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lunacomplottismo

Antibufala: no, gli astronauti lunari non erano mogi perché si vergognavano. Guardateli scherzare

Antibufala: no, gli astronauti lunari non erano mogi perché si vergognavano. Guardateli scherzare

Una delle tesi ricorrenti dei lunacomplottisti è che i primi astronauti che visitarono la Luna sarebbero stati inspiegabilmente mesti e seri nella conferenza stampa tenuta poco dopo il loro viaggio, il 12 agosto 1969. Ad apparente riprova di questa tesi mostrano fotogrammi o spezzoni nei quali gli astronauti hanno espressioni serissime.

In realtà guardando la conferenza stampa completa ci si rende conto che i complottisti hanno usato uno dei loro trucchetti preferiti: hanno estratto solo le immagini serie e hanno disinvoltamente omesso tutte quelle nelle quali gli astronauti ridono e scherzano nonostante la tensione di parlare al mondo intero in una conferenza stampa che sarebbe passata alla storia.

La conferenza, tuttavia, è piuttosto lunga, per cui vi propongo qui un antidoto pratico e veloce a questa tesi di complotto: un montaggio, curato da Gabriella Cordone Lisiero, dei momenti di quella stessa conferenza stampa nei quali gli astronauti fanno battute, sorridono e scherzano con il pubblico.

Ho preparato i sottotitoli di Youtube in italiano e in inglese: per attivarli, usate i pulsanti di Youtube.

In sintesi: Neil Armstrong sorride inizialmente accogliendo con
un sorriso l’applauso del pubblico, poi commenta sorridendo il fatto
che molte cose del loro viaggio, viste dalla Terra, non sono facili da
cogliere. Michael Collins, il vero mattatore della conferenza, fa ridere
il pubblico con la sua descrizione di come stesse contemporaneamente
facendo filmati, scattando foto e pilotando il veicolo spaziale, “probabilmente anche maluccio”.

Armstrong
sottolinea il fatto che all’atterraggio è piuttosto importante non
inciampare con le zampe del Modulo Lunare; spiega che si trovava molto
più a suo agio sulla Luna che nello spazio o nella gravità terrestre;
nota sorridendo che la tabella di marcia stimata per l’uscita sulla Luna
era stata sforata parecchio; fa ridere il pubblico con un commento sul
piazzamento della telecamera (probabilmente mostrato accelerato); e
sorride raccontando che lui e Buzz Aldrin erano stati molto, molto
contenti che il motore di ripartenza dalla Luna si fosse acceso
correttamente (anche perché se non si fosse acceso sarebbero rimasti
sulla Luna a morire).

Aldrin commenta la bellezza e la precisione del rendez-vous fra i due veicoli; Collins fa ridere di nuovo il pubblico commentando le immagini del loro volo; Armstrong ammette la sua contentezza di essere sulla via del ritorno.

Un giornalista chiede: “C’è mai stato un momento, sulla Luna, nel quale uno di
voi è stato un po’ travolto dalla meraviglia di quello che stava
succedendo?”

Neil Armstrong, sorridendo, risponde: “Circa due ore e mezza!” La loro escursione sulla superficie lunare era durata appunto due ore e mezza in tutto.

Buzz Aldrin fa ridere il pubblico quando un giornalista chiede se si sentissero in un deserto oppure davvero in un altro mondo: “Beh,” risponde, “non avevamo dubbi su dove fossimo, visto che avevamo orbitato intorno alla Luna per un bel po’…”.

Le battute, insomma, non mancano. E anche questa tesi complottista svanisce nel nulla, sepolta da un sorriso.

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Radio SBS (Australia) mi ha intervistato a proposito di Luna

La radio australiana Radio SBS ha un canale in lingua italiana e mi ha intervistato (in italiano) a proposito del cinquantenario del primo allunaggio e delle tesi complottiste. Il podcast (circa 15 minuti) è a vostra disposizione qui.

Byoblu e la Luna: la top ten del complottista lunare

Byoblu e la Luna: la top ten del complottista lunare

Mercoledì scorso Byoblu mi ha proposto di registrare un dibattito via Internet con un lunacomplottista, Massimo Mazzucco, ma mi sono rifiutato: sarei stato in viaggio nell’orario proposto e comunque conosco bene la Teoria della Montagna di M*: nei dibattiti, se non sono regolati in maniera più che ferrea, il complottista/fanta-astioso di turno ci mette tre secondi a partorire una presunta prova del complotto, mentre il debunking richiede tempo per raccogliere dati e verificare fonti. Pretendere che questo lavoro di verifica venga fatto in diretta è impraticabile.

