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Minoli “lunare”, bloggata in diretta stasera

Minoli “lunare”, bloggata in diretta stasera

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “fabrizioproc****” e “g2000it”.
L’articolo è stato scritto di getto durante la trasmissione e successivamente integrato e riveduto aggiungendo note, link e foto. Ultimo aggiornamento: 2016/10/20 14:20.

Stasera La storia siamo noi si occupa di complottismo lunare (Raidue, 22.45 circa), così lo bloggo in diretta e me lo registro per poi recensirlo con più calma. Qui trovate i primi appunti scritti di getto durante la trasmissione e ripuliti quanto basta per renderli presentabili.

Inizia il programma. Il documentario s’intitola “Apollo 11 – il lato oscuro della Luna”, di Willy Brunner (complottista) e Gerhard Wisnewski (complottista). Il massimo dell’obiettività, insomma.

00:01. Complimenti al traduttore per la “cintura di Van Allen” (traduzione letterale di “Van Allen belt”)! In italiano si chiama fascia.

00:02. La sigla mostra le immagini di una missione sbagliata (una successiva all’Apollo 11) montate sopra l’audio della voce di Neil Armstrong (dell’Apollo 11). Andiamo bene.

Giovanni Minoli inizia a parlare di “serie di dubbi inquietanti”. Inquietanti, caro Minoli, soltanto se uno non si documenta, e il suo programma non aiuta certo i telespettatori a documentarsi. OK, ormai è chiaro: non si fa storia, si parla di complottismo.

00:04. Si parla di “edizione italiana” del documento filmato (curata da Giuliana Varone): allora non è un programma prodotto dalla Rai, ma qualcosa di comprato altrove. Non è il famoso (o infame) documentario della Fox “Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon?”: riguardando la registrazione e cercando su Google, salta fuori che è un documentario della TV tedesca.

00:04. Parla Ralph René, “scrittore scientifico”. Qualifica curiosa: cosa significa? Ecco la sua scheda nella Wikipedia: guarda caso, sostiene anche che gli attentati dell’11 settembre siano un complotto (esattamente come Brunner e Wisnewski, gli autori del documentario; coincidenza straordinaria). Non sembra aver scritto nulla di scientifico che giustifichi la qualifica. Perché presentarlo con un titolo così altisonante? Sul suo sito vende libri che “dimostrano” la falsità degli sbarchi lunari.

René mostra una foto: lui dice che mostra la passeggiata spaziale di Michael Collins durante il volo con la Gemini 10 e che è presentata in un libro di Collins intitolato “Carrying the Fire”. Dice che è stata artefatta prendendo un’immagine di un’esercitazione a bordo di un aereo (il celebre Vomit Comet usato per simulare l’assenza di peso). La foto è mostrata qui accanto. Secondo René, una delle immagini del trittico (quella di mezzo) è presentata falsamente nel libro dell’astronauta Collins come immagine di passeggiata spaziale.

Ma il falso lo sta commettendo René. Minoli non lo dice, ma Jim Oberg, grande debunker spaziale, ha documentato che il libro di Collins non presenta la foto dicendo che si tratta di una passeggiata spaziale, ma dice chiaramente che è fatta a bordo di un aereo usato per l’addestramento all’assenza di peso. Come le altre mostrate accanto. Anzi, nel libro Collins dice chiaramente che non ci sono foto della sua passeggiata spaziale. René s’è inventato tutto. Ma Minoli non controlla e abbocca alla panzana di René.

Non solo: riguardando la registrazione del documentario, si scopre che Brunner e Wisnewski hanno barato. Prima mostrano la copertina del libro di Collins, poi mostrano subito dopo una pagina che contiene la foto incriminata sotto la dicitura “Gemini 10 space walk”. Ma non è il libro di Collins: è quello di René. Lo si capisce leggendone il testo, chiaramente riconoscibile nel fermo immagine. Scandaloso.

00:07. Ancora le ombre convergenti (le ombre devono essere convergenti: si chiama prospettiva). Ancora la roccia con la C (perché un bravo attrezzista marca ogni roccia con una lettera, ma gliene bastano 26)! Ancora i reseau mark (le crocettine) che scompaiono, e persino le stelle che mancano, quelle che persino Mazzucco di Luogocomune.net dice che giustamente non devono esserci. Tutta roba vecchia e rifritta.

00:08. Parla un altro “scrittore scientifico”, Gernot Geise. Questo è il suo sito. Ma guarda: anche lui complottista. Dice che “in alcune foto è possibile vedere dei puntini luminosi simili a riflettori. C’è addirittura una foto in cui la visiera del casco di un astronauta riflette un’intera fila di riflettori”. Lo spezzone video della sua affermazione è qui.

La foto mostrata è quella qui accanto. Il documentario non lo dice, ma è una foto della missione Apollo 12, non della 11. Precisamente, è un dettaglio della foto AS12-49-7281, scattata durante la seconda passeggiata lunare effettuata durante quella missione. L’astronauta ritratto è Alan Bean; quello riflesso nella visiera è Charles “Pete” Conrad. L’immagine originale è consultabile presso la Apollo Image Gallery. Guardando l’originale, si nota subito che i “riflettori” sono in realtà semplicemente graffi irregolari che riflettono la luce. I dettagli sono qui.

Fin qui sono state presentate le “prove” complottiste. Viene finalmente citato Phil Plait di Bad Astronomy, ma non gli viene dato spazio per parlare. Parla invece Ernst Stuhlinger, collaboratore di von Braun. Non dice nulla di costruttivo, ma semplicemente che “si è fidato”.

00:10. La teoria complottista presentata è che gli astronauti siano rimasti in orbita terrestre per otto giorni (e che ovviamente i russi, poveri cretini, non se ne siano accorti).

00:12. Parla Richard West, dell’ESO. Uno spezzone di programma tedesco dell’epoca dell’allunaggio: di nuovo Gernot Geise. Nega che Armstrong abbia detto la famosa frase “un piccolo passo per l’uomo…”. La prova? Lui non se la ricorda. Ma Minoli, suvvia, andiamo a sentire le registrazioni RAI e vediamo se è vero, no? L’accusa rimane senza smentita.

Geise parla anche di luci, riflettori da studio riflessi nelle visiere. L’accusa rimane senza smentita.

00.14. Gli interrogativi: i reticoli ottici (reseau marks o fiducials) che scompaiono dietro gli oggetti (che noia: lo sa qualsiasi fotografo che una linea sottile davanti a un oggetto chiaro viene “mangiata”). Finalmente parla un fotografo, Michael Light, autore del bellissimo Full Moon (che ho e consiglio), che critica i complottisti, perché usano copie di copie di copie sgranate per le loro “dimostrazioni”.

