È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il
podcast
della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i
rispettivi articoli di supporto: la
morte di Dennis Ritchie, i
guai di iPhone, Blackberry e Symantec, l’arresto del rubafoto di Scarlett Johansson, il
virus di stato tedesco
e i
droni militari USA infettati da un virus informatico.
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Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.
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Droni militari infettati da un virus informatico
Secondo Wired.com, da un paio di settimane i sistemi di controllo a distanza
dei droni militari statunitensi Predator e Reaper che volano sopra
l’Afghanistan, il Pakistan e lo Yemen sono infettati da un virus che registra
tutte le digitazioni dei loro piloti, che stanno in Nevada. Come se non
bastasse, gli esperti di sicurezza informatica dell’aviazione statunitense
avrebbero saputo dell’infezione attraverso i giornali, perché i responsabili
della base di controllo in Nevada non li avevano avvisati.
L’aviazione USA ha
smentito
questa mancanza d’informazione e ha dichiarato che l’infezione non ha causato
violazioni di segreti militari o interferenze con i voli di questi velivoli
radiocontrollati, usati per missioni di ricognizione e di attacco. Ha inoltre
indicato che il malware ruba le password, non tutte le digitazioni. Tuttavia
il fatto stesso che si sia verificata l’infezione presso il centro di
controllo ha messo in luce la vulnerabilità di questi sistemi d’arma, che
ricoprono ruoli sempre più importanti nei conflitti.
Secondo le dichiarazioni dei militari, il virus è partito da un loro computer
che usa Windows ed è stato propagato dall’uso di dischi rigidi rimovibili o
penne USB, ma non avrebbe colpito i sistemi di pilotaggio remoto dei droni.
Non è la prima volta che i droni rivelano delle lacune nella propria
sicurezza: nel 2009 si
scoprì
che le immagini trasmesse dalle loro sofisticate telecamere erano
intercettabili con un apparecchio che costa meno di trenta dollari.
Fonti: Wired (1,
2), Ars Technica (1,
2),
Securityweek.
Se il virus è della polizia, l’antivirus lo rileva?
Un gruppo di hacker (nel senso buon del termine), il
Chaos Computer Club tedesco, ha
scoperto
alcuni giorni fa un virus informatico, o meglio un trojan,
decisamente insolito: era stato realizzato da una società tedesca, la
Digitask, per conto del governo del paese. Il governo tedesco ha
confermato
con un certo imbarazzo la notizia e risulta che lo stesso “malware di stato”
sia stato venduto ai governi di Austria, Paesi Bassi e Svizzera.
Non è una novità che le forze di polizia usino queste “cimici” digitali per le
indagini, ma il livello d’intrusione che offrono è talmente profondo che il
loro uso è strettamente regolamentato. Infatti sono capaci di accendere di
nascosto la telecamera e il microfono del computer, leggere mail, registrare e
ritrasmettere tutto quello che viene inquadrato dalla telecamera, captato dal
microfono, digitato sulla tastiera e mostrato sullo schermo e installare altri
programmi nel computer senza che l’utente venga notificato.
Il problema del cosiddetto Bundestrojaner, battezzato anche
0zapftis, o R2D2, è che è scritto talmente male che vengono
meno le garanzie legali sul suo uso. C’è di peggio: un malintenzionato ne può
prendere facilmente il controllo e manipolarne i risultati, per esempio
impadronendosi dei dati trasmessi oppure inviando alle autorità dati fasulli,
incastrando una persona innocente.
Inoltre il virus è ormai pubblicamente reperibile su Internet e nulla vieta a
un criminale di usarlo per i propri scopi. Siamogeek.com ha pubblicato il
link per scaricare una copia del malware, che è in grado di infettare i computer che usano Windows.
