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Luna, Minoli insiste su RaiDue, che scempio

Scempiaggini lunatiche in replica su Raidue

Se c’era un modo per ricordare il trentottesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, Raidue ha scelto proprio il più meschino e patetico: ritrasmettere un documentario che blatera le scempiaggini dei complottisti lunari. E’ in onda adesso, mentre butto giù queste righe indignate.

La trasmissione è una replica della porcheria compilata da Brunner e Wisnewski, gente che ha fatto dei complotti un business, e che Minoli ripropone acriticamente. Con tanto di marchio “RaiEDU”. Cosa ci possa essere di educativo in questo documentario, francamente mi sfugge.

Il commento a questo “documentario” lo trovate qui, insieme alla mail di protesta mandata a suo tempo a Minoli. Che ovviamente è rimasta inascoltata. Che ne dite di farci sentire un po’ più numerosi?

Cara mamma Rai, andare a intervistare Buzz Aldrin o Neil Armstrong e chiedere loro se ci sono davvero andati, sulla Luna, pareva troppa fatica vero? Neanche una telefonatina a Umberto Guidoni per chiedergli se è vero che nelle foto spaziali si dovrebbero vedere o meno le stelle come dicono i lunacomplottisti?

Che schifo.

Aggiornamento (2007/07/27)

Hammer mi dice che nella versione trasmessa ieri è stato tagliato il pezzo in cui Vittori diceva che la Luna è un pianeta. Segno che quando vuole, mamma Rai interviene per correggere le imprecisioni (probabilmente è stato Vittori stesso a chiedere di eliminare il lapsus). Strano che non intervenga per correggere le panzane ben più grosse del documentario. Probabilmente non interviene perché se lo facesse non resterebbe più nulla.

Per chi volesse saperne di più sulle bufale dei complottisti, consiglio di visitare la sezione Luna e spazio del Servizio Antibufala.

Antibufala: persi i video dello sbarco sulla Luna?

Antibufala: persi i video dello sbarco sulla Luna?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “carlabertin****” e “lsalvagg”.
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2006/08/19.

Dopo settimane che se ne parla nei siti specializzati, finalmente la notizia approda ai media generalisti, ovviamente storpiata strada facendo: la NASA ha perso le registrazioni dello sbarco sulla Luna, dice Repubblica. Esultano i complottisti, quelli che credono che lo sbarco sulla Luna sia stato girato in uno studio cinematografico a fini propagandistici (teoria ampiamente sbufalata qui): è la prova che alla NASA vogliono nascondere un documento che smaschererebbe la messinscena.

In realtà le cose stanno ben diversamente. Seguitemi un attimo: ci vuole un preambolo tecnico.

E’ la notte fra il 20 e 21 luglio del 1969. Neil Armstrong e Buzz Aldrin sono i primi uomini a sbarcare sulla Luna nel LEM (modulo lunare) dell’Apollo 11. La sfida tecnica di farli arrivare fin lì, e di far vedere al mondo l’evento in diretta televisiva, usando la tecnologia dell’epoca, è davvero notevole.

La Luna è a 400.000 chilometri di distanza e gli astronauti hanno a disposizione un trasmettitore TV alimentato a batterie e con un’antennina parabolica da un metro di diametro (le missioni successive adotteranno una parabola più grande, che però richiede mezz’ora di montaggio, ma il primo sbarco è una missione “mordi e fuggi”: due ore e mezza di passeggiata sulla Luna e poi si riparte). Il segnale che arriva sulla Terra è debolissimo e gli ingegneri devono fare i salti mortali per riuscire nell’impresa di trasmettere e ricevere le immagini storiche.

Per farcela con la tecnologia analogica dell’epoca, ricorrono a una serie di compromessi qualitativi: bianco e nero anziché colore, immagini a 320 linee di risoluzione anziché le 525 dello standard televisivo NTSC statunitense, e dieci fotogrammi al secondo invece dei normali 30.

