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Come scavalcare il PIN di blocco di un iPhone usando Siri

Come scavalcare il PIN di blocco di un iPhone usando Siri

Se avete Siri attivato sulla schermata di blocco del vostro iPhone, un aggressore può accedere alle vostre foto anche senza conoscere il vostro PIN o usare la vostra impronta digitale: lo segnala Bitdefender, che spiega in dettaglio la tecnica usata.

L’aggressore deve avere accesso fisico al vostro iPhone (non può agire via Internet) e deve conoscere il vostro numero di telefono (cosa piuttosto facile: basta chiederlo a Siri). Fatto questo, l’aggressore chiama il vostro numero, seleziona sul vostro iPhone un messaggio per rispondere alla chiamata e ordina a Siri di attivare la funzione VoiceOver (che usa una voce sintetica per leggere il contenuto dello schermo per chi ha problemi di vista).

Dopo alcuni altri passaggi che richiedono soltanto un po’ di rapidità e tempismo, diventa possibile accedere all’album delle foto usando l’espediente di aggiungere un nuovo contatto fittizio. Anche i messaggi sono accessibili.

Il difetto di sicurezza vale per iPhone e iPad (usando il nome FaceTime della vittima al posto del suo numero di telefono) e per tutte le versioni di iOS dalla 8.3 in poi fino alla versione più recente, la 10.2 beta. Una dimostrazione in video è qui.

È prevedibile che Apple rilascerà un aggiornamento che correggerà questa falla, ma gli iPhone meno recenti (per esempio l’iPhone 4S), che Apple non aggiorna, resteranno permanentemente vulnerabili.

Per rimediare a questa falla è possibile andare in Impostazioni – Touch ID e codice e poi disattivare la voce Siri in Consenti accesso se bloccato.

iPhone e Mac attaccabili con un’immagine: aggiornateli ad iOS 10.1 e Mac OS 10.12.1

iPhone e Mac attaccabili con un’immagine: aggiornateli ad iOS 10.1 e Mac OS 10.12.1

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Se avete un iCoso, aggiornatelo appena possibile alla versione 10.1 di iOS: risolve, fra le altre magagne, una vulnerabilità che consentiva di prendere il controllo del dispositivo inviandogli semplicemente un’immagine JPEG appositamente confezionata (CVE-2016-4673). Le info tecniche di Apple, molto sommarie, sono qui.

Apple ha anche rilasciato la versione 10.12.1 di Mac OS X; se siete già passati a Sierra, questo aggiornamento risolve alcuni problemi della versione precedente con Mail, Office, Apple Watch, Safari e altro ancora. In particolare corregge la stessa vulnerabilità alle immagini JPEG presente anche in iOS. I dettagli sono descritti qui e qui.

iOS 10 è arrivato, ma con qualche problema e un imbarazzo

iOS 10 è arrivato, ma con qualche problema e un imbarazzo

iOS, o non iOS 10, questo è il dilemma:
se sia più nobile nell’iPhone soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa installazione
o prendere le armi contro un mare di bug
e, contrastandoli, aggiornare lo smartphone?

Solitamente consiglio di installare appena possibile le versioni aggiornate di software, perché contengono migliorie e correzioni di falle di sicurezza, ma stavolta devo fare un’eccezione per iOS 10. La nuova versione di iOS ha moltissime novità ma sta dando problemi a numerosi utenti, tanto che negli Stati Uniti l’operatore cellulare T-Mobile ha esplicitamente invitato i clienti a non installarla almeno per un paio di giorni. Alcuni utenti lamentano una durata minore della batteria, problemi di connessione dati e addirittura paralisi del telefonino o del tablet.

