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Bufale e complotti alla SISSA, video e file di presentazione

Gli schemi di fondo che legano bufale e teorie di complotto

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 29 gennaio sono stato ospite del Master in Comunicazione della Scienza presso la SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste per offrire agli studenti una presentazione-dibattito sui meccanismi e gli schemi comuni di bufale e teorie di complotti, insieme a Massimo Polidoro, Lorenzo Montali, Stefano Bagnasco e Steno Ferluga del CICAP, e con la moderazione e conduzione di Fabio Pagan. L’incontro era riservato agli iscritti al Master.

Purtroppo mi devo rassegnare al fatto che mi manca il tempo di realizzare un montaggio che ripulisca le magagne della mia ripresa video improvvisata e in particolare compensi la pessima visibilità delle immagini scure della presentazione: un problema peraltro presente anche dal vivo. Così sto caricando i video su Blip.tv (Youtube fa le bizze con l’HD) in forma grezza, così come sono usciti dalla telecamera, in stile “piuttosto che niente, meglio piuttosto”, e pubblico a parte il PDF della presentazione.

Ecco i video grezzi:

Qui sotto invece trovate la presentazione (tranne i filmati incorporati, che qui sono sostituiti da immagini statiche): gli utenti di SlideShare possono scaricarla in formato PDF.

Per chi vuole seguire o riprendere da un blocco specifico:

  • Prima parte: introduzione di Fabio Pagan, importanza delle bufale, premesse psicologiche, danni causati.
  • Seconda parte: ancora danni, perché ci casca chiunque, effetti dell’avvento di Internet.
  • Terza parte: altri effetti dell’avvento di Internet, qualche esempio di bufala (Bonsaikitten, gatti con le ali).
  • Quarta parte: altri esempi di bufala (cinesi mangiabambini, appelli per donazioni di sangue, bufale politiche su Bush, Kerry, Berlusconi, Palin)
  • Quinta parte: bufale tecnologiche (grande blackout del 2003, cellulari e popcorn, marketing virale, Mentos e Coca-Cola).
  • Sesta parte: bufale tecnologiche (buchi neri prodotti dal CERN), grandi bufale che diventano ipotesi di complotto: 11 settembre.
  • Settima parte: 11 settembre, complotti lunari.
  • Ottava parte: complotti lunari, scie chimiche, delitto Kennedy; schemi ricorrenti. Fine della presentazione.
  • Nona parte: domande degli studenti. Chiedo scusa per la periodica perdita di messa a fuoco della telecamera, che non era presidiata.

Aggiungo una nota a proposito della paternità del termine cinematografico McGuffin, che nella presentazione ho usato per indicare l’elemento concreto ma irraggiungibile intorno al quale ruotano immancabilmente le teorie di complotto (la scia nel caso delle scie chimiche, le foto e i filmati nel caso dell’11/9, di JFK e della Luna) e senza il quale una teoria di complotto non può attecchire per mancanza di qualcosa su cui arrovellarsi e discutere interminabilmente.

Nella presentazione l’ho citato come termine usato da Spielberg e Lucas per indicare l’oggetto-perno della trama dei loro film, ma l’origine del termine è in effetti hitchcockiana come osservato da chi, a fine sessione, mi ha chiesto una verifica di paternità: in questo senso segnalo la pagina di Wikipedia inglese dedicata al termine, che raccoglie molte fonti interessanti.

Spielberg e Lucas l’hanno reintrodotto (nei commenti ai DVD di Indiana Jones e Guerre Stellari) cambiandone leggermente l’accezione: secondo loro, il McGuffin non dev’essere un oggetto del quale al pubblico non importa nulla e che serve solo a far avanzare la trama, ma deve essere un oggetto emotivamente significativo che “al pubblico dovrebbe importare quasi quanto gli eroi e i cattivi che duellano sullo schermo”. Il film “funziona” in base all’efficacia del McGuffin: l’Arca dell’Alleanza o il Santo Graal in Indiana Jones, per esempio.