Questo però produce un segnale televisivo fuori standard, che occorre convertire al formato televisivo normale. Poiché manca la tecnologia elettronica che oggi consideriamo banale, la conversione viene fatta presso le stazioni riceventi terrestri alla buona, ossia puntando una telecamera speciale verso un monitor che mostra le immagini fuori standard ricevute dalla Luna (un metodo simile a quello usato oggi dai pirati cinematografici più scadenti, che riprendono con la videocamera lo schermo del cinema durante la proiezione).

Fatto questo, il segnale è pronto per la distribuzione via satellite in tutto il mondo, o perlomeno nei paesi che usano lo standard NTSC, perché gli altri dovranno subire un’ulteriore conversione.

Tutto questo meccanismo e la catena di ritrasmissioni comportano un’ovvia perdita di qualità, come in ogni processo analogico, per cui le immagini effettivamente ricevute dalla Luna tramite le grandi antenne di Goldstone (California) Honeysuckle Creek e Parkes (Australia) sono molto, molto più nitide di quelle che arrivano alla fine sugli schermi dei telespettatori.

Di conseguenza, la NASA decide di registrare il tutto direttamente presso i centri di ricezione, usando un apposito videoregistratore in grado di registrare il segnale fuori standard che arriva dalla Luna: bobine di nastro da un pollice che durano quindici minuti l’una. Queste bobine, se decodificate con un apposito lettore, offrirebbero una visione molto più nitida dello sbarco rispetto a quella che siamo abituati a vederci proporre.

Per esempio, accanto al titolo di quest’articolo vedete la stessa immagine nelle condizioni nelle quali è arrivata a Houston (a sinistra) e nelle condizioni originali (a destra, tratta da una foto del monitor a Honeysuckle Creek): cliccate sull’immagine per ingrandirla. La differenza, come noterete, è enorme.

Fine del preambolo. Sono questi i nastri che la NASA ha “perso”, o meglio archiviato malamente, nel senso che non sono stati buttati via: sono in archivio, ma non si sa dove di preciso. Non sono filmati inediti, ma semplicemente versioni ad alta qualità delle riprese sgranate già viste e pubblicamente disponibili. In tutto si tratta di circa 700 bobine scatole di bobine riguardanti varie missioni.

Il problema non è soltanto scoprire dove sono finiti, ma di farlo in tempo utile. Le bobine di nastro magnetico non durano in eterno, e sono passati già quasi quarant’anni. Cosa più preoccupante, siccome sono nastri registrati in formati fuori standard, occorre un lettore su misura: e al mondo ce n’è uno solo, un cimelio vecchio appunto di quasi quarant’anni, presso il Data Evaluation Lab (DEL) al centro spaziale di Goddard, nel Maryland (Stati Uniti). Ma il DEL chiuderà i battenti a ottobre 2006, se le autorità competenti non cambiano idea. Da qui nasce l’idea dei ricercatori, quasi tutti ex dipendenti NASA, di rendere pubblica la loro caccia ai nastri, che procede da vari anni, nella speranza di convincere le autorità a finanziare ancora il DEL e fornire risorse e permessi per la ricerca degli storici nastri originali.

In attesa che vengano recuperate le bobine (due sono già state trovate), ci sono gli spezzoni girati amatorialmente riprendendo un monitor presso la stazione ricevente di Honeysuckle Creek su pellicola superotto (ve la ricordate?) dal tecnico video Ed von Renouard. Se vi interessa saperne di più e fare un tuffo affascinante nella tecnologia retrò, visitate Honeysucklecreek.net e leggetevi il resoconto (PDF, in inglese) della caccia alle irripetibili bobine, con gli esempi fotografici di quale documento storico rischiamo di perdere per sempre.

Nonostante quello che dice Repubblica, non si tratta comunque di “prove presumibilmente inconfutabili dell’allunaggio”. La qualità delle registrazioni attualmente disperse è buona e storicamente preziosissima, ma non è certo tale da mettere a tacere i complottisti: hanno troppi libri pieni di scempiaggini da vendere a chi è troppo pigro per studiare e documentarsi su come funziona realmente la tecnologia spaziale.