I problemi vengono risolti in parte installando iOS 10 passando tramite un computer con iTunes invece di scaricarlo direttamente con l’iPhone, iPad o iPod touch oppure scaricando la versione 10.0.1. Apple ha pubblicato delle istruzioni (anche in italiano) per chi si trovasse con il dispositivo bloccato.

iOS 10.0.1 è compatibile con gli iPhone dal 5 in su, con gli iPad mini dal 2 in su, con gli iPad dalla quarta generazione in poi, con tutti gli iPad Air e Pro, e con gli iPod touch di sesta generazione. Se decidete di aggiornare, preparatevi a restare senza iCoso per una ventina di minuti, fate prima una copia dei dati presenti sul dispositivo e assicuratevi di avere almeno un 1GB di memoria libera. Poi andate in Impostazioni – Generali – Aggiornamento software, scaricate e installate. Vi servirà la vostra password di iTunes. Buona fortuna.

Se tutto va bene, potrete cimentarvi anche voi con il passatempo scoperto con imbarazzo da alcuni utenti: nelle app di messaggistica c’è l’opzione che consente di inserire immagini GIF animate nei messaggi digitando una parola chiave. Tutto funziona abbastanza bene se la parola chiave è per esempio gattini, ma in alcuni casi se immettete parolacce Apple propone immagini decisamente inadatte a palati sensibili (probabilmente attinge imprudentemente a qualche collezione pubblica). Anche parole teoricamente innocue hanno risultati a rischio: alcuni utenti hanno segnalato che digitare huge (“enorme”) fa emergere immagini animate piuttosto discutibili che potrebbero dare complessi d’inferiorità a molti maschietti. Altre cose di questo genere spuntano digitando bounce (“ballonzolare”). In altri casi sono comparsi spogliarelli di MiniPony e altre cose di cui magari non avevate nemmeno immaginato l’esistenza nei vostri incubi peggiori.

Apple sta correggendo questa funzione man mano che vengono scoperte altre parole chiave inadatte, ma nel frattempo le risate (o le smorfie d’imbarazzo) sono garantite.

Nota: contrariamente a quanto sta girando in Rete ad opera di alcuni burloni, aggiornare il telefonino ad iOS 10 non fa scomparire la presa per le cuffie. L’allarme che sta circolando è una battuta. Ridete.

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Gizmodo, Intego.

iPhone 7, le cose realmente da sapere

iPhone 7, le cose realmente da sapere


Ultimo aggiornamento: 2016/09/11 17:20.

Gli articoli che forniscono tutte le specifiche tecniche del nuovo iPhone 7 e 7 Plus sono già tantissimi e non si fa fatica a trovarli, grazie alla solita campagna di promozione Apple offerta gratuitamente da tanti giornalisti, per cui non mi dilungo sulle novità di base: l’iPhone diventa resistente all’acqua e perde la presa per cuffie dedicata. Per il resto, è semplicemente un altro smartphone, mica la soluzione alla fame nel mondo.

La scomparsa della presa per cuffie standard, a mio avviso, è il punto da ponderare, a breve e a lungo termine. Con il nuovo iPhone occorre usare le apposite cuffie (fornite) che si collegano all’unico connettore rimanente del dispositivo, il Lightning, oppure adoperare un adattatore (fornito) per continuare a usare le cuffie dotate di jack standard. L’alternativa è usare cuffie Bluetooth oppure pagare circa 160 euro per le cuffie senza filo AirPod di Apple (non fornite insieme al telefonino e facilissime da perdere camminando o da lasciar ingerire a un bambino).

In altre parole, tutti i dispositivi che finora sfruttavano la presa per cuffie (selfie stick, terminali per carte di credito, accessori per disabili, dispositivi medici, microfoni per i tanti giornalisti che usano lo smartphone come unità di registrazione e montaggio tascabile per le interviste) non funzioneranno più o dovranno essere collegati all’adattatore, che è scomodo e ingombrante (per non parlare dell’estetica, cosa alla quale gli utenti iPhone di solito sono molto affezionati).

Cosa più significativa, il nuovo iPhone rende sempre più difficile estrarre audio dal dispositivo senza passare dai controversi filtri anticopia: l’eliminazione della presa per cuffie chiude sempre più strettamente il cosiddetto analog hole, la “falla analogica”, ossia la possibilità finora presente di poter aggirare sempre e comunque eventuali restrizioni arbitrarie all’uso esportando l’audio attraverso l’uscita analogica.

