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Google Earth offre i timelapse per capire meglio come cambia il mondo

Google Earth offre i timelapse per capire meglio come cambia il mondo

Google ha
annunciato
un aggiornamento molto importante di Google Earth, la sua mappa mondiale 3D:
ora è possibile esplorare un luogo anche nel tempo. L’azienda ha elaborato 24
milioni di fotografie satellitari scattate nel corso di quasi quattro decenni e le ha rese accessibili presso
http://goo.gle/timelapse o
https://g.co/timelapse.

Questo modo di vedere i dati rende chiarissima l’evoluzione del pianeta nel
corso degli ultimi quarant’anni: urbanizzazione, deforestazione,
prosciugamento di grandi laghi, cambiamenti nei corsi dei fiumi, ma anche
riconquiste di porzioni di deserto.

C’è anche una collezione di
circa 800 video
che mostrano la trasformazione, positiva o negativa, di vari luoghi del
pianeta. È particolarmente impressionante l’evoluzione del lago d’Aral situato fra Kazakistan e Uzbekistan: quando ero ragazzino lo si studiava in geografia come quarto lago al mondo, con
una superficie di 68.000 chilometri quadrati (più dell’intera Svizzera, che
occupa 41.285 kmq, o della Pianura Padana, che ne occupa 47.820); oggi è
praticamente scomparso a causa dell’eccessivo sfruttamento delle sue acque.

L’interfaccia è piuttosto semplice: si digita il nome del luogo d’interesse
nella casella di ricerca e poi si aspetta che venga caricata la sequenza
d’immagini del timelapse. Come con il normale Google Earth, anche qui è
possibile sorvolare virtualmente in 3D le località e vederle da varie quote e
angolazioni.

Chi spera di vedere dettagli specifici dell’evoluzione della propria località,
come la costruzione della propria casa o di un quartiere, potrebbe restare
deluso, perché le immagini satellitari pubblicamente disponibili che risalgono
agli anni Ottanta non hanno questo tipo di risoluzione in buona parte del pianeta. Ma la trasformazione
delle grandi aree urbane è quasi sempre esaminabile e sicuramente questa
risorsa informatica offrirà tanti spunti di riflessione. Buon viaggio, nel
tempo e nello spazio.

Trovato Steve Fossett, ma senza l’aiuto di Google

Trovato Steve Fossett, ma senza l’aiuto di Google

Google stavolta cede il passo alla ricerca manuale

A settembre 2007, avevo segnalato che Google Earth aveva messo a disposizione immagini satellitari aggiornatissime per permettere agli utenti di Internet di collaborare alle ricerche del miliardario Steve Fossett, disperso nel Nevada dopo essere partito per un volo di routine con il proprio aereo. Intorno alla sua scomparsa erano fioccate le inevitabili teorie di complotto.

Ma l’innovativa forma d’indagine non ha dato i frutti sperati: i resti dell’aereo e alcuni effetti personali di Fossett sono stati trovati da un escursionista ai primi di ottobre di quest’anno. Giunge ora la notizia che sono state recuperate anche le scarpe di Fossett e alcune ossa di grandi dimensioni a circa 800 metri dai resti dell’aereo.

Stavolta, insomma, Google è stato battuto dalla semplice esplorazione umana sul posto, svolta oltretutto senza l’intenzione specifica di trovare Fossett. Un promemoria forte e tragico di come non tutto si possa risolvere con Internet.

Radio: licenze Vista scontate, looking glass, Word abbraccia OpenDocument

Radio: licenze Vista scontate, looking glass, Word abbraccia OpenDocument

Disinformatico radiofonico stamattina: licenze da uccidere

Il tema principale della puntata del Disinformatico radiofonico di oggi (Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, diretta in streaming, replica in podcast) sarà la questione delle licenze del software.

Sono ignorate e bistrattate, ma ne avete mai letta una? Conoscete i vostri diritti? Sapevate che usare Google Earth in ufficio è una violazione della licenza? A cosa avete diritto se un programma vi mangia i dati? Ed è legale quello che succede in Svizzera, dove i negozi vendono Windows Vista OEM (l’edizione che va venduta abbinata a un computer) sfuso, a patto che compriate un disco rigido o un mouse (quest’ultimo solo se di marca Microsoft)? E’ una maniera legale per avere Windows a basso prezzo, magari anche in Italia? Giro queste domande a Microsoft e vediamo che cosa salta fuori.