Però Byoblu mi ha inviato la top ten (beh, una top fourteen) delle “prove” del complotto lunare secondo Mazzucco, chiedendomi di fornirne il debunking in sintesi. Queste “prove” sarebbero le conferme migliori delle tesi del lunacomplottista, i suoi assi da giocare. Le pubblico qui insieme alle mie risposte tecniche, che ho scritto di getto e inviato a Byoblu. Non so se le ha usate; sono in viaggio, appunto, e non ho seguito gli sviluppi.

Come vedrete, il complottismo lunare non riesce a inventarsi nulla di nuovo: sono sempre le stesse, trite argomentazioni. Tuttavia a qualcuno potrebbero interessare, così le pubblico qui come le ho ricevute, con le relative risposte.

Già che c’ero, ho inviato a Byoblu anche tre domandine mie al lunacomplottista. Anche qui, non so se le ha usate.

1. Si vedono i riflessi di luce sui cavi d’acciaio, nei video originali della NASA

Se fossero stati cavi d’acciaio, perché la NASA sarebbe stata così stupida da lasciarli visibili nelle riprese? Avrebbero potuto semplicemente rifare la scena, no?

Ci sono vari fenomeni che possono creare quei bagliori, dovuti alla tecnica televisiva di ripresa (infatti nelle riprese su pellicola mancano, che strano). Ma sono parecchio complicati da raccontare.

2. Le bandiere che sventolano da sole, in 3 casi diversi: A15, A16 e A14

Di nuovo: se non dovessero sventolare, perché la NASA sarebbe così cretina da lasciarle sventolare? Le ragioni tecniche sono varie: per esempio, l’asta viene toccata dagli astronauti; gli astronauti si avvicinano e attirano la bandiera per carica elettrostatica (la polvere lunare è molto carica); prima di decollare, viene sfiatata l’aria, che si espande nel vuoto e colpisce la bandiera; prima del decollo, vengono provati i motori di manovra, il cui getto colpisce la bandiera.

3. Le contraddizioni della NASA sulle Fasce di van Allen (nel 68 ci dicevano che le radiazioni equivalevano ad una lastra toracica, oggi ci dicono che “dobbiamo risolvere questi problemi prima di mandare delle persone in quella zona dello spazio”)

Nessuna contraddizione: Orion è un veicolo nuovo e differente da Apollo e i veicoli nuovi si collaudano sempre a fondo prima di metterci dentro la gente. Lo stesso hanno fatto i russi, che mandarono Zond 5 intorno alla Luna con animali a bordo. Non è che siccome la Fiat ha testato la Panda nel 1980, non deve fare i crash test per le Cinquecento di oggi. Voglio dire, basta pensare un attimo prima di fare domande del genere. Dettagli della storia qui.

4. La mancanza del buco nella sabbia sotto il motore del LEM

Chi ha detto che ci deve essere un buco? Il motore spazza via la polvere di superficie e sotto c’è ROCCIA. Mica scava un buco. Neanche le sonde russe o cinesi sulla Luna scavano buchi. Dettagli qui.

5. La mancanza della fiamma sotto il motore quando riparte

Il propellente del LM non fa fiamme nel vuoto. Neanche i veicoli di SpaceX fanno fiamme. Foto e dettagli qui.

6. La inspiegabile “perdita” dei nastri originali della prima passeggiata lunare

Inspiegabile solo per chi non si ricorda com’era la tecnologia dell’epoca. Le registrazioni su quei nastri (fatte in formato non standard per via dei limiti tecnici della trasmissione dalla Luna) furono subito convertite al formato TV standard (NTSC). Non c’era alcun modo, all’epoca, di farne una conversione migliore. Quindi i nastri furono accantonati perché non più importanti: tanto c’erano copie di ottima qualità (per i criteri dell’epoca). Passarono gli anni e i nastri originali furono ritenuti inutili e riutilizzati. Prassi normale [spiegata proprio in questi giorni dalla NASA qui]. Sai quante ore di TV storica della Rai e della BBC sono state cancellate per riusare i nastri? Succede. È sfiga, ma vederci il complotto è da paranoici.

7. Il ritardo mancante negli audio originali della NASA, definiti “unedited” dagli stessi debunker

A volte gli astronauti sulla Luna rispondevano alla prima parte di una comunicazione che giungeva da Houston e poi la voce da Houston proseguiva, creando un intervallo apparentemente troppo breve. In altre occasioni, gli astronauti iniziavano spontaneamente dei propri commenti, senza attendere una comunicazione dalla Terra, dando però l’impressione di rispondere e di farlo in anticipo.

