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Aiuto, c’è un dinosauro in giardino!

Aiuto, c’è un dinosauro in giardino!

C’è una nuova chicca in Google: se digitate i nomi di alcuni dinosauri, compare una descrizione corrispondente che include l’opzione Guarda nel tuo spazio / Visualizza in 3D.

Se la attivate, Google vi chiederà di muovere il telefono per consentirgli di identificare le pareti e il pavimento della stanza in cui vi trovate e poi farà comparire un modello animato di quel dinosauro, in scala reale, molto realistico e integrato perfettamente nell’ambiente grazie alla realtà aumentata. Ê un ottimo sistema per far capire le reali dimensioni di questi animali colossali.

Finora ho trovato che in italiano funzionano pteranodonte, velociraptor, stegosauro, brachiosauro, dilofosauro, parasaurolofo, spinosauro e triceratopo; serve invece il nome latino per tyrannosaurus rex e ankylosaurus. Se ne trovate qualcun altro, segnalatelo nei commenti.

La funzione è disponibile su tablet e telefonini Android e iOS recenti, ed è descritta qui su Google in inglese, insieme a un video che spiega come vengono creati questi dinosauri digitali dalla stessa azienda che ha realizzato quelli della serie di film Jurassic World.

Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Ultimo aggiornamento: 2020/05/22 14:50.

È disponibile da ieri (21 maggio) l’aggiornamento di iOS e di Android che predispone i telefonini per l’uso facoltativo delle app di tracciamento di prossimità contro la pandemia.

Questi aggiornamenti consentono a queste app di utilizzare più correttamente il Bluetooth per rilevare la presenza di un telefonino nelle immediate vicinanze (sotto i due metri circa). Senza questi aggiornamenti, per esempio, gli iPhone a volte non rilevano gli altri iPhone e l’app poteva funzionare solo quando era tenuta in primo piano sullo schermo.

Per iOS, l’aggiornamento arriva sotto forma di nuova versione, la 13.5. Per i telefonini Android, l’aggiornamento è incluso nei Google Play Services, che si aggiornano automaticamente, e verrà distribuito ai vari modelli di smartphone nei prossimi giorni (se usano Android 6.0 o superiore).

Va chiarito che questi aggiornamenti non sono l’app: sono semplicemente il supporto tecnico per le singole app sanitarie dei vari paesi. Visto che includono anche correzioni e miglioramenti di altro genere, è importante installarli anche se non avete ancora deciso se usare o no l’app sanitaria.

Fra l’altro, anche dopo l’installazione di questi aggiornamenti spetta comunque al singolo utente decidere se attivare le funzioni di tracciamento, andando nella nuova sezione Raccolta log di esposizione.

Google e Apple ribadiscono nel loro annuncio congiunto che non vengono raccolte informazioni di localizzazione. Va notata la loro scelta di un termine differente da quello usato comunemente finora: non si parla più di tracciamento dei contatti, ma di notifica di esposizione. In altre parole, si sottolinea correttamente che non vengono collezionate identità ma solo esposizioni a possibili contagi. Nessuna informazione su chi o dove.

È un po’ come una di quelle app o di quei dispositivi che misurano l’esposizione al sole accumulata in spiaggia: non hanno bisogno di sapere chi siete o chi incontrate, ma solo quanto vi siete esposti.

La BBC riassume molto bene qui con dei grafici il funzionamento delle app di tracciamento di prossimità sia nella versione centralizzata sia in quella decentralizzata. XDA-Developers mostra alcuni screenshot della nuova versione di Google Play Services con la sezione di notifica delle esposizioni e spiega bene le due fasi dell’adozione di queste novità (adesso siamo alla prima).

Va notato, inoltre, che l’aggiornamento anti-coronavirus di Apple è solo per iOS e non per iPadOS (quindi non si può usare un tablet come “dosimetro”), e non è comunque disponibile in tutti i paesi.

2020/05/22 14:50

Questo è uno screenshot, pubblicato da Marcel Salathé dell’EPFL, dell’integrazione di SwissCovid nell’aggiornamento di iOS che ne consente il pieno uso:

Google Stadia Pro gratis per due mesi, ma occhio agli addebiti e alla banda

Google Stadia Pro gratis per due mesi, ma occhio agli addebiti e alla banda

Google Stadia, la piattaforma di videogioco di Google che non richiede una console ma solo un abbonamento e una connessione a Internet, sarà gratis per due mesi in versione Pro.