Se il tempo lo consente, parlerò anche del software che permette a Microsoft Word di condividere documenti in formato OpenDocument (standard ISO), così finalmente gli utenti di programmi come OpenOffice.org non sono più emarginati, e delle interfacce alternative per l’uso del computer e in particolare di Looking Glass, che faceva tre anni fa quello che Vista fa oggi. Utile? Non lo so. Bello da vedere? Sicuramente.

Se volete partecipare al programma, scrivete a disinformatico@rtsi.ch oppure lasciate commenti e segnalazioni in questo blog.

Licenze da uccidere

Licenze da uccidere

Windows Vista scontato e legale? Google Earth illegale in ufficio? Le stranezze delle licenze software

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “giuliano.gra****” e “brunori”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ieri sono andato in un negozio dalle parti di Lugano per verificare una diceria che mi era arrivata da amici informatici del posto: Windows Vista OEM, l’edizione che va venduta in abbinamento a un nuovo PC ed è legata a quel PC, sarebbe invece venduta senza problemi anche senza PC. Un bel risparmio, visto che per esempio la versione Premium OEM di Vista costa circa 170 franchi (104 euro) qui, mentre la versione Premium full costa in Italia 580 franchi (359,99 euro) secondo il listino Microsoft.

Il rivenditore mi ha confermato questa prassi e fornito anche i dettagli: la versione OEM si può avere a patto di comperare contemporaneamente un disco rigido di qualsiasi marca oppure un mouse. Ma il mouse dev’essere di marca Microsoft.

Gli ho detto che le pagine Web antipirateria di Microsoft dicono che l’OEM non è vendibile separatamente da un computer, ma ha detto che c’è un “accordo particolare”. Altri rivenditori svizzeri estendono la prassi ad altri componenti, come mainboard e processori. Non occorre comperare un intero computer, dicono.

E’ legale? Il sito italiano di Microsoft sembra parlare piuttosto chiaro: “Attraverso la licenza OEM Windows Vista viene offerto all’utente finale preinstallato sul PC. La licenza OEM non può essere trasferita su un PC diverso da quello su cui viene preinstallata. Lo stesso fa quello francese al quale si viene rimandati visitando l’area antipirateria del sito svizzero di Microsoft. Si parla insomma chiaramente di PC (ordinateur), non di hard disk. Ma la EULA (licenza) di Vista parla di “dispositivo (sistema hardware fisico)” o “partizione hardware”.

INSTALLATION AND USE RIGHTS. Before you use the software under a license, you must assign that license to one device (physical hardware system). That device is the “licensed device.” A hardware partition or blade is considered to be a separate device.

Ho girato la domanda al servizio clienti telefonico di Microsoft in Svizzera e ho ricevuto una conferma interessante: sì, in Svizzera è legale perché la vendita di software OEM separatamente dall’hardware è sancita dalla legge “nei paesi di lingua tedesca” (sic). Per cui in realtà non ci sarebbe neppure il requisito dell’acquisto contemporaneo di hardware. Non solo: il software acquistato in questo modo, mi ha detto il servizio clienti dietro mia domanda specifica, è esportabile e legalmente utilizzabile anche all’estero in tutto il mondo. E’ quindi prevedibile un improvviso afflusso di clienti esteri verso i negozi svizzeri, visto il risparmio di diverse centinaia di euro nel caso di Vista ma anche di altro software.

Ho contattato anche via mail Microsoft Italia e BSA per avere un parere sulla questione, ma finora non ho avuto risposta. Comunque vada a finire, è chiaro che la confusione è facile e il cliente rischia di non sapere se e quando è in regola e di trovarsi nell’infelice situazione di aver pagato centinaia di euro in più inutilmente (va detto che, volendo essere rigorosi, una licenza OEM non è migrabile, mentre una licenza full lo è).

Le cose vanno ben diversamente nel software libero, le cui licenze consentono copia e scaricamento liberi e gratuiti, senza incubi di illegalità e disquisizioni su cosa sia un “PC” e quando quel PC perde la propria identità, come descritto nella “burla del bollino” tempo fa.