Un utente legittimo poteva copiare per sé un brano protetto da sistemi anticopia passando dalla presa per cuffie e ottenere una versione di buona qualità da usare su altri suoi dispositivi (esempio tipico: la canzone comprata legalmente ma lucchettata contro la copia e quindi impossibile da riprodurre sul lettore CD dell’auto senza acrobazie discutibili). Nel nuovo iPhone, invece, per ascoltare in cuffia la musica, la radio o qualunque altro contenuto audio occorre passare da dispositivi digitali, sui quali è facile imporre restrizioni, come già accaduto in passato. Questo è decisamente appetibile per chiunque voglia esercitare controllo sui contenuti: case discografiche, case cinematografiche (difficile guardare un film se l’audio non c’è, come fa Cinavia), governi.

Se credete che sia impensabile che vengano messi in commercio dispositivi che si rifiutano di riprodurre un suono scelto arbitrariamente da un’autorità (che so, parole chiave come echelon o falun gong), arrivate tardi: il sistema Cinavia funziona già così ed è nel mio lettore Blu-ray di casa.

La Electronic Frontier Foundation spiega bene le implicazioni a lungo termine della scelta di Apple. Nel leggerle, ricordate la storiella della rana messa nella pentola d’acqua tiepida sopra un fornello acceso. Se l’acqua si scalda lentamente, la rana si abitua man mano alla temperatura che sale, e quando si rende conto che la stanno cucinando è già bollita. Le rane siamo noi.

…Quando infili un cavo audio in uno smartphone, funziona e basta. Non importa se le cuffie sono state fabbricate dalla stessa marca che ha fabbricato il telefono. Non importa neanche cosa intendi fare con il segnale audio: funziona comunque, sia che il cavo vada ad un altoparlante, sia che vada a un mixer o a un registratore.

Il connettore Lightning funziona diversamente. I fabbricanti devono applicare e pagare un compenso di licenza per creare un dispositivo compatibile con Lightning… se è impossibile connettere a un iPhone un altoparlante o un altro dispositivo audio senza che lo governi il software di Apple, allora le grandi aziende dei media possono fare pressioni su Apple perché limiti i modi in cui i clienti di Apple possono usare i loro contenuti. Dato che la legge statunitense protegge le tecnologie di gestione dei diritti digitali (DRM), può essere illegale eludere le eventuali restrizioni anche se lo si fa per ragioni perfettamente legali. Non manca di certo il precedente: queste aziende spinsero Apple a includere il DRM in iTunes.

…I produttori televisivi e cinematografici hanno insistito che devono avere il potere di decidere quali dispositivi possono ricevere segnali video. Possiamo credere che l’industria dei contenuti lascerà stare i segnali audio se le uscite diventano totalmente digitali?

…Va riconosciuto ad Apple che è stata chiara nel dire che non userà la nuova concezione per imporre restrizioni. Ma sta proprio qui il problema: non dovremmo essere costretti a dipendere dal permesso di un fabbricante per usare i suoi apparecchi nel modo che desideriamo (o per fabbricare periferiche o accessori per quegli apparecchi). Quello che possiamo fare con i nostri dispositivi dovrebbe dipendere dai limiti della tecnologia stessa, non dalle decisioni di politica dei loro fabbricanti.

Aggiornate subito iPhone e iPad: scoperte tre falle gravissime, già sfruttate dai mercenari informatici

Aggiornate subito iPhone e iPad: scoperte tre falle gravissime, già sfruttate dai mercenari informatici

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/09/02 21:00.

Se avete un iPhone o un iPad, aggiornate subito il suo iOS in modo da portarlo alla versione 9.3.5. Apple ha infatti distribuito ieri un aggiornamento d’emergenza che risolve ben tre falle gravissime, che sono già sfruttate da anni da operatori senza scrupoli.