Collezionisti di riviste, aiutatemi!

Collezionisti di riviste, aiutatemi!

Cercasi rivista “Fotografare” n.8/89: conferma davvero il lunacomplotto?

Un amico mi ha regalato di recente una copia di Non siamo mai andati sulla Luna, l’edizione italiana del famoso (o famigerato) libro lunacomplottista di Bill Kaysing.

Leggendone la quarta di copertina ho notato questa stranissima citazione, che sarebbe tratta dalla rivista italiana “Fotografare”: chiedo il vostro aiuto per confermarla o smentirla.

fotografare, n.8/’89: “Le famose foto degli americani sulla Luna (finalmente si può raccontare) sono state fatte sulla Terra, di notte, con una illuminazione artificiale. Questo si vede chiaramente osservando le foto, ma la gente ha creduto in massa alle spiegazioni che hanno diffuso”

Cosa? Una rivista di fotografia che conferma le teorie lunacomplottiste? O una citazione inventata di sana pianta o tolta dal suo contesto per snaturarla?

Ho già scritto alla redazione della rivista chiedendo lumi, ma chiedo anche a voi: se avete a disposizione una copia di quel numero della rivista, potreste sfogliarla per cercare questa frase, se c’è, e in tal caso mandarmi una scansione della pagina incriminata?

Il tempo stringe: la settimana prossima presenterò al corso per investigatori dell’insolito del CICAP (e alla troupe di un’emittente nazionale che assisterà al corso) i risultati della mia indagine antibufala sui lunacomplotti, e questo sarebbe un tassello molto utile da aggiungere al puzzle che poi presenterò nel documentario e nella relazione al convegno CICAP di ottobre.

2009/02/08 15:15

Siete fantastici come al solito: la scansione della rivista mi è già arrivata, grazie a un lettore, Giuliano, e conferma la presenza della frase ma anche la natura, come dire, eccentrica del suo autore, Cesco Ciapanna. Ne parlo tra poco nel blog Complotti Lunari.

2009/02/09 9:42

La prima parte dell’indagine, con le scansioni delle pagine di Fotografare e lo spiegone delle presunte anomalie nelle foto lunari “svelate” da Ciapanna, è pronta su Complotti Lunari. C’è voluto un po’ perché la faccenda è piuttosto tecnica, ma credo che gli appassionati delle missioni Apollo troveranno molti dettagli interessanti e poco conosciuti.

2009/02/12 2:28

E’ pronta anche la seconda parte dell’indagine sulle asserzioni lunacomplottiste di Fotografare, insieme ad un articolo sui graffi delle visiere interpretati come riflessi di oggetti del set usato per la messinscena, alla prima parte di come si costruisce un modello fisico della scena dell’allunaggio per dimostrare gli effetti di luci, riflessioni e ombre sulla Luna, allo spiegone del perché in certe foto mancano le tracce delle ruote della jeep lunare e a un articolo tecnico sulle reali temperature che la speciale pellicola fotografica lunare doveva reggere, ben diverse da quelle asserite dai lunacomplottisti.

E’ pronta anche la vignetta di Moise, pubblicata inizialmente su AFNews e ripubblicata qui per gentile concessione dell’autore.

2009/02/18 7:25


La redazione della rivista Fotografare non ha ancora risposto alla mia richiesta di informazioni.

Massimo Polidoro ha ripubblicato sul proprio sito un articolo di Luca Rodaro, tratto dal Bollettino del CICAP di agosto 1992, che ben riassume la visione delirante di Cesco Ciapanna, secondo il quale, per esempio, Isaac Asimov, Leonardo, Dante e Petrarca non sarebbero mai esistiti, l’Aids non sarebbe che una “perdita dell’immunità ambientale” e si diffonderebbe sopratutto nelle città inquinate e vicino alle centrali nucleari, e naturalmente gli ebrei farebbero parte del grande complotto numerologico incentrato sul numero 92. Deliri talmente esasperanti da indurre il rabbino Toaff a consigliare il boicottaggio della rivista ai suoi correligionari. E questi sono solo alcuni dei tanti esempi di Ciapannologia citati dall’articolo.