Ho provato anch’io, di recente, a trasmettere la mia voce dalla Terra alla Luna e ritorno grazie a un radiotelescopio in Olanda (i radioamatori lo fanno spesso): anche nel mio caso il ritardo sembra corto, ma solo perché l’eco dell’inizio delle mie parole arriva poco dopo che ho finito la frase. È normale.

Del resto, se fosse stata una messinscena, perché i suoi creatori sarebbero stati così stupidi da dimenticarsi di includere il ritardo radio?

8. La polvere lunare che si attacca dappertutto, nonostante l’assenza di umidità

La polvere lunare aderisce per effetto elettrostatico. È un fenomeno ben descritto dai geologi. Mazzucco ne ha consultato qualcuno? No, vero?

(Fra l’altro, ma questo non l’ho segnalato a Byoblu, i geologi studiano tuttora le rocce e la polvere riportate dagli astronauti lunari, che in parte sono ancora sigillate così come arrivarono 50 anni fa, permettendo a “scienziati non ancora nati di usare strumenti non ancora inventati per rispondere a domande non ancora poste”, come dice poeticamente nientemeno che l’American Geophysical Union)

9. Le impronte lunari, che gli stessi mythbusters non sono riusciti a replicare nella camera a vuoto

Se le impronte non dovessero avere quell’aspetto, perché mai la NASA dovrebbe sbagliarle? Se fosse stata una messinscena, perché la NASA si sarebbe dovuta complicare la vita inventandosi le impronte insolite? La replica di Mythbusters è riuscita solo in parte perché sono sulla Terra, con SEI VOLTE più gravità che sulla Luna. Ovvio. Comunque le sonde cinesi e russe sulla Luna fanno lo stesso tipo di tracce.

10. Le nuvolette di polvere, che restano in sospensione dietro alla ruota del rover, nonostante l’assenza di atmosfera

Questo è un falso fabbricato da Mazzucco: fa un fermo immagine per non far vedere che ricadono eccome.

11. La mancanza di danni da radiazione sulle pellicole

Non ci sono neanche nelle foto fatte dalle sonde lunari russe. False anche quelle? Oppure semplicemente la schermatura era sufficiente perché alla NASA non sono incapaci?

12. Le ombre convergenti, con fonte laterale, che dovrebbero invece essere parallele. Denunciano una fonte artificiale, piazzata pochi metri fuori dall’inquadratura.

No. Denunciano che Mazzucco non considera che la Luna non è una palla da biliardo liscia. Ha cunette e avvallamenti che deviano le ombre. E poi c’è, ovviamente, la prospettiva. E come al solito: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare le ombre? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore lontanissimo?

13. Hotspots e fall-off, cadute di luce dappertutto, che rivelano l’uso di una fonte artificiale, e non la luce del sole

Come sopra: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare la luce? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore capace di illuminare tutta la scena? Braccino corto? 🙂 Mazzucco pensa come un fotografo da studio, e si vede.

14. Le foto in controluce, impossibili da retro-illuminare in quel modo senza l’aiuto di panelli riflettenti o fonti secondarie.

Mazzucco quanta esperienza ha di foto nello spazio? Zero. Gli stessi effetti si vedono nelle foto russe e cinesi. Ancora una volta: perché la NASA sarebbe stata così maldestra da sbagliare le luci?

—-

Le mie domande:

  1. Il professor Guglielmo Righini, uno dei massimi radioastronomi italiani, ascoltò gli astronauti di Apollo 11 mentre erano sulla Luna puntando il radiotelescopio di Arcetri verso la Luna. Lo stesso fecero radioastronomi e astronomi ottici di tutto il mondo, russi compresi. Mazzucco come lo spiega? Scemi tutti? Tutti collusi?
  2. Come mai nessuno, ma proprio nessuno, degli addetti ai lavori russi, cinesi, europei, americani ha il minimo dubbio che gli allunaggi siano reali e i dubbi li hanno solo persone che non hanno alcuna esperienza spaziale? Tutti fessi? Tutti collusi?
  3. Luca Parmitano ha dichiarato ripetutamente che gli allunaggi sono avvenuti. Se la sente Mazzucco di dire che Parmitano mente o si è fatto gabbare? Mazzucco pensa di saperne di più di un astronauta?

Se pensate che possano esservi utili nelle discussioni con i lunacomplottisti, usatele pure.

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Ci vediamo a Rovereto l’11 luglio per parlar di Luna?

Ci vediamo a Rovereto l’11 luglio per parlar di Luna?

Domani (11 luglio) alle 20:30 sarò a Rovereto (TN), alla Sala Convegni F. Zeni di Palazzo Parolari (Borgo Santa Caterina 41), per parlare di Luna, bufale e complottismi lunari in occasione della mostra “La Luna. E poi?”. Con me ci sarà Paolo D’Angelo, giornalista e collaboratore ASI. L’ingresso è libero, ma i complottisti pagano una birra 🙂 Trovate tutti i dettagli qui.