Le falle, denominate Trident dagli esperti, consentono di prendere il controllo completo di un dispositivo iOS semplicemente mandandogli un SMS che contiene un link. Se la vittima tocca il link per visitarlo, il dispositivo viene silenziosamente infettato, per cui l’aggressore può intercettare tutte le comunicazioni: messaggi WhatsApp, Viber, Gmail, Facebook, Skype, FaceTime, Calendar, WeChat e altro ancora. Anche telecamera e microfono possono essere accesi da remoto. Se un dispositivo è infettato, l’infezione persiste anche se lo si aggiorna.

La scoperta è stata fatta e annunciata da Citizen Lab e Lookout su segnalazione di Ahmed Mansoor, un difensore dei diritti umani riconosciuto a livello internazionale che risiede negli Emirati Arabi Uniti. Il 10 agosto scorso ha ricevuto degli SMS che gli promettevano segreti importanti sulla tortura dei detenuti nelle carceri degli Emirati se cliccava sui link inclusi nei messaggi. Mansoor ha fiutato la trappola e li ha mandati agli esperti di sicurezza, che hanno ricostruito il funzionamento e l’origine dell’attacco.

La fonte indicata dagli esperti non è la solita banda criminale: questo è un attacco di gran lunga troppo sofisticato. Gli indizi tecnici puntano a NSO Group, una società israeliana e statunitense che crea spyware per governi senza farsi alcuno scrupolo etico e si fa pagare anche un milione di dollari per ogni malware (o 650.000 dollari, più 500.000 dollari di attivazione, per dieci telefonini da sorvegliare, secondo il New York Times). Questo è il genere di mercenari con i quali rischia di dover lavorare chi pensa di usare malware di stato, e questo è il genere di cifre che occorre far pagare ai contribuenti. Il mandante dell’attacco contro Mansoor, presumibilmente, è il governo degli Emirati.

Probabilmente non avete governi nemici che vi stanno attaccando, ma ora che le falle negli iPhone e iPad sono state annunciate e documentate pubblicamente per consentire di risolverle, i criminali informatici di piccolo calibro si daranno da fare per creare attacchi basati su queste stesse falle. Di solito riescono a farlo nel giro di 24-48 ore, per cui non è il caso di rinviare l’aggiornamento.

L’aggiornamento si installa in pochi minuti nella maniera solita: Impostazioni – Generali – Aggiornamento software. Sono aggiornabili tutti i dispositivi Apple recenti: dall’iPhone 4S in su, dall’iPad 2 in su, tutti gli iPad Mini e Pro, e gli iPod touch di quinta e sesta generazione. Chi non può aggiornarsi perché ha un iPhone o iPad molto vecchio resta gravemente vulnerabile se usa il dispositivo collegandolo a Internet e/o alla rete cellulare.

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Motherboard.

iPhone, PIN scavalcato senza sforzo con Linux?

iPhone, PIN scavalcato senza sforzo con Linux?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ferruccio” e “mirko.cas*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/06/06.

Avete messo un PIN sul vostro iPhone, convinti che questo protegga i vostri dati, le vostre foto, i vostri indirizzi di mail e i vostri numeri di telefono riservati? Forse ho brutte notizie per voi.

L’esperto di sicurezza Bernd Marienfeldt del London Internet Exchange dice di aver scoperto che per scavalcare il PIN di un iPhone ultimo modello (3GS), con tutti gli aggiornamenti software al loro posto, è sufficiente collegare il telefonino a un computer sul quale gira il sistema operativo libero e gratuito Linux Ubuntu 10.04.

Sì, avete capito bene. Secondo Marienfeldt, basta avere un qualunque PC sul quale gira Ubuntu (deve essere la versione più recente, la 10.04, denominata Lucid Lynx). Si spegne l’iPhone, lo si collega tramite il suo cavetto USB al PC, e lo si riaccende. Il telefonino viene visto immediatamente, con accesso completo a musica, foto, video, registrazioni audio e quant’altro, come si vede nella schermata qui sopra, senza chiedere PIN.