00.15. Di nuovo la roccia con la C: ma quale C, è un pelucco!

La Nasa, dicono, rifiuta le richieste di vedere i negativi. Certo, se le domande dei complottisti sono queste, li posso anche capire.

00.16. Altra “prova”: le illustrazioni NASA hanno le stelle, le foto no. Accidenti, che mega-prova! Per fortuna questa, almeno, viene sbufalata, ma maldestramente. Infatti il documentario dice che nessuna foto delle stelle è stata scattata dalla Luna (falso: Apollo 16, tramite telescopio, mostrata qui).

00:18. Si parla delle pellicole e del calore che avrebbe impedito le foto. Anche questa è una vecchia storia. Le pellicole lunari, Minoli, stavano nel vuoto, che è un pessimo conduttore di calore, mica per nulla si usa il vuoto nei thermos. La fotocamera che li conteneva era riflettente, respingeva gran parte del calore del sole, c’era poco contatto fra fotocamera e pellicola. Provi a chiedere a qualcuno che se ne intende, invece di appoggiarsi soltanto a documentaristi chiaramente schierati pro-complotto.

00:19. Parla Marcello Coradini (coordinatore missioni nel sistema solare – ESO ESA) e spiega come si fa la protezione termica sulla Luna e nello spazio. Sandwich di neoprene, mylar e altro materiale per rivestire capsule, strumenti e tute. Nessun problema.

Le impronte degli astronauti vicino al LEM sono una “prova”: non dovrebbero esserci, perché il LEM dovrebbe aver spazzato via tutta la polvere col motore d’allunaggio. Philip Plait spiega come mai è rimasta polvere sotto il LEM: mica atterra in verticale, scende in diagonale e spegne il motore prima di toccare il suolo (ci pensano gli ammortizzatori ad attutire la caduta, che è a 1/6 della gravità e accelerazione terrestre). La polvere deve esserci. Finalmente un po’ di dibattito.

I soliti dubbi sul modulo lunare. Armstrong e il famoso incidente del simulatore LLTV. Non sarebbe mai stato collaudato. Mica tanto: fu portato in orbita per collaudi (Apollo 9, Apollo 10), anche se non fu ovviamente possibile collaudare l’allunaggio.

Il documentario parla di “raggi radioattivi” ed “emissioni radioattive” dal Sole, che avrebbero fritto gli astronauti lunari. Probabilmente una traduzione letterale di “radioactive rays”, ma mi suona dannatamente impropria. Anzi, mi sa tanto di Goldrake: “Raggi radioattivi! Alabarda spaziale!!”. Esperti in ascolto, non sarebbe più giusto parlare di radiazioni?

Si parla delle fasce di Van Allen (o saranno cinture? bretelle?), che sono pericolose per le loro radiazioni. Si dice che solo i moduli lunari hanno attraversato le fasce: e il modulo di comando, e il terzo stadio, e il modulo di servizio? Lasciati a casa? Ma chi è la capra che ha scritto questa roba? Plait: i veicoli erano schermati, ovvio: chiede almeno una fonte bibliografica che dimostri le affermazioni dei complottisti, secondo le quali gli astronauti non avrebbero dovuto sopravvivere al passaggio nelle fasce.

Rischio radiazioni: prevedibile e arginabile. Si parla di Von Braun. Una foto con Disney presentata come se fosse un indizio di una collaborazione per il falso! È proprio vero che una volta toccato il fondo si può sempre provare a scavare. Le “immagini simboliche” del cinema sono “stranamente” simili a quelle degli sbarchi, e questo è un altro motivo di sospetto. Accidenti, che prove possenti. Non è che per caso le immagini simboliche del cinema erano una logica previsione di quello che sarebbe stato fatto/visto negli sbarchi reali?

L’incidente del 1967 (Apollo 1, tre astronauti morti sulla rampa di lancio durante un’esercitazione, foto qui sotto) sarebbe la ragione per cui si sono fatte le missioni finte. Perché è ovvio: quando una cosa non funziona, non la si riprogetta da cima a fondo e si fa in modo che funzioni. No, si affitta di corsa un set di Hollywood per fare una grande finta e si spera che non se ne accorga nessuno e nessuno spifferi.


Tutto quello che resta della capsula dell’Apollo 1 che conteneva i tre astronauti Gus Grissom, Edward White e Roger Chaffee.

Il programma dice che le foto Apollo 11 fanno pensare a un teatro di posa, mancano di profondità. Sono “troppo simili” a quelle fatte durante le simulazioni. Non è che magari è così perché le simulazioni erano fatte bene, visto che c’era in gioco il successo della missione?

Oh, no, ancora la foto di Aldrin che scende e sarebbe troppo illuminato. Ma guardate il suolo sullo sfondo: è bianco da tanto che è stato sovraesposto per riuscire a esporre correttamente Aldrin. Il suolo lunare è grigio scurissimo.

Ah, i dipinti degli artisti non corrispondono alle immagini della Luna! Ecco la prova schiacciante. Ma allora perché gli scenografi della Nasa, quelli che avrebbero girato in studio le avventure lunari, non hanno fatto la Luna finta uguale ai dipinti degli artisti, per non allarmare nessuno?

Non c’è il getto infuocato del motore, previsto da Von Braun sotto il modulo lunare. Ma perché dovrebbe esserci? È un gas che si espande nel vuoto. Confronto con le scie dei motori di manovra dello Shuttle. Coradini spiega che non si formano fiamme nel vuoto (e le scie dello Shuttle sono illuminate dal sole, solo questo le rende visibili).

Rocce lunari. Geise dice che sono state raccolte da sonde automatiche. Non presenta prove, ma dice che le rocce dei musei sono false. Non ha prove. Ci dobbiamo fidare di lui, ovviamente.

0:39. Plait parla di “250 persone” (ma sospetto un errore di traduzione) che alla Nasa avrebbero dovuto sapere e partecipare al complotto. Riascoltando la registrazione, il sospetto è confermato: l’audio inglese dice chiaramente “250˙000 people involved”. La traduzione italiana trasforma d’incanto 250˙000 in duecentocinquanta, facendo sembrare facile zittire un numero così modesto di cospiratori. Patetico.

Bob Gilruth vs von Braun. René dice che non c’era nessuna corsa alla Luna. Oh, le missioni N-1 sovietiche allora non esistono, i tentativi sovietici di arrivare sulla Luna sono falsi anche quelli? E come dicono i commenti qui sotto, se non c’era nessuna corsa, perché inventarsela e fare finte missioni?

Una frase di von Braun ad Armstrong in cui diceva “statisticamente dovresti essere morto” viene presentata come “prova” del falso sbarco.

Il telescopio sul Paranà del monte Paranal, in Cile, dovrebbe poter vedere i resti delle missioni sulla Luna.