Il dubbio che inevitabilmente ci si pone, in casi come questi, è se le società
che producono antivirus assistano la polizia e quindi facciano finta di non
rilevare i virus iniettati dalle forze dell’ordine. È un bel dilemma, ma quasi
tutti i produttori di antivirus l’hanno risolto pragmaticamente: dato che non
hanno modo di sapere se questi cavalli di Troia informatici sono stati
collocati dalla polizia o da un malvivente, li segnalano all’utente. Se volete
sapere come si comporta il vostro antivirus, potete scaricare (con molta
attenzione) il Bundestrojaner e farglielo esaminare.
Fonti:
F-Secure,
Sophos,
Techworld, Securityfocus.
Identificato lo spione rubafoto delle star
È stato identificato, arrestato e incriminato dall’FBI l’uomo che ha sottratto
foto intime dai telefonini di numerose celebrità, fra cui Christina Aguilera,
Mila Kunis e Scarlett Johansson (ne avevamo
parlato
a metà settembre).
Il trentacinquenne Christopher Chaney, secondo l’accusa, sarebbe riuscito ad accedere agli account di posta elettronica di oltre
cinquanta persone, carpendone informazioni personali e attivando un sistema di
inoltro automatico, grazie al quale riceveva sostanzialmente in tempo reale
una copia di ogni mail ricevuta dalla celebrità che spiava. La sua motivazione
per queste gravi violazioni della privacy non sembra essere di natura
economica. Ora rischia un massimo di 121 anni di reclusione se verrà
riconosciuto colpevole di tutti i reati contestati.
Per evitare di essere vittima di intrusi digitali di questo genere, anche se
non siete celebrità, è importante conoscere i metodi usati da Chaney. Operava
da casa propria a Jacksonville, senza tecnologie particolari, ma semplicemente
sfogliando le riviste e i siti di gossip, oltre ai messaggi pubblici su
Twitter e Facebook della vittima, per accumulare informazioni sul proprio
bersaglio. Poi usava queste informazioni per rispondere alle domande di
recupero password degli account delle celebrità (“Qual è il tuo film preferito? Come si chiama il tuo cane? Il nome del tuo
primo insegnante?”) alle quali le vittime avevano imprudentemente risposto con dati veri e
facilmente recuperabili.
A questo punto Chaney aveva accesso alle rubriche personali delle star, alle
loro foto e ai loro file personali allegati alle mail e impostava un inoltro
automatico. Se le celebrità cambiava password, gli arrivava la notifica del
nuovo codice d’accesso.
La scorribanda digitale di Chaney, iniziata a novembre del 2010 con
un’intrusione nella casella di mail di Christina Aguilera, è stata interrotta
dall’FBI, ma le foto rubate continuano a circolare. Se volete evitare di
essere bersagli di questo genere di ficcanaso, non rispondete con dati reali o
pubblici alle domande di recupero password ed evitate di fare foto personali
usando il telefonino e inviandole via mail. La prevenzione è molto più facile
della cura.
Fonti:
The Smoking Gun,
LA Times,
CNN.
Settimana di guai per iPhone, Blackberry e Norton
È stata una settimana difficile per molti informatici di professione. Avranno
dormito poco quelli della società di sicurezza Symantec, il cui celebre
antivirus Norton Internet Security il 12 ottobre ha bloccato per errore
l’accesso a Facebook dei suoi utenti perché identificava il social network
come una “pagina web fraudolenta”. In pratica, secondo l’antivirus
Facebook era un sito-truffa dedito al phishing. I falsi positivi
capitano a tutti gli antivirus, ma l’errore di Norton è stato particolarmente
spettacolare. La magagna, dovuta a un aggiornamento errato, è stata risolta
nel giro di alcune ore attraverso un ulteriore aggiornamento.
Tribolazioni anche per gli utenti e i responsabili del nuovo software iOS5 di
iPhone, iPad e iPod, pieno di migliorie (finalmente non è più necessario avere
un computer per attivare e aggiornare questi dispositivi, come la concorrenza
già fa da tempo) e di protezioni aggiuntive contro gli attacchi informatici.