L’idea di Google è tecnicamente ambiziosa ed economicamente allettante: i giochi vengono eseguiti sui computer di Google e le immagini risultanti vengono trasmesse in streaming ai dispositivi del giocatore (TV con Chromecast Ultra, smartphone compatibile o computer con browser Google Chrome) con una latenza minima e in alta definizione (fino a 4K nella versione Pro), e così il giocatore non ha più bisogno di sborsare per l’acquisto di una console o di un computer per videogiochi e per i suoi aggiornamenti, ma si limita ad acquistare il solo controller Stadia (o usare il mouse) e a pagare l’abbonamento mensile a Google se vuole la versione Pro.

Usare Stadia significa che non si è proprietari dei giochi e che quindi si crea l’ennesima dipendenza da Google, e la qualità del video è alta ma non quanto quella di un sistema di gioco locale ben costruito, ma per molti utenti è un compromesso accettabile e spesso è l’unica soluzione economicamente sostenibile.

In ogni caso, per i prossimi due mesi Google ha deciso di rinunciare al canone mensile di circa 10 dollari della versione Pro: attenzione però che alla fine del periodo di prova si comincia automaticamente a pagare, per cui ricordatevi di disdire se Stadia non vi interessa. Inoltre il servizio consuma molta banda e in questo periodo può essere ridotto come risoluzione per consentire l’uso di Internet a tutti.

Stadia per ora non è formalmente disponibile in Svizzera: i paesi supportati sono al momento Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti.

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Wired.it.

Se lavorate da casa, spegnete gli altoparlanti “smart”. Potrebbero sentire troppo

Se lavorate da casa, spegnete gli altoparlanti “smart”. Potrebbero sentire troppo

Ultimo aggiornamento: 2020/03/27 14:00.

Molti in questi giorni si trovano a dover lavorare da casa, con telefonate e videoconferenze nelle quali scambiano informazioni confidenziali. Medici, avvocati, docenti e tante altre persone devono garantire, anche in condizioni straordinarie, la riservatezza delle comunicazioni.

A parte tenere un volume di voce non troppo alto in modo da non far sentire tutto anche ai vicini e tenere fuori dalla stanza partner e bambini, che sono precauzioni piuttosto ovvie, bisogna tenere presente anche un aspetto informatico: gli altoparlanti smart, come Amazon Echo (Alexa) o Google Home, o gli assistenti vocali come Google Assistant, Siri o Cortana.

Questi altoparlanti e assistenti, infatti, hanno un microfono che può attivarsi spontaneamente, senza che siano state pronunciate le parole di attivazione, e può quindi captare le conversazioni private e trasmetterle ad Amazon o Google, dove possono essere ascoltate dai dipendenti di queste aziende.

Le attivazioni non intenzionali capitano più spesso di quello che molti immaginano. Una ricerca della Northeastern University e dell’Imperial College di Londra indica che gli utenti attivano involontariamente i loro altoparlanti “smart” da una volta e mezza fino a 19 volte al giorno.

Il consiglio è quindi di mettere in muto, o scollegare dall’alimentazione elettrica, questi altoparlanti almeno in orario di lavoro se si fanno conversazioni sensibili. Gizmodo ha preparato una guida (in inglese) su come trovare e cancellare tutto quello che viene captato dagli assistenti digitali.

Google Assistant traduce la voce in tempo reale sugli smartphone

Google Assistant traduce la voce in tempo reale sugli smartphone

Se avete l’Assistente Google sul vostro smartphone, ora potete dirgli frasi come “aiutami a parlare inglese” oppure “attiva la modalità interprete” per attivare Google Traduttore appunto in modalità interprete: voi parlate e dal telefono esce subito dopo la traduzione, letta da una voce sintetica che per qualche strano motivo nel mio caso è femminile per default anche se la voce dell’Assistente è maschile.

La traduzione a voce è accompagnata dalla comparsa del testo corrispondente sullo schermo.

I risultati sono notevoli, a patto di essere in un ambiente piuttosto silenzioso e di scandire bene le parole formando frasi complete, senza tutte le imperfezioni tipiche della conversazione quotidiana. Non sostituirà la finezza e la diplomazia di un bravo traduttore umano, ma se vi serve comunicare a livello elementare in una lingua che non conoscete affatto può essere molto utile. Google Traduttore ne supporta una quarantina.