Parla l’astronauta italiano Roberto Vittori, è in studio. Nessuna domanda attinente alle ipotesi di complotto. Interesse per il ritorno alla Luna per motivi energetici. Ops! Vittori dice che la Luna è un pianeta!! Orrore!!

Fine del programma. Che legnata galattica. Indirizzo e-mail per i commenti: lastoriasiamonoi@rai.it. Sito: www.lastoriasiamonoi.rai.it

Ho spedito questo e-mail a Minoli:

Egregio Sig. Minoli,

ho visto il suo programma “La Storia Siamo Noi” sulle ipotesi di complotto riguardanti gli sbarchi lunari. Trovo imbarazzante che un programma che ambisce a fornire informazione storica ai telespettatori propini stupidaggini (dimostrate da tempo come tali) come le “prove” presentate dai complottisti, dando loro rispettabilità immeritata, e le condisca con ulteriori errori macroscopici.

Anche se apprezzo il gesto di far parlare ogni tanto anche gli esperti di settore per sbugiardare le “prove”, il programma ha lasciato senza risposta scientifica molte delle accuse complottiste. Accuse che una banalissima ricerca in Rete le avrebbe rivelato essere già state analizzate e smontate (e spesso rivelate come bugie intenzionali) da tempo. Provi a visitare Clavius.org, o anche soltanto il mio blog (http://attivissimo.blogspot.com), per farsene un’idea.

Il programma prende anche delle vere e proprie cantonate quando afferma che le stelle non furono mai fotografate dalle missioni Apollo (falso, consulti l’Apollo 16 o legga il mio blog) o che soltanto il modulo lunare ha attraversato le fasce di Van Allen (che sono fasce, non “cinture” come dice il programma): in realtà il modulo lunare viaggiò insieme al terzo stadio, al modulo di servizio e al modulo di comando (una bella differenza, direi). Errori di questo genere denotano un’impreparazione di base sull’argomento trattato. Non è questo che si pretende da un servizio pubblico.

Capisco che le ipotesi di complotto fanno audience, non comportano la fatica di documentarsi e sono più spettacolari delle spiegazioni scientifiche di come funziona realmente una missione spaziale, ma alimentare notizie e accuse false e lanciarle al grande pubblico senza dare pari voce alla smentita, specialmente quando la smentita è a portata di mano, è una sconfitta per il buon giornalismo.

La saluto con l’augurio di una successiva puntata meno complottista che chiarisca anche le molte accuse lasciate in sospeso.

Paolo Attivissimo
Giornalista informatico
Lugano, Svizzera

Speriamo che serva.

Le chicche lunari continuano, cose lunari d’ogni sorta

Le chicche lunari continuano, cose lunari d’ogni sorta

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2009/07/25.

Il video integrale della conferenza congiunta di Collins, Armstrong e Aldrin è disponibile qui su Youtube. Se a qualcuno interessa, la si potrebbe trascrivere e tradurre, come lavoro distribuito: io mi offro di fare la trascrizione grezza e di coordinare il lavoro di traduzione distribuita.

È disponibile in streaming la registrazione della trasmissione radiofonica della RSI Il balzo compie 40 anni, condotta da Nicola Colotti, alla quale ho avuto il piacere di partecipare insieme a vari ospiti per ricordare la missione dell’Apollo 11. Sempre in streaming potete ascoltare l’intervista della RSI ai fratelli Judica Cordiglia, che ho avuto il piacere di incontrare brevemente. L’intervista, condotta da Colotti, è scaricabile temporaneamente nella sezione podcast sotto Millevoci (cercate la puntata del 20 luglio).

La mia intervista a Buzz Aldrin è stata pubblicata pressoché integralmente dalla RSI, per cui adesso posso raccontarvi e mostrarvi i retroscena e darvi la trascrizione dei fuori onda, se la cosa v’intriga. Datemi un attimo di tempo, sono in ferie (il Disinformatico radiofonico tornerà il 21 agosto) e sto chiudendo un po’ di progetti fermi da tempo immemorabile. Guardando l’intervista noterete comunque alcuni dettagli rivelatori se avete l’occhio attento.

A proposito di progetti: il budget per il documentario Moonscape – Luna mai vista è arrivato a 2246,56 euro. Grazie a questo risultato possiamo acquistare in blocco i filmati HD, usufruendo quindi di uno sconto consistente. Fantastico!

Il canale televisivo Joi (digitale terrestre italiano) mi ha ospitato per due puntate di Extra dedicate al lunacomplottismo presso l’osservatorio Calina di Carona. Fra gli altri ospiti, il magnifico Umberto Guidoni (che al Romafictionfest passava tra la folla senza che nessuno lo riconoscesse – noi t’abbiamo riconosciuto, Umberto!).

C’è chi farnetica che dieci astronauti furono ammazzati per farli tacere, perché stavano per rivelare che era tutta una messinscena. No, non farò a questi avvoltoi il favore di linkarli. Niente regali a chi è così ottusangolo da sostenere che l’astronauta dell’Apollo 1 Gus Grissom stava per rivelare pubblicamente che i veicoli Apollo erano pericolosamente inaffidabili e quindi sarebbe stato deciso di zittirlo facendolo morire… in un incendio della capsula che avrebbe rivelato a tutti che i veicoli Apollo erano pericolosamente inaffidabili. Non fa una grinza.

Ho invece tratto spunto dal delirio di questi lunacomplottisti per scrivere un articolo su quei dieci, che sono in realtà i morti dimenticati dei programmi spaziali, e sull’uomo che sarebbe probabilmente entrato nei libri di storia al posto di Yuri Gagarin se non fosse stato per un fatale batuffolo di cotone lanciato distrattamente, che gli costò sedici ore di agonia e infine la vita. Se la cosa v’interessa, trovate i dettagli qui su Complotti lunari.

Incontro con Buzz Aldrin, prima parte

Incontro con Buzz Aldrin, prima parte

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2009/07/11.

Sto rientrando da Roma e sono collegato via cellulare, ma vorrei cominciare a condivere l’esperienza totalmente irreale di trovarsi di fronte una persona che è nei libri di storia e che come tanti fra voi ammiro da una vita. Buzz Aldrin. Uno dei primi due uomini a camminare sulla Luna in una notte incredibile di quarant’anni fa.

Questa è Storia con la S maiuscola. Ci saranno altre missioni spaziali, ci saranno sbarchi su altri mondi, ma lui e Neil Armstrong resteranno per sempre i primi in tutta la storia dell’umanità ad aver fatto ciò che quell’umanità ha sognato per millenni. È come incontrare Colombo, Cook, Lewis e Clark. Con la differenza che Buzz Aldrin è qui, ora, fra noi, ed è decisamente loquace e desideroso di condividere non solo il suo passato ma anche il suo e nostro futuro. E noi, che siamo suoi contemporanei, abbiamo un’occasione che tutti coloro che verranno dopo di noi ci invidieranno. Per sempre.