Trovate ulteriori notizie su questa vicenda presso la BBC, che offre anche un filmato (formato Real) con interviste ai responsabili della ricerca e indice che le bobine potrebbero in tutto essere addirittura tredicimila (includendo forse anche quelle della telemetria oltre a quelle video).

Sono rientrato ricaricato dalle vacanze, per cui scatenatevi pure coi commenti: prima, però, vi prego di evitarmi troppe ripetizioni leggendo le mie risposte alle teorie “lunatiche” più diffuse. E se vi va, giocate anche voi al quiz della bandiera.

Aggiornamento (2006/08/19)

Un articolo di Forbes chiarisce e ridimensiona i termini del problema: finora la caccia ai nastri è stata condotta in modo amatoriale e non ufficiale. Ora, grazie alla segnalazione nei media, la Nasa ha avviato una ricerca formale dei nastri originali. La loro localizzazione più probabile è l’enorme archivio del Goddard Space Flight Center a Greenbelt, nel Maryland. Secondo uno dei ricercatori, la caccia si dovrebbe concludere entro non più di sei mesi usando cinque addetti. E’ soltanto questione di seguire la traccia cartacea, che in quasi quarant’anni s’è fatta piuttosto lunga e contorta.

Aggiornamento (2009/07/17)

La vicenda ha un epilogo poco felice: il 16 luglio 2009 la NASA ha spiegato pubblicamente che i nastri furono cancellati alcuni anni dopo, secondo procedura standard, perché le immagini della diretta furono registrate insieme ai dati di telemetria dei veicoli Apollo e non furono quindi etichettate come materiale da conservare indefinitamente. Le bobine di nastro erano molto costose e dopo le missioni Apollo il budget della NASA fu ridotto drasticamente, imponendo il riciclaggio dei nastri.

I dettagli della vicenda sono raccontati qui.

46 anni fa, il primo sbarco sulla Luna. Celebriamolo smontando una foto-bufala “ufficiale”

46 anni fa, il primo sbarco sulla Luna. Celebriamolo smontando una foto-bufala “ufficiale”

In occasione del quarantaseiesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna è ricomparsa in Rete una fotografia che viene usata piuttosto frequentemente per illustrare l’allunaggio di Apollo 11: la vedete qui sotto ed è tratta dall’Apollo Lunar Surface Journal della NASA. Ricordo che anche l’astronauta Apollo Walt Cunningham la utilizzò nella propria presentazione quando venne in Italia ad aprile 2011 ed ebbi l’onore di tradurre per lui.

Ma nonostante l’origine prestigiosa e autorevole, questa foto è un falso.

Sì, nel sito della NASA ci sono delle foto false delle missioni lunari. Ma c’è una spiegazione: se vi interessa, la trovate qui su Complotti Lunari. Buon anniversario!

Le bolle di Apollo 16, le balle dei complottisti

Le bolle di Apollo 16, le balle dei complottisti

Mi sono arrivate parecchie richieste di chiarire un video, realizzato da un lunacomplottista al quale non voglio regalare pubblicità linkandolo, secondo il quale alcuni oggetti che si vedono muoversi nella ripresa di una passeggiata spaziale della missione Apollo 16 sarebbero bolle d’aria che tradirebbero il trucco (una ripresa in piscina) usato per simulare in studio l’escursione nello spazio.

Perché ovviamente alla NASA son cretini e lasciano le bolle dove non ci dovrebbero essere in una (presunta) messinscena dalla quale dipenderebbe la sorte dell’intera America.