Sono tanti i misteri delle licenze del software, che sono probabilmente fra i documenti più diffusi e al tempo stesso più ignorati dell’universo. Non le legge nessuno. Una cliccata su Accetto e via. Ma cosa stiamo accettando di preciso? Andando a frugare nella licenza di Windows Vista, per esempio, salta fuori che si ha diritto al rimborso se non lo si usa, come nelle versioni precedenti (io ne so qualcosa, e ci sono precedenti specificamente svizzeri grazie a Dell):

By using the software, you accept these terms. If you do not accept them, do not use the software. Instead, return it to the retailer for a refund or credit. If you cannot obtain a refund there, contact Microsoft or the Microsoft affiliate serving your country for information about Microsoft’s refund policies.

>Questo potrebbe essere utile per chi compera un PC nuovo (specialmente un laptop) per metterci su Linux o installarci una versione di Windows di cui possiede già regolare licenza.

Ma nel contempo ci sono a volte clausole-bavaglio piuttosto curiose, come questa, tratta sempre dalla EULA di Vista:

9. MICROSOFT .NET BENCHMARK TESTING. The software includes one or more components of the .NET Framework 3.0 (“.NET Components”). You may conduct internal benchmark testing of those components. You may disclose the results of any benchmark test of those components, provided that you comply with the conditions set forth at http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=66406. Notwithstanding any other agreement you may have with Microsoft, if you disclose such benchmark test results, Microsoft shall have the right to disclose the results of benchmark tests it conducts of your products that compete with the applicable .NET Component, provided it complies with the same conditions set forth at http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=66406.

In sintesi, Microsoft decide se e come posso pubblicare un mio test di un suo prodotto. Interessante. Immaginate questa clausola applicata al cinema: i critici potrebbero recensire i film soltanto alle condizioni decise dal produttore. Una garanzia d’informazione imparziale, direi. L’ultima volta che ho controllato, esisteva ancora il diritto di critica, con o senza il permesso del criticato.

Ma zio Bill non è l’unico a riservare sorprese nelle licenze: ci pensa anche Google, per esempio con Google Earth. Non è permesso usare la versione gratuita o Plus di Google Earth in ufficio:

“Non è consentito eseguire il Software o utilizzare le informazioni geografiche visualizzabili né qualsiasi stampa o schermata generata con il medesimo in ambiente commerciale o professionale o per scopi commerciali o professionali per se stessi o terze parti”

Così dice la EULA. Notate la precisazione “in ambiente”: quindi non è questione di scopo, ma di dove usate Google Earth. Se volete essere legali in ufficio, cacciate fuori 400 dollari.

Ma la licenza più stravagante in assoluto credo sia quella usata da Adobe nel 2000 per il libro elettronico Alice nel Paese delle Meraviglie, che ne vietava la lettura ad alta voce. Il grande Lawrence Lessig pubblicò all’epoca un interessante spiegone, nel quale racconta come Adobe tentò di chiarire che “leggere ad alta voce” non vuol dire “leggere ad alta voce”, “prestare” non significa necessariamente “prestare”, e altre perle del genere. Vale la pena di rileggerlo per capire come le aziende più disparate tentino continuamente di prendere possesso digitale, tramite il DRM, della cultura. Alice è fuori copyright da tempo: nessuno ha il diritto di vietarne la lettura e la copia. Ma loro, i grandi dei media, ci provano lo stesso. Per questo il DRM è male: non solo non fa nulla per frenare la pirateria tradizionalmente intesa, ma consente questo genere di pirateria. Quello in cui i pirati sono le aziende e le vittime sono gli utenti.

Biplano a New York

Biplano a New York

Che ci fa un biplano sul tetto di un grattacielo di New York?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “andygotit” e “g.farina”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando su Internet una chicca di Google Earth: un biplano appollaiato in cima a un grattacielo di New York, al 77 di Water Street, con tanto di pista d’atterraggio.

La chicca è stata segnalata dall’impareggiabile Boing Boing; le coordinate in Google Earth sono fornite qui da GoogleSightseeing.com. Ma come c’è arrivato? Atterraggio di fortuna, burla o cosa?

Secondo NYC Architecture, si tratta di un modello in grandezza naturale di un Sopwith Camel, gioiello dell’epoca della prima guerra mondiale, concepito da Rudolph de Harak e realizzato da William Tarr nel 1969 soprattutto per divertire gli inquilini dei grattacieli adiacenti.

Stando ad alcune fonti, la motivazione alla base dell’opera era la necessità di soddisfare una norma edilizia che prevedeva che la zona dove sorge il grattacielo dovesse avere una funzione d’intrattenimento. Per rispettare almeno formalmente la norma, fu deciso di installare il biplano e altre opere artistiche situate al piano terra.