Sonda giapponese conferma le foto lunari Apollo

Sonda giapponese conferma le foto lunari Apollo

Lunacomplottisti alle strette: le foto delle sonde odierne confermano quelle degli astronauti lunari

La sonda spaziale giapponese Kaguya non solo manda splendide immagini in alta definizione dalla Luna, ma crea immagini 3D della superficie lunare, comprese le zone dove sbarcarono gli astronauti Apollo.

Guarda caso, l’elaborazione delle immagini 3D conferma che le foto degli astronauti dell’Apollo 15 mostrano quello che c’è davvero in quel punto sulla Luna.

Attendo con divertimento la spiegazione tecnica dei lunacomplottisti di come la NASA, nel 1971, era in grado di pubblicare fotografie in altissima risoluzione, scattate dal livello del suolo, che ritraggono un punto specifico del terreno lunare, con i suoi rilievi e le sue pendenze, esattamente così com’è nella realtà. Tenendo conto, beninteso, che nel 1971 non c’era Photoshop.

L’articolo completo, che spiega tutti i dettagli delle conferme ottenute dalla sonda Kaguya e fa più ampiamente il punto della situazione sull’uso di sonde automatiche per documentare gli sbarchi umani sulla Luna, è disponibile presso Complotti Lunari.

Lunacomplottisti, tenetevi forte

Lunacomplottisti, tenetevi forte

In arrivo gli originali ad altissima risoluzione delle foto lunari

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “zescion” e “zio.pao1”.

I lunatici e i disinformati che credono che gli sbarchi umani sulla Luna siano stati una messinscena realizzata in studio hanno prosperato, creandosi un vero e proprio business della bufala, anche grazie al fatto che molte delle loro fantasiose teorie si basavano su versioni sgranate e di quarta mano delle fotografie degli sbarchi.

Le cose stanno per cambiare: la NASA e la Arizona State University stanno procedendo alla nuova scansione e alla pubblicazione delle foto lunari, partendo direttamente dalle pellicole originali e utilizzando una risoluzione mostruosa. Addio, quindi, pelucchi scambiati per lettere di riferimento della scenografia (foto qui accanto).

Questo non fermerà certo i lunacomplottisti, che s’inventeranno rapidamente qualcos’altro; anzi, probabilmente fornirà loro nuovi spunti per l’ennesima bordata di libri e DVD che faranno venire il torcibudella a chi sulla Luna c’è andato davvero per farlo ha rischiato la vita sedendosi in cima a un razzo di oltre 100 metri pieno d’idrogeno e ossigeno liquido, composto da “sei milioni di pezzi, tutti fabbricati dal subappaltatore che ha ha offerto il prezzo più basso”, come disse Michael Collins dell’Apollo 11.

Le prime foto del progetto di scansione, che durerà tre anni e comprenderà 36.000 immagini, sono già disponibili su Internet: la versione scaricabile in massima qualità di ciascuna immagine è un TIFF da 1,3 gigabyte (la versione PNG definita “piccola” è di soli 28 megabyte; le foto panoramiche arrivano a 11,8 giga). Per fortuna le foto sono anche esplorabili senza scaricarle, con un sistema simile a Google Maps che si chiama Zoomify e si basa su Flash.

Le foto attualmente disponibili non sono state scattate dagli astronauti sul suolo lunare, ma provengono dalle fotocamere automatiche installate a bordo dei loro veicoli e riprendono la superficie dall’orbita lunare, a scopo di ricognizione: permettono di scorgere oggetti di almeno circa sei metri di diametro, e in alcune immagini anche di un solo metro di grandezza.