Ed è per questo che vedo con infinita amarezza i giornalisti che alla fine della conferenza stampa precedente lasciano la sala e se ne vanno. Siamo davvero quattro gatti ad ascoltarlo. Eh, che diamine, è soltanto un astronauta che ha rischiato la vita per portarci un pezzo di Luna. Mica ha le tette rifatte. Mica si tromba qualcuno del Grande Fratello. E molti dei giornalisti che restano avrebbero fatto bene ad andarsene. Compresa quell’ingombrante oca che ha disturbato e interrotto per tutta la durata della conferenza stampa con i suoi commenti ad alta voce, protestando di non capire nulla. Più che una protesta, era una constatazione del suo stato naturale. Ma pazienza.


Il deserto dei giornalisti alla conferenza stampa con Buzz Aldrin.
Foto di Rodri Van Click.

Non arrabbiatevi. La standing ovation che il pubblico tributerà a Buzz la sera dimostrerà ancora una volta lo scollamento patetico che c’è fra i giornalisti e le persone comuni.

Grazie a Nicola Colotti della RSI, che ha reso possibile l’avvio di quella che si rivelerà una missione impossibile nella bolgia umida e bollente della Roma dello starlet system, e grazie a Rodri e ad Andrea, che mi hanno accompagnato in questo viaggio e hanno ripreso e fotografato tutto, vedrete presto qui le dichiarazioni di Aldrin e la sua allegra spiegazione del piacere di mollare un cazzotto a un lunacomplottista.

Moonshot

OK, sono rientrato e ripartito per Genova per tenere un corso di computer assisted reporting. Butto giù questi appunti mentre sono in viaggio e cerco a fatica di rendermi conto che gli eventi che sto per raccontare sono realmente accaduti ieri. È totalmente irreale.

La conferenza stampa ospita Aldrin per promuovere il film per la TV Moonshot (in onda su History Channel il 13/7 alle 23 e il 20 su La7 in prima serata, sito ufficiale qui), che rievoca la storia prima missione di sbarco sulla Luna. È per questo che Aldrin è a una manifestazione di fiction: lo dico prima che le malelingue lunacomplottiste insinuino che si tratti di una “confessione” che gli sbarchi sulla Luna furono una messinscena.

Il film è carino, molto adatto a introdurre in 90 minuti i concetti di base dell’atmosfera di quarant’anni fa a un pubblico che li conosce distrattamente o non li conosce affatto.

La recitazione è buona, la ricostruzione dell’America dell’epoca è convincente, la fedeltà agli eventi è piacevole (con alcune chicche autentiche poco conosciute, che sicuramente molti penseranno siano licenze artistiche), ma il film accumula una catasta di errori e di blooper nella ricostruzione dei dettagli delle missioni lunari. Nulla che comprometta la storia, che resta avvincente comunque la si racconti, ma comunque un fastidio per chi conosce bene la vicenda.

Per esempio, le fotocamere Hasselblad usate sono sbagliate (e quella lunare è nera invece che argento, un colore essenziale per il controllo termico); i due astronauti conficcano l’asta della bandiera sulla Luna a martellate (falso); ci sono le stelle nelle inquadrature lunari (non sarebbero state visibili col chiarore della Luna); l’interruttore rotto per errore è quello sbagliato (non era sul pannello comandi frontale, ma su quello laterale di Aldrin); le riprese d’epoca del decollo dalla Luna non appartengono all’Apollo 11, ma a un volo successivo. Errori che si potevano evitare senza aggravi di spesa.

I sottotitoli l’altro, inanellano vari errori, dalla “pozza di sangue” (pool of blood) che diventa inspiegabilmente “pozza di vomito”, alla misteriosa “velocità di cabina” (che presumo si misuri in gigabyte di watt). Molta della terminologia tecnica è irrimediabilmente sbagliata. Speriamo che gli svarioni siano stati corretti in sede di doppiaggio.

Il tutto è però compensato da una sceneggiatura vivace e da alcune chicche, come il tributo a 2001: odissea nello spazio con la scena di Aldrin che recupera un pennarello fluttuante, la rapidissima immagine d’epoca di Isaac Asimov che commenta la missione dagli Champs-Élysées, la rievocazione del guasto al computer durante l’allunaggio e soprattutto la presentazione al grande pubblico delle immagini restaurate e rimasterizzate in alta definizione della pellicola 16mm che riprese lo sbarco, delle riprese della missione Gemini 12 (il volo precedente di Aldrin) e di altro materiale girato all’epoca. Roba che la Rai, giusto per non fare nomi, ha sempre trasmesso in versioni impastate, sgranate e riversate col telecinema dell’oratorio, come verrà dimostrato involontariamente nella presentazione del materiale sull’Apollo 11 di Rai Teche prima della proiezione serale di Moonshot.

Ma Buzz Aldrin (foto qui accanto di Rodri Van Click) molto signorilmente prende le distanze dalla ricostruzione di Moonshot per quanto riguarda le dinamiche emotive dei personaggi. Gli eventi sono grosso modo esatti, ma i rapporti fra lui e Neil Armstrong ed episodi come le pressioni di suo padre sulla Nasa sono fantasia, dice.

Semmai, aggiunge, il film è valido per rispondere a una delle domande tormentone che lo perseguitano da quarant’anni: il classico “che cosa ha provato quando…?” Senza mezzi termini, Aldrin dice che non c’è modo di spiegare che cosa ha provato a chi non conosce bene il lavoro, la preparazione, gli studi, i sacrifici che ci furono dietro quella missione.

Ma i giornalisti, nella sessione di domande, ignorano disinvoltamente queste parole e debuttano con “Dottor Aldrin, che cosa ha provato quando…?” e variazioni sul tema.


Aldrin (al centro) con Daniel Lapaine, uno degli attori del film (a
sinistra) e il produttore esecutivo Richard Dale (a destra subito dopo Buzz).
Io sono la testa coi capelli disboscati nell’angolo a destra e il sorriso così largo che arriva alla nuca.

Averlo davanti a me, a pochi metri, non mi sembra vero: no, in realtà non mi sembra possibile. Confesso che mi sono sentito come un bambino che scopre che Babbo Natale esiste davvero in carne e ossa ed è pure simpatico (e, ciliegina sulla torta, è anche un geek). Rodri e Andrea, implacabili, fotografano la mia espressione rapita. Non riesco a spiccicare parola, anche perché le domande che ho a badilate (anche grazie ai vostri suggerimenti) mi sembrano tutte inadatte in questo contesto nazionalpopolare. Le tengo per l’intervista faccia a faccia e mi godo il momento.