Vi aspetto: intanto godetevi il bel video di presentazione di Tommaso Prugnola:

Un mio piccolo debunking lunare a Radio Capital

Un mio piccolo debunking lunare a Radio Capital

Al Worden (Apollo 15), Brian Eno, Walt Cunningham (Apollo 7), Brian May, Peter Gabriel, Rusty Schweickart (Apollo 9), Hans Zimmer e Chase Masterson. Credit: Rodri/Starmus.

Ieri sera sono stato ospite (telefonicamente) di Radio Capital, nel programma TG Zero, per parlare di lunacomplottismo, anche in risposta alle sciocchezze pubblicate dal Fatto Quotidiano a firma di Ivo Mej. Il mio intervento è qui, a partire da 1:18:15 fino a 1:29 circa. Se vi serve il mio libro gratuito dedicato ai complottismi lunari, è qui. Buon ascolto.

Il Fatto Quotidiano e le fandonie di Ivo Mej sugli allunaggi

Il Fatto Quotidiano e le fandonie di Ivo Mej sugli allunaggi

Ultimo aggiornamento: 2019/07/09 18:20.

Grazie a tutti quelli che mi stanno segnalando l’articolo di Ivo Mej che sostiene le tesi complottiste intorno agli allunaggi sul Fatto Quotidiano: ne ho archiviato qui su Archive.org una copia permanente che potete consultare senza regalare clic, visibilità e incassi alle testate che diffondono baggianate irresponsabilmente.

Tralasciando i toni infantili usati da Mej, le castronerie tecniche che cita nel suo articolo sono troppe per elencarle e smontarle una per una: ne prendo una sola, tanto per darvi l’idea di quanto Mej si è documentato prima di accusare la NASA (quella che addestra i nostri astronauti, come Luca Parmitano) di inventarsi “miriadi di supercazzole”.

Secondo Mej,

Un altro indizio sulla stretta connessione tra Kubrick e la Nasa è la costruzione da parte dell’Ente spaziale americano di un obiettivo fatto appositamente per il film di Kubrick Barry Lyndon. Perché la Nasa avrebbe speso ingenti fondi per studiare e realizzare un obiettivo tanto speciale per il regista? Perché non glielo fece neanche pagare?

Faccio a mia volta una domanda: perché Ivo Mej non si è documentato, prima di inventarsi una “supercazzola” di quelle che è così bravo ad attribuire agli altri?

Basta infatti un briciolo di ricerca per scoprire che l’obiettivo in questione era un bellissimo Zeiss Planar f/0.7, costruito dalla NASA non per fare un favore a Kubrick, ma per effettuare riprese della Luna con le proprie sonde spaziali.

E basta un niente per appurare che la NASA non glielo regalò affatto: Kubrick se lo pagò eccome, e di tasca propria lo fece anche modificare per adattarlo alle cineprese che voleva usare per Barry Lyndon. Tutta la vicenda è spiegata, con dovizia di dettagli tecnici, e non supercazzole, su Neiloseman.com.

Per tutte le altre falsità tecniche e fattuali scritte da Ivo Mej nell’articolo, rimando al mio libro gratuito Luna? Sì, ci siamo andati.

Esempio: Mej scrive che gli astronauti si rifiutarono di giurare sulla Bibbia (“un altro regista, l’americano Bart Sibrel, tentò di fare giurare sulla Bibbia Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins di essere davvero stati sulla Luna. Nessuno di loro volle farlo”). Vero: non volevano prestarsi alle ridicolaggini di Sibrel, che non è “un regista” qualsiasi, ma un complottista che nega gli allunaggi e accusa gli astronauti di essere codardi e bugiardi. Mej, stranamente, si è dimenticato però di citare questi altri astronauti lunari, che invece hanno giurato eccome sulla Bibbia e poi hanno cacciato dalle loro case il complottista, come descrivo qui.

Ed Mitchell (Apollo 14)

Alan Bean (Apollo 12)

Gene Cernan (Apollo 17)

2019/07/09 12:55

Peter Gomez, direttore responsabile del Fatto Quotidiano, ha risposto così su Twitter:  

No è un blog ospitato. Non condivido l’opinione, ma è innocua. Se negasse l’AIDS o l’Olocausto non sarebbe stata ospitata. Ma se uno dice io non credo all’allunaggio è libero di farlo. Altrimenti chi è ateo dovrebbe pretendere rettifiche da a chi parla di Dio o di miracoli

E ha aggiunto:

Se dice che le donne devono stare ai fornelli è sessista e non esce. Se scrive che la terra è piatta non avrà un blog. Ma se un autore televisivo scrive che un docu lo convince e condivide per 1 volta una tesi strampalata, ma innocua lo fa. E chi lo vuole confutare lo fa

Un direttore di testata a cui sta bene che i blog pubblicati con il logo della sua testata pubblichino tesi strampalate. Quindi non sapremo mai se quello che leggiamo sul Fatto è vero o una “tesi strampalata”. E qualcuno lo chiama ancora giornalismo.