Le immagini scattate al suolo promettono di essere una festa per gli occhi. Da quasi quarant’anni, le pellicole originali esposte dagli astronauti giacciono a -18°C in un freezer al Johnson Space Center di Houston e per la prima volta vengono utilizzate per una scansione: tutte le scansioni viste finora, comprese quelle presenti sui siti della NASA, sono tratte da copie realizzate con sistemi analogici, con conseguente calo qualitativo.

Verranno conservate nelle scansioni anche le rigature e gli aloni prodotti dalla finissima polvere lunare che riuscì a introdursi nei caricatori delle pellicole. L’inventario è vasto: 600 foto su pellicola 35 mm, circa 20.000 foto su pellicola 60 mm (a colori e in bianco e nero), oltre 10.000 scatti delle fotocamere di mappatura e circa 4600 foto panoramiche. La scansione arriva a 200 pixel per millimetro nelle immagini in bianco e nero e a 100-120 pixel per millimetro nelle immagini a colori.

Le scansioni, oltre ad avere un indubbio fascino storico, saranno utili per chiarire un fenomeno poco conosciuto: le trasformazioni della superficie lunare. La Luna, infatti, non è affatto un sasso morto come potrebbe sembrare. Nel corso dei secoli sono stati visti più volte fugaci lampi di luce provenire dalla sua superficie: non sono gli abbaglianti delle astronavi Vogon che chiedono strada, ovviamente, ma la loro esatta natura non è nota. Qui ne vedete un esempio in un articolo dedicato a questi Transient Lunar Phenomena.

Il confronto fra le foto di quarant’anni fa e quelle attuali (e anche con quelle delle prossime missioni di ricognizione automatica) permetterà di capire anche quanti meteoriti colpiscono la Luna e quindi valutare meglio i rischi per gli astronauti che vi torneranno.

Dal Giappone debunking lunare

Dal Giappone debunking lunare

Robot giapponese sbufala i lunacomplottisti e regala immagini straordinarie

Novità sul fronte dello sbufalamento delle teorie di chi sostiene di avere le prove che gli sbarchi umani sulla Luna furono falsificati in studio: i lunacomplottisti dicono da anni che una di queste prove è il fatto che nelle foto degli sbarchi non si vedono le stelle.

A qualcuno potrebbe venire in mente l’obiezione di buon senso che se si fosse davvero trattata di una messinscena, i suoi segretissimi ed attrezzatissimi realizzatori, finanziati dal governo USA, non sarebbero stati così imbecilli da dimenticarsi le stelle. Ma c’è proprio in questi giorni una serie di immagini bellissime, a prescindere dal loro valore sbufalante, scattate dalla sonda giapponese Kaguya, che mostrano la Luna e una splendida Terra immersa nello spazio… senza stelle.

Ecco una delle foto e il link all’originale ad alta risoluzione.

Sapreste riconoscere un vero UFO?

Sapreste riconoscere un vero UFO?

Quiz: che cos’è questo fenomeno?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “goligiac” e “gp19706”.

E’ il 9 giugno 2007. In una limpida notte stellata, un piccolo oggetto luminoso solca il cielo e si dirige verso la Luna. Non si tratta di una stella, perché a un certo punto passa davanti alla faccia non illuminata della Luna. Pochi istanti dopo, un altro oggetto molto più grande emerge dell’altro lato della Luna, diventando luminosissimo, per poi sparire.

Si tratta della straordinaria registrazione dell’arrivo di un UFO a una base lunare aliena e della partenza di un altro veicolo più grande, con tanto di bagliore dei motori in accelerazione? La prima prova definitiva dell’esistenza di veicoli extraterrestri?

Date un’occhiata a queste immagini e pensateci. Se sapete la soluzione, non pubblicatela nei commenti: guastereste il gioco agli altri lettori. La spiegazione verrà data nella puntata di stamattina del Disinformatico radiofonico (Rete Tre RSI, ore 11).