Simulatore di volo “nascosto” in Google Earth

Con Google Earth si vola

A quanto pare, spetta a uno smanettone sudafricano di nome Marco il merito della scoperta del simulatore di volo annidato nell’ultima versione di Google Earth.

Si tratta di un simulatore molto semplice, con due soli aerei da scegliere, ma è un’opzione di divertimento in più per un programma che già fornisce ore di fascino nell’esplorare il mondo grazie al suo collage di foto aeree e satellitari dell’intero pianeta.

Per attivare questo simulatore, digitate Ctrl-Alt-A (Comando-Opzione-A sul Mac). Funzionano anche i joystick. Ecco tutti i comandi disponibili, pubblicati proprio da Google (che quindi non sembra aver avuto grandi speranze di tenerlo nascosto).

Googlechicche: l’aereo trasparente e il missile immortalato

Googlechicche: l’aereo trasparente e il missile immortalato

Aerei di vetro e missili in Google Earth?

Due Googlechicche permettono di notare un fenomeno curioso di Google Earth: la fusione delle immagini adiacenti ogni tanto sbaglia, e quindi non è il caso di fidarsi ciecamente di quello che viene mostrato da questo splendido programma gratuito.

Andate per esempio a 46°13’58.45″N 6° 6’24.50″E (oppure prelevate il file KMZ da The Register): troverete che a Ginevra ci sono degli aerei di vetro.


C’è di più: a 38°13’36.38″N 112°17’56.59″O trovate addirittura quello che sembra essere un missile, incredibilmente colto e bloccato in volo sopra gli Stati Uniti.


Soltanto un’osservazione attenta, e la conoscenza degli errori di collage digitale di Google Earth, permette di notare che si tratta in realtà di un aereo al quale sono state rese trasparenti (nell’immagine) le ali: la scia che gli sta dietro è quella multipla tipica di un aereo, non di un missile, e l’ombra del “missile” visibile sul terreno nell’inquadratura più ampia ha la forma di un velivolo.

Diciottenne inglese cerca di cogliere Google Earth in fallo, fallisce

Cosa non si fa per finire su Google Earth

Il diciottenne Rory McInnes ha dipinto sul tetto della lussuosa villa dei genitori nel Berkshire un fallo di venti metri, a quanto pare nella speranza di finire su Google Earth.

L’impresa è fallita, e il giovincello (attualmente in viaggio in Brasile) dovrà presto armarsi di olio di gomito per rimuovere la sua bravata, rimasta ignota per un anno e poi colta dagli aerei ed elicotteri di passaggio, per finire sul Sun e sul Telegraph oltre che in vari giornali e blog di tutto il mondo (Herald Sun australiano, Gizmodo), con supremo dispiacere dei suoi genitori.

Naturalmente si è scatenata la caccia alla casa, che in Google Earth non reca ancora la virile icona. Se vi interessa, le coordinate sono qui (Google Earth) e qui (Google Maps) su The Register.

Google Earth trova Atlantide!

Google Earth trova Atlantide!

Le strade di Atlantide scovate in fondo al mare da Google

Avrete letto nei vari media della sensazionale “scoperta” di solchi paralleli di chiara origine artificiale nei fondali marini, la cui mappa è ora disponibile in Google Earth. L’ubicazione di questi solchi, al largo della costa occidentale dell’Africa, ha fatto pensare ad alcuni al ritrovamento di Atlantide.

La storia ha preso così piede che Google ha pubblicato una smentita ufficiale, firmata da .

L’obiezione più immediata è che se quelle fossero strade, gli isolati misurerebbero anche dieci chilometri, come chiunque può verificare usando gli strumenti di misura di Google Earth.

Ma allora a cosa sono dovute quelle forme regolari? Sono in realtà artificiali per davvero, ma Atlantide non c’entra. Sono le ship track, ossia le zone dove sono passate le navi oceanografiche per effettuare misurazioni dirette. Le zone circostanti sono invece stimate tramite altri metodi, e l’incontro fra questa stima e i dati diretti produce nei dati di Google Earth una sorta di scalino che l’occhio non esperto interpreta come solco fisico. Il fenomeno è fra l’altro osservabile anche in altri luoghi che trovate segnalati nell’articolo di Google.