Sorrido all’idea del complottista che ha speso ore a contare e tracciare ossessivamente, una per una, tutte le “bolle” in questione e a confezionare l’ennesimo videodelirio, il cui unico risultato è quello di mostrare che non ha niente di meglio da fare e che è totalmente, comicamente incompetente in materia astronautica (e non soltanto in quella), eppure si sente legittimato a mettere in dubbio la realtà delle missioni spaziali. Non solo quelle americane, ma anche quelle cinesi. In altre parole, sono tutti scemi e collusi, tranne lui, unico genio capace di vedere la verità che sfugge da quarant’anni agli esperti. Una personcina modesta, insomma.

Mah. Che vita grama dev’essere, quella di chi vede complotti, congiure, malizie e intrighi dietro ogni cosa. So, fra l’altro, che ha ronzato intorno ad alcune emittenti televisive italiane, sperando di vendere loro i suoi video complottisti, ma gli è andata buca. Considerata l’abbondanza di creduloni nella TV italiana, questo la dice lunga.

La spiegazione del presunto mistero delle “bolle” è molto semplice e interessante, per cui stamattina mi sono divertito a scriverla in un articoletto che ho condito con qualche chicca. Se vi interessa, è su Complotti Lunari qui.

Nvidia sbugiarda i lunacomplottisti. E può fare anche di più

Nvidia sbugiarda i lunacomplottisti. E può fare anche di più

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “achille*” e “remo*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

In tantissimi (troppi per ringraziarvi singolarmente) mi avete segnalato la notizia che Nvidia, per pubblicizzare le proprie nuove schede grafiche GeForce, ha sbugiardato con immagini digitali bellissime una delle tesi preferite di quelli che non credono che siamo andati sulla Luna (CNet; Gizmodo; Fastcolabs; Engadget; Nvidia).

La tesi è che gli astronauti nelle foto delle missioni lunari sono eccessivamente illuminati quando sono in ombra. Secondo i lunacomplottisti, quest’anomalia dimostrerebbe che le foto sono false.

In particolare, questa tesi viene riferita alla foto qui sotto, che mostra Buzz Aldrin, secondo uomo a mettere piede sulla Luna, mentre scende lungo la scaletta e viene immortalato da Neil Armstrong, che è già sulla superficie lunare. Aldrin è nel cono d’ombra del veicolo spaziale (il Sole è a destra), eppure lo si vede benissimo. Come è possibile, senza una fonte di luce aggiuntiva che lo illumini e che sulla Luna non c’era?


Foto NASA AS11-40-5868 (versione a media risoluzione).

Nvidia ha deciso di dimostrare la potenza e la fedeltà di rendering delle proprie schede grafiche ricostruendo fedelmente la scena e soprattutto la riflettività della superficie lunare (nota grazie alle osservazioni telescopiche), dei rivestimenti del modulo lunare e della tuta di Aldrin.

L’illuminazione di qualunque ambiente, infatti, non proviene soltanto dalla fonte primaria di luce, ma scaturisce anche dai riflessi delle superfici circostanti. C’è anche la diffusione atmosferica della luce, che però diventa significativa solo su grandi volumi (sulla Terra, la luce solare diffusa dall’atmosfera rende luminoso tutto il cielo di giorno e quindi schiarisce le zone non direttamente illuminate dal Sole; sulla Luna, mancando un’atmosfera, non c’è diffusione). Se non esistessero questi riflessi, le ombre sarebbero sempre nerissime, sulla Terra come sulla Luna: avrebbero l’aspetto mostrato dal rendering qui sotto, che non calcola i riflessi ed è conforme alla tesi dei lunacomplottisti.


Credit: Nvidia.

Ma dall’osservazione della realtà sappiamo che le ombre non funzionano così: una persona che si mette all’ombra di un albero non diventa una sagoma nera e il lato in ombra di un oggetto non diventa nero come la pece: viene rischiarato dai riflessi delle superfici illuminate adiacenti. In altre parole, lunacomplottisti che sostengono la tesi delle ombre nerissime dimostrano di non sapere un’acca di come funziona la luce.