Gomez ha anche fatto questa proposta:

Paolo il problema è che è sfuggita la critica nei tuoi confronti e non doveva accadere. Domani se credi ti intervisteremo volentieri. In blog che dice di avere un’opinione controcorrente non c’è verifica perché la premessa è chiara: il blogger dice è una mia opinione contraria.

Mossa astuta: con un’intervista (non, si noti, un articolo retribuito) avrebbe gratis il fact-checking che un giornale dovrebbe invece fare pagando qualcuno per farlo, e avrebbe un altro articolo sul quale raccattare clic pubblicitari. Ho risposto così:

Mi stai proponendo seriamente di regalarti clic pubblicitari con il mio lavoro? Geniale, a modo suo, ma anche piuttosto triste.

Grazie, ma non mi interessa essere intervistato. Non sono io l’oggetto del contendere e non mi interessa apparire. Pubblica semmai i fatti, che puoi chiedere a qualunque esperto, e rettifica le fandonie. E capiamoci: quelle non sono “opinioni”. Sono accuse.

Ho aggiunto questo per chiarezza:

“Mi piace il pistacchio”: opinione. “miriadi di supercazzole inventate dalla Nasa in 50 anni per compiacere i presidenti di turno”: no, non è un’opinione, è un’accusa.

Nel frattempo mi è arrivata in copia questa mail inviata alla redazione del Fatto e all’Ordine dei Giornalisti da Fabrizio Bocchino, direttore INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. La pubblico con il suo permesso:

ALL’ATTENZIONE DEL DOTT. PETER GOMEZ

Egr. Direttore

ho letto con grande sconcerto l’articolo pubblicato sulla home page del Fatto Quotidiano dal titolo “Insomma, sulla Luna ci siamo stati o no?” a firma di Ivo Mej (qui il link https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/08/insomma-sulla-luna-ci-siamo-stati-o-no/5308567/, mentre in allegato lo screenshot della home page del FQ di oggi con l’articolo di Mej in bella mostra), ed ho letto altresì la risposta che Lei stesso [h]a dato a Paolo Attivissimo (che ne denunciava le assurdità) su twitter che cito qui testualmente

“No è un blog ospitato. Non condivido l’opinione, ma è innocua. Se negasse l’AIDS o l’Olocausto non sarebbe stata ospitata. Ma se uno dice io non credo all’allunaggio è libero di farlo. Altrimenti chi è ateo dovrebbe pretendere rettifiche da a chi parla di Dio o di miracoli.” (link al tweet https://twitter.com/petergomezblog/status/1148328457635553281)

La gravità delle Sue affermazioni è di gran lunga superiore alle farneticazioni del giornalista Mej, il cui blog contenente l’articolo in questione è ospitato fra le pagine del Suo quotidiano, sulle quali non mi dilungo non valendone la pena.

Ma vengo invece alla Sua dichiarazione. Innanzitutto Lei, che è il direttore responsabile di un’importante testata italiana a larga diffusione, liquida come “opinione” la più grande conquista aerospaziale dell’umanità, ottenuta a prezzo di grandi sacrifici anche umani, un evento che rimarrà, a differenza delle farneticazioni del giornalista da Lei ospitato e della Sua affermazione, nei libri di storia nei secoli a venire.

Ma Lei si spinge oltre, e definisce quella di Mej un’opinione “innocua”, come se fosse innocuo spargere a man bassa fake news, trascurando gli innumerevoli effetti perversi che questo può avere, ed esempio sulle giovanissime generazioni che magari non hanno ancora gli strumenti per districarsi fra la matassa di informazioni che ogni giorno ricevono. Lei evidentemente non sente la responsabilità che invece detiene, e compie un grossolano errore di valutazione, che non è degno di un qualsiasi giornalista professionista, figuriamoci di un Direttore Responsabile come Lei.

Non contento di quanto dichiarato, Lei conclude paragonando l’allunaggio ad un atto di fede, al quale ognuno di noi è libero di credere o non credere, così facendo delegittimando con un tratto di penna anni e anni di studi di ingegneria, di astronomia, di meccanica portati avanti con dedizione da scienziati di tantissime discipline prima, durante e dopo il programma Apollo.