Aldrin è qui per promuovere anche la sua biografia aggiornata, Magnificent Desolation, non ancora disponibile in italiano. Il libro racconta sia le sue esperienze nello spazio, sia gli anni difficili che seguirono. Ma si vede perché i colleghi lo chiamano Dottor Rendezvous: non ama parlare dei propri sentimenti e preferisce parlare della sua visione delle prossime tappe dell’esplorazione spaziale.

C’è un momento, però, in cui si emoziona non poco, ossia quando rievoca le ragioni della scelta che fece la NASA di far uscire per primo dal modulo lunare, e far entrare per sempre nei libri di storia, Neil Armstrong al posto suo. Non sembra condividere le ragioni ufficiali e ufficiose della scelta: ufficialmente il modulo lunare era talmente stretto che l’apertura del portello verso il lato di Aldrin ostacolava la sua uscita per primo, mentre ufficiosamente Armstrong fu scelto perché emotivamente più stabile e capace di sopportare l’immensa pressione psicologica che lo avrebbe atteso al ritorno e per il resto della sua vita e perché era un civile.

In effetti, visto il decennio d’alcolismo e depressione che visse Aldrin, la scelta può parere saggia: ma considerato che Armstrong non rilascia interviste da anni, non ne vuole sapere di rievocare ancora quella missione ed appare rarissimamente in pubblico, è abbastanza ironico che ora sia Buzz Aldrin, l’eterno secondo, a essere the face of space: l’uomo che rappresenta quel viaggio storico, secondo la felice espressione coniata in questo articolo della BBC che racconta i tentativi di capire l’enigma della riservatezza di Armstrong: quella che i lunacomplottisti pateticamente interpretano come la sua vergogna per aver mentito al mondo.

Sono arrivato a Genova. Proseguo il racconto appena posso. Intanto eccovi i video della conferenza stampa, man mano che trovo il tempo di pubblicarli.

Prima parte:

Seconda parte:

Terza parte:

Quarta parte: qui inizia il caos, perché vengono raccolte tutte le domande e poi nessuno si ricorda quali erano.

Quinta parte: Aldrin racconta i retroscena del cazzotto al lunacomplottista Bart Sibrel.

Ecco una trascrizione spiccia delle parole di Buzz in questa parte della conferenza stampa: se trovate errori, segnalatemeli.

This was not the first time that I had encountered this individual [Bart Sibrel]. He passed himself off during a book promotion signing as somebody who wanted my response to a film that he was gonna show me that began to question different aspects of the mission. And I knew that he had his television camera going, just as you do here, to get my reaction to any little thing that is not pleasing, or not out of… not in the ordinary response. And I got very angry and we cancelled his participation. And he has all that in his archives of how one does that.

Now, I was asked to participate in an interview with an Asian foreign television personality that we had met under social conditions, very friendly, and I went through that interview, again with people saying that they were familiar with the radiation effects of Hiroshima and how the skin began to fall off people’s face. And since that didn’t happen to us when we went through the Van Allen radiation belts, obviously we didn’t go to the Moon.

Well, now, you know, that’s kind of absurd, that’s a little further out than Ali G [risate del pubblico] and his humorous statements about walking on the Sun [ride]. Well, obviously you go to the Sun at night if you are worried about the heat! But to confront this person again and to realize that he’s got his camera going and he’s continually bombarding in an insulting way, calling me a liar and a cheat… I don’t take that lightly. I don’t care how big he is, but I know that this is in the public, and at an opportune time — he’s a big guy — when he wasn’t looking I… in a split second I gave way to my impulse [risate e applausi] and I let him have it.

And I didn’t think that he was going to respond in a brawl, and I didn’t think about the consequences of he… bringing suit against me for assault. So it cost us some attorney’s fees to do that. But my stock in the appreciation of my contemporary astronauts went sky high as a result of doing something like that. And it’s a split-second decision and you just have to take the consequences of however it pays out.

I didn’t know anything about this Ali G, funny-dressed guy, that came knocking at the door when he came in, but I knew he had his camera going and he seemed to enjoy a lot of spoof and I felt, well, I’ll try and go along with it the best I can, thinking that he’s a professional and I’m not.

But I think that was a reaction that I felt very good about, ‘cause I got a lot of … He [Ali G] didn’t bring me to the smacking point, that was obvious, and there was no real reason because he was not insulting, he was trying to be spoofy about it.

And I think that the movie Space Cowboys, by my friend Clint Eastwood — everybody knew right up front that this was kind of a spoof of old people doing really risky, bodacious things and they didn’t take it very seriously. But the younger generation doesn’t know what to make of a lot of things that begin to get passed off as fantasy and they expect much more than we could possibly deliver out of our really hard work, hard sought-for objectives in the space program. And it’s pretty hard to satisfy people, and it’s also pretty hard to counter senses of overemphasized interpersonal conflicts that never existed really in my estimation.

Sesta parte: battibecchi con i giornalisti che pretendono con tono prepotente una risposta alla loro domandina prediletta, senza rendersi conto che magari Aldrin è troppo signore per dire loro che la domanda è cretina o insulsa e quindi l’ha sorvolata con discrezione.

Questa parte è comunque interessante, perché Aldrin gira le domande per parlare del suo parere molto negativo sugli attuali progetti Ares della NASA che dovrebbero rimpiazzare lo Shuttle e tornare sulla Luna e propone progetti meno faraonici e più arditi: Marte e gli asteroidi, usando i veicoli esistenti. Soprattutto traspare la sua visione positiva: “We’re trying to create an optimistic world that thinks of what we can do, not what we can’t do!” (5:55).

Settima e ultima parte: Aldrin conferma che non ritiene che ci sia vita su altri pianeti e che chi crede ai visitatori alieni è un ingenuo. È molto contrariato a proposito del modo in cui Moonshot e gli altri film sul tema rappresentano la loro missione e gli eventi interpersonali. Dice che l’unico resoconto fedele è quello che lui stesso scrive nel suo libro Magnificent Desolation e che molti degli scontri di personalità narrati da altri sono pura fantasia giornalistica per imbellettare la narrazione.

Soprattutto si scalda a proposito della questione di chi dovesse essere il primo a uscire dal modulo lunare e porre piede sulla Luna. Qui sotto trovate la trascrizione di quello che dice in proposito (3:20).

My father did never picket the White House! You gotta be kidding! If he felt that angry about a stamp [presumibilmente il francobollo mostrato qui accanto, descritto qui] that didn’t say “Armstrong and Aldrin”… It said “First man on the moon”. Right? Well, there were two people on the moon. Not one. OK? Should I just say “Wonderful! One man went to the moon, that’s wonderful, let’s celebrate all of that, let’s have a stamp for that”?

