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Quanto conta un trailer di un film? Tanto

Trailer rifatti: Mary Poppins come film horror, Lo Squalo tenera love story… e Brokeback to the Future

Sono purtroppo in inglese e mi manca il tempo di doppiarli o sottotitolarli, ma dovrebbero essere efficaci lo stesso anche se la lingua d’Albione non è il vostro forte: sono i trailer-parodia, assemblati per divertire ma anche per dimostrare quanto sia facile creare un trailer che travisa completamente un film pur usandone le immagini.

La prossima volta che prendete una fregatura al cinema e dite “Ma dal provino sembrava bello…”, ricordatevi di queste demo.

Mary Poppins (con geniale citazione de L’Esorcista):

Shining diventa l’allegra storia di uno scrittore in difficoltà:

Lo Squalo è una tenera storia d’amore incompreso (attenzione: alcune scene sono impressionanti):

Brokeback to the Future: Ritorno al Futuro come non l’avevate mai immaginato:

E per finire, un trailer autentico, quello del prossimo film di Star Trek: sarà ingannevole anche questo? Chi ne ha visto gli spezzoni in anteprima giura di no. Staremo a vedere.

Piccola demo di realtà aumentata

Piccola demo di realtà aumentata

Più facile farla vedere che spiegarla: la “realtà aumentata” non è un giocattolo

Il concetto circola da qualche anno, ma sembra aver preso piede ultimamente grazie a un salto di qualità e a una notevole semplificazione dell’utilizzo: mi riferisco alla realtà aumentata, ossia l’integrazione in tempo reale di oggetti virtuali in una scena reale.

E’ una funzione utilissima per fornire molte informazioni in modo intuitivo e senza distogliere lo sguardo, per esempio durante la guida o un’operazione chirurgica (o la sua pianificazione, come mostrato qui accanto) o un’azione di polizia, ma anche per scopi ricreativi o educativi.

La realtà aumentata (augmented reality in inglese) non è il parente povero della realtà virtuale, nella quale tutto è generato digitalmente tranne eventualmente il protagonista, ma è semmai il suo contrario: nella realtà aumentata tutto è reale, tranne qualche oggetto digitale, che viene aggiunto e inserito nella visuale dell’osservatore come se esistesse realmente, rispettando quindi movimenti e prospettiva.

Questo comporta minori esigenze di potenza di calcolo e apre possibilità di utilizzo differenti: immaginate, per esempio, di guidare e vedere davanti a voi, in sovrimpressione, le istruzioni grafiche del navigatore o l’indicazione della vostra velocità o un segnale di presenza di un’auto nel punto cieco degli specchietti retrovisori, senza dover togliere lo sguardo dalla strada (un po’ come l’HUD utilizzato dai piloti militari). Un’altra applicazione, proposta da Microsoft, è un sistema integrato in un telefonino: basta inquadrare una strada perché il telefonino riconosca la propria ubicazione e sovrapponga all’immagine informazioni sui negozi o ristoranti locali, oppure mostri agli addetti agli scavi la disposizione di cavi e condotte sotterranee che sarebbe opportuno non tranciare.

Spiegarla è complicato, ma è molto più semplice mostrarla in funzione tramite uno dei tanti siti che ne offre dimostrazioni gratuite a scopo pubblicitario, come questo. Vi basta avere una connessione a Internet e un computer dotato di webcam.

Per prima cosa stampate il foglio con l’immagine di guida (fiduciary marker) seguendo le indicazioni sullo schermo (basta cliccare sull’icona della stampante nella pagina Web). Poi cliccate sul pulsante che avvia la realtà aumentata, date il consenso all’uso della webcam, e piazzate il foglio in modo che la webcam lo veda. E divertitevi.

Nel caso dell’animazione mostrata in questa demo che ho preparato alla buona stanotte, inoltre, potete soffiare nel microfono del computer per far ruotare più velocemente le pale dei generatori eolici virtuali.

Trovate moltissimi altri esempi (e uno splendido plug-in per Google Sketchup) anche su Youtube cercando le parole augmented reality.

Gufo mutaforma

Da dove poteva venire un video di un gufo Transformer, se non dal Giappone?

Segnalo brevemente questo video perché potrebbe capitare fra le richieste d’indagini antibufala e vi chiedo se sapete qualcosa su questa creatura davvero sorprendente: guardate il video fino in fondo per vedere quale originalissimo trucco mimetico adotta.

