Vai al contenuto
Google viola la privacy? La privacy viola Google

Google viola la privacy? La privacy viola Google

Google usato per violare la privacy. Quella dei padroni di Google

C’è da tempo polemica intorno a Google Street View, il servizio di Google che crea esplorazioni virtuali delle città fotografando ogni via, ogni negozio, ogni casa. C’è chi si sente un po’ troppo sorvegliato, un po’ troppo esposto al rischio che qualcuno abusi di questa forma di perlustrazione automatica.

Prima, per esempio, un molestatore o un rapitore che voleva fare un sopralluogo della zona dove si apprestava a compiere un reato doveva andarci di persona e raccogliere informazioni cercando di non farsi notare e con la paura di essere beccato. Oggi, grazie a Google, non occorre più.

Ma no, dicono quelli di Google: la privacy totale tanto non esisteva neanche prima, per cui tanto vale. Così qualcuno ha pensato di dare una dimostrazione degli effetti di Google Street View andando a caccia dei suoi creatori.

Il National Legal and Policy Center ha usato Google per andare a documentare in un simpatico PDF quali auto ha Larry Page, che targhe hanno, il nome della compagnia di manutenzione dei giardini di casa Page, il nome della società di servizi di sicurezza usata dal vicino di casa di Page, la distanza esatta dalla strada alla porta di casa di Larry Page e il suo probabile percorso abituale per recarsi in ufficio. Tutto in circa mezz’ora e senza spostarsi dal computer.

Privacy: quella cosa che non sai di avere e non sai quanto vale fino a quando qualcuno te la porta via.

2008/08/06


Il sito del National Legal and Policy Center risulta inaccessibile, probabilmente per il sovraccarico di visitatori. Nel frattempo, un’altra immagine del PDF in questione è salvata presso The Register.

Tracciamento influenza via Google

Tracciamento influenza via Google

Google può tutto, anche combattere l’influenza

Delirio di onnipotenza? Sembra di no. Google Flu Trends è un nuovo servizio sperimentale di Google che mira a tracciare la diffusione dell’influenza tramite il fatto che chi è influenzato tende a cercare su Google informazioni sull’influenza e sui vaccini antinfluenzali.

Il progetto, realizzato in collaborazione con il Center for Disease Control and Prevention governativo che ha fornito a Google cinque anni di dati di propagazione dell’influenza negli Stati Uniti. Secondo CNN, la correlazione fra ricerche in Google e influenza è stata talmente buona che nella stazione influenzale 2007-2008 Google è riuscito a stimare con precisione i livelli di diffusione della malattia con una o due settimane di anticipo rispetto ai metodi tradizionali.

Google Flu Trends vale per ora soltanto negli Stati Uniti, e funziona raccogliendo le ricerche di parole riguardanti l’influenza e correlandole agli indirizzi IP degli utenti che immettono le ricerche: questo permette a Google di determinare la zona geografica dalla quale proviene la richiesta d’informazioni. I dati vengono anonimizzati, per cui non ci dovrebbero essere rischi di privacy, e il sistema tiene conto del fatto che non tutte le ricerche di termini attinenti all’influenza sono dovuti alla malattia dell’utente.

In linea di principio, il sistema è estendibile ad altre malattie ed è applicabile ovunque la popolazione sia largamente utente di Internet; chiaramente non sostituisce i sistemi tradizionali, ma li complementa, perché è chiaro che ha dei limiti: per esempio, gli anziani, che più facilmente s’ammalano, saranno anche meno inclini a cercare aiuto su Internet.

L’idea è comunque originale e offre un nuovo esempio del potere di Internet e di Google. Quel brividino che sento sarà influenza o paura?

Googlefono col baco più stupido del mondo?

Googlefono col baco più stupido del mondo?

Il telefonino di Google parte maluccio

Comprereste un telefonino nel quale basta digitare, per esempio, “reboot” in un SMS per far riavviare il cellulare? Be’, chi ha comperato il telefonino di Google si è trovato con questa sorpresa.

The Register segnala infatti che il G1, il cellulare di Google basato sulla piattaforma Android, è affetto da un baco definito “il più stupido del mondo”: se una parola immessa in un messaggio è un comando del sistema operativo, viene interpretata come comando.

La falla è stata turata, ma un difetto del genere non avrebbe dovuto rimanere in un prodotto commercializzato. Non tutto quello che sforna Google, insomma, è perfetto.

Google Chrome ritratta la clausola mangiatutto

“Un errore” la clausola di Chrome che si mangiava il vostro diritto d’autore

La controversa sezione 11 della EULA inglese di Google Chrome, che si arrogava diritti d’autore su tutto quello che veniva prodotto e pubblicato attraverso Chrome, è stata riveduta e corretta: Google dice che è stato “un errore” usare del legalese tratto dalle EULA di altri prodotti. Ma non mi dite. Grazie a Stefano per la segnalazione.