L’arrivo



La partenza



La soluzione


Come spiega la Wikipedia in inglese, si tratta più banalmente di un Iridium flare, un riflesso dei pannelli solari di uno dei satelliti della serie Iridium, utilizzata per le telecomunicazioni. A occhio nudo, il riflesso produce un bagliore talmente luminoso da essere visibile anche di giorno per alcuni secondi.

Non preoccupatevi, quindi, e non pensate subito agli UFO se vedete uno di questi bagliori misteriosi.

Se vi interessa prevedere il prossimo Iridium flare e stupire i vostri amici, consultate il sito Heavens Above. Se usate Mac OS, potete installare questo comodo widget.

UFO quiz, seconda parte

UFO quiz, seconda parte

Lo sapevo, io, che erano veicoli militari segreti!

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Una delle teorie riguardanti gli UFO è che si tratti di veicoli militari top secret. Ecco alcune foto che dimostrano l’interesse militare, a partire dagli anni Cinquanta, per i veicoli a forma di disco volante.

Ahimè, nell’ufologia il falso è sempre in agguato. Sapreste dire se queste foto sono autentiche o meno? Se sapete la soluzione, non rivelatela nei commenti, così tutti possono cimentarsi. Le risposte verranno pubblicate dopo la puntata di oggi del Disinformatico radiofonico.




La soluzione


Le due foto di mezzo sono autentiche: mostrano il fallimentare Avrocar, velivolo sperimentale che non riuscì mai a compiere un volo decente verso la fine degli anni Cinquanta ed è causa di infiniti malintesi ufologici. La prima foto e l’ultima, invece, sono fotomontaggi ben realizzati, come descritto presso Aerospaceweb.org.

Visto com’è facile creare false prove? Proprio per questo dobbiamo stare attenti prima di credere a quanto ci viene propinato, magari da fonti interessate a vendere qualche libro o DVD di paccottiglia.

Lunacomplotti stasera a Raidue in Voyager

Lunacomplotti stasera a Raidue in Voyager

Stasera Voyager parla di messinscene lunari, bloggata in diretta

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Raidue trasmetterà, stasera alle 21 circa, una puntata di Voyager che si occupa degli sbarchi sulla Luna.

Fra gli ospiti è annunciato Roberto Pinotti, che stando alla presentazione della trasmissione evidenzierà “incongruenze e contraddizioni di una missione che doveva, a tutti i costi, essere un successo.” Lunacomplotti, insomma, sia pure confezionati eufemisticamente. Che c’è, manca il coraggio di dire le cose come stanno?

Anche Pinotti viene presentato vagamente come “scrittore”, senza dire che è ben più noto, ed è chiamato a Voyager, non perché scrive, ma perché è un ufologo, presidente dell’associazione privata Centro Ufologico Nazionale. Mestiere rispettabilissimo, per carità, ma questa riluttanza a qualificarlo correttamente fa sembrare che la redazione di Voyager sia pudicamente a caccia di una rispettabilità che sente di non avere.

Io sarò qui a bloggare durante la trasmissione, per vedere quali siano queste asserite “incongruenze e contraddizioni”. Spero che la redazione si sia preparata molto, molto bene sull’argomento, perché quando sento parlare in prima serata, su una rete televisiva nazionale, di lunacomplotti e di gente che vuol rovesciare fango su una delle più grandi imprese umane, esplorative e tecniche della storia, mi prudono veramente le mani, come è già successo con Minoli e La storia siamo noi. Prudono in direzione della tastiera, s’intende (e più specificamente in direzione della casella di e-mail di Voyager, voyager chiocciola rai.it): ma chi ha realmente rischiato la pelle per compiere quella missione non è altrettanto tollerante.

Ecco infatti come Buzz Aldrin, l’astronauta che allunò insieme a Neil Armstrong, rispose al lunacomplottista Bart Sibrel che lo perseguitava e lo accusava pubblicamente di essere “un codardo, un bugiardo e un ladro”.