E Lei fa tutto questo pubblicamente, in un tweet visibile a migliaia e migliaia di persone.

Per questa ragione, io credo che ci siano gli estremi per deferirLa all’Ordine dei Giornalisti, alla quale io invio questa mia email come segnalazione da semplice cittadino, che spero voglia prendere le opportune misure affinchè la stampa italiana comprendente tantissimi giornalisti seri e professionali sia per sempre liberata da simili spettacoli di disdicevole disinformazione, che per quanto residuali, le arrecano dei danni incalcolabili, oltre che arrecarli al paese intero.

Distinti saluti

2019/07/09 18:20

Peter Gomez è intervenuto con un articolo di spiegazione “per chi non capisce (o finge di non farlo)” (secondo lui; copia su Archive.org), nel quale mi attribuisce cose ben diverse da quelle che ho scritto.

Stasera dovrei essere a Radio Capital intorno alle 19:30 per parlare della vicenda (Mej è stato ospite ieri, se ho ben capito). In proposito è intervenuto anche Wired.it.

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“Moonscape” citato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica

“Moonscape” citato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica

L’INAF ha segnalato il mio documentario libero e gratuito Moonscape, che ricostruisce i primi passi dell’umanità sulla Luna. Gli ha anche dedicato un video:

Queste sono soddisfazioni che nessun lunacomplottista avrà mai. Visto che Moonscape esiste grazie anche alle vostre donazioni e al vostro lavoro, datevi anche voi una pacca sulla spalla.

La fiera della fantascemenza: idiozie lunacomplottiste su “Il Giornale”

La fiera della fantascemenza: idiozie lunacomplottiste su “Il Giornale”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 18:15.

Segnalo brevemente un articolo del Giornale di Luigi Mascheroni che spalma nuovo letame sulle missioni lunari sparando le solite scemenze senza dare spazio alle smentite.

“Prove? Più che altro dubbi, a partire dal fatto che risulta davvero difficile credere che la tecnologia dell’epoca – senza computer o quasi, e con tute da astronauti che sembrano uscite da un B-movie degli anni ’50 – potesse depositarci delicatamente sulla superficie lunare (e riportarci a casa indenni, soprattutto)” scrive il buon Mascheroni. Che forse non si rende conto che la tecnologia dell’epoca ci diede il Concorde, un aereo di linea supersonico. Sarà stato fatto in studio anche quello?

“Domande di rito: perché nelle foto e nei filmati della missione Apollo 11 non si vedono le stelle che, in mancanza di atmosfera, dovrebbero essere luminosissime?” Perché è così che dev’essere. La Luna è illuminata a giorno dal Sole. Se regolo la fotocamera per esporre correttamente la superficie della Luna, le stelle sono troppo fioche. Tant’è vero che le stelle mancano anche nello foto fatte nello spazio dal nostro Umberto Guidoni. False anche quelle, oppure sarebbe il caso di studiare le basi della fotografia prima di ripetere a pappagallo certe fregnacce?

“Perché non ci sono crateri sotto il Lem nonostante il getto del motore a propulsione?” Perché il LM si è posato su una distesa di roccia. Dura quasi quanto la zucca dei lunacomplottisti.

“Perché in molte immagini gli astronauti proiettano ombre e sono illuminati in un modo inspiegabile rispetto alla sola fonte di luce possibile sulla luna, cioè il sole?” Perché sulla Luna c’è un’altra fonte di luce: la Luna stessa, che riflette la luce del Sole, illumina gli astronauti e schiarisce le ombre. C’è un corso CEPU di fotografia da regalare a chi scrive certe idiozie?

“Perché Armstrong è fotografato da Aldrin che si vede riflesso nel suo casco senza però avere in mano la macchina fotografica?” Non diciamo scemenze, per favore. Innanzi tutto, la foto non ritrae Armstrong, ma Aldrin. C’è pure scritto il nome sulla tuta, caro Mascheroni. E il suo compagno ha eccome in mano la macchina fotografica. Basta guardare gli originali ad alta risoluzione invece delle cacchine sbiadite pubblicate dai lunacomplottisti.

“A conferma dei dubbi dei cospiratori, la Nasa due anni fa ha dichiarato di aver perso i filmati originali dello sbarco. Che forse però salteranno fuori per questo anniversario.” Per l’ennesima volta, no. La NASA non ha perso i “filmati originali”. Ha perso una copia di alta qualità della diretta TV, ma ha quella in qualità normale. E le riprese filmate su pellicola 16mm a colori dello sbarco sono pubblicamente disponibili. Ne ho una copia persino io, grazie anche alla colletta dei lettori, e l’ho mostrata qui.