Was it Lewis or was it Clark who did something first? We landed that spacecraft as a team. We landed that… That was the most important thing to do. I’d been outside the spacecraft before: the first really successful spacewalk, in Gemini 12! But it was not the symbolic pleasure of the American people and of the media to have a junior person go outside first, even though that was always the way it was done in spacewalks, even in Apollo 9, the commander was inside and the lunar module pilot went outside through the hatch and came back in through the other spacecraft [nell’Apollo 9, il comandante James McDivitt restò a bordo e il pilota del modulo lunare Russell Schweickart effettuò una passeggiata spaziale vera e propria, mentre il pilota del modulo di comando David Scott si limitò a sporgersi dal portello]. Nobody thinks about those things if… if there’s a little juicier controversy that can be fanned by somebody trying to point out the pros and cons of the decision one way or another, which clearly had not been made.

There were timelines that clearly had the lunar module pilot going out first. Do you know that? There were! And there were people who somehow didn’t want to make a decision. We call it a “hot potato”: nobody wants to touch the hot potato. And our training is delaying, so we need to get a decision. And I wanted to get a decision on that.

La conferenza stampa termina poco dopo. Ho finalmente incontrato uno dei primi due uomini a mettere piede su un altro corpo celeste. Non ce ne saranno mai altri. Mai. E oggi pomeriggio avrò una decina di minuti di faccia a faccia con lui per parlare di una delle più belle imprese dell’umanità. Mi concedo qualche momento di esaltazione insieme agli amici.

E con questo delirio finale termina la prima parte del racconto. La seconda parte riguarderà l’intervista vera e propria a Buzz Aldrin.

“Studio Aperto” e le balle spaziali: gli astronauti lunari videro ET

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/11/15.

Un lettore, Riccardo, mi segnala che Studio Aperto, noto varietà d’informazione, nella puntata di oggi alle 18:30 ha mandato in onda un servizio nel quale ha presentato un dialogo in cui degli astronauti sulla Luna, durante le missioni Apollo degli anni Sessanta, dicono di aver visto degli extraterrestri e il Controllo Missione intima loro di cambiare frequenza, dicendo specificamente di usare la frequenza “Tango”.

Aggiornamento. Il servizio è visibile sul sito di Mediaset al minuto 16:30. Grazie a Matteo per la segnalazione.

Peccato che il dialogo non provenga affatto dalle missioni lunari, ma dal documentario-parodia Alternative 3 del 1977. Per evitare la figuraccia sarebbe bastata una ricerchina in Rete, visto che l’articolo di Complotti Lunari che sbufala questa storia e presenta il video originale, facendo notare che oltretutto le voci non somigliano affatto a quelle dei veri astronauti, è già disponibile da tempo. Fra l’altro, i programmi Mediaset sono recidivi su questa storiella: è già stata propinata da Mistero (25 ottobre 2009) e Top Secret (2 luglio 2007). Complimenti a tutti.

Antibufala: Kubrick ha videoconfessato di aver falsificato lo sbarco sulla Luna!

Antibufala: Kubrick ha videoconfessato di aver falsificato lo sbarco sulla Luna!

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/12/22 2:10.

“Kubrick”

Mi manca il tempo di scrivere un’antibufala dettagliata, ma volevo almeno segnalare i fatti principali riguardanti il video, messo in circolazione di recente, che sembra mostrare il regista Stanley Kubrick mentre confessa, durante un’intervista, di aver falsificato le riprese di tutte le missioni sulla Luna degli anni Sessanta per conto della NASA.

Il video dell’intervista è un falso dilettantesco:

– L’autore del video, un certo T. Patrick Murray, dice di aver registrato l’intervista a Kubrick a maggio del 1999. Peccato che Kubrick fosse morto due mesi prima (il 7 marzo).

– La persona intervistata nel video non somiglia affatto a Kubrick né in viso né in voce.

– Ci sono in giro su Youtube spezzoni della presunta intervista nella quale “Kubrick” viene chiamato “Tom” dall’intervistatore, che gli impartisce istruzioni su come raccontare la storia.

La videoconfessione è probabilmente una trovata di marketing virale per creare visibilità intorno ai progetti cinematografici di Murray. Tutti i dettagli sono su Snopes.com e su Gawker in inglese e su Bufale.net in italiano.

Il vero aspetto di Kubrick anziano.

Complimenti ai vari complottisti che ci hanno creduto e si sono fatti fregare: avete dimostrato di essere incapaci di fare un minimo sindacale di verifica e di essere spettacolarmente creduloni quando vi propongono una balla che si conforma alla vostra visione bacata del mondo.

Lunacomplottista si ritira dal lunacomplottismo, ma ci crede ancora

Lunacomplottista si ritira dal lunacomplottismo, ma ci crede ancora

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/07 20:10.

Oggi il Daily Star ha pubblicato un articolo nel quale viene intervistato il lunacomplottista Bart Sibrel: quello che anni fa, a furia di assillare gli astronauti con le sue accuse, si prese un cazzotto da Buzz Aldrin nel 2002 e fu preso a ginocchiate nel sedere da Ed Mitchell.

Gli anni sono passati e Sibrel, ora cinquantunenne, non si è ricreduto: è tuttora convinto che “nessuno ha mai camminato sulla superficie della Luna”. Tuttavia ha deciso di lasciar perdere l’argomento. “Intendo lasciarmi tutto questo alle spalle. Non ho tratto alcun piacere da quest’attività. Sono stato cacciato dalla chiesa, ho perso l’amicizia di tante persone a causa di quello che credo, ossia che gli sbarchi sulla Luna sono falsi. È stata un’esperienza interessante, ma così sia.”

Anche se Sibrel continua a essere convinto di avere ragione mentre tutti gli esperti gli dicono che ha torto marcio, perlomeno è arrivato a capire che le sue tesi sono fiato sprecato. Altri lunacomplottisti dimostrano di non aver capito neanche questo, il che la dice lunga sulle loro capacità mentali. Ma questa è un’altra storia: maggiori dettagli sulle asserzioni e sulla rinuncia di Sibrel sono su Complotti Lunari.

Antibufala: no, il governo russo non sta preparando una missione per confermare gli allunaggi

Antibufala: no, il governo russo non sta preparando una missione per confermare gli allunaggi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/07 12:30.

Il sito di Apollo 11. Credit: LRO.

Sta circolando una bufala secondo la quale “il governo della ex Unione Sovietica ha lanciato una campagna di raccolta fondi per la costruzione di un micro-satellite che avrà il compito di analizzare metro per metro la zona del presunto allunaggio e raccogliere prove inconfutabili che confermino o smentiscano”.