Va detto che Aldrin, all’epoca del video, aveva 72 anni. Sibrel la metà. Che sia una lezione per chi vuol fare l’imbecille a spese di gente che non solo ha rischiato tanto, ma a volte ha anche perso tutto.

Andate alla Nasa, o ai familiari di Virgil Grissom, Roger Chaffee e Ed White, a dire che questa fu una messinscena. Questo è quel che restava dell’abitacolo della loro capsula dopo l’incendio in cui morirono.

La bloggata

Parte il teaser. Oh no, la sirenetta su Marte… cominciamo veramente alla grande. Prima falsità: la NASA si è pronunciata eccome. E non poteva mancare la panzana della bandiera senza ombra sulla Luna. Le ombre non sono parallele nemmeno sulla Terra. Se a qualcuno interessa la mia compilation di indagini lunacomplottiste, è qui.

Apollo prima di Gemini? Ma cosa si sono bevuti questi signori? No, no, no: Mercury, Gemini, poi Apollo (ne parlo nei commenti qui sotto).

Come mai sparirono i guasti tecnici? Perché a questo servono le missioni di prova, cari miei. Per eliminare progressivamente i problemi.

Ecco che arriva il complotto: prima fanno pubblicare a Thomas Baron il rapporto (di 500 pagine) e la testimonianza che denunciano i ritardi e le negligenze, poi lo fanno fuori, senza far sparire il rapporto. Far fuori chi parla troppo, prima che parli, parrebbe troppo intelligente? E tutti gli altri che avevano collaborato al rapporto li lasciano liberi come fringuelli?

Pinotti dice che Bill Kaysing, che sostiene che tutto sia stato simulato in studio, ha lavorato per la Nasa. E’ una balla. Si va in pubblicità, e meno male, perché i conati stavano diventando incontenibili.

Fantastica la teoria del satellite che trasmetteva l’audio finto: mai sentito di effetto Doppler? Un satellite in orbita terrestre si sarebbe spostato rispetto alla Luna, e i radioamatori l’avrebbero notato. Oh, e magari l’avrebbero notato alcune altre persone che avevano molto a cuore sbugiardare gli USA e avevano le risorse tecniche più che adeguate: i sovietici.

E ti pareva: tirano in ballo Kubrick. Come se gli effetti di 2001: Odissea nello spazio fossero credibili rispetto alle immagini reali. Siamo seri. L’avete visto, 2001? Bello, fantastico, un capolavoro, ma ormai si vede lontano un miglio che non è realistico. Come si fa, in uno studio cinematografico, a proiettare la polvere secondo linee rette con i motori? Se ci fosse aria, invece di linee rette dovrebbe essere proiettata in volute. Ma nei filmati di allunaggio la polvere schizza via in linee rette. Niente volute.

Se ho visto bene, Voyager sbaglia a identificare gli astronauti: quello non è Michael Collins, è Buzz Aldrin. Dilettanti.

Le foto sono precise, signori di Voyager, perché fu scelto apposta un grandangolo, e poi le foto furono ritagliate per migliorare l’inquadratura prima della pubblicazione. Mica sono imbecilli, alla Nasa. Si sono resi conto dei problemi e ci hanno pensato prima.

La Nasa ha ammesso fotoritocchi? Ma in che film?

Ombre non parallele: mai sentito parlare di prospettiva?

Ecco di nuovo l’ombra mancante della bandiera. La Nasa non ha mai detto che la foto è falsa come asseriscono a Voyager. E poi scusate: se fosse falsa, vorrebbe dire che le foto erano state fatte davvero sulla Luna: altrimenti bastava tornare in studio, no?

Certo che se uno si mette a trinciar giudizi perché ha guardato le foto a bassa risoluzione sul sito Internet di un lunacomplottista e crede di sapere tutto, è facile dire scemenze. Ecco la foto, con l’ombra “mancante” dell’asta bandiera:

Ed ecco il dettaglio dell’ombra “mancante”, che è in un avvallamento del terreno (è anche per questo che le ombre non sono sempre parallele):

Orizzonte troppo vicino? La Luna è più piccola della Terra, e l’orizzonte è appunto più vicino. C’è scritto anche nei libri di astronomia delle scuole medie. E senza l’atmosfera che smorza i dettagli, l’occhio non riesce a cogliere le distanze.