Gmail ha una falla spara-spam

Gmail vulnerabile alla disseminazione di spam

Zdnet segnala un rapporto pubblicato (con prudenziali omissioni) dal gruppo di ricerca sulla sicurezza informatica INSERT: il sistema di gestione di Gmail, il servizio di posta di Google, ha una falla che permette di utilizzarlo con estrema semplicità come disseminatore di spam.

Un difetto nella gestione del forwarding e nella fiducia data dai provider a Gmail, dice INSERT (Information Security Research Team), consente a chiunque abbia accesso ai server SMTP e HTTP di Google di inviare centinaia di e-mail di spam scavalcando il limite di 500 messaggi impostato da Gmail e falsificando anche il contenuto degli header dei messaggi, compreso il campo From che identifica (apparentemente) il mittente. In pratica, i server SMTP di Google diventano degli open relay.

La dimostrazione realizzata da INSERT ha permesso di inviare ben 4000 messaggi di spam da un singolo account Gmail senza che vi fosse alcun intervento da parte di Google. Dato che i server di Google sono considerati sicuri e fidati dagli altri provider, i filtri antispam non bloccano questi messaggi.

INSERT non ha pubblicato i dettagli di questa vulnerabilità, ma li ha comunicati a Google e li pubblicherà nel corso di una conferenza sulla sicurezza informatica che si terrà a settembre in Brasile.

Microhoo o Yahoosoft?

Google, il terzo incomodo nel matrimonio Microsoft-Yahoo

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “mattia.bernar****” e “lucipers”.

Google ha risposto pubblicamente all’offerta d’acquisto di Yahoo da parte di Microsoft per la ragguardevole cifra di 44 miliardi di dollari e spiccioli (giusto per inquadrare la cifra, si tratta del prodotto interno lordo del Lussemburgo, con Barbados, Maldive e isole Fiji in omaggio). La risposta è comparsa sul blog ufficiale di Google, e paventa a tinte forse fin troppo fosche quello che molti utenti e addetti ai lavori hanno sospettato all’annuncio dell’offerta:

La natura aperta di Internet è ciò che ha reso possibili Google e Yahoo! Una buona idea che gli utenti trovano utile si diffonde rapidamente. Intorno a quell’idea si possono creare attività imprenditoriali. Gli utenti beneficiano di un’innovazione costante. E’ questo che rende Internet un posto così emozionante.

Pertanto l’offerta ostile di Microsoft nei confronti di Yahoo! solleva domande inquietanti. Non si tatta di una semplice transazione finanziaria, di una società che prende il controllo di un’altra. Si tratta di preservare i principi basilari di Internet: l’apertura e l’innovazione.

Microsoft potrebbe ora tentare di applicare lo stesso genere di influenza scorretta e illegale su Internet che applicò al PC? Mentre Internet premia l’innovazione competitiva, Microsoft ha spesso tentato di costituire dei monopoli proprietari e poi far leva sulla propria posizione dominante per estenderla a nuovi mercati contigui.

L’acquisizione di Yahoo! potrebbe permettere a Microsoft, nonostante la sua eredità di gravi violazioni legali e normative, di estendere prassi non eque dai browser e dai sistemi operativi a Internet? Inoltre, Microsoft più Yahoo! equivale a una fetta schiacciante degli account di messaggistica istantanea e di e-mail via Web. Insieme, le due società gestiscono i due portali più trafficati di Internet. Una combinazione delle due società potrebbe sfruttare un monopolio nel software per PC per limitare in modo non equo la capacità dei consumatori di accedere liberamente ai servizi via Web, di e-mail e di messaggistica istantanea dei concorrenti? I responsabili delle politiche di tutto il mondo devono porsi queste domande – e i consumatori si meritano risposte soddisfacenti

Quest’offerta ostile è stata annunciata venerdì, per cui c’è tempo in abbondanza per affrontare esaurientemente queste questioni. Prendiamo sul serio la natura aperta di Internet, la scelta e l’innovazione. Sono il midollo della nostra cultura. Crediamo che gli interessi degli utenti di Internet vengano al primo posto – e debbano venire al primo posto – mentre vengono esaminati i meriti di quest’acquisizione proposta e vengono esplorate le alternative.

Secondo il New York Times, Google ha inoltre offerto a Yahoo una mano per resistere al tentativo di acquisto.

