Disinformatico radio, podcast del 2011/10/28
È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il
podcast
della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i
rispettivi articoli di supporto:
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la
“truffa alla nigeriana” targata 1892 -
la
scomparsa di John McCarthy, padre dell’intelligenza artificiale -
i
problemi di cancellazione delle foto da iCloud -
la
falla nei filtri antivirus di Facebook -
la
fotocamera Lytro che mette a fuoco le foto dopo lo scatto.
—
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.
—
Truffe d’epoca: nel 1892 come oggi su Internet
Ormai sono ben note le truffe basate su falsi parenti, vincite alla lotteria o
eredità inesistenti che arrivano via Internet, che sono aggiornamenti digitali
di metodi di raggiro ben più vecchi: non perdetevi
questa versione
datata 1892 (no, non è un refuso). Inizia con tutti gli ingredienti classici:
la lingua sgrammaticata, la figura autorevole, l’eredità ingente inaspettata,
la richiesta di segretezza.
PADRE G; DE RENZ
Missionario C.A.R.
Egr. Sig. Coltelli Ulissi – Orefici
Via Spaderie N. 8 A-B
Alger, le 23 Giugno 1892
Signore Scusate che scrivo in cattivo italiano.
Per incarico del vostro parente Sig.r Pannizza “mio caro amico da lungi
anni” ingiustamente incarcerato e testè morto nell’Infermeria di questi
carceri d’Algeri- vi rimetto l’acclusa lettera affidatami due giorni prima
che egli lasciasse questa misera vita pur troppo piena d’immeritate
amarezze. Egli è morto la notte del 23 corr. da me assistito fino a
l’ultimo momento ricevendo i S.S. Sacramenti e conservando fino a l’ultimo
tutta la sua forza mentale. Gli ultimi detti furono per voi. Nel caso che
i miei servizi vi possano essere utili per voi ritirare
la fortuna del Sig. Pannizza – della quale lascia a voi suo unico
erede
– scrivetemi in Alessandria d’Eggitto per dove parto per le mie Sante
Missioni. La fortuna lasciatavi la considero a un milione e cinquecentomila lire
Il. – essa trovasi depositata nella banca di Chicago “America” è
superfluo dirvi che occorre assai secretezza da vostra parte
perché essa non venga sequistrata da certo banchiere autore di tutte le
disgrazie dell’infelice Pannizza. Vi saluto e in fede della presente
confidate in quest.
Il
resto
del messaggio, che trovate su LegaNerd.com, è ancora più affascinante e
dimostra che le tecnologie cambiano, ma le tecniche d’imbroglio restano
uguali.
Addio a un altro grande dell’informatica: John McCarthy
Dopo Steve Jobs e Dennis Ritchie ci lascia un altro grande nome, forse poco
conosciuto, dell’informatica moderna: John McCarthy, padre dell’intelligenza
artificiale (tanto da aver coniato quest’espressione), è
morto
pochi giorni fa, il 23 ottobre, a 84 anni.
Era il lontano 1955, quando i computer erano lenti, enormi e costosissimi
pachidermi, ma McCarthy già
prospettava
l’idea che
“ogni aspetto dell’apprendimento o qualunque altra funzione
dell’intelligenza può, in linea di principio, essere descritta in modo così
preciso da poter realizzare una macchina che la simuli". Nel 1956 si tenne la prima conferenza sull’intelligenza artificiale,
coordinata da McCarthy.
Il professore inventò anche un linguaggio di programmazione pensato
specificamente per l’intelligenza artificiale, il LISP, nel 1960.
Basato
su espressioni simboliche anziché su numeri, facilitò enormemente la scrittura
di programmi in questo campo.