Attenzione, però, ai fraintendimenti: usate frasi semplici e scegliete espressioni non ambigue. Meglio dire “Posso parcheggiare qui la mia automobile?” invece di “Metto qui la macchina?”, per esempio.

Sarà molto interessante vedere come si comporta con il parlato televisivo o radiofonico, o con i discorsi pubblici.

Ovviamente bisogna tenere presente che tutto quello che si dice o scrive in Google Traduttore viene presumibilmente letto, analizzato e archiviato da Google, per cui è importante valutare il contenuto delle conversazioni prima di usare questo genere di strumento.

Fonti: Google, Telefonino.net.

Traduzione automatica: Deepl contro Google Translate

Ultimo aggiornamento: 2019/12/08 22:45.

Come forse sapete, lavoro parecchio come traduttore tecnico e quindi sto studiando i progressi del software di traduzione automatica. Ho notato che Deepl ha raggiunto un livello di qualità decisamente invidiabile, perlomeno nella traduzione di testi letterari:

Questo è il testo di partenza, tratto dal prologo del libro The Space Race:

As the two great superpowers, America and the Soviet Union, confronted each other during the Cold War, the race to the moon became a defining part of the struggle for global supremacy. Victory in this race meant more than just collecting moon rocks or planting flags on a barren wasteland. The development of missiles and rockets went hand in hand with the struggle to develop the capacity to deliver nuclear weapons, to spy on the enemy and to control space. Above all, the space race became an open contest between capitalism and communism. Victory was not just a matter of pride. National security and global stability were at stake.
The architects of this race were two extraordinary men destined to operate as rivals on two different continents at the height of the Cold War. Both were passionate about transforming their dreams of space travel into a reality yet both were cynically used and manipulated by their political paymasters as pawns in the wider conflict between the two superpowers. Both were men of their times but with visions that are timeless. Both were hampered by the legacy of a past which returned to haunt them, threatening to destroy the achievement of their dreams.
One had collaborated with the Nazis to produce rockets in slave-labour camps during the Second World War. The other had been denounced as ‘an enemy of the people’, swept up in Stalin’s purges and incarcerated in the Gulag in appalling conditions.

E questa è la traduzione esattamente come l’ha sfornata il software Deepl:

Mentre le due grandi superpotenze, America e Unione Sovietica, si confrontavano durante la Guerra Fredda, la corsa alla luna divenne parte integrante della lotta per la supremazia globale. La vittoria in questa corsa significava molto di più che raccogliere le rocce lunari o piantare bandiere su una terra desolata e desolata. Lo sviluppo di missili e razzi andava di pari passo con la lotta per sviluppare la capacità di consegnare armi nucleari, spiare il nemico e controllare lo spazio. Soprattutto, la corsa allo spazio è diventata una gara aperta tra capitalismo e comunismo. La vittoria non era solo una questione di orgoglio. La sicurezza nazionale e la stabilità globale erano in gioco.
Gli architetti di questa corsa erano due uomini straordinari destinati a operare come rivali in due diversi continenti all’altezza del freddo. La guerra. Entrambi erano appassionati di trasformare i loro sogni di spazio viaggio in una realtà eppure entrambi sono stati cinicamente usati e manipolati da i loro finanziatori politici come pedine nel più ampio conflitto tra le due parti. due superpoteri. Entrambi erano uomini del loro tempo, ma con visioni che sono senza tempo. Entrambi sono stati ostacolati dall’eredità di un passato che è tornato a minacciando di distruggere la realizzazione dei loro sogni.
Uno aveva collaborato con i nazisti per produrre razzi in schiavitù-lavoro. durante la seconda guerra mondiale. L’altro era stato denunciato come “nemico del popolo”, travolto dalle epurazioni di Stalin e incarcerato in i Gulag in condizioni spaventose.