Usando la potenza di calcolo delle proprie schede grafiche, Nvidia ha incluso anche la riflettività dei materiali circostanti e ha ottenuto il risultato mostrato qui sotto, che corrisponde all’illuminazione della scena calcolata tenendo conto della luce riflessa dalla superficie lunare verso Aldrin e verso il lato in ombra del LM.


Credit: Nvidia.

Il risultato si avvicina alla foto originale della NASA, ma l’astronauta non è illuminato altrettanto fortemente. Manca ancora una fonte di luce. Quale?

La risposta, come già spiegato nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, è che la fonte luminosa mancante è il fotografo stesso. Neil Armstrong, infatti, indossa una tuta bianchissima e si trova in pieno sole (lo si nota dai lens flare che colpiscono l’obiettivo della sua fotocamera, in alto a destra nella foto originale), per cui riflette un bel po’ di luce solare verso il proprio compagno. Nvidia ha provato ad aggiungere anche questa fonte di luce per certi versi poco intuitiva, usando i parametri di riflettività del materiale della tuta originale, e ha ottenuto il risultato che vedete qui sotto a confronto con l’originale.


A sinistra, la ricostruzione realizzata da Nvidia; a destra, la foto originale.
Credit: Nvidia/NASA.

La tuta di Neil Armstrong, da sola, aggiunge “circa il 10% di luce” ad Aldrin, dice Mark Daly, senior director of content development di Nvidia. L’illuminazione dell’astronauta sulla scaletta nella foto originale, insomma, è giusta e realistica come ce la mostra la NASA e le anomalie asserite dai complottisti sono semplicemente frutto della loro incompetenza.

Il video preparato da Nvidia racconta ulteriori dettagli, compresa la spiegazione illustrata della mancanza delle stelle.

Questo metterà a tacere i lunacomplottisti? Assolutamente no. Diranno che finalmente nel 2014 i processori commerciali hanno raggiunto la potenza di calcolo dei supercomputer ultrasegreti usati dalla CIA nel 1969. O si metteranno a strillare e insultare, come fanno di solito. Pazienza.

Dal punto di vista del debunking, questa indagine di Nvidia in realtà è interessante ma non cambia le cose; è semplicemente un’ulteriore conferma visiva e computazionale di quanto si sapeva già. Inoltre la prova della realtà delle missioni lunari non sta in questa foto, ma nella montagna di dati tecnici e scientifici, nelle conferme da parte dei russi, nelle foto dei siti d’allunaggio che mostrano i veicoli, gli strumenti e le impronte lasciate sulla Luna dagli astronauti, e nell’impossibilità di realizzare, con gli effetti speciali degli anni Sessanta, i fenomeni fisici osservati nelle riprese lunari, come la camminata in gravità ridotta o la caduta parabolica della polvere.

Volendo essere pignoli e rigorosi, i risultati, i dati e i metodi di Nvidia andrebbero resi pubblici per verificare che non si tratti semplicemente di un’astuta trovata pubblicitaria e che l’immagine sintetica non sia stata forzata ad avere l’aspetto giusto. Non che ci siano molti dubbi al riguardo, ma è questione di correttezza.

In questo senso sembra che saremo piacevolmente accontentati, perché sempre Mark Daly ha dichiarato che Nvidia sta creando un’interfaccia utente per consumatori per questa demo e la rilascerà al pubblico nelle prossime settimane. Ed è qui che sta il vero bonus dell’indagine di Nvidia.

Se Daly manterrà la promessa, infatti, potrei comperare un PC e una scheda Nvidia appositamente per arricchire il documentario Moonscape con un rendering che spiega e illustra le immagini originali, ricreandole da varie angolazioni.

Per esempio, questi sono alcuni rendering di Nvidia della posizione di Neil Armstrong durante la foto esaminata:


A sinistra, la posizione di Armstrong durante lo scatto. Aldrin è sul lato opposto del LM.
Credit: Nvidia.

Da quest’angolazione Aldrin è visibile sulla scaletta.
Credit: Nvidia.


La visuale di Armstrong, riflessa nel suo casco.
Credit: Nvidia.