“Alla fine, tanti dubbi e una sola certezza. Che la celebre frase «un piccolo passo per me, un grande balzo per l’umanità» – al netto di qualsiasi prova scientifica così come di qualsiasi teoria complottista – non può che essere uscita dalla penna di un mediocre sceneggiatore. Hollywoodiano.” Alla fine, pochi dubbi e una sola certezza. Che un articolo del genere non può che essere uscito dalla penna di un… va be’, la frase la lascio completare a voi.

Aggiornamento ore 18:15

L’autore dell’articolo ha pubblicato una parziale rettifica. Resta ancora da pubblicare lo spiegone che sbufali quelle affermazioni lunatiche. Sarebbe interessante anche sapere qual è la fonte di quel dato del 20%: l’ultimo sondaggio sull’argomento che ho visto risale agli anni Novanta e dava il 6%.

“American Moon” prova a dimostrare che le foto degli allunaggi sono false. Usando una foto falsa

“American Moon” prova a dimostrare che le foto degli allunaggi sono false. Usando una foto falsa

Ultimo aggiornamento: 2019/06/15 15:40.

Un annetto fa un po’ di gente mi ha sfidato a debunkare American Moon, il video lunacomplottista di Massimo Mazzucco. All’epoca avevo risposto con questo articolo: in sintesi, un “ma anche no”.

Nei giorni scorsi mi sono divertito a debunkarne un pezzettino quando ho scoperto una perla stupenda [o meglio riscoperto, perché era nel trailer del video e, come mi avete fatto notare nei commenti, l’avevo segnalata a suo tempo e poi mi era passata di mente, forse perché pensavo che Mazzucco, una volta sgamato, l’avrebbe tolta dal film definitivo]: a un certo punto l’autore di American Moon interpella fotografi famosi, come Toni Thorimbert, Aldo Fallai, Oliviero Toscani, Nicola Pecorini e Peter Lindbergh, e chiede loro quali sono le anomalie che trovano nelle foto.

Loro rispondono con una serie di obiezioni, che trovate smontate in dettaglio in questa nuova sezione del mio libro gratuito Luna? Sì, ci siamo andati!; in sintesi, sono fotografi famosi e indubbiamente esperti, ma non hanno esperienza di foto nello spazio. Non conoscono le caratteristiche della luce in assenza di atmosfera e la riflettività particolare della superficie lunare, e non gliene faccio certo una colpa, visto che lavorano sulla Terra e non sulla Luna.

Ma la perla è che Mazzucco, nel suo video, chiede a ben quattro dei suoi esperti (Thorimbert, Toscani, Fallai e Lindbergh) di valutare la fotografia che vedete qui sotto in un fotogramma tratto da American Moon (a 1:43:25 della versione “light” del video).

Solo che la foto in questione è un fotomontaggio che circola da più di dieci anni (è opera di Ed Hengeveld): le mancano le tipiche crocette di riferimento e il Sole è stato vistosamente aggiunto con i classici effetti digitali di fotoritocco a computer (una fotocamera degli anni Sessanta non avrebbe mai prodotto lens flare o riflessi interni circolari).

In altre parole, Massimo Mazzucco ha chiesto ai fotografi se le foto lunari sono false… dando loro una foto falsa. Questo è il livello di serietà dei complottisti.

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Cento euro donati a Medici Senza Frontiere per farmi debunkare “American Moon”

Cento euro donati a Medici Senza Frontiere per farmi debunkare “American Moon”

Ultimo aggiornamento: 2019/06/15 15:04.

Ricordate che mi ero offerto di fare un’analisi critica di American Moon, il video lunacomplottista di Massimo Mazzucco, in cambio di donazioni fatte a Medici Senza Frontiere?

Beh, la prima donazione è stata fatta: cento euro sono stati inviati a Medici Senza Frontiere. Con il donatore, Andrea D*, ho concordato che in cambio avrei analizzato il trailer del video.

Per non regalare ranking in Google a questo nuovo, tedioso, interminabile parto complottista non incorporo o linko qui sotto il trailer, ma se ci tenete lo trovate qui:

https://www.ma-anche-no.com/watch?v=O6R-iS4iZtw

Ovviamente sostituite youtube a ma-anche-no.

Vado per ora in ordine sparso, man mano che noto le perle migliori. Perle tipo questa: Mazzucco sottopone le foto delle missioni lunari a dei fotografi professionisti, per farne valutare l’autenticità. Lasciamo stare il fatto che nessuno dei fotografi interpellati ha esperienza di foto nello spazio, non avendone mai fatte, quindi non sa nulla delle condizioni di luce nel vuoto e sulla superficie lunare.