Google Translate, invece, ha prodotto questo:

Mentre i due grandi superpoteri, l’America e l’Unione Sovietica, si affrontarono durante la Guerra Fredda, la corsa verso la luna divenne una parte determinante della lotta per la supremazia globale. La vittoria in questa gara non significava solo raccogliere le rocce lunari o piantare bandiere in una terra desolata. Lo sviluppo di missili e razzi è andato di pari passo con la lotta per sviluppare la capacità di fornire armi nucleari, spiare il nemico e controllare lo spazio. Soprattutto, la corsa allo spazio è diventata una gara aperta tra capitalismo e comunismo. La vittoria non era solo una questione di orgoglio. La sicurezza nazionale e la stabilità globale erano in gioco.
Gli architetti di questa razza erano due uomini straordinari destinati ad operare come rivali in due diversi continenti al culmine della Guerra Fredda. Entrambi erano appassionati nel trasformare i loro sogni di viaggio nello spazio in una realtà, ma entrambi erano cinicamente usati e manipolati dai loro pagatori politici come pedine del conflitto più ampio tra i due superpoteri. Entrambi erano uomini dei loro tempi ma con visioni che sono senza tempo. Entrambi sono stati ostacolati dall’eredità di un passato che è tornato a perseguitarli, minacciando di distruggere il raggiungimento dei loro sogni.
Uno aveva collaborato con i nazisti per produrre razzi nei campi di lavoro forzato durante la seconda guerra mondiale. L’altro era stato denunciato come “un nemico del popolo”, spazzato via dalle purghe di Stalin e incarcerato nel Gulag in condizioni spaventose.

Noto subito alcuni errori dei due software, e ce ne sono sicuramente altri:

  • Google ha sbagliato i tempi verbali (le superpotenze si confrontavano, non si affrontarono), ha frainteso race interpretandolo come razza invece che come corsa, ha definito USA e URSS dei superpoteri invece che delle superpotenze.
  • Deepl ha ripetuto desolata e desolata, ha frainteso un Cold War (probabilmente a causa di un a capo a metà frase, che non ha ingannato Google) ed è incappato anche lui in un superpoteri invece di superpotenze. Si è anche perso per strada la traduzione di haunt, che invece Google ha azzeccato. Spicca anche l’erroraccio di slave-labour camps tradotto come schiavitù lavoro (mentre Google ha tradotto correttamente campi di lavoro forzato). Anche le preposizioni articolate gli causano qualche problema (da i loro, in i Gulag) che Google non sembra avere.

In sintesi: questi due sistemi di traduzione sono ben lontani dal poter sostituire completamente un traduttore umano, ma possono certamente rendere più veloce il suo lavoro, proponendo un testo accettabile da sottoporre a revisione per correggerne le sviste e renderlo più idiomatico.

Un aspetto particolarmente interessante è che entrambi i software spesso propongono scelte di traduzione che potrebbero non venire in mente al traduttore, abituato a farne altre sulla base del proprio lessico, per cui usarli come assistenti potrebbe arricchire il risultato finale.

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Smartphone Pixel 4 si sblocca anche a occhi chiusi

Smartphone Pixel 4 si sblocca anche a occhi chiusi

Visto che la notizia del Samsung S10 sbloccabile troppo facilmente si è rivelata una bufala, segnalo con un pizzico di cautela quest’altra notizia riguardante sistemi di sblocco biometrici.

Sono state pubblicate segnalazioni secondo le quali il Pixel 4, uno degli smartphone di punta di Google, avrebbe un sensore di riconoscimento facciale con un difetto fondamentale: funzionerebbe anche quando l’utente ha gli occhi chiusi.

Questo sensore usa un sistema di machine learning per riconoscere il volto del proprietario e non ha altri sistemi biometrici di accesso (nessun sensore d’impronta). Il software del sensore non controlla se l’utente ha gli occhi aperti o meno, e questo significa che il telefono può essere sbloccato da malintenzionati, bambini o partner ficcanaso semplicemente puntandolo verso il viso del proprietario mentre dorme o è incosciente.

Google ha confermato questa caratteristica nelle pagine di supporto dello smartphone (“Your phone can also be unlocked by someone else if it’s held up to your face, even if your eyes are closed”) e raccomanda di attivare il lockdown nelle situazioni non sicure.

La cosa curiosa è che le immagini del Pixel 4 circolate prima del lancio ufficiale del prodotto includevano un’impostazione etichettata “Richiedi che gli occhi siano aperti” nel menu del riconoscimento facciale, ma quest’opzione non risulta presente nei modelli messi in vendita.

Stranezze di Google: se cercate “Bletchley Park”, compare un codice cifrato

Stranezze di Google: se cercate “Bletchley Park”, compare un codice cifrato

Provate anche voi: andate in Google e digitate “Bletchley Park” nella casella di ricerca, oppure (su smartphone) toccate l’icona del microfono nella casella di ricerca di Google e pronunciate questo nome di località.