Inoltre copiarne il contenuto e decifrarlo è un’operazione che richiede pochi minuti, e ci sono molti altri modi per scavalcare la protezione del PIN, come descritto nella presentazione preparata da Jim Herbeck della società ginevrina Nouvel Strategies.

Apple, stando a quanto scrive Marienfeldt, avrebbe confermato la vulnerabilità da lui scoperta, che a differenza delle altre tecniche di intrusione è spettacolare nella sua semplicità. Qualcuno riesce a replicarla? Pare strano che una magagna del genere sia rimasta nascosta finora, e varie fonti non sono riuscite ad ottenere lo stesso risultato.

Considerato che l’iPhone è spesso in mano ai dirigenti aziendali e quindi contiene mail di lavoro molto riservate e numeri di telefono di clienti e fornitori, essere consapevoli dell’insicurezza del modo in cui custodisce questi dati è essenziale. Non per i dirigenti, ma per i poveretti che si devono occupare della loro sicurezza informatica, che soffriranno non poco per spiegare il problema ai loro capi. Anche perché la documentazione Apple presenta l’iPhone 3GS come uno strumento sicuro di lavoro, visto che dichiara “cifratura hardware per tutti i dati memorizzati sul dispositivo”. E se lo dice il venditore, dev’essere vero, giusto?

Aggiornamento 2010/06/06

Leggo su Punto Informatico che altri ricercatori hanno duplicato il fenomeno, che sembra avvenire solo se si chiude l’iPhone in modalità “sbloccata” e funzionerebbe particolarmente bene con Windows Vista. La causa: “alcuni componenti del sistema (iPhone) non hanno completato il boot quando viene inviata la richiesta di connessione attraverso l’interfaccia USB. In siffatte condizioni il demone di iPhone “lockdownd” permette la connessione e il pairing tra PC e melafonino, consentendo l’accesso al file system e ai dati dell’utente.” Interessante.

iPhone smarrito? Attenzione alle false notifiche di ritrovamento

iPhone smarrito? Attenzione alle false notifiche di ritrovamento

Le funzioni di recupero dei telefonini smarriti o rubati sono molto pratiche, ma i criminali informatici le stanno sfruttando per creare trappole davvero notevoli. Joonas Kiminki su Hackernoon ne segnala una che può ingannare molto facilmente perché gioca sulle emozioni.

Joonas era in vacanza a Torino quando gli hanno rubato l’iPhone lasciato in auto. Così ha attivato Trova il mio iPhone, segnando il telefonino come smarrito, in modo da ricevere una mail di avviso se il telefonino tornava online.

Undici giorni dopo ha ricevuto un SMS e una mail di notifica: telefonino trovato. Entusiasta ed emozionato, ha cliccato sul link fornito nella mail, ha raggiunto il sito di Trova il mio iPhone e ha iniziato a digitare le proprie credenziali. Poi, però, si è accorto che si trattava di un sito falso, che imitava quello autentico in tutto e per tutto a parte due elementi importanti ma facili da dimenticare per l’emozione: la sessione non era cifrata (niente lucchetto nella casella dell’indirizzo) e il nome del sito non sembrava uno di quelli solitamente usati da Apple. Joonas si è fermato a un passo dalla trappola.

Il telefonino era bloccato, quindi come hanno fatto i truffatori a trovarne il proprietario? Probabilmente hanno usato la funzione Cartella medica, che consente di accedere ai contatti d’emergenza anche quando il telefonino è bloccato, e hanno cercato il nome su Google, trovando il sito di Joonas Kiminki (aiutati anche dal suo nome piuttosto raro).

Perché l’hanno fatto? Joonas spiega che non è possibile attivare un iPhone se è collegato a un account iCloud, per cui se il ladro vuole attivarlo deve scollegarlo da iCloud, per cui contatta il derubato e si fa dare con un trucco come questo le credenziali di accesso ad iCloud, in modo da scollegarlo e renderlo rivendibile. Ciliegina sulla torta, ruba anche l’identità della vittima.