I riflessi “misteriosi” nelle foto sono semplicemente i riflessi interni delle lenti dell’obiettivo. Come nelle foto fatte in mille altre circostanze con il sole appena fuori dell’inquadratura. Ma possibile che non sappiano queste cose? E soprattutto che non vadano a chiedere a un fotografo qualunque prima di blaterare?

Manca il cratere sotto il modulo lunare: e allora? Dite che gli addetti alla messinscena se ne sono dimenticati? Ma allora il complotto l’hanno fatto fare a Stanlio e Ollio.

Perché la differenza di polvere con le altre missioni? Perché sono allunati in luoghi differenti. Cari autori di Voyager, ma avete mai guardato la Luna? Avete visto che ha zone di colori differenti? Che ci sono montagne, valli e crateri, e che quindi ci sono zone coperte di polvere e zone non coperte? Appunto. Patetico.

Pinotti tutto sommato non dice nulla di imbarazzante: è abbastanza equilibrato, come del resto l’ho visto essere in molte circostanze. Fossero tutti così, gli ufologi. Purtroppo scivola dicendo la sciocchezza dei filmati smarriti del primo allunaggio. No, Pinotti, no: si tratta semplicemente di copie di alta qualità di quello che abbiamo già visto. Non mancano immagini che non abbiamo visto. I dettagli sono qui.

Giacobbo conclude facendo la sparata chiedendosi perché non vengono mostrate le immagini ad alta risoluzione della Luna per mostrare i veicoli delle missioni Apollo rimasti lì. Perché, caro Giacobbo, finora non sono state scattate immagini con risoluzione sufficiente. Documentarsi, prima di lanciare domande insensate, costerebbe troppo? Tre secondi di Google restituiscono le immagini della sonda Clementine e la relativa risoluzione: non superiore a 20 metri per pixel. Troppo scarsa per vedere un modulo lunare largo nove metri da una zampetta all’altra. Anche la sonda giapponese Kaguya, attualmente in missione lunare, non ha una risoluzione sufficiente: basta leggere le FAQ.

Che tristezza. Lanciare domande senza fornire le risposte, risposte che ci sono e che fior di tecnici sarebbero disponibilissimi a dare se soltanto Voyager volesse essere obiettivo, è un trucchetto sleale che semina dubbi negli spettatori, e lo fa senza neanche prendersi il coraggio di fare affermazioni precise. Dubbi che resteranno a chi, comprensibilmente, non avrà tempo o voglia di documentarsi e ancora si fida di chi fa televisione per il solo fatto che parla in televisione.

Solchi misteriosi sulla Luna

Solchi misteriosi sulla Luna

“Rolling Stones” lunari

Non sto parlando del gruppo musicale, anche se in effetti fra la pelle vellutata di Keith Richards e la superficie craterizzata della Luna c’è più di un elemento di somiglianza, ma di un fenomeno sul quale i lunacomplottisti stanno imbastendo una teoria stravagante: ci sarebbero dei seleniti all’opera sulla Luna, e la loro attività sarebbe indicata da alcune tracce lasciate dalle loro macchine.

Ne parla per esempio il sito Angelsofmars.it, che elenca anche altre anomalie riscontrate nelle fotografie lunari scattate dagli astronauti (quelli che secondo altri lunacomplottisti non esistono, ma lasciamo stare). Alcune di queste immagini sono effettivamente intriganti e difficili da spiegare: vediamo cosa ne pensate. Ho un paio di teorie in proposito, ma non voglio sbilanciarmi in mancanza di conferme. Ecco le foto.