Girando intorno al LM vediamo la scena da una posizione situata a sinistra di Armstrong.


Continuiamo il giro intorno al LM.
Credit: Nvidia.


Avviciniamoci.
Credit: Nvidia.

Quest’esplorazione virtuale permette già ora di arricchire il commento alle immagini dello sbarco sulla Luna con una chicca intrigante. Guardate questo fotogramma, preso dalla diretta TV dello sbarco grosso modo nell’istante in cui fu scattata la foto discussa da Nvidia: vedete la chiazza bianca quasi al centro dell’immagine?


Credit: NASA/Lowry Digital.

Sembra un difetto della telecamera, ma in realtà è la tuta di Neil Armstrong, talmente illuminata dal Sole da risultare sovraesposta. Il rendering di Nvidia da un’angolazione molto simile a quella della telecamera automatica, situata all’esterno del modulo lunare, lo chiarisce perfettamente:


Credit: Nvidia.
Ci vediamo ad Agrigento il 5 agosto al Festival della Scienza?

Ci vediamo ad Agrigento il 5 agosto al Festival della Scienza?

Il 4 agosto prossimo inizierà ad Agrigento, nella Valle dei Templi, il Festival della Scienza: fra gli ospiti ci saranno gli astronauti Paolo Nespoli (10 agosto, in carne e ossa) e Luca Parmitano (sempre 10 agosto, in collegamento da Houston) e molti divulgatori di scienza, in particolare di astronomia e tecnologia spaziale. Sono previste osservazioni del cielo con il telescopio insieme a molti altri eventi fra scienza e arte.

Io sarò insieme a Paolo D’Angelo e Raimondo Moncada il 5 agosto, dalle 21 in poi, per la serata Una notte di 45 anni fa: il racconto della Luna tra realtà e fantasia, nella quale io mi occuperò delle tesi di complotto lunare vere e fasulle, D’Angelo combinerà musica e testi dedicati alla Luna e alle stelle e Moncada sarà la voce narrante delle parti letterarie.

Come consueto, porterò con me una manciata di copie del mio libro sul lunacomplottismo e un po’ di penne USB contenenti il mio documentario Moonscape. Vi aspetto! Per tutti i dettagli e il calendario completo degli eventi, visitate questa pagina di Notteconlestelle.it.

Il robottino cinese sulla Luna: “Io vado. Qualcuno mi segue?”

Il robottino cinese sulla Luna: “Io vado. Qualcuno mi segue?”

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “liuk970*”.

Credit: CNSA

Questa immagine arriva dalla superficie della Luna. Mostra il veicolo automatico cinese Yutu che si allontana dal veicolo madre Chang’e 3, che l’ha portato sul nostro satellite naturale. Yutu è all’inizio di un viaggio senza ritorno, che includerà sessioni di astronomia dalla Luna e prospezioni geologiche.

Fra l’altro, per la gioia dei lunacomplottisti, Chang’e 3 e Yutu sono stati fotografati dall’orbita lunare da parte della sonda statunitense Lunar Reconnaissance Orbiter. Gli americani confermano la missione cinese, insomma.

Se vi interessano altre foto e link ai dettagli delle immagini, date un’occhiata a questo mio articolo su ComplottiLunari.info.

Pronta l’edizione 2012 aggiornata di ”Luna? Sì, ci siamo andati!”

Pronta l’edizione 2012 aggiornata di ”Luna? Sì, ci siamo andati!”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ieri, proprio mentre la capsula spaziale Dragon decollava per prepararsi ad effettuare il primo attracco di un veicolo commerciale alla Stazione Spaziale Internazionale, inaugurando una nuova fase dell’esplorazione spaziale e portando nello spazio le ceneri dell’astronauta Gordon Cooper e dell’attore James Doohan (Scotty di Star Trek), ho finito di aggiornare e ampliare il mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!: quello che risponde ai più frequenti dubbi sugli sbarchi lunari e racconta alcune delle chicche poco conosciute di queste avventure esplorative rimaste ineguagliate a distanza di quarant’anni.