Guardate la foto che viene sottoposta al fotografo Aldo Fallai:

È questa:

Non la troverete nei rullini della NASA, perché è un fotomontaggio: è una composizione creata da Ed Hengeveld nel 2008 cucendo insieme varie foto originali, probabilmente correggendone digitalmente i livelli e aggiungendo un sole finto nella posizione sbagliata, come spiego qui da anni.

In altre parole, Mazzucco tenta di dimostrare che le foto sono false usando una foto falsa.

Ed è una foto falsa molto ingannevole, perché mette insieme scatti fatti in condizioni di luce molto differenti: alcuni con regolazione da pieno sole e altri con regolazione per l’ombra. Questo falsa completamente la percezione della luminosità relativa delle zone in ombra.

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Poi c’è quest’altra perla. Mazzucco presenta questo pallino luminoso come se fosse qualcosa di misterioso:

No, non è la prova che c’erano fili che reggevano gli astronauti: è semplicemente il riflesso del sole sull’antenna radio, che a differenza di quello che immaginano gli inesperti non era la solita antennina a stilo ma era una lamina piatta. Piccole cose che si scoprono leggendo la documentazione tecnica invece di farsi voli mentali. Quando è girata con l’angolazione giusta, l’antenna riflette il sole e satura il sensore della telecamera. Un fenomeno straconosciuto.

C’è anche un altro bagliore, che compare più in alto, ma senza sapere a quale momento di quale missione si riferisce lo spezzone non si può dire con certezza quale sia la sua causa. Per chi suggerisce che sia prodotto da un cavo che reggerebbe l’astronauta propongo una riflessione: se fosse davvero una ripresa falsificata, perché la NASA sarebbe così idiota da lasciare una traccia così evidente della falsificazione? Sperando forse che non se ne accorga nessuno? In una (presunta) messinscena dalla quale dipende il prestigio degli Stati Uniti?

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Qui invece Mazzucco trova misteriosa l’assenza di un getto al decollo dalla Luna:

Ma se si fosse preso la briga di studiare, saprebbe che nel vuoto i razzi non producono fiammate persistenti e ampie. Quelli che usano il particolare propellente del modulo lunare non producono fiammate neanche nell’atmosfera terrestre: fanno un getto compatto e incolore, quasi trasparente. Succedeva anche con lo Shuttle e con i razzi Titan. Ne parlo in dettaglio nel mio libro Luna? nel Capitolo 6 qui: anche questo è un classico del repertorio lunacomplottista.

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Ecco un altro tormentone dei complottisti:

Mazzucco a quanto pare trova incomprensibili questi giunti aperti. Anche qui, se si fosse preso un po’ di tempo per informarsi, saprebbe che quella non è la struttura portante del veicolo, ma è la sua coperta termica, che era fatta in pannelli separati, uniti in modo lasco, proprio per sopportare le dilatazioni e contrazioni. È lo stesso sistema usato oggi dalle capsule russe Soyuz. Sotto la coperta termica c’era la struttura in titanio vera e propria. Ne parlo nel Capitolo 7 qui.

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Oliviero Toscani, guardando una foto di Apollo 11, dichiara che “È chiaro che ci sono dei riflessi del metallo, che vuol dire che c’era una sorgente di luce dalla parte di chi fotografa”. Certo che c’era: la sorgente di luce era il fotografo, Neil Armstrong, che indossava una tuta bianca altamente riflettente e sta al sole. Praticamente è un pannello riflettente alto due metri. E in più c’è la luce che arriva dalla superficie lunare tutt’intorno. Nvidia ne ha anche fatto una bella demo (da 4:30 circa).

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Aldo Fallai, guardando una foto falsa (è un fotomontaggio, come dicevo prima), dice che “La luce viene da dietro il modulo, no? L’astronauta o presunto tale è al buio totale e è illuminato, perché?” Anche questo è un classico, spiegato nel mio libro qui: perché sta a circa quattro metri sopra la superficie lunare e quindi è illuminato dalla luce riflessa da tutta la superficie lunare che gli sta intorno. La fotocamera è regolata per le foto in ombra, ma siccome a Fallai viene mostrata una foto falsa, composta aggiungendo parti scattate con la fotocamera regolata su piena luce, non si accorge della situazione.

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Ci sono molte altre baggianate, ma per ora mi fermo qui: già così è un bell’inizio, e questo è solo il trailer. Vado avanti non appena smetto di ridere. O di sbadigliare, perché queste tesi sono tutte vecchie, stantie e già sbufalate da decenni. Dai, Mazzucco, almeno un po’ di originalità, altrimenti questo video a furia di bufale diventa un American Moo.

Intanto ringrazio Andrea D* per la sua donazione a MSF. Dai che da questa collana di perle vecchie viene fuori qualcosa di buono.

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