Morale della storia: non lasciate in auto oggetti di valore, ovviamente, ma soprattutto fate attenzione, in caso di furto del telefonino, ai messaggi che vi avvisano del suo ritrovamento: spesso sono realizzati in modo molto professionale, perché la rivendita di smartphone rubati è un’industria illegale ma remunerativa. Già che ci siete, attivate un backup dei dati che tenete sul dispositivo e mettete una password sulla schermata di accesso.

Controlli parentali, terza parte: iPhone, iPad, iPod

Controlli parentali, terza parte: iPhone, iPad, iPod


Se avete affidato ai figli un dispositivo iOS (iPhone, iPad o iPod) ma volete mettere dei limiti al suo uso, il software preinstallato offre parecchie opzioni. Per prima cosa occorre andare in Impostazioni – Generali – Restrizioni – Abilita restrizioni e impostare un PIN di quattro cifre che protegga le vostre scelte di restrizione.

Fatto questo, potete selezionare quali applicazioni limitare: per esempio, potete bloccare l’accesso a Safari, alla fotocamera, a Siri, al negozio di iTunes. Avete anche la possibilità di vietare l’installazione e disinstallazione di app e gli acquisti in-app. Potete impostare i tipi di contenuti, per esempio limitando la visione dei film, dei programmi TV e altro ancora in base all’età consigliata (la restrizione si applica soltanto ai contenuti legalmente acquistati che supportano questa funzione).

Nella sezione Siti Web potete bloccare l’accesso a tutti i siti, limitare i contenuti per adulti (non è un sistema perfetto, ma ci prova) oppure bloccare l’accesso a siti specifici. In Foto potete regolare l’accesso delle app alle foto memorizzate sul dispositivo e in Localizzazione potete decidere se consentire al minore di attivarla o disattivarla e quali app possono accedere a quest’informazione.

Infine, Partite multigiocatore consente di vietare (appunto) i giochi con più giocatori (per evitare incontri con bulli e molestatori) e Utilizzo dati cellulare permette di vietare l’uso della trasmissione dati per accedere a Internet.

C’è molto altro, descritto in questa pagina di aiuto di Apple in italiano, e il tutto è appunto protetto dal PIN, per cui assicuratevi di tenerlo ben segreto, cambiatelo periodicamente e segnatevelo: se lo dimenticate dovrete azzerare (inizializzare) il dispositivo, col rischio di perdere tutti i dati non salvati altrove.

Se però volete porre limiti di tempo o di orario, vi serve un’applicazione supplementare, come per esempio Curbi. L’app è in prova gratuita per due settimane ma l’uso mensile si paga (6,99 euro / 7 franchi) e bisogna destreggiarsi con l’inglese (non c’è una traduzione in italiano). Se superate questi ostacoli, però, avete la possibilità di impostare appunto orari e tempi di utilizzo, ricevere via mail un rapporto settimanale dettagliato di utilizzo del dispositivo e gestire il dispositivo direttamente dal vostro iPhone, iPad o computer, filtrare la navigazione, sapere quali app sono installate, consentire o meno l’accesso a Internet e altro ancora.

Curbi ha delle particolarità che è meglio conoscere: per esempio, per motivi tecnici sovrastima di una decina di minuti i tempi di utilizzo delle app e segnala app che non conoscete e non avete installato (si tratta del software che visualizza le pubblicità nelle app normali). Inoltre non blocca l’uso di app o giochi che non richiedono l’accesso a Internet, e può essere rimossa (però la si può combinare con le Restrizioni preinstallate per risolvere questi problemi).

Naturalmente tutto questo non vale se l’adorabile creatura ha craccato o fatto il jailbreak del dispositivo: ma in questo caso la soluzione non è tecnologica e ci vuole una sana chiacchierata a tu per tu. I rischi del crack o jailbreak saranno l’argomento della prossima puntata.