Facciamo due conti. In termini di fatturato, Microsoft è il gigante, con 51,5 miliardi di dollari contro i 16,5 di Google e i 6,7 di Yahoo. In termini di utile la classifica si ripete: 14 miliardi di dollari per Microsoft, 4,2 per Google e un misero 0,7 per Yahoo.

Ma la situazione si ribalta guardando il mercato delle ricerche online e della relativa pubblicità: negli Stati Uniti, Google ha il 56%, mentre Microsoft più Yahoo arrivano al 30%. In Europa il distacco è ancora più marcato: Google ha dall’80 al 90%. In altre parole, sulla carta Google non ha da temere, almeno nel breve periodo, dalle proposte di Microsoft. Le obiezioni di Google sul fatto che Microhoo (o Yahoosoft) diventerebbe dominante nel settore della messaggistica sono abbastanza discutibili, perché con la messaggistica non si guadagna.

Ma tutti gli addetti ai lavori, e in particolare Google, hanno ben presente quello che fece Microsoft a Netscape. Nel giro di poco più di due anni, la posizione di assoluto dominio del mercato dei browser passò da Netscape a Microsoft. Netscape fu strangolata con pratiche illegali, quelle citate dal blog di Google, che costarono a Microsoft una causa antitrust, alla fine della quale l’azienda di Bill Gates fu riconosciuta colpevole ed è ancora monitorata da un tribunale federale statunitense e dalla Commissione Europea.

Nel frattempo, però, Netscape era morta. Microsoft aveva sfruttato la propria posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per rendere Netscape artificiosamente incompatibile (qualcuno ricorderà gli onnipresenti avvisi “sito ottimizzato per Internet Explorer”) e cacciare il browser rivale dalla Rete. Microsoft ora sconta il prezzo, anche in termini di reputazione, di quella strategia.

Allora Microsoft uguale cattivo e Google uguale buono? Non troppo. Anche Google ha i suoi bei problemi di monopolio. Non a livello legale (a parte la disputa per l’approvazione antitrust del suo acquisto di Doubleclick), ma a livello pratico. Google sta diventando tentacolare. La mail? Sono sempre di più quelli che la mettono su Gmail (me compreso). Le foto? Sono su Picasa, che è di Google. I blog? Sono su Blogger, come quello che state leggendo. Poi ci sono Google Video, Google Maps, Google Earth e il progetto di mettere Google nei telefonini tramite Android.

E c’è anche Google Docs, che probabilmente rappresenta la minaccia più diretta al modello commerciale di Microsoft. Se applicazioni simili a quelle di Microsoft Office sono accessibili via Web, senza doverle installare, e funzionano con qualunque sistema operativo, perché comperare programmi tradizionali? Perché comperare Office? E a pensarci bene, perché comperare Windows?

Ragionamenti di questo genere spingono molti utenti a tifare per Google. Attenzione, però, a non passare dalla padella alla brace. Certo, un duopolio Microsoft/Google stimolerebbe la concorrenza e dovrebbe portare quindi a servizi sempre più sofisticati. Ma mentre tifiamo per l’una o l’altra squadra, facciamo attenzione a non perdere di vista un concetto ben più importante.

Con i suoi formati proprietari e le sue incompatibilità intenzionali, Microsoft ha il controllo dei nostri documenti (dobbiamo passare da Microsoft per leggerli); ma Google, attraverso Gmail, memorizzazione delle ricerche individuali, Youtube, il motore di ricerca, Google Maps e Picasa, possiede la nostra mail, il nostro blog, le nostre foto, i nostri video; la nostra vita. Tutta a disposizione da leggere, già consegnata ed etichettata sui suoi server.

E il bello è che gliela stiamo dando volontariamente.

Confermato: Google entra nella telefonia mobile

Linux e Google nei cellulari del prossimo futuro, i colossi tremano

La BBC ha annunciato poco fa che Google ha presentato oggi, come si vociferava da qualche tempo, del software che ambisce a diventare il sistema operativo universale per i cellulari.

Lo scopo del software (a parte generare soldi per Google tramite la pubblicità mirata) è facilitare l’uso di Internet sul telefono. I primi cellulari Googlizzati saranno disponibili nella seconda metà del 2008.

Secondo USA Today, dietro l’iniziativa di Google c’è una coalizione che include l’operatore statunitense Sprint, i fabbricanti Motorola e Samsung, e l’operatore giapponese NTT DoCoMo. La base del sistema operativo sarà Linux con Java.

Considerato che, come nota News.com, ci sono nel mondo un miliardo di telefonini, se l’idea di Google prende piede, Linux potrebbe diventare di colpo il sistema operativo più diffuso del pianeta.