Questa viene descritta come “Apollo 16 photo 67-H-1135”:

E questa è identificata come “Apollo 16 photo 16-19067”:

Nella prima serie di immagini si notano due solchi, uno più largo e uno più sottile, che terminano ciascuno presso un masso. Chi li ha prodotti? Nella seconda serie, invece, il solco ha una curiosa forma che si ripete regolarmente e in un caso attraversa addirittura un cratere, ma non termina con un masso. Come è possibile?

A voi la parola nei commenti. Buon divertimento!

Cartolina da Marte (aggiornato)

Cartolina da Marte (aggiornato)

Brina sul pianeta rosso e lunacomplotti smontati

La sonda automatica Phoenix ci manda questa magnifica immagine della brina sul suolo di Marte, scattata il 14 agosto all’alba marziana. L’immagine, tratta dalla rubrica Image of the Day della NASA, è in falso colore ed è stata elaborata per esaltare le differenze di colore.

Cerchiamo di renderci conto. Abbiamo dei robottini a batterie solari che non solo riescono ad arrivare su un altro mondo, ma da quell’altro mondo, distante duecento milioni di chilometri, riescono a mandarci una foto della brina mattutina. Per non parlare della quantità immensa di dati scientifici che raccolgono.

Questo è il senso del programma spaziale: mostrare quante cose meravigliose possiamo fare se solo la smettiamo di farci la guerra scialacquando miliardi.

Nel frattempo, per i disfattisti che si ostinano a negare che l’umanità abbia la capacità di fare queste cose, il programma statunitense Mythbusters ha affrontato ieri le tesi dei lunacomplottisti, costruendo un modello del LEM decisamente notevole e ricreando il suolo lunare. Qui sotto potete vedere un’anteprima della puntata: ce n’è per tutti. Se qualche angioletto appassionato di Mythbusters riuscisse a farmene piovere legalmente una copia al Maniero Digitale, gliene sarei grato.

2008/08/28 23:55

L’angioletto non si è fatto attendere, e la puntata è al di sopra delle più rosee previsioni. Non solo i Mythbusters hanno smontato le tesi luncomplottiste, ma hanno dimostrato una cosa che non osavo sperare: le riprese delle passeggiate lunari sono, da sole, prova sufficiente degli sbarchi. Non esiste modo di replicare sulla Terra simultaneamente tutte le condizioni e i comportamenti osservabili nei filmati lunari. Al contrario di quello che dicono i lunacomplottisti, non si può usare il rallentatore per ottenere la camminata lunare e non si può neppure adoperare un’imbragatura che riduca il peso dell’astronauta: ci vuole proprio la gravità lunare. La differenza si vede a occhio nudo.

Chiunque abbia un minimo di cervello, di fronte alla dimostrazione, non può che accettare i fatti osservati.

Per cui ecco la sfida ai vari Massimo Mazzucco, Ralph René, Bart Sibrel ed emuli assortiti di Bill Kaysing (la cui dipartita nel 2005 ha elevato il quoziente intellettivo dell’umanità tanto quanto togliere Vista da un PC ne eleva le prestazioni). Se volete dimostrare le vostre tesi, dovete fare una sola cosa: riproducete tutte le caratteristiche della camminata degli astronauti. Il saltello a canguro, i passi lunghi, i salti verticali; il modo lento e inconfondibile in cui il casco e lo zaino cadono e seguono i movimenti dell’astronauta. E la polvere che schizza parabolicamente, senza formare volute. Ah, dimenticavo: per correttezza, fatelo naturalmente usando la tecnologia fotografica degli anni Sessanta. Niente giochetti al computer.

Se non ci riuscite, siete dei poveri venditori di fumo, pateticamente invidiosi delle capacità altrui: siccome non sapete combinare niente al di fuori delle chiacchiere, pensate che tutti gli altri debbano essere omuncoli come voi. E se mi capitate a tiro e Buzz Aldrin non si vuole sporcare le mani, offro le mie. Per un cordiale buffetto, s’intende.