Come far durare più a lungo la batteria di un iPhone

Come far durare più a lungo la batteria di un iPhone

Afflitti da problemi di durata della batteria nel vostro smartphone Apple? Howtogeek segnala che in iOS 9 è stata introdotta una modalità di risparmio energetico (solo per gli iPhone, non per gli iPad): quando la batteria scende al 20% di carica residua, compare un avviso che invita ad attivare questa modalità. Ma potete anche decidere di attivarla manualmente, per esempio se prevedete di essere lontani da una presa di corrente o da un altro dispositivo di ricarica per molte ore di seguito.

Per attivarla manualmente andate nelle Impostazioni, scegliete Batteria e attivate la voce Risparmio energetico. Questo riduce la luminosità dello schermo, disabilita l’invio e la ricezione delle mail, l’aggiornamento in background delle app e alcuni degli effetti grafici dell’iPhone (per esempio gli sfondi animati), e accorcia il tempo di blocco e spegnimento automatico dello schermo. L’indicatore della batteria diventa giallo e compare l’indicazione della percentuale di carica (se non l’avevate già attivata manualmente). Dietro le quinte, il processore principale e quello grafico vengono rallentati, facendo diventare l’iPhone un po’ lento nel rispondere ai comandi.

Per uscire dalla modalità di risparmio energetico è sufficiente ripetere la procedura, disattivando la voce Risparmio energetico, oppure caricare un bel po’ la batteria (almeno oltre il 70%).

Più in generale, se volete ridurre il consumo di batteria del vostro smartphone Apple potete disabilitare la ricezione automatica delle mail (Impostazioni – Posta, Contatti, Calendari – Scarica nuovi dati e disattivate Push); ridurre la luminosità dello schermo, che è consumatore vorace di energia; e disabilitare gli aggiornamenti automatici dei dati (Impostazioni – Generali – Aggiornamento app in background e disattivate Aggiorn. app in background).

75˙000 iPhone infettati: colpa degli utenti che li craccano

75˙000 iPhone infettati: colpa degli utenti che li craccano

Se lo lasciate stare, l’iPhone vive in un ecosistema piuttosto sicuro: Apple consente di installarvi soltanto app verificate, e per questo non c’è in giro molto malware per iPhone, nonostante sia una piattaforma appetibile per i criminali informatici. Ma ci pensano gli utenti a minare questa sicurezza: spinti solitamente dalla voglia di installare app a scrocco, di provenienza non verificata, fanno jailbreak (craccano), spalancando così le porte al malware e alla creatività dei malfattori.

Virus Bulletin segnala un’app ostile, denominata asiPh/AdThief-A, che ha effetto soltanto sugli iPhone, iPod touch o iPad craccati e usa un metodo insolito per guadagnare dalle infezioni: la frode pubblicitaria.

AdThief-A, infatti, intercetta le pubblicità presenti in molte app gratuite autentiche e ne sostituisce il codice di affiliazione: in questo modo, quando l’utente tocca una pubblicità, i soldi degli inserzionisti vanno al creatore del malware invece che ai creatori delle app genuine. 

Secondo IT Pro, sono già 75˙000 i dispositivi iOS craccati che sono stati infettati da AdThief-A. Facendo due conti in tasca ai malfattori, se il malware riesce a sottrarre un centesimo di dollaro al giorno dalle app regolari sul 10% dei telefonini infettati, porta nelle tasche del criminale che l’ha realizzato 30˙000 dollari l’anno.

È vero che in questo caso i soldi rubati non escono dalle tasche degli utenti infettati, ma proprio per questo l’incentivo a rimuovere l’infezione è basso e quindi molti utenti vanno avanti come se niente fosse, alimentando il mercato del crimine online.

Non esistono antivirus per iOS (Apple non li consente), per cui restano due regole di fondo: primo, non craccate il vostro iCoso; secondo, non lasciate che un iCoso craccato usi la vostra rete informatica, specialmente in azienda. Potete identificare i dispositivi iOS craccati usando software appositi, offerti dalle principali società di sicurezza informatica.