Alcuni esempi di design infelice

Troppa malizia o troppa innocenza? Pareidolia Not Safe For Work

Sul Disinformatico NSFW ho raccolto alcuni esempi di oggetti reali il cui progettista è o totalmente senza malizia o decisamente fallocentrico. Possibile che nessuno, durante tutta la fase di progetto e realizzazione, si sia fermato a riflettere?

Attenzione: alcune immagini potrebbero essere ritenute offensive anche per la religione e per questo ho messo questo caso di pareidolia nel blog ad accesso regolato.

Incidente aereo, utente Twitter batte i media

Incidente aereo, utente Twitter batte i media

Il futuro del giornalismo è arrivato, chi non è pronto scenda adesso

Un Airbus A320 della US Airways è caduto nel fiume Hudson, a New York, poche ore fa. A quanto pare, tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio sono vivi.

Il primo a pubblicare una foto dell’incidente è un privato cittadino, Janis Krums, che usa il suo iPhone mentre è su uno dei battelli che si dirige verso l’aereo caduto e posta immediatamente la foto su Twitter.

Questo è il potere di Internet. Giornalisti, imparate a usarlo, o sarete utili quanto una bicicletta è utile a un pesce.

Aggiornamento

Ecco il pilota che è riuscito a fare quello che pochissimi possono vantarsi di aver fatto: ammarare con un aereo di linea e portare a casa tutti i passeggeri. Si chiama Chesley B. “Sully” Sullenberger III, ha 57 anni, è pilota della US Airways dal 1980 e ha sei anni d’esperienza come pilota di caccia per l’USAF oltre che come istruttore militare.

E’ stato l’ultimo a uscire dall’aereo, dopo essersi assicurato, percorrendo due volte il corridoio centrale della cabina passeggeri, che non ci fosse più nessuno a bordo.

Maggiori dettagli, incluso il suo CV e il suo indirizzo di e-mail per mandargli i vostri complimenti, presso The Smoking Gun.

Duos habet et bene pendentes.

Questo lo voglio in HD

Norvegia: panorami svettanti, natura incontaminata, …gente che imita gli scoiattoli volanti?

Capita anche a voi di sognare di volare? Questi lo fanno sul serio. Una fantastica dimostrazione di coraggio, bellezza, grazia e tecnologia. Con riprese da paura. Dovrebbe essere tratto dal documentario Seven Sunny Days. Esisterà in HD?

Debutta il Disinformatico Not Safe For Work

Debutta il Disinformatico Not Safe For Work

Bigotti e anime sensibili s’astengano: Internet è anche questo

Ci sono cose, su Internet, che possono divertire, scioccare o indignare ma che sono comprensibili soltanto per un utente maturo, eppure meritano comunque di essere raccontate, perché fanno parte dell’essenza della Rete, nel bene e nel male.

Non potrei pubblicare nel Disinformatico, per esempio, le foto non ritoccate degli attentati a Madrid; eppure il fatto che i giornali le abbiano alterate digitalmente, senza dire nulla, per nascondere gli aspetti più tremendi di quegli attentati è importante, perché ha falsato e sterilizzato la nostra percezione dell’evento. Ed è altrettanto importante che le immagini originali siano reperibili online, se si sa dove guardare.

Non potrei parlare esplicitamente della follia censoria che ha colpito Wikipedia per via di una copertina degli Scorpions, o del disastro editoriale dell’aeroporto di Birmingham che intravedete qui accanto.

Il problema è parlarne senza offendere o urtare la sensibilità di chi magari non è avvezzo alla cultura della Rete e ai suoi nuovi limiti (o non limiti) d’espressione oppure non si vuole trovare immagini forti a sorpresa sullo schermo. Per altre storie, invece, occorre evitare che qualche genitore apprensivo mi quereli perché ho condotto alla perdizione o allo shock il suo delicato fiocco di neve in tempesta ormonale (quello stesso virgulto che di nascosto scambia le immagini di Rotten.com con i compagni di classe sul telefonino).