News.com nota che la piattaforma cellulare di Google si chiama Android e aggiunge alla coalizione, denominata Open Handset Alliance, l’operatore giapponese KDDI, Qualcomm, Broadcom, HTC, Intel e Texas Instruments. Non è previsto un vero e proprio telefonino marchiato Google: il software sarà semplicemente installato dai vari fabbricanti di cellulari. Android sarà sotto licenza Apache versione 2.0, sempre secondo News.com.

L’entrata del colosso Google nel mercato della telefonia mobile promette di cambiare radicalmente la situazione attuale, nella quale gli operatori fanno a gara a castrare le potenzialità dei loro cellulari imponendo il modello del “giardino cintato” (walled garden): invece di lasciare che siano gli utenti a inventarsi i servizi andando liberamente su Internet, cercano di spingerli verso i propri servizi proprietari, con risultati frustranti per gli utenti e negativi per gli operatori. Staremo a vedere se Google saprà vincere la sfida non banale di ficcare pubblicità sugli schermi già minuscoli dei cellulari senza far inviperire gli utenti.

Un altro scopo del progetto che potrebbe essere di beneficio a noi consumatori è la standardizzazione: usando una piattaforma gratuita, si risparmiano i costi di licenza (sì, il sistema operativo del telefono si paga, proprio come per i computer; lo pagano i fabbricanti e lo ricaricano sul prezzo di listino) e non c’è bisogno di reinventare la ruota per ogni telefonino che esce, per cui si riducono i costi di sviluppo.

Aggiornamento

Ricevo adesso da Google Italia il comunicato stampa (in formato Word, con buona pace del software aperto). Confermati i primi telefoni entro la seconda metà del 2008 e il nome della piattaforma, Android. La licenza sarà quella di Apache, “una della licenze open source maggiormente dinamiche e gradite agli sviluppatori”. Il software sarà gratuito. Ci sarà dalla prossima settimana “un kit di accesso anticipato per ingegneri, per fornire agli sviluppatori gli strumenti necessari per creare applicazioni innovative per la piattaforma.”

I membri della coalizione Open Handset Alliance indicati ufficialmente includono Broadcom, China Mobile, eBay, Intel, KDDI, LG, Motorola, NTT DoCoMo, Nuance, Nvidia, Qualcomm, Samsung, Sprint Nextel, Telecom Italia, Telefónica, Texas Instruments, T-Mobile e Wind River.

No, zio Bill non c’è. E non c’è neanche zio Steve. Troppo presi a giocare nei loro giardini cintati, immagino.

Videorimborsi, Google ci ripensa

Google Video restituirà tutto

Secondo il blog ufficiale di Google, chi ha acquistato video da Google Video riceverà un rimborso completo sulla propria carta di credito anziché cinque dollari in buoni acquisto di Google. La scadenza dei video, lucchettati con il DRM, è stata inoltre prorogata di sei mesi.

Un cambiamento significativo rispetto alle intenzioni iniziali, ma gli aspetti riguardanti il DRM non cambiano: questo episodio è la dimostrazione che chi compra musica e video lucchettati con sistemi anticopia è alla mercé del venditore e non è mai veramente libero di fruire di quello che ha comprato.

Googletrucchi

Ricerche “sicure” e altri trucchi di Google


Ci sono molte chicche nascoste o poco conosciute in Google. Ne riassumo qui alcune, che troverete illustrate molto eloquentemente, insieme a molte altre, nei vari video di Youtube sotto la voce “Google Hacks” (grazie in particolare a olitheboss).

  • le versioni nascoste di Google: la l33t sp33k, la Klingon, quella con la caccia alle uova di Pasqua, quelle per i fan di BSD e di Linux (niente Windows? strano…)*
  • le risposte strane di Google: immettete “answer to life, the universe, and everything” (senza virgolette) e otterrete qualcosa che soltanto i fan della Guida Galattica per Autostoppisti possono capire.
  • per limitare la vostra ricerca ai siti che Google ritiene adatti a qualunque età, usate la parola magica “safesearch:” prima delle parole da ricercare (per esempio safesearch:seno).
  • siete al corrente della calcolatrice nascosta in Google, vero? Potete digitare tutte le principali operazioni aritmetiche e ottenere in risposta il risultato. Ma forse non sapete che sono supportate anche operazioni più sofisticate, come la trigonometria (immettete per esempio sin(1/2)) o le costanti (pi o planck’s constant, per esempio) o la conversione di unità (2.000 feet in meters o 20000 leagues in kilometers) e di valute (1000 USD in euro). L’unico limite è che bisogna esprimersi in inglese.

Buon divertimento!

*Grazie al lettore che ha segnalato la pagina di Google Microsoftizzata; mi sembrava strano che non ci fosse.