Per le sue innovazioni, John McCarthy ricevette nel 1971 il Premio Turing e la
National Medal of Science statunitense nel 1991. Nel suo
sito presso la Stanford University, dove era professore emerito d’informatica, sono custoditi i suoi scritti,
che comprendono alcuni racconti di fantascienza, fra i quali spicca
The Robot and the Baby, che già nel 2001 anticipava molti aspetti della cultura online e dei social
network che oggi consideriamo abituali, esplorava gli effetti sociali
dell’introduzione dei robot con o senza emozioni reali o simulate e mostrava
che anche una simulazione robotica, in molti casi, risulta più compassionevole
di certi comportamenti degli esseri umani. La sigla A.I. dell’omonimo
film di Steven Spielberg e le emozioni che le disavventure del robot-Pinocchio
hanno evocato negli spettatori sono figlie del lavoro e delle riflessioni
sociali di John McCarthy.
Le foto nella nuvola Apple non si cancellano facilmente
iCloud, la nuova funzione di Apple per
la condivisione e sincronizzazione di contenuti via Internet, ha un
problemino: non permette di cancellare una singola foto. Questo significa che
“se scattate una foto sul vostro iPhone, compare automagicamente in
Photo Stream e viene sincronizzata immediatamente sugli altri vostri dispositivi. Nella
maggior parte dei casi, si tratta di un iPad”
scrive
Fabrizio Capobianco, precisando che la funzione è “cool”, ma aggiunge
che una volta sincronizzata non c’è modo di cancellarla da Photo Stream.
Potete cancellarla dall’iPhone, ma rimane su Photo Stream (la funzione di
condivisione delle foto di iCloud). Apple
conferma
esplicitamente che le foto di Photo Stream non si possono cancellare o
modificare ("You can’t edit or delete photos from your Photo Stream").
Questo può portare a situazioni imbarazzanti: la foto brutta, ridicola o un
po’ privata di cui vi pentite pochi istanti dopo averla scattata viene
depositata automaticamente su tutti i vostri dispositivi associati al servizio
Photo Stream. Lo scenario prospettato da Capobianco è quello dell’adulto che
non si accorge che le sue foto personali con il partner abituale (o
improvvisato) finiscono anche sull’iPad con il quale gioca la figlioletta, ma
è facile pensarne anche altri altrettanto controversi. Al posto dell’iPad ci
potrebbe essere il computer del partner o dell’ex partner che abbiamo
dimenticato di togliere dalla condivisione, per esempio.
Per eliminare una fotografia da Photo Stream per ora ci sono due sole
soluzioni:
cancellare tutto con un reset di Photo Stream
oppure scattare altre foto in modo da raggiungere il limite di capienza del
servizio, che è mille immagini: a quel punto Photo Stream elimina le foto meno
recenti e quindi anche quelle indesiderate.
Facebook, filtri antivirus vulnerabili, nuove sicurezze
Se qualcuno vi manda un file tramite Facebook, è meglio non fidarsi dei
controlli di sicurezza che Facebook dichiara di fare per bloccare eventuali
file infetti. Nathan Power, di SecurityPentest.com, ha infatti
scoperto
che i controlli antivirus della funzione Messaggi di Facebook bloccano i file
eseguibili (il cui nome termina con ".exe") ma possono essere
scavalcati semplicemente aggiungendo uno spazio dopo il ".exe"
nell’istruzione di invio del file. Non occorre essere amici su Facebook per
scambiarsi messaggi di questo tipo.
In altre parole, chiunque può inviare un virus a qualunque utente di Facebook
e aggirare i controlli effettuati dal social network. Conviene quindi dotarsi
di un proprio antivirus, tenerlo aggiornato e usarlo anche sui file ricevuti
attraverso Facebook, chiunque ne sia il mittente.
Facebook ha
confermato
il problema e ha precisato che il file ostile ricevuto non viene eseguito
automaticamente sul computer del destinatario ma è necessario usare altri
espedienti per convincere l’utente a eseguirlo e quindi infettarsi. Tuttavia
non è difficile creare espedienti adatti: dire che il file contiene un video o
una serie di immagini provocanti è in genere un’esca irresistibile.