No. Il governo russo non c’entra neanche di striscio. La campagna di raccolta fondi è opera di un privato cittadino, Vitaly Yegorov, portavoce di una startup spaziale e giornalista che si occupa di notizie aerospaziali.

Inoltre i soldi raccolti ammontano finora a circa 18.000 dollari, mentre ne servono almeno cinque milioni e più probabilmente una decina.

Infine non c’è un progetto, non c’è un prototipo, non c’è neanche un piano generale o un accordo con un’agenzia spaziale che trasporti l’immaginario “micro-satellite”, che avrebbe poi il problema tutt’altro che banale di localizzare e raggiungere con precisione i siti di allunaggio, fotografarli con risoluzione maggiore di quella già notevole ottenuta dal Lunar Reconnaissance Orbiter, e ritrasmettere a Terra le immagini. Un’impresa tecnicamente fattibile, certo, ma non con budget ridicoli come questi.

Si tratta, in sintesi, di una trovata pubblicitaria. Tutti i dettagli sono su Popular Mechanics.

2015/11/07

Russia Beyond the Headlines segnala che la raccolta di fondi si è conclusa il 5 novembre con un totale di 27.564 dollari, offerti da oltre mille donatori, e che fra i sostenitori ci sono anche la Commissione per la Lotta contro la Pseudoscienza, che fa parte dell’Accademia Russa delle Scienze, e il Museo della Cosmonautica. Altri dettagli, in russo, sono su Klnran.ru. Ma con queste cifre il progetto resta, per ora, decisamente sulla carta.

Antibufala: il governo russo mette in dubbio gli sbarchi sulla Luna? No

Antibufala: il governo russo mette in dubbio gli sbarchi sulla Luna? No

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

I complottisti esultano: Vladimir Markin, portavoce del Comitato d’Inchiesta della Federazione Russa (organo principale d’inchiesta del paese), ha dichiarato in un’intervista sul quotidiano Izvestia che è necessario avviare un’indagine sugli sbarchi americani sulla Luna.

Ma l’esultanza dura ben poco: infatti se ci si ferma ai titoli delle notizie, l’annuncio è esplosivo, ma andando a leggere la dichiarazione completa di Markin emerge una frase che sgonfia subito gli entusiasmi di chi crede alle fantasie di complotto: “Non stiamo affermando che non hanno volato e che hanno soltanto girato un film.”

Markin, infatti, sta criticando gli Stati Uniti per tutt’altre ragioni (in particolare per le indagini sulla corruzione in campo sportivo che hanno gettato dubbi sull’assegnazione alla Russia del campionato mondiale di calcio 2018) e il suo commento non mette in dubbio la realtà degli sbarchi, ma afferma che ci sarebbe da indagare sulla scomparsa delle riprese effettuate dagli astronauti sulla Luna e delle rocce lunari raccolte.

Questa è la frase originale di Markin:

А еще можно помочь провести международное расследование, куда пропала кинопленка, снятая астронавтами на Луне, или где спрятаны и более никому не показаны 400 кг лунного грунта. Нет, мы вовсе не утверждаем, что они не летали, а только сняли кино. Но все эти научные или, может, культурные артефакты — достояние человечества, и их бесследная пропажа — наша общая потеря. А расследование покажет.

E questa è la traduzione spiccia fatta incrociando quella del Moscow Times con varie versioni che me ne sono arrivate dai lettori (segnalatemi eventuali errori o migliorie):

Inoltre si potrebbe aiutare a condurre un’indagine internazionale su dov’è sparita la pellicola cinematografica girata dagli astronauti sulla Luna oppure su dove siano nascosti e non mostrati a nessuno i 400 kg di suolo lunare. No, non stiamo affermando che non hanno volato e che hanno soltanto girato un film. Però tutti questi reperti scientifici, o forse culturali, sono patrimonio dell’umanità e il loro smarrimento senza tracce è la nostra perdita comune. Un’indagine scoprirebbe [quello che è successo].

Anche se probabilmente le parole di Markin sono semplicemente una provocazione politica, un’indagine russa sarebbe più che benvenuta, ma potrebbe risultare molto breve: infatti si sa già che le registrazioni video originali delle missioni lunari sono andate perse per complesse ragioni tecniche (ma ne esistono copie integrali di seconda generazione, fatte durante la trasmissione in diretta dalla Luna), mentre gli originali delle riprese fotografiche e cinematografiche fatte sulla Luna sono ancora ben conservati nel Building 8 del Johnson Space Center, a Houston.

A chi volesse saperne di più sulla questione dei nastri perduti e sui formati video e le tecniche di registrazione fuori standard che portarono alla perdita delle registrazioni originali, consiglio la lettura del libro Live TV from the Moon, di questa mia sintesi della questione, della pagina 148 del mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, delle pagine apposite della stazione australiana di Honeysuckle Creek che ricevette i segnali dalla Luna, e la visione del DVD/BluRay Live from the Moon.

Anche la ricerca dei campioni lunari che secondo Markin sarebbero scomparsi senza traccia non dovrebbe essere difficile: la maggior parte è infatti conservata sempre a Houston, come ho potuto constatare di persona di recente, e il resto è nei laboratori di geologia di vari paesi e nei musei del mondo, dato che alcuni campioni furono donati ai governi. Alcune rocce lunari sono effettivamente andate smarrite per vicissitudini politiche e in alcuni casi per semplice furto, ma si tratta di una frazione relativamente modesta.

Sarebbe invece molto interessante sapere cosa c’è negli archivi russi a proposito dello sbarco sulla Luna americano: l’allora Unione Sovietica, infatti, aveva la tecnologia necessaria per intercettare e registrare le comunicazioni e la telemetria degli astronauti lunari e verificarne l’autenticità. Chissà che la provocazione di Vladimir Markin non faccia riemergere qualche chicca.

Fonti aggiuntive: Jalopnik, Wired, Gizmodo, The Independent, Newsweek, La Stampa.

Anche National Geographic si dà al lunacomplottismo per attirare click

Anche National Geographic si dà al lunacomplottismo per attirare click

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “cor.bon*” e “domenico.fe*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un abbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/10/26 8:55.

Adesso anche National Geographic, specificamente National Geographic TV Italia, sta imboccando la strada delle cretinate attiraclick. Ha pubblicato su Facebook (Donotlink; Donotlink) una foto scattata sulla Luna nel cui cielo nero s’intravede una macchiolina chiara, e si chiede: “È una stella, un alieno o una persona sul set?”.