Al posto del nome Google fa comparire una sequenza di lettere che sembrano un errore o un codice segreto e che man mano cambiano fino a rivelare il nome corretto della località britannica, che si trova a una settantina di chilometri da Londra. Perché?

Se conoscete un po’ la storia dell’informatica e della crittografia, avrete già intuito che Google non ha associato un codice segreto a Bletchley Park per errore o per caso: si tratta di un tributo intenzionale dei programmatori del motore di ricerca al ruolo storico che questa località ha avuto durante la Seconda Guerra Mondiale.

A Bletchley Park, infatti, era situata la segretissima Station X, ossia l’unità di analisi crittografica più importante nel Regno Unito: quella che aveva il compito di intercettare e decifrare i messaggi cifrati nazisti, protetti dalla macchina crittografica Enigma. Qui lavorò Alan Turing, che fu uno dei principali artefici della decifrazione di quei messaggi oltre che, tanto per gradire, uno dei padri dell’informatica.

Google smetterà di origliare le registrazioni di Assistant. Ma solo per tre mesi

Google smetterà di origliare le registrazioni di Assistant. Ma solo per tre mesi

The Verge segnala che il Commissario tedesco per la protezione dei dati ha annunciato che ha avviato una procedura amministrativa contro Google e ha ordinato all’azienda di smettere di dare ai dipendenti e ai collaboratori esterni le registrazioni delle voci degli utenti captate dai dispositivi dotati di Google Assistant, come gli altoparlanti smart e gli smartphone. Si tratta solo di una pausa temporanea di tre mesi, ma vale per tutti i paesi dell’Unione Europea.

Molti utenti pensano che questi dispositivi facciano riconoscimento vocale senza alcun intervento umano, ed è così: ma questo non vuol dire che quello che viene ascoltato dai microfoni di Google Home e simili non sia ascoltato da nessuno. Infatti un campione di queste registrazioni viene ascoltato da dipendenti di Google e di altre aziende collegate, allo scopo di verificare che il sistema automatico abbia capito correttamente quello che ha ascoltato.

Questo fatto è descritto da Google in un documento pubblico, ma non è noto a molti, e gli esperti hanno dimostrato che da queste registrazioni è possibile ricavare “informazioni personali — alcune delle quali sensibili – nella sfera privata e intima delle persone” e che “una parte non trascurabile delle registrazioni viene prodotta da attivazioni improprie”, ossia dal fatto che i dispositivi credono di aver sentito qualcosa che somiglia alla parola di attivazione e quindi si mettono a registrare e a trasmettere la registrazione a Google.

Il Commissario scrive inoltre che “l’uso di assistenti vocali automatici di fornitori come Google, Apple e Amazon si sta dimostrando molto rischioso per la privacy delle persone interessate. Questo vale non solo per le persone che usano un assistente vocale, ma anche per tutte le persone che vi entrano in contatto, per esempio se vivono in una casa in cui sono installati dispositivi come Google Assistant.” Oppure, aggiungo io, se visitano una casa nella quale è installato uno di questi dispositivi.

Google ha davvero bannato Huawei? Non proprio

Google non darà più a Huawei accesso ad alcune app: essendo un’azienda americana, deve infatti adeguarsi alle nuove regole decise dall’amministrazione Trump, che ha messo Huawei in una lista di aziende con le quali le società statunitensi non possono commerciare senza un’apposita licenza.

Secondo la BBC, questo significa che gli utenti di smartphone Huawei potranno aggiornare le app e scaricare aggiornamenti di sicurezza e aggiornamenti dei servizi di Google Play, ma potrebbero essere bloccati dall’installare le prossime versioni di Android; inoltre i futuri dispositivi Huawei potrebbero essere privi di Youtube, Google Maps e simili.

Il sistema operativo Android di base è basato su software open source, per cui Huawei lo può usare liberamente; non potrà usare i componenti aggiuntivi di Android sviluppati da Google o altre aziende americane.

L‘account Twitter ufficiale di Android ha pubblicato questo annuncio di conferma di quanto chiarito dalla BBC, ma il danno di immagine per Huawei, agli occhi del consumatore medio, sarà probabilmente molto pesante.

Maggiori dettagli sono su Ars Technica.

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