Così ho creato per questi argomenti un blog protetto da un avvertimento d’accesso: Il Disinformatico NSFW. L’unico limite che mi sono posto è che gli articoli possono essere scioccanti, dissacranti o scabrosi, ma senza compiacimenti gratuiti: deve esserci una storia che merita di essere raccontata o un punto da ponderare. E’ un campo delicato, e apprezzerei molto il vostro parere.

Vi trovate già un paio di articoli molto leggeri ma non adatti alle visite dal posto di lavoro: da qui la sigla NSFW, ossia Not Safe For Work.

Non tutti gli articoli saranno così positivi come questi. Siete stati avvisati.

ANSA: 1,44 MB x 3 = 3,16 GB

ANSA: 1,44 MB x 3 = 3,16 GB

ANSA: 20 minuti di video DVD stanno su un floppy da 1,44 mega

Non ci posso credere. Quando un lettore, Davide.Dani****, me l’ha mandata, ho dovuto aprire il link originale al sito dell’ANSA per accertarmi che non fosse una burla, visto il contenuto informativo pari a zero (manco il nome della società inventrice) e il numero di idiozie tecniche e persino aritmetiche tendente a infinito:

Sì, sì, è proprio l’ANSA. La prestigiosa agenzia di stampa dalla quale il giornalismo italiano e internazionale attinge notizie per dirci cosa sta succedendo nel mondo intorno a noi. Per informarci ed educarci.

Non sto neanche ad elencare tutte le scemenze rigurgitate in quelle poche righe, perché se lo faccio mi sento sporco.

Apparizione mistica, con contorno di tetta santa

Apparizione mistica, con contorno di tetta santa

La censura su Facebook corre con il vento in poppa, secondo il Corriere; intanto il Giornale parla di blog oscurabili

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Vignetta di Moise, pubblicata per gentile concessione dell’autore.

Lo so, lo so, è un refusino, ma è talmente divertente per le sue allusioni freudiane assortite che non riesco a trattenermi dal citarlo, anche perché me l’avete segnalato in tanti e quindi è piaciuto anche a voi: un articolo del Corriere segnala la notizia sulla censura operata da Facebook per le foto di donne che allattano i figli al seno, perché sarebbero “materiale osceno, pornografico e sessualmente esplicito”.

Storia interessante, sulla quale ci sarebbe da riflettere in merito ai criteri di censura (Facebook oscura le foto segnalate dagli utenti, per cui chiunque può ergersi a censore), e l’articolo del Corriere ne fa un resoconto piuttosto azzeccato, ma poi scivola su questa perla:

«di solito permettiamo le foto di madri che allattano», è solo una questione di quantità. «Seno nudo, con capezzolo e aureola»: troppa nudità tutta insieme.

Orbene, per quanto il seno sia indubbiamente degno di venerazione per la sua funzione e la sua grazia, dargli addirittura la patente di santità dotandolo di aureola pare un po’ esagerato.

Ecco una cattura dell’articolo, prima che il refuso venga corretto:

Sorprende che l’autrice dell’articolo, Claudia Voltattorni, non sappia di avere una parte del corpo chiamata areola. E di averla in duplice copia. Suggerisco una ritirata onorevole: dare la colpa al correttore ortografico di Word.

Parlando di censure meno frivole, il Giornale mi ha intervistato ieri sera a proposito delle recenti tentazioni censorie nei confronti dei blog e di come si è evoluto il blog da diario personale a pulpito editoriale e ideologico, e mi dicono che l’intervista è stata pubblicata a pagina 13 dell’edizione di oggi. Se qualcuno me ne potesse mandare una scansione della pagina presso topone chiocciola pobox.com per gli archivi del Maniero Digitale, gliene sarei grato (vorrei capire il contesto che circonda l’intervista) [Aggiornamento: la scansione è arrivata, grazie!].

Nel frattempo, trovate qui la versione online, che è un sunto molto drastico, ma tutto sommato corretto nell’essenza, di una chiacchierata ben più estesa. La bufala dei borseggi non più denunciabili citata nell’articolo è qui. Il contesto nel quale è calata la mia intervista è una sorta di necrologio dei blog da parte di Geminello Alvi che non condivido affatto: è come affermare che la scrittura è una forma di comunicazione morente e squallida perché la gente scrive diari insulsi, per cui Flaubert, Clarke, Manzoni, Dante, Bradbury, Steinbeck, Asimov, Golding, Beckett, Shakespeare non valgono niente.