider, è riservata ed ha una sicurezza verificabile (open source). Non è difficile, ma l’argomento merita un po’ di dettaglio, per cui ne parlerò per bene prossimamente.

WhatsApp kaputt: la situazione (aggiornamento: risolta)

WhatsApp kaputt: la situazione (aggiornamento: risolta)

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “filippoverg*” e “multijog”.

22:30. Non è un problema del vostro telefonino: WhatsApp è in tilt da circa tre ore in buona parte del pianeta. L’account Twitter ufficiale che aggiorna sullo stato di WhatsApp, ossia @wa_status, ha tweetato un’oretta fa “sorry we currently experiencing server issues. we hope to be back up and recovered shortly.” (“scusate stiamo avendo problemi con i server. Speriamo di riprendere e recuperare a breve”).

23:40. WhatsApp sta riprendendo a funzionare, secondo le prime segnalazioni (TechCrunch).

23:50. Circa un minuto fa è stato aggiornato lo status ufficiale di WhatsApp su Twitter: “WhatsApp service has been restored. We are so sorry for the downtime…”. Il mondo è salvo.