Nessuno dei tre: è semplicemente uno dei tanti segni che si possono notare nelle foto scattate sulla Luna dalle missioni Apollo. Solitamente si tratta di granelli di polvere o altro materiale finiti sulla pellicola o sull’obiettivo e quindi sfocati, di frammenti del rivestimento in Mylar del veicolo, oppure di riflessi interni dell’obiettivo stesso. Roba arcinota a chiunque s’interessi seriamente di storia dell’astronautica, come nelle foto AS10-28-3990 (Apollo 10), AS14-68-9742 (Apollo 14), AS15-M-1545 (Apollo 15) o AS16-112-18218 (Apollo 16).

Se National Geographic TV Italia avesse avuto intenzioni serie avrebbe indicato l’origine della foto: numero della missione, numero progressivo del caricatore, numero del singolo scatto. Invece non l’ha fatto, col risultato che chi volesse approfondire dovrebbe lanciarsi in un’estenuante caccia all’originale nell’enorme archivio di foto lunari della NASA (ammesso che la foto originale esista e che NGTI non se la sia photoshoppata). Un classico esempio di Teoria della montagna di m*rda: bastano tre secondi per creare una bufala, ma per sbugiardarla ci vuole un’infinità di tempo.

Mi manca il tempo, appunto, di sfogliare le migliaia di foto delle missioni lunari per trovare quella usata da National Geographic TV Italia, e Tineye e Google Immagini non trovano corrispondenze. Posso soltanto suggerire qualche criterio di ricerca per chi si volesse cimentare a cercare in ApolloArchive o nel bellissimo archivio recentemente attivato su Flickr.

– La foto mostra cinque crocette di riferimento (reseau mark) uguali: il fatto che siano uguali e siano nella posizione standard suggerisce che l’immagine non sia stata ritagliata o ruotata rispetto all’originale (nelle foto lunari delle missioni Apollo la crocetta centrale è più grande delle altre proprio per indicare il centro dell’immagine e rivelare tagli e rotazioni). Questo significa che la foto è piuttosto insolita, con un’inquadratura che include molto cielo e poco terreno: un elemento utile per riconoscerla a colpo d’occhio mentre si sfoglia l’archivio. A meno che NGTI abbia barato alla grande e messo in basso l’orizzonte di una foto che mostrava molto più terreno.

– La macchia al centro è un ingrandimento della macchia circolettata; inoltre la porzione di cielo che contiene la macchia circolettata è vistosamente alterata rispetto al resto del cielo, con bande nettissime che suggeriscono un brutale copiaincolla, come si nota regolando il contrasto.

– L’immagine sembra essere stata scattata al suolo, non dall’orbita, visto che ci sono dettagli di rocce in primo piano.

– L’area è piuttosto collinosa, per cui sono probabilmente da escludere le missioni che atterrarono in zone molto pianeggianti (Apollo 11, 12, 14) e da prendere maggiormente in considerazione le missioni che scesero in zone più scoscese (Apollo 15, 16, 17).

Buona caccia.

Intanto i commenti al post di National Geographic TV Italia sono in gran parte di protesta per lo scadimento della qualità e la bassezza dell’approccio attiraclic. Chissà se servirà da lezione. Ridiamoci sopra, che è meglio, con una spiegazione alternativa alla quale NGTI forse non ha pensato.

2015/10/26 20:30

Trovata! Ho avuto un colpo di fortuna quasi in contemporanea con Vittorio (nei commenti), khedron11 (via mail) e @Acrivellin (via Twitter): ho provato a cercare in Google varie frasi a tema e quando sono arrivato a “blurry object in apollo photos” ho ottenuto, fra i vari risultati, questa pagina (Donotlink), che mostra una porzione della foto usata da National Geographic TV Italia. Cosa più importante, la pagina cita una frase specifica (“UFO with dangling arms looking towards the Apollo lander”) e il nome dello “scopritore” dell’oggetto misterioso.

Immettendo questi dati in Google sono arrivato al post del fufologo (Donotlink) in questione, che sarà pure uno che vede alieni in qualunque caccola informe ma almeno ha la correttezza di indicare la fonte specifica delle foto che usa.

La foto è la AS16-106-17244 (Apollo 16), che vedete in versione originale integrale qui sotto via Flickr.

Come notate, National Geographic TV Italia ha presentato una fotografia falsa. È tagliata drasticamente, prendendone soltanto la fetta contenente l’orizzonte, ed è stata aggiunta una vasta fetta di cielo assente nell’originale. Usare una foto falsificata, inesistente negli archivi NASA, per parlare dell’accusa di false foto degli sbarchi sulla Luna è un esempio di coerenza giornalistica davvero straordinario.

Magari vi state chiedendo dov’è l’alieno/Edi: è acquattato, piccolissimo, nell’angolo in alto a destra. La versione mostrata da National Geographic lo ingrandisce enormemente rispetto al suolo, creando un ulteriore falso.

Considerate che la pellicola originale è in formato 70 mm, per cui la macchia controversa è davvero piccolissima.

Questo è un dettaglio della zona contenente l’oggetto misterioso:

Notate i puntini neri che costellano l’area che inquadra il suolo lunare: sono granelli di polvere. La pellicola è indubbiamente sporca, per cui è presumibile che anche il presunto “alieno” o “persona sul set” sia in realtà semplicemente un altro granello di polvere, forse illuminato dalla luce dello scanner.

Mistero risolto, insomma, con pessima figura per National Geographic TV Italia, beccata a usare un falso per insinuare che le foto della NASA siano false e così attirare clic. Da che pulpito.

38 anni di Luna

38 anni di Luna

Lunacomplottisti, un anniversario da celebrare

Il 20 luglio 1969, Neil Armstrong e Buzz Aldrin sbarcano sulla Luna, mentre Michael Collins li attende in orbita intorno al nostro satellite. Ma c’è chi dice che non è mai successo: tutto fatto in studio.

Moonpans.com ha preparato del materiale che sarà divertente sottoporre ai lunacomplottisti: ha assemblato le foto scattate in sequenza panoramica dagli astronauti e ne ha ottenuto un ambiente esplorabile in lungo e in largo. Potete girare su voi stessi di 360 gradi. E allora sorge spontanea la domanda: dov’erano collocate le luci dello studio cinematografico?

Un’altra chicca lunare che merita di essere ricordata è la compilation dei trattamenti egregi riservati dagli astronauti a Bart Sibrel, che potete vedere qui. In attesa che esca la versione in alta definizione degli sbarchi lunari, tratta non dalle scadenti immagini TV, ma dalla pellicola 16mm utilizzata a bordo del modulo lunare.

Se volete un po’ di materiale per le vostre discussioni con i lunacomplottisti, potete visitare Clavius.org (in inglese), un immenso sito dedicato a fornire le risposte alle infinite “prove” presentate da chi si è bevuto le panzane di incompetenti a caccia di soldi, oppure la più modesta sezione lunare del Servizio Antibufala.