Ho aggiunto circa 14.000 parole al testo iniziale per tenere conto della nuova documentazione, sia russa sia statunitense, delle dichiarazioni e delle interviste più recenti agli astronauti e ai tecnici protagonisti delle missioni, e delle immagini offerte dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter che ha fotografato in dettaglio i siti degli allunaggi. Ho incluso anche un’appendice che riepiloga tutti i dati salienti delle missioni Apollo come guida di riferimento rapido. L’elenco completo degli aggiornamenti è pubblicato qui.

Ho pubblicato questa nuova edizione simultaneamente su carta e in formato digitale: l’edizione cartacea è acquistabile su Lulu.com oppure direttamente dalle mie mani in occasione delle conferenze che tengo su questo e altri argomenti, mentre quella digitale è scaricabile gratuitamente come PDF a bassa risoluzione e come EPUB oppure a prezzo simbolico (5,40€) in formato Kindle su Amazon.it.

A distanza di due anni dal debutto, posso cominciare a fare un bilancio di questo mio primo esperimento di editoria senza editore (il libro è interamente autoprodotto ed è distribuito tramite Amazon e Lulu, senza passare per una casa editrice: sarebbe fantascienza, se non ci fosse Internet).

Dal punto di vista della libertà d’espressione, ovviamente, non c’è paragone: il libro contiene esattamente quello che scelgo io, senza limiti di lunghezza o pressioni editoriali, e senza nessun revisore troppo solerte che ne alteri il contenuto senza chiedermi se va bene. Dal punto di vista della flessibilità, l’editoria digitale vince a mani basse: aggiornamenti, revisioni e correzioni vanno online nel giro di ventiquattro ore e non c’è da aspettare una prossima (eventuale) tiratura. Tutte le copie distribuite da quel momento in poi sono già aggiornate.

Ovviamente gestire tutta la filiera ha dei costi in termini di apprendimento e lavoro (l’impaginazione la faccio io, per esempio), ma ne vale la pena, soprattutto per un motivo: il libro resta mio. Non ho firmato nessun contratto che ne cede i diritti esclusivi a un editore che può, se gli gira, tenere il mio libro nel cassetto per dieci anni dopo la prima tiratura perché a suo parere non è più economicamente conveniente ristamparlo. C’è da sempre un conflitto di fondo fra autori ed editori: gli autori vogliono far circolare il più possibile le proprie opere, mentre gli editori vogliono controllare questa circolazione. L’autopubblicazione elimina il conflitto e mi permette di coinvolgere i lettori nel processo di produzione e revisione, fornendo un prodotto migliore per tutti.

Non posso neanche lamentarmi della resa economica, che è paragonabile a quella degli altri miei libri pubblicati tramite editori tradizionali. Con una piccola, importante differenza: le royalties degli editori tradizionali arrivano un anno dopo, mentre quelle di Amazon e Lulu arrivano nel giro di due mesi. Per chi non vive d’aria è una differenza non da poco.

Maggiori dettagli su Luna?, che presenterò di persona questo weekend a Bellaria nel corso della Sticcon, sono nell’articolo di presentazione. Buona lettura e ad astra!

Adesso smonto i complotti lunari in inglese anche su carta

Adesso smonto i complotti lunari in inglese anche su carta

Ci ho messo quasi quattro anni, ma alla fine ce l’ho fatta: ho trovato il tempo di scrivere e impaginare anche in edizione inglese il mio libro dedicato alle tesi di complotto intorno agli sbarchi sulla Luna.

Se vi interessa questa versione cartacea o avete qualche amico anglofono al quale volete regalarla, la trovate qui su Lulu.com. Tenete presente, comunque, che è disponibile anche come e-book per Kindle qui su Amazon e in versione gratuita PDF ed EPUB light (con immagini a risoluzione ridotta) sostenuta dalle donazioni.