Ma mercoledì scorso molti utenti, nel tentativo di aggiornare i propri
iDispositivi, si sono trovati con un misterioso errore 3200, 3002 o 1603 o
strani avvisi che negavano l’autorizzazione all’uso di iOS5. Altri hanno
atteso ore per il completamento dell’aggiornamento. Il problema è stato
causato, con tutta probabilità, dal sovraccarico dei server di Apple quando
milioni di utenti hanno cercato simultaneamente di aggiornarsi. Come sempre,
in casi come questi conviene attendere qualche giorno che passi l’orda degli
entusiasti impazienti.
Non è andata meglio agli utenti degli smartphone Blackberry, che per circa
quattro giorni si sono trovati senza mail e messaggi in quasi tutto il mondo
(anzi, secondo un
avviso
della CNN, “in quasi tutti i pianeti") partendo dal Regno Unito
per poi propagarsi all’Europa, al Medio Oriente, all’Africa e infine al Nord
America. La Research In Motion, la società che gestisce i Blackberry, si è
scusata profondamente e ha spiegato che il guasto è stato causato,
paradossalmente, da un componente hardware concepito per proteggere la propria
rete autonoma dai guasti, innescando problemi in cascata dovuti all’accumulo
di messaggi inevasi. La situazione sembra ora essere tornata alla normalità.
Fonti:
CNet,
The Examiner,
TUAW,
Ars Technica,
The Register, BBC,
The Inquirer,
Punto Informatico.
Il rivoluzionario silenzioso: Dennis Ritchie, 1941-2011
Pochi giorni fa è morto dopo lunga malattia uno dei giganti della storia
dell’informatica. No, non è Steve Jobs. Forse non avete mai sentito parlare di
Dennis Ritchie, spentosi in sordina all’età di settant’anni, eppure è molto
probabile che stiate usando quotidianamente, senza saperlo, uno o più dei
prodotti del suo ingegno.
Dennis Ritchie era infatti l’inventore del linguaggio di programmazione C e
uno dei padri del sistema operativo UNIX: i due pilastri sui quali poggia
quasi tutta l’informatica moderna. Un risultato davvero notevole, considerato
che entrambi risalgono agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.
All’epoca i computer erano macchine enormi, costosissime e soprattutto
incompatibili. UNIX fu creato da Dennis Ritchie insieme ad altri dipendenti
dei mitici Bell Labs della AT&T nel 1971 come sistema operativo
multiutente e multitasking, facilmente trasferibile da un modello di computer
a un altro, e adatto alla collaborazione in rete: condizioni indispensabile
per farlo diventare la base di quella che poi sarebbe diventata l’Internet di
oggi. Gran parte dei siti Web del pianeta usa UNIX o una sua derivazione, come
per esempio Linux, Mac OS X, Solaris e Android.
Il linguaggio C vide la luce grazie a Ritchie nel 1973. Fu chiamato così
perché era il successore del linguaggio denominato B (i geni del marketing non
avevano ancora invaso l’informatica con i loro nomi accattivanti). Fu il primo
linguaggio per uso generico (quelli precedenti erano specializzati per settori
come commercio o scienza) e rese possibile trasferire facilmente UNIX da un
tipo di computer a un altro, gettando le basi per il software libero e
liberando gli utenti dalla dipendenza da un singolo fornitore. Ancora oggi,
secondo
Tiobe.com, il C è il secondo linguaggio più diffuso al mondo (il primo è Java). Quasi
tutti i programmi che utilizziamo quotidianamente sono scritti in C.
Senza questi due parti del genio di Dennis Ritchie, il mondo tecnologico
odierno sarebbe irriconoscibile. Non ci sarebbero stati Bill Gates o Steve
Jobs, e Linus Torvalds non sarebbe il padre di Linux. Eppure "dmr",
come si faceva chiamare con caratteristica modestia, se n’è andato con la
stessa discrezione con la quale ha vissuto quarant’anni di storia
dell’informatica.
Fonti aggiuntive:
Wired,
The Register, BBC.