Sul fronte della sicurezza, Facebook ha introdotto gli
amici fidati:
da tre a cinque amici ai quali affida un codice che l’utente può usare per
sbloccare un account al quale non riesce più ad accedere). Inoltre ha
pubblicato un
grafico
molto complesso che riassume tutte le funzioni di protezione dell’utente e
contiene alcuni dati interessanti: gli utenti attivi dichiarati sono ora oltre
750 milioni. Di questi, la metà si collega a Facebook almeno una volta ogni
giorno. Il numero medio di "amici" su Facebook è 130 e gli utenti
trascorrono oltre 700 miliardi di minuti ogni mese sul social network. Secondo
questi dati, insomma, ciascun utente spende su Facebook poco meno di sedici
ore al mese.
Ogni giorno “solo” (sic) lo 0,06% del miliardo di login effettuati
tutti i giorni viene violato, dichiara Facebook. Sembra un dato trascurabile,
ma in realtà significa che ogni giorno seicentomila login su Facebook sono
fraudolenti. La sicurezza, insomma, non è un problema raro.
Debutta Lytro, la fotocamera che mette a fuoco dopo lo scatto
Le promesse tecnologiche che il Disinformatico aveva
segnalato
a giugno sono state mantenute: da pochi giorni è possibile acquistare una
fotocamera digitale che permette di scegliere la messa a fuoco
dopo aver scattato la foto. Sì, dopo.
La Lytro è la prima fotocamera
commerciale con questa funzione quasi magica. Si accende, si punta e si scatta
la foto: la messa a fuoco sul soggetto vicino o sullo sfondo viene decisa
dopo, senza i frequenti errori dei normali sistemi di autofocus. Addio foto
sfocate, insomma. E chiunque può ottenere quell’effetto tanto professionale di
avere il soggetto perfettamente a fuoco e lo sfondo sfocato.
C’è di più: dato che la Lytro non ha bisogno di mettere a fuoco, non ha
bisogno di un costoso sistema meccanico di messa a fuoco automatica. Questo
riduce i costi e gli ingombri e permette alla fotocamera di essere
immediatamente pronta per lo scatto, senza dover attendere che l’autofocus si
metta a posto (magari sbagliando). Inoltre l’obiettivo è sempre alla massima
apertura (f/2), per cui è più facile fotografare in condizioni di luce scarsa.
Il design della fotocamera è altrettanto innovativo: un tubo squadrato,
radicalmente diverso dalle forme di una macchina fotografica tradizionale, con
due soli pulsanti per accendere l’apparecchio e per scattare le foto e un
cursore a sfioramento per lo zoom 8X. Tutto il resto si comanda attraverso lo
schermo tattile. La semplicità è assoluta.
Le fotografie vengono elaborate direttamente sulla fotocamera e possono essere
pubblicate ovunque su Internet in un formato interattivo che permette
all’utente di scegliere quali zone mettere a fuoco.
Il costo per l’acquisto (o meglio, per la prenotazione, perché i primi
esemplari arriveranno all’inizio del 2012 per chi li ordina adesso) è alto per
una fotocamera amatoriale ma allettante per chi ha un rapporto difficile con
la tecnica fotografica: si parte da 399 dollari.
Ci sono però delle limitazioni: non è possibile riprendere video (funzione
ormai onnipresente nelle fotocamere amatoriali) e la risoluzione è
relativamente modesta, intorno ai 1080 x 1080 pixel (anche se la casa
produttrice non parla di risoluzione in senso tradizionale per via della
tecnologia usata), comunque sufficiente per la pubblicazione su social network
o altrove su Internet. Inoltre la resa dei colori, perlomeno nelle
foto dimostrative, è leggermente carente, e per ora il software per gestire la fotocamera è
disponibile solo per Mac (la versione Windows è in lavorazione). Ma l’effetto
magico di poter cambiare la messa a fuoco dopo lo scatto rimane davvero
notevole, specialmente se si considera che fino a pochi anni fa le
apparecchiature necessarie riempivano uno stanzino.
Fonti aggiuntive:
ZDNet,
Ars Technica,
Punto Informatico,
Engadget,
Wired.



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