L’edizione italiana, già in circolazione da tempo e periodicamente aggiornata, resta a disposizione qui come PDF ed EPUB light e come libro cartaceo ed e-book.

44 anni fa il primo passo sulla Luna; oggi il primo anniversario senza chi fece quel passo

44 anni fa il primo passo sulla Luna; oggi il primo anniversario senza chi fece quel passo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “gianni.scar*”.

Nella notte fra il 20 e il 21 luglio 1969, quarantaquattro anni fa, Neil Armstrong toccava per la prima volta il suolo di un altro corpo celeste, seguito poco dopo da Buzz Aldrin. Fu un’impresa stupefacente, concepita proprio per stupire (e, politicamente, per dimostrare di cosa era capace l’America in competizione con l’Unione Sovietica), tanto che ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, andare sulla Luna è ancora il riferimento assoluto per indicare una difficoltà straordinaria e per fare tanti paragoni (“Siamo andati sulla Luna, eppure non riusciamo a far funzionare i computer agli sportelli”).

Neil Armstrong sta per fare il primo passo sulla Luna.
Fotogramma dalla ripresa 16mm a colori.

Quello storico viaggio, insieme agli altri sbarchi lunari che lo seguirono, diedero un impulso immenso alla tecnologia di cui stiamo ancora vivendo oggi i benefici. Diamo per scontato avere il GPS, la TV via satellite, le previsioni meteorologiche che salvano migliaia di vite in mare e sulla terraferma: tutte tecnologie figlie di quel grande balzo.

Io, insieme a tanti altri, ho avuto il privilegio di vivere in quell’epoca di speranza e di esplorazione dell’ignoto. Io c’ero e sono cresciuto con quell’ottimismo giustificato dall’impresa: se possiamo fare questo, non c’è nulla che non possiamo fare se davvero lo vogliamo fare. E ho conosciuto di persona i protagonisti diretti di quel momento irripetibile: Buzz Aldrin, Charlie Duke, Walt Cunningham, Dick Gordon, Fred Haise, Alan Bean, Gene Cernan e tanti altri. Questo nessuno me lo potrà mai togliere. E di questo privilegio rendo grazie agli uomini e alle donne, di tanti paesi del mondo, che magari lontano dai riflettori e dalle pagine dei libri di storia lavorarono a quel progetto, a volte sacrificando la propria vita.

Mike Collins, Buzz Aldrin, Neil Armstrong

Oggi si celebra per la prima volta un anniversario senza l’uomo che fece quel grande balzo: Neil Armstrong è morto ad agosto scorso. Gli altri due protagonisti della missione, Buzz Aldrin e Michael Collins (che rimase in orbita intorno alla Luna ad attendere i due compagni), e alcuni degli altri dieci uomini che camminarono sulla Luna nelle missioni successive, sono ancora tra noi. Ma il tempo passa, inesorabile, e col tempo sbiadiscono le memorie viventi e fioriscono le leggende e le bufale (no, Neil Armstrong non ha mai detto “Buona fortuna, Signor Gorski”) e gli invidiosi deliri di chi vorrebbe negare questo straordinario esempio di collaborazione, ingegno e coraggio.

Per chi volesse conoscere meglio quest’epopea, c’è il libro del mio amico Luigi Pizzimenti, Progetto Apollo – il sogno più grande dell’uomo. Per chi invece volesse togliere di mezzo dubbi e miti degli sbarchi sulla Luna, come ben sapete ho scritto Luna? Sì ci siamo andati! (acquistabile o scaricabile, anche gratuitamente), che in occasione dell’anniversario dello sbarco sulla Luna debutta anche in lingua inglese in un’edizione aggiornata, che ho tradotto e pubblicato su Amazon (s’intitola Moon Hoax: Debunked!). E c’è sempre il mio documentario libero e gratuito Moonscape, che ripercorre in tempo reale e con immagini restaurate l’intera prima passeggiata sulla Luna.